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Received — 28 October 2026 ⏭ Il Fatto Quotidiano

Come si diventa un campione NBA con una statura normale: i folli allenamenti uno-contro-uno di Payton Pritchard, che recluta sfidanti dalle serie minori

28 October 2026 at 17:35

“Non posso svegliarmi ed essere Wemby”. Payton Pritchard è cosciente di essere fisicamente “inaccettabile” per l’NBA: è “solo” 1,85 metri, poco per quella lega di giganti. Eppure è uno dei giocatori più importanti dei Boston Celtics, con cui è diventato campione nel 2025, stagione in cui ha anche vinto il premio Sesto Uomo dell’Anno. È frutto del duro lavoro che porta avanti fin dai tempi del liceo. E in una lunga intervista a ESPN ha raccontato la sua routine d’allenamento estiva.

Pritchard da anni recluta giocatori militanti in leghe minori (“sono più affamati” dei professionisti), li invita (a spese sue) nella sua struttura a Cape Cod (Massachusetts), e con loro passa le ore a giocare uno-contro-uno. Lui gioca sempre in attacco e deve riuscire a fare canestro in tutti i modi ai propri avversari, che se riescono a tenerlo sotto il 60% di realizzazione vincono la cena pagata. La sessioni sono durissime: due ore almeno tre volte a settimane, in cui la guardia dei Celtics gioca almeno 150 possessi ininterrottamente – mentre ai difensori è concesso di alternarsi e rifiatare – da tutte le posizioni del campo (angolo, mezzo angolo, post basso, gomito, linea dei tre punti, fondocampo).

“È l’approccio Kyrie Irving” dice Dave Lewis, assistente allenatore dei Celtics, che ai tempi di Cleveland ha avuto modo di vedere la stella NBA allenarsi anche durante la notte in lunghissimi esercizi di uno-contro-uno. “Sono ovviamente diversi, ma nel loro approccio all’uno-contro-uno come forma di sviluppo delle abilità, sono i due giocatori che ho visto farlo di più” spiega Lewis.

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Musetti show a Vienna: battuto Tiafoe in due set, ora c’è Fery. L’inedito derby Cobolli-Berrettini

28 October 2026 at 16:59

Lorenzo Musetti debutta con una grande vittoria all’Erste Bank Open, l’ATP 500 sul duro indoor a Vienna, alla Wiener Stadthalle. Il carrarino, numero 26 del mondo e fresco vincitore a Lione, ha sconfitto in due set lo statunitense Frances Tiafoe, oggi numero 9 ATP e quarta testa di serie del tabellone. Il punteggio finale recita 7-6 (6), 7-5. Decisivo è stato soprattutto il tie-break del primo set, quando Musetti ha anche annullato un set point all’avversario.

Nel prossimo turno Musetti affronterà il britannico Arthur Fery, numero 35 Atp e semifinalista a Wimbledon, che ha approfittato del ritiro del connazionale Jacob Fearnley sul 5-1 nel primo set. Domani, giovedì 29 ottobre, toccherà invece ad altri tre azzurri. Ci sarà innanzitutto l’inedito derby romano tra Flavio Cobolli e Matteo Berrettini: due grandi amici che si conoscono fin da bambini e che solo un anno fa hanno regalato – vincendo tutti i punti nella Final 8 – la Coppa Davis all’Italia. Si ritrovano per la prima volta avversari nel circuito Atp negli ottavi di finale del torneo di Vienna. Cobolli, testa di serie numero quattro del seeding, va a caccia di punti pesanti per il sogno Finals, ma attenzione alla voglia di rivalsa di Berrettini, fuori dalle convocazioni per la prossima fase finale di Davis. Scenderà in campo anche Luciano Darderi, uscito vincente da un altro derby, quello contro Matteo Arnaldi. Non avrà però vita facile contro Tommy Paul.

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“Persi la memoria e mi ritrovai cerebralmente bambino. Ero al pronto soccorso e ricordavo che papà facesse l’infermiere, ma era morto quando avevo 16 anni”: così Bragagna

28 October 2026 at 15:46

Se oggi si chiede a qualsiasi appassionato sportivo chi sia Franco Bragagna, c’è chi lo identificherà come la voce dei successi di Jacobs e Tamberi, chi come la voce più importante della Rai sportiva, chi come la voce delle ultime edizioni delle Olimpiadi (esclusa Milano–Cortina). Se però 35 anni fa lo si fosse chiesto a lui, probabilmente non avrebbe saputo rispondere. Il motivo? Il 5 gennaio 1991 Franco Bragagna, allora poco più che trentenne e giornalista della Rai, rimase vittima di un incidente nella sede di Bolzano, dove cadde dalle scale. Dopo il ricovero in ospedale, si ritrovò con una grave perdita di memoria: non ricordava diversi anni della propria vita, compreso il fatto di essere sposato e di avere un figlio. Anche la morte del padre, avvenuta quando lui aveva 16 anni, era uscita dai suoi ricordi. A distanza di anni, Bragagna ha raccontato le conseguenze di quell’esperienza, descrivendo una condizione nella quale si sentiva tornato bambino, pur avendo già costruito una vita professionale e familiare. Lo ha fatto nel corso del podcast Jeantoneria, di Antonio Giorgino.

“Provvisoriamente la memoria non c’è più, non c’è più. Io mi ritrovo cerebralmente bambino, avevo poco più di 30 anni, 32. Per uno come me sarebbe potuta essere devastante: ricordi molto, molto sfumati, inizialmente terribili perché sono all’ospedale in pronto soccorso e mi ricordo che mio padre faceva l’infermiere all’ospedale di Bolzano. Non mi ero ricordato che era morto quando io avevo 16 anni e lui 42, una cosa che mi segna ancora. Avevo la percezione che io da grande avrei voluto fare il giornalista, cioè uno che raccontasse il mondo, e mi si dice che io faccio il giornalista“, ha esordito Bragagna.

Tra gli episodi che meglio descrivono la perdita di memoria c’è l’incontro in ospedale con Gabriella, sua moglie, che non riconobbe come tale. Bragagna ricordava alcuni aspetti della propria personalità, ma non il rapporto che lo legava alla donna. “Arriva questa persona a conoscermi, lei non sa che io l’ho dimenticata e ho completamente dimenticato… Le dicono: ‘È un po’ confuso‘, e io so che sta arrivando una persona che teoricamente almeno mi è cara e faccio questo ragionamento: non porta il tacco, ma comunque sentivo il tacco che arrivava nel silenzio, rapidissimamente mi sono domandato: ‘Chi arriva adesso? Se non mi piace… Io non sono mai stato con una che non mi piacesse, ma se fosse stato per i soldi?’, Arriva e parte il sollievo perché la guardo e dico: ‘Sei bella‘”, ha proseguito, precisando che ha riconosciuto fosse la moglie.

Un altro episodio significativo avvenne durante la notte, quando ricevette la visita di Ezio Zermiani, collega della Rai. Bragagna sapeva chi fosse, ma non ricordava di avere con lui un rapporto professionale. “Quella notte un episodio scatenante che mi dice: ‘Forse sono arrivato’. Tre di notte, arriva Ezio Zermiani. Sapevo chi era Ezio Zermiani. Viene al mio capezzale, gli do ovviamente, dal mio punto di vista del ‘lei’: ‘Mi prendi per il culo?’, lui a me. ‘No, mi scusi Zermiani‘, ‘Ah, te mi dai anche del lei?’, proseguì. Io non lo conoscevo, non immagino di conoscerlo“.

Per recuperare i ricordi, Bragagna seguì un percorso con una psicologa dell’ospedale di Bolzano, che gli consigliò di non sforzarsi di ricostruire artificialmente gli episodi dimenticati. La memoria riemerse gradualmente, senza però tornare del tutto. “Quando ho cominciato a capire cosa avevo fatto, chi ero, chi non ero, quale fosse il mio mestiere e tutto il resto, con una psicologa dell’ospedale di Bolzano abbiamo fatto un tragitto e lei mi ha raccomandato – altrimenti l’avrei fatto – non si sforzi di provare a ricordare assolutamente una situazione quell’altra, quell’altra, perché in questo caso rischia di rimanere una cefalea cronica che rischia di portarsela avanti per tutta la vita. Io ho eseguito, non sono mai stato lì. E allora piano piano non è tornato tutto, però riaffiorano ricordi, momenti, persone che poi ovviamente ho conosciuto. Si aggiunge materia, cioè…”. Dopo l’incidente, Bragagna proseguì la sua carriera giornalistica, diventando una delle voci più note dello sport italiano, soprattutto per le telecronache di atletica leggera. Ora lavora per Sky Sport, dopo aver terminato il suo rapporto con la Rai a fine 2025.

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Incidente tra treni in Spagna, i giocatori della Liga attaccano il ministro dei trasporti: “Metti da parte Twitter e lavora, sembri un 13enne”

28 October 2026 at 14:33

Tutta la Spagna si è fermata per l’incidente ferroviario vicino a Toledo, dove sono morte almeno 64 persone e altre 80 sono rimaste ferite. A fermarsi anche il calcio, con la Federazione calcistica che ha deciso di rinviare tutte le 24 partite di Coppa del Re in programma oggi. C’è anche chi nel mondo del calcio alza la voce, come i calciatori della Liga, Marcos Llorente (Atletico Madrid), Dani Carvajal e Thibaut Courtois (Real Madrid ) e Alex Baena (Barcellona), che hanno reagito sui loro profili social (tra loro anche il nazionale spagnolo Joselu) all’incidente ferroviario nella provincia di Toledo che ha provocato oltre 60 vittime. Lo hanno fatto con un post inizialmente pubblicato dal centrocampista dell’Atletico Madrid e successivamente condiviso dagli altri giocatori. Nel post, puntano il dito direttamente contro Óscar Puente, ministro dei Trasporti e della Mobilità Sostenibile, alludendo alla sua frequente attività sui social media e alla sua responsabilità nell’incidente in quanto capo del ministero.

Il testo integrale è il seguente: “Caro Óscar Puente, non è forse ora che tu metta da parte Twitter e ti concentri sul lavoro per cui ti paghiamo? Quando ci sono vite umane in gioco, il minimo che si possa pretendere da un ministro dei Trasporti è responsabilità, serietà, sicurezza e rispetto. Siamo stanchi di politici che sembrano più preoccupati di vincere le discussioni sui social network, come se fossero ragazzini di 13 anni, che di essere all’altezza delle responsabilità che hanno. Twitter non è il tuo lavoro. Il tuo lavoro è il trasporto pubblico, la sicurezza e rendere conto quando le cose vanno male. Finora in questo sei stato un fottuto disastro, ma come sempre darai la colpa a qualcun altro. Che il circo non si fermi”.

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“Complimenti Salvini, anche oggi siamo puntuali”: lo sfogo di Stefano Sorrentino dopo l’ennesimo treno in ritardo

28 October 2026 at 14:16

I ritardi dei treni sono ormai un incubo costante nella vita dei pendolari e viaggiatori italiani. Questa volta però a denunciare una situazione esasperante è stato un ex calciatore: Stefano Sorrentino. L’ex portiere si è scagliato direttamente contro il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini: “Complimenti Salvini, anche oggi siamo puntuali…”, ha scritto in una storia Instagram, con allegate tante faccine infuriate. E ancora: “I treni ciuf ciuf”.

La foto postata da Sorrentino mostra il tabellone della stazione che segnala il ritardo di oltre 40 minuti di un treno Italo diretto a Torino. “Vediamo se oggi è in orario”, aveva scritto in una precedente storia l’ex portiere, taggando sempre Salvini. Purtroppo la sua aspettativa è rimasta delusa. In tanti accusano il leader della Lega di essere troppo impegnato a occuparsi di altre tematiche, trascurando i problemi che invece sarebbero di sua competenza, in quanto ministro dei Trasporti. In primis, appunto, la situazione dei treni.

Portiere con oltre 360 presenze in Serie A, Sorrentino ha vestito tra le altre le maglie di Chievo Verona, Palermo e Torino. Dopo il ritiro nel 2020, è diventato opinionista in tv: prima a Pressing su Italia 1, oggi è tra gli ospiti fisse di Sabato al 90° e de La Domenica Sportiva Pomeriggio su Rai 2.

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Berrettini e Musetti, dall’amicizia al gelo: che cosa è successo. Vanessa Bellini nega: “Mai tradito Matteo”. Il possibile incrocio a Vienna e il delicato ruolo di Volandri

28 October 2026 at 12:52

A Vienna il tabellone sembra essersi divertito a mettere tutti nello stesso posto nel momento meno opportuno. Già, si parla di Matteo Berrettini e Lorenzo Musetti, un tempo amici anche fuori dal campo, sono al centro di un gelo diventato evidente dopo l’intervista del romano successiva alla vittoria su Etcheverry. E adesso in mezzo ci finisce pure Flavio Cobolli: si sprecano le ironie su un suo possibile ruolo da paciere.

La domanda sul successo di Musetti a Lione ha prodotto una risposta eloquente: “Siamo in diretta?”. Poi Berrettini ha aggiunto soltanto: “Ha lavorato tanto, se lo è meritato”. Poche parole, volto scuro e nessuna particolare voglia di approfondire. Intanto sui social sono circolate ricostruzioni su un presunto triangolo amoroso, mentre l’ex fidanzata di Berrettini, Vanessa Bellini, ha smentito ogni coinvolgimento. “Tollero tutte le ca***te che dite e scriverete e lascio correre (e ne leggo tante ma ho imparato che quel mondo è fatto così), ma sentire che io avrei tradito Matteo veramente ma sciacquatevi la bocca prima di parlare”, ha scritto sui social rispondendo a un commento. Quanto successo – stando sempre a queste ricostruzioni – sarebbe tra le ragioni della scelta del carrarino di avere nel suo team il cognato Gianluca Mager, sposato con Valentina, sorella di Veronica Confalonieri.

Il contrasto fa ancora più effetto ripensando al passato. Berrettini e Musetti si allenavano insieme, cenavano con le rispettive compagne e in Coppa Davis si sono sostenuti nei momenti più complicati. Nel 2024 Musetti fu tra i primi ad abbracciare Berrettini dopo il trionfo. Oggi invece la Davis fotografa anche la distanza: Musetti convocato, Berrettini fuori. E così il capitano Filippo Volandri, che pensava di dover gestire singolari, doppi e condizioni di forma, si ritrova suo malgrado dentro un triangolo decisamente meno tattico.

La coincidenza è che ora siano tutti a Vienna. Musetti è impegnato nel torneo, mentre Berrettini domani affronterà per la prima volta proprio Cobolli, suo grande amico e compagno dell’Italia che un anno fa vinse la terza Davis consecutiva. Cobolli però è amico anche di Musetti. Il ruolo di paciere, insomma, sarebbe già disponibile. Male che vada potrebbe convocarli entrambi davanti a una Wiener Schnitzel e una birra.

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Follia del padre di Yamal: ha sputato in faccia a una cameriera. Poi ha sfiorato la rissa con la polizia

28 October 2026 at 12:26

Un richiamo per una giacca lasciata fuori posto si sarebbe trasformato in un acceso confronto all’aeroporto di Barcellona. Al centro dell’episodio ci sarebbe Mounir Nasraoui, padre del talento blaugrana Lamine Yamal, accusato di aver insultato una dipendente di una caffetteria e di averle sputato in faccia. La vicenda, avvenuta poco prima della partenza per Londra in occasione della cerimonia del Pallone d’Oro, avrebbe richiesto l’intervento delle forze dell’ordine per riportare la calma.

L’episodio si sarebbe verificato all’interno dell’aeroporto Josep Tarradellas Barcelona-El Prat, dove Nasraoui si trovava in attesa di imbarcarsi sul volo diretto nella capitale britannica. Il viaggio era legato alla cerimonia del Pallone d’Oro, appuntamento al quale ha partecipato per accompagnare il figlio, classificatosi al terzo posto nella corsa al prestigioso riconoscimento ed eletto miglior giovane.

A ricostruire l’accaduto è stata Crónica Global, testata appartenente al gruppo editoriale El Español. Secondo quanto riportato, tutto sarebbe cominciato quando una lavoratrice del locale avrebbe chiesto a Nasraoui di spostare una giacca lasciata in un’area in cui non era consentito depositare indumenti. Una richiesta apparentemente ordinaria che avrebbe innescato una reazione particolarmente accesa.

La situazione sarebbe rapidamente degenerata. Stando alle testimonianze citate dai media spagnoli, Nasraoui avrebbe prima insultato la dipendente, arrivando poi a sputarle in volto. A quel punto, una persona presente nella caffetteria avrebbe tentato di intervenire per separare i coinvolti e riportare la situazione alla normalità. Il tentativo di mediazione, tuttavia, non sarebbe bastato a placare gli animi. Secondo la ricostruzione della stampa iberica, il padre del calciatore avrebbe cercato di scagliare una sedia contro l’uomo intervenuto. L’escalation avrebbe reso necessario l’arrivo degli agenti della Guardia Civil, chiamati a ristabilire l’ordine e a impedire che lo scontro avesse conseguenze ulteriori.

Nonostante l’accaduto, Nasraoui sarebbe riuscito a proseguire il proprio viaggio, raggiungendo regolarmente il volo per Londra, dove era atteso per accompagnare il figlio alla cerimonia del Pallone d’Oro. È importante precisare che la ricostruzione dei fatti si basa sulle testimonianze riportate dalla stampa spagnola. Al momento, non risultano conferme ufficiali delle accuse rivolte a Nasraoui e non sono stati chiariti eventuali provvedimenti adottati nei suoi confronti. La vicenda resta quindi legata alle versioni diffuse dai media iberici, in attesa di ulteriori chiarimenti ufficiali.

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La grottesca statistica: Mussolini segna a Turati 104 anni dopo la marcia su Roma

28 October 2026 at 12:08

Il 27 ottobre 2026 Romano Benito Floriani Mussolini, giocatore della Lazio e promessa del calcio italiano, segna il suo primo gol in Serie A nella partita Sassuolo-Lazio finita 2-6. E fin qui non ci sarebbe nulla di speciale: non fosse che il 27 ottobre 1922 il suo bisnonno – che non ha bisogno di presentazioni visto il cognome del ragazzo – iniziava le mobilitazioni che avrebbero portato alla marcia su Roma. Uno dei più strenui oppositori dell’ascesa fascista, nonché uno dei più rilevanti politici socialisti degli anni ’20, si chiamava Filippo Turati. E come fa di cognome il portiere del Sassuolo che ieri sera, al 16′ minuto di gioco, ha subito gol dal pronipote del Duce? Esatto, proprio Turati. Stefano, per la precisione.

Una suggestione dolceamara, a tratti grottesca, che unisce Storia e sport. Il primo a far notare questa strana statistica è stato il giornalista sportivo Giuseppe Pastore: la sua storia Instagram, com’era prevedibile, è andata virale sui social e le battute si sono sprecate. Tanto più che, come hanno fatto notare alcuni utenti, il gol del giovane terzino stava per essere annullato per fuorigioco dal Var a causa di un braccio destro alzato oltre la linea dell’ultimo difensore.

Al di là del tono ironico di molti commenti apparsi sui social, con questo episodio si ripropone, a distanza di 104 anni, lo scontro tra Mussolini e Turati. Un’intreccio che riporta a una delle pagine più buie della storia d’Italia. Fortunatamente in questo caso si parla solo di un campo da calcio. Ma da un semplice gol si è alzato un tale polverone mediatico: lo sport, si sa, da sempre appassiona gli italiani molto più della politica.

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L’Arsenal si è fatto eliminare dal Fleetwood Town: una squadra di quarta serie batte i campioni d’Inghilterra

28 October 2026 at 11:57

La partita è stata interrotta dopo due minuti per un drone che sorvolava il campo. Forse un sorta di presagio per l’Arsenal. La squadra di Mikel Arteta è stata clamorosamente eliminata dalla Carabao Cup, la Coppa di Lega inglese, per mano del Fleetwood Town. Una squadra di League Two, la quarta divisione inglese, ha eliminato i campioni d’Inghilterra in carica ai calci di rigore, dopo l’1-1 maturato nei 90 minuti. Un misto tra una favola e una figuraccia: il Fleetwood è 18esimo in campionato, tecnicamente con l’Arsenal primo in Premier League ci sono 84 posizioni di differenza.

A rendere tutto ancora più suggestivo, oltre alla curiosa interruzione del drone, anche il nome dello stadio da 5mila posti del Fleetwood: Highbury Stadium, che richiama ovviamente la storica casa dei Gunners per 93 anni, prima del trasferimento all’Emirates Stadium. E poi c’è li campo: il gol di Loupalo-Bi a dare corpo al sogno della squadra di provincia, il pareggio dopo 5 minuti di Gyokeres che sembra riportare l’Arsenal in carreggiata. E poi il match che scivola via, nonostante Arteta abbia schierato anche alcuni titolari.

L’espulsione del 16enne Downman lascia perfino i Gunners in 10 nei minuti finali. Si arriva così ai calci di rigore e i ragazzi del Fleetwood non tremano: cinque su cinque. Basta la parata di Jay Lynch sul tiro di Bruno Guimaraes a condannare l’Arsenal a una storica eliminazione. Il piccolo Fleetwood esulta per la notte più importante della sua storia: la storia del calcio inglese si arricchisce di una nuova favola.

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Henry sulle polemiche al Pallone d’Oro: “Kate era complice di quella battuta”. Ma la sua correzione era sbagliata

28 October 2026 at 11:24

Sembrava una correzione inutile, per di più fatta in diretta davanti a tutti. E infatti il siparietto tra Thierry Henry e Kate Scott durante la cerimonia del Pallone d’Oro ha provocato parecchie critiche sui social. Ma secondo l’ex attaccante francese, dietro quella scena c’era in realtà una gag concordata tra due colleghi abituati da tempo a scherzare insieme davanti alle telecamere. La beffa, però, resta: la correzione di Henry sulla pronuncia di Sócrates era sbagliata.

Tutto è successo al momento di presentare il Premio Socrates, il riconoscimento istituito da France Football e dedicato al campione brasiliano morto nel 2011. Scott ha annunciato: “Consegneremo anche il Premio Socrates”, pronunciando il nome alla maniera inglese. Henry l’ha subito interrotta: “Cosa intendi con Socrates? (ripetendo la sua dizione, ndr) Qui non abbiamo filosofi, si dice ‘Soc-ra-tes‘”. La conduttrice ha assecondato il siparietto: “Scusate la mia pronuncia, tutti. Fidatevi di Thierry, lo pronuncerà correttamente“. E Henry ha chiuso: “Sì, ‘dottor Socrates’, non discuteremo qui”. Uno scambio che a molti è sembrato poco elegante, quasi una mortificazione gratuita della collega in diretta.

Henry ha però respinto questa lettura, spiegando che la scena era stata preparata insieme: “Kate era complice di quella battuta, e potete chiederlo a lei. L’ha fatto apposta a dire Socrates, e io ho dovuto dire Socrates. Capisco se la battuta non vi è piaciuta, ma smettete di dire che ho mancato di rispetto a Kate”, ha spiegato l’ex attaccante francese in un video. Poi ha chiarito: “Non lo farei mai. E potete chiederlo a lei, gente. Ha detto Socrates apposta, e io ho detto Socrates. Quindi per favore smettete di inventare storie“. Una ricostruzione credibile, anche perché Henry e Scott lavorano insieme da tempo negli studi della CBS, dove conducono un programma molto seguito sulla Champions League e hanno costruito proprio sulla loro confidenza buona parte della loro intesa televisiva.

Il problema per Henry è un altro. A smontare la sua correzione è stato Andrew Downie, autore di Doctor Socrates: Footballer, Philosopher, Legend, una delle biografie più approfondite sul campione brasiliano. Il giornalista scozzese ha scritto: “Thierry Henry è scortese e ha torto. Lei l’ha pronunciato correttamente. Lo so, ho scritto un intero libro su quell’uomo”. In effetti, il nome del calciatore Sócrates si pronuncia, in portoghese brasiliano, con la “e” finale che tende a diventare una “i”. Quindi Sócrates suona più o meno: Sò-cra-tchis. Alla fine, battuta concordata o meno, aveva ragione Kate Scott.

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“Ha segnato un solo gol ma ha fatto tre dischi”: Noa Lang, in arte Noano, pubblica il suo nuovo singolo Badbad

28 October 2026 at 10:45

Noa Lang torna a essere Noano. L’attaccante del Napoli ha pubblicato un nuovo singolo, Badbad, realizzato in collaborazione con KM e rilanciato nelle ultime ore con una breve promo di 38 secondi su TikTok. È bastato meno di un minuto per riaccendere anche l’ironia dei tifosi: “Ha segnato un solo gol ma ha fatto tre dischi“, ha scritto qualcuno sui social.

Per Lang, però, la musica non è un passatempo nato adesso. L’olandese porta avanti ormai da anni una seconda carriera nel rap, cominciata nel 2023 con 7K Op Je Feestje, pubblicato con lo pseudonimo Noano. Il brano superò le 100mila riproduzioni su Spotify già nel giorno dell’uscita e ottenne poi il disco d’oro. Nel 2024 è arrivato Damage, realizzato con Ronnie Flex: numero uno nella Single Top 100 olandese per quattro settimane e oltre 28 milioni di ascolti su Spotify al marzo 2026. L’anno successivo è stato quello della definitiva consacrazione musicale. Prima Waka, insieme a Emms, capace di superare i 18 milioni di stream, poi Matcha Coco con Jonna Fraser, diventato disco d’oro dopo aver raggiunto quota dieci milioni di ascolti.

Nel maggio 2026 è toccato a Ewa Safi, pubblicato con Lil’ Kleine e diventato il secondo numero uno di Lang nella Single Top 100 olandese. Numeri che raccontano perché definirlo semplicemente un calciatore con la passione per il rap sarebbe ormai riduttivo. Adesso arriva Badbad. Il singolo era stato anticipato nei giorni scorsi e il video pubblicato su TikTok ha raccolto in una giornata circa 60mila “mi piace”, tra commenti sarcastici e messaggi dei tifosi turchi che ancora lo rimpiangono dopo la parentesi al Galatasaray.

Rientrato al Napoli, Lang sta trovando spazio anche in campo. Gli infortuni di Alisson Santos e David Neres gli hanno aperto nuove possibilità nella formazione di Max Allegri. Ma non è ancora entrato nel cuore dei tifosi partenopei e i numeri lo giustificano: appena un gol nella sua prima esperienza in azzurro, una sola rete in otto presenze anche in questa stagione. Al momento, in effetti, il rapper Noano è più produttivo dell’attaccante Noa Lang.

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Russia ai Mondiali, Julio Velasco applaude: “Le nazionali non sono dello Stato ma del popolo. Lo dice uno che ha vissuto la dittatura in Argentina”

28 October 2026 at 06:14

Tra 9 mesi, negli Stati Uniti e in Canada, la Russia tornerà a giocare un Mondiale di pallavolo femminile. L’edizione iridata 2027 – in programma dal 20 agosto al 5 settembre – segna infatti il ritorno della Nazionale di Mosca. Dopo il ban totale dello sport deciso nel 2022 in seguito all’invasione dell’Ucraina, progressivamente il mondo dello sport sta aprendo al ritorno dei russi, nonostante le continue polemiche. Tra i fronti più aperti c’è appunto anche il volley, che ha scelto di accogliere la Russia proprio nell’anno che precede le Olimpiadi di Los Angeles 2028. La finale dei Mondiali di pallavolo femminile si giocherà proprio ad Anaheim, nello stesso stadio che ospiterà poi le partite dei Giochi.

La notizia del ritorno della Russia nel volley è passato un po’ sotto traccia in Italia. Così come le parole pronunciate da Julio Velasco alla Gazzetta dello Sport dopo i sorteggi dei gironi dei Mondiali. Il ct dell’Italvolley femminile si è detto chiaramente favorevole al ritorno della Russia, motivando la sua posizione con queste parole: “Ho sempre sostenuto che appoggio l’Ucraina senza se e senza ma perché è un Paese invaso. Detto questo, ho sempre pensato che le nazionali sportive non siano dello Stato ma del popolo“.

Velasco ha poi spiegato: “Lo dice uno che ha vissuto la dittatura in Argentina. Se mi avessero tolto il Mondiale di calcio del 1978 o quello di volley del 1982 l’avrei vissuto come un’ingiustizia e probabilmente non sarei mai arrivato in Italia“. Il tecnico argentino fa riferimento alla dittatura militare del regime di Videla, che ospitò e vinse i Mondiali di calcio nel 1978 e durò poi per altri cinque anni (Videla fu sostituito nel 1981) fino alla sconfitta nella guerra delle Falkland-Malvinas contro l’Inghilterra.

Velasco quindi apre al ritorno della Russia, che è stata inserita nel girone F insieme a Giappone, Argentina e Bulgaria. L’Italia, da testa di serie numero 1, è invece nel gruppo A, insieme a Belgio, Colombia e Porto Rico. Il ct ha ora una stagione intera davanti per scegliere la migliore formazione azzurra, dopo l’argento agli Europei e con il pensiero già rivolto anche alle Olimpiadi di Los Angeles: l’Italia di Velasco ci arriverà da campione in carica. Prima però deve difendere il titolo iridato conquistato nel 2025.

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