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Morte Fakir, la frase del poliziotto davanti al corpo già esanime catturata dalla bodycam: “Aò? Muori và” | Video

28 October 2026 at 20:09

Sono diversi minuti che il respiro, già flebile di Abderrahim Fakir, si sta spegnendo mentre è ammanettato e faccia a terra. “Lascia tanto non si muove”, dice uno dei due agenti all’altro mentre gli stringono le fascette intorno alle caviglie. Fakir non si muove, non reagisce. Il video della bodycam si inquadra mentre uno dei poliziotti gira il corpo, a quel punto esanime, del 42enne marocchino. Nessun segno vitale. Il corpo cade. “Aò? Ma muori và”, esclama l’agente.

Nei minuti successivi, come riporta la relazione finale fatta sull’autopsia dai consulenti dei pm di Bologna, verranno dette altre frasi dello stesso tenore. “È schiattato”. “Cazzo me ne frega a me”. Il defibrillatore intanto ripete l’analisi del ritmo cardiaco ma non consiglia la scarica. “Se schiatta ci divertiamo”. E l’altro “Eh?” “Se schiatta ci divertiamo”. I soccorritori a quel punto allertano la centrale e i poliziotti rimangono col dubbio. “È schiattato?” “Ancora non si sa”. Qualche minuto e di nuovo si interrogano: “Andato?”.

L’agente, difeso dall’avvocato Gabriele Bordoni, si è scusato “per le frasi inaccettabili che ho pronunciato”. Intanto però l’avvocato dei familiari di Fakir, Fabio Anselmo, ha presentato una nuova nota di denuncia alla Procura, in riferimento proprio a queste frasi, che ipotizzerebbe reati più gravi di quello attualmente contestato. “Conto nella giornata di giovedì di depositare anche la relazione del nostro consulente di parte, il professor Vittorio Fineschi, che evidenzia i numerosi e grossolani errori nella consulenza tecnica dei pubblici ministeri”.

Consulenza che, in sintesi, ritiene che la causa della morte di Abderrahim Fakir sia “ascrivibile ad insufficienza respiratoria acuta in soggetto in corso di intossicazione acuta da cocaina (abusatore cronico) e con severa cardiopatia”. Hanno “contribuito l’agitazione psicomotoria e l’ipertermia, effetto dell’intossicazione acuta da cocaina, nonché la posizione prona”.

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Abderrahim Fakir morto durante un controllo di polizia: “Tre le concause, anche lo schiacciamento”. La relazione dei consulenti della Procura

27 October 2026 at 15:01

Non un’unica causa della morte, ma tre concause. Secondo quanto trapela, sono queste le conclusione presenti nella relazione della consulenza tecnica sulla morte di AbderrahimFakir avvenuta 19 luglio scorso durante un intervento di polizia al Pilastro di Bologna. La relazione, nelle mani dei pm della Procura di Bologna, rivela che l’insufficienza respiratoria acuta che ha provocato il decesso del 42enne sarebbe stata causata da tre elementi che hanno contribuito e sono quindi individuati come concause: lo schiacciamento provocato dalla posizione prona del corpo mentre i due poliziotti lo tenevano fermo a terra, l’assunzione di cocaina e problemi cardiaci.

La causa della morte di Abderrahim Fakir è “ascrivibile ad insufficienza respiratoria acuta in soggetto in corso di intossicazione acuta da cocaina (abusatore cronico) e con severa cardiopatia“. Al determinismo del decesso “su base ipossica” hanno contribuito l’agitazione psicomotoria e l’ipertermia (effetto dell’intossicazione acuta da cocaina) nonché la posizione prona“: scrivono così i consulenti dei Pm di Bologna, nelle conclusioni della relazione. Le analisi, poi, “hanno messo in evidenza un esteso quadro traumatico di natura contusiva” che “non ha avuto un ruolo nel determinismo del decesso”.

Spetterà adesso ai magistrati che si occupano del caso – la procuratrice aggiunta Morena Plazzi e i pm Domenico Ambrosino e Francesca Arienti – valutare se la consulenza affidata al pool di esperti, e la relazione di quasi 200 pagine, mette o no una parola definitiva su questo aspetto. I tre magistrati hanno fissato un incontro per mercoledì, in cui si confronteranno per capire come procedere e valutare l’incisività di un dato rispetto ad un altro, per poi passare alla fase successiva.

Le cause del decesso avevano creato uno scontro tra i legali dei familiari della vittima e gli avvocati dei poliziotti. Per Fabio Anselmo, che segue i familiari di Fakir, il quadro emerso dal confronto sarebbe quello di una “morte ipossica da posizione prona”, e ha citato il caso di Riccardo Magherini. Secondo Anselmo la cocaina non avrebbe avuto alcun ruolo: se non quello di aumentare, insieme allo stato di agitazione, il fabbisogno di ossigeno, “di cui è stato privato a causa del mantenimento della posizione prona da parte degli agenti”. Anselmo aveva già ricordato che gli esami tossicologici hanno rilevato circa 300 nanogrammi per millilitro di cocaina, che corrisponderebbe “alla metà della quantità che, per letteratura, può essere causa di morte autonoma”. E aveva sostenuto che “senza la componente asfittica non sarebbe morto”. Diametralmente opposta la lettura di Gabriele Bordoni, che assiste i due poliziotti, dopo il confronto con il proprio consulente, il medico legale Matteo Tudini. “La causa centrale dell’ipossia è la droga”, sostiene. E imputa lo stesso sanguinamento rilevato nei polmoni “all’utilizzo smodato della cocaina”, che per Bordoni sarebbe stata rilevata in un valore “superiore di tre volte alla dose letale”.

Nelle prossime ore si comprenderanno le mosse della procura. Al momento ci sono sei persone iscritte nel registro delle annotazioni preliminare, il cosiddetto “scudo” previsto quando c’è una possibile causa di giustificazione, per omicidio colposo: i due agenti intervenuti per bloccare Fakir e i quattro volontari della Croce Rossa arrivati in via Svevo per soccorrerlo quando stava male. I tempi però stanno per scadere (il 19 novembre) e i pm dovranno decidere se indagare le sei persone coinvolte oppure archiviare le posizioni.

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