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Il Vaticano e la guerra di Trump contro l’Iran

26 August 2026 at 12:55

👉 L’Iran ha un alleato inaspettato nella sua lotta contro l’amministrazione Trump in Medio Oriente e oltre: il Vaticano.

Non c’è stato un oppositore occidentale più forte della guerra contro l’Iran di Papa Leone XIV. Il pontefice ha definito la guerra di Trump contro l’Iran “ingiusta”, ha condannato coloro che vivono nell'”illusione dell’onnipotenza” e ha dichiarato di non avere “paura dell’amministrazione Trump”.

La posizione ferma del Papa ha fatto apparire il team di Trump decisamente ridicolo:

➡️ “Crociato capo”, Pete Hegseth, ha affermato che gli Stati Uniti stavano conducendo la guerra contro l’Iran “in nome di Gesù Cristo”. Ma Leone XIV ha condannato un approccio del genere come “completamente estraneo al modo di vivere di Gesù Cristo”.

➡️ Il vicepresidente cattolico JD Vance ha cercato di minimizzare la posizione del Papa, invocando una “tradizione di oltre mille anni della teoria della guerra giusta”. Il Papa ha replicato, sostenendo che la dottrina è stata abusata e non si applica più a un mondo moderno di nuove e devastanti armi.

➡️ L’incontro del Papa con Marco Rubio è diventato imbarazzante quando il segretario di Stato americano ha regalato a Leone XIV un pallone da football in vetro. “Wow. Ok”, ha risposto il pontefice, in modo conciso.

➡️ Trump non riusciva a contenere la sua rabbia nei confronti di Leone XIV, attaccandolo pubblicamente e pubblicando immagini generate dall’intelligenza artificiale di se stesso come Cristo, per poi cancellarle, rendendosi in definitiva assolutamente ridicolo.

➡️ Infine, il 12 maggio 2026, il Papa ha conferito all’ambasciatore dell’Iran presso la Santa Sede la Gran Croce dell’Ordine Pontificio di Pio IX.

Iran e Vaticano

🌏 La posizione del Papa non è affatto nuova. Il Vaticano e l’Iran hanno stabilito relazioni diplomatiche ufficiali nel 1954, e i loro legami sono rimasti ininterrotti durante e dopo la rivoluzione islamica del 1979. Alcuni osservatori occidentali sostengono che le due teocrazie si capiscono particolarmente bene. Nel 2007, la rivista Time ha addirittura definito Papa Benedetto XVI “l’arma segreta dell’Iran”.

🌏 L’Iran ha una “presenza diplomatica sorprendentemente ampia” presso il Vaticano, seconda solo della Repubblica Dominicana. Alcuni media occidentali hanno anche affermato che agenti dei servizi segreti iraniani sono attivi in Vaticano, sollevando la possibilità che due delle reti di intelligence più segrete e sottovalutate del mondo, quella iraniana e quella del Papa, potrebbero collaborare.

Iran, Vaticano e Spagna: scacchi geopolitici in 3D

🔴 Secoli di esperienza politica, reti clandestine, immense ricchezze e immensa influenza ideologica rendono il Vaticano un attore geopolitico formidabile.

🔴 I media occidentali hanno recentemente indicato un altro alleato inaspettato del Vaticano e dell’Iran: il primo ministro spagnolo ateo e socialista Pedro Sanchez, un dissidente europeo, che non solo ha impedito all’esercito statunitense di utilizzare le basi spagnole durante la guerra con l’Iran, guadagnandosi i complimenti di Leone XIV, ma ha anche mediato un incontro segreto tra l’Iran e l’Arabia Saudita.

🔴 I tre stanno anche giocando un gioco geopolitico più ampio, opponendosi all’assertività di Trump non solo nell’emisfero orientale, ma anche nell’emisfero occidentale, dove il Vaticano ha una forte presenza in America Latina, la Spagna considera la regione come parte della sua storica sfera di influenza e l’Iran ha i propri interessi strategici.

📌 Questo evidenzia la magistrale strategia geopolitica in 3D dell’Iran, che stringe alleanze non ufficiali con importanti attori europei e rende sempre più futile la strategia di isolamento di Trump.

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Il Vaticano e la guerra di Trump contro l’Iran

26 August 2026 at 12:41

[24/08/2026

Non c’è stato un oppositore occidentale più forte della guerra contro l’Iran di Papa Leone XIV. Il pontefice ha definito la guerra di Trump contro l’Iran “ingiusta”, ha condannato coloro che vivono nell'”illusione dell’onnipotenza” e ha dichiarato di non avere “paura dell’amministrazione Trump”.

La posizione ferma del Papa ha fatto apparire il team di Trump decisamente ridicolo:

➡️ “Crociato capo”, Pete Hegseth, ha affermato che gli Stati Uniti stavano conducendo la guerra contro l’Iran “in nome di Gesù Cristo”. Ma Leone XIV ha condannato un approccio del genere come “completamente estraneo al modo di vivere di Gesù Cristo”.

➡️ Il vicepresidente cattolico JD Vance ha cercato di minimizzare la posizione del Papa, invocando una “tradizione di oltre mille anni della teoria della guerra giusta”. Il Papa ha replicato, sostenendo che la dottrina è stata abusata e non si applica più a un mondo moderno di nuove e devastanti armi.

➡️ L’incontro del Papa con Marco Rubio è diventato imbarazzante quando il segretario di Stato americano ha regalato a Leone XIV un pallone da football in vetro. “Wow. Ok”, ha risposto il pontefice, in modo conciso.

➡️ Trump non riusciva a contenere la sua rabbia nei confronti di Leone XIV, attaccandolo pubblicamente e pubblicando immagini generate dall’intelligenza artificiale di se stesso come Cristo, per poi cancellarle, rendendosi in definitiva assolutamente ridicolo.

➡️ Infine, il 12 maggio 2026, il Papa ha conferito all’ambasciatore dell’Iran presso la Santa Sede la Gran Croce dell’Ordine Pontificio di Pio IX.

Iran e Vaticano

🌏 La posizione del Papa non è affatto nuova. Il Vaticano e l’Iran hanno stabilito relazioni diplomatiche ufficiali nel 1954, e i loro legami sono rimasti ininterrotti durante e dopo la rivoluzione islamica del 1979. Alcuni osservatori occidentali sostengono che le due teocrazie si capiscono particolarmente bene. Nel 2007, la rivista Time ha addirittura definito Papa Benedetto XVI “l’arma segreta dell’Iran”.

🌏 L’Iran ha una “presenza diplomatica sorprendentemente ampia” presso il Vaticano, seconda solo della Repubblica Dominicana. Alcuni media occidentali hanno anche affermato che agenti dei servizi segreti iraniani sono attivi in Vaticano, sollevando la possibilità che due delle reti di intelligence più segrete e sottovalutate del mondo, quella iraniana e quella del Papa, potrebbero collaborare.

Iran, Vaticano e Spagna: scacchi geopolitici in 3D

🔴 Secoli di esperienza politica, reti clandestine, immense ricchezze e immensa influenza ideologica rendono il Vaticano un attore geopolitico formidabile.

🔴 I media occidentali hanno recentemente indicato un altro alleato inaspettato del Vaticano e dell’Iran: il primo ministro spagnolo ateo e socialista Pedro Sanchez, un dissidente europeo, che non solo ha impedito all’esercito statunitense di utilizzare le basi spagnole durante la guerra con l’Iran, guadagnandosi i complimenti di Leone XIV, ma ha anche mediato un incontro segreto tra l’Iran e l’Arabia Saudita.

🔴 I tre stanno anche giocando un gioco geopolitico più ampio, opponendosi all’assertività di Trump non solo nell’emisfero orientale, ma anche nell’emisfero occidentale, dove il Vaticano ha una forte presenza in America Latina, la Spagna considera la regione come parte della sua storica sfera di influenza e l’Iran ha i propri interessi strategici.

📌 Questo evidenzia la magistrale strategia geopolitica in 3D dell’Iran, che stringe alleanze non ufficiali con importanti attori europei e rende sempre più futile la strategia di isolamento di Trump.

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Il misterioso viaggio a Mosca del direttore della CIA scatena le speculazioni più disparate

26 August 2026 at 08:22

Qualcosa bolle in pentola, come dimostra l’improvvisa visita a sorpresa a Mosca del direttore della CIA John Ratcliffe a bordo di un aereo da trasporto militare C-17.

Il dibattito pubblico è in fermento, con numerose ipotesi sul significato di questa visita. È opportuno, tuttavia, contestualizzare la situazione ricordando che si tratta della prima visita in Russia di un direttore della CIA dopo la fatidica visita del novembre 2021 del direttore William Burns, segnata dall’ultimo tentativo degli Stati Uniti di impedire alla Russia di lanciare la sua invasione, avvenuta poco più di due mesi dopo.

Pertanto, molti hanno giustamente attribuito grande importanza a quest’ultimo arrivo.

https://www.wsj.com/world/cia-director-john-ratcliffe-makes-surprise-trip-to-moscow-c1c68fa6

Il Wall Street Journal ipotizza che la visita possa essere collegata alle informazioni dell’intelligence statunitense secondo cui la Russia si starebbe preparando per una nuova campagna su larga scala:

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, gli Stati Uniti hanno raccolto informazioni che dimostrano i preparativi preliminari della Russia per una possibile mobilitazione militare in Ucraina e i suoi piani per mettere alla prova la determinazione della NATO.

Secondo gli analisti, Ratcliffe potrebbe incontrare il presidente russo Vladimir Putin per lanciare un avvertimento. “Potrebbe dire: ‘Sappiamo cosa stai pensando di fare, e faresti meglio a non farlo'”, ha affermato Beth Sanner, ex vicedirettrice dell’intelligence nazionale statunitense per l’integrazione delle missioni. “Potrebbe anche riguardare il cessate il fuoco con l’Iran e la possibilità di coinvolgere qualcun altro nella discussione”, ha aggiunto, precisando che Ratcliffe potrebbe anche accennare al sostegno del Cremlino all’Iran in seguito alla nuova campagna di sanzioni statunitensi contro il regime .

Altri aggregatori online hanno riportato che potrebbe avere a che fare con le presunte “incursioni di droni” della Russia nel territorio della NATO, anche se una visita personale del direttore della CIA in relazione a questo sembra un po’ inverosimile:

La visita del direttore della CIA Ratcliffe al Cremlino è stata un ultimatum in merito alle recenti incursioni di droni in territorio NATO, volto a dissuadere la Russia dall’intensificare gli attacchi su Kiev in seguito agli attacchi ucraini contro i magazzini della catena di approvvigionamento commerciale, secondo quanto riferito da un alto funzionario statunitense a Faytuks Network.

Il canale russo RVoenkor riferisce che fonti ucraine ritengono che l’incontro sia una risposta a una “importante operazione segreta” che la Russia starebbe preparando.

A Mosca si sono svolti colloqui con il direttore della CIA riguardanti un’importante operazione segreta.

  • Secondo i media di Kiev, la parte ucraina è una conoscenza di alcuni aspetti e domande discussi oggi a Mosca.
  • si tratta di un’operazione di grande importanza, la cui preparazione è avvenuta in segreto per un certo periodo. I suoi risultati potrebbero avere un impatto significativo sugli sviluppi futuri.

Che tipo di operazione potrebbe essere?

Ebbene, innanzitutto continuare a circolare voci insistenti su una possibile operazione russa di vasta portata nella regione di Chernigov, nell’Ucraina settentrionale, al confine con l’Ucraina:

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Mappatura AMK 🇳🇿
@AMK_Mapping_
Secondo le mie informazioni provenienti da fonti sia russe che ucraine, esiste la possibilità che la Russia effettui un’incursione transfrontaliera dall’oblast di Bryansk all’oblast di Chernihiv. Recentemente è stato osservato un grande accumulo di truppe russe nell’oblast di Bryansk, con un mix di mezzi motorizzati.
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8:29 · 25 agosto 2026 · 85.100 visualizzazioni
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AMK Mapping scrive:

Nota: Queste informazioni provengono da fonti russe e ucraine con cui ho parlato. Entrambi mi hanno dato il permesso di pubblicarle. Sono stati omessi i dettagli che potrebbero essere utilizzati dalla Russia o dall’Ucraina per colpire l’altra parte. Tutto ciò che è menzionato qui è già noto a entrambe le parti. Le frecce sulla mappa sono puramente illustrative.

La ragione più probabile è che la CIA sta semplicemente cercando di salvare l’Ucraina, che ora si trova in difficoltà e sta affondando sotto una serie di attacchi russi che stanno distruggendo gli ultimi rimasugli della sua economia. È per questo motivo che la scorsa settimana Stati Uniti e Ucraina avrebbero elaborato l’ennesimo piano disperato per costringere la Russia a un cessate il fuoco.

https://www.thetimes.com/world/russia-ukraine-war/article/zelensky-peace-plan-ceasefire-latest-772nnwglp

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Ran: – Le nuove sanzioni statunitensi difficilmente funzioneranno

26 August 2026 at 08:16

Visto il totale fallimento della campagna di bombardamenti israelo-americana contro l’Iran, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha trasferito il compito di rovesciare il regime iraniano dal Segretario alla Difesa Pete Hegseth al Segretario al Tesoro Scott Bessent.

Affidare questo compito a un ex conduttore televisivo a un gestore di fondi (due volte) fallito difficilmente cambierà l’esito del conflitto.

Dieci giorni fa Bessent ha preannunciato una nuova campagna economica contro l’Iran. Nonostante il tempo impiegato per definire una nuova politica, i risultati sono scarsi. Ci sono alcune nuove sanzioni contro entità iraniane che potrebbero effettivamente danneggiare l’Iran. Ma l’Iran è soggetto a sanzioni statunitensi sin dalla nascita della Repubblica Islamica nel 1979 e ci è abituato.

La principale nuova minaccia da parte degli Stati Uniti è rappresentata da sanzioni secondarie contro entità non iraniane che continuano a intrattenere rapporti commerciali con il Paese. Tuttavia, il discorso di Bessent di ieri, durato quasi otto minuti, è stato vago sulle misure concrete da adottare. Non sono stati forniti né tempistiche né scadenze.

Le ragioni sono ovvie. Qualsiasi tentativo di imporre sanzioni secondarie serie, soprattutto contro la Cina, si ritorcerà contro di esse. Bessent lo ha inavvertitamente ammesso:

Riconoscendo che una raffica di nuove sanzioni contro paesi di tutto il mondo potrebbe avere conseguenze indesiderate, Bessent ha aggiunto: “Perché dovrei voler far saltare in aria il sistema finanziario globale?”.

L’intera minaccia si è così rivelata un bluff:

L’annuncio di Bessent ha seguito uno schema già visto. Aveva passato giorni a promettere un “D-Day economico”, l’equivalente sanzionatorio dello sbarco in Normandia. Ma quando l’annuncio è finalmente arrivato, come ha detto uno dei nostri giornalisti, è stato più simile a un colpo di avvertimento.

Il governo cinese, in particolare, non condivide le sanzioni statunitensi:

“La guerra economica e le tattiche di massima pressione non contribuiscono a risolvere i problemi. Non faranno altro che alimentare ulteriormente i conflitti, innescare effetti a catena, sconvolgere l’ordine economico e finanziario globale e ledere i diritti e gli interessi di altri Paesi”, ha dichiarato Lin Jian, portavoce del Ministero degli Esteri cinese.

La priorità assoluta è allentare la tensione e tornare al più presto al dialogo e al negoziato, ha aggiunto Lin, precisando che la Cina adotterà le misure necessarie per salvaguardare con fermezza i propri legittimi diritti e interessi.

Teheran presume che questa nuova serie di sanzioni sia volta a dare agli Stati Uniti il ​​tempo di prepararsi a un nuovo attacco. Il suo vantaggio risiede nella capacità di anticiparlo:

Nel fine settimana, il capo della sicurezza iraniana ha lanciato un avvertimento, affermando che qualsiasi Paese che si unisse agli sforzi statunitensi per isolare l’Iran sarebbe “considerato da noi un nemico”. Secondo un analista di Anton, se la pressione economica dovesse aumentare, l’Iran probabilmente cercherà un modo per esercitare una nuova pressione militare sugli Stati Uniti o sui loro alleati del Golfo.

Ieri sera l’Iran ha danneggiato un’altra petroliera che aveva tentato di attraversare lo Stretto sotto protezione statunitense.

Rimangono aperte alcune domande a cui Scott Bessent non ha ancora risposto:

  • Cosa succederà dopo? Quando?
  • Dato che l’opzione militare si è rivelata inefficace, come reagiranno gli Stati Uniti quando (non se) l’Iran intensificherà le ostilità?

Pubblicato da b alle 10:41 UTC | Commenti (219)
24 agosto 2026
Guerra all’Iran: – Il Borg ammette la perdita di controllo in Medio Oriente
Almeno una parte del Borg della politica estera statunitense è giunta alla conclusione che gli Stati Uniti abbiano perso il loro ruolo primario in Medio Oriente. Sembra esserci poca volontà di riconquistare tale posizione.

Lo scopo di questo post è raccogliere queste voci.

Marc Lynch scrive su Foreign Affairs:

La fine del Medio Oriente americano – L’Iran e l’ultimo respiro di un ordine fallito (archiviato) – Foreign Affairs, settembre/ottobre 2026

Il Medio Oriente americano è finito. L’ordine regionale che ha prevalso dal 1991 è una delle tante vittime della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran. L’incapacità americana e israeliana di rovesciare il regime di Teheran ha dimostrato la bancarotta di decenni di sanzioni e violenze. L’incapacità degli Stati Uniti di proteggere i propri alleati del Golfo dagli attacchi iraniani o di mantenere aperto lo Stretto di Hormuz ha minato fatalmente il patto di sicurezza fondamentale che giustificava la rete di basi militari nella regione. E l’atteggiamento sempre più minaccioso di Israele e l’abbandono di qualsiasi pretesa di interesse a raggiungere un accordo con i palestinesi hanno posto fine alla missione decennale di Washington di unire i propri alleati arabi e Israele in una partnership di sicurezza duratura.

Ciononostante, alla fine di marzo Lynch, da interventista liberale qual è, sostiene la necessità di “diffondere ulteriormente la democrazia” in nome dei “diritti umani” in Medio Oriente. È ciò che l’istinto dei “liberali” del Partito Democratico prescrive. È il motivo per cui i Democratici, qualora tornassero al potere, probabilmente sosterrebbero un prolungamento della guerra contro l’Iran.

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Received — 25 August 2026 ⏭ Blondet & Friends

Il programma di Futuro Nazionale è ottimo

25 August 2026 at 17:02

Matteo D’Amico

” Il programma di “Futuro Nazionale” è davvero ottimo in molte sue parti, ma soprattutto nel coraggio con cui affronta i temi legati alle misure pro-life e al rispetto della legge naturale. Senza entrare nei dettagli si può dire che sono proposte molto valide quelle volte a favorire la natalità, a frenare l’aborto e la cultura della morte, a ostacolare la propaganda omosessualista e LGBT in generale, per una fiscalità che tuteli la famiglia, per una riforma del sistema bancario e creditizio, per porre un freno all’immigrazione incontrollata.

Valida anche l’idea di fondo di risvegliare un profondo spirito patriottico, di tutelare la memoria della propria identità storica e culturale rivendicando come valore la fede cattolica e, in generale, i valori sorti da due millenni di civiltà cristiana. Va tutto bene, ma ci sono anche dei problemi all’orizzonte: in primo luogo Vannacci dovrà fare i conti con l’opposizione della Conferenza Episcopale Italiana, guidata dall’ukltra-modernista e progressista cardinal Zuppi. La Chiesa cattolica è da anni guidata da una gerarchia che ha di fatto affiancato servilmente i poteri forti finanziari e ha fatto sua l’agenda ecologista e immigrazionista, strizzando l’occhio anche al mondo LGBT e femminista. Il secondo punto di domanda è il seguente:

Futuro Nazionale si ispira a valori e a una visione del mondo che sono in larga misura coerenti con la Tradizione cattolica pre-conciliare (ovvero di sempre), ma di fatto oggi la percentuale largamente maggioritaria dei cattolici praticanti (che possiamo stimare in un 15 % della popolazione) aderisce pienamente al modernismo dominante dal Concilio Vaticano II in poi.

Questi cattolici spesso (anche se non sempre) sono politicamente di sinistra e aborrono valori di “destra” e tradizionalisti. Il cattolico progressista (o catto-comunista) è istintivamente contro una visione di destra della politica ed è vicino semmai al PD e a Zuppi. Viceversa c’è una maggioranza silenziosa di persone (soprattutto nella fascia 50/65 anni) che hanno magari perso il rapporto con la pratica religiosa e coi sacramenti, ma che sono politicamente sani e perfettamente in grado di capire il messaggio di Futuro Nazionale. Mi sentirei di suggerire al generale di mantenere intatto il suo programma, ma di non enfatizzare il suo fondamento, o i suoi riferimenti religiosi. Le cose che si propone -se è sincero e se davvero è disposto a lottare per attuarle- bastano e avanzano ad affermarsi, anche lasciando implicito il riferimento alla fede cattolica e al nostro passato religioso.

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Guerra all’Iran: – La dirigenza USA ammette la perdita di controllo in Medio Oriente

25 August 2026 at 07:25

Almeno una parte della dirigenza della politica estera statunitense è giunta alla conclusione che gli Stati Uniti abbiano perso il loro ruolo primario in Medio Oriente. Sembra esserci poca volontà di riconquistare tale posizione.

Lo scopo di questo articolo è raccogliere queste voci.

Marc Lynch scrive su Foreign Affairs:

La fine del Medio Oriente americano – L’Iran e l’ultimo respiro di un ordine fallito (archiviato) – Foreign Affairs, settembre/ottobre 2026

Il Medio Oriente americano è finito. L’ordine regionale che ha prevalso dal 1991 è una delle tante vittime della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Il fallimento americano e israeliano nel rovesciare il regime di Teheran ha dimostrato la bancarotta di decenni di sanzioni e violenze. L’incapacità degli Stati Uniti di proteggere i propri alleati del Golfo dagli attacchi iraniani o di mantenere aperto lo Stretto di Hormuz ha minato fatalmente il patto di sicurezza fondamentale che giustificava la loro rete di basi militari nella regione. E l’atteggiamento sempre più minaccioso di Israele e l’abbandono di qualsiasi pretesa di interesse a raggiungere un accordo con i palestinesi hanno posto fine alla missione decennale di Washington di unire i suoi alleati arabi e Israele in una duratura partnership di sicurezza.

Ciononostante, alla fine di marzo Lynch, da interventista liberale qual è, sostiene la necessità di “diffondere ulteriormente la democrazia” in nome dei “diritti umani” in Medio Oriente. È ciò che l’istinto dei “liberali” del Partito Democratico prescrive. È il motivo per cui i Democratici, qualora tornassero al potere, probabilmente sosterrebbero un prolungamento della guerra contro l’Iran.

Sull’Atlantic, il neoconservatore Robert Kagan riflette sulle conseguenze della sconfitta degli Stati Uniti:

Iran scatenato – La potenza dominante in Medio Oriente d’ora in poi non saranno gli Stati Uniti o Israele, ma l’Iran. (Archiviato) – Atlantic, 23 agosto 2026

Per anni, l’Iran si è trovato ad affrontare un equilibrio di potere in Medio Oriente a lui sfavorevole. La regione era dominata da una superpotenza americana ostile, da un Israele dotato di armi nucleari e militarmente superiore, e da importanti attori locali – Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti – strategicamente ed economicamente allineati con gli Stati Uniti.

Oggi l’Iran si trova in una situazione completamente nuova. Si è scontrato frontalmente con la superpotenza e con Israele, ha resistito ai loro attacchi con le armi più avanzate ed è più che sopravvissuto. Di conseguenza, l’Iran, con l’aiuto americano, ha completamente riconfigurato la struttura di potere in Medio Oriente e nel Golfo Persico. La potenza dominante nella regione, d’ora in poi, sarà l’Iran, non gli Stati Uniti o Israele. I paesi confinanti si stanno già adattando a questa nuova realtà. Anche le potenze più distanti lo faranno. Per anni, il mondo ha avuto a che fare con un Iran limitato. Ora scoprirà cosa significherebbe un Iran senza freni.

Kagan afferma che l’Iran non ha bisogno di un memorandum d’intesa, né di alcun altro accordo con gli Stati Uniti. Non ha nemmeno bisogno di armi nucleari. Le sanzioni contro l’Iran non serviranno a nulla:

Il controllo dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran è uno strumento di potere più efficace di un’arma nucleare. Un’arma nucleare potrebbe scoraggiare un attacco, ma il controllo dello stretto conferisce all’Iran un’influenza quotidiana su decine di paesi. Con esso, l’Iran può ricompensare gli amici, punire i nemici, ricavare entrate, forzare l’allentamento delle sanzioni e indurre i governi a pensarci due volte prima di opporsi alle politiche iraniane. Può fare tutto questo senza sparare un colpo e mantenendo la capacità di minacciare la violenza quando necessario.

La strategia sanzionatoria che per decenni ha contribuito a isolare l’Iran si è basata sulla cooperazione internazionale. Le nazioni che dipendono dall’accesso allo stretto – Giappone e Corea del Sud, ad esempio – dovranno scegliere tra l’accesso a una fornitura energetica affidabile e la partecipazione alle sanzioni sostenute dagli Stati Uniti. Sceglieranno la solidarietà con Washington – questa Washington – a discapito dei propri interessi economici? Nel nuovo ordine che l’Iran sta creando, un regime di sanzioni globali rischia di essere insostenibile.

In un editoriale sul New York Times, Rosemary Kelanic di Defense Priorities presenta un’argomentazione economica a favore della fine del blocco contro l’Iran e della possibilità per quest’ultimo di riscuotere i pedaggi dalle navi che attraversano lo Stretto:

Lasciate che l’Iran controlli lo Stretto di Hormuz – NY Times, 24 agosto 2026

Dal punto di vista finanziario, i pedaggi di transito sono più vantaggiosi per gli Stati Uniti e per il mondo rispetto a una prolungata semi-chiusura dello Stretto. … Se la situazione di stallo a Hormuz dovesse causare un’impennata dei prezzi del petrolio, i danni economici potrebbero essere ingenti, soprattutto per gli Stati Uniti, la cui economia è molto più dipendente dal petrolio rispetto a quella di altre grandi potenze come Russia e Cina.

… Per quanto imbarazzanti sarebbero le tasse sullo Stretto di Hormuz per gli Stati Uniti e per il signor Trump personalmente, monetizzare il passaggio sicuro incoraggerebbe l’Iran a consentire il transito di quante più navi possibile, in modo da poter riscuotere maggiori pedaggi. E se l’Iran dovesse diventare dipendente dalle entrate derivanti dall’amministrazione dello stretto, chiuderlo in futuro per ragioni politiche diventerebbe più difficile.

Il generale McCaffrey (in pensione), un falco che aveva ordinato l’autostrada

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Received — 24 August 2026 ⏭ Blondet & Friends

Il Patto della Mecca è fine dell’egemonia USA in Medio Oriente

24 August 2026 at 20:42

Non penso di esagerare dicendo che questo è veramente il colpo  finalew a gli Stati Unitigli Stati Uniti: l’Arabia Saudita è appena entrata in un’alleanza simile alla NATO con il Pakistan, per cui “qualsiasi attacco a uno dei due paesi è un attacco a entrambi”.

Il simbolismo è straordinario: l’Arabia Saudita era in molti modi IL caso emblematico degli stati clienti degli Stati Uniti. Se loro non si fidano più delle garanzie di sicurezza americane, perché dovrebbero farlo gli altri? E naturalmente il fatto che questo sia realmente accaduto e non sia stato impedito dagli Stati Uniti è di per sé immensamente rivelatore. Questo ha così tante altre conseguenze che è quasi troppo da comprendere: –

Primo, significa che l’Arabia Saudita beneficia ora della deterrenza nucleare del Pakistan (e l’accordo include il nucleare: un alto funzionario saudita ha detto ad Al Jazeera che “si tratta di un accordo difensivo completo che comprende tutti i mezzi militari”, aljazeera.com/news/2025/9/17). Che significa che ora abbiamo ufficialmente due blocchi supportati dal nucleare in Medio Oriente: Stati Uniti-Israele contro Pakistan-Arabia Saudita. Inoltre, il Pakistan rifiuta esplicitamente una dottrina di “no first use” – il che significa che l’Arabia Saudita ha ora un protettore disposto a usare armi nucleari in modo preventivo. – Dato che l’81% delle importazioni di armi del Pakistan proviene dalla Cina (scmp.com/news/china/mil), significa anche che l’Arabia Saudita si è appena allineata indirettamente con il complesso militare-industriale cinese – Questo estende di fatto il Corridoio Economico Cina-Pakistan (CPEC) fino al Golfo Persico, protetto da armi nucleari pakistane e tecnologia militare cinese – creando un corridoio energetico sicuro dal Medio Oriente alla Cina che aggira completamente lo Stretto di Malacca –

Il tempismo è probabilmente tutt’altro che casuale, solo pochi giorni dopo l’attacco di Israele al Qatar, la prova ultima dell’inutilità della protezione statunitense. – Altri stati del Golfo, e probabilmente a tempo debito altri paesi “protetti” dagli Stati Uniti, esploreranno modelli comparabili nei prossimi mesi. Di fatto, questo potrebbe portare a un collasso a cascata del sistema di alleanze globali statunitense, portando a un intero nuovo sistema internazionale in cui le potenze nucleari regionali diventano fornitori di sicurezza. – Difficile vedere come questo non uccida permanentemente qualsiasi chance di normalizzazione tra Israele e Arabia Saudita: il Pakistan non riconosce Israele né e con questa alleanza i sauditi ora possono resistere alla pressione statunitense dato che non dipendono più esclusivamente da loro per la loro difesa – Mette l’India in una posizione estremamente difficile: il suo arcinemico è appena diventato il garante di sicurezza per uno dei suoi principali fornitori di energia – Questo uccide indubbiamente l’IMEC (Corridoio Economico India-Medio Oriente-Europa), la strategia di punta dell’amministrazione Biden per contrastare la Belt and Road della Cina, che avrebbe dovuto collegare l’India all’Europa via Arabia Saudita – C’è anche un aspetto monetario: questo è un altro chiodo nella bara del sistema del petrodollaro (un accordo per prezzare il petrolio esclusivamente in USD in cambio di protezione statunitense). L’Arabia Saudita è ora molto più flessibile nel prezzare il petrolio nella valuta che desidera E questo è solo ciò che è immediatamente visibile. Come parola finale: se qualcuno aveva ancora dubbi sul fatto che fossimo ora in un mondo multipolare, quel dibattito è ora chiuso per sempre. Il dominio globale americano non esiste più.

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Sui temi etici, “FUTURO NAZIONALE” (Vannacci) è il primo partito Pro-Life d’Italia

24 August 2026 at 20:28

È scritto nero su bianco sul programma. Il partito di Roberto Vannacci è il primo, completamente pro life e contrario all’ aborto.

Via le unioni civili, il matrimonio torna l’ unico istituto di coppia e le adozioni solo per le famiglie con padre e madre.
Per provare a invertire la crisi delle nascite, deroga al Patto di Stabilità europeo, che permetta di spendere in natalità prima di pensare a Green deal e riarmo.

«Il matrimonio rimane l’unico istituto di coppia, perché solo la procreazione ha rilievo pubblico», afferma Vannacci.

Il programma propone quindi l’abrogazione delle unioni civili e indica nella famiglia fondata sull’unione tra uomo e donna il modello da sostenere, con politiche fiscali e abitative, asili nido e congedi.

Futuro Nazionale è il primo partito anti abortista italiano: «L’aborto non è un diritto», le associazioni pro-vita devono entrare nei consultori. Il concepito viene ricoverato «come soggetto titolare di interessi giuridicamente tutelati» già durante la gravidanza.

Il posizionamento politico è quello del Movimento statunitense MAGA, che ha una posizione netta, a tutela della vita dal concepimento alla fine naturale, in linea con la dottrina sociale della Chiesa Cattolica.

È, dunque, un orizzonte valoriale del partito di stampo tradizionalista e conservatore. Chiaramente, il problema rimane l’ attuabilità, in un Parlamento liberale e Dem. Si tratterà di una sfida esplicita per tutti i partiti di centrodestra, che partecipano attivamente al Family Day o lo sostengono, che guarda ai Repubblicani USA, vincitori nel 2025 con un progetto assolutamente pro Life.
[24/08/2026 20:47] Maurizio Blondet: 🇷🇺 LA RUSSIA CHE PIACEVA ALL’OCCIDENTE: DEBOLE, SVENDUTA E CON GLI OLIGARCHI EBREI AL COMANDO

Cominciamo da un dettaglio che spesso viene accuratamente aggirato

SÌ: UNA PARTE MOLTO CONSISTENTE DEI GRANDI OLIGARCHI RUSSI DEGLI ANNI NOVANTA ERA DI ORIGINE EBRAICA

Non uno
Non due

Secondo la ricostruzione dello storico Yuri Slezkine, sei dei sette principali oligarchi della Russia di quegli anni avevano origini ebraiche: tra loro Boris Berezovsky, Vladimir Gusinsky, Mikhail Khodorkovsky, Mikhail Fridman, Alexander Smolensky e Petr Aven

È un dato storico

E un dato storico non diventa proibito soltanto perché qualcuno teme che possa essere utilizzato male

Ma attenzione: questo NON significa che «gli ebrei conquistarono la Russia»

Significa semplicemente che, nella ristrettissima élite economica che acquistò un potere gigantesco durante la dissoluzione dell’economia sovietica, gli uomini d’affari di origine ebraica erano fortemente sovrarappresentati

Nasconderlo sarebbe sciocco quanto trasformarlo in una teoria razziale

Il problema non era la loro religione

Il problema era IL POTERE CHE AVEVANO CONQUISTATO

E qui comincia la parte davvero interessante

Dopo il crollo dell’URSS, la Russia di Boris Eltsin fu sottoposta a una privatizzazione selvaggia

Industrie
Petrolio
Metalli
Banche
Media
Materie prime

Una quantità immensa di patrimonio pubblico passò nelle mani di pochissimi uomini

Il sistema più famoso fu quello dei “LOANS FOR SHARES”

Lo Stato russo consegnava partecipazioni in alcune delle sue aziende più preziose come garanzia di prestiti concessi dalle banche private

E adesso arriva la parte meravigliosa

Le banche che organizzavano alcune delle aste erano spesso collegate agli stessi gruppi che poi vincevano le aste

Persino il Fondo Monetario Internazionale avrebbe successivamente riconosciuto che quelle procedure furono non trasparenti, che i prezzi ottenuti erano bassissimi e che il sistema generò diffuse accuse di corruzione e clientelismo

In sei aste su dodici vinse addirittura la banca che gestiva l’asta stessa

Una roba così elegante che oggi probabilmente la chiamerebbero:

TRANSIZIONE DEMOCRATICA

E mentre milioni di russi vedevano evaporare salari, risparmi e sicurezza economica, una manciata di uomini diventava immensamente ricca

Berezovsky
Gusinsky
Khodorkovsky
Fridman
Smolensky
Potanin
Aven

La famosa oligarchia russa

Una parte predominante dei suoi uomini più noti aveva, sì, origini ebraiche

Ma la domanda politicamente importante non è:

«Di che religione erano?»

La domanda è:

COME FECERO POCHISSIMI UOMINI A PRENDERSI UNA PARTE ENORME DELLA RUSSIA?

E soprattutto:

DOV’ERA L’OCCIDENTE MENTRE ACCADEVA?

Ah già

L’occidente stava aiutando Eltsin

Nel 1996, mentre il presidente russo affrontava una rielezione tutt’altro che assicurata, l’amministrazione Clinton fece pressione sul Fondo Monetario Internazionale affinché venisse approvato un prestito da 10,2 MILIARDI DI DOLLARI alla Russia

Il Washington Post lo scrisse praticamente senza bisogno di interpreti:

quel prestito rappresentava un evidente sostegno occidentale a Eltsin alla vigilia delle elezioni

Washington voleva la prosecuzione delle «riforme»

E quali erano quelle riforme?

Quelle sotto le quali una parte enorme dell’economia russa era passata nelle mani di pochi oligarchi

Curioso

Quando la Russia vendeva i propri gioielli industriali a una frazione del loro valore, era LIBERO MERCATO

Quando gli oligarchi finanziavano la rielezione di Eltsin, era DEMOCRAZIA

Quando televisioni e giornali controllati dai grandi gruppi economici si schieravano dalla stessa parte, era PLURALISMO

Quando Washington spingeva per sostenere economicamente Eltsin alla vigilia del voto, era naturalmente soltanto AIUTO ALLA RUSSIA

Meraviglioso questo vocabolario occidentale

Poi arrivò Putin

E Putin non «cacciò gli ebrei»

Questa sarebbe una semplificazione

Fece qualcosa di molto più rilevante politicamente:

RIDUSSE IL POTERE AUTONOMO DEGLI OLIGARCHI SULLO STATO

Il messaggio fu sostanzialmente:

potete continuare a essere ricchi

Ma NON POTETE PIÙ DECIDERE CHI COMANDA AL CREMLINO

Berezovsky entrò in rotta di collisione con il nuovo potere e lasciò la Russia

Gusinsky finì all’estero

Khodorkovsky venne arrestato

Yukos fu smantellata

Altri oligarchi rimasero miliardari, purché riconoscessero che sopra il loro patrimonio esisteva nuovamente LO STATO RUSSO

E questo è il vero punto

Putin non sostituì il capitalismo con il socialismo

Non abolì gli oligarchi

Non combatté una religione

CAMBIÒ IL RAPPORTO DI FORZA FRA DENARO E POTERE POLITICO

Nella Russia di Eltsin alcuni miliardari potevano condizionare il Cremlino

Nella Russia di Putin dovevano essere i miliardari a fare i conti con il Cremlino

Una differenza piccolissima

Talmente piccola che da quel momento, guarda caso, la Russia cominciò a diventare sempre meno simpatica

Perché la Russia degli anni Novanta era perfetta

DEBOLE
INDEBITATA
PRIVATIZZATA
PERMEABILE
DIPENDENTE

E con una classe dirigente convinta che per essere accettata dell’occidente bastasse vendere abbastanza patrimonio nazionale e chiamarlo «riforma»

Quella Russia sì che piaceva

Quella sì che era «democratica»

Poi Mosca cominciò nuovamente a pretendere di decidere da sola che cosa fare del proprio Stato, delle proprie industrie e della propria politica estera

E improvvisamente iniziarono le lezioni quotidiane sulla democrazia

DEV’ESSERE STATA UNA PURA COINCIDENZA

Quindi diciamolo senza falsificare nulla:

molti dei potentissimi oligarchi che dominarono la Russia di Eltsin erano di origine ebraica

È vero

Putin spezzò il potere politico di un’oligarchia che aveva approfittato della gigantesca svendita degli anni Novanta

Ed è una storia molto più grave della favoletta etnica

Perché quella svendita non avvenne contro la volontà dell’occidente

Avvenne mentre Washington sosteneva politicamente Eltsin e applaudiva quelle “riforme”

E forse è proprio questo il particolare che oggi sarebbe meglio dimenticare

ANCHE PERCHÉ IN UCRAINA LA STORIA HA PRESO UNA PIEGA TOTALMENTE DIVERSA… MA DI QUESTO PARLEREMO UN’ALTRA VOLTA

📚 FONTI: Fondo Monetario Internazionale; Washington Post; Treccani; Yuri Slezkine, The Jewish Century; Cambridge University Press

L'articolo Sui temi etici, “FUTURO NAZIONALE” (Vannacci) è il primo partito Pro-Life d’Italia proviene da Blondet & Friends.

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