Maria non è devozionismo popolare come credono taluni che hanno della Rivelazione un concetto troppo razionale, per non dire razionalistico. LC
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Quando l’angelo Gabriele spiegò a Maria come sarebbe rimasta incinta, usò un verbo molto preciso.
Quel verbo compare soltanto in pochissimi passi della Bibbia greca. E, nell’Antico Testamento, descrive ciò che la nube di Dio faceva sopra il Tabernacolo.
Ogni cattolico conosce l’Annunciazione. È il primo mistero gaudioso del Rosario. Preghiamo questa scena in ogni Ave Maria e in ogni Angelus. “L’angelo del Signore portò l’annuncio a Maria, ed ella concepì per opera dello Spirito Santo.”
Quello che quasi nessuno ci ha raccontato è l’immagine che stava dietro le parole dell’angelo. E che rivela che cosa Maria divenne in quell’istante.
Prima, dobbiamo tornare nel deserto del Sinai.
Dopo l’uscita dall’Egitto, Dio ordina a Mosè di costruire il Tabernacolo, una grande tenda sacra dove Egli avrebbe abitato in mezzo al Suo popolo. Al suo interno, nel luogo più santo, si trovava l’Arca dell’Alleanza.
Per mesi il popolo lavora. Gli artigiani tessono i tendaggi, fondono l’oro, preparano ogni pezzo esattamente come Dio aveva mostrato.
E nell’ultimo capitolo del libro dell’Esodo, quando tutto è pronto, accade questo:
“Allora la nube coprì la tenda del convegno e la gloria del Signore riempì la Dimora. Mosè non poté entrare nella tenda del convegno, perché la nube sostava su di essa e la gloria del Signore riempiva la Dimora” (Es 40,34-35).
La nube sostava sopra la Tenda. La copriva con la sua ombra. E la presenza di Dio ne riempiva l’interno.
Più tardi, i maestri ebrei avrebbero chiamato questa presenza gloriosa Shekinah, “colei che abita”. Era la presenza visibile di Dio che dimorava in mezzo al popolo.
Nella traduzione greca dell’Antico Testamento, quella che leggevano gli ebrei al tempo di Gesù, il verbo usato per descrivere la nube che copre la Tenda è episkiázo. Coprire con l’ombra.
Secoli dopo, quando Salomone costruisce il Tempio di Gerusalemme e l’Arca viene portata all’interno, la scena si ripete.
“La nube riempì il tempio del Signore, e i sacerdoti non poterono rimanervi per compiere il servizio a causa della nube, perché la gloria del Signore riempiva il tempio del Signore” (1Re 8,10-11).
La nube è il segno che Dio è presente.
Ora, la parte triste della storia.
Poco prima che i babilonesi distruggessero il Tempio, quasi seicento anni prima di Cristo, il profeta Ezechiele ha una visione terribile.
Vede la gloria del Signore uscire dal Tempio, fermarsi sulla soglia, e poi andarsene da Gerusalemme (Ez 10 e 11).
Il Tempio fu ricostruito dopo l’esilio. Ma gli ebrei sapevano una cosa dolorosa: la nube di gloria non tornò mai più a riempire il secondo Tempio. L’Arca dell’Alleanza era scomparsa. Il Santo dei Santi era vuoto.
Per secoli, Israele attese che la gloria di Dio tornasse ad abitare in mezzo al popolo.
Ora vai a Nazaret.
L’angelo Gabriele annuncia a Maria che concepirà e darà alla luce un figlio, il Figlio dell’Altissimo, che regnerà per sempre. Maria chiede: “Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?”
E l’angelo risponde:
“Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio” (Lc 1,35).
Ti coprirà con la sua ombra.
Il verbo che usa san Luca è proprio episkiázo. Lo stesso verbo della nube sopra il Tabernacolo.
Qualsiasi ebreo che conoscesse le Scritture in greco avrebbe colto l’eco. La nube di gloria che copriva la Tenda. La presenza di Dio che riempiva il Tabernacolo. La gloria che se n’era andata dal Tempio.
Stava tornando.
Ma non in un edificio di pietra. Nel grembo di una giovane di Nazaret.
Maria diventa il nuovo Tabernacolo. La nuova Tenda dove Dio abita. Il luogo dove la gloria di Dio viene a dimorare in mezzo al popolo.
E san Giovanni lo completa nel prologo del suo Vangelo: “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14). La parola greca per “venne ad abitare” significa letteralmente “piantò la sua tenda”.
Dio ha piantato la Sua tenda in mezzo a noi, nella carne ricevuta da Maria.
E lo stesso verbo ritorna nei Vangeli. Nella Trasfigurazione, quando Gesù risplende in cima al monte davanti a Pietro, Giacomo e Giovanni, “una nube luminosa li coprì con la sua ombra” (Mt 17,5).
E dalla nube il Padre dice: “Questi è il Figlio mio, l’amato.”
L’ombra che coprì Maria nell’Annunciazione è la stessa ombra luminosa che avvolge Gesù sul monte. La gloria di Dio è lì.
È per questo che la Chiesa chiama Maria “Casa d’oro”, “Arca dell’Alleanza”, “Tempio dello Spirito Santo” nelle litanie della Madonna. Non sono complimenti poetici. Sono titoli biblici.
Il Catechismo insegna che Maria, nella quale il Signore ha appena fatto la Sua dimora, è la figlia di Sion in persona, l’Arca dell’Alleanza, il luogo dove abita la gloria del Signore (CCC 2676).
E nota un’altra cosa.
Mosè non poteva entrare nella Tenda quando la nube sostava sopra di essa. I sacerdoti non riuscivano a restare nel Tempio quando la gloria lo riempiva. La presenza di Dio era così intensa che nessuno la sopportava.
Maria ricevette questa stessa presenza, non dall’esterno, ma dentro di sé. E rispose: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola.”
E c’è ancora un dettaglio nell’Annunciazione che lega Maria al Tabernacolo.
Quando il Tabernacolo fu pronto e la nube si posò su di esso, la presenza di Dio cominciò ad accompagnare il popolo in ogni tappa del viaggio.
La Scrittura dice che, quando la nube si alzava dalla Tenda, il popolo partiva. Quando la nube si fermava, il popolo si accampava (Es 40,36-37).
Dove andava la Tenda, andava Dio.
E che cosa fa Maria subito dopo l’Annunciazione? Si alza e va in fretta verso la regione montuosa. La nuova Tenda si mette in viaggio, portando dentro di sé la presenza di Dio.
E poi c’è la questione dei doni.
Il Tabernacolo fu costruito con i doni del popolo. L’Esodo racconta che ogni israelita portò ciò che aveva di più prezioso: oro, argento, bronzo, tessuti pregiati, pietre preziose.
Gli artigiani dovettero chiedere al popolo di smettere di portare, perché c’era già più del necessario.
Maria non aveva oro, né argento, né tessuti preziosi. Era una giovane povera di Nazaret.
Ciò che offrì per la costruzione del nuovo Tabernacolo fu se stessa. Il suo corpo. La sua vita. Il suo “sì”.
San Bernardo di Chiaravalle, in uno dei sermoni più famosi della storia della Chiesa, immaginò il mondo intero in attesa della risposta di Maria dopo che l’angelo ebbe parlato.
Adamo e tutta la sua discendenza, i patriarchi, i profeti, i morti, i prigionieri, tutti in attesa di una parola. “Rispondi presto, o Vergine.”
“Pronuncia la parola che la terra, gli inferi e perfino i cieli attendono.”
La Chiesa legge questo sermone nella Liturgia delle Ore il 20 dicembre, alla vigilia del Natale.
E Maria disse: “Avvenga.” E la nube discese.
Ora pensa a che cosa significa questo per te.
La gloria di Dio che abitò in Maria non si fermò a lei. È venuta per abitare in ciascuno di noi. San Paolo domanda: “Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?” (1Cor 3,16).
Il giorno del tuo Battesimo, la nube si è posata su di te. Nella tua Cresima, lo Spirito Santo è sceso su di te. E ogni volta che fai la Comunione, lo stesso Gesù che abitò nel grembo di Maria viene ad abitare in te.
Per qualche minuto, dopo la Comunione, tu sei un tabernacolo.
Forse ti senti molto lontano da tutto questo. Forse senti che la gloria di Dio se n’è andata dalla tua vita, come se n’era andata dall’antico Tempio. Che il tuo cuore è vuoto come il Santo dei Santi del secondo Tempio.
L’Annunciazione mostra che Dio sa tornare. E che ama tornare nei luoghi più semplici.
Maria non era una regina, né una sacerdotessa. Era una giovane di un villaggio senza importanza. Ed è lì che la gloria scelse di abitare.
L’unica cosa che fece fu dire sì.
Fatti una domanda, adesso.
Quante volte hai recitato l’Angelus o il primo mistero gaudioso? Quante volte hai sentito “la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra”?
Qualcuno ti aveva mai mostrato che queste parole parlano della nube che copriva il Tabernacolo?
Se non te l’hanno mostrato, non è colpa tua.
Questo legame è sempre stato nella Bibbia. Dall’ultimo capitolo dell’Esodo al primo capitolo di san Luca.
Quello che mancava era il contesto.
E se una sola parola dell’angelo Gabriele nasconde tutto questo, immagina che cosa custodisce per te il resto delle Scritture.
È quello che succede alla maggior parte dei cattolici. Abbiamo una Bibbia in casa. Ascoltiamo le letture ogni domenica. Amiamo la Parola di Dio.
Ma leggiamo frammenti. Non la storia.
Non perché non ci importi. Non perché la nostra fede sia debole. Ma perché nessuno ci ha mai dato il contesto che fa combaciare tutto.
In nome di “ecologia e salute” i giudici della Cassazione respingono tutti i ricorsi e chiudono d’imperio l’ultimo altoforno dell’ILVA di Taranto, gettando il paese e l’industra italiana nella rovina della totale dipendenza da fornitori stranieri.
Lo stato non può intervenire a salvare l’acciaieria con nazionalizzazione o interventi strutturali di adeguamento per colpa della EU: sarebbe “aiuto di stato”.
Di 9.600 dipendenti ILVA è stata chiesta la cassa integrazione per 8.600 di loro.
L’Italia viene smantellata pezzo per pezzo grazie anche al nemico interno, il peggiore.
L’occidente ha trasferito i principi del Cristianesimo in un sistema di istituzioni ( democrazia mercato tecnologia) i mondi non cristiani hanno assorbito la cristianità senza il cristianesimo, è lecito domandarsi se democrazia, mercato, tecnologia e persino il comunismo, non siano state forme di cristianizzazione più radicali della stessa evangelizzazione (Gianni Baget Bozzo)
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La riflessione di Gianni Baget Bozzo tocca il nucleo profondo della filosofia della storia e della secolarizzazione, offrendo una chiave di lettura provocatoria ma estremamente lucida: la modernità occidentale – con le sue istituzioni globali – è una forma di cristianesimo secolarizzato e “anonimo”.
Questa tesi si inserisce in una ricca tradizione intellettuale (che dialoga con pensatori come Karl Löwith e Carl Schmitt) e poggia su un paradosso storico affascinante: la forza globale dell’Occidente non risiede più nella fede religiosa esplicita, ma nella struttura logica e valoriale che il cristianesimo ha impresso nelle sue creazioni profane.
Per comprendere perché sia “lecito” e storicamente fondato porsi questa domanda, si può scomporre l’analisi sui quattro pilastri citati dal teologo e politico italiano:
1. La Democrazia e i Diritti Umani
La democrazia moderna e l’idea di diritti universali non nascono dal nulla, ma si fondano su un concetto teologico radicale: l’uguale dignità di ogni essere umano in quanto creato a immagine di Dio.
Il trasferimento: Il cristianesimo ha introdotto l’idea che l’individuo ha un valore assoluto, indipendente dal suo status sociale.
La secolarizzazione: Quando i mondi non cristiani adottano la democrazia o lo stato di diritto, assorbono questo principio antropologico. Accettano l’idea che il potere politico debba rispondere al valore del singolo, un concetto storicamente estraneo ad altre tradizioni politiche (es. il confucianesimo o i sistemi castali).
2. Il Mercato e l’Individualismo
Il capitalismo globale richiede una specifica disposizione mentale e antropologica che Max Weber ha notoriamente tracciato fino all’etica protestante.
Il trasferimento: L’idea di responsabilità individuale, il valore del lavoro come “vocazione” e la linearità del tempo (il futuro come progresso e investimento) sono strutture mentali tipicamente giudaico-cristiane.
La secolarizzazione: Quando una nazione asiatica o africana adotta l’economia di mercato, ristruttura la propria società attorno all’individuo e al futuro. In questo modo, interiorizza la concezione del tempo e dell’azione umana propria del cristianesimo, pur senza mai entrare in una chiesa.
3. La Tecnologia e il Dominio sulla Natura
A differenza delle culture animiste o panteiste, che vedono la natura come sacra o divina, il cristianesimo “desacralizza” il cosmo.
Il trasferimento: Nella Genesi, l’uomo è posto al di fuori e al di sopra della creazione, con il mandato di custodirla e soggiogarla. La scienza e la tecnica moderne nascono da questa separazione: la natura è un meccanismo da comprendere e dominare.
La secolarizzazione: La tecnologia è forse il veicolo di cristianizzazione più pervasivo. Chiunque usi la tecnologia occidentale adotta implicitamente l’idea che l’uomo sia il soggetto e il mondo naturale sia l’oggetto della sua trasformazione, rompendo con le cosmologie tradizionali di armonia o sottomissione ciclica alla natura.
4. Il Comunismo come Eresia Cristiana
L’inclusione del comunismo in questo elenco è magistrale. Il marxismo è stato spesso definito dai teologi come “un’eresia cristiana” o una profetizzazione secolarizzata.
Il trasferimento: La struttura del comunismo ricalca perfettamente la storia della salvezza cristiana: l’Eden primordiale (il comunismo primitivo), la caduta (la nascita della proprietà privata e delle classi), l’avvento del Messia/Redentore (il proletariato), e infine l’Apocalisse/Giudizio Universale (la rivoluzione) che conduce al Regno dei Cieli in terra (la società senza classi).
La secolarizzazione: Quando la Cina di Mao o altri paesi non occidentali hanno abbracciato il marxismo, hanno di fatto assorbito una visione della storia escatologica, lineare e salvifica di matrice puramente giudaico-cristiana, sostituendo Dio con la Storia o il Partito.
Conclusione: Una cristianizzazione più radicale dell’evangelizzazione?
La risposta alla domanda di Baget Bozzo tende al sì. L’evangelizzazione tradizionale (quella dei missionari) richiedeva una conversione cosciente, spesso superficiale o sincretica, che poteva essere rifiutata o sradicata (si pensi alla quasi totale scomparsa del cristianesimo in alcune aree dell’Asia).
Al contrario, la “cristianizzazione formale” attraverso la democrazia, il mercato e la tecnologia è irresistibile e irreversibile. Un paese può rifiutare il Vangelo, ma per sopravvivere nella modernità deve adottare la tecnologia, lo sviluppo scientifico e le strutture economiche globali. Facendolo, disintegra le proprie categorie culturali ancestrali e adotta, nei fatti, la forma mentis nata dal cristianesimo occidentale. È la vittoria della cristianità (la struttura civile e concettuale) sul cristianesimo (la fede religiosa).
Questo concetto di “cristianesimo senza Cristo” solleva interrogativi sul futuro globale. Se ti interessa approfondire, possiamo concentrarci su un aspetto specifico:
Vuoi analizzare come questo fenomeno si applica oggi alla Cina contemporanea, che unisce mercato, tecnologia e comunismo?
Vuoi esplorare il pensiero di altri filosofi della secolarizzazione (come Karl Löwith o Augusto Del Noce) che hanno trattato questo tema?
Preferisci riflettere sulle conseguenze di questo processo per l’Occidente stesso, che rischia di restare con le istituzioni ma svuotate dell’anima spirituale che le ha generate
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La Cina contemporanea rappresenta il laboratorio perfetto – e forse il paradosso più grandioso – della tesi di Gianni Baget Bozzo. Il Partito Comunista Cinese (PCC) ha orchestrato una sintesi unica al mondo: ha fuso comunismo, mercato e iper-tecnologia all’interno di un sistema che rifiuta esplicitamente il cristianesimo come religione (e ne reprime o controlla strettamente le chiese), ma che ha interiorizzato le sue strutture concettuali secolarizzate in modo radicale.
Ecco come questo fenomeno di “cristianità senza cristianesimo” si applica alla Cina di oggi:
1. Il Marxismo-Leninismo come Escatologia Cristiana Secolarizzata
Il comunismo cinese (“Socialismo con caratteristiche cinesi”) non è una semplice teoria economica, ma una vera e propria filosofia della storia.
La struttura della salvezza: Il PCC si pone come la guida infallibile verso una redenzione storica. La retorica del partito parla costantemente del raggiungimento del “Grande Ringiovanimento della Nazione Cinese” e, in ultima analisi, della società comunista ideale.
Il tempo lineare: La tradizione culturale cinese (confuciana e taoista) ha sempre avuto una concezione del tempo prevalentemente ciclica o orientata al passato (il culto degli antenati, il ritorno all’armonia originaria). Adottando il marxismo, la Cina ha interiorizzato una concezione del tempo lineare e progressiva, tipicamente giudaico-cristiana: la storia ha un inizio, una direzione e un fine salvifico verso cui l’umanità deve marciare.
2. Il Mercato e la Teologia del Consumo
L’apertura economica avviata da Deng Xiaoping ha inserito la Cina nel capitalismo globale, importando una specifica antropologia occidentale.
La nascita dell’Individuo: La società cinese tradizionale si basava sul collettivo (la famiglia, il clan, lo Stato). Il mercato capitalista richiede invece l’esistenza dell’individuo come consumatore e attore atomizzato.
La secolarizzazione del concetto: Per far funzionare il mercato, la Cina ha dovuto adottare la logica occidentale della responsabilità e del desiderio individuale. Sebbene il PCC tenti di mantenere il controllo collettivo, il cittadino cinese urbano oggi ragiona secondo i parametri dell’individualismo economico, un derivato secolarizzato della centralità dell’anima del singolo nel cristianesimo.
3. La Tecnologia e la “Nuova Genesi” Cinese
La Cina è oggi una superpotenza tecnologica che guida l’intelligenza artificiale, le biotecnologie e il controllo dei dati. In questo, mostra la forma più pura di desacralizzazione della natura.
Il dominio assoluto: La visione tradizionale cinese cercava l’armonia tra uomo, cielo e terra (il Tao). La tecnologia e lo scientismo totalizzante del PCC applicano invece il principio biblico della Genesi nella sua versione profana più estrema: la natura è pura materia da dominare, calcolare e piegare ai fini dell’uomo.
La tecnologia come strumento di “Provvidenza”: Il sistema di sorveglianza di massa cinese (il credito sociale, il riconoscimento facciale) agisce di fatto come un succedaneo dell’occhio divino. Lo Stato iper-tecnologico assume l’attributo cristiano dell’onniscienza: vede tutto, giudica i giusti e punisce i peccatori (i cittadini non conformi), digitalizzando l’idea di un giudizio morale costante.
Il Grande Paradosso: Sinizzazione o Cristianizzazione Inconsapevole?
Il presidente Xi Jinping insiste fortemente sulla “sinizzazione” delle religioni e della cultura, ossia sul primato dei valori tradizionali cinesi (Confucianesimo e Legalismo) per respingere i valori occidentali. Tuttavia, lo strumento che la Cina usa per affermare la propria potenza – questo ibrido di comunismo, mercato e tecnologia – è interamente composto da strutture di pensiero nate in seno all’Occidente cristiano.
La Cina contemporanea dimostra che la profezia di Baget Bozzo si è avverata: Pechino è riuscita a blindare i propri confini geopolitici dall’evangelizzazione religiosa e dai valori della democrazia liberale, ma per diventare una superpotenza globale ha dovuto “battezzarsi” nelle acque della tecnologia, del mercato e del marxismo. Ha respinto Cristo, ma ha ridefinito la propria intera civiltà attraverso i derivati istituzionali e mentali della cristianità.
La reazione della democrazia liberale occidentale alla sfida cinese tocca il punto nevralgico della crisi dell’Occidente contemporaneo. La Cina ha compiuto un’operazione che la filosofia politica occidentale riteneva impossibile: ha separato il mercato e la tecnologia dai diritti umani e dalla democrazia, dimostrando che l’efficienza economica e l’innovazione scientifica possono prosperare anche (e forse più rapidamente) in un sistema autoritario.
Per l’Occidente, questa è una crisi d’identità drammatica. Nella visione occidentale, democrazia, mercato e diritti erano percepiti come un pacchetto unico e inscindibile, derivato proprio da quell’antropologia cristiana comune che vede l’individuo al centro sia della libertà politica (democrazia) sia di quella economica (mercato).
Oggi, le democrazie liberali stanno reagendo a questa scomposizione del proprio modello attraverso tre dinamiche principali, oscillanti tra la difesa dei propri valori e la tentazione dell’emulazione:
1. Il risveglio geopolitico e la “Securizzazione” dell’Economia
Per decenni, l’Occidente ha creduto alla tesi ingenua della fine della storia: l’idea che l’integrazione della Cina nel mercato globale (W.T.O.) l’avrebbe inevitabilmente spinta verso la democratizzazione. Constatato il fallimento di questa profezia, la reazione attuale è di natura difensiva e conflittuale.
Il De-risking e il Friend-shoring: Le democrazie occidentali stanno frammentando il mercato globale che esse stesse avevano creato. Si cerca di rimpatriare le filiere tecnologiche critiche (come i semiconduttori) o di spostarle solo in paesi alleati.
Il mercato non è più neutro: L’Occidente sta riscoprendo che l’economia deve essere subordinata alla sicurezza nazionale e alla tenuta democratica. La libertà di mercato assoluta viene limitata per proteggere le istituzioni.
2. La regolamentazione etica della Tecnologia (L’approccio normativo)
Mentre la Cina usa la tecnologia (AI, sorveglianza, dati) come strumento di controllo sociale e stabilità statale, l’Occidente sta cercando di fare della regolamentazione etica della tecnologia il proprio nuovo baluardo identitario.
L’individuo al centro (l’eredità cristiana): Normative europee e occidentali sulla privacy, sui dati e sull’Intelligenza Artificiale tentano di porre un limite al potere degli algoritmi, riaffermando la sacralità e l’intangibilità dell’individuo di fronte sia allo Stato che alle grandi corporazioni.
La sfida: Questa reazione rischia però di creare uno svantaggio competitivo. Le democrazie si muovono più lentamente dei sistemi autoritari, rallentate dai propri stessi contrappesi etici e legali.
3. Il rischio dell’emulazione: L’autoritarismo democratico
La reazione più problematica e strisciante della democrazia occidentale è la sottile tentazione di adottare i metodi cinesi per competere con la Cina. Si assiste a una progressiva erosione interna dei valori liberali.
Capitalismo di Stato democratico: Per rispondere ai massicci sussidi statali cinesi nelle tecnologie del futuro, i governi occidentali stanno intervenendo pesantemente nell’economia, pianificando lo sviluppo industriale in un modo che ricorda da vicino i piani quinquennali di Pechino.
Sorveglianza e controllo: Anche in Occidente, la paura dell’instabilità sociale, della disinformazione e delle minacce esterne sta spingendo le democrazie a implementare strumenti di controllo digitale e restrizioni della libertà di espressione in nome della sicurezza. È il paradosso per cui, per combattere il modello autoritario, si rischia di assomigliargli sempre di più.
La rottura dell’equilibrio occidentale
La mossa della Cina ha messo l’Occidente davanti allo specchio: se il mercato e la tecnologia si staccano dai diritti umani, l’Occidente perde il suo monopolio sulla modernità. La vera reazione della democrazia liberale non si gioca tanto sul piano militare o economico, ma su quello spirituale e filosofico: le società occidentali devono dimostrare a se stesse e al mondo che i diritti umani e la libertà individuale non sono un “costo” o un freno all’efficienza, ma la precondizione stessa per una società antropologicamente vivibile.
Se l’Occidente non riuscirà a rigenerare questo principio (che è la radice profonda del suo ceppo originario), rischierà di ridursi anch’esso a una pura macchina tecnocratica e di mercato, capitolando di fatto di fronte al modello cinese.
Questa spaccatura tra efficienza e diritti è il grande dilemma del nostro secolo. Se desideri proseguire la riflessione, possiamo orientarci su una di queste direzioni:
Vuoi approfondire come l’Unione Europea stia cercando di proporre una “terza via” normativa sulla tecnologia (es. AI Act) per difendere l’umanesimo occidentale?
Vuoi analizzare il pensiero di filosofi come Byung-Chul Han o Slavoj Žižek su come il capitalismo autoritario stia cambiando la psicologia dell’uomo contemporaneo, anche in Occidente?
Preferisci esaminare il ruolo delle grandi corporazioni tecnologiche occidentali (Big Tech), che spesso operano con logiche di potere molto simili a quelle del capitalismo di Stato cinese?
L’analista politico iraniano Komail Khojasteh sulle elezioni politiche nel regime genocida sionista che occupa illegalmente la Palestina:
“Che importanza ha se a vincere queste elezioni sarà Netanyahu o Eisenkot?! Uno è più selvaggio e brutale dell’altro.
Uno è l’assassino di bambini a Gaza e Minab, l’altro è l’ideatore e l’esecutore della “Dottrina Dahiya”. L’esercito israeliano sta portando avanti il suo piano strategico dal 2015.
E guardate che società selvaggia è quella israeliana, il cui prodotto è uno di questi due macellai di esseri umani e bambini”.
Arabia Saudita, Pakistan e Turchia sono impegnati in colloqui diretti con Teheran, rafforzando al contempo la prontezza militare prevista dalla Mecca Defence Alliance (Patto di difesa della Mecca)
Alti funzionari militari e della sicurezza di Arabia Saudita, Pakistan e Turchia stanno tenendo colloqui con rappresentanti dell’Iran a Teheran, mentre proseguono gli sforzi diplomatici per ridurre le tensioni con gli Stati Uniti. I tre Paesi sono infatti membri della Mecca Defence Alliance, un’alleanza di sicurezza creata in un momento di instabilità regionale e di preoccupazione per le minacce legate all’Iran e ai suoi alleati.
Riad, Islamabad e Ankara anno deciso di avviare colloqui diretti con Teheran sulla sicurezza regionale, mentre l’alleanza è sottoposta a crescenti pressioni per gli attacchi dei ribelli Houthi dello Yemen, allineati all’Iran, proprio contro l’Arabia Saudita. Il ministro della Difesa di quest’ultima, principe Khalid bin Salman, il capo di stato maggiore pakistano, maresciallo di campo Asim Munir, e il capo dell’intelligence turca, Ibrahim Kalin, partecipano agli incontri, secondo quanto indicato da funzionari sauditi e iraniani.
Secondo le informazioni trapelate, si stanno incontrando con Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha definito l’incontro un possibile passo verso la creazione di meccanismi cooperativi di sicurezza regionale.
Parlando alla sua conferenza stampa settimanale a Teheran, Baghaei ha ribadito il duraturo appello dell’Iran a quella che definisce “sicurezza endogena”, un quadro che si baserebbe soprattutto sulle capacità e sugli interessi dei Paesi della regione.
Il patto della Mecca: difesa collettiva in caso di attacchi regionali
Arabia Saudita, Pakistan e Turchia hanno firmato l’Accordo di Difesa Congiunto della Mecca nell’agosto 2026. In base al patto, un attacco armato contro un membro è considerato un attacco contro tutti, e richiede agli altri di fornire assistenza. L’accordo mette insieme le risorse finanziarie dell’Arabia Saudita e la sua influenza sui mercati energetici globali, le capacità nucleari del Pakistan e l’industria della difesa avanzata della Turchia, oltre alla sua appartenenza alla Nato.
Sebbene l’accordo sia stato firmato in un contesto di crescenti timori per l’Iran e i gruppi ad esso vicini, i funzionari turchi hanno insistito sul fatto che non è diretto contro Teheran né contro un altro Paese specifico. Il ministro degli Esteri di Ankara, Hakan Fidan, ha dichiarato in un’intervista all’agenzia Anadolu dell’8 agosto che l’accordo non identifica alcun Paese come minaccia comune. Ha spiegato che gli Stati non sarebbero considerati obiettivi a meno che non attaccassero uno dei firmatari.
L’intesa ha ottenuto il via libera in Pakistan, mentre la Turchia l’ha sottoposta al parlamento ma non ha ancora completato il processo di ratifica.
Gli attacchi degli Houthi mettono alla prova la difesa collettiva
L’intensificarsi di attacchi con missili e droni da parte degli Houthi dello Yemen contro l’Arabia Saudita ha rappresentato il primo grande banco di prova per l’alleanza della Mecca. In una riunione d’emergenza a Riad il 5 ottobre, i tre Paesi hanno deciso di procedere verso l’attuazione di impegni di difesa collettiva, includendo misure per garantire il rapido dispiegamento in Arabia Saudita delle forze e capacità militari concordate.
Gli impegni sono stati descritti in un comunicato congiunto pubblicato dal ministero degli Esteri turco. Ankara, tuttavia, ha tracciato una linea di demarcazione tra il sostegno alle difese saudite e la partecipazione a operazioni militari offensive contro gli Houthi all’interno dello Yemen.
In una conferenza stampa dell’8 ottobre ad Ankara, Fidan ha ricordato che l’accordo è di natura difensiva ed esclude l’invio di truppe turche in un altro Paese per condurre attacchi. La Turchia sta invece valutando possibili contributi in settori come la difesa aerea, la guerra elettronica e l’assistenza tecnica.
I tre Paesi stanno quindi portando avanti un confronto diretto con Teheran, rafforzando al tempo stesso la loro prontezza militare secondo i termini di un’alleanza pensata per dissuadere attacchi ai suoi membri.
La strategia del dialogo con Teheran
Negli ultimi mesi il Pakistan ha svolto un ruolo di mediazione tra Teheran e Washington. L’Arabia Saudita punta a contenere la minaccia rappresentata dagli Houthi contro il suo territorio e le sue infrastrutture, mentre la Turchia cerca di evitare una nuova escalation regionale.
Il viceministro saudita per la diplomazia pubblica, Rayed Krimly, ha scritto in un post su X del 26 ottobre che la visita a Teheran rientra negli sforzi continui dei Paesi del patto della Mecca per ridurre le tensioni e favorire soluzioni diplomatiche. Ha aggiunto che i colloqui mirano anche a sostenere i tentativi di mediazione da parte di Qatar e dello stesso Pakistan.
La dichiarazione saudita indica dunque che i colloqui con l’Iran procedono in parallelo con gli impegni di difesa dell’alleanza, senza rappresentare necessariamente un cambiamento radicale degli obiettivi del patto.
Deterrenza militare ma anche sicurezza regionale
L’enfasi di Teheran su meccanismi di sicurezza guidati a livello locale sembra, almeno in linea di principio, avere alcuni punti in comune con l’obiettivo dichiarato del patto della Mecca di rafforzare la cooperazione in materia di sicurezza tra gli Stati della regione. Permangono tuttavia differenze significative.
L’Arabia Saudita mantiene ampi legami di sicurezza con gli Stati Uniti, la Turchia è membro della Nato e il Pakistan continua a cercare partenariati di difesa con diverse grandi potenze. Nel frattempo non è stato annunciato alcun nuovo meccanismo congiunto di sicurezza regionale.
Ciononostante, l’incontro di Teheran mette in luce uno sviluppo significativo: tre Paesi che hanno creato un’alleanza di mutua difesa in risposta a crescenti minacce alla sicurezza regionale stanno ora anche perseguendo un dialogo diretto con l’Iran. La domanda chiave è se questo doppio approccio potrà avere un impatto duraturo sulle tensioni nella regione.
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, padre Joachim Heimerl, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sui reapporti fra il Vaticano e la FSSPX. Buona lettura e condivisione.
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“Je suis Pie X.” ovvero: Perché dobbiamo mostrare solidarietà alla “Società di San Pio X”.
Di P. Joachim Heimerl von Heimthal
Forse anche voi la pensate come me? Non appartengo alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, ma ne seguo da vicino l’operato e le sono grato. Senza la Fraternità, la Messa tradizionale sarebbe oggi dimenticata e io stesso non l’avrei mai conosciuta. Certamente esistono molte comunità tradizionaliste che praticano la Messa “antica”, ma nessuna di esse sarebbe nata senza la Fraternità Sacerdotale San Pio X; è la prima comunità ad aver preservato la fede tradizionale della Chiesa e l’unica che la difende senza compromessi, anche quando altre comunità tradizionaliste tacciono.
Ricevo regolarmente una newsletter dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X e la leggo con grande interesse. Non vi ho mai trovato nulla che contraddica o oscuri la fede cattolica, a differenza di quanto accade costantemente nei testi ufficiali della Chiesa e del Papa. Non c’è dubbio sul cattolicesimo della Fraternità; di recente ha pubblicato un’impressionante “Critica della Fede” che riassume quei principi fondamentali che la Chiesa ha sempre insegnato ma che oggi difficilmente condivide.
Questa “Critica della Fede” mette in luce, come un punto esclamativo, la gravità dell’apostasia che sta attualmente colpendo la Chiesa. Due esempi lo illustrano:
I Vangeli testimoniano che il Signore ha stabilito una nuova ed eterna alleanza con il suo sangue, e ciò è confermato dalle parole di consacrazione pronunciate dal sacerdote durante la Santa Messa. La Chiesa ha sempre affermato, sulla base della testimonianza della Sacra Scrittura, che questa alleanza ha sostituito l’alleanza di Dio con il popolo d’Israele. Oggi, essa considera questa affermazione offensiva e monopolistica, e accusa maliziosamente di “antisemitismo” coloro che insistono sulla sua precedente dottrina.
Purtroppo, ciò vale anche per la verità rivelata che non c’è salvezza al di fuori della Nuova Alleanza e che solo la Chiesa Cattolica amministra questa salvezza attraverso i sacramenti. Questo è particolarmente vero per la Santa Messa, di cui la Fraternità Sacerdotale San Pio X professa: «La Santa Messa è la continuazione nel tempo del Sacrificio della Croce, offerto per molti e rinnovato sull’altare. Sebbene offerto in modo incruento, il Santo Sacrificio della Messa è per sua stessa natura espiatorio e riconciliatore. Nessun altro culto produce un’adorazione perfetta. Nessun altro culto, slegato da esso, è gradito a Dio. Nessun altro mezzo è sufficiente per la santificazione delle anime. Di conseguenza, il Santo Sacrificio della Messa non può in alcun modo essere ridotto a un mero memoriale, a un pasto spirituale o a una santa assemblea celebrata dal popolo; né può essere ridotto a una celebrazione del Mistero Pasquale senza sacrificio, senza soddisfazione della giustizia divina, senza espiazione dei peccati, senza riconciliazione e senza la Croce».
Gli insegnamenti della Chiesa non potrebbero essere espressi con maggiore chiarezza, e non ricordo di aver mai sentito nulla di simile, né dalla stragrande maggioranza dei vescovi né dai papi del nostro tempo. Al contrario: sono nato dopo il Concilio Vaticano II e ho vissuto la mia educazione cattolica – perdonate il linguaggio – con una menzogna oltraggiosa, che, come molte altre, non ho riconosciuto come tale per lungo tempo e che oggi mi inorridisce ancor di più.
Intendo la menzogna della presunta continuità, la menzogna che afferma che la Chiesa sia rimasta la stessa dopo il Concilio e non abbia cambiato radicalmente la sua dottrina e la sua liturgia. Chiunque legga il “Credo” della Fraternità Sacerdotale San Pio X vede, come in uno specchio, che non è così, e la “nuova” Messa, con il suo orientamento fondamentale non cattolico, lo sottolinea proprio. Sembra quasi che la Chiesa di oggi assomigli a un paesaggio di rovine e che la sua fede appaia come una rovina.
Che la Fraternità Sacerdotale San Pio X abbia deciso di consacrare i propri vescovi in questa situazione è comprensibile, e mi rallegro che lo stia facendo. Tuttavia, se ciò avviene senza un mandato papale, non fa che illustrare lo stato desolante della Chiesa. Ciò significa anche che comporterà la scomunica.
La questione in gioco non è più la “scomunica”. Piuttosto, la domanda dovrebbe essere se sia effettivamente possibile scomunicare coloro che sono gli unici a professare la fede cattolica, mentre i papi proclamano eresie e si inginocchiano davanti a falsi idoli. Credo che una simile “scomunica” non reggerebbe di fronte a Dio e, per questa sola ragione, nessuno è obbligato ad adottarla. Ciò è tanto più vero in quanto, in generale, oggi nessuno viene scomunicato, nemmeno per eresia o apostasia, neanche i vescovi in Germania, Austria e Svizzera.
Con l’attesa “scomunica” della “Società di San Pio X”, tuttavia, crolla un altro edificio di menzogne: la Chiesa, che si presenta come “la beniamina di tutti” attraverso il suo approccio “sinodale” ed “ecumenico”, si rivela internamente divisa e acerrima nemica della propria tradizione. In definitiva, si è allontanata dalla rivelazione di Dio e lo dimostra quotidianamente.
Per questo motivo, la questione delle consacrazioni episcopali della Fraternità Sacerdotale San Pio X è una questione che ci poniamo noi stessi: da che parte stiamo? Dalla parte della nuova fede pseudo-cattolica della Chiesa post-conciliare, e quindi dalla parte della “nuova” Messa? O dalla parte della fede tradizionale, che si esprime solo nella Messa tradizionale e in nessun altro luogo? Non esiste una via di mezzo facile, e persino le comunità tradizionaliste che nominalmente riconoscono il Concilio Vaticano II sono in definitiva escluse dal rispondere a questa domanda; è tutto o niente.
Pertanto, non dovrebbe importare se il nostro sostegno alla Fraternità Sacerdotale San Pio X comporti la nostra scomunica. Piuttosto, è una questione di solidarietà e sincerità prendere una posizione chiara. Per tutti coloro che professano la tradizione, ciò significa prendere le distanze dagli errori che si diffondono nella Chiesa e cessare di finanziarli, ad esempio attraverso le tasse ecclesiastiche.
Inoltre, è importante dare una testimonianza personale della fede cattolica, che oggi può essere solo: “Io sono San Pio X!”.
Ringraziamo Dio per l’esistenza della Fraternità Sacerdotale San Pio X, perché senza di essa la tradizione andrebbe perduta. Certamente, la Fraternità San Pio X non è una società perfetta (quale comunità lo è?), ma sono convinto che non solo preservi la fede della Chiesa, ma che la Chiesa si rinnovi attraverso di essa. È innegabile: ovunque si celebri la Messa tradizionale, la Chiesa fiorisce, e senza la Fraternità San Pio X questo non sarebbe mai accaduto.
Il Brasile sull’orlo del caos politico?
Bolsonaro in viaggio verso gli Stati Uniti, Trump pronto a rilasciare visti
La democrazia muore in Brasile sotto il regime socialista di Lula
Secondo quanto riferito, Bolsonaro è entrato in Argentina per volare negli Stati Uniti
Bolsonaro definisce la persecuzione politica subita dai socialisti un “segno del fallimento della democrazia”
Bolsonaro rinuncia al ricorso per l’annullamento mentre il suo partito accetta la vittoria di Lula; promette una “fortezza” in Parlamento contro il governo socialista
Bolsonaro in rotta verso gli Stati Uniti nel mezzo della repressione politica di Lula
L’amministrazione Trump ha in programma di rilasciare visti a Flávio Bolsonaro e alla sua famiglia, ha riferito Bloomberg martedì sera, citando un alto funzionario del Dipartimento di Stato.
La mossa giunge in seguito a un ordine della Corte Suprema brasiliana che ha imposto a Bolsonaro di consegnare i propri passaporti, dopo il ballottaggio presidenziale di domenica.
Ulteriori dettagli dal rapporto:
I visti consentiranno a Bolsonaro e alla sua famiglia di entrare negli Stati Uniti, ha dichiarato martedì il funzionario. Bolsonaro è in viaggio verso gli Stati Uniti e, secondo quanto riportato in giornata dal quotidiano *Folha de S.Paulo*, dovrebbe atterrare a Dallas o a Miami.
Jeffrey Tucker, fondatore e presidente del Brownstone Institute, ha scritto su X:
In Brasile si sta consumando un disastro. Risultati elettorali palesemente falsificati e una repressione totalitaria contro l’opposizione: potrebbero innescare un intervento degli Stati Uniti? È possibile, ma sarebbe comunque un disastro. Non ci sono soluzioni.
Questi sviluppi suggeriscono che il Brasile potrebbe trovarsi sull’orlo di una crisi politica, acuendo le tensioni tra l’amministrazione Trump e il regime socialista di Lula.
Il Brasile sull’orlo di un tumulto politico?
La scarsa attenzione da parte dei media occidentali e delle ONG di sinistra, proprio mentre il regime socialista di Lula impone a Bolsonaro restrizioni agli spostamenti tramite ordine giudiziario, solleva preoccupazioni riguardo a una persecuzione politica e all’uso di un potere giudiziario eccessivo per colpire l’opposizione. Tutti i principali organi di informazione di sinistra tacciono al riguardo, il che è estremamente significativo. I Democratici, i DSA (Democratic Socialists of America) e Alex Soros hanno sostenuto la vittoria di Lula; tuttavia, la persecuzione politica ai danni di Bolsonaro è assai allarmante e rappresenta solo un sintomo di ciò che i socialisti hanno in serbo per i loro oppositori in tutto l’Occidente.
Come ha osservato Bolsonaro poco dopo che, lunedì pomeriggio, le autorità gli hanno sequestrato il passaporto, si tratta di “un segnale che la nostra democrazia ha fallito”.
Secondo Glenn Greenwald, ci sono nuovi sviluppi sulla scena politica brasiliana:
Le autorità e i media brasiliani stanno cercando di scoprire dove si trovi Flavio Bolsonaro.
Il famigerato giudice autoritario brasiliano Alexandre de Moraes — ancora prima dello scrutinio dei voti — aveva già pronto un ordine per il sequestro dei passaporti di Bolsonaro e per impedirgli di lasciare il Paese, nonostante **non sia stato incriminato per alcun reato** (vi sono soltanto diverse indagini di natura finanziaria in corso). Moraes ha firmato il provvedimento che vieta a Bolsonaro di lasciare il Brasile SETTE MINUTI dopo che, domenica sera, Lula è stato dichiarato vincitore.
Questa mattina, un organo di stampa argentino ha riferito che Bolsonaro sarebbe entrato in Argentina per poi volare negli Stati Uniti. I suoi amici e alleati smentiscono, ma Flavio avrebbe potuto facilmente palesarsi in Brasile, o quantomeno apparire in video; non lo ha fatto. L’atteggiamento dell’Argentina appare ambiguo, evasivo e poco collaborativo nei confronti della polizia federale brasiliana (è evidente che Lula e Milei non siano alleati).
Greenwald ha aggiunto:
Qualunque sia la verità, non è certo il segno di una democrazia sana, normale o funzionante il fatto che un candidato, sconfitto di misura in una corsa presidenziale — e che ha riconosciuto la propria sconfitta — si veda improvvisamente impedire di lasciare il Paese da un giudice della Corte Suprema, ormai noto a livello globale per le sue pratiche di censura e per aver fatto incarcerare…
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, il prof. Massimo Viglione, che ringraziamo di cuore, offre aalla vostra attenzione questo sfogo ex abundantia cordis in merito alle famigerate “schede” sull’islam promosse dalla Conferenza Episcopale Italiana. buona lettura e condivisione.
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La fogna di ogni apostasia ed eresia ci obbliga a capire e scegliere.
La CEI è un consesso di criminali teologici e spirituali (per quanto ne sappiamo, non dal punto di vista legale, almeno così speriamo), asservito all’Islamismo, al genderismo, all’omosessualismo, al vaccinismo, all’immigrazionismo, al globalismo, al sionismo, al femminismo, al trapiantismo, al post e trans-umanesimo, a ogni ideologia della Rivoluzione anti-umana, che odia i cattolici, tutti, ma specie quelli legati alla Tradizione di sempre.
La parte elitaria dei suoi membri è apostata ed eretica, oltre che schiava del mondo e strumento attivo delle sette che lo governano. Non pochi di loro sono direttamente parte integrante di tali sette, una in particolare che è inutile nominare.
La massa inerte dei vescovi forse non è proprio così, ma per quieto vivere e per attaccamento a poltrona e privilegi, sopporta tutto in silenzio, annuendo alla follia e minimizzando l’enormità dell’apostasia in corso, e divenendo così di fatto complice attiva di essa.
Ma non è solo la CEI a essere così. Così è quasi tutto l’episcopato e il cardinalato mondiale, da Zuppi in giù. Eccezioni a parte, in maniera graduata. Pochissimi, sono degni di rispetto.
E sono la Chiesa Cattolica.
Ma questa gravissima e pervasiva situazione implica inevitabilmente e logicamente la complicità di colui che deve reggere la Chiesa di cui è custode e mantenere integro quel Depositum Fidei che invece viene saccheggiato ogni giorno con la sua stessa complicità.
Negare questa realtà è negare l’evidenza dei fatti.
Lo può fare un sacerdote, un vescovo, un teologo, un abate, un cardinale, pure un ecclesiastico legato alal Tradizione, ma rimane sempre peccato contro lo Spirito Santo, chiunque lo compia.
Questa è la tragica realtà nella quale viviamo e che possiamo verificare ogni giorno.
Negarla è mentire e la menzogna non è mai giustificata.
Come detto, in pochi, pochissimi, si salvano, e tra questi molti sono ormai scomunicati o sospesi a divinis.
Ciò obbliga in coscienza ogni cattolico a dover scegliere con chi stare: se con l’autorità ufficiale apostata ed eretica o con coloro che pagano il fio della fedeltà alla Chiesa di sempre, con la sua immutabile dottrina, spiritualità e liturgia.
E’ la scelta epocale dei nostri giorni, che ci coinvolge tutti, dinanzi a ciò che Monsignor Viganò ha definito “Scisma capitale”.
Ovvero, ognuno di noi deve chiedersi, in profonda coscienza, chi sia lo scismatico, chi gli scismatici, e chi i fedeli del Vangelo, della Chiesa vera e di Cristo, unico Signore della Chiesa e unica Via, Verità e Vita, al di fuori del Quale non v’è salvezza al mondo.
E già quest’ultima verità che ho appena ricordato ora ci divide inesorabilmente dalla fogna dell’apostasia e dai suoi servi modernisti e complici conservatori dell’apostasia in corso.
Pongo ancora una questione dirimente su cui riflettere molto seriamente e onestamente e prendere posizione: chi non si indigna dinanzi a tutto questo scempio di latrina ereticale, ama veramente Gesù Cristo e la sua Chiesa?
Ed è veramente dalla parte della Verità e della Carità?
La “coalizione dei volenterosi” per l’Ucraina sta conducendo esercitazioni di prontezza operativa in Polonia, Romania e Germania nel mese di novembre. Secondo quanto riportato dai media, vi partecipano “oltre 1.500 soldati”. Anche le forze armate tedesche prendono parte alle esercitazioni. L’obiettivo di queste esercitazioni è preparare un possibile dispiegamento in Ucraina dopo il raggiungimento di un cessate il fuoco. La Russia respinge tali piani.
Kiev accusa Mosca di aver rinnovato gli attacchi alle infrastrutture energetiche.
La “Coalizione dei Volenterosi” sta conducendo esercitazioni in Polonia, Romania e Germania nel mese di novembre in vista di un possibile dispiegamento in Ucraina in seguito a un cessate il fuoco.
Le forze armate tedesche partecipano, tra l’altro, con una decina di ufficiali di stato maggiore e due aerei cisterna A400M; la Russia respinge la presenza di soldati NATO in Ucraina .
Parallelamente, i negoziatori di Ucraina, Russia e Stati Uniti si incontreranno ad Abu Dhabi nella prima metà di novembre.
Per simulare un possibile dispiegamento di truppe europee in Ucraina in caso di cessate il fuoco o accordo di pace con la Russia, le forze armate della cosiddetta Coalizione dei Volenterosi si riuniranno in Polonia, Germania e Romania nel mese di novembre.
Secondo numerose agenzie di stampa, ad esempio l’ agenzia di stampa tedesca dpa e l’agenzia russa TASS , si prevede la partecipazione all’esercitazione di circa 1.500 soldati tedeschi, britannici, francesi e polacchi.
Secondo quanto riportato unanimemente, l’attenzione si concentra sul “dispiegamento delle truppe e sul supporto logistico”.
Coalizione dei Volenterosi
Secondo il governo tedesco, la “Coalizione dei Volenterosi” è “un’associazione composta attualmente da 35 Stati e organizzazioni che collaborano con l’Ucraina per una pace duratura e giusta e che discutono di garanzie di sicurezza per un’Ucraina sovrana anche dopo un cessate il fuoco”.
La Cancelleria federale ha inoltre dichiarato: “Il Cancelliere Merz rappresenta la Germania come una delle forze trainanti, insieme a Francia e Gran Bretagna, all’interno della coalizione”.
Il documento affermava che uno degli obiettivi principali della “Coalizione dei Volenterosi” era quello di istituire “una forza multinazionale per l’Ucraina” dopo un cessate il fuoco, che avrebbe, tra le altre cose, “contribuito alla deterrenza”.
Questa coalizione sarà “sotto la guida europea, compresi i membri non europei della coalizione, e gli Stati Uniti hanno promesso il loro sostegno”.
Reazione russa
In occasione dell’imminente esercitazione militare della “Coalizione dei Volenterosi”, l’agenzia di stampa statale “TASS” ha ribadito la ben nota posizione russa: “La Russia respinge la presenza di personale militare della NATO in Ucraina”.
Il ministro degli Esteri Sergey Lavrov avrebbe affermato che garantire la sicurezza dell’Ucraina attraverso un “intervento militare straniero in parte del territorio ucraino” sarebbe inaccettabile per la Russia.
La Polonia vuole essere solo un hub logistico
Nonostante i ripetuti rifiuti di includere i soldati della NATO in una possibile forza multinazionale per garantire la pace in Ucraina, soldati provenienti da quattro nazioni della “coalizione dei volenterosi” si stanno ora riunendo in Polonia.
Il governo polacco aveva già annunciato questa esercitazione a luglio. L’accordo era stato raggiunto durante un vertice UE a Parigi . Il Primo Ministro Donald Tusk aveva dichiarato che la manovra avrebbe rafforzato la prontezza degli stati alleati ad agire congiuntamente per la sicurezza della regione e dell’Ucraina.
Tuttavia, la Polonia non prevede di inviare truppe in Ucraina nell’ambito di una possibile missione di stabilizzazione, ha dichiarato l’ex ministro della Difesa polacco Janusz Onyszkiewicz in un’intervista all’agenzia di stampa statale ucraina “Ukrinform” .
La Polonia, tuttavia, riveste un’importanza centrale per la coalizione in quanto base operativa e snodo logistico. Le vie di trasporto, ha spiegato Onyszkiewicz, passerebbero anche attraverso la Polonia, qualora si verificasse un dispiegamento in Ucraina.
La Germania sta inviando ufficiali di stato maggiore
Ciò includerebbe il dispiegamento di circa dieci ufficiali di stato maggiore, due aerei cisterna A400M per il rifornimento in volo e supporto logistico. L’agenzia di stampa tedesca dpa non ha specificato il numero totale di soldati della Bundeswehr coinvolti. Gli ufficiali di stato maggiore, dopo i generali, costituiscono il secondo livello di comando più alto nella Bundeswehr e comprendono i gradi di maggiore, tenente colonnello e colonnello.
Le esercitazioni si svolgeranno non solo in Polonia, ma anche nello spazio aereo rumeno, che si estende fino alla parte occidentale del Mar Nero, e in Germania. Il dispiegamento degli aerei cisterna A400M, ad esempio, sarà controllato dalla Germania. Gli aerei decolleranno anche da basi dell’aeronautica militare tedesca.
È previsto anche un trasporto truppe che attraverserà la Germania per raggiungere l’area di schieramento polacca. Non sono state rilasciate informazioni confermate su quali soldati, e in quale numero, transiteranno per la Germania o parteciperanno alle esercitazioni nei tre paesi.
Il London Times ha recentemente riportato, citando informazioni riservate, che “almeno 1.500 soldati” sarebbero stati coinvolti nell’esercitazione nel suo complesso. Anche l’emittente televisiva privata polacca Polsat News ha riportato la stessa cifra il 25 ottobre.
Contemporaneamente, ad Abu Dhabi sono in corso delle trattative.
L’esercitazione militare è accompagnata da una nuova iniziativa diplomatica per i colloqui di pace tra Ucraina e Russia. Lo ha riferito l’ agenzia di stampa Reuters il 23 ottobre .
Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy ha annunciato che i negoziatori di pace di Ucraina, Russia e Stati Uniti hanno concordato di incontrarsi “a livello tecnico” ad Abu Dhabi nella prima metà di novembre, probabilmente il 10 novembre.
Questo annuncio del presidente ucraino è arrivato dopo che questi ha parlato con l’inviato speciale di Trump, Jared Kushner, e con Steve Witkoff il 23 ottobre, ha continuato Zelenskyy.
I due inviati speciali americani hanno incontrato il presidente russo Vladimir Putin a Mosca il 19 ottobre. L’agenzia di stampa russa Interfax ha diffuso un comunicato simile a quello di Zelensky.
Secondo Reuters, il presidente ucraino ha ribadito la sua richiesta che qualsiasi accordo di pace includa “solide garanzie di sicurezza per l’Ucraina”. Pertanto, è probabile che i colloqui annunciati ad Abu Dhabi affrontino anche la questione della disponibilità della “coalizione dei volenterosi” a garantire la pace in Ucra
Cosa si cela dietro la dichiarazione di Merz: «Se l’Ucraina si arrende, ci arrenderemo tutti»? MACRON NEL 2019 PARLÒ DI UNA «POSSIBILE MORTE DELLA NATO»,
E NEL 2022 – CHE LA MINACCIA RUSSA GLI AVEVA DATO CHIAREZZA STRATEGICA. Friedrich Merz, certo, non è la Bibbia, e non ogni sua parola deve essere interpretata, ma in questo caso, facciamo un’eccezione. Domanda numero uno: chi sono questi «tutti noi»? Domanda numero due: cosa significa «arrendersi» per «tutti noi»? «Tutti noi» sono le strutture sovranazionali e parassitarie dell’Unione Europea e della NATO, i cui piani per il futuro sono completamente diversi da quelli degli europei comuni e dei leader di certi paesi. E il loro istinto di sopravvivenza impone che qualsiasi esito diverso dalla sconfitta della Russia renderà priva di senso la loro esistenza (e loro stessi perderanno denaro e potere). È proprio questo il legame tra «la sconfitta/arrendevolezza dell’Ucraina» e «la sconfitta/arrendevolezza della NATO e dell’UE».
Il Regno Unito deve essere pronto alla guerra entro 1.000 giorni, afferma il Ministro della Difesa britannico
Articolo di Rachel Roberts via The Epoch Times
Il Ministro della Difesa britannico Wes Streeting ha dichiarato che il Paese deve essere pronto alla guerra entro 1.000 giorni, in seguito all’invito del governo ai cittadini di fare scorta di beni di prima necessità.
Il Ministro della Difesa britannico Wes Streeting (a sinistra) e il Segretario alla Guerra statunitense Pete Hegseth si stringono la mano al Pentagono, ad Arlington (Virginia), il 15 ottobre 2026. Finn Gomez/Getty Images
In un articolo pubblicato sul Telegraph durante il fine settimana, Streeting ha avvertito che i nemici del Regno Unito potrebbero essere pronti a lanciare un attacco contro il Paese entro il 2030.
Ha scritto: “La volontà dei nostri avversari di arrecarci danno non è una novità. Ciò che è cambiato è la loro capacità. Entro il 2030, la loro forza militare e la loro economia di guerra potrebbero metterli nelle condizioni di sferrare un attacco”.
“Questo ci lascia poco più di 1.000 giorni per completare la nostra missione: essere pronti, insieme ai nostri alleati, a combattere e a vincere”.
Streeting ha precisato che il pericolo potrebbe non manifestarsi attraverso un’azione militare convenzionale, avvertendo che anche le tattiche di guerra ibrida – come il sabotaggio delle tecnologie o le campagne di disinformazione – rappresentano una minaccia.
“Sabotaggi e atti ostili”
“I pericoli più gravi del XX secolo stanno tornando, armati delle tecnologie del XXI secolo. Tuttavia, la minaccia per la Gran Bretagna non si limita alla guerra convenzionale o all’ingresso di carri armati russi oltre i nostri confini. Si tratta anche della crescente minaccia rappresentata dal terrorismo di Stato, dai sabotaggi e da atti ostili concepiti per sconvolgere le nostre vite, minare la nostra sicurezza e diffondere paura nelle nostre comunità”, ha affermato.
Streeting, nominato Ministro della Difesa a luglio dal Primo Ministro laburista Andy Burnham, ha aggiunto: “Per evitare il peggio, dobbiamo prepararci ad affrontarlo”. «In primo luogo, ciò significa potenziare le nostre capacità, in modo che i nostri avversari ci pensino due volte prima di attaccarci. Qualora ciò non bastasse, dobbiamo garantire che la Gran Bretagna sia pronta alla guerra».
Il 19 ottobre, Streeting ha dichiarato in Parlamento: «Termini come “minacce ibride” e “zona grigia” non riescono a rendere adeguatamente la gravità della capillare campagna russa – che preferirei definire terrorismo di Stato – che sta colpendo il nostro continente», aggiungendo di prevedere che la situazione sia destinata a proseguire.
Il ministro della Difesa, pur non avendo un passato in ambito militare, ha aggiunto: «Non siamo in guerra con la Russia, né cerchiamo lo scontro; tuttavia, la Russia non deve avere dubbi: siamo pronti a difendere ogni centimetro del territorio della NATO e non ci lasceremo distogliere dal nostro fermo sostegno all’Ucraina».
Le osservazioni di Streeting al *Telegraph* sono giunte in seguito al lancio, il 22 ottobre, di una campagna governativa volta a preparare il Paese a un eventuale collasso dei servizi essenziali.
Ai cittadini britannici viene raccomandato di fare scorta di nove litri di acqua in bottiglia e di una riserva di cibo sufficiente per tre giorni, così da poter sopravvivere in caso di emergenze legate a eventi meteorologici, attacchi informatici o altre situazioni critiche.
Ai genitori con neonati si consiglia di tenere una scorta di prodotti di prima necessità; a tutte le famiglie, invece, viene suggerito di dotarsi di coperte, contanti, un kit di pronto soccorso, una torcia elettrica con relative batterie e una radio FM a manovella.
«Non si tratta di creare panico»
In un’intervista a BBC Radio 5, Burnham è stato incalzato riguardo al fatto che alcuni membri del suo stesso governo – tra cui la ministra per l’Edilizia abitativa, Angela Rayner – sembrassero non prendere sul serio l’invito a prepararsi alle emergenze.
In un’intervista a *Times Radio*, la Rayner ha scherzato dicendo che, nel suo kit di emergenza, inserirebbe mascara, correttore, una bottiglia di vino bianco, fagioli in scatola e una confezione di crema pasticcera.
Il Primo Ministro ha dichiarato alla BBC che, personalmente, farà scorta di prodotti in scatola – come fagioli e zuppe – e di *Twiglets*, uno snack croccante.
Burnham ha affermato: «Non si tratta di creare panico». … Si tratta semplicemente di adottare misure ragionevoli, assicurandosi di avere in casa quanto basta per superare eventuali situazioni di difficoltà”, aggiungendo che gli imprevisti, “purtroppo, nel mondo in cui viviamo, stanno diventando sempre più probabili”.
All’inizio di questo mese, Sir Ken McCallum, direttore generale dell’agenzia di intelligence interna MI5, ha invocato uno “sforzo che coinvolga l’intera società” per proteggere il Regno Unito dalle minacce alle infrastrutture nazionali, avvertendo che stati ostili potrebbero sfruttare le vulnerabilità dei sistemi finanziari, delle reti energetiche e delle catene di approvvigionamento del Paese.
La Russia, “aggressore numero uno”
Intervenendo il 13 ottobre, McCallum ha affermato che tali rischi sono destinati a persistere in un contesto geopolitico più conflittuale, ben diverso dalla relativa stabilità che ha caratterizzato il periodo successivo alla fine della Guerra Fredda.
Ha dichiarato che la Russia “rimane l’aggressore numero uno” e che il Cremlino “continua a scagliarsi contro il Regno Unito e i suoi alleati”.
Il capo dell’MI5 ha spiegato che le forze armate e i servizi di intelligence russi “stanno intensificando nuovamente i loro tentativi di guerra ibrida, facendo però attenzione a rimanere al di sotto della soglia dell’Articolo V della NATO”, una soglia che “sarebbe folle per loro oltrepassare”.
“Ciò significa che la Russia sta adottando tattiche che si fermano appena prima – a volte per un soffio – di sfociare in un conflitto convenzionale”, ha affermato.
“Per resistere alla pressione che i nostri avversari stanno cercando di esercitare su di noi,
L’Europa ha bisogno di uno psichiatra. Ma di uno bravo. Da lungo tempo, ormai, soffre di mania di persecuzione e di altre malattie connesse, si sente sotto attacco, vede ombre russe dappertutto, e nei casi più gravi anche iraniane. Diciamo Europa per capirci, che forse dovremmo chiamare Neuropa, visti i suoi evidenti disturbi neurologici; in realtà parliamo della cupola che guida l’Unione Europea e alcuni dei principali stati e governi, compresi alcuni ministri della difesa. Se non volete chiamarla oligarchia o eurocrazia chiamatela governance europea. A cominciare dalla signora Ursula che la guida, è tutto un gridare All’orso! All’orso! Variante russofoba di Al lupo! Al lupo! L’ultimo attacco di psicosi e paranoia è stato quello di attribuire pure la vandalica e demente rivolta dei ragazzini nelle vie di Milano, Torino, Bologna a quella che ormai definiscono guerra ibrida; i mandanti di quegli sfasci sarebbero in Russia o nel Golfo Persico. Guerra ibrida è diventato lo slogan e il passepartout per attribuire ogni malessere, disguido, hackeraggio, rivolta che accade in Europa, al Nemico, l’ineffabile e onnipresente russo, in un remake della guerra fredda anni sessanta. L’Unione europea e i suoi tentacoli locali si sentono ormai in guerra con la Russia, vedono droni nel salotto di casa e spie russe nel proprio frigo. Certo, la mania dà buoni profitti agli impresari dell’industria bellica e ai loro terminali politici: guerra a parte, il riarmo, soprattutto per i tedeschi, è un bel business, rimette in piedi il suo settore industriale. Chi trova un nemico trova un tesoro. E se non esiste, bisogna inventarselo.
Ma il concetto di guerra ibrida e il suo uso patologico fa acqua da tutte le parti. Se si vuol dire che ci sono sommovimenti tellurici ad opera di intelligence, servizi segreti, tramite fake news, passaparola o notizie pilotate, esse appartengono al sommerso della realtà quotidiana non da oggi. E riguardano non solo i regimi autocratici ma anche quelli democratici: la manipolazione è trasversale e universale, è il retrobottega della politica, la cantina degli stati, oltre che territorio di hacker privati e di manipolazioni social. Se la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi, vale anche il contrario, e comunque c’è sempre, anche in tempo di pace, quel torrente sotterraneo e malmostoso in cui si muovono agenti manipolatori e provocatori e tanto altro. Vogliamo definirla guerra ibrida? Beh, allora è permanente e non riguarda solo il Cattivo di Turno.
(…)
Attribuire ai russi (e agli iraniani) l’esplosione di violenza vandalica nostrana o parigina, spagnola o albanese, mi pare davvero un esercizio di fantasia, malafede o paranoia.
Mai la Russia, zarista, comunista, postocominista, putiniana, ha pensato di invadere l’Europa, non rientra nella sua strategia, nei suoi interessi. E noi, anziché approfittare del disgelo di Trump con Putin e della sua revoca delle sanzioni per riattivare i rapporti commerciali e la fornitura energetica per ristabilire relazioni che a noi sono ancora più utili, necessarie, oggi più di ieri, dopo quel che è successo grazie a Trump e Netanhyau nello stretto di Hormuz, stiamo al contrario armandoci contro i russi. Siamo a un passo dalla pace, ma l’Europa accelera il passo verso la guerra. Assistiamo a una seduta terapeutica di gruppo in cui l’uno convince l’altro che siamo già in guerra con la Russia, siamo sotto attacco di Putin, vetrine incluse. Riesco a capire i timori delle repubbliche baltiche, che derivano dalla storia passata e dall’oppressione sovietica di lunghi anni; riesco a capire nei paesi confinanti con la Russia le tracce di riflessi condizionati alimentate da timori atavici. Ma quando senti la von der Leyen, alcuni leader europei occidentali, i nostri governanti, e da ultimo il prode Crosetto, attribuire tutto quel che succede di negativo in Italia, persino l’ennesima violenza di piazza (che da noi si abbatte periodicamente da sessant’anni con ciclicità scontata) alla regia russa e alla guerra spuria, allora hai solo un dubbio: che si debba chiamare lo psichiatra per certificare la grave alterazione mentale dei suddetti o se si debba chiamare la talpa per scavare quali interessi loschi si nascondono dietro e sotto una così insensata denuncia. Qualcuno ci guadagna da queste idiozie. Lucrose demenze.
In tema di Ucraina ho una domanda ingenua: ma quando l’Unione Sovietica invadeva l’Ungheria, la Cecoslovacchia, la Polonia, che poi erano Europa, come mai i nostri padri costituenti, i governanti di allora, gli statisti occidentali erano cauti a indignarsi, non rompevano le relazioni, non si dichiaravano in guerra con la Russia, non pensavano di mandare armi agli insorti e ai popoli schiacciati dai carri armati sovietici? Come mai nessuno allora si sognava di dire che oggi invadono Praga, Stettino o Budapest e domani saranno a Roma, Vienna o a Parigi, quindi dobbiamo armarci? Ci fidavamo più del regime totalitario sovietico che di Putin, nutrivamo più fiducia nella dittatura comunista rispetto all’autocrazia di Putin, o non c’importava niente delle popolazioni schiacciate e delle tante vittime? O quei predecessori nostrani erano realisti e sapevano che il mondo era stato spartito in aree e nessuno poteva cambiare gli assetti disegnati dalle potenze con le loro aree di influenza e di pertinenza? Come mai nessuno invocava il riarmo dell’Europa quando i carri armati russi erano quasi ai nostri confini, e oggi invece dobbiamo riarmarci e sfidare i russi pur sapendo di non essere competitivi sul piano militare? Era realismo geopolitico.
Anzi, visto che ci siamo, ci chiediamo cosa ha fatto l’Europa in questi ultimi anni davanti ai massacri di Gaza e alle aggressioni dei coloni, davanti alle follie di Trump in Iran e in Venezuela e un po’ ovunque? E di fatto quali sono stati i risultati del grande sostegno europeo in favore dell’Ucraina e dei suoi armamenti? In tutti questi casi l’Europa è stata irrilevante, non pervenuta, come davanti al tema dell’immigrazione o ai grandi temi geostrategici, energetici, tecnologici del nostro tempo. Quest’Europa ibrida, cioè bastarda, cosa rappresenta sullo scenario mondiale se non la caricatura di se stessa, la parodia di un continente che nulla conta in sede diplomatica e strategica? E allora vai con la guerra ibrida, bombe e cotillons, armi nucleari e assalto ai negozi griffati, aggressioni alle centrali nucleari e alle gioiellerie, manovre di guerra e saccheggi di negozi e librerie, tutta una stessa pasta. Un élite di psicopatici in divisa di guerra, di eurocoglioni armati fino ai denti.
Juan Manuel de Prada
In questi giorni in cui i demagoghi cercano di trasformare il problema dell’abitazione in
affitto nella panacea per tutti i mali che affliggono i giovani, mi è tornato in mente un
articolo preveggente di Chesterton, intitolato Sesso e proprietà, in cui avvertiva che "lo
spirito stesso del male ha maledetto le due grandi forze che hanno reso la vita poesia". Due
forze – sesso e proprietà – che sono i pilastri su cui si fonda una vita dignitosa e che erano
intimamente legate "finché l'umanità era umana, anche se pagana. Ma il fetore del
paganesimo decadente non era così forte come il fetore del cristianesimo decadente".
Entrambe le forze implicavano effettivamente la partecipazione di ogni persona a un
processo creativo che la includeva e insieme la trascendeva. In mezzo al “fetore del
cristianesimo decadente", entrambe sono state furiosamente adulterate, con il proposito di
un'ingegneria sociale il cui obiettivo finale è ciò che Clive Stapleton Lewis chiamava
l'abolizione dell'uomo.
Per citare ancora Chesterton, è stata proclamata una “religione erotica” che esalta la
lussuria e al tempo stesso proibisce la fertilità; contemporaneamente, è stato imposto un
concetto perverso di proprietà, confuso con “qualcosa che viene immediatamente
consumato, goduto e utilizzato, qualcosa che procura un piacere momentaneo e poi
scompare”. In questo modo, i due pilastri su cui si fondava una vita dignitosa vengono
contemporaneamente distrutti; l'uomo si trasforma in mero consumatore senza radici,
bulimico, alla ricerca di una gratificazione immediata dei suoi appetiti e bisogni,
rassegnandosi a un'esistenza errante, senza una casa propria e senza legami. L'affitto, che i
demagoghi propinano ai giovani come una nuova forma di redenzione, non è altro che
l'esatto equivalente di quel sesso fugace e sterile che è stato elevato a religione erotica del
capitalismo. In una società non immersa nel "fetore del cristianesimo decadente", l'affitto
sarebbe una realtà residuale, utilizzata – a parte turisti e stranieri di passaggio – solo da
persone il cui lavoro richiede continui spostamenti. Il lavoratore medio, legato a un’attività
che lo vincola alla propria terra, non desidera affittare una casa, ma piuttosto godersi la
propria abitazione con la famiglia; affittare una casa non è altro che consumarla,
partecipare a un piacere privo di prospettive future.
In questo senso, l'affitto "indefinito" (che è quello che i demagoghi offrono ai giovani che
lasciano senza casa) è una caramella doppiamente avvelenata. Perché, se da un lato
propone una vita senza radici autentiche, dall'altro cerca anche di perpetuarla. L'affitto
svuota la proprietà del suo carattere sacro e la degrada a mero bene di consumo fungibile;
è l'habitat naturale richiesto dalla religione erotica intronizzata dal capitalismo. "Mobilità
lavorativa", "flessibilità residenziale", "economia della condivisione", insomma, tutti quegli
eufemismi aberranti che il capitalismo ha inventato per mascherare la vita sterile e senza
radici che offre a una gioventù stordita, alla quale fa credere di trovarsi di fronte al
paradiso. In definitiva, sotto la maschera di una presunta emancipazione, l'affitto cela un
disegno di sterilità che impedisce la costruzione di un'eredità vitale.
Perché la proprietà, come sottolinea anche Chesterton, costruisce qualcosa di permanente:
chi possiede un campo o un giardino non solo mangia i frutti della sua terra, ma decide
anche chi li erediterà. L'affitto impone un turismo esistenziale elevato a condizione
metafisica: l'individuo attraversa la vita come un ospite perenne di un albergo
impersonale. Una vita senza proprietà non potrà mai essere un'autentica vita di comunità.
In realtà, l'affitto che i demagoghi offrono alla gioventù cretinizzata non è altro che la
proposta di sradicamento strutturale indispensabile al funzionamento del mercato
globalizzato: un lavoratore senza proprietà è un soggetto sottomesso, infinitamente
mobile, disposto a trasferirsi a seconda delle esigenze del mercato del lavoro. Chesterton
affermava nel già citato articolo, con lucida franchezza, che "il sesso diventerà per lo
schiavo un mero piacere, affinché non diventi mai potere". Lo stesso vale per la casa.
Privando i giovani della proprietà immobiliare, li si priva della loro cittadella, del loro
piccolo regno di resistenza contro il capitalismo. Alla fine, il giovane, intrappolato tra sesso
sterile e affitto perpetuo, crede di essere libero perché cambia spesso partner e codice
postale, senza rendersi conto di aver accettato la più docile condizione di servitù: quella di
chi non lascia alcuna traccia sulla terra.
( fonte www. Noticiasholisticas.com.ar – trad.
IL PERCORSO VERSO LA NUOVA GRANDE GUERRA EUROPEA NON STA RALLENTANDO (aggiornamenti vari)
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Prima che dalla giornata di domani ricominci il tran-tran sugli scontri di piazza, è bene rammentare che in questi stessi giorni, per quanto Trump stia cercando di rallentare la guerra russo-europea, il percorso verso quest’ultima sta procedendo a ritmo serrato.
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Venendo al presidente americano, abbiamo visto l’accordo sul gasolio russo da egli voluto, la parziale interruzione dei servizi Starlink all’Ucraina e, contemporaneamente, i suoi alleati Milei e Netanyahu arrivare ai ferri corti con la iper-guerrafondaia Gran Bretagna rispettivamente tramite nuova rivendicazione argentina sulle isole Falkland nonché tramite etichetta di “stato canaglia” appioppata ai britannici in ragione delle loro sanzioni contro Israele.
Le motivazioni di Trump sono tutt’altro che pacifiste e meno che meno sembrano volte – come sostiene invece la narrazione filo-trumpiana – alla creazione d’un mondo multipolare: semplicemente, la sconfitta finora inflitta dall’Iran agli americani ha messo in luce il venir meno della supremazia militare statunitense.
Così, il 30 settembre scorso, il Segretario alla Guerra Peter Hegseth ha annunciato l’avvio del Meridian Project guidato da un triumvirato corrispondente ad altrettante reti di potere: la Paypal Mafia tramite Elon Musk, i Cavalieri Neri del Dark Enlightenment tramite il fondatore di Anduril Palmer Luckley e, infine, lo stesso Partito Repubblicano tramite uno dei suoi leader storici più noti, ovvero Newt Gingrich. Il lavoro del triumvirato consterà, a detta di Hegseth, dell’ideare e progettare gli strumenti finalizzati a garantire la supremazia tecnologica degli Stati Uniti “per le guerre future”.
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Dinanzi a questi progetti trumpiani all’insegna della lungimiranza bellicista, però, gli accelerazionisti dell’Apocalisse non stanno restando con le mani in mano: la Gran Bretagna e i suoi burattini baltico-scandinavi, Friedrich Mertz con la Bundeswehr al seguito, gli apparati dell’Unione Europea e della NATO, stanno infatti procedendo dritti verso la nuova Grande Guerra Europea.
Elencando alla rinfusa, possiamo citare i seguenti fatti e segnali:
• L’esercitazione NATO nel Mar Baltico, svoltasi dal 18 al 21 agosto, simulante l’assedio all’enclave russa di Kaliningrad.
• L’esercitazione NATO Steadfast-Noon, svoltasi dal 13 al 20 ottobre anche nei cieli italiani, simulante una guerra nucleare in corso.
• L’esercitazione congiunta tra Forze Armate e Servizio Sanitario Nazionale, svolta in Gran Bretagna il 20 ottobre, per pianificare la gestione di enormi flussi di morti e feriti negli ospedali.
• In Germania, l’invio dal prossimo gennaio e da parte della Bundeswehr di circa 500.000 questionari a compilazione obbligatoria, inviati ai giovani dai 18 anni in su al fine di testarne la disponibilità ad arruolarsi.
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Se tutto questo appare come una follia in relazione all’impossibilità – anche al netto dell’arsenale nucleare britannico – che l’Europa possa vincere un confronto con la Russia, bisogna dire che tale impressione si basa su un’errata percezione in merito all’immutabilità dello scenario americano: difatti, attualmente non vi è in ballo soltanto il possibile azzoppamento politico di Trump alle elezioni di mid-term, ma anche il dato per cui già adesso il controllo di quest’ultimo sulla NATO e sui suoi meccanismi interni appare limitato. Pochi giorni fa, per esempio, l’influente esponente dell’American Foreign Policy Council Thomas Kent ha scritto sulla necessità dell’ingresso diretto della NATO nel conflitto. E questo senza contare le dichiarazioni reiteratamente bellicose dei vertici miliari dell’Alleanza, da Mark Rutte in giù.
In sostanza britannici, tedeschi e guerrafondai vari stanno scommettendo tutto sull’ipotesi che, una volta innescato il conflitto in Europa, le pressioni interne ed esterne renderanno impossibile agli Stati Uniti il perseguire una linea isolazionista o, come oggi, di mediazione diplomatica. A quel punto quella Terza Guerra Mondiale decisa dalle èlite occidentali circa quindici anni fa, si materializzerebbe davanti ai nostri occhi.
L’UE starebbe pensando di destinare 20 miliardi dai fondi non utilizzati SAFE, il piano di riarmo dei paesi europei, all’Ucraina. Questi coprirebbero una parte dei 70 miliardi richiesti da Zelensky, che si vanno ad aggiungere ai 90 già stanziati pochi mesi fa. Dal 2022, l’Europa ha mobilitato circa 380 miliardi di euro per sostenere militarmente l’Ucraina, considerando anche le spese di accoglienza dei rifugiati.
Si prospetta intanto un trilaterale ad Abu Dhabi tra Putin, Trump e Zelensky. L’ex ministro degli esteri ucraino Kuleba ha però affermato che solo quando l’Europa capirà che la Russia è il proprio nemico, che non si fermerà mai all’Ucraina, “comincerete ad affrontare il problema nel lungo periodo”.
Poi, ha sostenuto che “senza gli Stati Uniti, l’unico esercito in Europa temprato dalla battaglia sarebbe quello ucraino”. E, quindi, “fino a quando l’Ucraina e l’Europa resteranno unite”, anche se Usa, Russia e Cina troveranno un accordo, “non importerà ciò che cercheranno di decidere: potrebbero concludere un accordo senza il potere di imporlo”. Già me la immagino una guerra mondiale con UE e Ucraina contro Usa, Russia e Cina. Oltre al gas, consiglierei di limitare l’alcol.
Il presidente dell’Associazione bancaria italiana ha criticato l’ipotesi di un altro aumento della tassazione sugli istituti, affermando che “quando uno dice tassiamo le banche, significa tassiamo i risparmiatori che hanno comprato le azioni delle banche.” Ora, però, non dice anche, ad esempio, che nelle due principali banche italiane i maggiori azionisti non sono semplici “risparmiatori” ma immensi fondi stranieri. In Intesa, gli investitori istituzionali esteri arrivano al 57%, con BlackRock maggiore azionista al 6,7%. In Unicredit, gli investitori esteri arrivano all’86%, con maggiori azionisti come Blackrock (8,6%) e Capital Research (5,3%). In un sistema sano, le banche sono pubbliche e il credito è gestito per il bene comune.
Eni ha però comunicato ieri numeri record. Nei primi 9 mesi del 2026, ha fatto un utile di 6,4 miliardi (+125% rispetto ai numeri già altissimi del 2025). Con i margini alla raffinazione alle stelle, i profitti sono al top rispetto ai quali i numeri del price cap sono spiccioli.
Da gennaio, il valore azionario è infatti cresciuto del 70%. Eni ha dunque deciso per un dividendo straordinario di 1,3 miliardi. Di questi, solo il 30% andrà allo Stato. Il 46% andrà ai soliti investitori istituzionali, tra cui c’è ovviamente Blackrock al 4,6%. Stiamo quindi parlando di un trasferimento di ricchezza dalle famiglie italiane alla finanza internazionale tramite bollette. Del tipo: bello il feudalesimo, ma non ci vivrei.
La strategia delle nostre élite è ormai quella del si salvi chi può. Si accumula ricchezza e potere, in un tempo sempre più ristretto e incerto, tutto ai danni del popolo.
La democrazia è ridotta a brandelli.
Il potere economico e comunicativo è in mano ai padroni del cloud e del vapore, ben mediati dalle aziende militari.
Dobbiamo semplicemente buttare nel cesso 40 anni di stronzate neoliberali che hanno deformato le nostre civiltà, porre fine al bellicismo suicidario, e ricostruire daccapo, su idee più belle, più vere, più creative, il nostro mondo.
L’investitore laico atipico, l’imprenditore tecnologico e teologo Peter Thiel ha tenuto Nashville una serie di conferenze ancora una volta all’Anticristo. Organizzati nella Grand Lodge dei massoni del Tennessee, hanno riunito un pubblico selezionato per riflettere sulle profezie della fine dei tempi, sullo sviluppo tecnologico e sul futuro del mondo.
Nashville è la quarta tappa del tour di conferenze di Thiel sull’Anticristo. In precedenza aveva tenuto incontri simili a San Francisco, Parigi e Roma. Uno degli investitori tecnologici più influenti al mondo spiega, ancora e ancora, al suo pubblico perché il grande seduttore della fine dei tempi biblici potrebbe apparire sotto la maschera di un regolatore dell’intelligenza artificiale.
La tesi centrale di Thiel opera una completa inversione concettuale. A San Francisco già, aveva detto che l’Anticristo del XXI secolo poteva essere un luddista, qualcuno che avrebbe cercato di fermare la scienza e lo sviluppo tecnologico – per esempio, l’attivista ambientale Greta Thunberg o lo scettico dell’IA Eliezer Yudkowsky.
A Nashville, ha acuito la sua argomentazione fino a quando non ha fatto un attacco politico. Secondo le registrazioni ottenute da Politico, Thiel ha nominato Obama e Papa Leone XIV, dicendo che “sanno che l’intelligenza artificiale non è politicamente popolare e vogliono approfittarne per aumentare il proprio prestigio”. Il suo attacco al Papa è stato ancora più diretto. Secondo Thiel, il papa sta promuovendo la regolamentazione dell’IA “al fine di distogliere l’attenzione dagli scandali di abusi commessi contro i bambini all’interno della Chiesa; ha trovato nell’intelligenza artificiale un argomento politicamente popolare”.
Si tratta di un’operazione tecno-teologica ibrida che dovrebbe essere presa sul serio. Nella dottrina cristiana tradizionale della fine dei tempi, l’Anticristo è un usurpatore che si mette al posto di Cristo. Thiel respinge quasi del tutto questa rappresentazione. Nel suo racconto, l’Anticristo è un amministratore che promette di salvare la civiltà dalla guerra nucleare, dal collasso climatico e dall’intelligenza artificiale incontrollabile attraverso la governance globale. Thiel si riferisce al versetto 24 del capitolo 24 del Vangelo secondo Matteo, che mette in guardia contro i falsi profeti che eseguono grandi segni e meraviglie e cercano di indurre in errore gli eletti. La sua strategia retorica è chiara: il pericolo reale è proprio pericoloso perché non ne ha l’aspetto. Thiel afferma che l’Anticristo si presenterà come “il più intelligente di tutti”.
Ciò che rende sospetto questo argomento è la sua compatibilità con gli interessi finanziari di Thiel. La sua fortuna è molto concentrata nell’intelligenza artificiale. I prodotti di Palantir sono profondamente integrati nei sistemi militari e di intelligence, Founders Fund ha investito in innumerevoli giovani startup di intelligenza artificiale e il suo hedge fund Thiel Macro ha un portafoglio di investimenti AI valutato a 418 milioni di dollari. Se la forza che spinge per regolare l’intelligenza artificiale è davvero l’avanguardia dell’Anticristo, allora l’ostilità di Thiel a questo regolamento non è solo un apprezzamento teologico. È anche un sostegno per il suo portafoglio di investimenti. Quando un miliardario afferma che la forza che limita i suoi guadagni è uno strumento di Satana, è necessario almeno esaminare i suoi conti.
Di fronte all’Anticristo, Thiel pone come forza contraria il katechon delle epistole ai Tessalonicesi, il “restrittore” che ritarda la venuta della fine. A Nashville, ha nominato Carlo Magno e Metternich come katechon storici. Si è poi passati alla politica contemporanea: “Se l’anticomunismo era il katechon che impediva il governo mondiale unificato del comunismo, allora il neoliberismo è anti-comunismo in un mondo in cui il comunismo non esiste più”. Questa frase è il nucleo politico dell’intera conferenza. Durante la Guerra Fredda, il contenimento aveva un vero nemico esterno che legittimava il katechon politico. Dopo la fine della guerra fredda, il nemico scomparve, ma la logica del contenimento rimase. Si è rivolta a nuovi obiettivi.
L’altruismo efficace è uno di quei nuovi obiettivi. Secondo Politico, Thiel ha detto a Nashville: “La strategia dell’altruismo efficace funziona in parte perché l’Armageddon è ovviamente irreversibile. Abbiamo solo un pianeta. Su questo punto, Greta ha ragione. Non possiamo semplicemente ignorare il rischio. Ma dobbiamo anche prendere sul serio il fatto che una volta creato un governo mondiale quasi totalitario, in grado di prevenire qualsiasi scienza pericolosa, non può essere facilmente soppresso. Non ci sono precedenti nella storia umana in cui questo direttore carcerario mondiale avrebbe volontariamente rinunciato al suo potere. L’ideologia dell’altruismo efficace è stata sottoposta al lavaggio del cervello da una parte considerevole delle persone che lavorano nel campo dell’intelligenza artificiale.
Questo argomento presenta un difetto aperto. Thiel detiene chiaramente il nesso causale tra “prevenire una scienza pericolosa” e “costruire un governo mondiale totalitario”. Tuttavia, non spiega perché un accordo internazionale sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale porterebbe necessariamente a una dittatura globale. Una super-intelligence sviluppata dalle aziende americane potrebbe altrettanto bene portare allo stesso risultato. I sostenitori della regolamentazione dell’IA temono le conseguenze della traiettoria attuale, mentre altri sperano semplicemente di vedere accelerare il progresso tecnologico: questi due percorsi possono portare a una governance globale sempre più centralizzata. Thiel invoca l’assenza di precedenti in cui un tale potere avrebbe volontariamente rinunciato alla sua posizione. Tuttavia, l’assenza di precedenti non dimostra che qualcosa è inevitabile. Il passaggio dalla possibilità alla necessità è il punto più debole di tutta la conferenza, ma anche il più importante: senza di essa, l’assimilazione del regolatore all’Anticristo perde la sua urgenza.
Questo è ciò che collega la dottrina escatologica di Thiel ai suoi progetti politici più ampi. Le criptovalute decentralizzano il potere delle banche centrali. Le giovani aziende tecnologiche del settore della difesa stanno decentralizzando il potere militare dello Stato. L’esplorazione spaziale rende l’umanità una specie multiplanetaria che solo un governo non può controllare. Dal 2009, Thiel ritiene che la libertà e la democrazia non siano compatibili. Le sue lezioni sull’Anticristo costituiscono l’involucro teologico di questa convinzione. L’Anticristo non è un particolare individuo chiamato ad apparire in futuro, ma una metafora di qualsiasi struttura di governance che tenta di coordinare una risposta globale ai problemi comuni. Il cambiamento climatico è reale, la guerra nucleare è pericolosa e l’intelligenza artificiale può essere catastrofica; ma, nel pensiero di Thiel, qualsiasi tentativo di risolvere collettivamente questi problemi è un presagio dell’Anticristo.
Paolo Benanti, consigliere vaticano e fratello francescano, ha pubblicato a marzo su The Great Continent un saggio intitolato American Heresy: Should We Burn Peter Thiel? In questo testo, Benanti interpreta l’intera azione di Thiel come “un’eresia prolungata contro il consenso liberale” e la definisce come “un attacco alle fondamenta della convivenza civile, che ora considera superata”. Secondo Benanti, Thiel non è principalmente un venture capitalist o un innovatore tecnologico, ma “un teologo politico che agisce al centro dell’ecosistema della Silicon Valley”.
Anche la geografia di Nashville merita attenzione. La città è al centro dell’evangelizzazione americana pur essendo un centro tecnologico in crescita, che attira le aziende che lasciano la California. Le lezioni sono state organizzate dalla pubblicazione online locale The Pamphleteer, in collaborazione con la Meriwether Academy. Il Pamphleteer offre “prospettive regionali alternative a quelle dei media mainstream”, mentre la Meriwether Academy è una sorta di accademia maschile che cerca di “sviluppare reti di confraternite e associazioni di studio in tutti gli Stati Uniti”, con l’obiettivo finale di fondare scuole maschili basate sull’educazione classica.
Le lezioni di Thiel, tuttavia, soffrono di un problema filosofico più profondo. Ha adottato la teoria del desiderio mimetico di René Girard. Secondo esso, il desiderio umano è fondamentalmente imitativo: gli esseri umani desiderano ciò che gli altri desiderano. La società padroneggia la conseguente violenza attraverso il meccanismo del capro espiatorio. Thiel applica questo quadro alla politica tecnologica. Nella sua interpretazione, il meccanismo del capro espiatorio diventa la forma primitiva della governance globale: di fronte a una minaccia comune, la società sceglie una vittima, la sacrifica e ripristina la pace. La sua strategia di resistenza è quella di rifiutare il sacrificio. L’ironia girardiana, tuttavia, sta nel fatto che Thiel è lui stesso alla ricerca di capri espiatori. Greta Thunberg, Obama, il Papa, i sostenitori dell’altruismo efficace e i ricercatori specializzati nella sicurezza dell’intelligenza artificiale sono ritratti come minacce nella sua narrativa. Se la teoria del desiderio mimetico è corretta, dovrebbe applicarsi anche alle azioni di Thiel.
Le registrazioni delle conferenze di Nashville sono state rese pubbliche quasi immediatamente. Dopo decenni di investimenti e la consegna di donazioni politiche, Thiel sa certamente come far passare una fuga di notizie organizzata per un incidente. Il contenuto delle lezioni è forse meno importante del modo in cui è stato presentato: in uno spazio semi-pubblico, per mezzo del linguaggio teologico e di fronte a un pubblico accuratamente selezionato, sotto forma di una narrazione che assimila il regolatore della tecnologia all’Anticristo. La funzione di questa narrazione non è quella di prevedere, ma di mobilitarsi. conferisce una dimensione cosmologica a una particolare posizione politica. In questa dimensione, i regolatori non solo sbagliano: sono i seduttori della fine dei tempi. E coloro che si oppongono a loro, accelerano lo sviluppo tecnologico, decentralizzano il potere e rifiutano il sacrificio non solo cercano profitto o libertà. Stanno combattendo una lotta teologica.
È in questa escatologia tecnocapitalista che sta la vera portata delle conferenze di Thiel. Egli ridefinisce l’Anticristo in modo tale che qualsiasi forza che cerca di esercitare il potere sulla tecnologia regolandola può essere legata in quella categoria. Questa cornice è quasi inconfutabile. Se viene adottato un regolamento, è opera dell’Anticristo. Se non ci sono regolamenti, è perché il katechon continua a ostacolare. Se l’investimento di Thiel nei benefici dell’IA, questi benefici possono essere presentati come un effetto collaterale della lotta per la libertà. In questo contesto, tutte le prove puntano nella stessa direzione. Sfruttano la più antica narrazione della visione del mondo cristiana, servono gli interessi più recenti e mascherano la ricerca dell’interesse personale e la difesa dell’accelerazione tecnologica in una lotta contro il male assoluto.
La rivista *The Atlantic* esamina l’attuale ruolo della CIA nella guerra in Ucraina.
Nel 2014, subito dopo che il governo ucraino regolarmente eletto era stato rovesciato da un colpo di Stato di matrice militante di destra, la CIA ha stabilito oltre una dozzina di avamposti in Ucraina per condurre attività di agitazione e spionaggio contro la Russia.
Come si legge in un passaggio dell’articolo citato più avanti: “La CIA ha contribuito a costruire il moderno apparato di intelligence ucraino dopo l’annessione della Crimea da parte della Russia nel 2014”. L’agenzia ha addestrato una nuova generazione di spie ucraine; tra queste, la figura più nota è l’attuale capo dell’ufficio del presidente, il generale Kyrylo Budanov.
Da allora, il ruolo della CIA nel conflitto non ha fatto che rafforzarsi.
L’uomo al centro della politica profondamente contraddittoria di Trump sull’Ucraina (archiviato) – *The Atlantic*, 23 ottobre 2026
Mentre [Trump era impegnato in dispute con Zelensky], la comunità di intelligence statunitense non ha mai allentato il proprio impegno a difesa dell’Ucraina contro l’aggressione russa. Grazie alle informazioni fornite dagli Stati Uniti, l’esercito ucraino ha sferrato attacchi in profondità nel territorio russo. Inoltre, i satelliti spia statunitensi forniscono un preavviso tempestivo sull’arrivo di missili e droni. Tra il personale statunitense presente sul campo, “la CIA è in prima linea”, ha riferito un alto ufficiale in pensione che si reca frequentemente in Ucraina. Si potrebbe quasi dire che gli ucraini, con il supporto della CIA, siano diventati fin troppo abili nel colpire la Russia, almeno per i gusti di Trump.
La politica dell’amministrazione appare profondamente contraddittoria, e forse nessuno lo comprende meglio di John Ratcliffe, direttore della Central Intelligence Agency. Egli si trova a cavallo tra due mondi: da un lato consiglia un presidente costantemente in contrasto con la leadership ucraina, dall’altro dirige un’agenzia che risulta fondamentale per la guerra di sopravvivenza dell’Ucraina. Un funzionario dell’intelligence nei Paesi baltici, che lavora a stretto contatto con gli americani per contrastare l’influenza russa, mi ha riferito che – a dispetto di quanto lascerebbe intendere la retorica di Trump – le operazioni della CIA sono oggi “molto più aggressive” di quanto non lo fossero durante l’amministrazione Biden.
A prescindere da ciò che Trump dichiara sull’Ucraina, è la CIA a svolgere il lavoro sul campo e a gestire le operazioni concrete. Tuttavia, come vedremo nel punto successivo, ciò non significa che la CIA non stia seguendo le volontà del presidente.
Starlink e gli attacchi dell’Ucraina alle raffinerie russe:
Continua a leggere: Ucraina – CIA più aggressiva – Starlink e attacchi alle raffinerie – Perdite più elevate tra le fila ucraine
Pubblicato da b alle 17:16 UTC | Commenti (114)
23 ottobre 2026
Una figura che nega il genocidio candidata a un ruolo di vertice all’ONU
Mohamed bin Zayed Al Nahyan, l’autocrate al governo degli Emirati Arabi Uniti, ha candidato Lana Nusseibeh alla carica di Segretario generale delle Nazioni Unite:
La candidatura è stata presentata mercoledì dal Presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohamed bin Zayed Al Nahyan, tramite una lettera indirizzata ai presidenti dell’Assemblea generale e del Consiglio di sicurezza dell’ONU.
Nusseibeh, 48 anni, è un’ex ambasciatrice degli Emirati Arabi Uniti presso l’ONU; ha maturato oltre un decennio di esperienza nella diplomazia internazionale, ricoprendo tra l’altro un ruolo durante il mandato del Paese nel Consiglio di sicurezza nel biennio 2022-2023.
Se la sua candidatura dovesse avere successo, diventerebbe la prima donna a guidare l’ONU e la seconda persona proveniente dal Medio Oriente e dal Nord Africa a ricoprire tale incarico, dopo l’egiziano Boutros Boutros-Ghali.
Chi è Lana Nusseibeh?
Nusseibeh è figlia di Zaki Nusseibeh, un alto consigliere presidenziale emiratino che ha servito i leader del Paese per decenni. La famiglia Nusseibeh è tuttavia originaria della Palestina e vanta legami di lunga data con Gerusalemme. Sebbene il suo curriculum non sembri affatto negativo, è estremamente sospetto che la candidatura di Nusseibeh sia stata sostenuta da ferventi sostenitori statunitensi del genocidio sionista a Gaza:
Dennis Ross @AmbDennisRoss – 2:34 UTC · 23 ottobre 2026
Nessuna donna è mai stata Segretario Generale dell’ONU. È giunto il momento che lo diventi. Lana Nusseibeh, un’eccellente diplomatica degli Emirati Arabi Uniti, è ora candidata a succedere ad Antonio Guterres. È perfettamente adatta al ruolo, conoscendo bene il Sud globale e le dinamiche di competizione tra le grandi potenze.
—
Brett McGurk @brett_mcgurk – 22:38 UTC · 21 ottobre 2026
Come hanno fatto gli Emirati Arabi Uniti a diventare, secondo i dati ONU, il principale fornitore globale di aiuti umanitari a Gaza? Grazie a Lana Nusseibeh, una diplomatica che conosce tutti e sa collaborare con chiunque per raggiungere gli obiettivi prefissati. Sarebbe una scelta brillante per questo incarico, che appare quasi impossibile.
Spinti da pura avidità, gli Emirati Arabi Uniti armano e finanziano da anni criminali locali e mercenari affinché conducano una guerra in Sudan. E continuano a farlo:
Gli Emirati Arabi Uniti hanno addestrato mercenari colombiani prima di inviarli a combattere al fianco di un famigerato gruppo paramilitare nel devastante conflitto in Sudan, ha dichiarato martedì Human Rights Watch.
…
La guerra in Sudan è scoppiata il 15 aprile 2023, quando una lotta di potere tra l’esercito e le RSF (Forze di Supporto Rapido) è degenerata in scontri armati nella capitale, Khartoum, e in altre aree di questo vasto Paese dell’Africa nord-orientale.
Le RSF sono nate dalle temute milizie arabe Janjaweed, tristemente note per le atrocità commesse all’inizio degli anni 2000 contro popolazioni identificate…
A Dio spiacente ed a’ nemici sui. Dante, Inferno, III, 63
Il 21 ottobre, all’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, Matteo Zuppi ha presentato undici «schede per la conoscenza dell’islam», scritte a quattro mani con studiosi musulmani e destinate agli studenti e agli insegnanti dell’ora di Religione cattolica. Secondo Zuppi, gli italiani sarebbero ignoranti sull’islam e pieni di pregiudizi, e certi titoli di giornale «pericolosi, da islamofobia». Ecco dove la rivoluzione conciliare e sinodale ha portato don Matteo e l’elite modernista che occupa la Chiesa Cattolica: all’apostasia, alla negazione della Verità e alla promozione dell’islam e delle false religioni, mentre i cattolici hanno perso la Fede e non conoscono le basi elementari del Catechismo.
Nessun centro islamico ha mai pensato di spiegare ai propri adepti il Cattolicesimo, e trentaquattro Paesi islamici figurano fra i primi cinquanta per persecuzione dei cristiani. Giacomo Biffi, il predecessore di Zuppi sulla Cattedra di Bologna scrisse che “l’Europa o ridiventerà cristiana o diventerà musulmana”. Zuppi ha scelto, e vorrebbe che scegliessimo anche noi, bollando come pregiudizio ogni esitazione. San Giovanni da Capestrano, Crocifisso alla mano, fermò i Turchi sotto Belgrado. Non conobbe «schede» né «islamofobia»: amava i musulmani abbastanza da volerne la conversione e il Battesimo, e amava il suo popolo abbastanza da non consegnarlo ai maomettani. Questa è la Carità; quella di Zuppi è tradimento vile e abbietto. Genitori e insegnanti: vigilate su ciò che entra nelle aule dei vostri figli.
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, un breve post fotografico per aggiornarvi su ciò che è accaduto – e sta accadendo – a Piazza San Pietro. Un migliaio di cattolici che si riuniscono sotto le bandiere di Paix Liturgique e di Summorum Pontificum, che in processione si recavano a pregare nella Basilica di san Pietro, sono stati bloccati dalla sicurezza vaticana all’atezza dell’obelisco della piazza. Cioè al limite della giurisdizione vaticana rispetto a quella italiana.
Credo che siamo di fronte a un indeito storico: cattolici dichiarati, con bandiere vaticane e stendardi dall’immagine sacra sono stati impediti dal pregare nel centro della cristianità da esponenti della Chiesa.
Straordinario, no?
E ci sembra opportuno ricordare che il 6 settembre 2025 è stato concesso l’ingresso nella basilica a un pellegrinaggio di Cattolici LGBTQ…
ALEX KARP, PETER THIEL E PALANTIR: IL FILOSOFO, IL GUERRIERO E LO “STATO PROFONDO”
Introduzione
Peter Thiel e Palantir
La dottoressa Alterio prosegue il suo lavoro affrontando lo studio della persona di Peter Thiel, l’inventore e proprietario di Palantir.Tuttavia, inizia a spiegare che «“Palantir è qui per sconvolgere, per rendere le istituzioni con cui collaboriamo le migliori al mondo, e, quando necessario, per spaventare i nostri nemici, e, a volte, per ucciderli”»
(Tiziana Alterio, Padroni nell’ombra. La nuova élite ebraica che governa il mondo. Chi sono e come operano, stampato in proprio, 2025, p. 209).
Peter Thiel e il suo alter ego: Alex Karp
Ma, queste parole non sono state pronunciate da Thiel, bensì, da un suo stretto collaboratore: Alex Karp, l’8 febbraio 2025, che è il “Deus ex machina, la figura centrale nello sviluppo strategico di Palantir, co-fondatore e anche Ceo di Palantir, la più controversa società californiana al servizio dell’intelligence militare, con legami profondi con i servizi segreti di Paesi in guerra [v. Mossad, ndr]” (Ivi).
Karp è nato nel 1967 a New York ma è cresciuto a Filadelfia, suo padre era un pediatra ebreo di origini tedesche ed era molto stimato nella Comunità ebraica di Filadelfia (T. Alterio, p. 210).
La madre era un’attivista afroamericana impegnata nella battaglia dei diritti civili.
Alex Karp ha studiato Giurisprudenza all’Università di Stanford, lì nacque la sua amicizia con Peter Thiel, che allora aveva fondato soltanto PayPal non ancora Palantir.
Non è esagerato dire che i due amici assieme hanno stravolto la natura dell’innovazione tecnologica. Tuttavia, se dal punto di vista tecnologico e tecnocratico sono identici, quanto alle idee politiche, invece, nettamente opposte (T. Alterio, p. 211). Infatti, mentre Karp è un liberal e un progressista di “sinistra” che partecipa con la madre alla lotta per i diritti civili dei lavoratori e degli afroamericani e contro ogni passo dato dal conservatore Presidente Ronald Reagan; Thiel era di tendenza piuttosto libertaria, radicale di “destra”; insomma – tanto per intenderci – tra di loro vi era la differenza che in Italia passava tra un comunista dei tempi di Berlinguer e un liberal/radicale pannelliano.
Karp, Habermas e Brede
Inoltre, Karp studiò anche filosofia in Germania nei primi anni Novanta con Jurgen Habermas (uno dei “guru” della Scuola di Francoforte) e si laureò a Francoforte sul Meno nel 2002. Tuttavia, Habermas nel 2000 entrò in conflitto con Karp perché non accettava le sue idee sulla biologia e sul linguaggio. Perciò, la Tesi di dottorato di Karp fu discussa sul tema della “Aggressività nel mondo della vita e sull’antisemitismo secondario”, in cui riprendeva le teorie di Teodoro Adorno (della “prima Scuola di Francoforte” dal 1900 al 1990, che sono abbastanza diverse da quella di Habermas della “seconda Scuola di Francoforte”: anni 1980/2026) con la psicologa sociale Karola Brede (dell’Istituto Sigmund Freud), che iniziò la sua carriera universitaria nel 1967; ora è “docente emerita” all’Università Goethe di Francoforte sul Meno. Sostanzialmente è una psicoanalista di matrice freudiana, che ha studiato specialmente il tema dell’aggressività e dell’antisemitismo. Karola Brede ha polemizzato con Habermas e ha difeso Karp, avendone apprezzato soprattutto la duttilità e l’applicazione pratica delle idee filosofiche alla tecnologia che è sfociata in Palantir.
Quando morì il nonno di Alex Karp, che era un arcimiliardario, il giovane rampollo ricevette un’enorme eredità che fece cambiare direzione alla sua vita. Infatti, iniziò a investire in startup (un’impresa temporanea progettata per cercare un modello di affari ripetibile e moltiplicabile in aumento e in crescita); fu così che molti miliardari iniziarono a rivolgersi a lui investire e gestire i loro capitali, fidandosi della sua capacità investitrice.
Alex, nel 2000 fondò il “Caedmon Group” a Londra nel cuore della City. Negli anni Duemila rientra in Usa dove oramai l’innovazione tecnologica avanzava a gonfie vele e la “Silicon Valley” grazie alle sue neonate società cominciava a macinare miliardi di dollari.
Frattanto Peter Thiel aveva fondato PayPal e l’aveva già venduta a eBay nel 2002 per fondare il “Clarium Capital”, divenendo uno dei principali manager della Silicon Valley; fu così che si rincontrò col suo vecchio amico d’Università: Alex Karp.Thiel stava iniziando proprio allora a pensare come applicare l’algoritmo antifrode di PayPal in altri ambiti e specialmente in quello dell’intelligence, dell’industria bellica e sanitario/farmaceutica.
Nel 2003 si unirono il pensiero filosoficamente critico di Karp con il pragmatismo di Thiel e, a Palo Alto, in California fondarono Palantir Technologies.
Abbiamo già spiegato cosa siano le “Palantir” originarie del romanzo “Il Signore degli Anelli” di J. R. R. Tolkien, scritto tra il 1937 e il 1949; qui riassumo brevemente: esse sono delle sfere di cristallo con le quali gli Elfi osservano a distanza ogni cosa e comunicano tra di loro con la velocità del suono; purtroppo, però, nel romanzo le Palantir possono essere anche rischiose per chi le usa senza la dovuta precauzione: infatti, possono manipolare le visioni ricevute e chi le usa a sua volta può essere spiato e persino ingannato. In breve, chi se ne serve corre il rischio di corrompersi. Insomma, la conoscenza transumana, che presume di essere senza limiti, contiene in sé il rischio manipolatorio e ingannatore di un potere ambiguo.Ora, è proprio a queste pietre di Tolkien che s’ispirano Thiel e Karp per la loro “Palantir Technologies”; cioè un’ambizione prometeica o luciferina di “diventare onniscienti e onnipotenti come Dio”, come aveva suggerito il serpente infernale nell’Eden a Eva: “Eritis sicut Dii, scientes bonum et malum” (Genesi, III, 5).
Si vis bellum, para Palantir
Inoltre, “la clientela di riferimento di Palantir, da sempre è la Cia, il Pentagono, il Ministero della difesa britannico, i servizi segreti israeliani” (T. Alterio, p. 210).
Palantir è al fianco dell’Esercito statunitense nelle campagne d’Iraq e Afghanistan, essa è “la vera essenza nera dell’intelligenza artificiale applicata alla guerra e al controllo. Un sistema ove guerra e informazione sono oramai la stessa cosa: software che colpiscono, hardware che analizzano” (Tiziana Alterio, cit., p. 210).
Come si vede la “Palantir” contiene in sé l’innovazione tecnologica che le viene da Thiel e l’audacia intellettualmente luciferina che le viene da Karp, allievo di Habermas della “Scuola di Francoforte” e di Karola Brede (dell’Istituto Sigmund Freud), che rappresentano l’inizio e la maturità della Rivoluzione del Sessantotto, la quale ci sta portando verso “un Quarantotto”, ossia una guerra nucleare di scala mondiale.
Se gli inizi di Palantir Technologies furono difficili, essa tuttavia fu finanziata dalla Cia, che vide in essa uno strumento bellico e spionistico straordinariamente efficace (T. Alterio, p. 216-217).
Il 2020 è l’anno d’oro dell’Industria Palantir. Infatti, si trasferisce a Denver nel Colorado tra le Grandi Pianure e le Montagne Rocciose, il 30 settembre del medesimo anno Wall Street apre le sue porte ad essa, che era già allora valutata a circa 16 miliardi di dollari sul mercato privato, ricevendo molti altri miliardi di dollari.
Oltre alla Cia, si fecero avanti anche le “Tre Sorelle”: la “Vanguard”, la “State Street” e la “BlackRock”, che divennero le maggiori azioniste della Palantir con il rispettivo 8%, 5% e 7% delle quote azionarie. Comunque, i due fondatori mantennero il controllo della loro industria, grazie a una speciale classe di azioni fornite di super-voto (T. Alterio, p. 218).
Da allora la “Palantir” venne definita e giustamente una “killer app”, ossia una “app o applicazione informatica” mortale e assassina (p. 219).
Vecchia élite (ebraica): finanziaria e nuova élite: tecnologica
Inoltre la Palantir ha reso sempre più forte lo “Stato Profondo” o il “Deep State” che tramite la tecnocrazia tecnologica iniziava a sorpassare il potere dello Stato pubblico o politico, i cui Governi diventavano sempre più dipendenti dalla tecnocrazia, che iniziava a sorpassare anche l’alta finanza; è per questo che si parla di “nuova élite ebraica” tecnologicamente avanzata (2020/2026 …), rispetto alla “vecchia élite bancaria” che era diretta soprattutto dai Rothschild dal 1740 sino al 2000/2020.
Ora, il problema disputato è se, 1°) la “vecchia élite bancaria ebraica” (Elkann, Rothschild, Warburg, Oppenheimer, Goldschmidt, Pereira, Camondo, Stern, Kuhn, Loeb, Lehman, Goldman & Sachs …), sia stata soppiantata totalmente o solo potenziata dalla 2°) “nuova e tecnocratica élite ebraica” (Alex Karp & Peter Thiel: con Palantir; Sergey Brin & Larry Page: con Google; Mark Zuckerberg: con Meta; Sam Altman: con Open AI; Dario e Daniela Amodei: con Antrhropic; Andy Jassy: con Amazon …); un po’ come la vecchia mafia degli anni Settanta è stata rimpiazzata o solo potenziata dalla nuova degli anni Ottanta.
Vecchia e nuova élite mafiosa siciliana
Per quanto riguarda la vecchia mafia 1°) si parla comunemente delle famiglie Bontate, Inzerillo e Badalamenti di Palermo (negli anni ’60-’70); mentre 2°) la nuova mafia nata tra il 1981 e il 1983 è quella delle famiglie dei Corleonesi (dal paesino di 10 mila abitanti, Corleone, in provincia di Palermo), guidate da Totò Riina e dai palermitani: Bernardo Provenzano, da Francesco Madonia e, inoltre, da Michele Greco e dai fratelli Giuseppe e Filippo Graviano.
I magistrati che inquisirono il fenomeno della nuova mafia sono stati: Rocco Chinnici, Antonino Caponnetto, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino (cfr. Leonardo Guaranotta, C’era una volta il pool antimafia, Milano, Edizioni Zolfo, 2020;
Michele Prestipino – Salvo Palazzolo, Il codice Provenzano, Bari-Roma, Laterza, 2008, II ed. 2017;
Giovanni Falcone, Cose di Cosa Nostra, Milano, Rizzoli, 1991;
Attilio Bolzoni, Il capo dei capi, Milano, Mondadori, 1993, II ed. 2007).
In questo caso, la nuova mafia non ha perfezionato e potenziato la vecchia (come ha fatto la nuova élite ebraica), ma l’ha sterminata fisicamente e ha introdotto il traffico dell’eroina nel giro d’affari mafioso aperto dalla Sicilia agli Usa;
infatti, il traffico dell’eroina non era accettato dai vecchi mafiosi, contrari allo spaccio della droga e, perciò, essi furono uccisi – tra il 1981 e il 1983 – per far posto ai nuovi mafiosi (cfr. Salvatore Lupo, Storia della mafia. Dalle origini ai giorni nostri, Roma, Donzelli editore, 2004; John Dickie, Cosa Nostra, Bari-Roma, Laterza, 2024).
“Stato profondo” e “Stato pubblico” in Usa
«Mentre dalla Cia alle Agenzie [d’intelligence, ndr], l’Amministrazione politica o statale statunitense stravolge regole e posizioni; si va formando [dopo il 2020, ndr] uno “Stato profondo o parallelo”, irrorato da miliardi di dollari di contratti federali. Al centro di esso, oramai ci sono non più i politici, ma soprattutto i tecnocrati. Tra questi, chi ha le idee più chiare – su ciò che devono fare gli Usa per continuare a primeggiare – è il pragmatico Alex Karp, che ha ben capito che gli affari si fanno anche “fuori” l’Amministrazione federale [nello “Stato profondo / deep State”, ndr].
Inoltre, gli stessi algoritmi impiegati nelle guerriglie irakene del 1991/2003, oggi supportano le grandi industrie farmaceutiche o le più grandi banche americane» (T. Alterio, p. 220).
Insomma, giustamente, conclude Tiziana Alterio: «Palantir è il “Granfe Fratello” orwelliano del XXI secolo, è un occhio che non riposa. Anzi è un “Grande Occhio”, che non si limita ad osservare, ma connette, prevede, interpreta, intervenendo dove la casualità sembrerebbe regnare. È la regia di un controllo che non conosce riposo; il volto che non si vede, la voce che viene dal teleschermo. Palantir non ti guarda soltanto, ma ti racconta, ti scompone, ti ricostruisce, rendendo la realtà una sequenza di variabili da manipolare. Una sorveglianza che si avvicina pericolosamente al controllo totale con un livello di opacità elevato. Infatti, chi controlla? Chi viene sorvegliato? […]. Palantir lo ritroviamo negli ultimi tre eventi che hanno scosso il mondo: la pandemia Covid/19 nel 2020; la guerra in Ucraina nel 2022 e il conflitto nella Striscia di Gaza nel 2023. Eventi che hanno consolidato l’enorme potere del “Grande Fratello Palantir”» (cit., p. 223), di cui nel 1948 scrisse George Orwell nel suo romanzo distopico “1984”.Conclusione Nella prossima puntata vedremo come – anche grazie alla “nuova élite” tecnologica e non-tradizionale ma ebraica – Israele sia diventato non solo de iure ma pure de facto – dal 2020 – il “Baluardo dell’Occidente”, che va da Washington a Tel Aviv e che viene presentato dai neoconservatori americanisti come una “Entità talmudicamente superiore”. Inoltre, la “povera Vecchia Europa” non solo non è la “Magna Europa” sognata vent’anni fa da Marco Respinti (v. il settimanale “Il Domenicale”, n. 36, 3 settembre 2005) e dall’associazione neocon piacentina “Alleanza Cattolica” di cui Respinti è un militante, ma un “vaso di coccio tra due vasi di ferro”: gli Usa e la Russia. Infatti Trump, prima ci ha gettati nelle braccia di Zelensky, ci ha scagliati contro Putin e poi ha lasciato Zelensky e la “Vecchia Europa” (o meglio la “UE” di Bruxelles) in balìa di se stesse. Infine, si è accordato per avere il petrolio dalla Russia verso la quale invece ci ha fatto imporre le sanzioni e ci ha spinti quasi a dichiararle guerra. Facendo così, 1°) ha affossato almeno economicamente (per ora) l’odiatissima Europa, ancora troppo greco/romana per i Wasp, malgrado tutto il degrado che gli Usa hanno portato da noi dal 1945 da veri e propri “portatori sani”; 2°) ha distrutto la Palestina e preparato la strada alla ricostruzione del Terzo Tempio, rendendo il sionismo la Grande Israele “a mare usque ad marem”; e infine 3°) sta preparando la via al “Regno dell’Anticristo finale”.Henry Kissinger aveva ragione quando diceva tra il serio e il faceto: “Essere nemici degli Usa è pericoloso, essergli amici è letale!”.
don Curzio Nitoglia
Continua
Note
1 Michael Steinberger, Il filosofo nella Valley. Alex Karp, Palntir e l’ascesa dello Stato di sorveglianza, Roma, Foglio Edizioni, 2026.
2 Jürgen Habermas è stato l’esponente di spicco della “seconda generazione” della Scuola di Francoforte (anni Ottanta/Duemila), dopo la “prima generazione” (primi anni del Novecento e anni Settanta del Novecento): con Adorno (1903-1969), Horkheimer (1895 -1973) e Marcuse (1898-1979). Habermas è nato a Düsseldorf nel 1929 ed è morto il 14 marzo 2026. Il suo primo libro è “Storia e critica dell’opinione pubblica” del 1962. Il suo “capolavoro” è “Teoria dell’agire comunicativo” del 1981, in cui ridefinisce la razionalità non più come intellezione o comprensione della realtà, ma come capacità d’intendersi relativamente (tra soggetto parlante e soggetto che ascolta) tramite il linguaggio. Nel 2019 ha scritto una monumentale “Storia della filosofia” in cui studia soprattutto il rapporto tra Fede e ragione e le radici del pensiero europeo. Secondo lui la ragione è l’unico mezzo per difendere la democrazia dal totalitarismo e dall’oscurantismo. Egli ha rifiutato ogni forma di patriottismo basato sull’amore della “terra dei padri o Patria”; perciò è stato un accanito sostenitore della “Unione Europea” di Bruxelles, che ci sta portando verso la Terza Guerra Mondiale. Pur essendo un illuminista, laicista e filosofo della secolarizzazione, verso la fine della sua vita (“quando il corpo se frustra, l’anima se lustra” …) ha ammesso che la religione non è destinata a scomparire. Il 19 gennaio del 2004, a Monaco di Baviera, si confrontò in un dibattito pubblico e cordiale con l’allora cardinale Joseph Ratzinger sulla necessità che credenti e atei imparino a esprimersi in un linguaggio comune, accessibile e tutti imparando a dialogare con tolleranza per principio; il loro dibattito è divenuto un libro: “Dialettica della secolarizzazione. Ragione e religione in dialogo”, Friburgo di Brisgovia, Herder, 2005; tr. it., Venezia, Marsilio, 2005; Antonio De Simone, Soggetti di diritto: Il discorso filosofico-giuridico di Juergen Habermas, Udine, Mimesis, 2025.
3 “L’antisemitismo secondario” è quello biologico razzista e non teologico cristiano, nato in Germania e in Austria nel secondo dopoguerra, dunque distinto da quello degli anni Venti/Quaranta del Novecento, a causa della “shoah” (parola che significa “catastrofe” e non “olocausto” come comunemente si crede), per il quale i tedeschi non avrebbero perdonato gli ebrei per le accuse di “olocausto” e non di “catastrofe” loro rivolte, che avrebbero generato un complesso di colpa e di vergona nei Germanici.
4 Tomas Plankers – Michael Franza – Barbara Heimerl, Psychoanalyse in Frankfurt am Main: Von der Gruendug des Sigmund Freud Instituts bis alla Gegenwart, Frankfurt am Main, Brandes & Apsel Verlag, 2014.
5 Piero Ratto, I Rothschild e gli altri. Dal governo del mondo all’indebitamento delle nazioni: i segreti delle famiglie più potenti, Bologna, Arianna, 2015; Id., Rockefeller e Warburg. I grandi alleati dei Rothschild. Le famiglie più potenti della terra, Bologna, Arianna, 2019; Id., I Rothschild in Italia, Bologna, Arianna, 2020.
6 Salvatore Lupo, Storia della mafia, Roma, Donzelli, 1993, II ed., 2004; Vincenzo Ceruso, Le più potenti famiglie della mafia, Roma, Newton Compton, 2020, II ed., 2023.
7 Peter Dale Scott, The American Deep State, Lanham in Maryland, Rowman & Littlefield, 2014, II ed. 2017.
8 Giovanni Cantoni – Francesco Pappalardo, Magna Europa. L’Europa fuori dall’Europa, Crotone, D’Ettoris Editori, 2006; Oscar Sanguinetti – Pier Luigi Zoccatelli, “Costruiremo ancora cattedrali”. Per una storia delle origini di Alleanza Cattolica (1960-1974), Crotone, D’Ettoris Editori, 2022, II ed., 2023.
9 Cfr. John Kleeves, Un Paese pericoloso: Breve storia non romanzata degli Stati Uniti d’America, Cusano Milanino, SEB, 1998.
10 Cfr. Maurizio Blondet, I fanatici dell’Apocalisse. L’ultimo assalto a Gerusalemme, Rimini, Il Cerchio, III ed., 2008.
11 Cfr. Mauro Stenico, L’Anticristo. Considerazioni e ipotesi, Fornace di Trento, stampato in proprio con piattaforma Youcanprint, 2023.
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione questo articolo pubblicato da Messa in Latino, che ringraziamo per la cortesia. Ci sembra scandaloso e sbalorditivo il comportamento della Santa Sede, e del papa Leone XIV, evidentemente molto mal consigliato, nei confronti di questi fedeli cattolici. Che fra l’altro, in Paesi come la Francia, dove la frequenza alla messa è ridotta a cifre bassissime, costituiscono una testimonianza forte e costante. Nel disinteresse della gerarchia. Buona lettura e condivisione.
Il Presidente dell’Associazione Paix Liturgique, che ha dedicato una vita nella difesa della Messa di sempre, conclude con parole dirette, chiare e incisive il nostro incontro.
Prendendo le mosse dalla testimonianza di o’Reilly, ha ricordato che in Francia esistono ben cento scuole circa fondate da famiglie tradizionaliste. Creare scuole è perfino più facile che creare una cappella col consenso dei vescovi…
Passando all’esame della situazione ecclesiale, osserva il Relatore che è ben triste essere ignorati dalla gerarchia della Chiesa. Ignorati nel senso letterale: non sanno chi siamo, che cosa facciamo. Non conoscono altro che la Fraternità S. Pio X, e anche quella assai male.
Facciamo un esempio: nel 1976 un sondaggio dell’IFOP (ente ufficiale) aveva certificato che il 50% dei cattolici francesi (sia praticanti, sia non) dicevano che la Chiesa era andata troppo avanti con le riforme e il 25% circa dava ragione a Lefebvre che aveva ordinato sacerdoti senza autorizzazione. Reazione dei vescovi: nessuna,
Nel 2001 (quindi prima di Benedetto XVI) il 25% avrebbe voluto seguire la liturgia tradizionale. Solo il 10% era contrario, il resto indifferente.
Dopo il motu proprio gli stessi sondaggi, in vari paesi, riportavano una percentuale di circa un terzo che avrebbe voluto frequentare la Messa antica; e tra gli altri, l’assoluta maggioranza non era contraria ad una liberalizzazione.
Ebbene: la Chiesa ufficiale non ha mai riconosciuto questo anelito dei fedeli.
Eppure in Francia, in 50 anni, i cattolici praticanti sul totale della popolazione sono passati dal 50% al 4% (considerando chi va a Messa almeno una volta al mese); 2% chi ci va ogni settimana. I fedeli hanno ‘votato con i loro piedi’. Ma la Chiesa ufficiale se ne infischia.
Perché non spiegare queste cose al Papa? Ci abbiamo provato, tramite mons. Schneider, che ha ottenuto udienza nel dicembre scorso. Nel corso dell’incontro, parlando della Messa in San Pietro l’anno scorso, Papa Leone ha osservato: “Quella Messa è stata strumentalizzata“. Che cosa intendeva? Forse è stato infastidito dalla grande affluenza o, più ancora, dal fatto che la stampa vi abbia dato grande risalto.
E di fatto quest’anno la Messa a San Pietro è stata negata!
Anzi, notizia freschissima, non solo la Messa, ma perfino l’accesso alla basilica ci è stato interdetto, e questo senza nemmeno l’apparenza di un pretesto (che comunque sarebbe inverosimile).
Vedremo domani, che cosa succederà.
Quest’anno, ci sono pochi alti prelati al nostro convegno. Il vento non è favorevole in questi ultimi mesi ed essi sentono dove gira l’aria. Ci sono pochi vescovi con il coraggio di un Atanasio o Ilario di Poitiers…
Ma noi laici non ci facciamo certamente intimidire. Abbiamo visto momenti ben peggiori e le difficoltà, quando non addirittura le persecuzioni, sono coessenziali nella Chiesa militante.
In Francia, dopo Summorum Pontificum, ci sono state 700 domande di nuove Messe (e queste solo solo quelle recensite). Quante ne sono state ottenute? Solo una frazione. Bisogna quindi perseverare nel chiedere, insistere, combattere persino. Quaerite et invenietis, pulsate, et aperietur vobis…
Christian racconta di aver chiesto almeno dieci volte un incontro col card. Roche. Senza esito. Ai dipendenti del suo Dicastero che chiedevano la ragione della richiesta, rispondeva: per salutarlo, visto che venivo regolarmente a trovare il suo predecessore; per ricevere istruzioni e anche solo per bere un caffé insieme. Nulla: nemmeno un confronto sincero.
E’ più facile prendere la strada facile del declino, a quanto pare, che reagire e invertire il pendio.
Evidentemente, hanno paura di noi. Noi non esistiamo ufficialmente, ma facciamo paura, perché i nuovi sacerdoti e i fedeli simpatizzano per noi e non comprendono le ragioni (ché sono irrazionali e inesistenti) di impedirci di pregare come tutti i nostri avi hanno fatto.
Non sono mancate le rimostranze al Congresso quando l’amministrazione Trump ha nominato Stephen Feinberg, miliardario newyorkese, numero due del Pentagono. In precedenza, Feinberg era stato a capo di Cerberus Capital Management, società che detiene svariati interessi finanziari in aziende fornitrici del Pentagono. Dal 2018 al 2021, durante il primo mandato di Trump, ha inoltre presieduto il President’s Intelligence Advisory Board (il comitato consultivo presidenziale per l’intelligence).
Feinberg è finito al centro dell’attenzione quando il Pentagono ha investito miliardi per acquisire partecipazioni in oltre una dozzina di aziende private. Sono emersi seri timori riguardo al fatto che Feinberg stia convogliando fondi verso imprese in cui lui stesso, o la famiglia di Donald Trump, hanno degli interessi.
Le sue iniziative più recenti, tuttavia, sembrano avere poco a che fare con il mondo degli affari: appaiono piuttosto come un tentativo di creare, all’interno del Dipartimento della Difesa, un doppione della Central Intelligence Agency (CIA).
Oggi sono stati pubblicati due importanti articoli, basati su diverse “fughe di notizie” relative a questi piani. È difficile che si tratti di una coincidenza; è molto probabile che tali indiscrezioni siano state diffuse ad arte da alcune “fonti” nell’ambito di una lotta di potere tra apparati.
Il Washington Post è in prima linea:
Il Pentagono punta a creare un programma di spionaggio sotto copertura profonda per contrastare la Cina – Washington Post, 22 ottobre 2026
Lo spionaggio economico è diventato una nuova priorità per il Dipartimento della Difesa. Eppure, il Pentagono non vanta una grande esperienza nel campo dello spionaggio umano.
Secondo una mezza dozzina di persone informate sull’iniziativa, il Pentagono sta cercando di sviluppare un solido programma di spionaggio sotto copertura profonda, finalizzato a condurre una guerra economica contro la Cina e altri concorrenti degli Stati Uniti.
Questo nuovo programma di spionaggio di ultima generazione – che prevede l’impiego di agenti statunitensi sotto le spoglie di imprenditori o altri professionisti del settore privato, senza alcun legame palese con il governo americano – costituirebbe la componente segreta di una più ampia campagna di guerra economica portata avanti dal Pentagono, hanno riferito le fonti. Questo nuovo programma di spionaggio, che si avvale di agenti sotto “copertura non ufficiale” (noti come NOC, *nonofficial cover officers*), è supervisionato da Tom Rakusan – veterano della CIA con 39 anni di servizio e attuale consulente senior del vice segretario alla Difesa Steve Feinberg. A riferirlo sono fonti informate sui fatti, che hanno richiesto l’anonimato per discutere di questa delicata iniziativa.
Rakusan, ritiratosi dalla CIA nel 2021, nel 2017 aveva raggiunto la carica di vice direttore delle operazioni, diventando di fatto il principale responsabile delle attività di spionaggio dell’agenzia. In seguito, ha guidato la risposta della CIA alla campagna di interferenza russa nelle elezioni presidenziali del 2016.
Dopo aver lasciato l’agenzia, Rakusan è entrato in Cerberus Capital Management – società di *private equity* co-fondata da Feinberg – per poi seguire il miliardario al Pentagono nel 2025.
Non è chiaro perché il Pentagono senta il bisogno di infiltrare agenti in aziende straniere a fini di spionaggio economico, proprio mentre il suo compito primario dovrebbe essere quello di condurre guerre contro nemici dichiarati. Non bisogna lasciarsi sviare dal riferimento alla “Cina”: gli Stati Uniti hanno infatti una lunga esperienza nello spionaggio ai danni dei propri stessi alleati.
I piani del Pentagono sembrano essere in contrasto con la normativa vigente. La CIA, che a differenza del Pentagono è istituzionalmente dedita allo spionaggio clandestino, non ha nascosto – e a ragione – il proprio forte disappunto per questa iniziativa. Continua a leggere: Il Pentagono istituisce nuove unità per lo spionaggio economico e il sabotaggio.