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Preços do gás na Europa atinge 100 euros pela 1º vez desde dezembro de 2022

28 October 2026 at 16:02

O contrato de referência do gás natural na Europa atingiu brevemente € 100 por MWh (megawatt-hora) pela primeira vez desde dezembro de 2022 nesta quarta-feira (28), devido às interrupções no transporte de GNL (gás natural liquefeito) do Oriente Médio, que mantêm a oferta restrita antes do inverno.

O contrato futuro holandês para o mês seguinte, negociado no hub TTF TFMBMc1, chegou a ser cotado a € 100 por MWh por volta das 13h35 GMT, um aumento de cerca de 4% em relação à sessão anterior, segundo dados da Intercontinental Exchange.

Os preços subiram para as máximas de 2022 à medida que o conflito no Oriente Médio se intensificou e agora estão sendo negociados a cerca de três vezes os níveis anteriores à guerra com o Irã.

As famílias e indústrias europeias já estão sentindo o impacto dos altos preços da energia este ano, visto que a guerra liderada pelos EUA contra o Irã elevou os custos do petróleo, combustíveis para transporte, gás, eletricidade e alimentos.

Analistas e especialistas do setor preveem pelo menos mais um ano de preços elevados do gás, mesmo que a guerra termine e o inverno seja ameno, pois a Europa precisará reabastecer suas reservas de gás natural, que estão em níveis historicamente baixos.

Os altos preços do gás no mercado atacadista estão se refletindo nas contas de gás e energia dos consumidores, com as usinas a gás natural normalmente definindo o preço da eletricidade durante os períodos de maior demanda.

Algumas empresas de setores industriais que utilizam gás como matéria-prima, como as de fertilizantes, produtos químicos e siderurgia, já reduziram a produção.

Gas a 97 euro, l’Ue paga già +12 miliardi per il Gnl USA: verso taglio dei consumi

27 October 2026 at 08:23

Il prezzo del gas ha toccato un nuovo picco. L’indice TTF di Amsterdam ha raggiunto quota 97,29 euro al megawattora, una quota che non si registrava dal 2022. Il Brent invece ha registrato un calo dell’1,2%, chiudendo a 115 dollari al barile, mentre il WTI ha fatto segnare una discesa del -1,85% attestandosi a 101,36 dollari al barile.

Il dato in crescita, quello del gas, si scontra quindi con diverse realtà: l’incertezza geopolitica, la ricomposizione delle scorte e la vicinanza con l’inverno. Non aiuta la situazione dei trasporti attraverso Hormuz, dove ora passa verso l’Europa e l’Asia un terzo del metano esportato a Occidente e Oriente rispetto ai volumi precedenti all’inizio del conflitto.

Gas come nel 2022: 97,29 euro al megawattora

Lunedì 26 ottobre, il prezzo del gas all’indice TTF di Amsterdam ha raggiunto quota 97,29 euro al megawattora. Non succedeva dal 2022, dallo scoppio della crisi tra Russia e Ucraina. In serata il prezzo è poi sceso a 95,81 euro al megawattora, comunque un aumento del 2,13% rispetto al giorno precedente e quindi ancora un valore piuttosto elevato. Il superamento dei 100 dollari al megawattora potrebbe essere solo una questione di ore o giorni.

Gli analisti si domandano cosa c’è dietro l’attuale crescita delle quotazioni del gas e le motivazioni sono ormai sempre le stesse, anche se con alcune nuove incertezze. Da una parte i ritardi nella ricomposizione delle scorte, il fatto che si sta avvicinando effettivamente l’inverno e poi ci sono le motivazioni di natura geopolitica, come le incertezze rispetto a nuovi possibili attacchi sull’Iran da parte degli Stati Uniti.

Lo Stretto di Hormuz infatti continua a rappresentare una strettoia fisica e artificiale al passaggio di gas e petrolio verso l’Europa e l’Asia. Ma anche il Qatar, uno dei massimi venditori al mondo di Gnl, con la riduzione della produzione, sta aumentando le importazioni di gas naturale liquido statunitense.

Quanto costa il Gnl Usa: +12 miliardi

Dalla guerra tra Russia e Ucraina, l’Europa ha iniziato a importare Gnl americano. Un prodotto più costoso rispetto al gas russo e che già gravava sul bilancio. Ora con la crisi in Medio Oriente, la pressione per stoccare il gas è ancora più alta.

Considerando solo gli acquisti di gas naturale liquefatto, soprattutto americano, il rincaro nelle bollette europee è di circa 12 miliardi di euro. Miliardi in più, nonostante una domanda inferiore di ben 24 milioni di tonnellate acquistate.

Perché paghiamo così tanto? Il motivo è legato alla forte esposizione al mercato spot, dove i prezzi fluttuano ogni giorno. Come spiega l’analisi del Messaggero, per comprare più Gnl dagli Stati Uniti l’Europa paga da otto mesi i prezzi del giorno segnati dal TTF europeo, quello che ha raggiunto quota 97 euro al megawattora, mentre negli Stati Uniti si paga l’equivalente di 8 euro al megawattora. Dall’inizio della guerra il gas europeo è più che triplicato (+200% nell’ultimo anno).

L’Europa è tra i continenti più esposti: compra circa il 65% del suo Gnl sul mercato spot, mentre un quarto dei suoi contratti a lungo termine sono legati agli indici dei prezzi del gas. Questo perché incompatibile con la politica green che punta alla riduzione dell’utilizzo del gas.

Il livello degli stoccaggi

La situazione però è sotto controllo. Anche se i prezzi del gas naturale sono elevati, l’inverno europeo potrebbe risultare più caldo della media degli scorsi anni e questo potrebbe ridurre la necessità di acquistare ulteriore gas.

Il riempimento a livello comunitario è sotto il 75%, il minimo dal 2009, ma gli stoccaggi italiani sono quasi pieni, al 90%.

Il 29 ottobre si potrebbe parlare di misure di riduzione forzata dei consumi di gas, qualora però la situazione dovesse peggiorare. Per “peggiorare” si intendono temperature più basse rispetto alla media e che necessiterebbero di maggior riscaldamento. In quel caso l’Unione Europea potrebbe ritrovarsi ad affrontare una carenza di gas del 12-15% rispetto alla domanda. È lo scenario peggiore.

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