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Anthropic verso la Borsa. E un’Ipo da 100 miliardi

26 October 2026 at 16:17

Una delle Ipo più grandi di sempre nella storia della Borsa americana, si avvicina a grandi passi. Anthropic ha depositato il prospetto per la quotazione, il documento modulo S-1 inviato alla Securities and Exchange Commission (Sec), che prevede la quotazione delle azioni di classe A sul Nasdaq, con il simbolo Ant. Il gruppo guidato da Dario Amodei ha chiarito che sia Goldman Sachs, sia Morgan Stanley si occuperanno della quotazione. Una cosa è certa, l’ambizione non manca: Anthropic si prepara infatti a sbarcare a Wall Street con un’Ipo da oltre 100 miliardi di dollari, che potrebbe valutare il gruppo fino a 2 mila miliardi.

Attenzione ai numeri però. Lo sbarco nel tempio della finanza americana arriverebbe dopo un semestre chiuso con ricavi per 16,3 miliardi, quattordici volte quelli dell’anno precedente ma anche con una perdita netta di 80,7 miliardi, dovuta principalmente a rettifiche contabili. Secondo Reuters, Anthropic ha inoltre assunto impegni per almeno 518 miliardi in dieci anni per finanziare infrastrutture e capacità di calcolo. Resta da convincere il mercato sulla valutazione: alcuni investitori, inizialmente orientati sui citati 2 mila miliardi, starebbero considerando una cifra più vicina ai 1.500 miliardi.

Tradotto, sebbene Anthropic stia affrontando significative perdite, la sua capacità di aumentare il fatturato potrebbe rappresentare un elemento chiave per la sua strategia di crescita futura. La sfida principale per l’azienda proprietaria di Claude sarà quella di bilanciare la crescita delle entrate con il contenimento delle perdite per garantire la sostenibilità a lungo termine nel settore dell’Intelligenza Artificiale. Nel medesimo prospetto depositato alla Sec, Anthropic spiega comunque che “nessun singolo cliente ha rappresentato più del 10% dei nostri ricavi nei nove mesi terminati il 30 settembre 2026. Circa il 79% dei nostri ricavi è arrivato da clienti al di fuori dei nostri primi cinque clienti nei tre mesi terminati il 30 settembre 2026, in aumento rispetto a circa il 64% nei tre mesi terminati il 31 marzo 2026. Allo stesso tempo, i nostri clienti più grandi continuano a crescere. Nei tre mesi terminati il 30 settembre 2026, i ricavi provenienti da ciascuno dei nostri primi cinque clienti hanno raggiunto un record”.

Ci sono poi altre considerazioni, che vanno ben oltre i numeri. Per esempio Anthropic ammette nero su bianco i rischi all’umanità posti dall’AI: “Preoccupazioni sono state sollevate sia all’interno della nostra organizzazione che da altri ricercatori, regolatori, responsabili politici e partecipanti del settore, riguardo al fatto che sistemi di AI sufficientemente avanzati potrebbero, se non sviluppati, implementati e gestiti con adeguate misure di sicurezza, supervisione e protezione, rappresentare rischi catastrofici o esistenziali per l’umanità, soprattutto se tali sistemi venissero utilizzati in modo improprio, replicati, trasformati in armi o lasciati operare con un alto grado di autonomia”. La Borsa, comunque, è vicina.

Energia, industria e AI. Cosa c’è nell’asse Italia-Polonia per la competitività europea

26 October 2026 at 15:38

Più uniti, più coesi. Per resistere alla pressa cinese e alla crisi energetica. Italia e Polonia rafforzano la propria cooperazione industriale e il coordinamento sulle principali politiche europee per la competitività. Adolfo Urso, ministro per le Imprese e il responsabile dell’Economia polacco, Andrzej Domański, hanno firmato una dichiarazione congiunta a Varsavia, a margine del vertice ministeriale “Friends of Industry”. Al centro dell’intesa, una posizione condivisa su tutela dei settori strategici, energia a costi competitivi e sviluppo delle tecnologie avanzate, con un impegno comune a rafforzare i rapporti tra i rispettivi sistemi produttivi.

“Con questa intesa (qui il testo integrale, ndr) rafforziamo la storica collaborazione tra Italia e Polonia, due Paesi a forte vocazione industriale uniti da una visione condivisa: difendere la capacità produttiva europea e costruire nuove opportunità per le nostre imprese”, ha dichiarato Urso. “La competitività industriale è un pilastro della sicurezza economica dell’Europa. Servono energia a costi sostenibili, regole più semplici e piena neutralità tecnologica, affinché la transizione sostenga gli investimenti e l’occupazione. Un più stretto coordinamento tra i nostri Paesi ci consentirà di promuovere con maggiore forza queste priorità nelle sedi europee e di sviluppare progetti comuni nei settori strategici”.

Tra le priorità dell’intesa, la revisione del sistema europeo di scambio delle quote di emissione (Ets) e del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (Cbam). Italia e Polonia giudicano d’altronde la proposta della Commissione sull’Ets (qui l’intervista all’eurodeputata dem, Annalisa Corrado) ampiamente insufficiente a scongiurare il rischio di deindustrializzazione e chiedono riduzioni delle emissioni commisurate alle effettive possibilità tecniche ed economiche, il mantenimento delle quote gratuite senza nuove condizionalità e sostegno agli esportatori europei. Roma e Varsavia chiedono inoltre di sospendere l’eliminazione progressiva delle quote gratuite legata al Cbam finché il meccanismo non avrà dimostrato la propria efficacia.

Anche di auto si è parlato nel corso del vertice tra Urso e Domanski. Per l’automotive, l’intesa chiede una revisione immediata degli obiettivi e delle traiettorie di riduzione delle emissioni di CO₂ e il riconoscimento di una nuova categoria di veicoli alimentati con combustibili climaticamente neutri, inclusi i biocarburanti, nel pieno rispetto della neutralità tecnologica. Ancora, sul fronte energetico, il documento congiunto sollecita misure europee urgenti per ridurre i prezzi, rafforzare reti e approvvigionamenti e promuovere acquisti congiunti. Per chimica e siderurgia, sostiene gli investimenti nella modernizzazione degli impianti e il rafforzamento della difesa dalle pratiche commerciali sleali. Riconosce inoltre il valore strategico del rottame ferroso, chiedendo un quadro europeo che ne limiti le esportazioni e prevenga carenze per l’industria.

Quanto al versante della tecnologia, altro tema trattato, “la cooperazione tra Italia e Polonia si estenderà anche all’ Intelligenza Artificiale, al calcolo ad alte prestazioni e alle tecnologie quantistiche. Saranno inoltre promossi partenariati tra distretti e poli industriali nella trasformazione digitale, nell’energia pulita e nell’aerospazio, insieme a nuove opportunità di collaborazione nella difesa”. Urso ha poi dato la cifra e il senso dell’intesa. “L’Europa non può permettersi di perdere la sfida industriale per la lentezza delle proprie decisioni. La visione e le riforme devono essere accompagnate dalla capacità di agire in fretta. Non abbiamo altro tempo. Dobbiamo sfuggire alla trappola di Tucidide in cui sembra siano cadute sia Atene che Sparta”, ha sottolineato il ministro. Un richiamo che, nella competizione tra Stati Uniti e Cina, pone al centro l’autonomia strategica europea. Inevitabilmente.

L’Ets è la strada per l’industria del futuro, non l’ostacolo. Parla Corrado (Pd)

26 October 2026 at 14:22

Potere della transizione. O, meglio, della ceramica. Il M5S che vota con Fratelli d’Italia, Confindustria che ringrazia il Pd. Davvero quadro inedito tratteggiato dal voto del Parlamento europeo che ha approvato un aumento di quote gratuite di CO2 per le industrie più energivore di alcuni settori, a cominciare dalla ceramica. Detto più tecnicamente, l’eurocamera ha dato il via libera all’aggiornamento dei target Ets basati sul calore e sui combustibili per il periodo 2026-2030. Un passo indispensabile per portare avanti il negoziato europeo per rendere più equo il meccanismo per la tassazione delle emissioni che per molti governi, Italia in testa, rappresenta un’autentica strozzatura nella formazione del prezzo finale dell’energia.

Allargando lo spettro e andando nel pratico, le industrie europee potranno da ora contare su quasi 100 milioni di quote di emissione gratuite aggiuntive per il periodo 2026-2030, proprio grazie all’approvazione della revisione dei benchmark del sistema di scambio delle quote di emissione. Revisione che tocca come detto i parametri di riferimento utilizzati per calcolare le quote gratuite assegnate agli impianti industriali. L’obiettivo è contenere i costi per le imprese europee e ridurre il rischio di carbon leakage, cioè il trasferimento della produzione verso Paesi con vincoli climatici meno stringenti. In prima linea per questa piccola grande svolta c’è stata e c’è Annalisa Corrado, europarlamentare del Pd e responsabile dem per l’Ambiente.

Il voto dell’europarlamento sembra suggerire un primo, vero, ammorbidimento del sistema Ets, pur mantenendo inalterata la natura del meccanismo. Le pare una lettura corretta?

Non lo definirei un ammorbidimento, no. Anche se, come in ogni negoziato, ci si è dovuti aprire a una parte di quote gratuite trasversali in più, che comunque siamo riusciti a contenere, non è certamente questo il punto più importante.

E quale sarebbe?

Con un emendamento a mia prima firma, diventato parte centrale del compromesso condiviso in commissione Ambiente, abbiamo introdotto un approccio verticale per i settori industriali penalizzati dal calcolo del benchmark di riferimento settoriale: settori che finora hanno pagato più quote Ets di quanto dovuto. Quel testo, passato in commissione Ambiente con ampia maggioranza, è stato poi approvato anche dalla plenaria, senza che passasse nessuno degli emendamenti presentati, anche in modo scorretto perché rischiavano di far saltare tutto, da membri di forze che pure avevano sostenuto il compromesso.

Da tutto questo cosa possiamo evincere?

Non abbiamo abbassato l’ambizione climatica: abbiamo ripristinato una giusta richiesta di contributo alla decarbonizzazione, eliminando una pressione inadeguata su comparti fondamentali per le nostre economie. Per l’Italia è decisivo soprattutto per la ceramica, un settore cruciale per diversi territori.

L’Italia è da mesi in prima linea per una revisione profonda del meccanismo. Come giudica questa battaglia del governo Meloni?

La battaglia del governo Meloni è esattamente l’opposto del nostro approccio: loro vogliono sospendere e smantellare l’Ets, e con lui la transizione, in nome di un’ideologia che individua nella decarbonizzazione il nemico da abbattere. È una posizione miope, che di fatto protegge i grandi interessi degli idrocarburi, mentre il Paese paga l’energia più cara d’Europa proprio per la dipendenza dal gas. Decarbonizzare è la strada della competitività, non il suo ostacolo.

Il Pd invece va in una direzione diversa, anzi direi opposta. Vuole spiegarla?

Sì, noi lavoriamo in modo diametralmente opposto: rafforzare il sistema, correggerne le storture, renderlo più realistico e applicabile, e costruire un’Europa che investa fondi propri per sostenere i settori in difficoltà, verso un modello Next Generation Eu permanente a cui le destre nazionaliste continuano testardamente ad opporsi. E la narrazione della tassa sul clima è un pretesto: l’Ets diventa una tassa solo quando i proventi non vengono usati per decarbonizzare, come succede in Italia, dove finiscono nella fiscalità generale invece di aiutare le imprese. Detto questo sull’approccio generale, va detto che sul progetto specifico per salvare la ceramica c’è stata una convergenza trasversale, anche se non totale, tra forze di governo e di opposizione. Sono davvero fiera di aver contributo in primissima linea a questo risultato, frutto di un lavoro collettivo che viene da lontano tra Sindaci dei territori, Regione Emilia Romagna (De Pascale e Colla in testa), associazioni delle industrie ceramiche, tecnici e funzionari del parlamento e del gruppo S&D, oltre a colleghe e colleghi come Stefano Bonaccini.

Adesso cosa succede? Entra in gioco il governo italiano nel negoziato interno all’Ue, che cosa si aspetta?

Ora la palla passa al trilogo, dove servirà una posizione forte del Consiglio che il nostro governo deve saper costruire e difendere. Spero che Meloni la sostenga, senza provare a forzarla in chiave anti-Ets: sarebbe l’unico modo per essere certi di trovare lo scontro con la Commissione e affossare la proposta.

Il dibattito sull’Ets ha posto sullo stesso piano il tema della decarbonizzazione e dell’industria. Cosa risponde a chi dice che oggi decarbonizzare troppo spesso vuol dire deindustrializzare?

Che è esattamente il contrario. Lo ha detto già a inizio legislatura Mario Draghi, che certo non è un pericoloso sovversivo ecologista: la dipendenza da idrocarburi (che non possediamo) è un elemento di fragilità conclamato delle nostre economie, crisi dopo crisi. Dopo l’invasione russa dell’Ucraina, chi ha investito nella decarbonizzazione ha retto meglio, e ancora meglio ha retto quando è arrivata la nuova crisi, provocata dall’aggressione all’Iran di Trump e del genocida Netanyahu, che ha causato la chiusura dello stretto di Hormuz. Basti pensare alla ricetta di Sanchez e Tibera, in Spagna, che oggi ha bollette spesso pari alla metà o meno delle nostre. Noi invece siamo rimasti ancorati all’idea dell’hub del gas, che è diventata la principale fonte della nostra debolezza industriale. Si passa da una crisi all’altra, e se non siamo preparati non possiamo che fallire. Inoltre questi idrocarburi sono scambiati su mercati fortemente speculativi e instabili sul piano geopolitico, che non garantiscono stabilità nei costi di produzione: la cosa peggiore che possa capitare a un’industria.

L’errore da non commettere?

Allentare o azzerare l’Ets significherebbe sognare di tornare a un Novecento che non esiste più e indebolire la nostra autonomia strategica, cioè la capacità di tenere testa ai governi autocratici da cui dipendiamo per le fonti fossili. Decarbonizzazione e industria sana e di qualità vanno nella stessa direzione.

Biotech e semiconduttori, la nuova stretta Usa sulla Cina

26 October 2026 at 11:34

Non è ancora una vera stretta, ma qualcosa di molto simile. Lo si potrebbe chiamare segnale, ben chiaro nella nota del Tesoro americano. L’amministrazione Trump ha proposto una norma che punta a limitare severamente i futuri investimenti statunitensi nel settore biotecnologico cinese, consentendo però alle case farmaceutiche americane di acquistare i diritti sui farmaci inventati nel Paese del Dragone. Il dipartimento del Tesoro lo chiama Comprehensive outbound investment national security Act, finalizzato a limitare gli investimenti in settori stranieri considerati di interesse per la sicurezza nazionale, tra cui, oltre alle biotecnologie, anche quelli relativi ai semiconduttori, l’Intelligenza Artificiale e tecnologia quantistica, rigorosamente made in China.

Più nel dettaglio, il Tesoro statunitense fa notare come proprio la biotecnologia possa essere utilizzata da certi Paesi per scopi militari, di sorveglianza o cyber. Scorrendo il documento, quello che è a tutti gli effetti una proposta di regolamento, impone per esempio al Segretario del Tesoro “di emanare regolamenti che richiedano ai cittadini statunitensi di notificare al Tesoro determinate transazioni che coinvolgono soggetti stranieri soggetti alla normativa e impegnati in tecnologie soggette a notifica e che vietino ai cittadini statunitensi di effettuare altre transazioni che coinvolgono soggetti stranieri soggetti alla normativa e impegnati in tecnologie proibite”.

In tal senso, il possibile regolamento parla apertamente di “tecnologia proibita” e “tecnologia soggetta a notifica” in cinque settori tecnologici: semiconduttori e microelettronica, sistemi di Intelligenza Artificiale, tecnologie dell’informazione quantistica, calcolo ad alte prestazioni e supercalcolo e sistemi ipersonici. “Sotto la guida del presidente Trump”, recita la nota del Tesoro citando il Segretario Scott Bessent, “ci impegniamo a dare priorità alla sicurezza nazionale americana”.

E dunque, “le normative proposte rafforzerebbero l’attuale Programma di sicurezza degli investimenti all’estero per impedire ai nostri avversari di utilizzare gli investimenti statunitensi per sviluppare tecnologie critiche che minacciano la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Questo importante passo contribuisce inoltre a promuovere il nostro impegno per un ambiente di investimento aperto, fornendo chiarezza agli investitori statunitensi e stranieri e offrendo loro l’opportunità di fornire un feedback sulle normative proposte”. Attenzione. Come detto il provvedimento non è ancora definitivo. Il periodo di consultazione resta aperto fino al 7 dicembre e il Tesoro dovrà valutare osservazioni e dati prima della regola finale.

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