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“Youssef Siher e le proteste in chat? L’admin non è responsabile dei messaggi altrui, anche dopo il Decreto sicurezza”

30 October 2026 at 16:42

Nessun messaggio firmato Movimento 17 ottobre istiga alla violenza nella chat Telegram delle proteste in piazza. Basta leggere i “comunicati” degli amministratori, ora è giunta la conferma del giudice per le indagini preliminari. Post favorevoli alle devastazioni se ne contano 30 al giorno, di media, nel gruppo fondata da Youssef Siher. Ma l’amministratore della chat non paga per i messaggi altrui. Anche per questo, secondo il gip, l’accusa della procura è fragile e il giovane è stato scarcerato. La responsabilità penale è personale, un principio giuridico lasciato intatto dal nuovo Decreto sicurezza approvato dal governo il 20 ottobre, in vigore dal 23. Il criterio generale è ribadito da Guido Scorza e Marco Martorana, due avvocati esperti di privacy e diritti digitali, interpellati da ilfattoquotidiano.it. Il primo è l’ex componente del collegio del Garante della privacy. Il secondo è professore a contratto in diritto della privacy presso l’Università Mercatorum.

L’admin non paga per i post degli altri: responsabilità penale personale

L’amministratore di una chat “non ha un obbligo generale di controllare in anticipo i messaggi altrui”, dice Martorana. Neppure in virtù dell’articolo 420-bis introdotto dal Decreto sicurezza, tra le norme indicata dagli inquirenti per motivare il fermo giudiziario nei confronti di Siher, appena 24 ore la pubblicazione del testo in Gazzetta. “Il nuovo reato nasce dalla constatazione che la violenza di piazza oggi si prepara e si organizza anche nelle chat – prosegue Martorana – Per questo punisce più duramente chi sta a monte, con pene da quattro a dodici anni, rispetto a chi partecipa materialmente agli scontri, che rischia da due a cinque anni”. Ecco il pugno duro del governo contro le piazze digitali. Leggendo il decreto, la detenzione fino a 12 anni è la pena per “chiunque, anche mediante strumenti informatici o telematici, organizza o promuove la formazione del gruppo oppure incita o istiga alla commissione delle condotte” violente, durante le manifestazioni pubbliche.

Nessun obbligo di moderazione, cancellare messaggi o bannare gli utenti

“L’amministratore di una chat è perseguibile solo se firma personalmente un messaggio violento, oppure incita a commetterli”, dice Guido Scorza. Se una pagina ospita messaggi violenti, commette un reato l’admin che non li cancella e non redarguisce gli autori? “No”, risponde l’esperto, “perché il decreto non punisci l’omissione, il silenzio o la mancata denuncia dei messaggi altrui dinanzi alle autorità di sicurezza”. Il nuovo provvedimento del governo addita quattro condotte attive, sottolinea Scorza: “Istigazione e incitazione alla violenza, oppure organizzazione e promozione di un gruppo votato a quel fine”. Il professor Martorana concorda: “Gestire una chat non basta. L’amministratore ne risponde solo se è lui stesso a organizzare o promuovere gruppi violenti nelle manifestazioni, oppure a istigare alla violenza”. Nel caso del Movimento 17 ottobre, nessun messaggio firmato dal profilo admin esorta al saccheggio, agli assalti, alle vetrine da spaccare.

Movimento 17 ottobre: 30 messaggi violenti al giorno, favorevoli il 12,1 per cento degli utenti

I post violenti ci sono, nella sua chat, secondo l’analisi preliminare di una ricerca scientifica firmata da Lorenzo Alvisi, dottorando presso la Scuola IMT Alti Studi Lucca. In misura maggiore rispetto ad un’altra pagina volano delle proteste, battezzata Italia in Piazza. Qui, il 20 ottobre, in cima ai messaggi gli amministratori hanno fissato il messaggio: “Non bisogna assolutamente incitare alla violenza, che sia verbale o altro”. Nessun invito simile è giunto dagli admin del gruppo Movimento 17 ottobre, dove non mancavano elogi di assalti e devastazioni. Quanti? 170 in tutto, dal 18 al 23 ottobre, secondo l’analisi di Alvisi: il 12,1 per cento degli utenti ha invitato almeno una volta alla violenza. Su Italia in piazza, la cifra scende all’1,7 per cento dei partecipanti, con 10 messaggi violenti su 7140, pari allo 0,14%. Simili numeri, possono spiegare il faro degli inquirenti, senza motivare accuse penali.

Il primo messaggio: “Troppo liberali nella chat Italia in piazza, tollerano i fascisti”

L’admin di una chat non è il parafulmine legale dei messaggi degli utenti, neppure dopo il Decreto sicurezza. Dunque nessun obbligo giuridico generale di moderazione preventiva, in capo agli amministratori. Eppure, la necessità di un argine è tra le ragioni fondanti del Movimento 17 ottobre. Basta rileggere il primo post: “Abbiamo creato questo gruppo come spazio per discutere e parlare insieme. Alcuni di noi erano nel gruppo di Italia in piazza, quelli che hanno chiamato ieri. Ma hanno un’impostazione liberale che tollera razzismo e fascismo e toglie spazio ai partecipanti per decidere insieme come organizzarci”. Ovvero, gli admin di Italia in Piazza, troppo “liberali”, avrebbero fatto bene a prendere le distanze dagli xenofobi. Eppure, secondo l’analisi di Lorenzo Alvisi, l’estrema destra radunava appena lo 0,5 dei partecipanti della chat, con il 5 per cento di destra moderata. Quanto basta per invocare la moderazione.

L'articolo “Youssef Siher e le proteste in chat? L’admin non è responsabile dei messaggi altrui, anche dopo il Decreto sicurezza” proviene da Il Fatto Quotidiano.

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