❌

Normal view

Lobito Corridor, così il Piano Mattei rafforza la filiera dei minerali critici

28 October 2026 at 11:59

Collegare, bypassando la Cina, le terre rare dall’Africa alle fabbriche di magneti in Ue e Usa. Con la nomina di Webuild come preferred bidder per il Lotto 1B del Lobito Railway Corridor in Zambia, progetto promosso dal Piano Mattei, l’Italia di fatto si trova a guidare una delle infrastrutture più strategiche del continente africano. Infatti la decisione da parte di Africa Finance Corporation di affidare l’opera al player italiano apre uno squarcio significativo all’interno dell’economia complessiva dell’interlocuzione italo-africana, mettendo la ciliegina sulla torta al Piano Mattei: ovvero cooperazione, interazione, progettazione che si traduce in un asse assolutamente strategico per i minerali critici. Non solo è oggettivamente prioritario per l’Ue ma anche in chiave G7. A questo punto la joint venture per uno dei progetti infrastrutturali più ambiziosi oggi in Africa è pienamente operativa.

Il progetto

Si tratta, entrando nello specifico, di 517 km di nuova ferrovia tra Copperbelt e Atlantico, composta da 22 ponti e viadotti, 8 stazioni e 3 depositi di manutenzione progettati per sostenere grandi volumi di traffico merci. All’interno del consorzio a guida Webuild ci sono anche altri soggetti, come la turca İçtaş (30%) e la portoghese Mota-Engil (30%). La selezione del preferred bidder è subordinata alla conclusione delle negoziazioni tecniche, commerciali e legali, il cui avvio è previsto per novembre 2026. Il Lotto 1B appartiene alla cosiddetta tratta zambiana del progetto Zambia Lobito Railway, che in tutto sarà lungo 831 km e offrirà una nuova linea tra Zambia e Angola. Attraverso la nuova tratta si raccorderà a Luacano alla ferrovia di Benguela, parte del Lobito Corridor esistente, già operativo e destinatario di investimenti significativi.

La chiave geopolitica dell’opera

Il Piano Mattei fortemente voluto dal governo Meloni non vive di solo perimetro africano e la dimostrazione di questo assunto si ritrova proprio nell’opera in questione: un asse assolutamente strategico per i minerali critici. Quindi per l’Ue e paesi del G7 rappresenta una grande occasione. La Repubblica democratica del Congo e Zambia, infatti, detengono un notevole potenziale alla voce minerali critici: come il rame, essenziale per l’elettrificazione e le reti elettriche; come il cobalto, imprescindibile per produrre le batterie per veicoli elettrici; come il neodimio e il praseodimio, essenziali per magneti permanenti utilizzati nei veicoli elettrici e nelle turbine eoliche.

Non va sottaciuto che il predominio della Cina nelle catene di approvvigionamento delle terre rare è oggettivo e rappresenta un elemento geopolitico che impatta sulle economie e sulle strategie dei singoli Paesi. Infatti Pechino controlla circa il 60% dell’estrazione delle terre rare, il 90% della loro lavorazione e il 92% della produzione di magneti a base di terre rare. Significa che difesa e automotive di vari paesi sono soggetti a tali dati.

La posizione dell’Occidente

Sul punto si segnalano due iniziative ad hoc: il Critical Raw Materials Act dell’Ue e l’Inflation Reduction Act degli Stati Uniti. Entrambe mirano alla diversificazione della catena di approvvigionamento delle terre rare per affrontare il prossimo decennio con una visione maggiormente lungimirante rispetto al passato. Per cui la cornice del Piano Mattei vede proprio nella direttrice legata all’infrastrutturazione una leva fondamentale per sottolineare il nesso tra Africa e occidente.

L’Africa detta le priorità, l’Italia investe. La rotta del Piano Mattei spiegata da Cirielli

27 October 2026 at 15:09

Prima era l’Occidente che imponeva, scelte e decisioni. Oggi è l’Africa a cerchiare in rosso le esigenze. Parte da questa premessa metodologoca il viceministro degli Esteri, Edmondo Cirielli, in audizione davanti alle commissioni Esteri di Camera e Senato, nell’ambito dell’esame della Relazione sullo stato di attuazione del Piano Mattei. Un momento di analisi sul già fatto e di decantazione di dinamiche avviate e nuove alleanze da rafforzare, nella consapevolezza che l’Italia è l’unico Paese ad aver cementato la cooperazione in Africa.

Punto di partenza del ragionamento fatto da Cirielli sono i numeri: i 270 milioni per la conversione del debito pubblico bilaterale ai Paesi africani rappresenta una scelta precisa del governo italiano, perché il peso del debito è una “delle sfide più pressanti per numerosi Paesi africani, limitandone i margini di investimento e le prospettive di sviluppo”, ha detto. La cornice del Piano Mattei ha consentito alla cooperazione internazionale di seguire la traccia indicata più volte da Giorgia Meloni di voler trasformare il debito “da vincolo che schiaccia ad opportunità, liberando risorse da destinare allo sviluppo e rafforzando la responsabilità condivisa e il partenariato con i Paesi africani”.

In questa direzione va un altro dato, quello relativo al lavoro dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) che quest’anno per la prima volta ha impiegato quasi il 100% delle risorse destinate agli interventi, utilizzando anche fondi rimasti disponibili dagli anni precedenti. Secondo Cirielli, è evidente che la cooperazione della Farnesina “rimane l’asse centrale del Piano Mattei. Siamo partiti da 120 milioni e siamo arrivati in un anno a 823 milioni”. Soldi che hanno permesso intanto di dare corpo e sostanza alle linee guida del piano e in secondo luogo di creare un clima di fiducia reciproca che ha favorito l’ampliamento della platea dei Paesi coinvolti.

“L’Italia è l’unico Paese ad essere riuscito a rafforzare il proprio impegno di cooperazione in Africa, in controtendenza rispetto alle scelte di altri partner – ha evidenziato Cirielli -. L’ultimo piano triennale della cooperazione allo sviluppo italiano ha raddoppiato i Paesi prioritari in Africa, portandoli da 12 a 23. Conseguentemente, abbiamo esteso il raggio di azione dell’Agenzia italiana per la cooperazione e lo sviluppo aprendo nuove sedi in Costa d’Avorio, in Uganda”.

Per cui emerge un elemento di prospettiva, oltre che di metodo: il Piano Mattei non vuole essere un’iniziativa autoreferenziale né esclusiva, ma è una strategia aperta, inclusiva, che punta a valorizzare collaborazioni e sinergie con i Paesi partner internazionali e con le organizzazioni multilaterali e africane per mobilitare nuove risorse. Cirielli lo ribadisce più di una volta, quando rileva che è proprio in questa prospettiva “che abbiamo avviato importanti collaborazioni con l’Unione europea e con i Paesi che condividono il nostro approccio, rafforzando il partenariato con le principali istituzioni finanziarie internazionali e africane”.

Il governo quindi punta a fare del Piano Mattei un soggetto “catalizzatore di un impegno internazionale che deve rinnovarsi, capace di aggregare iniziative, moltiplicare le opportunità di investimento e produrre risultati concreti e duraturi, in un momento in cui i principali e più grandi partner occidentali hanno ridotto i loro interventi finanziari”. La dimostrazione si ritrova nell’apporto delle aziende italiane coinvolte nel rafforzamento infrastrutturale dell’Africa, come ad esempio la gara d’appalto in Zambia per il progetto ferroviario di Lobito, vinta da un consorzio guidato da Webuild. Tutti elementi che contribuiscono a fare dell’Italia “hub” dell’Onu in loco. Senza dimenticare strutture più piccole come il Ciheam di Bari o il Centro internazionale di studi per la conservazione e il restauro dei beni culturali (Iccrom).

Infine si apprende che Africa Finance Corporation ha nominato Webuild preferred bidder per la tratta zambiana della nuova ferrovia del Corridoio di Lobito. L’impresa italiana guiderà un consorzio internazionale con la portoghese Mota-Engil e la turca İçtaş, scelto al termine di una gara internazionale.

Ricordano fonti italiane che in occasione del Vertice G7 di Borgo Egnazia nel 2024, il Governo italiano, nell’ambito del Piano Mattei, ha aderito al memorandum d’intesa che lo ha avviato, insieme ad Angola, Zambia, Unione Europea, Stati Uniti e Banca Africana di Sviluppo. “Il risultato di oggi – sottolinea una nota di Chigi – nasce dal lavoro di squadra del sistema Italia: il Governo ha lavorato insieme a CDP e SACE per sostenere la partecipazione delle imprese italiane, accanto alle principali istituzioni finanziarie africane e internazionali”.

L’aggiudicazione riguarda la tratta zambiana (517 km) di una linea di circa 830 km che collegherà lo Zambia al porto angolano di Lobito, sull’Atlantico. Comprende 22 ponti e viadotti, 8 stazioni e 3 depositi di manutenzione. Per le merci i tempi di trasporto verso i mercati internazionali scenderanno da 16 a 7 giorni.

 

 

❌