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“Se i risultati saranno buoni, non finirò in ospedale come qualche collega. È la verità, non ridete. Gli allenatori lo sanno ma non ne parlano”: così Chivu

30 October 2026 at 14:55

“Ci sarò ancora nel 2031/2032 sulla panchina dell’Inter?” È questa la domanda che ha scatenato il duro monito di Cristian Chivu, durante la conferenza stampa alla vigilia del derby di Milano. Il tecnico nerazzurro si è lasciato andare a uno sfogo, allo stesso tempo ironico ma molto serio, sulle pressioni a cui sono sottoposti gli allenatori, specialmente in Serie A ma non solo.

“Non dico niente. Mancano 4 anni, è dura farmi resistere subendo i pregiudizi e i giudizi che diventano sentenze“, ha risposto Chivu. Per poi aggiungere: “Se cambierà la cultura sportiva e i risultati rimangono buoni ci arriverò magari con meno capelli bianchi e non finirò all’ospedale come qualche mio collega”. Il riferimento, probabilmente, potrebbe essere a Vincent Kompany, tecnico del Bayern Monaco ricoverato dopo essere collassato sul campo di allenamento: ha contratto un virus dopo un periodo di forte stress.

La replica di Chivu ha scatenato qualche risata in sala stampa. Anche il tecnico nerazzurro ha sorriso, ma poi ha voluto far capire che il suo discorso era più serio che mai: ” Non ridete, è la verità”, ha infatti aggiunto. “Gli allenatori lo sanno, ma non ne parlano. Lo faccio io”, ha concluso Chivu.

Il resto della conferenza stampa ha avuto ovviamente come argomento principale il derby: “Siamo pronti, sappiamo che è una partita importante per l’Inter e per il Milan. Per la città e per i tifosi. E’ sempre una motivazione in più giocare queste partite, non conta la classifica. Bisognerà essere la nostra miglior versione per portarla a casa”, le parole del tecnico dell’Inter. “Che approccio mi aspetto? Nasce tutto dall’equilibrio, da ciò che hai nelle gambe e nella testa. Dipende anche dall’avversario, dovremo scegliere quando fare certe cose e quando no. Conosciamo la forza del Milan nel palleggio, ti può fare male tra le linee e in verticale. Noi dovremo essere pronti a mantenere la lucidità, a coprire la profondità quando ci sarà bisogna. Dovremo fare le pressioni giuste quando ci sarà la possibilità”, ha aggiunto il tecnico nerazzurro che vuole vincere la sfida per la classifica, ma anche perché sono sette derby che l’Inter non riesce a battere il Milan.

“Chi è favorito? Per me non esistono favoriti nel derby, c’è orgoglio e ambizione. Le energie le trovi nelle motivazioni. La pressione è per tutti, ma non dobbiamo pensare a cose che ti succhiano le energie. Dobbiamo pensare a fare le cose giuste per una partita del genere”, ha spiegato Chivu che dovrebbe puntare ancora su Thuram in avanti. “Sta bene, nessuno ha parlato di deficit di energia. Ha fatto vedere nelle ultime partite cosa sa fare. Ha trovato la quadra giusta dal punto di vista della leadership, ha entusiasmo. Avrà energie anche domani, ne sono sicuro”, risponde Chivu che si aspetta una squadra concentrata. “Siamo solo alla decima giornata, la storia dello scorso campionato mi insegna che un derby può anche non essere decisivo. Il Milan vinse con noi, poi perse con la Lazio, quando tutti pensavano che il campionato fosse riaperto. Contano tutte le partite, la consistenza nel corso di tutta la stagione. E’ un derby, è ovvio, quindi subentra anche l’orgoglio e un pò di determinazione in più. Sai che se non vinci, escono delle cose che tu non vorresti gestire. Dobbiamo dimostrare maturità, dobbiamo sapere gestire la frustrazione e le energie“.

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Esce dal campo con una costola rotta, va in ospedale, poi torna e vince la partita. La follia di Watson: “Stavo sputando sangue”

30 October 2026 at 13:12

Una notte da cinema. Difficile chiamarla altrimenti. Nell’ottava giornata (nottata per noi europei) di NFL, i Green Bay Packers hanno vinto 27-19 contro i Carolina Panthers, con una giocata decisiva di Christian Watson che è entrato in campo direttamente… dall’ospedale. Il giocatore dei Packers, infatti, aveva subito un brutto infortunio che lo aveva costretto non solo al cambio, ma addirittura agli accertamenti sanitari in una struttura ospedaliera.

“Stavo sputando sangue“, ha riferito Watson, che infatti è stato sottoposto a esami più approfonditi. Tuttavia, la TAC ha evidenziato “solo” una costola rotta, senza nessuna emorragia interna. Da qui la decisione del ragazzo di tornare al Lambeau Field – in visibilio alla vista dell’incredibile rientro del loro giocatore – per concludere la partita: la presa decisiva per chiudere il match, proprio come nella migliore delle storie hollywoodiane, sarà proprio sua.

Il giovane a fine partita ha attribuito il merito del suo gesto al supporto dei tifosi: “È stato surreale tornare in campo e sentire i tifosi che mi sostenevano in quel modo”, ha detto Watson. “È sempre difficile quando devi uscire dal campo, pensi di esserti infortunato o di avere qualche problema. Quindi, tornare qui e ricevere quel tipo di reazione dai tifosi è stato incredibile”. Ora però gli è stato consigliato almeno un po’ di riposo.

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“Ho divorziato con Wanda e vorrei chiudere il cerchio con l’Inter in modo diverso. Tornare sarebbe speciale”: le parole di Mauro Icardi

30 October 2026 at 13:04

Milano è sempre rimasta nel suo cuore. Così come i colori nerazzurri. Dopo l’ufficialità del divorzio con Wanda Nara e alla vigilia del derby della Madonnina, Mauro Icardi racconta la sua vita lontano dal calcio, in attesa della chiamata di un club “con un progetto che mi convinca fino in fondo”. Il bomber argentino è ancora svincolato e non nasconde che l’idea di tornare all’Inter sarebbe tra quelle che lo stuzzicano di più: “Sarebbe speciale“, confessa in un’intervista a Repubblica.

Icardi in questo momento è incredibilmente svincolato. Al Galatasaray ha vinto 4 titoli e segnato tanto, fino a diventare un capitano amatissimo a Istanbul. Poi però, tra infortunio e contratto in scadenza, l’avventura è arrivata al capolinea. E questa estate per il 33enne da 253 gol in carriera non è arrivata nessuna offerta soddisfacente. Anche l’ipotesi di un ritorno all’Inter appare una semplice suggestione, un gioco. Icardi però non si nasconde: “Ho vissuto anni importanti, ho portato la fascia di capitano, con quella maglia ho costruito una parte di me. Il finale è stato doloroso e mi piacerebbe poter chiudere il cerchio in modo diverso”.

Il bomber argentino però è a sua volta consapevole che nella squadra di Chivu oggi c’è poco spazio per una quinta punta: “Un ritorno avrebbe senso soltanto con una convinzione reciproca e un obiettivo da raggiungere insieme. Ho ancora molto da dare: se torno in un posto, torno per essere utile e per vincere“. Tra l’altro, ci sarebbe anche da smaltire le scorie con l’ambiente dopo un addio a dir poco burrascoso: “Oggi saprei spiegarmi meglio e affrontare certe situazioni con più lucidità. Riconoscerlo non toglie nulla a quello che ho dato all’Inter. Significa essere cresciuto”.

In quella storia ebbe un ruolo centrale anche Wanda Nara, con cui oggi i rapporti sono ai ferri corti: “Il divorzio in Italia ha chiuso un capitolo importante e oggi guardo avanti con serenità. Con Eugenia condivido amore e complicità. Ho la tranquillità di poter essere me stesso”, dice Icardi parlando della compagna China Eugenia Suarez (nella foto, ndr). Trasferirsi in Italia sarebbe un bel progetto per la coppia: “Vorrei tornarci, con un progetto che mi accenda e con la possibilità di costruire qualcosa di importante”. La prima opzione sarebbe appunto Milano e l’Inter, ma Icardi non esclude anche altre strade. “Affrontare l’Inter da avversario? Sarebbe una partita diversa, tornerebbero tanti ricordi. Ma darei il massimo per la squadra in cui gioco, senza mancare di rispetto all’Inter e alla sua storia”.

Il bomber argentino si candida per tornare a vestire nerazzurro, ma soprattutto per tornare a giocare: “A chi pensa che non abbia più nulla da dare, non vedo l’ora di rispondere sul campo”.

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Spinte, cazzotti e stampelle che volano: il torneo per calciatori amputati finisce in rissa dopo i rigori | Video

30 October 2026 at 12:07

Spinte, cazzotti e colpi proibiti con le stampelle: è finita nel modo peggiore la Copa Fortaleza Guaraní, prestigioso torneo di calcio per amputati che si è tenuto a Buenos Aires. Tutto è accaduto al termine della finalissima tra gli argenti del Los Teros de Cordoba e gli uruguagi dei Rampla Juniors. La partita è terminata 1 a 1 e si è decisa quindi ai calci di rigore. L’ultimo penalty fallito da un giocatore della formazione uruguaiana ha scatenato la reazione festante dei calciatore del Cordoba, ma qualcosa è andato storto.

Nel parapiglia generale, infatti, mentre gli argentini correvano per abbracciare il loro portiere, un calciatore uruguaiano è stato sgambettato – forse involontariamente – ed è finito a terra. Da lì però si è scatenata una rissa senza esclusione di colpi, complice la tensione per la partita e la storica rivalità tra Argentina e Uruguay. Già durante il match c’erano stati diversi momenti tesi, tra entrate al limite e insulti verbali.

Dopo il match però è partita la vera rissa. Chi stava riprendendo l’incontro dopo pochi secondi ha deciso di girare la telecamera, per non mostrare quello spettacolo indecoroso. Nelle immagini però si vedono spinte e pugni, con diversi calciatori che finiscono a terra. Il portiere viene anche colpito con una stampella.

I Los Teros de Córdoba su Instagram hanno poi cercato di stemperare gli animi: “Facendo le congratulazioni ai nostri giocatori per l’obiettivo raggiunto, vogliamo esprimere la nostra solidarietà per gli eventi sfortunati che sono avvenuti alla fine della partita, augurando una pronta guarigione dalle lesioni”. Il club argentino ha aggiunto: “Ricordiamo a tutti che si tratta di un incidente isolato, mai abbiamo vissuto una situazione così triste e riprovevole come questa”. Il messaggio si conclude: “Condanniamo qualsiasi atto di violenza”.

I Rampla Juniors però hanno fornito una secca replica: “Vogliamo essere molto chiari, noi non siamo venuti in Argentina a litigare, siamo venuti a giocare a calcio. Dietro questo viaggio ci sono stati mesi di sforzo e sacrificio“. Il club uruguaiano ha chiesto quindi che vengano presi provvedimenti contro i rivali che a loro dire hanno scatenato la rissa finale.

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Il re del poker live nei guai col Fisco, l’indagine su Enrico Camosci: milioni di vincite non tassate e la residenza a Malta

30 October 2026 at 11:21

L’accertamento della Guardia di Finanza ha permesso di ricondurre al Fisco vincite per oltre 1,3 milioni di euro. Ma non solo. Nuovi guai per Enrico Camosci, uno dei migliori e più vincenti giocatori al mondo di poker live. Da una parte c’è il risultato di una precedente ispezione: le Fiamme Gialle contestavano a Camosci di non aver dichiarato le proprie vincite al Fisco italiano. Dall’altra parte c’è l’esito di un nuovo accertamento: a partire dal 2023 ha trasferito la propria residenza a Malta iscrivendosi all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire), ma le indagini hanno consentito di accertare come il trasferimento fosse fittizio e finalizzato a sottrarre a tassazione in Italia i proventi dell’attività sportiva, svolta in forma abituale e professionale.

Partiamo dal secondo fronte: secondo la Guardia di Finanza, Camosci disponeva stabilmente di un’abitazione nell’hinterland bolognese, manteneva in Italia i propri legami familiari, operava su rapporti bancari nazionali alimentati da sistematici flussi di denaro provenienti dall’estero, lasciando di fatto, come anche evidenziato dai tabulati telefonici acquisiti nell’ambito delle indagni, il proprio domicilio fiscale nel territorio dello Stato per la maggior parte del periodo d’imposta, superando la soglia dei 183 giorni prevista dalla legge. Per questo motivo, il giocatore di poker è stato denunciato alla Procura di Bologna per il reato di omessa dichiarazione dei redditi.

Al termine dell’indagine delle Fiamme Gialle, Camosci è stato quindi considerato fiscalmente residente in Italia e, pertanto, tenuto a dichiarare i redditi nel nostro Paese. La ricostruzione ha consentito appunto anche di recuperare a tassazione oltre 1,3 milioni di euro di vincite conseguite in case da gioco al di fuori dell’Unione Europea. Se i premi corrisposti da case da gioco autorizzate all’interno dell’Ue non vanno dichiarati, in quanto soggetti a ritenuta alla fonte, quelli conseguiti al di fuori del territorio comunitario costituiscono reddito per l’intero ammontare percepito. Tuttavia, nel caso del giocatore bolognese, pare che questi non sono mai stati dichiarati.

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“Kimi non si sente bene”: Antonelli colpito da un virus nel weekend del Mondiale. Oggi le libere: gli orari del Gp Messico

30 October 2026 at 10:37

“Oggi Kimi non si sente bene“. Il messaggio inviato dalla Mercedes giovedì ha fatto subito scattare l’allarme. Kimi Antonelli nel Gp del Messico ha la grande occasione per diventare il nuovo campione del mondo di Formula 1, il primo pilota italiano a riuscirci dopo 73 anni. Il 20ebbe bolognese ha contratto un virus proprio nel weekend decisivo: per questo motivo, ieri ha saltato il classico media day con la stampa. Da quel che trapela, però, non sarebbe nulla di preoccupante: Antonelli è pronto a scendere in pista già nelle prove libere di oggi, venerdì 30 ottobre, in programma alle ore 19.30 italiane.

“Si sta riprendendo da un’infezione virale“, ha chiarito la Mercedes, spiegando che “in via precauzionale, la Fia lo ha esonerato dai suoi impegni obbligatori con i media, per dargli la possibilità di riposare in vista del weekend”. La scuderia però ha chiuso il comunicato con un messaggio rassicurante: “Ci aspettiamo che torni domani. Grazie per la comprensione”. Insomma, Antonelli è debilitato da un virus e non è in grande forma. È anche comprensibile: viene da un periodo in cui il calendario è stato fittissimo, in più ha dovuto reggere la pressione per la conquista del titolo. Una rincorsa che tra due giorni potrebbe essere finalmente conclusa.

F1, Gp Messico: cosa serve a Kimi Antonelli per diventare campione del mondo: le combinazioni

Per Andrea Kimi Antonelli la buona notizia riguarda la classifica: ha 123 punti di vantaggio sul compagno di scuderia George Russell e 124 sul ferrarista Lewis Hamilton. Con la vittoria di Austin ha messo un altro grande tassello per il successo finale. Gli basterà arrivare nono nel Gp di Città del Messico per essere sicuro di laurearsi campione, anche in caso di vittoria di Russell. Se invece dovesse vincerla Hamilton, ad Antonelli basterebbe un decimo posto, quindi un solo punto. Se Russell ed Hamilton non dovessero vincere, Antonelli sarebbe aritmeticamente campione del mondo a prescindere dal proprio risultato. Insomma, la possibilità di vedere Andrea Kimi Antonelli campione del mondo è decisamente molto alta, non c’è virus che tenga. La Mercedes si prepara e lo fa anche l’Italia: da 73 anni un pilota azzurro non si laurea campione in Formula 1.

F1, Gp Messico 2026: orari e diretta tv su Sky, Sky Go e Now

VENERDÌ 30 OTTOBRE
19.30 – F1 Prove Libere 1
23 – F1 Prove Libere 2

SABATO 31 OTTOBRE
18.30 – F1 Prove Libere 3
22 – F1 Qualifiche

DOMENICA 1 NOVEMBRE
21 – F1 Gara

F1, Gp Messico 2026: orari tv in chiaro su TV8, repliche in differita

SABATO 31 OTTOBRE
23.30 – F1 Qualifiche – DIFFERITA

DOMENICA 1 NOVEMBRE
22.30 – F1 Gara – DIFFERITA

F1, Antonelli vede il Mondiale: la classifica prima del Gp del Messico

1 Kimi Antonelli (Italia, Mercedes) 365
2 George Russell (Regno Unito, Mercedes) 242
3 Lewis Hamilton (Regno Unito, Ferrari) 241
4 Max Verstappen (Paesi Bassi, Red Bull) 236
5 Charles Leclerc (Monaco, Ferrari) 233
6 Lando Norris (Regno Unito, McLaren) 211
7 Oscar Piastri (Australia, McLaren) 144
8 Isack Hadjar (Francia, Red Bull) 105
9 Liam Lawson (Nuova Zelanda, Racing Bulls) 77
10 Pierre Gasly (Francia, Alpine) 42
11 Arvid Lindblad (Regno Unito, Racing Bulls) 38
12 Franco Colapinto (Argentina, Alpine) 27
13 Oliver Bearman (Regno Unito, Haas) 23
14 Nico Hulkenberg (Germania, Audi) 13
15 Gabriel Bortoleto (Brasile, Audi) 10
16 Carlos Sainz Jr. (Spagna, Williams) 7
17 Esteban Ocon (Francia, Haas) 7
18 Fernando Alonso (Spagna, Aston Martin) 7
19 Alexander Albon (Thailandia, Williams) 5
20 Yuki Tsunoda (Giappone, Racing Bulls) 1
21 Sergio Perez (Messico, Cadillac) 0
22 Valtteri Bottas (Finlandia, Cadillac) 0
23 Sergio Perez (Messico, Cadillac) 0
24 Lance Stroll (Canada, Aston Martin) 0

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Paura per Cobolli: scoppia a piangere e si ritira contro Berrettini. “Quelle lacrime non erano di dolore”. A rischio le Finals

29 October 2026 at 22:38

Il problema alla gamba sinistra, la paura, il ritiro e poi il pianto liberatorio pensando alle Atp Finals, consolato dall’amico e avversario Matteo Berrettini. Finisce in lacrime il primo derby di Flavio Cobolli contro Berrettini: nell’ottavo di finale dell'”Erste Bank Open”, Atp 500 in scena sul cemento indoor di Vienna, in Austria, Cobolli finisce ko per un problema alla gamba sinistra e si ritira al cambio campo sotto 2-5. Berrettini affronterà ai quarti l’australiano Alex De Minaur, testa di serie numero 5. Ma la preoccupazione è tutta per Cobolli, che a fine match è scoppiato a piangere, probabilmente pensando a quelle Finals tanto sognate in programma tra meno di un mese.

“Vienna, mi dispiace salutarti così. Amo questo torneo e avevo tantissima voglia di sfidare Matteo, con tutti voi sugli spalti. Ho sentito qualcosa nel match dell’altra sera, ma ho voluto provarci fino in fondo. Oggi però ho capito che continuare avrebbe significato forzare troppo e mi sono dovuto fermare”, ha scritto Cobolli in un post Instagram dopo l’infortunio. “Quelle lacrime non erano di dolore. Erano emozione, forse un po’ di stress e la delusione di dover lasciare il campo quando avrei voluto solo restarci. Domani farò tutti gli esami e vi aggiornerò appena possibile. Non preoccupatevi, conto di esserci a Parigi. Grazie per tutto l’affetto”.

“Mi dispiace davvero tanto per lui. Ci sono passato tante volte, forse troppe. È per questo che mi sono emozionato. So quanto possa essere difficile e so quanto desideri essere a Torino. E l’ultima cosa che vorresti è infortunarti poche settimane prima. Ma speriamo che non sia nulla di troppo serio“, ha detto Berrettini a caldo nell’intervista post match, parlando di Flavio Cobolli. “L’idea di oggi era semplicemente scendere in campo e celebrare il percorso che stiamo facendo entrambi. Siamo partiti da Roma, eravamo due ragazzini che giocavano a tennis nei fine settimana. Ricordo il giorno in cui scelse il tennis al posto del calcio. Mi ricordo i suoi occhi: sono gli stessi che ha ancora oggi, quelli di quel bambino che sognava di giocare sui palcoscenici più importanti. E penso che meriti di essere lì. Penso che meriti la carriera che sta costruendo. Gli auguro davvero il meglio e cercherò di aiutarlo in ogni modo possibile. Gli ho appena detto di vivere il momento, di non andare troppo avanti con la mente e con i pensieri. È quello che facevo io in passato, ma non mi aiutava affatto. Bisogna vivere un giorno alla volta. Sono sicuro che abbia a disposizione un ottimo team di medici che lo seguirà nel percorso di recupero” ha aggiunto Berrettini.

Per Cobolli, quello di Vienna, poteva essere il torneo per sugellare la qualificazione alle Atp Finals, che classifica alla mano sono un obiettivo più che alla sua portata, ma adesso saranno da valutare le sue condizioni fisiche dopo l’infortunio. “Le Nitto Atp Finals, ha aggiunto, rivestono un’importanza particolare per ogni tennista di vertice. Anche solo esserci, dopo una grande stagione, è quasi come vincere un trofeo. Non essere riuscito a concludere il girone nel 2021 è probabilmente ancora la cosa che mi fa più male in tutta la mia carriera – spiega Berrettni -. Ricordo l’energia di Torino, l’orgoglio di essermi qualificato e di aver sentito il calore della mia gente sugli spalti. Ma, per fortuna, dopo quell’esperienza ho sentito tanto affetto da parte delle persone di tutto il mondo. Quindi, forse è un brutto ricordo, ma in fondo è anche bello, se penso a tutto l’impegno che ho messo per arrivare fin lì. Adesso, naturalmente, sono felice che ci siano tanti giocatori italiani e che anche Sinner sia riuscito a vincerlo. Magari un giorno tornerò anch’io. Non lo so. Ma auguro a Flavio il meglio“, ha concluso Berrettini.

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“Luci a San Siro, non le spegnerete mai”: la protesta dei tifosi dell’Inter alla presentazione del nuovo stadio – Video

29 October 2026 at 16:29

Una piccola protesta a pochi minuti dall’inizio dell’evento di presentazione del nuovo stadio di Milan e Inter, in programma oggi, alle 16:30, al Castello Sforzesco. Alcuni esponenti della curva dell’Inter si sono presentati all’ingresso del castello con uno striscione breve ma chiaro: “Luci a San Siro, non le spegnerete mai”. Poi un coro “Giù le mani dal nostro stadio”. La contestazione è durata qualche minuto, poi i tifosi hanno lasciato il Castello. Dopo qualche minuto l’inizio dell’evento in cui viene presentato il nuovo impianto che ospiterà le sfide casalinghe di Inter e Milan.

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Ha legato il figlio di 9 anni a sé con una corda durante la maratona: maxi squalifica per un atleta

29 October 2026 at 14:25

Tre anni di squalifica e risultato cancellato. È la sanzione inflitta a un corridore che, durante la maratona di Zhengzhou, in Cina, ha partecipato alla gara insieme al figlio di appena nove anni, collegato a lui attraverso una corda fissata alla vita. La vicenda risale al 18 ottobre, ma a far esplodere il caso è stata la diffusione di un video sui social, nel quale si vede il bambino inseguire il padre lungo il percorso, costretto a mantenere il ritmo dell’adulto.

Le immagini hanno suscitato numerose polemiche, soprattutto per i rischi a cui sarebbe stato esposto il minore durante una competizione di lunga distanza. Dopo le segnalazioni e la circolazione del filmato, il comitato organizzatore della manifestazione è intervenuto ufficialmente, confermando il provvedimento nei confronti dell’uomo. Nel video si vede il corridore procedere davanti al figlio, mentre il cordino che li unisce rimane teso durante la corsa. Il bambino cerca di seguirlo, adattandosi alla velocità imposta dall’adulto, senza poter gestire liberamente il proprio passo. Una scena che ha attirato l’attenzione degli utenti sui social cinesi, dando vita a un acceso confronto sul comportamento del genitore e sulla sicurezza del piccolo.

Secondo le testimonianze circolate sui media locali, il bambino avrebbe nove anni e sarebbe proprio il figlio dell’uomo. Una partecipante alla gara ha raccontato di averli incontrati lungo il percorso: “Ho incontrato per caso il bambino di nove anni e suo padre che correvano insieme“. Stando alla stessa testimonianza, i due avrebbero corso insieme per circa 18 chilometri, affrontando alcuni tratti a un’andatura sostenuta. Si tratta, tuttavia, di una ricostruzione che non ha ricevuto una conferma ufficiale da parte degli organizzatori.

Le reazioni alla vicenda sono state numerose. Se alcuni commenti si sono concentrati sulla capacità del bambino di sostenere uno sforzo così prolungato, molte delle critiche hanno riguardato soprattutto le possibili conseguenze per la sua salute. Il 23 ottobre il comitato organizzatore della Zhengzhou Marathon ha annunciato i provvedimenti adottati nei confronti del partecipante. Oltre alla cancellazione del risultato ottenuto, per l’uomo è arrivata una squalifica della durata di tre anni, che gli impedirà di prendere parte alle competizioni previste dalla sanzione.

La decisione si inserisce nel quadro delle regole stabilite per la manifestazione, che prevedono requisiti anagrafici specifici per poter partecipare. Per la maratona completa è richiesta un’età minima di 20 anni, mentre per la mezza maratona bisogna averne almeno 18. Un bambino di nove anni, quindi, non avrebbe potuto prendere regolarmente parte alla competizione. Nel regolamento, inoltre, la maratona viene descritta come un’attività sportiva caratterizzata da uno sforzo intenso e prolungato, che comporta rischi significativi e richiede un’adeguata preparazione fisica. Indicazioni che evidenziano quanto sia importante rispettare le condizioni previste per la partecipazione, soprattutto quando sono coinvolti atleti molto giovani.

Guo Jianjun, professore presso il Centro per l’innovazione nella medicina dello sport e nell’integrazione medico-sportiva della Capital University of Physical Education and Sports, ha richiamato l’attenzione sulla fragilità dell’apparato scheletrico durante lo sviluppo: “Lo sviluppo fisico dei minorenni non è ancora completo e partecipare a una maratona può esporli al rischio di fratture e fissurazioni ossee“. Un altro aspetto riguarda la capacità dell’organismo di affrontare il calore prodotto durante un’attività fisica prolungata. Chen Xueli, responsabile del dipartimento di medicina riabilitativa dell’ospedale Shijitan di Pechino, ha spiegato che bambini e adolescenti possono avere maggiori difficoltà a regolare la temperatura corporea durante uno sforzo intenso.

“Durante una maratona la temperatura corporea aumenta. Poiché bambini e adolescenti hanno una capacità inferiore di regolare la temperatura, il calore può compromettere diverse funzioni dell’organismo”, ha dichiarato la specialista. La dottoressa ha inoltre sottolineato le possibili difficoltà per un minore nel riconoscere e affrontare un’emergenza medica durante una manifestazione caratterizzata da un percorso lungo e affollato. A questo si aggiungono le preoccupazioni relative a un organismo non ancora completamente sviluppato, compreso il sistema cardiovascolare.

Quello avvenuto a Zhengzhou non è un episodio isolato nel panorama delle competizioni podistiche cinesi. Il 27 settembre, durante la maratona di Taiyuan, un partecipante aveva consentito a un minore di utilizzare il proprio pettorale, portandolo così sul percorso di gara. Anche in quel caso gli organizzatori avevano annullato il risultato e disposto una squalifica, vietando al corridore di partecipare alla stessa manifestazione per due anni.

Un altro caso era emerso nel gennaio 2026 durante la maratona di Hong Kong. In quell’occasione, un uomo era stato visto correre con un neonato in braccio mentre teneva uno smartphone nell’altra mano. Gli addetti alla competizione erano intervenuti dopo aver accertato la violazione delle regole, fermando il partecipante e accompagnandolo fuori dal percorso insieme al bambino.

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Pazzesco Martin: torna in pista 5 giorni dopo la frattura. “L’osso è ancora rotto. Se non fossi in lotta per il mondiale, avrei il gesso”

29 October 2026 at 14:02

“Ottenere l’idoneità medica era il primo passo, poi salire in moto sarà un altro grande passo. Dopo aver guidato deciderò se continuare o meno durante il fine settimana“. Jorge Martin ci prova. Dopo la caduta nella sprint di Phillip Island in cui ha rimediato la frattura composta del radio in sede distale, lo spagnolo dell’Aprilia ha ottenuto l’ok per prendere parte alle prime libere del Gran Premio di Malesia. “Mi sento grato di essere qui e di poterci provare a soli cinque giorni da quando mi sono fratturato il radio – le parole di Martin al sito della MotoGp – Cercherò di essere competitivo e di stare bene. Se non fossi in lotta per il campionato, avrei il braccio ingessato e dovrei aspettare quattro o cinque settimane. Questa sarebbe la terapia normale. Ho cercato di fare tutto il possibile in questi giorni a Kuala Lumpur per velocizzare i tempi. Ma la calcificazione dell’osso richiede il suo tempo, l’osso non è ancora saldato ed è rotto, quindi guiderò con un polso fratturato. Cercherò di godermi i giri che farò e vedremo se sarò in grado di essere competitivo“.

Un rischio che Jorge Martin vuole prendersi perché in palio c’è un mondiale, ormai giunto alle battute finali quando mancano 4 gare alla fine. Ma lo spagnolo, a –10 da Marc Marquez, ci crede: “Penso che a Valencia mi sentirò davvero bene e sarò in grado di guidare normalmente. Ma ora abbiamo la Malesia e poi il Qatar, che sono due grandi punti interrogativi per le mie condizioni. Di sicuro non è finita finché non è finita“. Martin ha deciso di provare a stringere i denti solo ed esclusivamente perché è ancora in lotta per il Mondiale.

“Può succedere di tutto, ma adesso non sto pensando troppo al campionato – insiste – Voglio correre e vedere se posso essere competitivo. Se lo sarò, allora sarò ancora in lotta; se non lo sarò, potremo dimenticarci del titolo“. In Malesia però Martin non vuole porsi traguardi: “Voglio solo provarci. Andrò avanti giorno per giorno. Anche se nelle FP1 non dovessi sentirmi benissimo, magari continuerò a provarci finché non capirò se sono davvero in grado di farlo o no. Ma non credo che potrò essere competitivo come lo ero in Australia“.

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Crisi Juventus: la squadra va in ritiro anticipato prima del Napoli. Il confronto tra Carnevali e i calciatori: cosa è successo

29 October 2026 at 13:33

La Juventus va in ritiro anticipato in vista della sfida contro il Napoli. I bianconeri lo faranno da domani fino appunto alla gara di domenica sera con il Napoli in programma all’Allianz Stadium, alle 20:45. Una decisione presa dal tecnico Luciano Spalletti – che era stato pesante nel post Genoa nei confronti della squadra – di comune accordo con la società dopo una mattinata molto intensa.

Questa mattina infatti l’ad della Juventus Giovanni Carnevali ha avuto un confronto molto diretto con la squadra, richiamando tutti alle proprie responsabilità verso la proprietà, la società e i tifosi, e ribadendo la fiducia nel gruppo di lavoro, ma sottolineando con grande fermezza come il momento attuale non sia accettabile. La richiesta è stata molto chiara: serve una reazione immediata, forte e concreta. Ora tutti sono chiamati a dare una risposta sul campo, visto il periodo molto complicato, culminato con la sconfitta per 2-0 al “Ferraris” contro la squadra allenata da Daniele De Rossi. La decisione finale è stata quella di andare in ritiro al JHotel a partire da domani, con un giorno di anticipo. Periodo delicato e partita altrettanto delicata quella che i bianconeri si preparano ad affrontare domenica, contro un Napoli galvanizzato dalla vittoria per 1-4 di Monza arrivata nell’infrasettimanale, arrivata dopo il 3-3 contro la Roma dell’ultimo weekend.

La Juventus si trova al momento all’ottavo posto in classifica, con 14 punti, a 11 punti da Inter e Lazio capolista, e già a 6 punti dal quarto posto che vale la Champions League, obiettivo minimo dei bianconeri a inizio anno. La sfida di domenica è già uno spartiacque, anche perché se fino a questo momento Spalletti non è a rischio, una sconfitta (ma anche una non vittoria) contro il Napoli cambierebbe tutto. Spalletti lo sa e deve recuperare innanzitutto il rapporto con la squadra, “vittima” di un attacco proprio da parte del tecnico di Certaldo dopo il Genoa. “Dobbiamo metterci qualcosa in più, ammesso che questi calciatori ce l’abbiano”, ha dichiarato ieri Spalletti, mettendo in discussione le qualità tecniche e di personalità dei calciatori.

Uno sfogo arrivato dopo una serie di frasi già pesanti nelle precedenti conferenze stampa e dopo lo sfogo di qualche settimana fa di Gleison Bremer, che aveva puntato il dito contro i compagni. Intanto è arrivata una sola vittoria nelle ultime quattro sfide tra campionato ed Europa League. Poco per una squadra come la Juve. Serve invertire la rotta già domenica o arriveranno inevitabilmente le prime conseguenze.

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Kompany lascia l’ospedale: “È una malattia, non ha niente a che vedere con lo stress”. Cos’ha avuto

29 October 2026 at 11:10

Il Bayern Monaco può guardare con maggiore serenità ai prossimi giorni: Vincent Kompany ha lasciato l’ospedale dopo quasi una settimana di ricovero, seguita al malore che lo aveva colpito il 23 ottobre durante un’attività al centro sportivo del club tedesco. L’allenatore belga era stato trasportato d’urgenza in clinica dopo un collasso accompagnato da convulsioni, un episodio che aveva immediatamente destato preoccupazione sulle sue condizioni di salute.

Il problema, secondo quanto ricostruito nelle ore successive all’accaduto, si era manifestato in un periodo in cui il tecnico non appariva al meglio della forma. La necessità di sottoporlo ad accertamenti approfonditi aveva spinto i medici a trattenerlo in ospedale per monitorare il quadro clinico e individuare la causa del malore. A fornire aggiornamenti rassicuranti è stato Max Eberl, direttore generale del Bayern Monaco, intervenuto dopo la partita di Coppa di Germania contro il Magdeburgo, vinta dalla formazione bavarese. Il dirigente ha chiarito la natura del problema, escludendo un collegamento con le pressioni legate al lavoro e alla gestione della squadra: “È stato individuato il problema. Si tratta di una irritazione delle meningi, che ha causato questo incidente proprio la scorsa settimana. È una malattia, non ha niente a che vedere con la pressione che viviamo. Siamo contenti del fatto che recupererà al 100%”.

La spiegazione ha permesso di fare maggiore chiarezza su quanto accaduto, riconducendo l’episodio a una causa medica e non alle tensioni dell’attività in panchina. Eberl ha inoltre espresso la soddisfazione della società per il ritorno a casa dell’allenatore: “La notizia più grande e più bella per tutti noi. Ora è potuto tornare a casa e può riposare lì. Sono molto, molto sicuro che presto sarà di nuovo al 100% in panchina“.

L’uscita dalla struttura ospedaliera rappresenta un passaggio importante nel percorso di recupero del tecnico, che però non tornerà immediatamente alla normale attività. Dopo gli accertamenti effettuati durante la degenza, Kompany dovrà concentrarsi sulla convalescenza e attenersi alle indicazioni dei medici prima di riprendere pienamente gli impegni con la squadra. L’irritazione delle meningi riguarda le membrane che proteggono il cervello e il midollo spinale e può essere associata a diverse condizioni, comprese alcune infezioni. Per il Bayern, intanto, la priorità resta il recupero completo del proprio allenatore. Le dichiarazioni di Eberl hanno contribuito a rassicurare l’ambiente dopo giorni di incertezza. Ora Kompany potrà proseguire a casa il periodo di riposo necessario per tornare al lavoro nelle migliori condizioni possibili.

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“Intervento complesso, il percorso di ripresa sarà lungo e difficile”: la prima foto di Zambrotta dopo l’operazione

29 October 2026 at 10:26

“Un secondo, immenso GRAZIE sincero, speciale“. Si apre così un post di Gianluca Zambrotta, ex terzino di Milan e Juventus tra le tante, che si è sottoposto al secondo intervento per correggere il varismo, una deformità ortopedica che causa un disallineamento degli arti, facendo sì che le ginocchia siano più distanziate e gli arti inferiori assumano una forma ad “arco” o a parentesi. Zambrotta si è poi congratulato con il medico che l’ha operato e con tutta l’équipe medica per il lavoro svolto “per il secondo complesso intervento a cui sono stato sottoposto di doppio livello di osteotomia valgizzante alla gamba destra su tibia e femore custom Made 3D più trapianto di cellule staminali autologhe”.

Un intervento che banale non è stato, come precisato da Zambrotta nel suo post social: “Il percorso di ripresa è lungo e complesso ma ritornerò più forte di prima! Ora c’è solo da lavorare e riprendersi il più rapidamente possibile! Andiamo avanti sempre positivi. Un GRAZIE particolare anche a chi mi ha sempre sostenuto e supportato in questi giorni”, ha concluso l’ex terzino di Milan e Juventus.

Si tratta di una malformazione che, soprattutto dopo il ritiro dal calcio, gli ha causato problemi enormi alle gambe. Un argomento di cui l’ex giocatore di Juve, Milan, Barcellona e Nazionale è tornato a parlare in pubblico, mostrandosi subito dopo l’ultima operazione al ginocchio destro. Aveva già svolto il primo a novembre 2025. Zambrotta si era sottoposto a un intervento di osteotomia, riallineando l’osso della gamba sinistra. Adesso il secondo intervento, a cui si è sottoposto pochi giorni fa, per raddrizzare ulteriormente l’angolatura delle gambe e rimettere “a nuovo” il ginocchio danneggiato, incidendo tibia e femore.

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Il Real Madrid si piega a Pechino: i milioni in gioco dietro le scuse pubbliche al “popolo cinese” dopo il caso Mbappè

29 October 2026 at 07:12

Alla fine anche il Real Madrid si è dovuto piegare alla Cina. Martedì, nei corridoi del club, la linea era ancora quella della libertà di espressione: il caso Kylian Mbappé non riguardava direttamente la società e non avrebbe avuto conseguenze sui rapporti commerciali. Meno di ventiquattr’ore dopo, la posizione è cambiata. E sono arrivate le scuse ufficiali a Pechino.

“Il Real Madrid desidera scusarsi con il popolo cinese per il disagio che le recenti dichiarazioni del nostro giocatore, Kylian Mbappé, potrebbero aver causato”, ha scritto il club. Poi l’appoggio pubblico al francese: “La società si unisce alle scuse pubbliche presentate da Kylian Mbappé, nelle quali il giocatore stesso ha espresso il suo rammarico per le sue affermazioni e ha ribadito il suo rispetto per il popolo cinese”.

Tutto nasce da un video girato a marzo e diffuso lunedì, nel quale Mbappé parlava del suo meme preferito: un’immagine che lo raffigura come un “dittatore cinese”. Il volto utilizzato è però quello di Mao Zedong, il “Grande Timoniere”. Una definizione che a Pechino non è piaciuta affatto. Prima le scuse del calciatore e della Liga, poi quelle del Real. Per le autorità cinesi non bastavano le parole del solo attaccante.

“Finché il Real Madrid non presenterà delle scuse formali, non c’è nulla di cui discutere”, aveva avvertito un portavoce del gruppo mediatico GMC, proprietario di CCTV, l’emittente statale cinese. Nel frattempo tre compagnie private hanno cancellato i contratti pubblicitari con Mbappé e la tv di Stato ha sospeso la trasmissione delle partite della Liga. Ed è qui che la libertà di espressione si è scontrata con un mercato troppo grande per essere ignorato. Il Real ha circa 100 milioni di tifosi in Cina, da dove arriva tra il 10 e il 15% del merchandising internazionale del club. La maglia di Mbappé era l’articolo più venduto nel Paese e il Madrid detiene anche il 20% dei diritti d’immagine del francese.

Così il club ha ricordato il suo “profondo rispetto per la Cina, i suoi cittadini e i milioni di tifosi che amano e ammirano il Real Madrid”. Un cambio di rotta netto, arrivato dopo le pressioni di Pechino e con milioni di euro in gioco. Le scuse, però, per ora non hanno riaperto il mercato. Nonostante le trattative avviate dalla Liga, la Cina resta ferma sulle proprie posizioni e il campionato spagnolo continua a essere oscurato. Il Real si è piegato. Pechino, almeno per il momento, no.

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Come si diventa un campione NBA con una statura normale: i folli allenamenti uno-contro-uno di Payton Pritchard, che recluta sfidanti dalle serie minori

28 October 2026 at 17:35

“Non posso svegliarmi ed essere Wemby”. Payton Pritchard è cosciente di essere fisicamente “inaccettabile” per l’NBA: è “solo” 1,85 metri, poco per quella lega di giganti. Eppure è uno dei giocatori più importanti dei Boston Celtics, con cui è diventato campione nel 2025, stagione in cui ha anche vinto il premio Sesto Uomo dell’Anno. È frutto del duro lavoro che porta avanti fin dai tempi del liceo. E in una lunga intervista a ESPN ha raccontato la sua routine d’allenamento estiva.

Pritchard da anni recluta giocatori militanti in leghe minori (“sono più affamati” dei professionisti), li invita (a spese sue) nella sua struttura a Cape Cod (Massachusetts), e con loro passa le ore a giocare uno-contro-uno. Lui gioca sempre in attacco e deve riuscire a fare canestro in tutti i modi ai propri avversari, che se riescono a tenerlo sotto il 60% di realizzazione vincono la cena pagata. La sessioni sono durissime: due ore almeno tre volte a settimane, in cui la guardia dei Celtics gioca almeno 150 possessi ininterrottamente – mentre ai difensori è concesso di alternarsi e rifiatare – da tutte le posizioni del campo (angolo, mezzo angolo, post basso, gomito, linea dei tre punti, fondocampo).

“È l’approccio Kyrie Irving” dice Dave Lewis, assistente allenatore dei Celtics, che ai tempi di Cleveland ha avuto modo di vedere la stella NBA allenarsi anche durante la notte in lunghissimi esercizi di uno-contro-uno. “Sono ovviamente diversi, ma nel loro approccio all’uno-contro-uno come forma di sviluppo delle abilità, sono i due giocatori che ho visto farlo di più” spiega Lewis.

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Musetti show a Vienna: battuto Tiafoe in due set, ora c’è Fery. L’inedito derby Cobolli-Berrettini

28 October 2026 at 16:59

Lorenzo Musetti debutta con una grande vittoria all’Erste Bank Open, l’ATP 500 sul duro indoor a Vienna, alla Wiener Stadthalle. Il carrarino, numero 26 del mondo e fresco vincitore a Lione, ha sconfitto in due set lo statunitense Frances Tiafoe, oggi numero 9 ATP e quarta testa di serie del tabellone. Il punteggio finale recita 7-6 (6), 7-5. Decisivo è stato soprattutto il tie-break del primo set, quando Musetti ha anche annullato un set point all’avversario.

Nel prossimo turno Musetti affronterà il britannico Arthur Fery, numero 35 Atp e semifinalista a Wimbledon, che ha approfittato del ritiro del connazionale Jacob Fearnley sul 5-1 nel primo set. Domani, giovedì 29 ottobre, toccherà invece ad altri tre azzurri. Ci sarà innanzitutto l’inedito derby romano tra Flavio Cobolli e Matteo Berrettini: due grandi amici che si conoscono fin da bambini e che solo un anno fa hanno regalato – vincendo tutti i punti nella Final 8 – la Coppa Davis all’Italia. Si ritrovano per la prima volta avversari nel circuito Atp negli ottavi di finale del torneo di Vienna. Cobolli, testa di serie numero quattro del seeding, va a caccia di punti pesanti per il sogno Finals, ma attenzione alla voglia di rivalsa di Berrettini, fuori dalle convocazioni per la prossima fase finale di Davis. Scenderà in campo anche Luciano Darderi, uscito vincente da un altro derby, quello contro Matteo Arnaldi. Non avrà però vita facile contro Tommy Paul.

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“Persi la memoria e mi ritrovai cerebralmente bambino. Ero al pronto soccorso e ricordavo che papà facesse l’infermiere, ma era morto quando avevo 16 anni”: così Bragagna

28 October 2026 at 15:46

Se oggi si chiede a qualsiasi appassionato sportivo chi sia Franco Bragagna, c’è chi lo identificherà come la voce dei successi di Jacobs e Tamberi, chi come la voce più importante della Rai sportiva, chi come la voce delle ultime edizioni delle Olimpiadi (esclusa Milano–Cortina). Se però 35 anni fa lo si fosse chiesto a lui, probabilmente non avrebbe saputo rispondere. Il motivo? Il 5 gennaio 1991 Franco Bragagna, allora poco più che trentenne e giornalista della Rai, rimase vittima di un incidente nella sede di Bolzano, dove cadde dalle scale. Dopo il ricovero in ospedale, si ritrovò con una grave perdita di memoria: non ricordava diversi anni della propria vita, compreso il fatto di essere sposato e di avere un figlio. Anche la morte del padre, avvenuta quando lui aveva 16 anni, era uscita dai suoi ricordi. A distanza di anni, Bragagna ha raccontato le conseguenze di quell’esperienza, descrivendo una condizione nella quale si sentiva tornato bambino, pur avendo già costruito una vita professionale e familiare. Lo ha fatto nel corso del podcast Jeantoneria, di Antonio Giorgino.

“Provvisoriamente la memoria non c’è più, non c’è più. Io mi ritrovo cerebralmente bambino, avevo poco più di 30 anni, 32. Per uno come me sarebbe potuta essere devastante: ricordi molto, molto sfumati, inizialmente terribili perché sono all’ospedale in pronto soccorso e mi ricordo che mio padre faceva l’infermiere all’ospedale di Bolzano. Non mi ero ricordato che era morto quando io avevo 16 anni e lui 42, una cosa che mi segna ancora. Avevo la percezione che io da grande avrei voluto fare il giornalista, cioè uno che raccontasse il mondo, e mi si dice che io faccio il giornalista“, ha esordito Bragagna.

Tra gli episodi che meglio descrivono la perdita di memoria c’è l’incontro in ospedale con Gabriella, sua moglie, che non riconobbe come tale. Bragagna ricordava alcuni aspetti della propria personalità, ma non il rapporto che lo legava alla donna. “Arriva questa persona a conoscermi, lei non sa che io l’ho dimenticata e ho completamente dimenticato… Le dicono: ‘È un po’ confuso‘, e io so che sta arrivando una persona che teoricamente almeno mi è cara e faccio questo ragionamento: non porta il tacco, ma comunque sentivo il tacco che arrivava nel silenzio, rapidissimamente mi sono domandato: ‘Chi arriva adesso? Se non mi piace… Io non sono mai stato con una che non mi piacesse, ma se fosse stato per i soldi?’, Arriva e parte il sollievo perché la guardo e dico: ‘Sei bella‘”, ha proseguito, precisando che ha riconosciuto fosse la moglie.

Un altro episodio significativo avvenne durante la notte, quando ricevette la visita di Ezio Zermiani, collega della Rai. Bragagna sapeva chi fosse, ma non ricordava di avere con lui un rapporto professionale. “Quella notte un episodio scatenante che mi dice: ‘Forse sono arrivato’. Tre di notte, arriva Ezio Zermiani. Sapevo chi era Ezio Zermiani. Viene al mio capezzale, gli do ovviamente, dal mio punto di vista del ‘lei’: ‘Mi prendi per il culo?’, lui a me. ‘No, mi scusi Zermiani‘, ‘Ah, te mi dai anche del lei?’, proseguì. Io non lo conoscevo, non immagino di conoscerlo“.

Per recuperare i ricordi, Bragagna seguì un percorso con una psicologa dell’ospedale di Bolzano, che gli consigliò di non sforzarsi di ricostruire artificialmente gli episodi dimenticati. La memoria riemerse gradualmente, senza però tornare del tutto. “Quando ho cominciato a capire cosa avevo fatto, chi ero, chi non ero, quale fosse il mio mestiere e tutto il resto, con una psicologa dell’ospedale di Bolzano abbiamo fatto un tragitto e lei mi ha raccomandato – altrimenti l’avrei fatto – non si sforzi di provare a ricordare assolutamente una situazione quell’altra, quell’altra, perché in questo caso rischia di rimanere una cefalea cronica che rischia di portarsela avanti per tutta la vita. Io ho eseguito, non sono mai stato lì. E allora piano piano non è tornato tutto, però riaffiorano ricordi, momenti, persone che poi ovviamente ho conosciuto. Si aggiunge materia, cioè…”. Dopo l’incidente, Bragagna proseguì la sua carriera giornalistica, diventando una delle voci più note dello sport italiano, soprattutto per le telecronache di atletica leggera. Ora lavora per Sky Sport, dopo aver terminato il suo rapporto con la Rai a fine 2025.

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Incidente tra treni in Spagna, i giocatori della Liga attaccano il ministro dei trasporti: “Metti da parte Twitter e lavora, sembri un 13enne”

28 October 2026 at 14:33

Tutta la Spagna si è fermata per l’incidente ferroviario vicino a Toledo, dove sono morte almeno 64 persone e altre 80 sono rimaste ferite. A fermarsi anche il calcio, con la Federazione calcistica che ha deciso di rinviare tutte le 24 partite di Coppa del Re in programma oggi. C’è anche chi nel mondo del calcio alza la voce, come i calciatori della Liga, Marcos Llorente (Atletico Madrid), Dani Carvajal e Thibaut Courtois (Real Madrid ) e Alex Baena (Barcellona), che hanno reagito sui loro profili social (tra loro anche il nazionale spagnolo Joselu) all’incidente ferroviario nella provincia di Toledo che ha provocato oltre 60 vittime. Lo hanno fatto con un post inizialmente pubblicato dal centrocampista dell’Atletico Madrid e successivamente condiviso dagli altri giocatori. Nel post, puntano il dito direttamente contro Óscar Puente, ministro dei Trasporti e della Mobilità Sostenibile, alludendo alla sua frequente attività sui social media e alla sua responsabilità nell’incidente in quanto capo del ministero.

Il testo integrale è il seguente: “Caro Óscar Puente, non è forse ora che tu metta da parte Twitter e ti concentri sul lavoro per cui ti paghiamo? Quando ci sono vite umane in gioco, il minimo che si possa pretendere da un ministro dei Trasporti è responsabilità, serietà, sicurezza e rispetto. Siamo stanchi di politici che sembrano più preoccupati di vincere le discussioni sui social network, come se fossero ragazzini di 13 anni, che di essere all’altezza delle responsabilità che hanno. Twitter non è il tuo lavoro. Il tuo lavoro è il trasporto pubblico, la sicurezza e rendere conto quando le cose vanno male. Finora in questo sei stato un fottuto disastro, ma come sempre darai la colpa a qualcun altro. Che il circo non si fermi”.

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“Complimenti Salvini, anche oggi siamo puntuali”: lo sfogo di Stefano Sorrentino dopo l’ennesimo treno in ritardo

28 October 2026 at 14:16

I ritardi dei treni sono ormai un incubo costante nella vita dei pendolari e viaggiatori italiani. Questa volta però a denunciare una situazione esasperante è stato un ex calciatore: Stefano Sorrentino. L’ex portiere si è scagliato direttamente contro il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini: “Complimenti Salvini, anche oggi siamo puntuali…”, ha scritto in una storia Instagram, con allegate tante faccine infuriate. E ancora: “I treni ciuf ciuf”.

La foto postata da Sorrentino mostra il tabellone della stazione che segnala il ritardo di oltre 40 minuti di un treno Italo diretto a Torino. “Vediamo se oggi è in orario”, aveva scritto in una precedente storia l’ex portiere, taggando sempre Salvini. Purtroppo la sua aspettativa è rimasta delusa. In tanti accusano il leader della Lega di essere troppo impegnato a occuparsi di altre tematiche, trascurando i problemi che invece sarebbero di sua competenza, in quanto ministro dei Trasporti. In primis, appunto, la situazione dei treni.

Portiere con oltre 360 presenze in Serie A, Sorrentino ha vestito tra le altre le maglie di Chievo Verona, Palermo e Torino. Dopo il ritiro nel 2020, è diventato opinionista in tv: prima a Pressing su Italia 1, oggi è tra gli ospiti fisse di Sabato al 90° e de La Domenica Sportiva Pomeriggio su Rai 2.

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Berrettini e Musetti, dall’amicizia al gelo: che cosa è successo. Vanessa Bellini nega: “Mai tradito Matteo”. Il possibile incrocio a Vienna e il delicato ruolo di Volandri

28 October 2026 at 12:52

A Vienna il tabellone sembra essersi divertito a mettere tutti nello stesso posto nel momento meno opportuno. Già, si parla di Matteo Berrettini e Lorenzo Musetti, un tempo amici anche fuori dal campo, sono al centro di un gelo diventato evidente dopo l’intervista del romano successiva alla vittoria su Etcheverry. E adesso in mezzo ci finisce pure Flavio Cobolli: si sprecano le ironie su un suo possibile ruolo da paciere.

La domanda sul successo di Musetti a Lione ha prodotto una risposta eloquente: “Siamo in diretta?”. Poi Berrettini ha aggiunto soltanto: “Ha lavorato tanto, se lo è meritato”. Poche parole, volto scuro e nessuna particolare voglia di approfondire. Intanto sui social sono circolate ricostruzioni su un presunto triangolo amoroso, mentre l’ex fidanzata di Berrettini, Vanessa Bellini, ha smentito ogni coinvolgimento. “Tollero tutte le ca***te che dite e scriverete e lascio correre (e ne leggo tante ma ho imparato che quel mondo è fatto così), ma sentire che io avrei tradito Matteo veramente ma sciacquatevi la bocca prima di parlare”, ha scritto sui social rispondendo a un commento. Quanto successo – stando sempre a queste ricostruzioni – sarebbe tra le ragioni della scelta del carrarino di avere nel suo team il cognato Gianluca Mager, sposato con Valentina, sorella di Veronica Confalonieri.

Il contrasto fa ancora più effetto ripensando al passato. Berrettini e Musetti si allenavano insieme, cenavano con le rispettive compagne e in Coppa Davis si sono sostenuti nei momenti più complicati. Nel 2024 Musetti fu tra i primi ad abbracciare Berrettini dopo il trionfo. Oggi invece la Davis fotografa anche la distanza: Musetti convocato, Berrettini fuori. E così il capitano Filippo Volandri, che pensava di dover gestire singolari, doppi e condizioni di forma, si ritrova suo malgrado dentro un triangolo decisamente meno tattico.

La coincidenza è che ora siano tutti a Vienna. Musetti è impegnato nel torneo, mentre Berrettini domani affronterà per la prima volta proprio Cobolli, suo grande amico e compagno dell’Italia che un anno fa vinse la terza Davis consecutiva. Cobolli però è amico anche di Musetti. Il ruolo di paciere, insomma, sarebbe già disponibile. Male che vada potrebbe convocarli entrambi davanti a una Wiener Schnitzel e una birra.

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