❌

Normal view

Finanza in lutto per il nuovo aumento della Tobin tax sulle transazioni: “Surreale”. Ma col precedente raddoppio +94% di gettito

30 October 2026 at 14:32

Il nuovo raddoppio della Tobin tax deciso dal governo nella legge di bilancio scatena il pianto del mondo finanziario. L’aumento dell’imposta sulle transazioni finanziarie, che colpisce gli acquisti di azioni, porta l’aliquota sulle operazioni concluse sui mercati regolamentati dallo 0,2 allo 0,4% e quella sulle transazioni fuori mercato dallo 0,4 allo 0,6%. L’aggravio arriva dopo che con la manovra 2026 il governo aveva già raddoppiato le aliquote, portandole rispettivamente dallo 0,1 allo 0,2% e dallo 0,2 allo 0,4%. Viene inoltre aumentata l’imposta sulle operazioni ad alta frequenza, dallo 0,04 allo 0,06%. Ma il governo ha dalla sua il fatto che quell’intervento non ha affatto provocato la paventata fuga verso altri mercati: a fronte di 337 milioni di maggiori entrate annue stimate nella relazione tecnica, nei primi otto mesi di quest’anno dalla tassa sono arrivati 917 milioni, 445 milioni in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Segno che la base imponibile ha visto al più una flessione lievissima.

Gli operatori continuano comunque a lamentare che il nuovo aumento rischia di rendere ancora meno attrattiva Piazza Affari, in contrasto con l’obiettivo dichiarato dell’esecutivo di voler rilanciare il mercato dei capitali italiano attraverso la riforma del Testo unico della finanza. Venerdì Stefano Firpo, direttore generale di Assonime, durante l’evento “Più Borsa, più crescita: l’Italia delle 1000 quotate”, ha dichiarato che “mette l’Italia fuori da qualunque competizione, fuori proprio dal gioco. È veramente surreale“. Firpo ha chiamato in causa anche il trattamento fiscale delle azioni proprie, gli strumenti attraverso cui le società possono riacquistare i propri titoli e utilizzarli anche per piani di partecipazione di lavoratori e risparmiatori. Disposizioni che, secondo il direttore generale di Assonime, “non stanno né in cielo né in terra” e finiscono per rendere questo strumento fiscalmente svantaggiato rispetto a quanto avviene in qualsiasi altro Paese.

Le critiche erano già arrivate ieri, all’indomani dell’annuncio dell’aumento delle aliquote. Vincenzo Polidoro, presidente di AssoNEXT, l’associazione delle piccole e medie imprese italiane quotate, aveva chiesto “che nel confronto parlamentare si trovi un equilibrio che preservi l’attrattività del mercato per le pmi quotate e per chi sceglie di investire nell’economia reale”.

Contro il nuovo aumento si è schierata anche AMF Italia, l’associazione degli intermediari dei mercati finanziari che nota come il passaggio all0 0,4% porterebbe l’Italia in cima ai Paesi europei con la fiscalità più sfavorevole per chi investe in azioni e chiede almeno di alzare da 500 milioni a 1 miliardo la soglia di esenzione, allineandola alla definizione di pmi contenuta nel Tuf.

La Tobin tax, introdotta in Italia nel 2013, è un’imposta sulle transazioni finanziarie che prende il nome dall’economista James Tobin, che negli anni Settanta aveva teorizzato un prelievo sui movimenti di capitale. Nel nostro Paese colpisce principalmente gli acquisti di azioni e di altri strumenti finanziari partecipativi emessi da società con sede legale in Italia, indipendentemente dal luogo in cui avviene la transazione. Non si applica alle azioni di società con capitalizzazione inferiore a 500 milioni di euro, agli Etf e ai titoli di società italiane con sede legale all’estero.

L'articolo Finanza in lutto per il nuovo aumento della Tobin tax sulle transazioni: “Surreale”. Ma col precedente raddoppio +94% di gettito proviene da Il Fatto Quotidiano.

Banche all’attacco contro il contributo in manovra: “Serve riflessione”. Giorgetti: “C’è potenziale burrasca e siamo tutti nella stessa barca”

30 October 2026 at 12:38

Continua lo scontro tra banche e governo sul nuovo contributo chiesto al settore finanziario con la legge di Bilancio. Antonio Pautelli, presidente della lobby delle banche (Abi), alla Giornata mondiale del Risparmio ha contestato l’aumento di tasse da cui il governo conta di ricavare oltre 5 miliardi di coperture per la manovra 2027 nonostante l’accordo raggiunto appena un anno fa con il governo per un contributo aggiuntivo da 10,5 miliardi, tra misure fiscali e anticipazioni di gettito, spalmato su tre anni. “Passato un anno, quello che era già stato acquisito per tre anni non viene abolito ma viene aggravato“, ha detto Patuelli. “Mi auguro che prima che lo stampato veda luce vi sia una riflessione su questo. Il ceo di Intesa Carlo Messina, dal canto suo, ha ribadito che “il rispetto della parola rappresenta un presupposto per la fiducia” e “nel caso delle banche questo non è accaduto: credo ci debba essere la giusta equità di trattamento tra tutti i soggetti che generano reddito in questo paese”.

“Ci sono preoccupazioni sui mercati e tra gli azionisti”, ha avvertito il presidente Abi. “La stabilità prospettica delle imposte è un elemento fondamentale per la certezza del diritto e per dare sicurezza ai risparmiatori per investire in termini produttivi”. Poi ha richiamato la stagione delle crisi bancarie, sostenendo che molti dei presenti non l’abbiano dimenticata e ricordando il costo sostenuto per il salvataggio della Popolare di Bari: 1,1 miliardi di euro. Nessun riferimento invece agli utili record registrati quest’anno dal comparto.

La risposta del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti è arrivata dalla stessa Giornata del Risparmio. “Più volte in queste settimane ho parlato di barca da proteggere in tempi di potenziale burrasca. Ecco, caro Patuelli. Siamo tutti nella stessa barca“, ha replicato. “Se le banche aiutano lo Stato per tenere in ordine i conti pubblici fanno una cosa ragionevole, soprattutto perché siamo tutti nella stessa barca, il governo, le banche…”. E ancora: “Tutte le componenti del Paese devono contribuire al proseguimento del percorso di risanamento delle finanze pubbliche; vale in primis per chi, come il sistema finanziario, ha largamente beneficiato dei risultati di questo risanamento negli scorsi anni. Ci rendiamo conto che si tratta di oneri significativi ma che riteniamo nel complesso assorbibili senza riverberi negativi. Nelle situazioni difficili lo Stato con garanzie e GACS ha aiutato il sistema bancario, il sistema bancario ha il dovere di aiutare la Stato nel miglio decisivo per la sostenibilità delle finanze pubbliche”.

Il governo ha messo in conto di ricavare dal settore finanziario una quota rilevante delle coperture della manovra. Il Documento programmatico di bilancio indica un contributo pari allo 0,21% del Pil nel 2027, allo 0,13% nel 2028 e allo 0,10% nel 2029: complessivamente circa 10 miliardi di euro. Patuelli ha precisato che l’Abi darà una valutazione definitiva soltanto quando sarà disponibile il testo completo: “Finché non è stampato non si vedono i combinati disposti, che sono complessi”. Ma, sulla base delle anticipazioni e delle dichiarazioni circolate finora, “Verrebbe aumentata ulteriormente la pressione fiscale” sugli istituti. Che, ha tenuto a precisare, “non sono nella graduatoria dei fattori che contribuiscono all’inflazione e questo è un dato che dovrebbe esserci riconosciuto platealmente”.

L'articolo Banche all’attacco contro il contributo in manovra: “Serve riflessione”. Giorgetti: “C’è potenziale burrasca e siamo tutti nella stessa barca” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Maggioranza spaccata sulle pensioni: Osnato (FdI) smentisce Salvini su “superamento della Fornero” e uso dei fondi per le uscite anticipate

29 October 2026 at 16:05

Maggioranza spaccata sul nuovo fondo da 850 milioni per i pensionamenti anticipati previsto in manovra. “C’è una richiesta molto forte che viene da ambienti della Lega, anche rispetto al lavoro fatto dal sottosegretario Durigon” sul “tema di uscita anticipata per alcuni lavoratori. Siccome non c’è una contrarietà di fondo, il governo ha deciso di accantonare una cifra e capire come arrivare a questo superamento”, ha detto il deputato di Fratelli d’Italia Marco Osnato, presidente della commissione Finanze alla Camera, ospite di Start su Sky Tg24, rispondendo a una domanda sul presunto “superamento della legge Fornero” evocato di nuovo mercoledì sera da Matteo Salvini.

“Penso che quando ci sarà un momento di maggiore serenità economica in Italia, una riforma delle pensioni andrà fatta. Intanto si può valutare, accantonando una cifra che non si butta via: se verrà utilizzata come strumento per aiutare lavoratori usuranti bene, altrimenti sarà sempre destinata a misure sociali. Non credo che sia né il superamento della Fornero né un disastro come qualcuno ha detto”, ha sottolineato.

“A ventiquattr’ore di distanza dalla televendita di Giorgia Meloni, non solo non c’è uno straccio di testo della legge di Bilancio ma in maggioranza si apre addirittura una crepa nientemeno che sulle pensioni”, nota la deputata del M5S Valentina Barzotti. “Al ministro Salvini, che ieri, in un video in cui con tanto di fiatone annunciava il varo di Quota 64, risponde oggi il responsabile economico di FdI Osnato, il quale non solo ammette candidamente che il Governo non ha cancellato la legge Fornero ma avanza l’ipotesi che i fondi accantonati per la flessibilità in uscita possano essere usati per altre non meglio precisate ‘misure sociali’. Insomma, sulla Manovra l’esecutivo più longevo della Repubblica deraglia alla prima curva”.

L'articolo Maggioranza spaccata sulle pensioni: Osnato (FdI) smentisce Salvini su “superamento della Fornero” e uso dei fondi per le uscite anticipate proviene da Il Fatto Quotidiano.

Manovra, opposizioni all’attacco: “Sei miliardi di misure una tantum per l’anno del voto. Sgretola la progressività del fisco a danno di dipendenti e pensionati”

29 October 2026 at 15:31

La manovra da 26 miliardi di euro approvata dal governo Meloni finisce nel mirino delle opposizioni e della Cgil. Partito democratico e Alleanza Verdi e Sinistra contestano soprattutto il trattamento differenziato tra chi paga l’Irpef progressiva, ormai quasi solo lavoratori dipendenti e pensionati, e chi può accedere a regimi agevolati con imposta sostitutiva. Una disparità che l’estensione della flat tax per gli autonomi non può che accentuare. “Oltre 6 miliardi di misure una tantum o temporanee, destinate a esaurire i propri effetti in un solo anno. Come fa Giorgia Meloni a sostenere che questa non sia una manovra pre-elettorale?”, attacca nel merito Maria Cecilia Guerra, capogruppo del Pd in commissione Bilancio alla Camera. Per la segretaria del Pd Elly Schlein “il Paese aspettava risposte ma Meloni ha fatto una manovra di mance e spot elettorali. L’unica buona notizia è che sarà l’ultima per questo governo”. Per il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte “la manovretta elettorale è una lotteria di micromisure per microplatee”.

Il ddl di Bilancio, per Guerra, “penalizza lavoratori dipendenti e pensionati del ceto medio: chi resta in Irpef può ottenere un taglio fiscale da zero a 500 euro, mentre un professionista che passa alla flat tax può beneficiare di uno sconto da 7.237 a 9.890 euro, oltre a non pagare più le addizionali Irpef, che possono superare i 2.000 euro. Nel frattempo, il fiscal drag continua a erodere i redditi di chi resta in Irpef e, secondo i dati ufficiali, porterà nelle casse dello Stato 35 miliardi nel triennio di riferimento della manovra”. Ai giovani “viene riconosciuto uno sconto fiscale per un solo anno sugli aumenti salariali, lasciati alla discrezionalità del datore di lavoro. Agli over 75 si destinano 300 euro, mentre 1,6 miliardi vengono indirizzati alla sanità privata: risorse che avrebbero potuto contribuire a ridurre le liste d’attesa nel servizio sanitario pubblico e a rafforzare l’assistenza domiciliare e territoriale. Per i nuovi nati si prevedono 100 euro l’anno, mentre si introduce un vantaggio fiscale per le famiglie più abbienti che possono destinare risorse a un fondo vincolato per i figli senza pagare imposte sui rendimenti”.

M5s: “Lotteria di micromisure per microplatee”

“Il governo arriva all’ultimo Cdm senza decreto bollette e propone agli italiani la targa personalizzata a pagamento“, rincara il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte. “Non hanno capito dove siamo fra guerre e le loro disastrose firme sul Riarmo e sui patti di austerità europei: salari reali a -10% in cinque anni, tre anni di crollo industriale, boom di cassa integrazione, carburante sopra i 2 euro da mesi e mesi, record di pressione fiscale. La manovretta elettorale è una lotteria di micromisure per microplatee. Se sei fortunato, dopo lo slalom tra i vari requisiti, raccogli qualche briciola. Il biglietto vincente va ad armi e difesa: 14 miliardi di extra-spese. Quello perdente ai lavoratori dipendenti, tartassati tra rincari, tasse e stipendi da fame”.

Avs: “Sgretola la progressività”

Tino Magni, senatore di Alleanza Verdi e Sinistra, si concentra sul fisco: “La manovra Meloni sgretola la progressività“. La destra, afferma, “rovescia il principio costituzionale, articolo 53, che chi ha di più paga proporzionalmente di più”. Magni denuncia un sistema nel quale “una ristretta minoranza sceglie il proprio regime fiscale con imposte ad aliquota fissa, mentre lavoratori, lavoratrici dipendenti e pensionati pagano alla fonte senza possibilità di scegliere”. Secondo il senatore, l’85% del gettito Irpef è a loro carico. “Proseguire su questa strada aumenta le diseguaglianze lasciando ai lavoratori dipendenti e ai pensionati tutto il peso dell’Irpef e l’aumento della pressione fiscale”. “Da anni diciamo che è necessaria una riforma fiscale, perché il fisco attuale è iniquo e penalizzante – prosegue Magni -. Come Avs abbiamo presentato la ‘Restituzione fiscale’, una riforma del fisco basata su due proposte: una rimodulazione strutturale in senso progressivo dell’Irpef e l’introduzione di una tassa patrimoniale solo per le ricchezze superiori ai 5 milioni di euro. La nostra proposta cancella le aliquote Irpef e le sostituisce con un’unica funzione continua molto progressiva, come già avviene oggi in Germania e Danimarca. Per il 98% dei contribuenti, 41,5 milioni di persone, significa un considerevole taglio delle tasse”.

Cgil: “Non restituito il fiscal drag”

Il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, dal canto suo, parla di “manovra totalmente inadeguata ai bisogni delle persone e ingiusta, che continua a indicare spese per le armi, tagli a sanità, casa e affitti e che continua a far pagare tasse ai lavoratori dipendenti e ai pensionati non restituendo 4,5 miliardi di fiscal drag ma introducendo nuove flat tax e aumentando la diversità. In un Paese normale a parità di reddito devi pagare parità di tasse, combattere l’evasione fiscale e introdurre la progressività vera anche sulle rendite finanziarie e sui profitti: è questo quello di cui abbiamo bisogno. Per questo, sono ancora più forti le ragioni dello sciopero generale del 20 novembre e le lotte dei giovani e degli studenti che chiedono futuro”.

“Il sostegno dell’Esecutivo al ceto medio? Pochi spiccioli e una disparità di trattamento che non potrebbe essere più clamorosa. Al 92% di lavoratori e pensionati questa manovra non dà alcuna risposta”, aggiunge il segretario confederale della Cgil Christian Ferrari. Che nota come per il 92% dei dipendenti e pensionati, quelli sotto la soglia dei 50.000 euro di reddito lordo annuo, la manovra non preveda alcun sostegno sostanziale. E si tratta di una “enorme platea di persone che vive di reddito fisso, drammaticamente eroso dall’inflazione e dal fiscal drag (tra il 2022 e il 2025 chi vive di salario o di pensione ha già pagato oltre 30 miliardi di euro di Irpef non dovuta)”.

L'articolo Manovra, opposizioni all’attacco: “Sei miliardi di misure una tantum per l’anno del voto. Sgretola la progressività del fisco a danno di dipendenti e pensionati” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Per le partite Iva flat tax fino a 100mila euro (con pasticcio sull’Iva): risparmi fino a 10mila euro. Nuova picconata del governo all’equità fiscale

29 October 2026 at 14:55

La Commissione europea sta esaminando l’allargamento della flat tax per le partite Iva da 85mila a 100mila euro di ricavi e compensi, inserito dal governo Meloni nella manovra per il 2027. Qualche indicazione in più potrebbe arrivare il 24 novembre, quando Bruxelles presenterà il pacchetto d’autunno del semestre europeo. Non è un caso: nelle raccomandazioni specifiche per l’Italia del 2025 è stato messo nero su bianco che la proliferazione dei regimi a imposta sostitutiva erode ulteriormente la già svuotata base imponibile Irpef, affossa l’equità del sistema tributario – contribuenti con lo stesso reddito sono sottoposti ad aliquote molto diverse – e riduce la redistribuzione. Oltre a scoraggiare la crescita delle imprese, eufemismo dietro cui si nasconde il chiaro incentivo a nascondere redditi per rimanere sotto la soglia.

Poco importa per la Lega, che ha chiesto e ottenuto di ampliare ulteriormente il regime forfettario già applicato da più del 50% degli autonomi a favore di una piccola platea di partite Iva con redditi alti e nonostante il limite europeo per l’esenzione Iva fissato proprio a 85mila euro. Per i ricavi che superano quella cifra scatteranno quindi gli obblighi Iva (applicazione in fattura, versamento allo Stato, gestione della contabilità), complicando ulteriormente il quadro. Il tutto al costo di 260 milioni di euro l’anno, che si aggiungono ai 3,49 miliardi di minori entrate annue determinate dalla flat tax secondo l’ultimo Rapporto annuale sulle spese fiscali del ministero dell’Economia, che considera sia gli effetti sulle imposte dirette sia sull’Iva.

“Un professionista risparmierà 10mila euro di tasse. Per un dipendente che guadagna la metà imposta doppia“

La tassa piatta, dicono tutti gli osservatori, è un grave danno per l’equità orizzontale. In base alla Costituzione, cittadini con la stessa capacità contributiva dovrebbero essere sottoposti a un prelievo comparabile, mentre il forfettario riserva un trattamento di favore solo perché la fonte di reddito è il lavoro autonomo. L’Ufficio parlamentare di bilancio a fine 2022, quando la soglia è stata portata a 85mila euro, ha calcolato che i nuovi aderenti avrebbero ottenuto un risparmio di imposta medio di circa 7.700 euro l’anno rispetto a un lavoratore dipendente con lo stesso reddito e un quarto dei professionisti avrebbe beneficiato di uno sconto superiore a 13.264 euro. Con le novità previste per il 2027, attacca Maria Cecilia Guerra, capogruppo del Pd in commissione Bilancio alla Camera, “chi resta in Irpef può ottenere un taglio fiscale da zero a 500 euro, mentre un professionista che passa alla flat tax può beneficiare di uno sconto da 7.237 a 9.890 euro, oltre a non pagare più le addizionali Irpef, che possono superare i 2.000 euro”. Il che rappresenta anche un problema non da poco per le casse degli enti locali.

Il segretario confederale della Cgil Christian Ferrari calcola che un professionista benestante con compensi lordi da 100.000 euro pagherà, nel 2027, “8.658 euro. Un lavoratore dipendente con un reddito da 51.000 euro lordi ne pagherà invece 14.030: pur percependo la metà, avrà un’imposta quasi doppia. Il primo risparmierà circa 10.000 euro all’anno, il secondo 100 euro all’anno” con l’aumento a 55mila del limite dello scaglione a cui si applica l’aliquota del 33%. “Inoltre, l’autonomo sarà completamente esentato dal pagare le addizionali locali, il dipendente continuerà a pagare in media 1.428 euro per finanziare i servizi pubblici regionali e comunali”. Va ricordato che i 100mila euro di compensi lordi non coincidono però con il guadagno effettivo, che viene stimato applicando ai ricavi coefficienti di redditività stabiliti per legge, differenti a seconda dell’attività, e sottraendo i contributi previdenziali obbligatori. Nel caso delle attività professionali, a fronte di 100mila euro di ricavi il reddito forfettario è di 78.000 euro.

Perché non fa emergere il nero

Il regime forfettario era nato nel 2015 con soglie di ricavi differenziate per attività, con un massimo di 40mila euro. Nel 2019 il governo Conte I, su spinta del Carroccio, ha introdotto il tetto unico di 65mila euro. Nel 2023 il governo Meloni ha portato la soglia a 85mila euro, con uscita immediata dal regime nell’anno per chi supera i 100mila. La giustificazione politica per ogni nuovo innalzamento è che sottoporre i redditi ad aliquote più basse dovrebbe incentivare i contribuenti a dichiarare tutti i ricavi, facendo emergere il nero e consentendo di recuperare almeno in parte il gettito perso. Promessa che non ha riscontri, anzi. Nel 2022 la Commissione di esperti indipendenti incaricata dal Mef di stimare l’evasione fiscale aveva segnalato il rischio di un “effetto di autoselezione“. Se superare una certa quota di introiti comporta la perdita di un trattamento fiscale vantaggioso come la tassa piatta, il contribuente è indotto a non oltrepassarla dichiarando meno di quanto incassa. Far salire il tetto a 100mila euro ma con la tagliola dell’Iva che scatta sopra gli 85mila peggiorerà la situazione.

L’economista Alessandro Santoro, già presidente della Commissione, nel libro Evasione fiscale – Ridurla (molto) si deve e si può ha confrontato i redditi medi dichiarati dai forfettari e dai contribuenti Irpef prima e dopo l’innalzamento della soglia per verificare se si sia materializzato un effetto emersione. Dopo che nei primi anni di applicazione, tra il 2016 e il 2018, la media di chi aveva la flat tax era cresciuta più di quella dei contribuenti Irpef, dopo che (nel 2019) il tetto è arrivato a 65mila euro la dinamica si è invertita. Considerando i redditi dichiarati nel 2023 e nel 2024, il reddito medio dei forfettari risulta aumentato del 23,7% rispetto al 2019, a 17.190 euro mentre per gli autonomi e gli imprenditori individuali rimasti nell’Irpef l’incremento è stato del 21,1%, fino a 40.900 euro. Una differenza troppo contenuta per dimostrare che l’allargamento del regime abbia ridotto il nero.

Il pasticcio dell’Iva tra 85mila e 100mila euro

Ciliegina sulla torta, c’è il nodo operativo. La soglia di 85mila euro è anche il limite massimo previsto dalla normativa europea per la franchigia Iva delle piccole imprese. Portarla a 100mila euro ai fini delle imposte sui redditi non significa automaticamente estendere anche l’esenzione dall’Iva. Il governo intende separare i due trattamenti: mantenere la flat tax al 15%, o al 5% per chi ne ha diritto, anche per chi fattura tra 85mila e 100mila euro, facendo però scattare gli obblighi Iva oltre la vecchia soglia. Chi vende servizi direttamente ai consumatori dovrà quindi aumentarne il prezzo finale, a meno di non voler comprimere il proprio margine. L’imposta pagata sugli acquisti potrà essere poi detratta da quella da versare allo Stato. Ma il tutto comporta una serie di nuovi adempimenti amministrativi che potrebbero rendere dubbia la convenienza.

L'articolo Per le partite Iva flat tax fino a 100mila euro (con pasticcio sull’Iva): risparmi fino a 10mila euro. Nuova picconata del governo all’equità fiscale proviene da Il Fatto Quotidiano.

Meloni: “Ok alla manovra da 26 miliardi”. Irpef al 33% solo fino a 55mila euro e niente detassazione delle tredicesime. Sale a 100mila euro la soglia di ricavi per la flat tax degli autonomi

28 October 2026 at 16:19

“Anche stavolta non abbiamo distribuito risorse a pioggia né fatto promesse che non potevamo mantenere“, rivendica Giorgia Meloni in conferenza stampa dopo il varo dell’attesa manovra pre elettorale, approvata otto giorni dopo la data usuale di trasmissione del testo al Parlamento. Ma di promesse disattese o mantenute solo a metà ce ne sono diverse. Perché la coperta è corta, anche se la legge di Bilancio, dice la premier, “vale 26 miliardi” e non i 23,5 che emergevano dal Documento programmatico approvato a metà ottobre. Per esempio salta del tutto la detassazione delle tredicesime, evocata da anni. Il più volte annunciato taglio dell’Irpef per il “ceto medio“, che tra lunedì e martedì era sembrato sfumare, arriva poi a destinazione dimezzato: il secondo scaglione, quello a cui si applica l’aliquota del 33%, si allarga sì ma solo da 50 a 55mila euro, non a 60mila come da ipotesi dei mesi scorsi, con un beneficio massimo di 500 euro l’anno. Quanto alle “risposte ai giovani” che sono scesi in piazza nelle ultime settimane, si dovranno accontentare di qualche mini bonus.

“Abbiamo fatto quello che potevamo fare”, ammette la presidente del Consiglio pur dicendosi “molto soddisfatta per la coerenza e la coesione e il senso di responsabilità” dimostrato dal centrodestra. “E confidiamo di aggiungere ogni anno. In futuro si vedrà, non dipende solo da noi, ma lavoreremo per continuare ad allargare la platea” (del taglio Irpef). Dipende, ovviamente, anche dagli elettori che l’anno prossimo sceglieranno chi scriverà la manovra 2028.

Il taglio Irpef dimezzato e il favore agli autonomi

“Fa la differenza il peso del costo della misura”, argomenta Meloni per giustificare il fatto che siano stati trovati i soldi per portare da 85mila a 100mila euro il tetto di ricavi sotto il quale gli autonomi possono accedere alla flat tax del 15% (pur con la spada di Damocle di futuri negoziati con la Commissione che non consente di offrire l’esenzione dal regime Iva sopra quella soglia). Accontentare le partite Iva “costa 250-260 milioni”, mentre garantire il taglio Irpef anche a chi guadagna fino a 60mila euro avrebbe richiesto 3 miliardi. Così non resta che sottolineare che va letta “come un altro tassello di una strategia di medio lungo termine, in una logica di legislatura”, e arriva dopo la riforma Irpef e il taglio strutturale del cuneo per i redditi medio bassi. Anche il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ostenta ottimismo: “Avendo fissato qual era la rotta, credo che alla fine ci sia stata anche una discreta composizione delle aspettative dei partiti e al manifesto elettorale di questo governo. Mi ritengo molto soddisfatto”.

“Un premio per i giovani lavoratori under 30, 2.500 euro tassati all’1%”

“Abbiamo previsto un pacchetto giovani”, ha spiegato Meloni, ovviamente non per “dare risposte a chi sfascia le vetrine” ma “ai tanti ragazzi che vogliono dimostrare il loro talento, che vogliono studiare, lavorare o affittare una casa”, “a chi organizza le assemblee studentesche, che ho fatto anche io”. Scomparsa la flat tax per i neoassunti ipotizzata nei giorni scorsi. Arriva invece “un premio per i giovani lavoratori under 30, 2.500 euro tassati all’1% che si possono ricevere tanto in 12 mensilità quanto in un’unica soluzione”. In attesa di maggiori dettagli, molti buoni sentimenti: “Vogliamo che un ragazzo che inizia a lavorare in Italia senta che questa nazione vuole spronarlo e vogliamo fare tutto quello che possiamo perché i ragazzi italiani non ritengano che per costruirsi un futuro bisogna fare le valigie e andarsene da questa nazione”.

“Strutturale l’esenzione dal bollo auto”

Nella manovra “rendiamo strutturale il bollo auto, secondo come lo avevamo licenziato in uno degli ultimi consigli di ministri. Quindi niente bollo auto sulle auto di piccola e media potenza, fino a 80 kilowatt, e sulle moto”, rivendica la premier. “Parliamo di circa il 70% dei veicoli in circolazione. In molti avevano cercato di sminuire questa misura sostenendo che fosse una mancetta elettorale anche perché valeva solo nel 2027 e verranno smentiti perché troveranno nero su bianco quello che avevamo ampiamente detto: la misura è strutturale e definitiva. Almeno fino a quando governa il centrodestra, perché abbiamo scoperto che al centrosinistra abbiamo scoperto che il bollo piace”.

All’1% la cedolare secca per chi affitta a canone concordato a un under 35

Sulla questione casa, a fronte del problema degli affitti che – dice Meloni – “affligge tutta Europa”, in legge di Bilancio si prevede che sugli affitti a canone concordato l’aliquota della cedolare secca passerà dal 10 al 5% ma scenderà all’1% per chi affitta a un under 35. “Significa che per il proprietario converrà affittare a un canone calmierato e converrà molto affittare a un giovane piuttosto che affittare a un normale prezzo di mercato o piuttosto che tenere la casa sfitta, non utilizzata, o magari affittarla in nero. Più case sul mercato affitti più bassi e più giovani che possono uscire di casa e costruirsi una vita”. La cedolare secca viene estesa anche agli immobili commerciali.

Un mese in più di congedo parentale

La manovra interviene anche sul congedo parentale, con una maggiorazione dei mesi retribuiti all’80% per le famiglie con più figli. “Quest’anno aggiungiamo per tutti un ulteriore mese”, ha annunciato Meloni. Per chi ha un secondo figlio i mesi indennizzati all’80% salgono complessivamente a cinque, mentre per le famiglie dal terzo figlio in poi arrivano a sei. “Per chi ha tre figli o più, i mesi di congedo parentale retribuiti all’80% con questa legge di Bilancio diventano sei”.

Sanità, 3,4 miliardi in più al Fondo sanitario nazionale

Il Fondo sanitario nazionale aumenterà di 3,4 miliardi di euro, raggiungendo quota 146,3 miliardi nel 2027. Meloni rivendica un nuovo “record”, senza indicare però il valore del finanziamento in rapporto al Pil. Una parte delle risorse aggiuntive sarà destinata a rafforzare le retribuzioni dei medici di pronto soccorso, “la prima linea e il luogo dove i cittadini misurano ogni giorno la risposta della sanità pubblica”.

La manovra prevede inoltre 1,6 miliardi per un voucher sanitario da 300 euro destinato agli over 75 con redditi da pensione fino a 28mila euro annui. Il contributo, caldeggiato dal vicepremier Antonio Tajani, servirà a coprire spese non rimborsate dal Servizio sanitario nazionale, comprese quelle farmaceutiche e le visite specialistiche. Secondo la premier, i potenziali beneficiari sono circa 5,5 milioni.

Pensioni, fondo da 850 milioni per la flessibilità in uscita

Sul fronte pensioni viene istituito un fondo da 85o milioni che finanzieranno nuove forme di “flessibilità in uscita” è previsto. Ripartizione delle risorse e modalità operative saranno definite all’inizio del 2027. La Lega punta a una nuova Quota 100, con la possibilità di anticipare il pensionamento a 64 anni. “Grande soddisfazione” per il vicepremier Matteo Salvini, che torna a rivendicare il superamento della legge Fornero. Resta da capire quali requisiti e quali eventuali penalizzazioni saranno previsti.

Rinnovi contrattuali, bonus edilizi e incentivi alle imprese: confermate le misure in scadenza

Lo schema di Bilancio proroga le principali agevolazioni della manovra precedente, per un valore complessivo indicato dal governo in circa 9 miliardi di euro. Tra le misure confermate figurano la detassazione al 5% degli aumenti retributivi derivanti dai rinnovi contrattuali, l’imposta all’1% sui premi di produttività, il credito d’imposta per gli investimenti nella Zes e il bonus per le mamme lavoratrici. Resta anche la superdeduzione del costo del lavoro per le nuove assunzioni: la maggiorazione è del 120%, sale al 140% per i giovani e al 180% per le lavoratrici madri. Confermate inoltre le agevolazioni per il gasolio agricolo, l‘azzeramento dell’Irpef per gli agricoltori, gli stanziamenti per Agricoltura 4.0 e il trattamento sostitutivo della retribuzione per i pescatori.

Vengono anche prorogate le detrazioni al 50% per le ristrutturazioni edilizie, evitando la riduzione al 36% prevista dal 2027 in assenza di un intervento legislativo. Confermato anche il bonus elettrodomestici, fino a 5mila euro. Il viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha annunciato inoltre un credito d’imposta per gli investimenti in software, richiesto dall’industria.

Le misure in deficit con la clausola per l’energia: “Condizionatori in tutte scuole”

Una parte delle risorse in feciti legate alla clausola di salvaguardia per la spesa energetica sarà utilizzata per finanziare interventi di efficientamento e contenimento dei costi. Meloni ha annunciato l’obiettivo di dotare tutte le scuole di condizionatori e pompe di calore, per migliorare le condizioni nelle aule. Gli interventi riguarderanno anche università, ospedali, impianti sportivi, centri di ricerca e istituzioni dell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica. Sul fronte delle rinnovabili, sono previsti 1,2 miliardi di euro per sostenere circa 3 gigawatt di nuova capacità fotovoltaica e 800 milioni per recuperare capacità negli invasi idroelettrici. Per il biometano sono stanziati 700 milioni di contributi agli investimenti, affiancati da incentivi alla produzione, con l’obiettivo di aumentare l’offerta nazionale di gas rinnovabile, ridurre le emissioni e contenere gli oneri Ets per le imprese.

Altri 2,5 miliardi sono destinati alle aziende energivore e 3,53 miliardi alle piccole e medie imprese non energivore, attraverso misure per ridurre il costo dell’elettricità e sostenere gli investimenti nella transizione energetica. I benefici saranno collegati a interventi di decarbonizzazione e allo sviluppo di nuova capacità rinnovabile. Per la sicurezza e lo sviluppo tecnologico della rete ferroviaria sono infine previsti interventi per oltre 5 miliardi di euro.

Un salvadanaio previdenziale per i nuovi nati: 100 euro l’anno dallo Stato

Dal 2027 lo Stato verserà 100 euro all’anno per ogni neonato, fino al compimento dei 18 anni, nel fondo previdenziale individuale proposto nei mesi scorsi dal presidente Inps Gabriele Fava. Sul modello di quanto fatto in Germania. Il meccanismo, presentato da Meloni come un “salvadanaio“, consentirà anche ai genitori e ai familiari di effettuare versamenti aggiuntivi negli anni successivi. Le somme non saranno tassabili né pignorabili e resteranno bloccate fino alla maggiore età, salvo emergenze straordinarie per le quali sarà necessaria l’autorizzazione del giudice tutelare. Al compimento dei 18 anni, il beneficiario potrà riscattare il capitale e utilizzarlo per iscriversi all’università, avviare un’attività oppure destinarlo alla previdenza complementare.

Banche, assicurazioni e società energetiche chiamate a contribuire alle coperture

Oltre 5 miliardi di coperture arriveranno come annunciato dal settore finanziario, attraverso un pacchetto di misure che comprende l’aumento dell’Ires per banche e assicurazioni e un nuovo intervento sulla Tobin tax. Per gli istituti di credito l’aliquota Ires salirà dal 27,5% al 30,5%, mentre per le assicurazioni passerà dal 24% al 27%, ha spiegato il viceministro Maurizio Leo. Per il calcolo dell’Irap saranno modificati i criteri di deducibilità di alcune voci, tra cui spese amministrative e ammortamenti dei beni strumentali. Meloni ha difeso il contributo richiesto al settore ricordando i corposi utili registrati dagli istituti di credito. “Non so se devo aspettarmi un ricorso”, ha risposto a chi le chiedeva del rischio di contenziosi dopo le proteste delle banche, che lamentano il mancato rispetto degli accordi raggiunti lo scorso anno. “Credo si rendano conto della situazione”.

Anche alle società energetiche viene chiesto un ulteriore contributo da 700 milioni di euro. Un importo analogo arriverà dal settore dei giochi. E un po’ di soldi arriveranno pure dalla trovata di consentire agli italiani di personalizzare la propria targa: chi non può fare a meno di “sbizzarrirsi”, come ha detto Meloni, dovrà versare 600 euro.

L'articolo Meloni: “Ok alla manovra da 26 miliardi”. Irpef al 33% solo fino a 55mila euro e niente detassazione delle tredicesime. Sale a 100mila euro la soglia di ricavi per la flat tax degli autonomi proviene da Il Fatto Quotidiano.

Pensioni, verso una nuova quota 100 e penalizzazioni per chi ha assegni sopra 3mila euro. Le vecchie misure di flessibilità sono già costate 41 miliardi

28 October 2026 at 14:26

Quarantuno miliardi e 286 milioni di euro. È il conto cumulato, ad oggi, delle misure di flessibilità nell’accesso alla pensione, a partire da Quota 100, introdotte a partire dal 2019 e poi prorogate. La quantificazione fatta il mese scorso dalla Ragioneria generale dello Stato nel rapporto sulle tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico è istruttiva nelle ore in cui il governo Meloni su spinta della Lega si prepara a inserire nella (striminzita) legge di Bilancio pre elettorale un nuovo sistema di uscita anticipata con 64 anni di età e 36 di contributi. Per consentire a Matteo Salvini di dichiarare “superata la Fornero” e strizzare l’occhio agli over 60, che rappresentano un terzo dei votanti, nella manovra che vedrà la luce durante il cdm convocato alle 15 dovrebbe entrate un fondo ad hoc da circa 1 miliardo di euro il cui utilizzo sarà dettagliato a gennaio. Le coperture? Da una nuova “revisione dell’indicizzazione delle pensioni all’inflazione”. In pratica, penalizzazioni per chi riceve assegni superiori a cinque volte il minimo, vale a dire poco sopra i 3mila euro lordi.

Lo scorso settembre il dipartimento del Mef che vigila sulla spesa ha messo in fila quanto sono costate finora, senza considerare gli esborsi futuri, le diverse forme di uscita previste dal decreto-legge 4 del 2019 e dalle successive proroghe. Innanzitutto la Quota 100 del governo gialloverde, che ha aperto la strada alle uscite per chi avesse 62 anni di età e 38 di contributi. Facendo lasciare il lavoro a meno di 500mila persone contro il “milione” previsto da Matteo Salvini, dato che l’adesione comportava anche un assegno più basso. Poi la Quota 102 introdotta con la legge di Bilancio 2022 del governo Draghi, che prevedeva come requisiti 64 anni di età e 38 di contributi, e infine la Quota 103 inserita nella prima manovra di Meloni (2023), con 62 anni di età e 41 di contributi. Nel perimetro rientrano anche Opzione donna, canale riservato alle lavoratrici che avevano maturato entro il 31 dicembre 2018 i requisiti di 58 anni di età (59 per le autonome) e 35 anni di contributi, e il blocco degli adeguamenti alla speranza di vita dei requisiti contributivi per la pensione anticipata, stabilito nel 2019 e poi prorogato fino a fine 2026. Il calcolo considera inoltre gli effetti sul Tfr e sul Tfs degli statali. Considerando solo le quote e il blocco degli adeguamenti, l’esborso ha superato i 36 miliardi. Altri 5,27 miliardi sono legati a Opzione donna.

Misure di flessibilità che, ha sottolineato la Ragioneria, hanno comportato non solo 41,3 miliardi di oneri “con un corrispondente incremento di debito“, ma anche “gli effetti ulteriori di contrazione della crescita economica” perché “comportano la riduzione dei livelli occupazionali e della conseguente crescita potenziale”, con buona pace delle “tre assunzioni per ogni uscita” prospettate all’epoca.

Ora, per consentire al leader leghista di piantare una nuova bandierina elettorale, la maggioranza si prepara a replicare. Ma chi paga per “restituire tre anni di vita” a chi andrà in pensione a 64 anni anziché a 67? Si fa cassa sui pensionati con assegni “alti”. Secondo una bozza riportata dal Sole 24 Ore, nel 2027 la rivalutazione integrale verrebbe confermata per gli assegni fino a quattro volte il minimo e per gli importi superiori a quattro e fino a cinque volte il minimo resterebbe al 90%, ma scenderebbe al 60% tra cinque e sei volte il minimo, al 50% tra sei e otto volte, al 40% tra otto e dieci volte e al 35% oltre dieci volte il minimo. E la percentuale prevista si applicherebbe a tutta la pensione, non per fasce come con il sistema attuale, che rivaluta al 100% fino a quattro volte il minimo, al 90% tra quattro e cinque volte e al 75% oltre cinque volte il minimo. Con un’inflazione 2027 stimata al 2,9%, per un assegno da 3.100 euro lordi al mese la perdita rispetto al sistema attuale sarebbe di circa 441 euro lordi l’anno, su 13 mensilità. Chi prende 4.000 euro mensili dovrebbe rinunciare a 640 euro lordi l’anno, chi ne riceve 5mila a circa 925 euro. Per una pensione da 6.500 euro la differenza arriverebbe a circa 1.245 euro annui. Con effetti che si trascinerebbero anche negli anni successivi.

Il taglio della rivalutazione per contenere la spesa non è certo una novità. Nel 2012-2013 il governo Monti bloccò l’adeguamento degli assegni superiori a tre volte il minimo, per un risparmio di circa 4, miliardi annui. Dal 2014, con Letta, la rivalutazione è tornata in forma parziale e quel regime è stato prorogato fino a fine 2018 dal governo Renzi. Nel 2019 il Conte 1 ha introdotto un meccanismo a sette fasce, scese a sei l’anno dopo. Meloni dal 2023 ha inasprito la stretta per chi prendeva più di quattro volte il minimo: per la fascia tra cinque e sei volte il minimo l’indicizzazione è scesa al 53% dell’inflazione, tra 6 e 8 otto volte il minimo al 47%, tra 8 e 10 volte il minimo al 37% e oltre 10 volte al 32%, percentuale scesa ulteriormente al 22% nel 2024. Per risparmi di spesa stimati in circa 3,5 miliardi lordi nel 2023 e 6,8 miliardi nel 2024.

L'articolo Pensioni, verso una nuova quota 100 e penalizzazioni per chi ha assegni sopra 3mila euro. Le vecchie misure di flessibilità sono già costate 41 miliardi proviene da Il Fatto Quotidiano.

Manovra, addio al taglio Irpef per il “ceto medio”. Verso una flat tax per i neoassunti under 35 e un fondo ad hoc per finanziare nuove pensioni anticipate

27 October 2026 at 16:01

Sulla manovra il governo porterà a casa “quello che è possibile, non l’impossibile. Con la Commissione europea abbiamo fatto progressi e valuteremo stasera le proposte ammissibili“. Giancarlo Giorgetti, sconsolato, prova a tenere insieme i pezzi dell’ultima legge di Bilancio della legislatura, quella pre elettorale. Ma a poche ore dal Consiglio dei ministri convocato per mercoledì alle 12 il nodo delle coperture non è ancora sciolto. E il ministro dell’Economia mette le mani avanti. Il punto è che al momento, stando al Documento programmatico di bilancio, le risorse a disposizione si fermano a 10 miliardi, 5 dei quali attesi peraltro da un contributo del settore finanziario ancora da concordare con i diretti interessati. Il resto è deficit consentito dalla clausola nazionale di salvaguardia attivata per finanziare spese per la difesa e la sicurezza energetica senza che pesino sul percorso di rientro concordato con Bruxelles. Che deve valutare ogni intervento finanziato per quella via. Il via libera definitivo è atteso solo a novembre: l’esecutivo domani dovrà dunque limitarsi ad approvare una bozza. Il testo vero e proprio non arriverà in Parlamento prima della settimana prossima, ben oltre la data usuale del 20 ottobre.

Addio al taglio Irpef per il “ceto medio”

La coperta corta rende impossibile accogliere tutte le richieste dei partiti di maggioranza. In particolare è clamorosamente sfumata, al momento, l’ipotesi ventilata da anni di un taglio dell’Irpef per i redditi sopra i 50mila euro. Nei giorni scorsi il leader di Forza Italia Antonio Tajani l’aveva rilanciato nella versione “a due tappe”: in pratica nel 2027 lo scaglione a cui si applica l’aliquota del 33% sarebbe stato allargato solo fino a 55mila euro, mentre il tetto sarebbe stato portato a 60mila solo l’anno dopo. A patto, si intende, che le destre vincessero le elezioni politiche. Ma lunedì sera, durante l’ultimo vertice tra Giorgetti, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i due vice Tajani e Matteo Salvini e il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi, si è deciso di soprassedere: la misura è costosa e il beneficio per i contribuenti sarebbe troppo ridotto per fare la differenza. È rispuntata in compenso la vecchia suggestione di una detassazione delle tredicesime per i redditi bassi. L’aliquota potrebbe attestarsi al 15% o al 10%.

Flat tax per i neoassunti under 35 e detassazione per i lavoratori giovani

Probabile poi che, sulla scia delle proteste delle ultime settimane finora represse con l’ennesima stretta securitaria, entri in manovra un corposo “pacchetto giovani“: in rampa di lancio c’è l’ennesima flat tax, al 5% per i neoassunti under 35 con redditi fino a 20-30mila euro, a cui verrebbero associate una mini-Irpef per chi ha meno di 30 anni e un lavoro ce l’ha già e un’estensione della no tax area per gli under 25. Obiettivo dichiarato aumentare le retribuzioni nette – per via fiscale invece che agendo sulle cause sottostanti, tendenza recentemente censurata dall’Ufficio parlamentare di bilancio – e contrastare la fuga dei cervelli. Per le imprese si punta inoltre a rafforzare le maxi-deduzioni per le assunzioni: dal 130% al 140% per i giovani e fino al 180% per le giovani madri.

Il governo vorrebbe poi confermare l’imposta sostitutiva al 5% sugli incrementi retributivi legati ai rinnovi dei contratti introdotta con la precedente manovra. Idem per il prelievo agevolato sulle maggiorazioni per il lavoro notturno e festivo e sul salario accessorio del pubblico impiego, con aliquote ipotizzate tra il 10% e il 15%.

Si discute anche di rafforzamento dei congedi parentali e conferma del sostegno alle madri lavoratrici. Quest’anno è già previsto uno sgravio contributivo da 3mila euro all’anno per le dipendenti a tempo indeterminato con almeno tre figli e si punterebbe a razionalizzare l’intervento, forse estendendo la decontribuzione anche a chi ha almeno due figli. Sul tavolo anche la proroga del bonus per le scuole paritarie, chiesto da Noi moderati, e il “libretto previdenziale” per i nuovi nati.

Un fondo ad hoc per la “flessibilità” sulle pensioni

La Lega insiste sulla possibilità di uscire dal lavoro a 64 anni con almeno 36 anni di contributi nel tentativo sempre più acrobatico di poter dire che è stata “superata la Fornero“. Lo stallo verrebbe superato creando un fondo ad hoc da poco meno di un miliardo e rinviando a gennaio il provvedimento con la definizione dei beneficiari dell’anticipo. Resta irrisolto però il nodo della rivalutazione degli assegni: per finanziare gli interventi si valuta una rimodulazione della perequazione delle pensioni medio-alte, vale a dire che ancora una volta verrebbero riconosciute percentuali di recupero dell’inflazione inferiori a quelle che spettano ai trattamenti più bassi. Già oggi l’adeguamento è differenziato: arriva al 100% solo per chi riceve un importo fino a quattro volte il trattamento minimo (che è di 611,85 euro al mese), mentre si ferma al 90% per chi ha un assegno tra quattro e cinque volte il minimo e al 75% per chi riceve un importo superiore a sei volte il minimo.

Conferma delle detrazioni per chi ristruttura, in forse la cedolare sugli affitti a lungo termine

L’orientamento è confermare le detrazioni al 50% per le ristrutturazioni, che altrimenti dal 2027 scenderebbero al 36%, e il bonus elettrodomestici. Per l’Ecobonus si valuta un’aliquota fino al 65%. Si discute anche di una regolarizzazione per chi è rimasto coinvolto in irregolarità legate al Superbonus (lavori incompleti o non conformi, false asseverazioni) attraverso il versamento di un’imposta sostitutiva. Noi Moderati propone una cedolare secca al 5% sugli affitti a lungo termine. La misura è in forse, così come una cedolare solo sugli affitti di immobili commerciali.

L’estensione della flat tax

Matteo Salvini, a margine del congresso del Carroccio, ha ribadito che tra le priorità c’è anche l’estensione del regime forfettario dagli attuali 85mila a 100mila euro di ricavi e compensi. Intervento che deve però fare i conti con i vincoli europei sull’esenzione dall’Iva, tanto che allo studio c’è un intervento ibrido con la separazione tra trattamento fiscale dei redditi e obblighi relativi all’Iva, che tornerebbero in vigore sopra gli 85 mila euro riducendo la convenienza della flat tax.

Poco per la sanità

I 2,4 miliardi aggiuntivi indicati per la sanità nel Documento programmatico di bilancio sono ben lontani dalle richieste avanzate dal ministro Orazio Schillaci, che ha chiesto almeno 5,5 miliardi, e dalle Regioni. La Conferenza delle Regioni a settembre aveva fatto presente la necessità di oltre 18 miliardi aggiuntivi per il triennio 2027-2029. Forza Italia propone poi un contributo da 300 a 500 euro per gli over 75, con limiti Isee, per sostenere le spese sanitarie non coperte dal Servizio sanitario nazionale, a partire dalle cure dentali. Tra le alternativa un sistema di rimborsi. In bilico l’abolizione strutturale del bollo auto, con limiti di potenza.

Le coperture e il nodo banche

Il governo conta di ottenere circa 5 miliardi dal settore finanziario, ma il confronto con gli istituti resta aperto. Tra le ipotesi rese note dal Sole 24 Ore ci sono un aumento dell’addizionale Ires, un nuovo raddoppio della Tobin tax sulle transazioni finanziarie e il blocco nel 2027 di alcune componenti fiscali differite. Forza Italia chiede che il contributo non abbia carattere punitivo e valuta il coinvolgimento di Cassa depositi e prestiti, oltre alla possibilità di escludere le banche di credito cooperativo. Il presidente dell’Abi Antonio Patuelli, che nei giorni scorsi ha evocato il motto latino ‘pacta sunt servanda‘ con riferimento al fatto che solo l’anno scorso era stato raggiunto un accordo su un contributo triennale, ha detto di non avere notizia della convocazione di un incontro con il governo per discutere di eventuali nuove tasse.

Sugar tax e plastic tax, che dopo anni di rinvii dovrebbero entrare in vigore a gennaio, verrebbero ulteriormente spostate in là di sei mesi. Tra le coperture, invece, figurano circa 700 milioni attesi dal settore dei giochi. Si valuta anche un possibile ulteriore aumento delle accise sulle sigarette.

L'articolo Manovra, addio al taglio Irpef per il “ceto medio”. Verso una flat tax per i neoassunti under 35 e un fondo ad hoc per finanziare nuove pensioni anticipate proviene da Il Fatto Quotidiano.

❌