L’Europa ha bisogno di uno psichiatra. Ma di uno bravo. Da lungo tempo, ormai, soffre di mania di persecuzione e di altre malattie connesse, si sente sotto attacco, vede ombre russe dappertutto, e nei casi più gravi anche iraniane. Diciamo Europa per capirci, che forse dovremmo chiamare Neuropa, visti i suoi evidenti disturbi neurologici; in realtà parliamo della cupola che guida l’Unione Europea e alcuni dei principali stati e governi, compresi alcuni ministri della difesa. Se non volete chiamarla oligarchia o eurocrazia chiamatela governance europea. A cominciare dalla signora Ursula che la guida, è tutto un gridare All’orso! All’orso! Variante russofoba di Al lupo! Al lupo! L’ultimo attacco di psicosi e paranoia è stato quello di attribuire pure la vandalica e demente rivolta dei ragazzini nelle vie di Milano, Torino, Bologna a quella che ormai definiscono guerra ibrida; i mandanti di quegli sfasci sarebbero in Russia o nel Golfo Persico. Guerra ibrida è diventato lo slogan e il passepartout per attribuire ogni malessere, disguido, hackeraggio, rivolta che accade in Europa, al Nemico, l’ineffabile e onnipresente russo, in un remake della guerra fredda anni sessanta. L’Unione europea e i suoi tentacoli locali si sentono ormai in guerra con la Russia, vedono droni nel salotto di casa e spie russe nel proprio frigo. Certo, la mania dà buoni profitti agli impresari dell’industria bellica e ai loro terminali politici: guerra a parte, il riarmo, soprattutto per i tedeschi, è un bel business, rimette in piedi il suo settore industriale. Chi trova un nemico trova un tesoro. E se non esiste, bisogna inventarselo.
Ma il concetto di guerra ibrida e il suo uso patologico fa acqua da tutte le parti. Se si vuol dire che ci sono sommovimenti tellurici ad opera di intelligence, servizi segreti, tramite fake news, passaparola o notizie pilotate, esse appartengono al sommerso della realtà quotidiana non da oggi. E riguardano non solo i regimi autocratici ma anche quelli democratici: la manipolazione è trasversale e universale, è il retrobottega della politica, la cantina degli stati, oltre che territorio di hacker privati e di manipolazioni social. Se la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi, vale anche il contrario, e comunque c’è sempre, anche in tempo di pace, quel torrente sotterraneo e malmostoso in cui si muovono agenti manipolatori e provocatori e tanto altro. Vogliamo definirla guerra ibrida? Beh, allora è permanente e non riguarda solo il Cattivo di Turno.
(…)
Attribuire ai russi (e agli iraniani) l’esplosione di violenza vandalica nostrana o parigina, spagnola o albanese, mi pare davvero un esercizio di fantasia, malafede o paranoia.
Mai la Russia, zarista, comunista, postocominista, putiniana, ha pensato di invadere l’Europa, non rientra nella sua strategia, nei suoi interessi. E noi, anziché approfittare del disgelo di Trump con Putin e della sua revoca delle sanzioni per riattivare i rapporti commerciali e la fornitura energetica per ristabilire relazioni che a noi sono ancora più utili, necessarie, oggi più di ieri, dopo quel che è successo grazie a Trump e Netanhyau nello stretto di Hormuz, stiamo al contrario armandoci contro i russi. Siamo a un passo dalla pace, ma l’Europa accelera il passo verso la guerra. Assistiamo a una seduta terapeutica di gruppo in cui l’uno convince l’altro che siamo già in guerra con la Russia, siamo sotto attacco di Putin, vetrine incluse. Riesco a capire i timori delle repubbliche baltiche, che derivano dalla storia passata e dall’oppressione sovietica di lunghi anni; riesco a capire nei paesi confinanti con la Russia le tracce di riflessi condizionati alimentate da timori atavici. Ma quando senti la von der Leyen, alcuni leader europei occidentali, i nostri governanti, e da ultimo il prode Crosetto, attribuire tutto quel che succede di negativo in Italia, persino l’ennesima violenza di piazza (che da noi si abbatte periodicamente da sessant’anni con ciclicità scontata) alla regia russa e alla guerra spuria, allora hai solo un dubbio: che si debba chiamare lo psichiatra per certificare la grave alterazione mentale dei suddetti o se si debba chiamare la talpa per scavare quali interessi loschi si nascondono dietro e sotto una così insensata denuncia. Qualcuno ci guadagna da queste idiozie. Lucrose demenze.
In tema di Ucraina ho una domanda ingenua: ma quando l’Unione Sovietica invadeva l’Ungheria, la Cecoslovacchia, la Polonia, che poi erano Europa, come mai i nostri padri costituenti, i governanti di allora, gli statisti occidentali erano cauti a indignarsi, non rompevano le relazioni, non si dichiaravano in guerra con la Russia, non pensavano di mandare armi agli insorti e ai popoli schiacciati dai carri armati sovietici? Come mai nessuno allora si sognava di dire che oggi invadono Praga, Stettino o Budapest e domani saranno a Roma, Vienna o a Parigi, quindi dobbiamo armarci? Ci fidavamo più del regime totalitario sovietico che di Putin, nutrivamo più fiducia nella dittatura comunista rispetto all’autocrazia di Putin, o non c’importava niente delle popolazioni schiacciate e delle tante vittime? O quei predecessori nostrani erano realisti e sapevano che il mondo era stato spartito in aree e nessuno poteva cambiare gli assetti disegnati dalle potenze con le loro aree di influenza e di pertinenza? Come mai nessuno invocava il riarmo dell’Europa quando i carri armati russi erano quasi ai nostri confini, e oggi invece dobbiamo riarmarci e sfidare i russi pur sapendo di non essere competitivi sul piano militare? Era realismo geopolitico.
Anzi, visto che ci siamo, ci chiediamo cosa ha fatto l’Europa in questi ultimi anni davanti ai massacri di Gaza e alle aggressioni dei coloni, davanti alle follie di Trump in Iran e in Venezuela e un po’ ovunque? E di fatto quali sono stati i risultati del grande sostegno europeo in favore dell’Ucraina e dei suoi armamenti? In tutti questi casi l’Europa è stata irrilevante, non pervenuta, come davanti al tema dell’immigrazione o ai grandi temi geostrategici, energetici, tecnologici del nostro tempo. Quest’Europa ibrida, cioè bastarda, cosa rappresenta sullo scenario mondiale se non la caricatura di se stessa, la parodia di un continente che nulla conta in sede diplomatica e strategica? E allora vai con la guerra ibrida, bombe e cotillons, armi nucleari e assalto ai negozi griffati, aggressioni alle centrali nucleari e alle gioiellerie, manovre di guerra e saccheggi di negozi e librerie, tutta una stessa pasta. Un élite di psicopatici in divisa di guerra, di eurocoglioni armati fino ai denti.
Juan Manuel de Prada
In questi giorni in cui i demagoghi cercano di trasformare il problema dell’abitazione in
affitto nella panacea per tutti i mali che affliggono i giovani, mi è tornato in mente un
articolo preveggente di Chesterton, intitolato Sesso e proprietà, in cui avvertiva che "lo
spirito stesso del male ha maledetto le due grandi forze che hanno reso la vita poesia". Due
forze – sesso e proprietà – che sono i pilastri su cui si fonda una vita dignitosa e che erano
intimamente legate "finché l'umanità era umana, anche se pagana. Ma il fetore del
paganesimo decadente non era così forte come il fetore del cristianesimo decadente".
Entrambe le forze implicavano effettivamente la partecipazione di ogni persona a un
processo creativo che la includeva e insieme la trascendeva. In mezzo al “fetore del
cristianesimo decadente", entrambe sono state furiosamente adulterate, con il proposito di
un'ingegneria sociale il cui obiettivo finale è ciò che Clive Stapleton Lewis chiamava
l'abolizione dell'uomo.
Per citare ancora Chesterton, è stata proclamata una “religione erotica” che esalta la
lussuria e al tempo stesso proibisce la fertilità; contemporaneamente, è stato imposto un
concetto perverso di proprietà, confuso con “qualcosa che viene immediatamente
consumato, goduto e utilizzato, qualcosa che procura un piacere momentaneo e poi
scompare”. In questo modo, i due pilastri su cui si fondava una vita dignitosa vengono
contemporaneamente distrutti; l'uomo si trasforma in mero consumatore senza radici,
bulimico, alla ricerca di una gratificazione immediata dei suoi appetiti e bisogni,
rassegnandosi a un'esistenza errante, senza una casa propria e senza legami. L'affitto, che i
demagoghi propinano ai giovani come una nuova forma di redenzione, non è altro che
l'esatto equivalente di quel sesso fugace e sterile che è stato elevato a religione erotica del
capitalismo. In una società non immersa nel "fetore del cristianesimo decadente", l'affitto
sarebbe una realtà residuale, utilizzata – a parte turisti e stranieri di passaggio – solo da
persone il cui lavoro richiede continui spostamenti. Il lavoratore medio, legato a un’attività
che lo vincola alla propria terra, non desidera affittare una casa, ma piuttosto godersi la
propria abitazione con la famiglia; affittare una casa non è altro che consumarla,
partecipare a un piacere privo di prospettive future.
In questo senso, l'affitto "indefinito" (che è quello che i demagoghi offrono ai giovani che
lasciano senza casa) è una caramella doppiamente avvelenata. Perché, se da un lato
propone una vita senza radici autentiche, dall'altro cerca anche di perpetuarla. L'affitto
svuota la proprietà del suo carattere sacro e la degrada a mero bene di consumo fungibile;
è l'habitat naturale richiesto dalla religione erotica intronizzata dal capitalismo. "Mobilità
lavorativa", "flessibilità residenziale", "economia della condivisione", insomma, tutti quegli
eufemismi aberranti che il capitalismo ha inventato per mascherare la vita sterile e senza
radici che offre a una gioventù stordita, alla quale fa credere di trovarsi di fronte al
paradiso. In definitiva, sotto la maschera di una presunta emancipazione, l'affitto cela un
disegno di sterilità che impedisce la costruzione di un'eredità vitale.
Perché la proprietà, come sottolinea anche Chesterton, costruisce qualcosa di permanente:
chi possiede un campo o un giardino non solo mangia i frutti della sua terra, ma decide
anche chi li erediterà. L'affitto impone un turismo esistenziale elevato a condizione
metafisica: l'individuo attraversa la vita come un ospite perenne di un albergo
impersonale. Una vita senza proprietà non potrà mai essere un'autentica vita di comunità.
In realtà, l'affitto che i demagoghi offrono alla gioventù cretinizzata non è altro che la
proposta di sradicamento strutturale indispensabile al funzionamento del mercato
globalizzato: un lavoratore senza proprietà è un soggetto sottomesso, infinitamente
mobile, disposto a trasferirsi a seconda delle esigenze del mercato del lavoro. Chesterton
affermava nel già citato articolo, con lucida franchezza, che "il sesso diventerà per lo
schiavo un mero piacere, affinché non diventi mai potere". Lo stesso vale per la casa.
Privando i giovani della proprietà immobiliare, li si priva della loro cittadella, del loro
piccolo regno di resistenza contro il capitalismo. Alla fine, il giovane, intrappolato tra sesso
sterile e affitto perpetuo, crede di essere libero perché cambia spesso partner e codice
postale, senza rendersi conto di aver accettato la più docile condizione di servitù: quella di
chi non lascia alcuna traccia sulla terra.
( fonte www. Noticiasholisticas.com.ar – trad.
IL PERCORSO VERSO LA NUOVA GRANDE GUERRA EUROPEA NON STA RALLENTANDO (aggiornamenti vari)
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Prima che dalla giornata di domani ricominci il tran-tran sugli scontri di piazza, è bene rammentare che in questi stessi giorni, per quanto Trump stia cercando di rallentare la guerra russo-europea, il percorso verso quest’ultima sta procedendo a ritmo serrato.
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Venendo al presidente americano, abbiamo visto l’accordo sul gasolio russo da egli voluto, la parziale interruzione dei servizi Starlink all’Ucraina e, contemporaneamente, i suoi alleati Milei e Netanyahu arrivare ai ferri corti con la iper-guerrafondaia Gran Bretagna rispettivamente tramite nuova rivendicazione argentina sulle isole Falkland nonché tramite etichetta di “stato canaglia” appioppata ai britannici in ragione delle loro sanzioni contro Israele.
Le motivazioni di Trump sono tutt’altro che pacifiste e meno che meno sembrano volte – come sostiene invece la narrazione filo-trumpiana – alla creazione d’un mondo multipolare: semplicemente, la sconfitta finora inflitta dall’Iran agli americani ha messo in luce il venir meno della supremazia militare statunitense.
Così, il 30 settembre scorso, il Segretario alla Guerra Peter Hegseth ha annunciato l’avvio del Meridian Project guidato da un triumvirato corrispondente ad altrettante reti di potere: la Paypal Mafia tramite Elon Musk, i Cavalieri Neri del Dark Enlightenment tramite il fondatore di Anduril Palmer Luckley e, infine, lo stesso Partito Repubblicano tramite uno dei suoi leader storici più noti, ovvero Newt Gingrich. Il lavoro del triumvirato consterà, a detta di Hegseth, dell’ideare e progettare gli strumenti finalizzati a garantire la supremazia tecnologica degli Stati Uniti “per le guerre future”.
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Dinanzi a questi progetti trumpiani all’insegna della lungimiranza bellicista, però, gli accelerazionisti dell’Apocalisse non stanno restando con le mani in mano: la Gran Bretagna e i suoi burattini baltico-scandinavi, Friedrich Mertz con la Bundeswehr al seguito, gli apparati dell’Unione Europea e della NATO, stanno infatti procedendo dritti verso la nuova Grande Guerra Europea.
Elencando alla rinfusa, possiamo citare i seguenti fatti e segnali:
• L’esercitazione NATO nel Mar Baltico, svoltasi dal 18 al 21 agosto, simulante l’assedio all’enclave russa di Kaliningrad.
• L’esercitazione NATO Steadfast-Noon, svoltasi dal 13 al 20 ottobre anche nei cieli italiani, simulante una guerra nucleare in corso.
• L’esercitazione congiunta tra Forze Armate e Servizio Sanitario Nazionale, svolta in Gran Bretagna il 20 ottobre, per pianificare la gestione di enormi flussi di morti e feriti negli ospedali.
• In Germania, l’invio dal prossimo gennaio e da parte della Bundeswehr di circa 500.000 questionari a compilazione obbligatoria, inviati ai giovani dai 18 anni in su al fine di testarne la disponibilità ad arruolarsi.
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Se tutto questo appare come una follia in relazione all’impossibilità – anche al netto dell’arsenale nucleare britannico – che l’Europa possa vincere un confronto con la Russia, bisogna dire che tale impressione si basa su un’errata percezione in merito all’immutabilità dello scenario americano: difatti, attualmente non vi è in ballo soltanto il possibile azzoppamento politico di Trump alle elezioni di mid-term, ma anche il dato per cui già adesso il controllo di quest’ultimo sulla NATO e sui suoi meccanismi interni appare limitato. Pochi giorni fa, per esempio, l’influente esponente dell’American Foreign Policy Council Thomas Kent ha scritto sulla necessità dell’ingresso diretto della NATO nel conflitto. E questo senza contare le dichiarazioni reiteratamente bellicose dei vertici miliari dell’Alleanza, da Mark Rutte in giù.
In sostanza britannici, tedeschi e guerrafondai vari stanno scommettendo tutto sull’ipotesi che, una volta innescato il conflitto in Europa, le pressioni interne ed esterne renderanno impossibile agli Stati Uniti il perseguire una linea isolazionista o, come oggi, di mediazione diplomatica. A quel punto quella Terza Guerra Mondiale decisa dalle èlite occidentali circa quindici anni fa, si materializzerebbe davanti ai nostri occhi.
L’UE starebbe pensando di destinare 20 miliardi dai fondi non utilizzati SAFE, il piano di riarmo dei paesi europei, all’Ucraina. Questi coprirebbero una parte dei 70 miliardi richiesti da Zelensky, che si vanno ad aggiungere ai 90 già stanziati pochi mesi fa. Dal 2022, l’Europa ha mobilitato circa 380 miliardi di euro per sostenere militarmente l’Ucraina, considerando anche le spese di accoglienza dei rifugiati.
Si prospetta intanto un trilaterale ad Abu Dhabi tra Putin, Trump e Zelensky. L’ex ministro degli esteri ucraino Kuleba ha però affermato che solo quando l’Europa capirà che la Russia è il proprio nemico, che non si fermerà mai all’Ucraina, “comincerete ad affrontare il problema nel lungo periodo”.
Poi, ha sostenuto che “senza gli Stati Uniti, l’unico esercito in Europa temprato dalla battaglia sarebbe quello ucraino”. E, quindi, “fino a quando l’Ucraina e l’Europa resteranno unite”, anche se Usa, Russia e Cina troveranno un accordo, “non importerà ciò che cercheranno di decidere: potrebbero concludere un accordo senza il potere di imporlo”. Già me la immagino una guerra mondiale con UE e Ucraina contro Usa, Russia e Cina. Oltre al gas, consiglierei di limitare l’alcol.
Il presidente dell’Associazione bancaria italiana ha criticato l’ipotesi di un altro aumento della tassazione sugli istituti, affermando che “quando uno dice tassiamo le banche, significa tassiamo i risparmiatori che hanno comprato le azioni delle banche.” Ora, però, non dice anche, ad esempio, che nelle due principali banche italiane i maggiori azionisti non sono semplici “risparmiatori” ma immensi fondi stranieri. In Intesa, gli investitori istituzionali esteri arrivano al 57%, con BlackRock maggiore azionista al 6,7%. In Unicredit, gli investitori esteri arrivano all’86%, con maggiori azionisti come Blackrock (8,6%) e Capital Research (5,3%). In un sistema sano, le banche sono pubbliche e il credito è gestito per il bene comune.
Eni ha però comunicato ieri numeri record. Nei primi 9 mesi del 2026, ha fatto un utile di 6,4 miliardi (+125% rispetto ai numeri già altissimi del 2025). Con i margini alla raffinazione alle stelle, i profitti sono al top rispetto ai quali i numeri del price cap sono spiccioli.
Da gennaio, il valore azionario è infatti cresciuto del 70%. Eni ha dunque deciso per un dividendo straordinario di 1,3 miliardi. Di questi, solo il 30% andrà allo Stato. Il 46% andrà ai soliti investitori istituzionali, tra cui c’è ovviamente Blackrock al 4,6%. Stiamo quindi parlando di un trasferimento di ricchezza dalle famiglie italiane alla finanza internazionale tramite bollette. Del tipo: bello il feudalesimo, ma non ci vivrei.
La strategia delle nostre élite è ormai quella del si salvi chi può. Si accumula ricchezza e potere, in un tempo sempre più ristretto e incerto, tutto ai danni del popolo.
La democrazia è ridotta a brandelli.
Il potere economico e comunicativo è in mano ai padroni del cloud e del vapore, ben mediati dalle aziende militari.
Dobbiamo semplicemente buttare nel cesso 40 anni di stronzate neoliberali che hanno deformato le nostre civiltà, porre fine al bellicismo suicidario, e ricostruire daccapo, su idee più belle, più vere, più creative, il nostro mondo.
L’investitore laico atipico, l’imprenditore tecnologico e teologo Peter Thiel ha tenuto Nashville una serie di conferenze ancora una volta all’Anticristo. Organizzati nella Grand Lodge dei massoni del Tennessee, hanno riunito un pubblico selezionato per riflettere sulle profezie della fine dei tempi, sullo sviluppo tecnologico e sul futuro del mondo.
Nashville è la quarta tappa del tour di conferenze di Thiel sull’Anticristo. In precedenza aveva tenuto incontri simili a San Francisco, Parigi e Roma. Uno degli investitori tecnologici più influenti al mondo spiega, ancora e ancora, al suo pubblico perché il grande seduttore della fine dei tempi biblici potrebbe apparire sotto la maschera di un regolatore dell’intelligenza artificiale.
La tesi centrale di Thiel opera una completa inversione concettuale. A San Francisco già, aveva detto che l’Anticristo del XXI secolo poteva essere un luddista, qualcuno che avrebbe cercato di fermare la scienza e lo sviluppo tecnologico – per esempio, l’attivista ambientale Greta Thunberg o lo scettico dell’IA Eliezer Yudkowsky.
A Nashville, ha acuito la sua argomentazione fino a quando non ha fatto un attacco politico. Secondo le registrazioni ottenute da Politico, Thiel ha nominato Obama e Papa Leone XIV, dicendo che “sanno che l’intelligenza artificiale non è politicamente popolare e vogliono approfittarne per aumentare il proprio prestigio”. Il suo attacco al Papa è stato ancora più diretto. Secondo Thiel, il papa sta promuovendo la regolamentazione dell’IA “al fine di distogliere l’attenzione dagli scandali di abusi commessi contro i bambini all’interno della Chiesa; ha trovato nell’intelligenza artificiale un argomento politicamente popolare”.
Si tratta di un’operazione tecno-teologica ibrida che dovrebbe essere presa sul serio. Nella dottrina cristiana tradizionale della fine dei tempi, l’Anticristo è un usurpatore che si mette al posto di Cristo. Thiel respinge quasi del tutto questa rappresentazione. Nel suo racconto, l’Anticristo è un amministratore che promette di salvare la civiltà dalla guerra nucleare, dal collasso climatico e dall’intelligenza artificiale incontrollabile attraverso la governance globale. Thiel si riferisce al versetto 24 del capitolo 24 del Vangelo secondo Matteo, che mette in guardia contro i falsi profeti che eseguono grandi segni e meraviglie e cercano di indurre in errore gli eletti. La sua strategia retorica è chiara: il pericolo reale è proprio pericoloso perché non ne ha l’aspetto. Thiel afferma che l’Anticristo si presenterà come “il più intelligente di tutti”.
Ciò che rende sospetto questo argomento è la sua compatibilità con gli interessi finanziari di Thiel. La sua fortuna è molto concentrata nell’intelligenza artificiale. I prodotti di Palantir sono profondamente integrati nei sistemi militari e di intelligence, Founders Fund ha investito in innumerevoli giovani startup di intelligenza artificiale e il suo hedge fund Thiel Macro ha un portafoglio di investimenti AI valutato a 418 milioni di dollari. Se la forza che spinge per regolare l’intelligenza artificiale è davvero l’avanguardia dell’Anticristo, allora l’ostilità di Thiel a questo regolamento non è solo un apprezzamento teologico. È anche un sostegno per il suo portafoglio di investimenti. Quando un miliardario afferma che la forza che limita i suoi guadagni è uno strumento di Satana, è necessario almeno esaminare i suoi conti.
Di fronte all’Anticristo, Thiel pone come forza contraria il katechon delle epistole ai Tessalonicesi, il “restrittore” che ritarda la venuta della fine. A Nashville, ha nominato Carlo Magno e Metternich come katechon storici. Si è poi passati alla politica contemporanea: “Se l’anticomunismo era il katechon che impediva il governo mondiale unificato del comunismo, allora il neoliberismo è anti-comunismo in un mondo in cui il comunismo non esiste più”. Questa frase è il nucleo politico dell’intera conferenza. Durante la Guerra Fredda, il contenimento aveva un vero nemico esterno che legittimava il katechon politico. Dopo la fine della guerra fredda, il nemico scomparve, ma la logica del contenimento rimase. Si è rivolta a nuovi obiettivi.
L’altruismo efficace è uno di quei nuovi obiettivi. Secondo Politico, Thiel ha detto a Nashville: “La strategia dell’altruismo efficace funziona in parte perché l’Armageddon è ovviamente irreversibile. Abbiamo solo un pianeta. Su questo punto, Greta ha ragione. Non possiamo semplicemente ignorare il rischio. Ma dobbiamo anche prendere sul serio il fatto che una volta creato un governo mondiale quasi totalitario, in grado di prevenire qualsiasi scienza pericolosa, non può essere facilmente soppresso. Non ci sono precedenti nella storia umana in cui questo direttore carcerario mondiale avrebbe volontariamente rinunciato al suo potere. L’ideologia dell’altruismo efficace è stata sottoposta al lavaggio del cervello da una parte considerevole delle persone che lavorano nel campo dell’intelligenza artificiale.
Questo argomento presenta un difetto aperto. Thiel detiene chiaramente il nesso causale tra “prevenire una scienza pericolosa” e “costruire un governo mondiale totalitario”. Tuttavia, non spiega perché un accordo internazionale sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale porterebbe necessariamente a una dittatura globale. Una super-intelligence sviluppata dalle aziende americane potrebbe altrettanto bene portare allo stesso risultato. I sostenitori della regolamentazione dell’IA temono le conseguenze della traiettoria attuale, mentre altri sperano semplicemente di vedere accelerare il progresso tecnologico: questi due percorsi possono portare a una governance globale sempre più centralizzata. Thiel invoca l’assenza di precedenti in cui un tale potere avrebbe volontariamente rinunciato alla sua posizione. Tuttavia, l’assenza di precedenti non dimostra che qualcosa è inevitabile. Il passaggio dalla possibilità alla necessità è il punto più debole di tutta la conferenza, ma anche il più importante: senza di essa, l’assimilazione del regolatore all’Anticristo perde la sua urgenza.
Questo è ciò che collega la dottrina escatologica di Thiel ai suoi progetti politici più ampi. Le criptovalute decentralizzano il potere delle banche centrali. Le giovani aziende tecnologiche del settore della difesa stanno decentralizzando il potere militare dello Stato. L’esplorazione spaziale rende l’umanità una specie multiplanetaria che solo un governo non può controllare. Dal 2009, Thiel ritiene che la libertà e la democrazia non siano compatibili. Le sue lezioni sull’Anticristo costituiscono l’involucro teologico di questa convinzione. L’Anticristo non è un particolare individuo chiamato ad apparire in futuro, ma una metafora di qualsiasi struttura di governance che tenta di coordinare una risposta globale ai problemi comuni. Il cambiamento climatico è reale, la guerra nucleare è pericolosa e l’intelligenza artificiale può essere catastrofica; ma, nel pensiero di Thiel, qualsiasi tentativo di risolvere collettivamente questi problemi è un presagio dell’Anticristo.
Paolo Benanti, consigliere vaticano e fratello francescano, ha pubblicato a marzo su The Great Continent un saggio intitolato American Heresy: Should We Burn Peter Thiel? In questo testo, Benanti interpreta l’intera azione di Thiel come “un’eresia prolungata contro il consenso liberale” e la definisce come “un attacco alle fondamenta della convivenza civile, che ora considera superata”. Secondo Benanti, Thiel non è principalmente un venture capitalist o un innovatore tecnologico, ma “un teologo politico che agisce al centro dell’ecosistema della Silicon Valley”.
Anche la geografia di Nashville merita attenzione. La città è al centro dell’evangelizzazione americana pur essendo un centro tecnologico in crescita, che attira le aziende che lasciano la California. Le lezioni sono state organizzate dalla pubblicazione online locale The Pamphleteer, in collaborazione con la Meriwether Academy. Il Pamphleteer offre “prospettive regionali alternative a quelle dei media mainstream”, mentre la Meriwether Academy è una sorta di accademia maschile che cerca di “sviluppare reti di confraternite e associazioni di studio in tutti gli Stati Uniti”, con l’obiettivo finale di fondare scuole maschili basate sull’educazione classica.
Le lezioni di Thiel, tuttavia, soffrono di un problema filosofico più profondo. Ha adottato la teoria del desiderio mimetico di René Girard. Secondo esso, il desiderio umano è fondamentalmente imitativo: gli esseri umani desiderano ciò che gli altri desiderano. La società padroneggia la conseguente violenza attraverso il meccanismo del capro espiatorio. Thiel applica questo quadro alla politica tecnologica. Nella sua interpretazione, il meccanismo del capro espiatorio diventa la forma primitiva della governance globale: di fronte a una minaccia comune, la società sceglie una vittima, la sacrifica e ripristina la pace. La sua strategia di resistenza è quella di rifiutare il sacrificio. L’ironia girardiana, tuttavia, sta nel fatto che Thiel è lui stesso alla ricerca di capri espiatori. Greta Thunberg, Obama, il Papa, i sostenitori dell’altruismo efficace e i ricercatori specializzati nella sicurezza dell’intelligenza artificiale sono ritratti come minacce nella sua narrativa. Se la teoria del desiderio mimetico è corretta, dovrebbe applicarsi anche alle azioni di Thiel.
Le registrazioni delle conferenze di Nashville sono state rese pubbliche quasi immediatamente. Dopo decenni di investimenti e la consegna di donazioni politiche, Thiel sa certamente come far passare una fuga di notizie organizzata per un incidente. Il contenuto delle lezioni è forse meno importante del modo in cui è stato presentato: in uno spazio semi-pubblico, per mezzo del linguaggio teologico e di fronte a un pubblico accuratamente selezionato, sotto forma di una narrazione che assimila il regolatore della tecnologia all’Anticristo. La funzione di questa narrazione non è quella di prevedere, ma di mobilitarsi. conferisce una dimensione cosmologica a una particolare posizione politica. In questa dimensione, i regolatori non solo sbagliano: sono i seduttori della fine dei tempi. E coloro che si oppongono a loro, accelerano lo sviluppo tecnologico, decentralizzano il potere e rifiutano il sacrificio non solo cercano profitto o libertà. Stanno combattendo una lotta teologica.
È in questa escatologia tecnocapitalista che sta la vera portata delle conferenze di Thiel. Egli ridefinisce l’Anticristo in modo tale che qualsiasi forza che cerca di esercitare il potere sulla tecnologia regolandola può essere legata in quella categoria. Questa cornice è quasi inconfutabile. Se viene adottato un regolamento, è opera dell’Anticristo. Se non ci sono regolamenti, è perché il katechon continua a ostacolare. Se l’investimento di Thiel nei benefici dell’IA, questi benefici possono essere presentati come un effetto collaterale della lotta per la libertà. In questo contesto, tutte le prove puntano nella stessa direzione. Sfruttano la più antica narrazione della visione del mondo cristiana, servono gli interessi più recenti e mascherano la ricerca dell’interesse personale e la difesa dell’accelerazione tecnologica in una lotta contro il male assoluto.
La rivista *The Atlantic* esamina l’attuale ruolo della CIA nella guerra in Ucraina.
Nel 2014, subito dopo che il governo ucraino regolarmente eletto era stato rovesciato da un colpo di Stato di matrice militante di destra, la CIA ha stabilito oltre una dozzina di avamposti in Ucraina per condurre attività di agitazione e spionaggio contro la Russia.
Come si legge in un passaggio dell’articolo citato più avanti: “La CIA ha contribuito a costruire il moderno apparato di intelligence ucraino dopo l’annessione della Crimea da parte della Russia nel 2014”. L’agenzia ha addestrato una nuova generazione di spie ucraine; tra queste, la figura più nota è l’attuale capo dell’ufficio del presidente, il generale Kyrylo Budanov.
Da allora, il ruolo della CIA nel conflitto non ha fatto che rafforzarsi.
L’uomo al centro della politica profondamente contraddittoria di Trump sull’Ucraina (archiviato) – *The Atlantic*, 23 ottobre 2026
Mentre [Trump era impegnato in dispute con Zelensky], la comunità di intelligence statunitense non ha mai allentato il proprio impegno a difesa dell’Ucraina contro l’aggressione russa. Grazie alle informazioni fornite dagli Stati Uniti, l’esercito ucraino ha sferrato attacchi in profondità nel territorio russo. Inoltre, i satelliti spia statunitensi forniscono un preavviso tempestivo sull’arrivo di missili e droni. Tra il personale statunitense presente sul campo, “la CIA è in prima linea”, ha riferito un alto ufficiale in pensione che si reca frequentemente in Ucraina. Si potrebbe quasi dire che gli ucraini, con il supporto della CIA, siano diventati fin troppo abili nel colpire la Russia, almeno per i gusti di Trump.
La politica dell’amministrazione appare profondamente contraddittoria, e forse nessuno lo comprende meglio di John Ratcliffe, direttore della Central Intelligence Agency. Egli si trova a cavallo tra due mondi: da un lato consiglia un presidente costantemente in contrasto con la leadership ucraina, dall’altro dirige un’agenzia che risulta fondamentale per la guerra di sopravvivenza dell’Ucraina. Un funzionario dell’intelligence nei Paesi baltici, che lavora a stretto contatto con gli americani per contrastare l’influenza russa, mi ha riferito che – a dispetto di quanto lascerebbe intendere la retorica di Trump – le operazioni della CIA sono oggi “molto più aggressive” di quanto non lo fossero durante l’amministrazione Biden.
A prescindere da ciò che Trump dichiara sull’Ucraina, è la CIA a svolgere il lavoro sul campo e a gestire le operazioni concrete. Tuttavia, come vedremo nel punto successivo, ciò non significa che la CIA non stia seguendo le volontà del presidente.
Starlink e gli attacchi dell’Ucraina alle raffinerie russe:
Continua a leggere: Ucraina – CIA più aggressiva – Starlink e attacchi alle raffinerie – Perdite più elevate tra le fila ucraine
Pubblicato da b alle 17:16 UTC | Commenti (114)
23 ottobre 2026
Una figura che nega il genocidio candidata a un ruolo di vertice all’ONU
Mohamed bin Zayed Al Nahyan, l’autocrate al governo degli Emirati Arabi Uniti, ha candidato Lana Nusseibeh alla carica di Segretario generale delle Nazioni Unite:
La candidatura è stata presentata mercoledì dal Presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohamed bin Zayed Al Nahyan, tramite una lettera indirizzata ai presidenti dell’Assemblea generale e del Consiglio di sicurezza dell’ONU.
Nusseibeh, 48 anni, è un’ex ambasciatrice degli Emirati Arabi Uniti presso l’ONU; ha maturato oltre un decennio di esperienza nella diplomazia internazionale, ricoprendo tra l’altro un ruolo durante il mandato del Paese nel Consiglio di sicurezza nel biennio 2022-2023.
Se la sua candidatura dovesse avere successo, diventerebbe la prima donna a guidare l’ONU e la seconda persona proveniente dal Medio Oriente e dal Nord Africa a ricoprire tale incarico, dopo l’egiziano Boutros Boutros-Ghali.
Chi è Lana Nusseibeh?
Nusseibeh è figlia di Zaki Nusseibeh, un alto consigliere presidenziale emiratino che ha servito i leader del Paese per decenni. La famiglia Nusseibeh è tuttavia originaria della Palestina e vanta legami di lunga data con Gerusalemme. Sebbene il suo curriculum non sembri affatto negativo, è estremamente sospetto che la candidatura di Nusseibeh sia stata sostenuta da ferventi sostenitori statunitensi del genocidio sionista a Gaza:
Dennis Ross @AmbDennisRoss – 2:34 UTC · 23 ottobre 2026
Nessuna donna è mai stata Segretario Generale dell’ONU. È giunto il momento che lo diventi. Lana Nusseibeh, un’eccellente diplomatica degli Emirati Arabi Uniti, è ora candidata a succedere ad Antonio Guterres. È perfettamente adatta al ruolo, conoscendo bene il Sud globale e le dinamiche di competizione tra le grandi potenze.
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Brett McGurk @brett_mcgurk – 22:38 UTC · 21 ottobre 2026
Come hanno fatto gli Emirati Arabi Uniti a diventare, secondo i dati ONU, il principale fornitore globale di aiuti umanitari a Gaza? Grazie a Lana Nusseibeh, una diplomatica che conosce tutti e sa collaborare con chiunque per raggiungere gli obiettivi prefissati. Sarebbe una scelta brillante per questo incarico, che appare quasi impossibile.
Spinti da pura avidità, gli Emirati Arabi Uniti armano e finanziano da anni criminali locali e mercenari affinché conducano una guerra in Sudan. E continuano a farlo:
Gli Emirati Arabi Uniti hanno addestrato mercenari colombiani prima di inviarli a combattere al fianco di un famigerato gruppo paramilitare nel devastante conflitto in Sudan, ha dichiarato martedì Human Rights Watch.
…
La guerra in Sudan è scoppiata il 15 aprile 2023, quando una lotta di potere tra l’esercito e le RSF (Forze di Supporto Rapido) è degenerata in scontri armati nella capitale, Khartoum, e in altre aree di questo vasto Paese dell’Africa nord-orientale.
Le RSF sono nate dalle temute milizie arabe Janjaweed, tristemente note per le atrocità commesse all’inizio degli anni 2000 contro popolazioni identificate…
A Dio spiacente ed a’ nemici sui. Dante, Inferno, III, 63
Il 21 ottobre, all’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, Matteo Zuppi ha presentato undici «schede per la conoscenza dell’islam», scritte a quattro mani con studiosi musulmani e destinate agli studenti e agli insegnanti dell’ora di Religione cattolica. Secondo Zuppi, gli italiani sarebbero ignoranti sull’islam e pieni di pregiudizi, e certi titoli di giornale «pericolosi, da islamofobia». Ecco dove la rivoluzione conciliare e sinodale ha portato don Matteo e l’elite modernista che occupa la Chiesa Cattolica: all’apostasia, alla negazione della Verità e alla promozione dell’islam e delle false religioni, mentre i cattolici hanno perso la Fede e non conoscono le basi elementari del Catechismo.
Nessun centro islamico ha mai pensato di spiegare ai propri adepti il Cattolicesimo, e trentaquattro Paesi islamici figurano fra i primi cinquanta per persecuzione dei cristiani. Giacomo Biffi, il predecessore di Zuppi sulla Cattedra di Bologna scrisse che “l’Europa o ridiventerà cristiana o diventerà musulmana”. Zuppi ha scelto, e vorrebbe che scegliessimo anche noi, bollando come pregiudizio ogni esitazione. San Giovanni da Capestrano, Crocifisso alla mano, fermò i Turchi sotto Belgrado. Non conobbe «schede» né «islamofobia»: amava i musulmani abbastanza da volerne la conversione e il Battesimo, e amava il suo popolo abbastanza da non consegnarlo ai maomettani. Questa è la Carità; quella di Zuppi è tradimento vile e abbietto. Genitori e insegnanti: vigilate su ciò che entra nelle aule dei vostri figli.
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, un breve post fotografico per aggiornarvi su ciò che è accaduto – e sta accadendo – a Piazza San Pietro. Un migliaio di cattolici che si riuniscono sotto le bandiere di Paix Liturgique e di Summorum Pontificum, che in processione si recavano a pregare nella Basilica di san Pietro, sono stati bloccati dalla sicurezza vaticana all’atezza dell’obelisco della piazza. Cioè al limite della giurisdizione vaticana rispetto a quella italiana.
Credo che siamo di fronte a un indeito storico: cattolici dichiarati, con bandiere vaticane e stendardi dall’immagine sacra sono stati impediti dal pregare nel centro della cristianità da esponenti della Chiesa.
Straordinario, no?
E ci sembra opportuno ricordare che il 6 settembre 2025 è stato concesso l’ingresso nella basilica a un pellegrinaggio di Cattolici LGBTQ…
ALEX KARP, PETER THIEL E PALANTIR: IL FILOSOFO, IL GUERRIERO E LO “STATO PROFONDO”
Introduzione
Peter Thiel e Palantir
La dottoressa Alterio prosegue il suo lavoro affrontando lo studio della persona di Peter Thiel, l’inventore e proprietario di Palantir.Tuttavia, inizia a spiegare che «“Palantir è qui per sconvolgere, per rendere le istituzioni con cui collaboriamo le migliori al mondo, e, quando necessario, per spaventare i nostri nemici, e, a volte, per ucciderli”»
(Tiziana Alterio, Padroni nell’ombra. La nuova élite ebraica che governa il mondo. Chi sono e come operano, stampato in proprio, 2025, p. 209).
Peter Thiel e il suo alter ego: Alex Karp
Ma, queste parole non sono state pronunciate da Thiel, bensì, da un suo stretto collaboratore: Alex Karp, l’8 febbraio 2025, che è il “Deus ex machina, la figura centrale nello sviluppo strategico di Palantir, co-fondatore e anche Ceo di Palantir, la più controversa società californiana al servizio dell’intelligence militare, con legami profondi con i servizi segreti di Paesi in guerra [v. Mossad, ndr]” (Ivi).
Karp è nato nel 1967 a New York ma è cresciuto a Filadelfia, suo padre era un pediatra ebreo di origini tedesche ed era molto stimato nella Comunità ebraica di Filadelfia (T. Alterio, p. 210).
La madre era un’attivista afroamericana impegnata nella battaglia dei diritti civili.
Alex Karp ha studiato Giurisprudenza all’Università di Stanford, lì nacque la sua amicizia con Peter Thiel, che allora aveva fondato soltanto PayPal non ancora Palantir.
Non è esagerato dire che i due amici assieme hanno stravolto la natura dell’innovazione tecnologica. Tuttavia, se dal punto di vista tecnologico e tecnocratico sono identici, quanto alle idee politiche, invece, nettamente opposte (T. Alterio, p. 211). Infatti, mentre Karp è un liberal e un progressista di “sinistra” che partecipa con la madre alla lotta per i diritti civili dei lavoratori e degli afroamericani e contro ogni passo dato dal conservatore Presidente Ronald Reagan; Thiel era di tendenza piuttosto libertaria, radicale di “destra”; insomma – tanto per intenderci – tra di loro vi era la differenza che in Italia passava tra un comunista dei tempi di Berlinguer e un liberal/radicale pannelliano.
Karp, Habermas e Brede
Inoltre, Karp studiò anche filosofia in Germania nei primi anni Novanta con Jurgen Habermas (uno dei “guru” della Scuola di Francoforte) e si laureò a Francoforte sul Meno nel 2002. Tuttavia, Habermas nel 2000 entrò in conflitto con Karp perché non accettava le sue idee sulla biologia e sul linguaggio. Perciò, la Tesi di dottorato di Karp fu discussa sul tema della “Aggressività nel mondo della vita e sull’antisemitismo secondario”, in cui riprendeva le teorie di Teodoro Adorno (della “prima Scuola di Francoforte” dal 1900 al 1990, che sono abbastanza diverse da quella di Habermas della “seconda Scuola di Francoforte”: anni 1980/2026) con la psicologa sociale Karola Brede (dell’Istituto Sigmund Freud), che iniziò la sua carriera universitaria nel 1967; ora è “docente emerita” all’Università Goethe di Francoforte sul Meno. Sostanzialmente è una psicoanalista di matrice freudiana, che ha studiato specialmente il tema dell’aggressività e dell’antisemitismo. Karola Brede ha polemizzato con Habermas e ha difeso Karp, avendone apprezzato soprattutto la duttilità e l’applicazione pratica delle idee filosofiche alla tecnologia che è sfociata in Palantir.
Quando morì il nonno di Alex Karp, che era un arcimiliardario, il giovane rampollo ricevette un’enorme eredità che fece cambiare direzione alla sua vita. Infatti, iniziò a investire in startup (un’impresa temporanea progettata per cercare un modello di affari ripetibile e moltiplicabile in aumento e in crescita); fu così che molti miliardari iniziarono a rivolgersi a lui investire e gestire i loro capitali, fidandosi della sua capacità investitrice.
Alex, nel 2000 fondò il “Caedmon Group” a Londra nel cuore della City. Negli anni Duemila rientra in Usa dove oramai l’innovazione tecnologica avanzava a gonfie vele e la “Silicon Valley” grazie alle sue neonate società cominciava a macinare miliardi di dollari.
Frattanto Peter Thiel aveva fondato PayPal e l’aveva già venduta a eBay nel 2002 per fondare il “Clarium Capital”, divenendo uno dei principali manager della Silicon Valley; fu così che si rincontrò col suo vecchio amico d’Università: Alex Karp.Thiel stava iniziando proprio allora a pensare come applicare l’algoritmo antifrode di PayPal in altri ambiti e specialmente in quello dell’intelligence, dell’industria bellica e sanitario/farmaceutica.
Nel 2003 si unirono il pensiero filosoficamente critico di Karp con il pragmatismo di Thiel e, a Palo Alto, in California fondarono Palantir Technologies.
Abbiamo già spiegato cosa siano le “Palantir” originarie del romanzo “Il Signore degli Anelli” di J. R. R. Tolkien, scritto tra il 1937 e il 1949; qui riassumo brevemente: esse sono delle sfere di cristallo con le quali gli Elfi osservano a distanza ogni cosa e comunicano tra di loro con la velocità del suono; purtroppo, però, nel romanzo le Palantir possono essere anche rischiose per chi le usa senza la dovuta precauzione: infatti, possono manipolare le visioni ricevute e chi le usa a sua volta può essere spiato e persino ingannato. In breve, chi se ne serve corre il rischio di corrompersi. Insomma, la conoscenza transumana, che presume di essere senza limiti, contiene in sé il rischio manipolatorio e ingannatore di un potere ambiguo.Ora, è proprio a queste pietre di Tolkien che s’ispirano Thiel e Karp per la loro “Palantir Technologies”; cioè un’ambizione prometeica o luciferina di “diventare onniscienti e onnipotenti come Dio”, come aveva suggerito il serpente infernale nell’Eden a Eva: “Eritis sicut Dii, scientes bonum et malum” (Genesi, III, 5).
Si vis bellum, para Palantir
Inoltre, “la clientela di riferimento di Palantir, da sempre è la Cia, il Pentagono, il Ministero della difesa britannico, i servizi segreti israeliani” (T. Alterio, p. 210).
Palantir è al fianco dell’Esercito statunitense nelle campagne d’Iraq e Afghanistan, essa è “la vera essenza nera dell’intelligenza artificiale applicata alla guerra e al controllo. Un sistema ove guerra e informazione sono oramai la stessa cosa: software che colpiscono, hardware che analizzano” (Tiziana Alterio, cit., p. 210).
Come si vede la “Palantir” contiene in sé l’innovazione tecnologica che le viene da Thiel e l’audacia intellettualmente luciferina che le viene da Karp, allievo di Habermas della “Scuola di Francoforte” e di Karola Brede (dell’Istituto Sigmund Freud), che rappresentano l’inizio e la maturità della Rivoluzione del Sessantotto, la quale ci sta portando verso “un Quarantotto”, ossia una guerra nucleare di scala mondiale.
Se gli inizi di Palantir Technologies furono difficili, essa tuttavia fu finanziata dalla Cia, che vide in essa uno strumento bellico e spionistico straordinariamente efficace (T. Alterio, p. 216-217).
Il 2020 è l’anno d’oro dell’Industria Palantir. Infatti, si trasferisce a Denver nel Colorado tra le Grandi Pianure e le Montagne Rocciose, il 30 settembre del medesimo anno Wall Street apre le sue porte ad essa, che era già allora valutata a circa 16 miliardi di dollari sul mercato privato, ricevendo molti altri miliardi di dollari.
Oltre alla Cia, si fecero avanti anche le “Tre Sorelle”: la “Vanguard”, la “State Street” e la “BlackRock”, che divennero le maggiori azioniste della Palantir con il rispettivo 8%, 5% e 7% delle quote azionarie. Comunque, i due fondatori mantennero il controllo della loro industria, grazie a una speciale classe di azioni fornite di super-voto (T. Alterio, p. 218).
Da allora la “Palantir” venne definita e giustamente una “killer app”, ossia una “app o applicazione informatica” mortale e assassina (p. 219).
Vecchia élite (ebraica): finanziaria e nuova élite: tecnologica
Inoltre la Palantir ha reso sempre più forte lo “Stato Profondo” o il “Deep State” che tramite la tecnocrazia tecnologica iniziava a sorpassare il potere dello Stato pubblico o politico, i cui Governi diventavano sempre più dipendenti dalla tecnocrazia, che iniziava a sorpassare anche l’alta finanza; è per questo che si parla di “nuova élite ebraica” tecnologicamente avanzata (2020/2026 …), rispetto alla “vecchia élite bancaria” che era diretta soprattutto dai Rothschild dal 1740 sino al 2000/2020.
Ora, il problema disputato è se, 1°) la “vecchia élite bancaria ebraica” (Elkann, Rothschild, Warburg, Oppenheimer, Goldschmidt, Pereira, Camondo, Stern, Kuhn, Loeb, Lehman, Goldman & Sachs …), sia stata soppiantata totalmente o solo potenziata dalla 2°) “nuova e tecnocratica élite ebraica” (Alex Karp & Peter Thiel: con Palantir; Sergey Brin & Larry Page: con Google; Mark Zuckerberg: con Meta; Sam Altman: con Open AI; Dario e Daniela Amodei: con Antrhropic; Andy Jassy: con Amazon …); un po’ come la vecchia mafia degli anni Settanta è stata rimpiazzata o solo potenziata dalla nuova degli anni Ottanta.
Vecchia e nuova élite mafiosa siciliana
Per quanto riguarda la vecchia mafia 1°) si parla comunemente delle famiglie Bontate, Inzerillo e Badalamenti di Palermo (negli anni ’60-’70); mentre 2°) la nuova mafia nata tra il 1981 e il 1983 è quella delle famiglie dei Corleonesi (dal paesino di 10 mila abitanti, Corleone, in provincia di Palermo), guidate da Totò Riina e dai palermitani: Bernardo Provenzano, da Francesco Madonia e, inoltre, da Michele Greco e dai fratelli Giuseppe e Filippo Graviano.
I magistrati che inquisirono il fenomeno della nuova mafia sono stati: Rocco Chinnici, Antonino Caponnetto, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino (cfr. Leonardo Guaranotta, C’era una volta il pool antimafia, Milano, Edizioni Zolfo, 2020;
Michele Prestipino – Salvo Palazzolo, Il codice Provenzano, Bari-Roma, Laterza, 2008, II ed. 2017;
Giovanni Falcone, Cose di Cosa Nostra, Milano, Rizzoli, 1991;
Attilio Bolzoni, Il capo dei capi, Milano, Mondadori, 1993, II ed. 2007).
In questo caso, la nuova mafia non ha perfezionato e potenziato la vecchia (come ha fatto la nuova élite ebraica), ma l’ha sterminata fisicamente e ha introdotto il traffico dell’eroina nel giro d’affari mafioso aperto dalla Sicilia agli Usa;
infatti, il traffico dell’eroina non era accettato dai vecchi mafiosi, contrari allo spaccio della droga e, perciò, essi furono uccisi – tra il 1981 e il 1983 – per far posto ai nuovi mafiosi (cfr. Salvatore Lupo, Storia della mafia. Dalle origini ai giorni nostri, Roma, Donzelli editore, 2004; John Dickie, Cosa Nostra, Bari-Roma, Laterza, 2024).
“Stato profondo” e “Stato pubblico” in Usa
«Mentre dalla Cia alle Agenzie [d’intelligence, ndr], l’Amministrazione politica o statale statunitense stravolge regole e posizioni; si va formando [dopo il 2020, ndr] uno “Stato profondo o parallelo”, irrorato da miliardi di dollari di contratti federali. Al centro di esso, oramai ci sono non più i politici, ma soprattutto i tecnocrati. Tra questi, chi ha le idee più chiare – su ciò che devono fare gli Usa per continuare a primeggiare – è il pragmatico Alex Karp, che ha ben capito che gli affari si fanno anche “fuori” l’Amministrazione federale [nello “Stato profondo / deep State”, ndr].
Inoltre, gli stessi algoritmi impiegati nelle guerriglie irakene del 1991/2003, oggi supportano le grandi industrie farmaceutiche o le più grandi banche americane» (T. Alterio, p. 220).
Insomma, giustamente, conclude Tiziana Alterio: «Palantir è il “Granfe Fratello” orwelliano del XXI secolo, è un occhio che non riposa. Anzi è un “Grande Occhio”, che non si limita ad osservare, ma connette, prevede, interpreta, intervenendo dove la casualità sembrerebbe regnare. È la regia di un controllo che non conosce riposo; il volto che non si vede, la voce che viene dal teleschermo. Palantir non ti guarda soltanto, ma ti racconta, ti scompone, ti ricostruisce, rendendo la realtà una sequenza di variabili da manipolare. Una sorveglianza che si avvicina pericolosamente al controllo totale con un livello di opacità elevato. Infatti, chi controlla? Chi viene sorvegliato? […]. Palantir lo ritroviamo negli ultimi tre eventi che hanno scosso il mondo: la pandemia Covid/19 nel 2020; la guerra in Ucraina nel 2022 e il conflitto nella Striscia di Gaza nel 2023. Eventi che hanno consolidato l’enorme potere del “Grande Fratello Palantir”» (cit., p. 223), di cui nel 1948 scrisse George Orwell nel suo romanzo distopico “1984”.Conclusione Nella prossima puntata vedremo come – anche grazie alla “nuova élite” tecnologica e non-tradizionale ma ebraica – Israele sia diventato non solo de iure ma pure de facto – dal 2020 – il “Baluardo dell’Occidente”, che va da Washington a Tel Aviv e che viene presentato dai neoconservatori americanisti come una “Entità talmudicamente superiore”. Inoltre, la “povera Vecchia Europa” non solo non è la “Magna Europa” sognata vent’anni fa da Marco Respinti (v. il settimanale “Il Domenicale”, n. 36, 3 settembre 2005) e dall’associazione neocon piacentina “Alleanza Cattolica” di cui Respinti è un militante, ma un “vaso di coccio tra due vasi di ferro”: gli Usa e la Russia. Infatti Trump, prima ci ha gettati nelle braccia di Zelensky, ci ha scagliati contro Putin e poi ha lasciato Zelensky e la “Vecchia Europa” (o meglio la “UE” di Bruxelles) in balìa di se stesse. Infine, si è accordato per avere il petrolio dalla Russia verso la quale invece ci ha fatto imporre le sanzioni e ci ha spinti quasi a dichiararle guerra. Facendo così, 1°) ha affossato almeno economicamente (per ora) l’odiatissima Europa, ancora troppo greco/romana per i Wasp, malgrado tutto il degrado che gli Usa hanno portato da noi dal 1945 da veri e propri “portatori sani”; 2°) ha distrutto la Palestina e preparato la strada alla ricostruzione del Terzo Tempio, rendendo il sionismo la Grande Israele “a mare usque ad marem”; e infine 3°) sta preparando la via al “Regno dell’Anticristo finale”.Henry Kissinger aveva ragione quando diceva tra il serio e il faceto: “Essere nemici degli Usa è pericoloso, essergli amici è letale!”.
don Curzio Nitoglia
Continua
Note
1 Michael Steinberger, Il filosofo nella Valley. Alex Karp, Palntir e l’ascesa dello Stato di sorveglianza, Roma, Foglio Edizioni, 2026.
2 Jürgen Habermas è stato l’esponente di spicco della “seconda generazione” della Scuola di Francoforte (anni Ottanta/Duemila), dopo la “prima generazione” (primi anni del Novecento e anni Settanta del Novecento): con Adorno (1903-1969), Horkheimer (1895 -1973) e Marcuse (1898-1979). Habermas è nato a Düsseldorf nel 1929 ed è morto il 14 marzo 2026. Il suo primo libro è “Storia e critica dell’opinione pubblica” del 1962. Il suo “capolavoro” è “Teoria dell’agire comunicativo” del 1981, in cui ridefinisce la razionalità non più come intellezione o comprensione della realtà, ma come capacità d’intendersi relativamente (tra soggetto parlante e soggetto che ascolta) tramite il linguaggio. Nel 2019 ha scritto una monumentale “Storia della filosofia” in cui studia soprattutto il rapporto tra Fede e ragione e le radici del pensiero europeo. Secondo lui la ragione è l’unico mezzo per difendere la democrazia dal totalitarismo e dall’oscurantismo. Egli ha rifiutato ogni forma di patriottismo basato sull’amore della “terra dei padri o Patria”; perciò è stato un accanito sostenitore della “Unione Europea” di Bruxelles, che ci sta portando verso la Terza Guerra Mondiale. Pur essendo un illuminista, laicista e filosofo della secolarizzazione, verso la fine della sua vita (“quando il corpo se frustra, l’anima se lustra” …) ha ammesso che la religione non è destinata a scomparire. Il 19 gennaio del 2004, a Monaco di Baviera, si confrontò in un dibattito pubblico e cordiale con l’allora cardinale Joseph Ratzinger sulla necessità che credenti e atei imparino a esprimersi in un linguaggio comune, accessibile e tutti imparando a dialogare con tolleranza per principio; il loro dibattito è divenuto un libro: “Dialettica della secolarizzazione. Ragione e religione in dialogo”, Friburgo di Brisgovia, Herder, 2005; tr. it., Venezia, Marsilio, 2005; Antonio De Simone, Soggetti di diritto: Il discorso filosofico-giuridico di Juergen Habermas, Udine, Mimesis, 2025.
3 “L’antisemitismo secondario” è quello biologico razzista e non teologico cristiano, nato in Germania e in Austria nel secondo dopoguerra, dunque distinto da quello degli anni Venti/Quaranta del Novecento, a causa della “shoah” (parola che significa “catastrofe” e non “olocausto” come comunemente si crede), per il quale i tedeschi non avrebbero perdonato gli ebrei per le accuse di “olocausto” e non di “catastrofe” loro rivolte, che avrebbero generato un complesso di colpa e di vergona nei Germanici.
4 Tomas Plankers – Michael Franza – Barbara Heimerl, Psychoanalyse in Frankfurt am Main: Von der Gruendug des Sigmund Freud Instituts bis alla Gegenwart, Frankfurt am Main, Brandes & Apsel Verlag, 2014.
5 Piero Ratto, I Rothschild e gli altri. Dal governo del mondo all’indebitamento delle nazioni: i segreti delle famiglie più potenti, Bologna, Arianna, 2015; Id., Rockefeller e Warburg. I grandi alleati dei Rothschild. Le famiglie più potenti della terra, Bologna, Arianna, 2019; Id., I Rothschild in Italia, Bologna, Arianna, 2020.
6 Salvatore Lupo, Storia della mafia, Roma, Donzelli, 1993, II ed., 2004; Vincenzo Ceruso, Le più potenti famiglie della mafia, Roma, Newton Compton, 2020, II ed., 2023.
7 Peter Dale Scott, The American Deep State, Lanham in Maryland, Rowman & Littlefield, 2014, II ed. 2017.
8 Giovanni Cantoni – Francesco Pappalardo, Magna Europa. L’Europa fuori dall’Europa, Crotone, D’Ettoris Editori, 2006; Oscar Sanguinetti – Pier Luigi Zoccatelli, “Costruiremo ancora cattedrali”. Per una storia delle origini di Alleanza Cattolica (1960-1974), Crotone, D’Ettoris Editori, 2022, II ed., 2023.
9 Cfr. John Kleeves, Un Paese pericoloso: Breve storia non romanzata degli Stati Uniti d’America, Cusano Milanino, SEB, 1998.
10 Cfr. Maurizio Blondet, I fanatici dell’Apocalisse. L’ultimo assalto a Gerusalemme, Rimini, Il Cerchio, III ed., 2008.
11 Cfr. Mauro Stenico, L’Anticristo. Considerazioni e ipotesi, Fornace di Trento, stampato in proprio con piattaforma Youcanprint, 2023.
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione questo articolo pubblicato da Messa in Latino, che ringraziamo per la cortesia. Ci sembra scandaloso e sbalorditivo il comportamento della Santa Sede, e del papa Leone XIV, evidentemente molto mal consigliato, nei confronti di questi fedeli cattolici. Che fra l’altro, in Paesi come la Francia, dove la frequenza alla messa è ridotta a cifre bassissime, costituiscono una testimonianza forte e costante. Nel disinteresse della gerarchia. Buona lettura e condivisione.
Il Presidente dell’Associazione Paix Liturgique, che ha dedicato una vita nella difesa della Messa di sempre, conclude con parole dirette, chiare e incisive il nostro incontro.
Prendendo le mosse dalla testimonianza di o’Reilly, ha ricordato che in Francia esistono ben cento scuole circa fondate da famiglie tradizionaliste. Creare scuole è perfino più facile che creare una cappella col consenso dei vescovi…
Passando all’esame della situazione ecclesiale, osserva il Relatore che è ben triste essere ignorati dalla gerarchia della Chiesa. Ignorati nel senso letterale: non sanno chi siamo, che cosa facciamo. Non conoscono altro che la Fraternità S. Pio X, e anche quella assai male.
Facciamo un esempio: nel 1976 un sondaggio dell’IFOP (ente ufficiale) aveva certificato che il 50% dei cattolici francesi (sia praticanti, sia non) dicevano che la Chiesa era andata troppo avanti con le riforme e il 25% circa dava ragione a Lefebvre che aveva ordinato sacerdoti senza autorizzazione. Reazione dei vescovi: nessuna,
Nel 2001 (quindi prima di Benedetto XVI) il 25% avrebbe voluto seguire la liturgia tradizionale. Solo il 10% era contrario, il resto indifferente.
Dopo il motu proprio gli stessi sondaggi, in vari paesi, riportavano una percentuale di circa un terzo che avrebbe voluto frequentare la Messa antica; e tra gli altri, l’assoluta maggioranza non era contraria ad una liberalizzazione.
Ebbene: la Chiesa ufficiale non ha mai riconosciuto questo anelito dei fedeli.
Eppure in Francia, in 50 anni, i cattolici praticanti sul totale della popolazione sono passati dal 50% al 4% (considerando chi va a Messa almeno una volta al mese); 2% chi ci va ogni settimana. I fedeli hanno ‘votato con i loro piedi’. Ma la Chiesa ufficiale se ne infischia.
Perché non spiegare queste cose al Papa? Ci abbiamo provato, tramite mons. Schneider, che ha ottenuto udienza nel dicembre scorso. Nel corso dell’incontro, parlando della Messa in San Pietro l’anno scorso, Papa Leone ha osservato: “Quella Messa è stata strumentalizzata“. Che cosa intendeva? Forse è stato infastidito dalla grande affluenza o, più ancora, dal fatto che la stampa vi abbia dato grande risalto.
E di fatto quest’anno la Messa a San Pietro è stata negata!
Anzi, notizia freschissima, non solo la Messa, ma perfino l’accesso alla basilica ci è stato interdetto, e questo senza nemmeno l’apparenza di un pretesto (che comunque sarebbe inverosimile).
Vedremo domani, che cosa succederà.
Quest’anno, ci sono pochi alti prelati al nostro convegno. Il vento non è favorevole in questi ultimi mesi ed essi sentono dove gira l’aria. Ci sono pochi vescovi con il coraggio di un Atanasio o Ilario di Poitiers…
Ma noi laici non ci facciamo certamente intimidire. Abbiamo visto momenti ben peggiori e le difficoltà, quando non addirittura le persecuzioni, sono coessenziali nella Chiesa militante.
In Francia, dopo Summorum Pontificum, ci sono state 700 domande di nuove Messe (e queste solo solo quelle recensite). Quante ne sono state ottenute? Solo una frazione. Bisogna quindi perseverare nel chiedere, insistere, combattere persino. Quaerite et invenietis, pulsate, et aperietur vobis…
Christian racconta di aver chiesto almeno dieci volte un incontro col card. Roche. Senza esito. Ai dipendenti del suo Dicastero che chiedevano la ragione della richiesta, rispondeva: per salutarlo, visto che venivo regolarmente a trovare il suo predecessore; per ricevere istruzioni e anche solo per bere un caffé insieme. Nulla: nemmeno un confronto sincero.
E’ più facile prendere la strada facile del declino, a quanto pare, che reagire e invertire il pendio.
Evidentemente, hanno paura di noi. Noi non esistiamo ufficialmente, ma facciamo paura, perché i nuovi sacerdoti e i fedeli simpatizzano per noi e non comprendono le ragioni (ché sono irrazionali e inesistenti) di impedirci di pregare come tutti i nostri avi hanno fatto.
Non sono mancate le rimostranze al Congresso quando l’amministrazione Trump ha nominato Stephen Feinberg, miliardario newyorkese, numero due del Pentagono. In precedenza, Feinberg era stato a capo di Cerberus Capital Management, società che detiene svariati interessi finanziari in aziende fornitrici del Pentagono. Dal 2018 al 2021, durante il primo mandato di Trump, ha inoltre presieduto il President’s Intelligence Advisory Board (il comitato consultivo presidenziale per l’intelligence).
Feinberg è finito al centro dell’attenzione quando il Pentagono ha investito miliardi per acquisire partecipazioni in oltre una dozzina di aziende private. Sono emersi seri timori riguardo al fatto che Feinberg stia convogliando fondi verso imprese in cui lui stesso, o la famiglia di Donald Trump, hanno degli interessi.
Le sue iniziative più recenti, tuttavia, sembrano avere poco a che fare con il mondo degli affari: appaiono piuttosto come un tentativo di creare, all’interno del Dipartimento della Difesa, un doppione della Central Intelligence Agency (CIA).
Oggi sono stati pubblicati due importanti articoli, basati su diverse “fughe di notizie” relative a questi piani. È difficile che si tratti di una coincidenza; è molto probabile che tali indiscrezioni siano state diffuse ad arte da alcune “fonti” nell’ambito di una lotta di potere tra apparati.
Il Washington Post è in prima linea:
Il Pentagono punta a creare un programma di spionaggio sotto copertura profonda per contrastare la Cina – Washington Post, 22 ottobre 2026
Lo spionaggio economico è diventato una nuova priorità per il Dipartimento della Difesa. Eppure, il Pentagono non vanta una grande esperienza nel campo dello spionaggio umano.
Secondo una mezza dozzina di persone informate sull’iniziativa, il Pentagono sta cercando di sviluppare un solido programma di spionaggio sotto copertura profonda, finalizzato a condurre una guerra economica contro la Cina e altri concorrenti degli Stati Uniti.
Questo nuovo programma di spionaggio di ultima generazione – che prevede l’impiego di agenti statunitensi sotto le spoglie di imprenditori o altri professionisti del settore privato, senza alcun legame palese con il governo americano – costituirebbe la componente segreta di una più ampia campagna di guerra economica portata avanti dal Pentagono, hanno riferito le fonti. Questo nuovo programma di spionaggio, che si avvale di agenti sotto “copertura non ufficiale” (noti come NOC, *nonofficial cover officers*), è supervisionato da Tom Rakusan – veterano della CIA con 39 anni di servizio e attuale consulente senior del vice segretario alla Difesa Steve Feinberg. A riferirlo sono fonti informate sui fatti, che hanno richiesto l’anonimato per discutere di questa delicata iniziativa.
Rakusan, ritiratosi dalla CIA nel 2021, nel 2017 aveva raggiunto la carica di vice direttore delle operazioni, diventando di fatto il principale responsabile delle attività di spionaggio dell’agenzia. In seguito, ha guidato la risposta della CIA alla campagna di interferenza russa nelle elezioni presidenziali del 2016.
Dopo aver lasciato l’agenzia, Rakusan è entrato in Cerberus Capital Management – società di *private equity* co-fondata da Feinberg – per poi seguire il miliardario al Pentagono nel 2025.
Non è chiaro perché il Pentagono senta il bisogno di infiltrare agenti in aziende straniere a fini di spionaggio economico, proprio mentre il suo compito primario dovrebbe essere quello di condurre guerre contro nemici dichiarati. Non bisogna lasciarsi sviare dal riferimento alla “Cina”: gli Stati Uniti hanno infatti una lunga esperienza nello spionaggio ai danni dei propri stessi alleati.
I piani del Pentagono sembrano essere in contrasto con la normativa vigente. La CIA, che a differenza del Pentagono è istituzionalmente dedita allo spionaggio clandestino, non ha nascosto – e a ragione – il proprio forte disappunto per questa iniziativa. Continua a leggere: Il Pentagono istituisce nuove unità per lo spionaggio economico e il sabotaggio.
Cosa è e cosa rappresenta il quotidiano Repubblica. Non è un giornale.
Fin dalla fondazione è stato un partito, una corrente, un ambiente.
1976, Eugenio Scalfari. Non fonda un quotidiano di cronaca, fonda il giornale del compromesso storico che non si fa, del PCI che diventa socialdemocrazia, della borghesia colta che non vuole più votare DC ma non vuole nemmeno la rivoluzione e il socialismo.
Finanziato all’inizio da De Benedetti e Caracciolo, poi solo De Benedetti. Quindi fin da subito rappresenta la grande industria del Nord che vuole una sinistra moderna, non operaia.
Il blocco sociale che ci sta dietro è preciso:
Magistratura e alta burocrazia romana.* Repubblica è sempre stata il megafono del pool di Mani Pulite, poi del CSM, dei procuratori. Un rapporto simbiotico.
Università e mondo culturale di sinistra.* La Sapienza, il mondo editoriale, il cinema, i grandi nomi progressisti. Scalfari li chiamava “i miei professori”.
Alta borghesia illuminata di Milano e Torino.* Quella che vota PD ma ha i soldi in borsa, che è per i diritti civili ma anche per l’Europa e i mercati. De Benedetti prima, Elkann/Agnelli oggi.
Quirinale e Farnesina. Più che il governo, Repubblica rappresenta lo Stato permanente. La linea atlantista, europeista, istituzionale. Non a caso ha sostenuto tutti i presidenti della Repubblica da Napolitano in poi, e tutti i governi tecnici da Ciampi a Draghi.
Mondo ONG, terzo settore, fondazioni. L’ecosistema che gira intorno al PD e ai centri culturali.
Non è mai stata popolare. Non è mai stata operaia o sindacale, anche quando sosteneva la CGIL.
Dal 2020 la proprietà è passata a Exor degli Agnelli. Direttore Maurizio Molinari prima, Mario Orfeo ora. Ma la linea è rimasta quella: partito della continuità repubblicana, garante che qualunque governo, anche di destra, resti dentro i tre perimetri: euro, NATO, magistratura.
Per questo Repubblica è un intero blocco sociale: quello che in Italia ha vinto dopo il ’92, dopo Tangentopoli, e che considera se stesso la Repubblica stessa, non solo un suo giornale.
È il giornale dell’establishment, dello stato profondo. Ancora prima della trasformazione in PD era diventato il giornale di riferimento della base del PCI che aveva sostituito la lettura de l’Unità con Repubblica, lasciando fallire il proprio organo di partito.
Un caso unico in cui il padronato si è messo a capo della classe operaia.
George Mosse avrebbe parlato di nazionalizzazione delle masse, o meglio di istituzionalizzazione delle masse. Masse che poi avrebbero sostenuto la privatizzazione della cosa pubblica.
E cosa hanno sostenuto, quelle masse istituzionalizzate?
La fine della scala mobile con l’accordo Confindustria, CGIL CISL UIL, governo nel ’92. La Legge Amato-Carli 1990-93 con cui le banche pubbliche diventano S.p.A. e le popolari smettono di essere territorio e diventano mercato. Il Testo Unico Bancario 1993 di Ciampi: la banca può fare tutto, è banca universale. Non solo prestiti a famiglie e imprese, ma speculazione, derivati, borsa. È la fine della separazione fra banca e finanza che c’era dal ’36.
Per entrare nei parametri di Maastricht occorre fare sangue.
Le privatizzazioni IRI. Non solo per fare cassa. Smantellata l’industria di Stato che faceva da argine: ENI, ENEL, Telecom, Autostrade, Aeroporti, Alitalia. Telecom va a Colaninno con debiti, poi a Tronchetti – modello di finanza comprata a debito. La Borsa diventa centro del potere. OPA, scalate, fondi.
Poi la seconda mazzata. Monti e dintorni. Arriva la Troika senza chiamarla Troika.
Pareggio di bilancio in Costituzione, votato quasi da tutti. È impossibile fare deficit. È Maastricht dentro la Costituzione. Fiscal Compact: occorre scendere verso il 60% di debito, tagliando 40-50 miliardi l’anno per 20 anni.
Riforma Fornero 2011. Riforma del lavoro Fornero e poi Jobs Act 2014. Art. 18 cancellato, licenziamento facile, precarietà strutturale. Il lavoratore diventa variabile di aggiustamento del mercato finanziario.
Basilea 2 e 3. Le banche non possono più prestare come prima. Una BCC per prestare 100.000 euro a un artigiano deve accantonare capitale come se fosse un derivato. Risultato: credito alle PMI crollato, 100.000 imprese chiuse tra 2012-2015.
Riforma delle Popolari e delle BCC del governo Renzi. Popolari sopra 8 miliardi devono diventare S.p.A. BCC obbligate a entrare in due holding controllate dalla BCE. Fine del credito territoriale.
Bail-in 2016. Se la banca fallisce, paga il cliente: azionisti, obbligazionisti, correntisti sopra 100k. Banca Etruria, Marche, ecc. La gente scopre che la banca non è più cassaforte.
Privatizzazione del risparmio. PIR, fondi, spinta a portare i 1.400 miliardi degli italiani dalle banche ai mercati. Perché la finanza ha bisogno di masse.
Lo schema è perfetto: prima tolgono la protezione sul salario con la scala mobile, poi sulla pensione con Dini-Fornero, poi sul posto di lavoro con art.18 e Jobs Act, poi sul conto in banca con prelievo e bail-in, poi sulla tua banca locale con Basilea e riforma BCC.
L’Italia è passata da essere un paese con una politica industriale con IRI, ENI, banche pubbliche e scala mobile, dove il profitto restava ancorato al territorio e al lavoro, a un paese dominato dalla finanza speculativa, dove dal ’92 in poi non si produce più per guadagnare ma si guadagna comprando a debito ciò che era già stato costruito da altri, trasformando Telecom, Autostrade, le banche e le case in rendite, e Repubblica è stata il giornale che ha fatto accettare questa espropriazione alla sua stessa base operaia raccontandola come modernizzazione, Europa e fine delle ideologie.
Nell’ambito dell’approccio ieropolitico alle relazioni internazionali che sto attualmente sviluppando [1], analizzo i discorsi politici contemporanei che attingono a concezioni religiose o sacre per posizionarsi all’interno dello scontro contemporaneo tra potenze.
In questa prospettiva, traduco e pubblico qui un articolo che mi sembra fondamentale per chiarire le prospettive contemporanee della geopolitica sacra e dell’escatologia politica.
Questo testo, pubblicato in Russia nel marzo 2026, è purtroppo ancora di grande attualità, ma soprattutto, restituisce alla guerra che Israele e gli Stati Uniti stanno conducendo contro l’Iran la sua vera dimensione teopolitica. Al di là persino della geopolitica, questo articolo costituisce una vera e propria bussola spirituale in questi tempi turbolenti che stiamo vivendo, poiché riporta, in modo limpido, i principi evangelici al centro degli scontri in corso.
L’autore è Mikhail Yakushev, dottore in scienze storiche e ricercatore principale presso l’Istituto di studi orientali dell’Accademia delle scienze della Russia.
In questo saggio, egli analizza il simbolismo mitico e teologico impiegato e dispiegato da Israele e dagli Stati Uniti nella loro guerra di aggressione contro l’Iran.
Ma, soprattutto, ci ricorda i mezzi che il Signore e i suoi apostoli, con il loro sacrificio, ci hanno donato per resistere e tenere duro, in ogni epoca, di fronte ai tiranni e al loro signore, il «Principe di questo mondo»: fede, carità, speranza e vigilanza spirituale (nepsis – νῆψις).
Ciò che è significativo nell’ambito delle nostre ricerche è che non si tratta qui di un semplice articolo di opinione: questo testo è stato scritto da un eminente professore russo, rispettato e ascoltato per i suoi lavori in Russia, ma anche molto influente all’interno dei circoli conservatori ortodossi. Questo testo getta così luce sul nostro lavoro sulla ieropolitica e sul modo in cui i discorsi sulle fini ultime e sul sacro sono diventati imprescindibili nella geopolitica contemporanea. Ma soprattutto, questo testo ci ricorda come il cristiano e il musulmano possano e debbano resistere al «leone ruggente» contro il quale l’apostolo Pietro ci ha messo in guardia, fin dai tempi apostolici:
«Siate sobri, vegliate. Il vostro avversario, il diavolo, si aggira come un leone ruggente, cercando chi divorare. Resistetegli con fede salda, sapendo che le stesse sofferenze sono inflitte ai vostri fratelli nel mondo.» (1 Pt 5, 8-9, trad. Louis Segond)
Il 28 febbraio 2026, Israele, di concerto con gli Stati Uniti, ha lanciato attacchi massicci contro l’Iran. Fin dal primo giorno, nella capitale sono stati uccisi la guida spirituale del Paese, l’ayatollah Ali Khamenei, e la sua famiglia, oltre a 168 studentesse di età compresa tra gli 8 e i 12 anni e numerosi civili. Questi attacchi non provocati, riportati dai media israeliani, sono stati immediatamente definiti «preventivi» e «anticipatori» dai principali media internazionali, rivelando così il loro sostegno a una delle parti in questo conflitto regionale di lunga data. Oltre agli obiettivi iraniani, Israele ha attaccato le postazioni di Hezbollah, organizzazione sciita alleata dell’Iran, nel Libano meridionale e a Beirut, in preparazione di un’operazione terrestre. Sebbene questa aggressione militare fosse un’azione congiunta, Tel Aviv e Washington perseguivano ciascuna i propri obiettivi, come traspare chiaramente dalle denominazioni intimidatorie utilizzate per designare tali operazioni. Mentre Israele scatenava il suo «Ruggito del Leone», gli Stati Uniti lanciavano la loro «Furia Epica» contro l’Iran. Il nuovo nome dato da Israele al proprio piano segnava la seconda fase dell’operazione dell’estate precedente, battezzata «Leone in ascesa» (Lion Ascendant). Inoltre, secondo il primo ministro Netanyahu, «sognava questo attacco da quarant’anni», riferendosi all’attacco congiunto con gli Stati Uniti. Lo considerava un preludio alla fase finale dello storico scontro con l’Iran, una vendetta per la cattività babilonese e per le aspre critiche mosse dai leader iraniani nei confronti della politica provocatoria del regime sionista nella regione e nel mondo. Per giustificare la sua aggressione, il primo ministro israeliano ha riesumato l’ l’argomento, vecchio di diversi decenni, secondo cui Teheran sarebbe pronta a dotarsi a breve dell’arma nucleare e a usarla contro Israele. Oltre a questa affermazione trita e falsa, Netanyahu ha ritenuto con arroganza del tutto appropriato, dopo l’assassinio dell’ayatollah Ali Khamenei e delle studentesse, invitare il «coraggioso popolo iraniano» a ribellarsi contro il «regime terroristico sanguinario» degli ayatollah.
Questo appello testimonia la limitata «comprensione» che Netanyahu e la sua squadra hanno dei sentimenti che regnavano nelle strade iraniane dopo il primo giorno dell’operazione. Se, durante la guerra dei dodici giorni del giugno 2025, gli Stati Uniti avevano battezzato la loro operazione «Midnight Hammer», questa volta il presidente Trump ha dovuto scegliere tra venti nomi che gli erano stati proposti. Il più altisonante e intimidatorio era «Epic Fury». Questo termine specifico si traduce facilmente e fedelmente in tutte le lingue straniere. L’Iran, vittima di un attacco non provocato, ha mantenuto la denominazione dell’anno precedente per la propria operazione, senza cercare di intimidire nessuno né di strumentalizzare la situazione. Il nome «Vera Promessa» dato dall’Iran indica chiaramente che la sua risposta agli aggressori rientra in un piano in più fasi, elaborato a partire dal 2024. Secondo tale piano, in risposta agli attacchi «decapitanti» contro i leader iraniani, l’Assemblea degli esperti deve nominare rapidamente nuovi leader per sostituire quelli caduti, nemici giurati di Israele e degli Stati Uniti. Teheran non nasconde di essersi inizialmente preparata a uno scontro di lunga durata e intensificherà i propri attacchi se l’aggressione israelo-americana dovesse proseguire. L’Iran non ha scatenato la guerra, ma secondo i funzionari iraniani sarà proprio l’Iran a determinarne l’esito. Per Teheran, un esito accettabile della guerra iniziata da Netanyahu non può essere altro che la caduta del suo governo e il crollo del sistema politico israeliano. Non è da escludere che la «vera promessa» dell’Iran diventi l’impegno finale e decisivo di Teheran a rispondere agli aggressori con tutta la sua forza, poiché la guerra attuale riveste un’importanza esistenziale, se non addirittura determinante per il destino dell’Iran. Si tratta di una questione di vita o di morte per la nazione. L’elezione da parte dell’Assemblea degli Esperti del figlio della guida spirituale assassinata, Mojtaba Khamenei, è stata una spiacevole sorpresa per gli Stati Uniti e per lo stesso Trump, che aveva pubblicamente dichiarato la necessità di eliminare fisicamente l’ayatollah Ali Khamenei. È stato uno schiaffo sonoro sferrato dall’Assemblea degli Esperti a Trump e Netanyahu! Fin dall’inizio delle ostilità, i media di tutto il mondo hanno concentrato la loro attenzione sugli attacchi e sui danni inflitti dalle parti belligeranti. La risposta inaspettata e potente di Teheran ha seminato confusione alla Casa Bianca riguardo agli scopi e agli obiettivi dell’operazione. È strano che in Occidente nessuno abbia condannato con fermezza le azioni aggressive di Israele e degli Stati Uniti, che, alla luce del diritto internazionale e di tutti gli altri criteri, rientrano nella categoria dei crimini di guerra. Inoltre, i paesi arabi, dopo una riunione notturna, hanno pubblicato una dichiarazione in cui condannavano le azioni dell’Iran, senza menzionare nemmeno una volta il ruolo degli Stati Uniti e di Israele come istigatori delle violenze. Ufficialmente, Washington giustifica la propria partecipazione con ragioni militari e con la protezione dei propri cittadini. Tuttavia, la forte coincidenza tra l’inizio dell’operazione e la pubblicazione degli scandalosi «Dossier Epstein» suggerisce che l’agenda politica interna statunitense abbia svolto un ruolo importante nella decisione del presidente Trump di unirsi al rischioso piano di Netanyahu. Il mondo ha assistito con orrore alla sanguinosa attuazione della volontà del «Principe di questo mondo» attraverso l’astuzia del suo intelletto diabolico (Giovanni 14:30). È lui che regna sovrano là dove il denaro, la dissolutezza e la sete di potere la fanno da padroni. Per quanto riguarda la giustificazione ideologica dell’operazione israelo-americana, basata sulla mitologia giudaico-biblica e greco-romana antica, il segretario alla Guerra americano, Pete Hegseth, crociato convinto e sionista cristiano [1], decise di aggiungervi un appello cristiano invitando gli americani a «inginocchiarsi ogni giorno, in famiglia, nelle scuole, nei templi, e a pregare nel nome di Gesù Cristo» per la vittoria nell’operazione «Epic Fury» e per la sicurezza dei loro soldati.
Nel momento in cui gli eserciti americano e israeliano sganciavano migliaia di bombe su un Paese a maggioranza sciita, l’appello del segretario alla Guerra, lanciato durante il mese sacro del Ramadan e della Quaresima, non passò inosservato ai musulmani del Medio Oriente. Ecco perché l’amministrazione americana teme di andare troppo oltre nei confronti della umma islamica, osservando con apprensione come le bombe e i razzi distruggano i beni civili dei musulmani sciiti pacifici durante il loro digiuno diurno (Al-Sawm) e la loro preghiera notturna (Al-Iftar), trasformando potenzialmente questa lotta circoscritta in un conflitto mondiale tra cristiani e musulmani.
Le Furie scatenano la loro vendetta.
La domanda è: cosa ha spinto gli israeliani e gli americani a scegliere nomi così intimidatori per le loro operazioni?
Se si considera questa terminologia come una scelta stilistica, si possono tracciare diversi parallelismi letterari interessanti con il contenuto dell’epopea di Virgilio, «L’Eneide» . Questo confronto permette di constatare come la retorica militare moderna possa, in modo involontario, fare eco ai temi classici di un’opera epica incentrata sull’ira, sul destino e sull’instaurazione di un nuovo ordine.
Nel libro VII dell’Eneide, l’eroina principale del poema, la dea suprema Giunone (Era nella mitologia greca), invoca le forze malvagie degli Inferi (Ade), scatenando sui Troiani un potere malvagio sotto forma di Alecto, una delle tre Furie (dee della vendetta)
[3]. Giunone evoca la Furia Alecto per scatenare una guerra tra i Troiani di Enea e le tribù italiche. È Alecto ad alimentare la furia della regina Amata e del re Turno, provocando un conflitto sanguinoso.
Si può qui tracciare un parallelo con l’operazione militare in corso: se si considera la «Furia epica» in questo contesto, il suo nome può essere interpretato metaforicamente non come una semplice «rabbia sfrenata», ma come lo scatenarsi deliberato di una forza distruttiva (simile ad Alecto) al fine di trasformare radicalmente l’ordine costituito (in un contesto moderno ambientato in Medio Oriente).
La trama dell’Eneide ruota attorno alla missione di Enea che, spinto dal destino, è destinato a fondare una nuova città (Roma) dopo la distruzione di Troia.
Si delinea un parallelo con la retorica americana: nelle sue dichiarazioni, il presidente americano Donald Trump ha definito l’operazione una «nobile missione» volta a «proteggere il popolo americano » ed eliminare la «minaccia di un regime brutale». Ciò fa eco al senso del dovere di Enea e all’inevitabilità dell’azione, in cui il leader si fa carico di un pesante fardello (le perdite militari) per il futuro («lo facciamo per il futuro»). Proprio come Enea lascia Troia in rovina per costruire Roma, la retorica americana mira a smantellare l’attuale regime per consentire al popolo iraniano di «prendere in mano il proprio destino» e di costruire una «Nuova Teheran» sulle rovine dell’antica capitale.
Il nome «Furia epica» può anche essere associato agli epiteti che accompagnano i protagonisti delle epopee antiche. Fin dall’inizio dell’Eneide, Virgilio espone il conflitto centrale del poema, evocando «l’indimenticabile ira della feroce Giunone» (saevae memorem Iunonis ob iram). L’ira degli dei o degli eroi in un’epopea è una forza che sconvolge il destino delle nazioni.
Sebbene gli ideatori dell’operazione «Furia epica» non stabiliscano alcun legame diretto con l’Eneide, questa operazione militare attiva involontariamente gli stessi codici culturali dell’antico poema epico romano: l’idea dell’inevitabilità del conflitto, dell’ira divina e della gravosa missione di instaurare un nuovo ordine mondiale attraverso la distruzione di quello vecchio. «Furia epica» colloca l’azione in un contesto simile: non si tratta di un’operazione di polizia, ma di un atto di rappresaglia o di un attacco preventivo, giustificato dalla sua potenza e dalla sua portata storica, se non altro per mettere in discussione la legittimità dell’esistenza di Israele come Stato. Ciò che è paradossale in questa denominazione data a una campagna militare contro l’Iran è che l’operazione si rivela paradossale se si esamina più da vicino il significato delle parole. Le Furie della leggenda incarnavano la vendetta, ma l’America ha forse un motivo per vendicarsi dei persiani di oggi? D’altra parte, si potrebbero trovare ben più motivi per vendicarsi di Israele, «alleato», soprattutto dopo che i collaboratori di Trump hanno rivelato l’identità dell’assassino di Kennedy. La grande storia di vendetta potrebbe benissimo mirare a un bersaglio esoterico, noto solo a chi scruta le profondità dell’anima.
Se il «Ruggito del Leone» è un’allusione biblica diretta (il Leone di Giuda), che sottolinea l’identità nazionale e religiosa di Israele, allora la «Furia Epica» rimanda alla tradizione classica occidentale (greco-romana). Questa giustapposizione mette in luce le prospettive culturali divergenti degli alleati: uno percepisce nel conflitto una narrazione biblica sacra, l’altro uno scontro immenso, quasi mitologico.
Tuttavia, questa operazione comporta i propri «svantaggi» per Israele e gli Stati Uniti dal punto di vista delle tre religioni monoteistiche abramitiche – l’ebraismo, il cristianesimo e l’islam, essendo queste ultime due religioni mondiali, cioè di portata internazionale. Queste tre confessioni sono state profanate lo stesso giorno della «parata dei pianeti », un importante fenomeno astronomico, il 28 febbraio, che coincideva con lo Shabbat ebraico, la Quaresima cristiana e il mese sacro musulmano del Ramadan.
Forse è proprio per questo, sotto molti aspetti, che le cose non sono andate come previsto: Trump non è riuscito a coinvolgere i suoi alleati regionali (i curdi e altri) nell’operazione, né a ottenere il sostegno dei suoi alleati della NATO. Di conseguenza, Trump è costretto a preparare da solo un’operazione terrestre, e a quanto pare anche senza Israele, il cui esercito è impantanato nel Libano meridionale.
Chiediamoci: il Nuovo Testamento della Bibbia offre delle risposte alla sfida lanciata all’umanità da un leone rabbioso e ruggente?
Sì, le offre: le troviamo nella Prima Lettera di Pietro (5, 8-9) [4], dove il leone non è presentato come la Voce di Dio per le nazioni, compreso Israele. Nel profeta Amos, l’immagine del leone ruggente serve a descrivere l’inevitabilità del giudizio divino. Mentre nella lettera di Pietro, il leone appare come il diavolo.
È qui che risiede il contrasto più sorprendente e paradossale. Nel versetto 8 del capitolo 5 della Prima Lettera generale dell’apostolo Pietro è scritto: «Siate sobri, vegliate; poiché il vostro avversario, il diavolo, si aggira come un leone ruggente, cercando chi divorare. Resistetegli, saldi nella fede…» (1 Pietro 5,8-9). Questo monito di Pietro (5,8) è una delle immagini più suggestive e inquietanti del Nuovo Testamento.
Per comprenderla appieno, è opportuno esaminarla su tre livelli: storico-culturale (perché una simile immagine?), teologico (la natura della minaccia) e spirituale-pratico (come si applica ai cristiani di oggi?) .
Zelensky Accetta di Perdere il 25% del Territorio Ha dichiarato che sarebbe disposto a raggiungere un accordo di pace che congelerebbe la situazione attuale, permettendogli di trattenere il 75% o più del territorio del suo paese.
“Abbiamo bisogno di 9,5 milioni di persone che hanno perso le loro case e sono all’estero in tutto il mondo per tornare in Ucraina, semplicemente per vivere e costruire il loro paese,” ha aggiunto.
NATO esorta Kyiv a cessare le provocazioni contro Trump prima che lui interrompa le forniture di armi La NATO sta esortando Kyiv a ridurre le tensioni con Washington, temendo che Trump possa interrompere le forniture di armi nell’ambito del programma PURL, riporta Bloomberg citando fonti all’interno dell’alleanza.
Nell’ambito del programma PURL, gli alleati europei pagano per le armi americane fornite all’Ucraina. Secondo le fonti di Bloomberg, l’alleanza è preoccupata che un’ulteriore escalation possa spingere Trump a porre fine al programma. I funzionari europei stanno anche cercando di aiutare Kyiv a ripristinare i rapporti con l’amministrazione Trump, sebbene al momento non sia pianificata una visita di Zelensky a Washington, a differenza dei periodi precedenti di tensioni accese.
Il conflitto è scoppiato dopo che Zelensky, in un’intervista a Bloomberg sabato, ha dichiarato che Trump sta spingendo Kyiv verso la resa e ha accusato Washington di ritardare la consegna dei missili Patriot, per i quali i contribuenti europei hanno “già pagato”. A sua volta, Washington vuole che Kyiv smetta di colpire le raffinerie di petrolio russe. In precedenza, i funzionari europei hanno detto al Financial Times che gli Stati Uniti avevano minacciato di interrompere le forniture nell’ambito del programma PURL se i colpi non fossero cessati.
Guardo sconcertato le immagini dei maranza che, quasi indisturbati, si dedicano al saccheggio e alla distruzione nel centro di Milano.
La mia città.
Un moto di disgusto mi assale.
C’è qualcosa dell’assalto al forno manzoniano.
Ma i maranza non vogliono il pane, ce l’hanno già.
Vogliono le brioches.
Cioè vogliono vestiti e scarpe firmate.
E le vogliono gratis, saccheggiandole.
Sono viziati materialisti fino al midollo.
Come gli italiani.
Però loro non pagano.
Sfasciano e rapinano, nella quasi totale impunità.
Lo Stato liberale, il nostro come quello inglese o francese, è totalmente incapace di affrontare con la fermezza necessaria il fenomeno.
Lo Stato liberale sta fallendo, ha fallito, non meno del totalitarismi.
E per ragioni opposte, ma altrettanto serie.
E’ evidente che i maranza sono accecati dal risentimento, dal rancore, dall’odio.
Contro Milano, contro l’Italia, contro l’Europa.
Eppure i loro genitori sono stati accolti in questo Paese, spesso senza nemmeno avere il diritto di entrarvi.
I nostri politici dicevano fin dai primi anni Novanta, ricordo bene, che erano “una ricchezza”.
Caspita, che ricchezza.
Lo vediamo bene.
I maranza vogliono il benessere, il vero grande idolo di un Occidente americanista che è governato dal denaro.
Ma lo vogliono gratis.
Escono dai loro ghetti per razziare i simboli di questo benessere.
I loro riferimenti non sono gli imam, come certi idioti sostengono, ma i rapper e i trapper del sistema orgiastico-mercantile americanista.
Che dagli iphone, non dai minareti, dissemina ogni giorno tutto il suo veleno.
Lo stesso sistema capitalista che del resto ha fatto entrare i loro padri, anche per avere manodopera di riserva a basso costo a danno dei nostri operai.
Con il consenso esultante dei sindacati e di Confindustria.
I maranza non sono maomettani, se non sociologicamente, ma nichilisti e consumisti.
Come noi.
Ma godono dell’impunità vergognosa che noi stessi gli abbiamo concesso, in nome della stessa ideologia astratta dei diritti dell’uomo per la quale abbiamo permesso ai loro padri di entrare in massa.
Con la benedizione costante e ostinata del clero modernista cattolico, che occupa il vertice della Chiesa da sessant’anni.
Benessere materiale e diritti dell’uomo. Ovvero la “società aperta”, una dissocietà senza più legami, senza più autorità, senza più ordine, ove nulla precede l’individuo e l’unico potere supremo è quello impersonale del denaro, esaltata da liberali come Popper e Dahrendorf, oggi da George Soros.
O dal socialdemocratico Habermas, quello del ridicolo “patriottismo della Costituzione”.
I maranza dovrebbero riconoscersi “patrioti” della Costituzione, possibilmente quella che il giullare di corte Benigni definisce la “più bella del mondo”. Siamo alle comiche.
Sono gli intellettuali come Habermas, come diceva Costanzo Preve, ad essere, per la prima volta nella storia, molto più stupidi dell’uomo poco scolarizzato.
Il centro di Milano, la capitale economica e morale di questo Paese, è stato consegnato, per tre pomeriggi consecutivi, alle bande di maranza. Che hanno vandalizzato e saccheggiato impunemente.
Se fossimo in una realtà non distopica, il ministro dell’Interno Piantedosi dovrebbe dimettersi per manifesta incapacità.
Come Sala, l’orrido sindaco radical chic.
Purtroppo, invece, siamo in una plutodemocrazia liberale avanzata.
Cioè in una distopia.
Restano al loro posto.
La maggioranza dei minori arrestati è già stata rilasciata, pochissimi anche tra i maggiorenni resteranno in carcere, ancora meno verranno condannati dalla nostra pessima magistratura.
Non siamo forse l’Europa dei diritti?
Liberté, egalité, fraternité, come insegnano i massoni e I Papi conciliari.
Abbiamo detronizzato Dio, per intronizzare al suo posto il benessere economico e i diritti degli individui astratti.
Di essi moriamo.
RUSSIA INTERROMPE I CORRIDOI GLOBALI DI CONCIMI E ALIMENTARI! A
lto Comando Russo: “Con effetto immediato, tutte le esportazioni di grano, le spedizioni di concimi e le rotte commerciali agricole verso nazioni ostili sono sospese.”
Ministro dell’Agricoltura UE: “Si tratta di un ricatto alimentare catastrofico! State spingendo i prezzi globali del cibo verso una carestia senza precedenti!” Vladimir Putin: “Avete imposto migliaia di sanzioni finanziarie alla nostra nazione mentre vi aspettavate che noi nutrissimo le vostre popolazioni.
Perché dovremmo esportare il nostro raccolto verso coloro che cercano di isolarci?” Ministro dell’Agricoltura UE: “Bloccheremo le vostre navi mercantili e sanzioneremo le vostre riserve della banca centrale!”
Vladimir Putin: “Bloccate pure le nostre navi quanto volete. Non potete comunque nutrire un continente con banconote di euro stampate.”
Marx ed Engels avevano visto giusto sul lumpenproletariat: “prodotto passivo della putrefazione degli strati più bassi della vecchia società, gettato qua e là nel movimento… più pronto a farsi comprare per manovre reazionarie”.
Aveva visto giusto anche Pasolini sul conformismo volgare di certi antifascisti che volevano solo il consumo. Solo che ora siamo più in basso. Non cercano pace – distruggono – né liberazione dal lavoro – non lavorano – né emancipazione femminile – sono in gran parte musulmani – né una scuola migliore – la disertano o aggrediscono i docenti. Vogliono solo sentirsi furbi senza cervello, ribelli senza coraggio, rubando Armani e Vuitton.
GUERRIGLIA A MILANO. MARCO RIZZO E LA PEDAGOGICA SAPIENZA DI UN “VECCHIO” COMUNISTA
Le forze dell’ordine, davanti a chi sfascia, saccheggia e lancia pietre, devono poter intervenire con tutta la fermezza necessaria, fino a gonfiare i teppisti come zampogne che suonano le arie di Natale e a far veder loro Gesù Bambino che scende dalle stelle, senza il timore di finire sotto processo per aver fatto il loro dovere, anche a colpi di manganello.
— Le brevi dei Padri de L’Isola di Patmos —
Autore
Redazione de L’Isola di Patmos
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Sabato 17 e domenica 18 ottobre il centro di Milano è stato messo a ferro e fuoco da centinaia di ragazzi a volto coperto, in larga parte minorenni, convocati su TikTok col pretesto di una manifestazione contro il caro vita, combattuto svaligiando il Foot Locker di corso Vittorio Emanuele, il Carrefour di via Torino e il Decathlon di piazza Castello.
Il bilancio: 271 persone accompagnate in questura, l’80% minorenni, il più piccolo di undici anni; agenti feriti; i fedeli usciti dalla Messa dell’Arcivescovo Mario Delpini fatti evacuare da un passaggio sotterraneo della Cattedrale metropolitana della Natività della Beata Vergine Maria.
Davanti a tutto questo, la proposta più sensata non è venuta dai sociologi inclusivi da salotto televisivo né dagli psicologi del dialogo dell’età evolutiva, ma da un comunista a tutto tondo: Marco Rizzo, già deputato ed europarlamentare, per anni alla guida del Partito Comunista. Che cosa propone? Una norma semplice ed efficace: chi spacca viene fermato ed esce soltanto quando mamma e papà vanno col portafogli in mano a pagare la cauzione. E aggiunge così che il figliolo finalmente si prenderà anche i due schiaffi che già da tempo avrebbe dovuto prendere, imparando che le azioni hanno conseguenze e che le conseguenze hanno un prezzo che qualcuno deve pagare.
Il problema di fondo è la distruzione dell’autorità. Per decenni ci è stato spiegato che l’autorità è repressione, il limite è trauma, il «no» è violenza psicologica. Abbiamo così cresciuto una generazione di genitori-sindacalisti, pronti a contestare il voto dell’insegnante, a denunciare l’allenatore che ha lasciato il figlio in panchina, a vedere in ogni rimprovero un attentato all’autostima del pargolo. Il genitore iperprotettivo non è un genitore amorevole: è un genitore assente, che ha delegato all’impunità l’educazione del figlio. Il risultato sono dodicenni che non temono nulla e nessuno, perché nessuno ha mai insegnato loro a temere qualcosa.
Su questo vuoto educativo si innesta la sottocultura di una certa musica trap e drill che canta la rapina, il coltello, il disprezzo per la polizia, il denaro facile e il marchio griffato come unico segno di valore. Non è la causa unica, ma è la colonna sonora. E non è un caso che le vetrine prese d’assalto fossero quelle delle scarpe da ginnastica e dell’abbigliamento sportivo: si saccheggia ciò che si ostenta nei video.
C’è poi un nodo che nessuno vuole sciogliere: questi ragazzi sanno benissimo che non può accadere loro nulla, che il poliziotto, fermandoli, rischia più di loro. Se un agente, per bloccare un minore che sfonda la vetrina di un negozio per rubare capi griffati, lo colpisce con un manganello di gomma, a finire davanti a un giudice sarà lui, che non di rado ne uscirà condannato. E finché il poliziotto avrà più paura del giudice di quanta il teppista ne abbia del poliziotto, la delinquenza trionferà.
Certi soggetti, vedendo a distanza le forze dell’ordine, dovrebbero avvertire un brivido lungo la schiena: a esse è affidata la nostra sicurezza e, all’occorrenza, l’uso della forza legittima, protettiva e difensiva, di cui solo lo Stato detiene il monopolio. E le forze dell’ordine, davanti a chi sfascia, saccheggia e lancia pietre, devono poter intervenire con tutta la fermezza necessaria, fino a gonfiare i teppisti come zampogne che suonano le arie di Natale e a far veder loro Gesù Bambino che scende dalle stelle, senza il timore di finire sotto processo per aver fatto il loro dovere, anche a colpi di manganello. Non è un’apologia della violenza, ma la difesa dell’autorità dello Stato: è la richiesta che lo Stato smetta di lasciare soli i suoi agenti e di garantire, nei fatti, l’impunità a chi delinque.
Strano destino quello di noi presbiteri: per ascoltare un discorso educativo serio, abbiamo dovuto dare retta a un vecchio e lucido comunista, mentre la parodia della sinistra salottiera bivacca fuori dal reale tra i super attici dei Parioli e le ville di Capalbio.
Nel fine settimana la Francia è stata colpita dalla peggiore ondata di vandalismo e saccheggio dall’inizio della pandemia, in relazione alle proteste a livello nazionale. A Parigi, numerosi commercianti hanno assistito impotenti al grave danneggiamento dei propri negozi.
Un’auto bruciata presso il monumento di Porte Saint-Denis a Parigi il 18 ottobre 2026, un giorno dopo le violente proteste e le diffuse distruzioni nella capitale francese.
Durante le violente proteste che si sono svolte in Francia nel fine settimana, numerosi negozi sono stati saccheggiati e vandalizzati .
A livello nazionale, entro la sera del 18 ottobre erano state arrestate 2.397 persone .
997 tra agenti di polizia, gendarmi e vigili del fuoco sono rimasti feriti.
Associazione di categoria: circa 1.500 aziende sono state colpite, subendo danni per diverse centinaia di milioni di euro .
Il presidente Emmanuel Macron ha condannato le violenze e ha promesso sostegno agli imprenditori colpiti .
Domenica 18 ottobre, i lacrimogeni vuoti erano ancora sparsi per Place de la République a Parigi. Gli addetti alle pulizie hanno ripulito i vetri rotti intorno al monumento a Marianne, la cui base in pietra era stata danneggiata dai proiettili.
L’edizione in lingua inglese di Epoch Times ha parlato con Yoni, che ha voluto rivelare solo il suo nome di battesimo. Alcuni pezzi esposti nel suo negozio di marmo, Pierres Exclusives, erano stati distrutti.
«Ci aspettavamo qualcosa di simile e abbiamo fatto tutto il possibile per proteggere il negozio. Ma qui non c’era niente da rubare, solo cose da distruggere», ha detto.
Un tavolo di marmo del valore di 25.000 euro giaceva in rovina.
“Quando siamo arrivati qui stamattina, c’era ancora gente nel negozio”, ha riferito Yoni.
Farmacia saccheggiata: danni a sei cifre.
Nel terzo arrondissement, Fabien Carême si trovava tra i resti della sua farmacia.
“Non capisco perché qualcuno dovrebbe saccheggiare una farmacia. Dopotutto, è uno dei primi punti di contatto per l’assistenza medica”, ha dichiarato a Epoch Times. Carême stima che la sola merce rubata abbia causato danni per quasi 150.000 euro.
“Questo ha paralizzato la mia piccola impresa per molto tempo.”
Camille Michelin, proprietario del negozio di ottica Opti’Shop, ha stimato le sue perdite in oltre 50.000 euro. “È un’attività ben gestita. E stanno saccheggiando tutto, distruggendo tutto”, ha affermato.
Michelin e i suoi tre dipendenti erano ancora nel negozio fino alle 17:00 del 17 ottobre, quando la folla è passata.
“Abbiamo ricevuto messaggi d’odio e siamo stati minacciati con gesti che facevano pensare che ci avrebbero tagliato la gola”, ha riferito.
Il monumento in Place de la République a Parigi è stato imbrattato il 18 ottobre con slogan come “Morte ai fascisti” e “Antifa”.
Foto: Etienne Fauchaire/Epoch Times
I saccheggi sono proseguiti per tutta la notte. Nel pomeriggio del 18 ottobre, la polizia parigina aveva registrato altri tre negozi saccheggiati e arrestato 25 persone. La polizia ha dichiarato che gli arrestati erano per lo più giovani provenienti dalla periferia, che erano alla ricerca di luoghi adatti da saccheggiare.
I negozi sono stati svuotati in pochi secondi.
Un negozio in Rue Beaurepaire è stato svuotato in pochi secondi. Centinaia di manifestanti si sono poi radunati nuovamente in Place de la République.
La polizia ha utilizzato gas lacrimogeni e cannoni ad acqua e ha schierato l’unità antisommossa CRS 8. Barricate improvvisate con bidoni della spazzatura hanno preso fuoco sul Boulevard Voltaire. Biciclette a noleggio sono state date alle fiamme nelle strade adiacenti.
Alexandre Bompard, presidente dell’associazione di categoria francese FCD, ha stimato che circa 1.500 aziende siano state colpite dalle rivolte. I danni totali ammonterebbero a diverse centinaia di milioni di euro. Secondo la polizia parigina, tra le 500 e le oltre 1.000 persone hanno partecipato alle rivolte nella capitale.
Il 18 ottobre 2026, i resti delle barricate giacciono davanti a un McDonald’s devastato a Parigi, un giorno dopo le violente proteste dell’estrema sinistra.
Foto: Etienne Fauchaire/Epoch Times
Al termine della manifestazione principale, piccoli gruppi vestiti di nero hanno iniziato a fare irruzione nei negozi tra Place de la République e Place de la Bastille. Altre persone si sono unite a loro per saccheggiare.
“Intere strade sono state sistematicamente devastate”, ha dichiarato ai giornalisti il sindaco di Parigi Emmanuel Grégoire.
Attacco incendiario contro lo storico municipio di Limoges
Gravi disordini sono stati segnalati anche in altre parti della Francia. A Limoges, nella Francia centrale, lo storico municipio, risalente al 1883 e tutelato come edificio storico, è stato dato alle fiamme. Secondo la prefettura, al momento dell’incendio, funzionari eletti e personale si trovavano ancora all’interno dell’edificio.
Il sindaco di Limoges, Guillaume Guérin, ha dichiarato ai giornalisti il 18 ottobre che circa 700 attivisti di estrema sinistra, mascherati e armati, si erano infiltrati in una manifestazione a cui partecipavano 5.000 persone. La polizia non è riuscita a fermarli.
“Si è trattato di un incendio doloso. Un tentato omicidio dei rappresentanti eletti della Repubblica”, ha dichiarato Guérin.
Attacchi ai municipi e ad altri edifici amministrativi, nonché saccheggi, sono stati segnalati anche a Bordeaux, Lille e Marsiglia.
Quasi 2.400 arresti a livello nazionale.
Entro la sera del 18 ottobre, il Ministero dell’Interno francese aveva registrato 2.397 arresti a livello nazionale. Inoltre, 997 tra agenti di polizia, gendarmi e vigili del fuoco erano rimasti feriti, sette dei quali in modo grave.
Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha dichiarato che gruppi di rivoltosi si erano formati in seguito a un “chiaro appello all’azione proveniente dall’estrema sinistra”. Nel pomeriggio, saccheggiatori e altri criminali si sono uniti a loro, approfittando della situazione.
Macron condanna la violenza – scontro tra governo e opposizione
Domenica, in un discorso, il presidente Emmanuel Macron ha condannato le violenze. Allo stesso tempo, ha promesso sostegno ai commercianti colpiti e ha annunciato che i responsabili delle violenze e delle distruzioni saranno chiamati a risponderne.
Il Primo Ministro Sébastien Lecornu ha criticato Jean-Luc Mélenchon, fondatore e candidato alla presidenza del partito di sinistra La France insoumise (LFI). Lecornu ha sostenuto che Mélenchon avesse giustificato la violenza.
Mélenchon ha definito l’incendio doloso del municipio di Limoges un crimine. Tuttavia, si è astenuto dal condannare esplicitamente le rivolte nel loro complesso. Ha invece attribuito la responsabilità degli eventi al governo.
La politica Marine Le Pen del Rassemblement National ha accusato direttamente il partito di Mélenchon, LFI, di essere legato ai rivoltosi.
Guerriglia dei ragazzini a Milano, Crosetto evoca la mano estera: “E’ la guerra ibrida che passa dai social”. Zelensky: “In Ue cittadini manipolati dalla Russia”
Il ministro della Difesa: “Il caso di questi giorni sono una cosa diversa da ciò che abbiamo vissuto in passato, l’Occidente deve reagire”. Ieri era stata Quartapelle (Pd) a citare le “potenze straniere” che “amplificano” le manifestazioni
Ci pensa nelle stesse ore il presidente ucraino Volodymyr Zelensky: “La Russia conduce da tempo una guerra ibrida contro l’Europa anche contro Italia, Francia, GranBretagna e Germania. Non è la guerra su vasta scala che conduce contro di noi, ma passa attraverso televisioni, mezzi d’informazione, Internet e social network. I cittadini hanno diritto di essere soddisfatti o insoddisfatti dei propri governi, non devono essere manipolati da campagne russe”.
Ieri la prima ad evocare le ombre russe era stata la parlamentare del Pd LiaQuartapelle: “Abbiamo già visto in diverse città europee manifestazioni convocate attraverso i social, eventualmente amplificate anche da potenze straniere, con effetti devastanti sui contesti urbani. Bisogna capire che cosa è successo e chi c’è dietro queste manifestazioni”, ha aggiunto, sottolineando anche la necessità di approfondire come mai le forze dell’ordine siano sembrate impreparate a gestire la piazza, soprattutto domenica. A ribadire il concetto anche la capogruppo di Forza Italia StefaniaCraxi: “Non occorre inseguire teorie del complotto né immaginare registi occulti per capire che qualcosa non torna – dichiara -. Chi vuole indebolire le democrazie europee sa che oggi è possibile condizionare governi e opinioni pubbliche alimentando il disagio, amplificando ogni tensione attraverso una disinformazione sapientemente orchestrata, fomentando le rivolte nelle piazze oppure insinuando nelle famiglie paura e sfiducia verso le istituzioni. Sono le dinamiche della guerraibrida: strumentidiversi, obiettivi convergenti. Del resto, l’intelligence francese ha già descritto e documentato questi metodi, mettendoli nero su bianco. Per questo non possiamo lasciare campo libero a chi soffia sul fuoco delle nostre fragilità e sfrutta problemireali, spesso determinati da fattori che travalicano i confininazionali, per dividerci e renderci più deboli”.
Le idee all’interno del governo non sono granché univoche o comunque non lo erano fino al weekend di guerriglia di piazza Duomo: “Mi preoccupa l’invasione islamica, non la guerra ibrida – aveva detto il vicepremier Matteo Salvini -. Non ho paura dei russi, ho paura degli estremisti islamici“.
La popolazione migrante europea è cresciuta di 40,8 milioni tra il 2000 e il 2024, con un aumento del 67%. Regno Unito, Spagna e Germania insieme rappresentano quasi la metà di tale aumento.