❌

Normal view

Lo sciopero centra l’obiettivo: “Più di un milione” di lavoratori e studenti in piazza contro carovita e armi. Senza incidenti nei cortei Usb

30 October 2026 at 18:32

Cinquantamila a Milano, Roma e Bologna. Oltre ventimila a Napoli. A Livorno, con 15mila persone, anche la relatrice speciale delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi Francesca Albanese. Almeno diecimila a Firenze, Genova e Padova. Altre migliaia e migliaia nelle restanti 56 piazze organizzate dall’Unione sindacale di base da nord a sud. “È una stima difficile, ma siamo stati almeno un milione”, annuncia l’Usb quando i cortei iniziano a sciogliersi. Lo sciopero fa strike e fa cadere tutti i birilli d’allarme della vigilia: il rischio scontri, l’assalto alle vetrine, le violenze. Nulla di tutto ciò. A pomeriggio inoltrato, quando i cortei ufficiali sono ormai sciolti lasciando a bocca asciutta i profeti del disordine, resta una giornata in cui si è alzato forte il vento della protesta contro le politiche del governo risaldando un asse nato da qualche anno, rinforzatosi con le proteste per Gaza, e ormai solidissimo: quello tra l’Usb, uno dei sindacati più movimentisti, e i collettivi di studenti. Da ormai oltre un anno, le piazze più piene sono quelle chiamate dai sindacati di base: se nel 2025 il tema era centrato sulla politica estera e sulla questione umanitaria nella Striscia, questa volta l’Usb ha riportato un fiume di persone nelle piazze anticipando lo sciopero generale della Cgil sui temi sociali più caldi.

Per come si arrivava in piazza, dopo gli assalti nel centro di Milano di due settimane fa e la tensione altissima dopo il fermo di Youssef Siher, è stata anche una prova di maturità organizzativa. Le piazze sono state affollate, rumorose, colorate e hanno scandito slogan radicali senza che si arrivasse mai allo scontro con le forze dell’ordine. Si segnalano, per la cronaca, qualche momento di tensione a Torino (due feriti) e Bologna in mattinata, uno spezzone – non più di 300 persone – che a Roma ha lanciato bottiglie di vetro contro i poliziotti vicino al Colosseo, alzando le barricate con i bidoni della spazzatura. Dieci minuti di tensione, o poco più. Nulla in confronto all’onda che ha sbattuto in faccia al governo la rabbia per la situazione: i lavoratori che non arrivano alla fine del mese, stretti dal carovita, proprio nel giorno in cui l’Istat certifica una nuova fiammata dell’inflazione; gli studenti preoccupati dal proprio futuro e i portuali in lotta contro l’ok al transito dai porti italiani delle armi destinate alle zone di guerra, Israele in primis.

Sono stati i primi a montare i picchetti al mattino lungo le banchine di Genova e Trieste. Poi le piazze si sono via via riempite. La gestione dell’ordine pubblico, questa volta, ha funzionato. Il punto di caduta nelle grandi città è stato il via libera a occupare simbolicamente le tangenziali da Milano a Napoli, passando per Torino e Bologna. I cortei sono lasciati passare, a volte dopo lunghe trattative, verso le grandi arterie stradali. Anche per ore. Manifestanti e forze dell’ordine non si sono mai fronteggiati, i serpentoni sono via via defluiti sciogliendosi man mano. In serata, qualche disordine si è registrato a Roma, dove un numeroso gruppo di studenti si è diretto prima verso il ministero dell’Istruzione e quindi ha cercato di raggiungere il Parlamento fronteggiandosi con i poliziotti che hanno respinto il tentativo di raggiungere i palazzi del governo. Gli scioperi dei trasporti precettati dal ministro Matteo Salvini, che si è detto “soddisfatto” per aver evitato la paralisi, hanno forse finito per facilitare la partecipazione senza spostare di un centimetro i disagi che comunque ci sono stati negli altri settori e anche sulla mobilità, visto che le linee di superficie hanno comunque risentito di ritardi e cambiamenti di percorso, senza considerare la chiusura delle tangenziali per ore. Strike.

L'articolo Lo sciopero centra l’obiettivo: “Più di un milione” di lavoratori e studenti in piazza contro carovita e armi. Senza incidenti nei cortei Usb proviene da Il Fatto Quotidiano.

Stellantis prolunga la cassa integrazione a Mirafiori: il “cuore” della fabbrica chiuso fino a 6 novembre

30 October 2026 at 12:06

Non c’è due senza tre, anche quando si parla di cassa integrazione. Stellantis ha prolungato la chiusura del reparto Carrozzeria di Mirafiori, il cuore della fabbrica torinese, già vuoto dal 16 ottobre. La ripresa produttiva era prevista lunedì, sabato, ma l’azienda ha comunicato ai sindacati che gli operai dovranno restare a casa anche dal 2 al 6 novembre. Diventano così tre le settimane consecutive senza lavoro per circa 1.000 addetti alla linea della Fiat 500 elettrica e ibrida.

“Purtroppo, da qui alla fine dell’anno non saranno le ultime”, avvisa la Fiom-Cgil di Torino. Stellantis ha giustificato la necessità di chiusura dell’impianto con il mancato approvvigionamento di materiale per assemblare le auto: “È una scusa che non sta in piedi, il problema sono le vendite e, con un solo modello in produzione, le fermate non potranno che aggravarsi”, commentano Edi Lazzi, segretario generale torinese del sindacato, e Gianni Mannori, responsabile della Fiom di Mirafiori. Secondo i sindacalisti, “la situazione avrà ripercussioni immediate sugli stipendi dei dipendenti Stellantis e rischia di avere conseguenze ancora più pesanti per le aziende dell’indotto, con la possibile perdita dei posti di lavoro degli interinali e, alla scadenza degli ammortizzatori sociali, il rischio di chiusure e licenziamenti”.

La Fiom guarda con preoccupazione anche ai tempi del restyling della 500 elettrica, che non arriverà prima del 2028 e che, sostiene, non sarebbe comunque sufficiente a risolvere il problema dei volumi produttivi. Lazzi e Mannori chiedono quindi un intervento di governo, Regione e Comune per favorire l’arrivo di un nuovo modello a Mirafiori, anche alla luce della disponibilità manifestata dall’azienda a investire a Torino in presenza di una riduzione dei costi energetici. Di “perdurare di una situazione di forte incertezza produttiva e occupazionale” parla Igor Albera della Fim torinese sottolineando “ancora una volta i lavoratori sono chiamati a subire le conseguenze di una situazione che continua a non offrire prospettive chiare e stabili sul futuro”.

L'articolo Stellantis prolunga la cassa integrazione a Mirafiori: il “cuore” della fabbrica chiuso fino a 6 novembre proviene da Il Fatto Quotidiano.

❌