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Ex Ilva e autotrasportatori a Palazzo Chigi: al via i due vertici

27 October 2026 at 15:42

Alle 17:00 a Palazzo Chigi sono stati convocati due tavoli della massima importanza: quello sull’ex Ilva, per definire il futuro del polo siderurgico, e quello con le rappresentanze degli autotrasportatori. Ed è solo martedì.

Sebbene si tratti di due confronti distinti, le vicende nelle scorse settimane si sono intrecciate a fronte di un’intensa agitazione che attraversa diversi settori lavorativi, con numerose piazze che chiedono al Governo interventi e misure più decise contro il carovita.

Vertice ex Ilva a Palazzo Chigi

Al tavolo convocato a Palazzo Chigi si sono seduti il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin (in videocollegamento), il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, la ministra del Lavoro Marina Calderone e il sottosegretario con delega al Sud Luigi Sbarra. Insieme all’Esecutivo, presenti i vertici di Invitalia, i commissari straordinari di Acciaierie d’Italia e del Gruppo Ilva, e la delegazione dei sindacati al completo con Fiom-Cgil, Fim-Cisl, Uilm-Uil, Ugl Metalmeccanici, Usb e Federmanager.

L’appuntamento arriva dopo settimane segnate da forti proteste, mobilitazioni negli stabilimenti di Taranto e con l’occupazione dell’aeroporto da parte degli operai di Genova Cornigliano a seguito della proclamazione dello sciopero. Al centro delle richieste vi è la ricerca di garanzie da parte dell’Esecutivo sul piano produttivo e sulla tenuta occupazionale. Pesa l’ombra dei possibili licenziamenti collettivi per l’esubero di dirigenti e la gestione della cassa integrazione, in un quadro privo di certezze sul piano di decarbonizzazione. Sul fronte operativo, scaduti i 90 giorni fissati dalla Corte d’Appello di Milano per lo spegnimento degli altoforni, gli impianti continuano a marciare in assetto di pre-riscaldo autorizzato dall’ultimo decreto governativo.

Il vertice giunge inoltre a poche ore dalle notizie sull’inchiesta della Procura di Taranto con la richiesta di arresti domiciliari per l’ex Amministratrice Delegata Lucia Morselli in merito a presunte irregolarità sulle emissioni. Su questo punto, Mantovano si è detto “fiero del fatto che questo governo abbia estromesso il socio Mittal tre anni prima dei recenti sviluppi giudiziari”.

Il mondo industriale resta intanto alla finestra. Antonio Gozzi, presidente di Federacciai, ha accolto positivamente il recente decreto varato dall’Esecutivo per la tutela del comparto, mantenendo tuttavia la massima cautela sulle indiscrezioni relative a una possibile cordata d’imprese italiane per il rilancio del gruppo.

Mantovano: “Nessun cronoprogramma ma impegno su acciaio e ammortizzatori”

Ad aprire le comunicazioni per il Governo è stato il Sottosegretario Alfredo Mantovano, che ha ribadito la volontà di garantire la continuità produttiva dell’acciaio italiano e il rilancio di Taranto con forni elettrici e decarbonizzazione. Tuttavia, ha frenato sulle richieste sindacali di fissare un cronoprogramma immediato, citando due grandi fattori di incertezza ancora aperti:

  • la gara per la vendita del gruppo, con termine per le offerte vincolanti fissato all’8 novembre;
  • la pendente decisione delle Sezioni Unite della Cassazione sull’area a caldo.

Per mitigare l’impatto sociale, il Governo intende inserire nella manovra di bilancio misure di incentivo all’esodo, prepensionamenti e sostegni al reddito. È stato inoltre avviato un tavolo con i grandi gruppi industriali partecipati, Fincantieri, Rheinmetall, Leonardo e Ferrovie dello Stato, cui i commissari forniranno entro quattro giorni i database del personale per valutare possibili assorbimenti o progetti sul territorio. Sul fronte degli ammortizzatori, Quaranta ha presentato uno schema operativo per i poli di Taranto, Genova e Novi Ligure, con l’impegno che la cifra richiesta per la cassa integrazione rappresenti un tetto massimo di garanzia e prevederà la rotazione dei lavoratori.

Le dichiarazioni dei sindacati

Le reazioni dei rappresentanti dei lavoratori al termine dell’incontro esprimono la richiesta di garanzie immediate e impegni vincolanti. Il segretario generale della Fiom, Michele De Palma, ha ricordato la necessità di una soluzione industriale più concreta, chiedendo al Governo di confermare la volontà di investire sull’acciaio primario e di garantire l’occupazione anche mediante il coinvolgimento diretto delle grandi aziende partecipate pubbliche.

Dal canto suo, il segretario generale della Fim Cisl, Ferdinando Uliano, ha sollecitato interventi chiari sui processi di incentivo alle uscite volontarie, sul prepensionamento e sulla tutela per i lavori usuranti, evidenziando come queste misure non abbiano ancora trovato risposta soddisfacente negli ultimi decreti. Restano inoltre forti perplessità emerse anche nelle commissioni Industria e Sanità del Senato sui requisiti d’accesso alla Cigs, che rischiano di escludere molte aziende dell’indotto.

Infine, il segretario generale della Uilm di Taranto, Davide Sperti, ha ribadito l’urgenza di impegni precisi per il futuro occupazionale, chiedendo di superare la fase delle semplici dichiarazioni d’intenti e di fornire una progettualità concreta per il rilancio del polo siderurgico.

La riunione a Palazzo Chigi conferma, per quanto riguarda Genova, che la produzione è garantita come dichiarato dai commissari in Prefettura. Con tali tonnellaggi non si giustifica la richiesta di 870 lavoratori in cassa integrazione.

Queste le parole di Andrea Palombo, rappresentante sindacale dello stabilimento ligure di Cornigliano.

Autotrasporto alla prova del carovita e dei carburanti

Parallelamente alla vertenza industriale della siderurgia, la Presidenza del Consiglio ospita il confronto con le associazioni di categoria degli autotrasportatori. Al centro della discussione vi sono le pesanti ripercussioni legate ai prezzi del gasolio e all’aumento dei costi gestionali per le flotte aziendali.

Le tensioni accumulatesi nei giorni scorsi, segnati dal timore di nuovi fermi dei veicoli pesanti e dal potenziale rischio di disagi con il carburante esaurito nei distributori della rete stradale e autostradale, rendono l’incontro di oggi un passaggio determinante per trovare una sintesi che provi a superare le misure emergenziali.

Nuovo codice della strada, stretta all’evasione: limite di 20 vetture, poi controllo Isee

27 October 2026 at 14:53

Questa nuova fattispecie normativa che verrà introdotta nel nuovo Codice della Strada non riguarda la generalità degli automobilisti. Si tratta, infatti, di una misura pensata per contrastare l’evasione fiscale e l’utilizzo illecito dei veicoli a motore.

Per arginare la proliferazione delle cosiddette auto fantasma e il fenomeno dei prestanome professionali, il Governo ha introdotto una misura di controllo preventivo che scatta prima dell’acquisto del ventunesimo veicolo. Ma andiamo con ordine.

Chi sono i prestanome professionali

I prestanome professionali sono soggetti che risultano indigenti per il fisco, o comunque a reddito zero, cui vengono fittiziamente intestate decine o persino centinaia di autovetture. Le cronache riportano casi limite in cui un singolo individuo è arrivato a risultare proprietario di oltre 900 veicoli. Le auto fantasma sono uno degli strumenti utilizzati dalle organizzazioni criminali per compiere reati sul territorio, rendendo di fatto impossibile l’identificazione dei reali responsabili da parte delle forze dell’ordine.

Per provare a interrompere questo processo sul nascere, il legislatore sta introducendo una presunzione di intestazione simulata, ovvero un limite numerico oltre il quale scatta l’obbligo di dimostrare la propria reale capacità finanziaria prima di poter registrare un altro mezzo.

Contrastare l’evasione con l’Isee

La nuova regola si riferisce in particolare ai veicoli di categoria M1 per uso proprio, quelli destinati al trasporto di persone con un massimo di otto posti oltre al conducente.

Con il decreto attuativo, se una persona fisica risultasse proprietaria di almeno 20 autovetture del tipo summenzionato e volesse immatricolare un ulteriore mezzo della medesima categoria, dovrebbe dimostrare la propria capacità reddituale.

Nello specifico, la norma prevede che:

  • il richiedente deve dimostrare il possesso di un valore Isee superiore a 50.000 euro, a testimonianza di una capacità finanziaria idonea a sostenere la gestione di un parco auto così numeroso;
  • in alternativa, occorre dimostrare che i veicoli sono strumentali allo svolgimento di un’attività economica o ad attività di volontariato svolte per conto di un ente iscritto al Runts.

Controlli automatizzati e banche dati

Come chiarito dalla relazione tecnica allegata al provvedimento, la verifica del rispetto delle nuove regole avverrà in totale continuità con gli strumenti digitali già in uso alla Pubblica Amministrazione. Non verranno istituite nuove unità ispettive né create banche dati aggiuntive. Le procedure amministrative sfrutteranno semplicemente il dialogo informatico tra i sistemi dell’Anagrafe tributaria, dell’Inps e della Motorizzazione Civile.

In concreto, il processo di controllo si articolerà attraverso passaggi lineari:

  • il conteggio delle vetture già intestate al cittadino avverrà in tempo reale tramite interrogazione automatica dell’Archivio nazionale dei veicoli al momento della richiesta di immatricolazione;
  • il riscontro del valore Isee, dell’eventuale partita Iva attiva o dell’iscrizione al Runts sarà effettuato direttamente dagli uffici incrociando le informazioni informatiche già presenti nelle banche dati statali, senza la necessità di svolgere autonome indagini;
  • l’onere di superare la presunzione di intestazione simulata spetterà interamente all’interessato, che dovrà produrre le dichiarazioni e la documentazione necessarie qualora l’incrocio automatizzato non confermasse i requisiti richiesti.

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