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Vuoi una targa su misura? Sono 600 euro. Il Fisco scopre l’IVA sulla vanità

30 October 2026 at 11:56

Vuoi una targa su misura? Sono 600 euro

C’è una celebre battuta cinematografica in cui in esattore delle tasse elenca meticolosamente i tributi dovuti dai cittadini, lasciando intendere che, prima o poi, si sarebbe pagato anche per il solo fatto di respirare. Fino ad oggi, lo Stato si è dimostrato perspicace ma
geometrico. Aveva mappato la nostra intera esistenza con la precisione di un geometra pignolo.

Pensiamoci: lo Stato incassa su cosa mangiamo (e qui l’IVA si diverte a fare lo slalom tra i beni di prima necessità e i peccati di gola), su cosa possediamo (dalla casa alla macchina, passando per qualunque oggetto che abbia l’ardire di occupare uno spazio sul suolo pubblico o privato e perfino cosa lasciamo in eredità. Si, perché il Fisco non ti abbandona nemmeno quando decidi di passare a miglior vita: resta sull’uscio il notaio, a dare un’ultima occhiata ai tuoi averi prima che finiscano nelle mani di figli e nipoti.

C’è un solo territorio rimasto vergine, un’isola felice rimasta miracolosamente fuori dai radar dell’Agenzia delle Entrate: la fantasia. Quella capacità tutta umana di inventare, combinare lettere, sognare e ironizzare. Fino ad oggi appunto. Perché da questo momento lo Stato ha deciso di monetizzare anche l’ingegno e la vanità automobilistica. Seicento euro. Questa è la cifra esatta che ogni cittadino dovrà sborsare se vorrà riscattare la propria auto dall’anonimato delle combinazioni casuali di lettere e numeri imposta dalla motorizzazione. Vuoi che la tua targa parli di te? Vuoi che gridi al mondo il tuo nome, la tua squadra del cuore o un messaggio cifrato? Prego, accomodati alla cassa: sono seicento euro, grazie.

La targa personalizzata diventa così il nuovo status symbol della creatività regolamentata. Un tempo per distinguersi servivano auto sportive o verniciature speciali, oggi basta un bonifico allo Stato per trasformare un banale pezzo di metallo in un manifesto programmatico. L’italiano si sa, davanti a queste sfide burocratiche non si scoraggia, anzi, si esalta. E se il governo pensava di incassare seicento euro offrendo in cambio una rampa di lancio per l’orgoglio personale, non aveva fatto i conti con la sottile arte della protesta ironica. La prima vera genialità, infatti, è già stata registrata. Un cittadino, con encomiabile tempismo e una discreta dose di flemma, ha già prenotato la sua combinazione ideale. Il testo ?: “Z:Z FINIMOLA OB”. Per i non addetti ai lavori della sintassi stradale, quel finale “OB” non è un codice d’errore del sistema e nemmeno un omaggio a qualche oscura sigla provinciale. Significa molto più semplicemente: “Ora Basta”.

La bellezza dell’operazione è sublime nella sua contraddizione. Il cittadino in questione ha pagato la neonata tassa sulla fantasia precisamente per contestare il principio stesso per cui lo Stato continua chiedere denaro. Ha sborsato seicento euro per poter scrivere sulla propria vettura e a caratteri cubitali e legalmente riconosciuti, che è stanco di pagare. E’ il circuito perfetto del contribuente moderno: finanziare il fisco per avere il diritto di dirgli, sul paraurti posteriore, che ha esagerato. Resta da capire se questa mossa aprirà la strada a nuovi filoni letterari da autostrada. Vedremo presto sfrecciare messaggi d’amore, insulti velati ai passati datori di lavoro o riassunti della propria filosofia di vita in sette caratteri? Probabile. Nel frattempo, non ci resta che fare i complimenti al pioniere del “Ora Basta”. Ha dimostrato che la fantasia non si può recintare, nemmeno se le metti una tassa sopra. Al massimo, costa seicento euro e viaggia in corsia di sorpasso.

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