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Oggi la moda cambia abito, ma non sempre cambia le idee

30 October 2026 at 07:30

Dallo smoking femminile al punk: quando la moda rompe gli schemi

Nel 1946 bastò un costume da bagno per scandalizzare il mondo. Oggi, in un’industria in cui le immagini raggiungono milioni di persone in pochi secondi, provocare sembra facile. Ma essere rivoluzionari è un’altra storia.

Oggi la moda cambia abito, ma non sempre cambia le idee
Soo Catwoman e Vivienne Westwood

La moda ha sempre avanzato attraverso le sue rotture. Nel 1966 Yves Saint Laurent introdusse il celebre smoking femminile, trasferendo nel guardaroba delle donne un simbolo di eleganza maschile. Inizialmente accolto con diffidenza da parte della clientela haute couture, sarebbe diventato un classico. Negli anni Settanta, Vivienne Westwood trasformò l’estetica punk in un linguaggio di ribellione, portando strappi, spille da balia e tartan contro le convenzioni del gusto borghese. Due visioni diverse, un principio comune: mettere in discussione ciò che la società considerava normale.

Oggi la sfida si gioca anche su un altro terreno: quello della visibilità. Le sfilate non sono più soltanto appuntamenti per addetti ai lavori, ma eventi globali, osservati in tempo reale attraverso social network e piattaforme digitali. Una creazione può diventare virale prima ancora di arrivare nei negozi. Eppure, essere ovunque non significa necessariamente lasciare un segno.

Roma e Valentino: quando la passerella diventa un manifesto

Un esempio significativo arriva proprio da Roma, città che custodisce una parte fondamentale della storia dell’alta moda italiana. L’8 luglio 2022, Pierpaolo Piccioli riportò Valentino nella Capitale con The Beginning, una spettacolare sfilata che trasformò la scalinata di Trinità dei Monti e piazza di Spagna in una passerella fino a piazza Mignanelli, sede dello storico atelier della maison. Ma oltre alla scenografia monumentale, a caratterizzare l’evento fu soprattutto una precisa scelta creativa: celebrare la diversità attraverso modelle e modelli di differenti età, origini e identità. Un modo per dimostrare che anche una casa di moda profondamente legata alla tradizione può mettere in discussione i canoni estetici consolidati. E che Roma può essere non soltanto una cornice straordinaria, ma anche un laboratorio di nuove idee sulla bellezza.

Oggi la moda cambia abito, ma non sempre cambia le idee
Valentino Garavani e il suo iconico rosso

Tra creatività e viralità: la vera rivoluzione resiste al tempo

Il settore stesso sembra interrogarsi su questa contraddizione. Secondo il rapporto The State of Fashion 2026 di McKinsey e Business of Fashion, nove delle quindici maggiori aziende del lusso hanno nominato nuovi direttori creativi nei dodici mesi fino a settembre 2025. Un ricambio che riflette anche la ricerca di nuove idee e di una maggiore differenziazione. La creatività, infatti, resta un elemento decisivo per rendere desiderabile un marchio.

Ma dove finisce l’innovazione e dove comincia lo spettacolo? Un abito estremo può sorprendere, una campagna può far discutere, una sfilata può conquistare i social. La vera prova arriva dopo: quando l’immagine svanisce e resta ciò che quella creazione ha realmente cambiato.

Forse oggi essere rivoluzionari non significa necessariamente scandalizzare. Significa avere una visione riconoscibile, rompere gli schemi senza inseguire ogni tendenza e proporre un’estetica capace di resistere alla velocità del presente. Perché la moda non ha bisogno soltanto di nuovi abiti. Ha bisogno di nuove idee. E la differenza tra una tendenza e una rivoluzione sta tutta lì: la prima cattura lo sguardo, la seconda cambia il modo di vedere.

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Il sarto dei Papi, gli ombrelli della Regina Elisabetta e i ricami delle sfilate di Armani e Valentino: viaggio nei laboratori segreti del Made in Italy che aprono eccezionalmente al pubblico con ApritiModa

24 October 2026 at 04:00

In una stanza bianca e ovattata di Santarcangelo di Romagna, profumata da leggere note d’incenso, forbici precise tagliano lane biellesi e sete comasche per confezionare le vesti sacre di Papa Francesco. A Venezia, tra le acque dell’isola della Giudecca, aghi robusti forano damaschi, velluti e passamanerie per tappezzare gli interni delle gondole e dei taxi acquei. E nel cuore di Milano, mani sapienti modellano pelli pregiate per dare vita a quella stessa borsa-gioiello che ha accompagnato le uscite pubbliche della Regina Elisabetta II. Sono i suoni, i profumi e i gesti di un’Italia laboriosa che opera lontano dai riflettori delle passerelle, ma che da secoli detta le regole dell’eleganza globale. Un universo fatto di telai secolari, banchi da taglio, macchine da cucire e archivi sterminati che il 24 e 25 ottobre torna a spalancare i propri battenti in occasione della decima edizione di ApritiModa.

Da 14 a 100 porte aperte: la rivoluzione di un decennio

Ideata dalla giornalista Cinzia Sasso, la manifestazione è nata dieci anni fa come una scommessa circoscritta a 14 indirizzi milanesi, con l’obiettivo di rendere accessibile al grande pubblico un mondo tradizionalmente esclusivo e blindato. Oggi, ApritiModa è un fenomeno culturale e turistico di respiro nazionale. L’edizione 2026 coinvolge oltre 100 luoghi in ogni regione d’Italia — tra maison internazionali, manifatture di provincia e piccole botteghe d’eccellenza — registrando numeri che certificano una fame di autenticità senza precedenti: dai 16.000 visitatori degli esordi si è passati alle oltre 50.000 richieste di partecipazione dell’ultima edizione, con più di un milione di interazioni sul sito ufficiale. Attraverso una semplice prenotazione, i visitatori possono oltrepassare la linea di demarcazione che separa il consumatore dal creatore, osservando in tempo reale come materie prime grezze si trasformano in abiti, cappelli, occhiali, scarpe, profumi e bottoni.

Le novità: dai sarti del Vaticano agli ombrelli della Corona inglese

Il cartellone di questo decennale si arricchisce di tappe che sfiorano l’arte pura e il misticismo. Tra i debutti assoluti spicca LAVS (Laboratorio Atelier di Vesti Sacre), fondato da Filippo Sorcinelli a Santarcangelo di Romagna: un luogo dove l’alto artigianato incontra la liturgia e dove sono stati realizzati i paramenti per Benedetto XVI e Papa Francesco. A Napoli, i riflettori si accendono per la prima volta su Mario Talarico, bottega ferma all’Ottocento con il suo antico tornio ancora in funzione, celebre per aver forgiato ombrelli per la famiglia reale britannica e innumerevoli celebrità storiche. Non meno affascinante è la tappa veneziana da Hydro Mirò, l’esclusivo cantiere della Giudecca specializzato nella tappezzeria nautica, dove il fascino della laguna prende forma tra “pareci” e “dogaresse”. A Milano, invece, Leu Locati (Amato Daniele) svela i segreti delle calzature e delle borsette che rappresentano un omaggio totale all’alto artigianato tramandato da sette generazioni.

I colossi del lusso, i telai di Leonardo e la magia della sposa

Il grand tour di ApritiModa consolida inoltre il legame con i colossi e le istituzioni storiche del settore. Il pubblico potrà passeggiare tra i capolavori di vent’anni di Alta Moda esposti all’Armani/Silos, respirare l’atmosfera cosmopolita ma intima di Casa Cucinelli a Milano, e ammirare la perfezione sartoriale fusa all’arte orologiera negli spazi di Dolce&Gabbana. Accanto a loro, resistono i templi della manualità assoluta: dal laboratorio di Pino Grasso, le cui mani incastonano migliaia di strass e paillettes per le sfilate di Armani e Valentino, fino all’Antico Setificio Fiorentino, che dal 1786 produce broccati per il Cremlino e la Casa Reale svedese utilizzando ancora un orditoio realizzato su un disegno originale di Leonardo da Vinci. Una sezione speciale del decennale è dedicata al mondo “bridal”, con l’apertura di atelier specializzati nella creazione di abiti da sposa come Anna Renzi Brivio a Brescia, Cecilia Gerosa a Bologna, Poesie Sposa a Piacenza e la prestigiosa manifattura di Antonio Riva a Garlate. Un viaggio tra tulle, mikado di seta e cartamodelli per scoprire come la tradizione si rinnova attraverso il design contemporaneo.

Il messaggio: “Un patrimonio condiviso da conservare”

Dietro lo stupore visivo, l’apertura delle fabbriche lancia un messaggio culturale potentissimo: la moda in Italia non è un’industria asettica, ma un tessuto connettivo fondato sul genio umano. “ApritiModa è un’occasione unica per scoprire i luoghi autentici dove nasce la bellezza e si esercita la bravura. Un’esperienza che riempie di ammirazione, orgoglio e amore“, spiega la fondatrice Cinzia Sasso. È un incontro che arricchisce chi guarda e chi crea: “I visitatori sono felici di entrare dietro porte sempre chiuse e i lavoratori sono felici di mostrare al pubblico le loro mani sapienti”. Un ponte gettato tra il lavoro manuale e la società, per ribadire un concetto essenziale: “La moda non è un capriccio per pochi, è un patrimonio condiviso, fatto di saperi, tecniche e creatività che va conosciuto e conservato per quello che è, un tesoro prezioso”.

Come partecipare

La regola è una: prenotarsi su Apritimoda.it. La sezione “Partecipa” offre una mappa intuitiva dell’intero Paese; ogni luogo ha una scheda con descrizione, indirizzo, orari e slot disponibili per sabato 25 e domenica 26 (le disponibilità si aggiornano in tempo reale). Le visite sono guidate e gratuite. Si entra in piccoli gruppi: si ascolta, si guarda, si fanno domande. Si esce, quasi sempre, con un rispetto nuovo per ciò che indossiamo.

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