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Dibba era vaccinato e pro-vax

30 August 2026 at 16:32

: 🔴💣GRAVE MALORE IMPROVVISO PER ALESSANDEO DI BATTISTA. RICOVERATO IN GRAVI CONDIZIONI A CUBA.

🔥Le prime indiscrezioni parlano di un ictus ischemico. Di Battista è ricoverato attualmente in gravi condizioni a Cuba.

🔺️In molti non hanno voluto esporsi, hanno scelto l’obbedienza cieca, la demenziale narrazione pandemica, l’asservimento al piano depopolativo delle élite, il peroramento dello spietato interesse economico delle multinazionali del farmaco.

⚡Tutti pronti a sostenere che i vaccini fossero la soluzione. Nessuno che parlasse apertamente dei danni a breve, a medio ed a lungo termine di questi veleni.

🔻Sono in molti a subirne oggi drammatiche conseguenze. La maggior parte sono persone comuni, cui i giornali non dedicano spazio. Poi ci sono soggetti più e meno celebri, e la cosa finisce sui giornali.

🏴‍☠️A futura memoria. I vaccini sono veleno. Auguriamo a Di Battista una pronta guarigione.

▪️Approfondimenti a seguito, visionali tutti, è importante esserne informati.

⚠️BOMBA DI BELEN RODRIGUEZ “DOPO IL VACCINO NON SONO MAI PIÙ STATA BENE, VADO AVANTI A FLEBO”
➡️ t.me/ugofuoco/5491

⚠️MALORE PER IL SIONISTA KALUS DAVI. CONSIDERAVA I NON VACCINATI “BOMBE UMANE” E LI PARAGONAVA ALLA NDRANGHETA
➡️ t.me/ugofuoco/5147

⚠️È ALLUCINANTE, MORTI IN UN MESE TRE ATTORI DELLA CELEBRE SOAP OPERA RAI “IL PARADISO DELLE SIGNORE”
➡️ t.me/ugofuoco/5069

⚠️MALORE PER CHRISTIAN VIERI. FU PROPAGANDISTA VACCINALE E TESTIMONIAL DELLE RESTRIZIONI PANDEMICHE PER LA REGIONE LOMBARDIA
➡️ t.me/ugofuoco/5100

⚠️IN OSPEDALE IL RAPPER SHADE “SONO ANCORA VIVO MA AVEVO SMESSO DI RESPIRARE”. SFOTTEVA DAI SOCIAL I “TIMOROSI” DEL VACCINO BEANDOSI DEI SUOI INOCULI
➡️ t.me/ugofuoco/5112

⚠️OPERATO D’URGENZA AL CUORE IL FIGLIO DI ROCCO SIFFREDI, LEONARDO TANO. PERICARDITE
➡️ t.me/ugofuoco/5085

⚠️DECEDUTO L’ATTORE ANTONELLO FASSARI. NOTO IPERVACCINISTA
➡️ t.me/ugofuoco/5063

⚠️È MORTA ELEONORA GIORGI. FU PROPAGANDISTA VACCINALE
1️⃣ t.me/ugofuoco/4957
2️⃣ t.me/ugofuoco/3481

⚠️MORTO IL VIOLENTO DISCRIMINATORE OLIVIERO TOSCANI. AVEVAMO GIÀ DATO NOTIZIA DEL SUO MALE INCURABILE, IL NOSTRO COMMIATO VIENE OGGI AFFIDATO ALLE PAROLE DELLA FIGLIA
➡️ t.me/ugofuoco/4820

⚠️GRAVE PANCREATITE PER LA LITTIZZETTO. RICOVERATA IN OSPEDALE DA MARTEDÌ SCORSO, SFOTTEVA I NON VACCINATI
➡️ t.me/ugofuoco/4904

⚠️È CIECO, ELTON JOHN LO ANNUNCIA PUBBLICAMENTE. FU TESTIMONIAL DELLA PROPAGANDA VACCINALE E SI BEAVA DI ESSERE VACCINATO
➡️ t.me/ugofuoco/4717

⚠️SAMUELE BERSANI ANNULLA IL TOUR PER PROBLEMI DI SALUTE
➡️ t.me/ugofuoco/4632

⚠️OCCLUSIONE VASI SANGUIGNI PER LA CONDUTTRICE VICTORIA CABELLO. NEL 2022 AFFERMAVA DI AVER FATTO TUTTI I VACCINI E DI AVERE IL GREEN PASS
➡️ t.me/ugofuoco/4633

⚠️ANGELINA MANGO ANNULLA IL TOUR PER PROBLEMI DI SALUTE
➡️ t.me/contenuticontroinformazione/57

⚠️MORTA PAOLA MARELLA, LA CONDUTTRICE TV AVEVA 61 ANNI
➡️ t.me/ugofuoco/4471

⚠️MALORE IMPROVVISO PER FABRIZIO CORONA
➡️ t.me/ugofuoco/4460

⚠️CANCRO MALIGNO AL SENO PER SABRINA SALERNO
➡️ t.me/ugofuoco/4455

⚠️TUMORE ALLE OVAIE PER LA SUPERMODELLA ITALIANA BIANCA BALTI “SI È ESTESO GIÀ AGLI ALTRI ORGANI”
➡️ t.me/ugofuoco/4447

⚠️RICOVERATA IN OSPEDALE DUE VOLTE ELISABETTA GREGORACI
➡️ t.me/ugofuoco/4444

⚠️MARA VENIER, PARALISI FACCIALE DOPO VACCINO E POI EMORRAGIA ALLA RETINA
1️⃣ t.me/ugofuoco/178
2️⃣ t.me/ugofuoco/4439

⚠️CANCRO AI POLMONI PER LUCA CARBONI. “GRANDE E DIFFICILE DA OPERARE”
➡️ t.me/ugofuoco/4417

⚠️RARO LINFOMA PER ROGER O’DONNELL DEI CURE. DENIGRAVA NON VACCINATI
➡️ t.me/ugofuoco/4407

⚠️MALATTIA INCURABILE PER OLIVIERO TOSCANI
➡️ t.me/ugofuoco/4377

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Zuckerberg cerca di sostituire il 60% del suo personale a Meta con l’intelligenza artificiale

30 August 2026 at 16:16

Per rendere la propria forza lavoro “nativa per l’IA”, Meta ha valutato la possibilità di ridurre drasticamente le dimensioni di molti team in tutta l’azienda, fino al 60% in due fasi, come dimostrano documenti interni. Il personale si è ribellato e, poche ore prima di un massiccio licenziamento previsto per maggio, l’amministratore delegato ha annullato i piani per ulteriori tagli.

Di Katie Paul

A gennaio, il CEO di Meta, Mark Zuckerberg, e i suoi più stretti collaboratori si sono riuniti per il loro ritiro annuale di leadership nella sua tenuta alle Hawaii. Lì hanno ideato un piano radicale per ripensare il lavoro all’interno del gigante dei social media nell’era dell’intelligenza artificiale.

Il piano, nome in codice Project OT (acronimo di Organization Transformation, Trasformazione Organizzativa), prevedeva un futuro “nativo per l’IA” per il proprietario di Facebook e Instagram. L’intelligenza artificiale avrebbe sostituito gran parte del lavoro quotidiano svolto da migliaia di dipendenti umani. I lavoratori virtuali sarebbero stati supervisionati all’interno di Meta da gruppi più ristretti di personale umano, altamente qualificato, secondo un documento di pianificazione interno visionato da Reuters e da tre persone a conoscenza del progetto.

Durante delle simulazioni di scenari, hanno affermato due di queste persone, i dirigenti hanno valutato la possibilità di ridurre drasticamente le dimensioni di molti team all’interno di Meta, anche del 60%. Ad alcuni dipendenti sarebbero stati offerti ruoli in nuove unità, mentre altri sarebbero stati licenziati nell’ambito di una riduzione del personale che, secondo le proiezioni di un dirigente delle risorse umane, sarebbe stata pari o superiore ai tagli del 25% operati dall’azienda tre anni prima, stando a un altro documento interno.

La ristrutturazione avverrebbe in due “fasi”, a partire da una prima epurazione a maggio, seguita da un’ulteriore riorganizzazione a novembre, secondo quanto emerge da documenti di pianificazione interna visionati da Reuters. Ai licenziamenti si aggiungerebbero la chiusura di posizioni aperte e l’allontanamento di coloro che Meta ritiene non performanti. Questi e altri dettagli del piano, inclusa l’entità della ristrutturazione, non erano stati precedentemente resi noti.

L’intelligenza artificiale si farebbe carico di gran parte del lavoro quotidiano svolto da migliaia di dipendenti umani. I lavoratori virtuali sarebbero supervisionati all’interno di Meta da gruppi più ristretti di personale umano, altamente qualificato.

Ma la notte del 19 maggio, poche ore prima della prima ondata di licenziamenti, Zuckerberg ha ceduto. Meta ha licenziato il 10% dei suoi dipendenti il ​​giorno successivo, ma ha annullato la pianificazione dei tagli di novembre, secondo un documento interno visionato da Reuters.

A quel punto, i dipendenti di Meta erano in aperta rivolta, convinti che le iniziative di trasformazione basate sull’IA dell’azienda fossero in parte finalizzate a sostituirli. I dati interni suggerivano inoltre che la tecnologia degli “agenti” di IA autonomi, al centro della strategia, non stesse producendo i guadagni di produttività sperati. Alcuni investitori si chiedevano cosa Meta avesse da mostrare a fronte delle sue ingenti spese in IA.

Questo articolo rivela per la prima volta la rapidità con cui Meta stava valutando i tagli, le motivazioni alla base dei piani e come questi siano rapidamente falliti. Basandosi su numerosi documenti interni, post e registrazioni esaminati da Reuters, nonché su conversazioni con oltre 20 persone a conoscenza del funzionamento interno di Meta, l’inchiesta mostra come il gigante dei social media abbia tentato di posizionarsi all’avanguardia di una riorganizzazione del mondo del lavoro guidata dall’intelligenza artificiale, per poi inciampare nell’esecuzione.

https://www.reuters.com/investigations/mark-zuckerberg-had-bold-plan-replace-meta-staff-with-ai-heres-how-it-imploded-2026-08-26/

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Kaliningrad sotto assedio virtuale: la NATO mette alla prova la propria capacità di neutralizzazione elettronica

29 August 2026 at 09:18

Analisi

Alberto Pagani· · 16 min di lettura

Il 18 agosto una formazione insolitamente numerosa di velivoli ha riempito i cieli della Polonia settentrionale e del Baltico, in…

Il 18 agosto una formazione insolitamente numerosa di velivoli ha riempito i cieli della Polonia settentrionale e del Baltico, in una delle più ampie e meno annunciate esercitazioni aeree condotte dalla NATO negli ultimi anni lungo il fianco orientale dell’Alleanza. Gli osservatori del traffico aereo, abituati a monitorare i movimenti militari nella regione, hanno registrato tra i venticinque e i cinquanta velivoli impegnati contemporaneamente; le autorità alleate non hanno confermato una cifra precisa, invocando ragioni di sicurezza operativa.

L’operazione, guidata dagli Stati Uniti e supervisionata dal comando aereo alleato, ha avuto come teatro l’area compresa tra la Polonia e Kaliningrad, l’exclave russa incuneata tra il territorio polacco e quello lituano: settantacinque chilometri di costa fortemente militarizzata, sede della Flotta del Baltico, di sistemi missilistici Iskander a capacità nucleare e di una fitta rete di difese antiaeree S-400. Per capire perché la NATO abbia scelto di misurarsi proprio con questo lembo di terra, e proprio in queste settimane, occorre allargare lo sguardo oltre la cronaca del 18 agosto: la logica che oggi governa Kaliningrad affonda in una storia molto più lunga di quella della crisi in corso.1

Una città che la storia ha già messo alla prova

Prima di essere un problema militare, Kaliningrad è un problema storico, e vale la pena ricordarlo per misurare la distanza fra ciò che quella terra ha rappresentato e ciò che è diventata. Fondata nel 1255 dai cavalieri dell’Ordine Teutonico con il nome di Königsberg, la città fu per secoli capitale culturale e amministrativa della Prussia orientale. Vi nacque nel 1724 e vi trascorse l’intera esistenza, senza mai allontanarsene in modo significativo, Immanuel Kant: il filosofo che nel 1795 scrisse “Per la pace perpetua”, il progetto filosofico di un ordine internazionale fondato sul diritto e non sulla forza. Che proprio quella città sia oggi teatro di un’esercitazione concepita per dimostrare la capacità di neutralizzarne militarmente il potenziale offensivo è una delle ironie più amare che la geografia politica europea potesse riservare.

A Königsberg è legato anche uno degli episodi fondativi della matematica moderna: il problema dei sette ponti, posto dagli abitanti della città e risolto nel 1736 da Leonhard Euler, che dimostrò l’impossibilità di attraversarli tutti senza mai ripercorrere lo stesso ponte due volte. Da quella dimostrazione nacque la teoria dei grafi, la disciplina matematica che studia le reti di nodi e connessioni e che, quasi tre secoli più tardi, costituisce il fondamento teorico con cui si modellano le reti di comunicazione, le infrastrutture critiche e, non ultimo, lo spettro elettromagnetico che la guerra elettronica moderna è chiamata a saturare. Una coincidenza che la storia sembra aver voluto sottolineare: la città che pose le basi teoriche della scienza delle reti è oggi, ancora una volta, al centro di un confronto che si gioca sulla capacità di controllare o interrompere una rete.

La cesura arriva con la Seconda guerra mondiale. Assediata e conquistata dall’Armata Rossa dopo una resistenza tedesca durissima, capitolata il 9 aprile 1945, Königsberg fu assegnata all’Unione Sovietica dalla Conferenza di Potsdam insieme alla porzione settentrionale della Prussia orientale. La popolazione tedesca superstite venne espulsa e sostituita con coloni provenienti da ogni angolo dell’URSS, in un’operazione di russificazione deliberata pensata per prevenire qualunque rivendicazione futura; nel 1946 la città fu ribattezzata Kaliningrad in onore di Michail Kalinin. Fu proprio Mosca, e non Vilnius, a mantenere il controllo diretto dell’oblast, respingendo negli anni Cinquanta persino una proposta di Chruščëv di cederlo alla Lituania sovietica: una scelta amministrativa che si sarebbe rivelata decisiva nel 1991, quando la disgregazione dell’URSS lasciò Kaliningrad separata dal resto della Federazione Russa, mentre un’analoga exclave prussiana, Klaipėda, seguiva le sorti della Lituania indipendente.2

La fortificazione dell’area non fu una conseguenza automatica dell’annessione, ma una scelta strategica precisa, maturata con la formazione del Patto di Varsavia nel 1955: Mosca individuò in Kaliningrad, e in particolare nel vicino porto di Baltijsk, l’unico scalo russo sul Baltico libero dai ghiacci per l’intero anno, condizione che nessun altro porto sovietico nella regione poteva garantire. Nel 1952 la città divenne sede del quartier generale della Flotta del Baltico, trasformandosi in una città chiusa, inaccessibile agli stranieri per l’intera durata della Guerra fredda. È la stessa logica idrografica, unita alla posizione proiettata in profondità nello spazio oggi controllato dalla NATO, a spiegare perché Kaliningrad resti tuttora sede dell’undicesimo corpo d’armata, di sistemi missilistici Iskander a capacità nucleare e di batterie costiere Bastion con missili antinave Oniks: la stessa concentrazione di potenza di fuoco che, settant’anni più tardi, l’esercitazione del 18 agosto ha voluto mettere alla prova.3

Il valore della base navale di Baltijsk, tuttavia, non si esaurisce nella dimensione regionale del Baltico. Va letto in relazione al disegno più ampio della militarizzazione russa dell’Artico, il cui baricentro resta la penisola di Kola, sede della Flotta del Nord e della componente sottomarina della deterrenza nucleare strategica di Mosca. Se la penisola di Kola custodisce la capacità di secondo colpo, garantendo ai sottomarini lanciamissili un bastione protetto nel mare di Barents, la Flotta del Baltico assolve una funzione complementare: presidiare il fianco occidentale, addestrare unità e testare capacità anfibie e di attacco elettronico, liberando la Flotta del Nord dal doversi occupare anche del teatro baltico. Le due aree condividono la medesima logica dottrinale del bastione fortificato, applicata su scala geografica diversa ma con lo stesso obiettivo: proteggere, attraverso l’accumulo di sistemi d’arma e la saturazione dello spazio circostante, i nodi strategici più sensibili del dispositivo militare russo. È dentro questa cornice, non accanto ad essa, che va collocata l’esercitazione NATO del 18 agosto.4

La logica della deterrenza: perché ora, e perché in questa forma

È la stessa logica geografica che nel Cinquecento fece di Königsberg la capitale di un ducato affacciato sul Baltico, e che nel secondo dopoguerra spinse Mosca a trasformarla in una fortezza off-limits, a spiegare perché sia proprio quel lembo di terra a tornare oggi al centro dell’attenzione strategica occidentale. Cambiano gli strumenti – non più cannoniere e divisioni corazzate, ma pod di disturbo elettronico e piattaforme di sorveglianza radar –, ma la sostanza resta la stessa: chi controlla Kaliningrad controlla un varco che nessuna delle due parti può permettersi di ignorare. Ed è dentro questa continuità storica che si inserisce, con particolare efficacia, la lettura che Gianluca Di Feo (uno dei migliori analisti e giornalisti italiani che scrivono di guerra) ha proposto su la Repubblica: la deterrenza è una disciplina complessa in cui diplomazia e forza si alternano con la massima attenzione a non superare i limiti, proprio perché il suo scopo non è vincere uno scontro, ma impedire che una crisi degeneri in un conflitto aperto.5

Di Feo colloca l’esercitazione dentro un precedente rimasto scolpito nella memoria degli analisti atlantici: nel novembre 2021, mentre le divisioni corazzate russe si allineavano lungo il confine ucraino, il direttore della Cia William Burns volò a Mosca per un colloquio che non riuscì a scongiurare l’invasione. Quella lezione, secondo questa lettura, non è stata dimenticata, ed è alla luce di essa che va compreso il senso più profondo del 18 agosto: non una provocazione fine a se stessa, ma quella che i manuali dottrinali dell’Alleanza definiscono una dimostrazione di determinazione – un insieme coordinato di segnali militari e diplomatici pensati per comunicare all’avversario, prima che sia troppo tardi, che ogni opzione resta sul tavolo. È una lettura che condivido, e che aiuta a spiegare perché l’esercitazione sia arrivata proprio ora: dopo settimane in cui l’intelligence occidentale, secondo la ricostruzione di Di Feo, avrebbe colto la volontà di Mosca di testare la coesione atlantica con una provocazione armata oltre i propri confini, nella convinzione che Washington non sarebbe intervenuta.

Il perché della forma scelta – la guerra elettronica anziché una dimostrazione di potenza cinetica – discende direttamente dalla natura del bersaglio. Kaliningrad, come si è visto, è dagli anni Cinquanta un bastione costruito attorno alla capacità di vedere e colpire per primi: un sistema di tipo A2/AD, Anti-Access/Area Denial, che si regge su una rete di sensori, radar e comunicazioni prima ancora che sui lanciatori missilistici veri e propri. Mostrare a Mosca di poter penetrare e accecare quella rete, anche solo per la durata di un’esercitazione, equivale a dimostrarne la vulnerabilità senza sparare un colpo: è la deterrenza per negazione applicata al teatro più esposto del fianco orientale, ed è precisamente il primo dei motivi che Di Feo individua nell’operazione del 18 agosto.

Sul piano tecnico, il centro di quella dimostrazione è stato l’EA-37B Compass Call (foto apertura), il più recente velivolo da attacco elettronico dell’aeronautica statunitense: un Gulfstream G550 pesantemente modificato, capace non solo di disturbare le frequenze radar e di comunicazione avversarie ma di mandare in tilt le strumentazioni con un bombardamento mirato di impulsi elettromagnetici. Schierato per la prima volta in questa configurazione a ridosso dell’exclave, ha operato insieme a un aereo da sorveglianza radar E-3A AWACS e a una piattaforma di ricognizione ARTEMIS II decollata da un aeroporto rumeno dopo aver sorvolato Ungheria e Slovacchia, costruendo un quadro elettromagnetico completo dell’area.6

Un pacchetto di questo tipo, sostenuto da un numero significativo di aerocisterne – tra cui un KC-767A dell’Aeronautica militare italiana, un KC-135R statunitense e due A330 MRTT dell’Alleanza – non è concepito per un singolo passaggio dimostrativo, ma per sostenere una permanenza prolungata sul teatro operativo. Ed è qui che il racconto di Di Feo aggiunge un dettaglio che merita di essere sottolineato: l’operazione ha reso deliberatamente visibile solo una parte del proprio dispositivo. I trasponditori delle aerocisterne e dei radar volanti sono rimasti accesi, quasi a voler essere osservati; quelli di decine di caccia, affiancati da manovre navali e corazzate, sarebbero invece rimasti spenti – il tutto senza violare in alcun momento i confini aerei, terrestri o marittimi altrui. Sul terreno, la simulazione dell’assedio si è tradotta anche in un gesto fisico e volutamente visibile: reparti polacchi hanno sbarrato le strade di accesso con cavalli di frisia, gli sbarramenti anticarro a incrocio che richiamano, non senza un certo valore simbolico, le fortificazioni di un’epoca che si credeva superata. Un’esercitazione pensata, insomma, per essere in parte vista e in parte intuita: la manifestazione più pura della logica dimostrativa di cui si è detto.

Quella lettura trova conferma anche nelle parole con cui, poche settimane prima, il generale Christopher Donahue, comandante delle forze statunitensi in Europa e Africa, aveva descritto le nuove capacità alleate: la NATO sarebbe oggi in grado di occupare Kaliningrad “in tempi mai visti prima”, aveva dichiarato, collocando l’affermazione nel quadro della nuova strategia nota come Eastern Flank Deterrence Line. L’esercitazione del 18 agosto, protrattasi secondo la ricostruzione di Di Feo fino alla notte di venerdì 21, appare come la traduzione operativa di quella dichiarazione: non un’occupazione simulata nel senso tradizionale, ma la dimostrazione che l’exclave può essere isolata dal punto di vista elettromagnetico e logistico in tempi rapidissimi, privando le forze russe ivi schierate della capacità di coordinarsi, ricevere dati bersaglio e comunicare con il resto del teatro.7

Resta il secondo motivo individuato da Di Feo, che riguarda la tutela del corridoio di Suwałki: la striscia di poco più di cento chilometri che collega la Polonia alla Lituania e che costituisce l’unico collegamento terrestre tra i Paesi baltici e il resto dell’Alleanza. Un’eventuale chiusura di quel corridoio, coordinata con un’azione offensiva dall’exclave, isolerebbe Estonia, Lettonia e Lituania nel giro di ore: l’esercitazione ha inviato in questo senso un avvertimento politico-militare esplicito, pensato per scoraggiare qualunque tentativo di blitz russo proprio nel punto più esposto dell’intera architettura di sicurezza del fianco orientale. E resta, infine, il terzo motivo, più immediato e meno simbolico degli altri due: testare in condizioni reali, a ridosso dei confini russi, piattaforme di guerra elettronica di ultima generazione ha permesso all’Alleanza di verificare la propria prontezza operativa e di azzerare il fattore sorpresa che il Cremlino potrebbe altrimenti sfruttare in una crisi improvvisa – un guadagno che si materializza già nell’immediato, indipendentemente da qualunque sviluppo futuro, perché i tempi di reazione delle difese russe e il coordinamento tra assetti aerei di più nazioni sono stati osservati e messi agli atti.

Se questi tre motivi spiegano il perché militare dell’operazione, è nei giorni immediatamente successivi che si è misurata la componente diplomatica della stessa logica di deterrenza – quella che, secondo Di Feo, non può mai essere disgiunta dalla forza. Il Cremlino non ha dato segni di essersi lasciato intimidire: sabato 22 agosto Vladimir Putin ha usato un’immagine volutamente inquietante, dichiarando che gli attacchi ucraini sul territorio russo avrebbero scoperchiato un “vaso di Pandora”, scelta lessicale che, in un leader abitualmente misurato nei toni pubblici, è stata letta da più osservatori come la conferma dei timori peggiori. Due giorni dopo, lunedì 24 agosto, il direttore della Cia John Ratcliffe ha attraversato l’Atlantico per atterrare a Mosca il giorno seguente e incontrare Sergej Naryškin, dal 2016 a capo del servizio segreto per l’estero Svr e figura di lunghissima fiducia di Putin.

Il contenuto del colloquio è rimasto riservato: secondo il Wall Street Journal vi sarebbe stato un avvertimento esplicito sulla protezione statunitense degli alleati da ogni aggressione, mentre altre fonti riferite da Di Feo parlano anche di un’apertura a un possibile canale di de-escalation, con l’offerta di una mediazione americana per fermare i raid ucraini contro le raffinerie in cambio della cessazione degli attacchi russi contro porti, navi e centrali elettriche ucraine – una proposta già avanzata da Zelensky in precedenza e finora respinta da Mosca con un’intensificazione, e non un’attenuazione, dei bombardamenti. È il volto diplomatico della stessa dimostrazione di determinazione che nei cieli del Baltico ha assunto la forma della guerra elettronica: due canali paralleli, militare e negoziale, tenuti aperti nello stesso momento.8

Su questo equilibrio pesa anche un calendario politico che la lettura di Di Feo non manca di sottolineare: mancano poco più di tre settimane alle elezioni per la Duma, e benché il partito di Putin non abbia rivali strutturati, il presidente sarebbe consapevole di un consenso in calo e, secondo questa ricostruzione, poco incline ad apparire debole proprio in questa fase. Nei giorni della crisi lo scambio di colpi tra le parti non si è fermato: missili balistici russi su Kiev in parte intercettati dai sistemi Patriot appena consegnati dagli Stati Uniti, droni ucraini contro depositi e stabilimenti in territorio russo, un missile britannico Storm Shadow contro un comando nel Donbass che ha innescato minacce di Mosca contro Londra, e una visita non programmata di Lukashenko al Cremlino che ha riacceso, nei comandi alleati, il timore di un’offensiva dal territorio bielorusso verso i Paesi baltici. I timori raccolti dall’intelligence occidentale, secondo questa ricostruzione, non riguarderebbero comunque l’impiego di testate nucleari tattiche: lo snodo resta, ancora una volta, il Baltico.9

Un fianco orientale sotto pressione crescente

L’esercitazione del 18 agosto e il canale diplomatico apertosi nei giorni successivi non vanno letti come un episodio a sé stante, ma come un tassello – probabilmente il più visibile, ma non l’unico – di una sequenza di attriti che negli ultimi mesi ha progressivamente eroso il margine di ambiguità lungo l’intero confine orientale dell’Alleanza. Solo due giorni dopo l’inizio del wargame, il 20 agosto, il ministero della Difesa finlandese ha denunciato la violazione del proprio spazio aereo sovrano da parte di un velivolo da ricognizione elettronica russo Ilyushin Il-20M nel golfo di Finlandia, in un corridoio aereo internazionale largo appena quindici-venti chilometri che le autorità di Helsinki ed Estonia mantengono aperto proprio per garantire i collegamenti russi verso Kaliningrad e San Pietroburgo – la stessa exclave, ancora una volta, al centro della scena.10

A ciò si sommano gli episodi, ormai ricorrenti nelle ultime settimane, di droni non identificati rilevati sopra la Polonia, la Romania e diversi scali scandinavi, che hanno costretto diverse capitali europee a rivedere le proprie regole d’ingaggio e ad alzare il livello di allerta nei cieli. Il Cremlino ha respinto ogni responsabilità diretta in questi episodi, ma il clima diplomatico tra Mosca e l’Alleanza si è comunque irrigidito su più fronti contemporaneamente: l’ambasciatore russo a Parigi ha avvertito che l’abbattimento di un velivolo russo da parte della NATO sarebbe considerato un atto di guerra, il segretario generale Mark Rutte ha ribadito che ogni centimetro del territorio alleato, spazio aereo compreso, sarà difeso, e proprio in questi stessi giorni Ratcliffe cercava a Mosca un canale che tenesse insieme fermezza e apertura al dialogo. Sono, in fondo, le due facce della stessa medaglia che dà il titolo a questa analisi: la deterrenza come equilibrio permanente, mai acquisito una volta per tutte, tra la dimostrazione di forza e la ricerca di un canale che eviti l’errore di calcolo.

Letta in questa luce, l’esercitazione del 18 agosto smette di essere un episodio isolato per diventare la chiave di lettura di un momento preciso nella relazione tra NATO e Russia: un confronto che si gioca sempre meno sul terreno degli scontri aperti e sempre più su quello della sorveglianza elettronica, della saturazione informativa e della dimostrazione di capacità – accompagnato, quando necessario, da un canale diplomatico che nessuna delle due parti ha interesse a chiudere del tutto. È il segno di una competizione che si è spostata, in larga misura, nello spettro elettromagnetico e in quello, altrettanto delicato, dei segnali politici: chi controlla la capacità di vedere, comunicare, colpire per primo e negoziare al momento giusto, in un teatro compresso come quello baltico, detiene un vantaggio che nessuna esibizione isolata di potenza convenzionale potrebbe replicare con altrettanta efficacia.

Resta da capire se Mosca interpreterà questo insieme di segnali – militari, tecnologici e diplomatici insieme – come un deterrente credibile o, al contrario, come un ulteriore pretesto per intensificare la propria pressione ibrida sul fianco orientale europeo, magari attendendo l’esito delle elezioni per la Duma prima di scoprire le proprie carte. La storia recente delle relazioni russo-atlantiche nel Baltico, e la stessa storia più lontana di Kaliningrad, suggeriscono che la seconda ipotesi non sia meno probabile della prima.

  • 1Fonti: militarnyi.com, “NATO Aircraft Conduct Large-Scale Unannounced Exercises Near Kaliningrad”, 18 agosto 2026; ilmessaggero.it, “Nato, la maxi operazione sul Baltico”, 18 agosto 2026.
  • 2Fonti: Treccani, voce “Kaliningrad”; Aspenia Online, “Il nodo di Kaliningrad e il Baltico tra NATO e Russia”; Britannica, “Kaliningrad”.
  • 3Fonti: Tiscali Notizie, “Kaliningrad, un porto russo al centro dell’Europa del Baltico”; Aliseo Editoriale, “Kaliningrad, il bastione russo sul Mar Baltico”; Wikipedia, voce “Flotta del Baltico”.
  • 4Fonte: IARI, “L’Artico come bastione”, 21 luglio 2026.
  • 5Fonte: Gianluca Di Feo, “Russia, l’assedio virtuale a Kaliningrad: così la Nato ferma Putin”, la Repubblica, 28 agosto 2026, https://www.repubblica.it/esteri/2026/08/28/news/russia_assedio_virtuale_kaliningrad_nato_ferma_putin-425550845/
  • 6Fonti: migflug.com, “NATO Massed Its Jets Right Next to Kaliningrad”, 18 agosto 2026; associazioneeuropalibera.wordpress.com, 22 agosto 2026.
  • 7Fonte: Kyiv Independent / Defense News, “US general says NATO could seize Russia’s Kaliningrad with ‘unheard of’ speed”, 17 luglio 2026.
  • 8Fonte: Gianluca Di Feo, la Repubblica, 28 agosto 2026, cit.
  • 9Fonte: Gianluca Di Feo, la Repubblica, 28 agosto 2026, cit.
  • 10Fonte: peacelink.it, “La Finlandia sospetta che un velivolo russo abbia violato il suo spazio aereo”, 20 agosto 2026

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Russia avvia la produzione di massa del sistema “Volna Kupol Garant”, che disgrega Starlink

29 August 2026 at 09:02

LE MONDE RISEGNA CHE GLI UCRAINI STANNO GIÀ RIMPIANGENDO CHE IL SISTEMA SATELLITARE DI MUSK NON È PIÙ QUELLO CHE ERA UN TEMPO.

Esperto Militare di Mosca, Colonnello Viktor LITOVKIN: “Il sistema ‘Volna-Kupol-Garant’ non danneggia i satelliti, ma piuttosto acceca i satelliti e i terminali Starlink nelle zone di combattimento, interrompendo la comunicazione tra gli operatori ucraini e i droni.”

Corrispondente di Guerra e Commentatore Dmitry STESHIN: “Ogni sistema del genere copre circa 20 chilometri quadrati. Venti sistemi ‘Volna Kupol Garant’ hanno protetto l’intera autostrada ‘Novorossiya’, lunga 400 chilometri, inclusi ponti, incroci e viadotti. Questi sistemi interrompono il collegamento tra Starlink e i droni americani Hornet e Begemot utilizzati dalle forze armate ucraine.

Direzionando un segnale potente fino a 500 chilometri di altezza, dove si trovano i satelliti di Elon Musk, ‘Volna’ li acceca letteralmente.”

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Il Fascismo fu un socialismo di successo (al contrario dell’Urss)

29 August 2026 at 08:54

Fascismo socialista. Percorsi di superamento delle categorie destra-sinistra»

di Luigi Copertino

Con un’introduzione di Franco Cardini.

Esiste una storia del fascismo che non si lascia ricondurre senza residui alle categorie politiche attraverso cui siamo abituati a leggerlo.

Con «Fascismo socialista», Luigi Copertino inaugura «Marmorea», la nuova collana di Edizioni Imprimere dedicata agli studi sul fascismo.

L’autore torna alle origini, alle idee e alle molteplici anime del fenomeno fascista, seguendo un filo spesso trascurato: quello che lega una parte della sua genesi politica e culturale al socialismo, al sindacalismo rivoluzionario, alla questione sociale e al tentativo di coniugarla con la nazione.

Dalla distinzione tra «fascismo movimento» e «fascismo regime» prende forma un’indagine che attraversa uomini, dottrine e conflitti del Novecento, mettendo in discussione la capacità della tradizionale opposizione destra/sinistra di esaurire la comprensione di esperienze politiche assai più contraddittorie e composite.

Ne emerge un lavoro ampio e documentato, che restituisce alla storia la sua complessità e invita il lettore a confrontarsi con genealogie politiche spesso dimenticate, rimosse o semplificate.

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Col diploma di scuola alberghiera non si ha la cultura generale per governare

28 August 2026 at 08:14

LA CATASTROFE MELONI

In quattro anni ha combinato una catastrofe: ci ha trascinato nella follia ucraina senza mettere mai in dubbio nulla, ha regalato le infrastrutture telecomunicative della Telecom agli americani della KRR, ha favorito le mafie impedendo ai giudici di applicare l’ergastolo ostativo e ne ha limitato gli strumenti d’indagine ostacolando i procuratori i quali non possono più combattere concretamente la criminalità organizzata.

Inoltre ha affidato la cybersicurezza ad Israele, e mi fermo qua…stiamo parlando di uno dei peggiori Governi della storia d’Italia ed è proprio per tal ragione che ha resistito per così tanto tempo poiché ha messo d’accordo tutti gli svendipatria che riempiono le istituzioni!

Francesco Centineo

🔵 Vi invitiamo a seguirci per mantenervi informati su importanti temi di geopolitica, o altro e su riflessioni ad ampio raggio❗️

🔴 LIBERTÀ E DEMOCRAZIA
👉  Canale Libertà e democrazia
[27/08/2026 18:03] Maurizio Blondet: La Lituania chiede agli Stati Uniti un resoconto: qual è stato lo scopo del viaggio del direttore della CIA a Mosca?

Il leader dei conservatori lituani, Laurynas Kasčiūnas, intende ottenere la convocazione della commissione del parlamento lituano per la sicurezza nazionale e la difesa, per capire “cosa è successo, perché è andato, quale è stata la reazione e di quali scenari si sta parlando”.

Secondo lui, i deputati che lavorano nel settore della sicurezza sono tenuti a possedere “un certo livello di conoscenza” delle trattative tra il direttore della CIA e il Cremlino.

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Mosca avverte che potrebbe colpire installazioni militari britanniche con una dichiarazione senza precedenti

27 August 2026 at 20:09

Dall’inizio della guerra in Ucraina, il Regno Unito è stato costantemente tra i più aperti e ferventi sostenitori militari di Kiev, trasferendo ripetutamente armamenti pesanti, inclusi missili a lungo raggio all’avanguardia come lo Storm Shadow.

All’inizio di questa settimana, la Gran Bretagna ha annunciato l’intenzione di fornire all’Ucraina tecnologia classificata per consentire la produzione locale del missile da crociera aviolanciato SCALP, di progettazione anglo-francese (noto nel Regno Unito come Storm Shadow). Gli alleati prevedono di avviare una linea di produzione in Ucraina entro la fine dell’anno.

L’Ucraina ha già utilizzato il suo missile da crociera Neptune, prodotto e progettato internamente, per colpire raffinerie di petrolio e siti militari in profondità nel territorio russo. Un missile SCALP di produzione nazionale aumenterebbe la probabilità che l’Ucraina utilizzi questo missile di progettazione occidentale per attaccare direttamente la Russia, il che non farebbe altro che accrescere la possibilità di un potenziale scontro tra Mosca e la NATO. Le forze ucraine sembrano aver già utilizzato il missile a Donetsk e in altre località più vicine al fronte nel Donbass. Giovedì, il Cremlino ha lanciato uno dei suoi avvertimenti e minacce più forti a Londra, accusando il Regno Unito di “partecipare pienamente alla guerra al fianco di Kiev” e, di conseguenza, di ostacolare qualsiasi possibilità di colloqui di pace, alimentando ulteriormente le tensioni. Mosca ora sostiene che anche le installazioni militari britanniche potrebbero diventare bersaglio di attacchi diretti. La portavoce del Cremlino, Maria Zakharova, ha dichiarato in una conferenza stampa giovedì: “Abbiamo ripetutamente avvertito che la risposta agli attacchi ucraini con armi britanniche contro il territorio russo potrebbe essere diretta contro qualsiasi installazione e equipaggiamento militare britannico in Ucraina e altrove”.

Zakharova ha esortato “tutti i residenti del Regno Unito a riflettere sulle inevitabili e catastrofiche conseguenze delle misure ostili adottate dalle loro autorità”. Ha inoltre dichiarato: “Proponiamo che la leadership britannica rianalizzi attentamente la situazione e abbandoni immediatamente, nel modo più risoluto e inequivocabile, la linea ostile e aggressiva, che non può che… creare il rischio di un’escalation del conflitto a un livello completamente nuovo.”

Ironia della sorte, queste dichiarazioni giungono subito dopo una rara visita a Mosca del direttore della CIA. Funzionari statunitensi affermano che l’incontro di martedì tra John Ratcliffe e alti funzionari dell’intelligence del Cremlino avesse lo scopo di avvertire il presidente Putin di non attaccare alcun membro della NATO. Tuttavia, molti analisti dubitano che questa fosse la motivazione ufficiale.

La Russia potrebbe colpire installazioni militari britanniche in Ucraina e altrove in risposta ad attacchi ucraini con armi britanniche – portavoce del Ministero degli Esteri britannico pic.twitter.com/JRrPaRipUX — Sputnik (@SputnikInt) 27 agosto 2026 Giovedì Zakharova ha anche affermato che Gran Bretagna e Francia stavano “giocando con il fuoco” dopo anni di crescente coinvolgimento in Ucraina. Londra, tuttavia, sembra irremovibile, come ha dichiarato giovedì un funzionario del Ministero della Difesa britannico: “La Gran Bretagna è al fianco dell’Ucraina e ci impegniamo a fornirle l’equipaggiamento necessario per difendersi dall’invasione illegale di Putin. La Russia non deve avere dubbi sulla determinazione di questo governo a opporsi all’aggressione russa, in Ucraina e contro il Regno Unito e i nostri alleati”, ha affermato il funzionario.

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il caso Lindsay Clancy

27 August 2026 at 07:25

Usa.lancy

 

Il caso Lindsay C

Roberto Pecchioli
Dagli Stati Uniti arrivano tutte le follie che ci stanno distruggendo. Una tra le più
devastanti è la proliferazione di nuove malattie per alimentare il potere di Big Pharma e
della classe medica, specialmente psicologi, psichiatri e psicoterapeuti, una delle caste più
potenti della postmodernità occidentale. In questo mesi negli Usa si è acuito il dibattito
sulla depressione post parto, un problema reale enfatizzato ad arte non solo per interessi
economici, ma per l’irruzione del femminismo più radicale, che odia la maternità.
Le violentissime polemiche in corso riguardano un episodio terribile, al quale occorrerebbe
accostarsi con il rispetto, l’equilibrio e il silenzio dovuto alla tragicità dei fatti. E’ il caso di
Lindsay Clancy, a processo per avere strangolato e ucciso, nel gennaio 2023, i suoi tre figli,
di cinque e tre anni, mentre l’ultimo aveva solo otto mesi. La sventurata si è poi gettata
dal balcone. Rimasta paraplegica per le conseguenze del gesto autolesionistico, è adesso
davanti ai giudici. La straordinarietà del caso non riguarda solo i drammatici fatti, ma la
sua dichiarazione di non colpevolezza per infermità mentale dovuta alla depressione post
parto, che sarebbe dunque una vera e propria esimente. Lindsay è la vittima, non i suoi
bambini dalle vite spezzate, urlano Erinni sovreccitate: un capovolgimento non nuovo in
questa degradata fase storica . Sembra che la donna avesse consultato vari medici senza
assumere i farmaci prescritti, o forse i suoi disturbi si sono acuiti a seguito dell’assunzione
di uno di essi.
Solo una civiltà agonizzante può seriamente discutere la punibilità di Lindsay Clancy. O la
donna era in grado di intendere e allora la pena che deve scontare è la più pesante, o è
impazzita e va quindi esclusa dalla società. Al contrario, da giorni nel mondo parallelo dei
social media , centinaia di donne americane pubblicano video con le immagini dei figli e la
scritta “ same, Lindsay”, ovvero anch’io ho le tue stesse pulsioni. Sgomenta che la nostra
epoca produca un numero significativo di donne la cui reazione davanti a una madre che
strangola i figli è l’identificazione con l’assassina e con una malattia. Si svolgono
manifestazioni a favore della Lindsay, considerata innocente, anzi vittima . Una giornalista
italiana ha svolto una riflessione non banale: se ai tempi del delitto di Cogne ( l’omicidio
del piccolo Gioele da parte della madre nel 2002 N.d.A.) avessi pubblicato un video mentre
abbracciavo mio figlio con la didascalia “provo lo stesso, Annamaria Franzoni”, sono sicura
che qualcuno avrebbe chiamato la neuro e mi avrebbe fatto internare.
In America è nato un piccolo, combattivo movimento Mom Lives Matter ( le vite delle
mamme contano) che diffonde video di donne col pugno alzato, organizza raduni in divisa
da infermiera ( la professione della Clancy) e pubblica video generati dall’Intelligenza
Artificiale in cui l’assassina è circondata da donne che la proteggono. Da che cosa? Alcune
pubblicano video in cui lanciano ghiaccio nella vasca da bagno “per sublimare la
depressione”. Altre si filmano mentre piangono con un neonato in braccio e lo scuotono
violentemente. Comunque vada il processo, registriamo una nuova tappa dell’odio per la
vita che sta distruggendo dalle fondamenta la decrepita civilizzazione occidentale.

Non riusciamo ad esprimere giudizi: ciò che sgorga dalle labbra non è in sintonia con lo
spirito del tempo. Autocensura per estraneità radicale. Che una madre uccida i propri figli
è una tragedia orribile,ma non è un evento senza precedenti. Straordinario è che, sulla scia
di questo caso, sia emersa un'ondata di opinioni favorevoli all'omicida; una corrente che
giustifica il crimine, considera vittima l'autrice e arriva a presentare l’uccisione dei figli
come segno di potere femminile. Dopo la notizia, i media – in particolare le reti sociali,
dannato sottoprodotto della postmodernità tardiva- sono stati invasi da donne che
difendono Lindsay, da madri che maltrattano i figli e da qualche teorica femminista
allucinata che eleva l'infanticidio a gesto rivoluzionario.
Sono emerse madri che hanno imitato Lindsay Clancy: il potere mimetico della
comunicazione. In Italia non ha avuto il rilievo che meritava il caso della giovane
parmigiana che ha ucciso e occultato i cadaveri dei suoi due figli neonati, una tragedia in
cui la crisi devastante della famiglia e l’evaporazione colpevole dei padri hanno fatto da
tristissima cornice ai delitti. Non è fuori luogo collegare tutto ciò ad altri eventi che
rappresentano lo spirito dei tempi ostile alla vita. Nel Regno Unito è stata promulgata
l'estensione dell' aborto fino al momento della nascita, mentre il Massachusetts –
undicesimo Stato Usa a farlo – ha appena approvato analoga legge. Le immagini della
governatrice Healey ( cattolica !) e di un folto gruppo di donne in posa euforica al
momento della firma sono inquietanti.
Lo fu l’entusiasmo dei deputati francesi che inserivano in costituzione il diritto universale
all’ aborto e lavorano instancabili all’eutanasia di Stato. Il messaggio di fondo è lo stesso di
chi sostiene Lindsay Clancy, il diritto di uccidere e l’indifferenza per la vita. In un celebre
passo di Così parlò Zarathustra, Friedrich Nietzsche introdusse la figura dell'ultimo uomo.
“Prossimo è il tempo in cui l’uomo non potrà più generare nessuna stella! Ahimè! Prossimo
è il tempo del più spregevole tra gli uomini, che non saprà neanche più disprezzare se
stesso. La terra sarà allora divenuta piccina, e su di essa saltellerà l’ultimo uomo che
rimpicciolisce ogni cosa. La sua razza è tenace come quella della pulce; l’ultimo uomo vive
più a lungo di tutti. Noi abbiamo inventato la felicità, dicono, ammiccando, gli ultimi
uomini. “ E ancora: “di quando in quando un po’ di veleno: ciò produce sogni gradevoli. E
molto veleno alla fine, per procurarsi una piacevole morte. “
La caratteristica dell’ultimo uomo occidentale è l'estrema mediocrità del suo spirito che
cerca solo comodità e sicurezza a norma di legge, rifuggendo ogni rischio. Un essere stanco
della storia che ha trasformato il proprio io minimo nella misura universale del mondo;
piccolo e grigio, edonista ed egoista, allergico a tutto ciò che sa di grandezza o di passione,
indifferente alla bellezza e al dolore, che chiama felicità la sua meschinità. L'ultimo uomo
è l'archetipo del nichilismo passivo, che distrugge attraverso l’ indifferenza e la negazione
generalizzate. L’intuizione nietzschiana fu incompresa. Oggi la capiamo perché è sotto i
nostri occhi: viviamo in società plasmate dal nichilismo degli ultimi uomini.
La vicenda di Lindsay Clancy conferma che il presente è non solo l'epoca dell'ultimo uomo,
ma anche dell'ultima donna. L’ uno esprime l'estinzione dei valori classici della virilità,

l’altra incarna la scomparsa dei valori femminili. Il discorso femminista, soddisfatte da
tempo le richieste di uguaglianza materiale e giuridica, si è spostato su temi che celano i
germi dell'annientamento. In primo luogo l'idea che chiunque possa essere donna se si
percepisce come tale (l’impostura queer), che implica la scomparsa della donna reale,
materiale, in carne ed ossa. Poi la nozione secondo cui l'emancipazione consiste nell’odiare
ciò che fonda la specificità femminile, il potere immenso di dare la vita, sino all’
infanticidio.
Se la tua identità consiste nel cancellare i tratti oggettivi che la definiscono; se la tua libertà
risiede nel distruggere ciò che soltanto tu puoi generare, uccidere il frutto del tuo grembo,
allora tu, donna, cessi di esistere. La narrazione femminista estrema ha finito per portare
alla morte della donna, manifestazione suprema di un'ideologia che ha già dissolto
l’universo maschile. L'aspetto positivo di ciò che segna una fine è la speranza di un nuovo
inizio. Nessuna società può sopravvivere con uomini che hanno smesso di essere uomini e
donne che hanno smesso di essere donne. Goethe chiamò Mefistofele “ spirito che sempre
nega”, una definizione magistrale del nichilismo. La vorace sequenza di negazioni del
mondo moderno ci ha condotti al punto in cui non si può più negare nulla perché tutto è
già stato negato. Dobbiamo ricostruire sul vuoto e recuperare le nozioni antropologiche
fondamentali — uomo, donna, bene, male—uniche condizioni per la

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Londra prepara un false flag per far scattare l’articolo 5

27 August 2026 at 07:19
© ANSA/EPA

Wsj, capo della Cia ha avvertito Putin di non attaccare i Paesi Nato

Durante il suo viaggio a sorpresa a Mosca

NEW YORK, 27 agosto 2026, 00:34

Redazione ANSA

Il viaggio a sorpresa del capo della Cia a Mosca è stato per avvertire la Russia di non attaccare i Paesi della Nato. Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti informate sulla prima visita nota di John Ratcliffe a Mosca.

L’avvertimento segue le nuove valutazioni dell’intelligence americana, secondo le quali Vladimir Putin potrebbe mettere alla prova la determinazione della Nato con un attacco limitato contro un paese dell’alleanza nei prossimi anni.

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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Il Vaticano e la guerra di Trump contro l’Iran

26 August 2026 at 12:55

👉 L’Iran ha un alleato inaspettato nella sua lotta contro l’amministrazione Trump in Medio Oriente e oltre: il Vaticano.

Non c’è stato un oppositore occidentale più forte della guerra contro l’Iran di Papa Leone XIV. Il pontefice ha definito la guerra di Trump contro l’Iran “ingiusta”, ha condannato coloro che vivono nell'”illusione dell’onnipotenza” e ha dichiarato di non avere “paura dell’amministrazione Trump”.

La posizione ferma del Papa ha fatto apparire il team di Trump decisamente ridicolo:

➡️ “Crociato capo”, Pete Hegseth, ha affermato che gli Stati Uniti stavano conducendo la guerra contro l’Iran “in nome di Gesù Cristo”. Ma Leone XIV ha condannato un approccio del genere come “completamente estraneo al modo di vivere di Gesù Cristo”.

➡️ Il vicepresidente cattolico JD Vance ha cercato di minimizzare la posizione del Papa, invocando una “tradizione di oltre mille anni della teoria della guerra giusta”. Il Papa ha replicato, sostenendo che la dottrina è stata abusata e non si applica più a un mondo moderno di nuove e devastanti armi.

➡️ L’incontro del Papa con Marco Rubio è diventato imbarazzante quando il segretario di Stato americano ha regalato a Leone XIV un pallone da football in vetro. “Wow. Ok”, ha risposto il pontefice, in modo conciso.

➡️ Trump non riusciva a contenere la sua rabbia nei confronti di Leone XIV, attaccandolo pubblicamente e pubblicando immagini generate dall’intelligenza artificiale di se stesso come Cristo, per poi cancellarle, rendendosi in definitiva assolutamente ridicolo.

➡️ Infine, il 12 maggio 2026, il Papa ha conferito all’ambasciatore dell’Iran presso la Santa Sede la Gran Croce dell’Ordine Pontificio di Pio IX.

Iran e Vaticano

🌏 La posizione del Papa non è affatto nuova. Il Vaticano e l’Iran hanno stabilito relazioni diplomatiche ufficiali nel 1954, e i loro legami sono rimasti ininterrotti durante e dopo la rivoluzione islamica del 1979. Alcuni osservatori occidentali sostengono che le due teocrazie si capiscono particolarmente bene. Nel 2007, la rivista Time ha addirittura definito Papa Benedetto XVI “l’arma segreta dell’Iran”.

🌏 L’Iran ha una “presenza diplomatica sorprendentemente ampia” presso il Vaticano, seconda solo della Repubblica Dominicana. Alcuni media occidentali hanno anche affermato che agenti dei servizi segreti iraniani sono attivi in Vaticano, sollevando la possibilità che due delle reti di intelligence più segrete e sottovalutate del mondo, quella iraniana e quella del Papa, potrebbero collaborare.

Iran, Vaticano e Spagna: scacchi geopolitici in 3D

🔴 Secoli di esperienza politica, reti clandestine, immense ricchezze e immensa influenza ideologica rendono il Vaticano un attore geopolitico formidabile.

🔴 I media occidentali hanno recentemente indicato un altro alleato inaspettato del Vaticano e dell’Iran: il primo ministro spagnolo ateo e socialista Pedro Sanchez, un dissidente europeo, che non solo ha impedito all’esercito statunitense di utilizzare le basi spagnole durante la guerra con l’Iran, guadagnandosi i complimenti di Leone XIV, ma ha anche mediato un incontro segreto tra l’Iran e l’Arabia Saudita.

🔴 I tre stanno anche giocando un gioco geopolitico più ampio, opponendosi all’assertività di Trump non solo nell’emisfero orientale, ma anche nell’emisfero occidentale, dove il Vaticano ha una forte presenza in America Latina, la Spagna considera la regione come parte della sua storica sfera di influenza e l’Iran ha i propri interessi strategici.

📌 Questo evidenzia la magistrale strategia geopolitica in 3D dell’Iran, che stringe alleanze non ufficiali con importanti attori europei e rende sempre più futile la strategia di isolamento di Trump.

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Aveva dettto  a ppppppppppproposito degli aiuti USA a Zelenski: “Muoiono dei russ

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Il Vaticano e la guerra di Trump contro l’Iran

26 August 2026 at 12:41

[24/08/2026

Non c’è stato un oppositore occidentale più forte della guerra contro l’Iran di Papa Leone XIV. Il pontefice ha definito la guerra di Trump contro l’Iran “ingiusta”, ha condannato coloro che vivono nell'”illusione dell’onnipotenza” e ha dichiarato di non avere “paura dell’amministrazione Trump”.

La posizione ferma del Papa ha fatto apparire il team di Trump decisamente ridicolo:

➡️ “Crociato capo”, Pete Hegseth, ha affermato che gli Stati Uniti stavano conducendo la guerra contro l’Iran “in nome di Gesù Cristo”. Ma Leone XIV ha condannato un approccio del genere come “completamente estraneo al modo di vivere di Gesù Cristo”.

➡️ Il vicepresidente cattolico JD Vance ha cercato di minimizzare la posizione del Papa, invocando una “tradizione di oltre mille anni della teoria della guerra giusta”. Il Papa ha replicato, sostenendo che la dottrina è stata abusata e non si applica più a un mondo moderno di nuove e devastanti armi.

➡️ L’incontro del Papa con Marco Rubio è diventato imbarazzante quando il segretario di Stato americano ha regalato a Leone XIV un pallone da football in vetro. “Wow. Ok”, ha risposto il pontefice, in modo conciso.

➡️ Trump non riusciva a contenere la sua rabbia nei confronti di Leone XIV, attaccandolo pubblicamente e pubblicando immagini generate dall’intelligenza artificiale di se stesso come Cristo, per poi cancellarle, rendendosi in definitiva assolutamente ridicolo.

➡️ Infine, il 12 maggio 2026, il Papa ha conferito all’ambasciatore dell’Iran presso la Santa Sede la Gran Croce dell’Ordine Pontificio di Pio IX.

Iran e Vaticano

🌏 La posizione del Papa non è affatto nuova. Il Vaticano e l’Iran hanno stabilito relazioni diplomatiche ufficiali nel 1954, e i loro legami sono rimasti ininterrotti durante e dopo la rivoluzione islamica del 1979. Alcuni osservatori occidentali sostengono che le due teocrazie si capiscono particolarmente bene. Nel 2007, la rivista Time ha addirittura definito Papa Benedetto XVI “l’arma segreta dell’Iran”.

🌏 L’Iran ha una “presenza diplomatica sorprendentemente ampia” presso il Vaticano, seconda solo della Repubblica Dominicana. Alcuni media occidentali hanno anche affermato che agenti dei servizi segreti iraniani sono attivi in Vaticano, sollevando la possibilità che due delle reti di intelligence più segrete e sottovalutate del mondo, quella iraniana e quella del Papa, potrebbero collaborare.

Iran, Vaticano e Spagna: scacchi geopolitici in 3D

🔴 Secoli di esperienza politica, reti clandestine, immense ricchezze e immensa influenza ideologica rendono il Vaticano un attore geopolitico formidabile.

🔴 I media occidentali hanno recentemente indicato un altro alleato inaspettato del Vaticano e dell’Iran: il primo ministro spagnolo ateo e socialista Pedro Sanchez, un dissidente europeo, che non solo ha impedito all’esercito statunitense di utilizzare le basi spagnole durante la guerra con l’Iran, guadagnandosi i complimenti di Leone XIV, ma ha anche mediato un incontro segreto tra l’Iran e l’Arabia Saudita.

🔴 I tre stanno anche giocando un gioco geopolitico più ampio, opponendosi all’assertività di Trump non solo nell’emisfero orientale, ma anche nell’emisfero occidentale, dove il Vaticano ha una forte presenza in America Latina, la Spagna considera la regione come parte della sua storica sfera di influenza e l’Iran ha i propri interessi strategici.

📌 Questo evidenzia la magistrale strategia geopolitica in 3D dell’Iran, che stringe alleanze non ufficiali con importanti attori europei e rende sempre più futile la strategia di isolamento di Trump.

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Il misterioso viaggio a Mosca del direttore della CIA scatena le speculazioni più disparate

26 August 2026 at 08:22

Qualcosa bolle in pentola, come dimostra l’improvvisa visita a sorpresa a Mosca del direttore della CIA John Ratcliffe a bordo di un aereo da trasporto militare C-17.

Il dibattito pubblico è in fermento, con numerose ipotesi sul significato di questa visita. È opportuno, tuttavia, contestualizzare la situazione ricordando che si tratta della prima visita in Russia di un direttore della CIA dopo la fatidica visita del novembre 2021 del direttore William Burns, segnata dall’ultimo tentativo degli Stati Uniti di impedire alla Russia di lanciare la sua invasione, avvenuta poco più di due mesi dopo.

Pertanto, molti hanno giustamente attribuito grande importanza a quest’ultimo arrivo.

https://www.wsj.com/world/cia-director-john-ratcliffe-makes-surprise-trip-to-moscow-c1c68fa6

Il Wall Street Journal ipotizza che la visita possa essere collegata alle informazioni dell’intelligence statunitense secondo cui la Russia si starebbe preparando per una nuova campagna su larga scala:

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, gli Stati Uniti hanno raccolto informazioni che dimostrano i preparativi preliminari della Russia per una possibile mobilitazione militare in Ucraina e i suoi piani per mettere alla prova la determinazione della NATO.

Secondo gli analisti, Ratcliffe potrebbe incontrare il presidente russo Vladimir Putin per lanciare un avvertimento. “Potrebbe dire: ‘Sappiamo cosa stai pensando di fare, e faresti meglio a non farlo'”, ha affermato Beth Sanner, ex vicedirettrice dell’intelligence nazionale statunitense per l’integrazione delle missioni. “Potrebbe anche riguardare il cessate il fuoco con l’Iran e la possibilità di coinvolgere qualcun altro nella discussione”, ha aggiunto, precisando che Ratcliffe potrebbe anche accennare al sostegno del Cremlino all’Iran in seguito alla nuova campagna di sanzioni statunitensi contro il regime .

Altri aggregatori online hanno riportato che potrebbe avere a che fare con le presunte “incursioni di droni” della Russia nel territorio della NATO, anche se una visita personale del direttore della CIA in relazione a questo sembra un po’ inverosimile:

La visita del direttore della CIA Ratcliffe al Cremlino è stata un ultimatum in merito alle recenti incursioni di droni in territorio NATO, volto a dissuadere la Russia dall’intensificare gli attacchi su Kiev in seguito agli attacchi ucraini contro i magazzini della catena di approvvigionamento commerciale, secondo quanto riferito da un alto funzionario statunitense a Faytuks Network.

Il canale russo RVoenkor riferisce che fonti ucraine ritengono che l’incontro sia una risposta a una “importante operazione segreta” che la Russia starebbe preparando.

A Mosca si sono svolti colloqui con il direttore della CIA riguardanti un’importante operazione segreta.

  • Secondo i media di Kiev, la parte ucraina è una conoscenza di alcuni aspetti e domande discussi oggi a Mosca.
  • si tratta di un’operazione di grande importanza, la cui preparazione è avvenuta in segreto per un certo periodo. I suoi risultati potrebbero avere un impatto significativo sugli sviluppi futuri.

Che tipo di operazione potrebbe essere?

Ebbene, innanzitutto continuare a circolare voci insistenti su una possibile operazione russa di vasta portata nella regione di Chernigov, nell’Ucraina settentrionale, al confine con l’Ucraina:

Avatar X per @AMK_Mapping_
Mappatura AMK 🇳🇿
@AMK_Mapping_
Secondo le mie informazioni provenienti da fonti sia russe che ucraine, esiste la possibilità che la Russia effettui un’incursione transfrontaliera dall’oblast di Bryansk all’oblast di Chernihiv. Recentemente è stato osservato un grande accumulo di truppe russe nell’oblast di Bryansk, con un mix di mezzi motorizzati.
Immagine
8:29 · 25 agosto 2026 · 85.100 visualizzazioni
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AMK Mapping scrive:

Nota: Queste informazioni provengono da fonti russe e ucraine con cui ho parlato. Entrambi mi hanno dato il permesso di pubblicarle. Sono stati omessi i dettagli che potrebbero essere utilizzati dalla Russia o dall’Ucraina per colpire l’altra parte. Tutto ciò che è menzionato qui è già noto a entrambe le parti. Le frecce sulla mappa sono puramente illustrative.

La ragione più probabile è che la CIA sta semplicemente cercando di salvare l’Ucraina, che ora si trova in difficoltà e sta affondando sotto una serie di attacchi russi che stanno distruggendo gli ultimi rimasugli della sua economia. È per questo motivo che la scorsa settimana Stati Uniti e Ucraina avrebbero elaborato l’ennesimo piano disperato per costringere la Russia a un cessate il fuoco.

https://www.thetimes.com/world/russia-ukraine-war/article/zelensky-peace-plan-ceasefire-latest-772nnwglp

L'articolo Il misterioso viaggio a Mosca del direttore della CIA scatena le speculazioni più disparate proviene da Blondet & Friends.

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