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Lo spread sale a 122 punti base, rendimenti a 4,62%: mai così alti dal 2023

By: matrun
22 October 2026 at 08:26

Lo spread tra Btp e Bund ha toccato 122 punti base in apertura del 22 ottobre. Si tratta del livello più alto del differenziale da quasi due anni, ma a preoccupare sono soprattutto i rendimenti dei titoli decennali. Nelle prime battute dell’avvio delle contrattazioni, i Btp decennali benchmark hanno toccato il 4,62%.

Il dato è a pochi decimali dai picchi del 2023, il record recente. Per trovare interessi più alti sui titoli di Stato italiani bisogna andare alla crisi del debito del 2008-2012, quando il Paese era a rischio bancarotta.

Cosa sta succedendo ai rendimenti e allo spread

C’è stato un balzo dello spread, dovuto a un aumento improvviso dei rendimenti dei titoli di Stato italiani. Non si tratta però di un problema italiano, ma globale e, in parte minore, europeo. Lo testimonia il fatto che con i rendimenti che, da quando esiste l’euro, sono stati così alti solo una manciata di volte, il differenziale con i Bund tedeschi è comunque relativamente basso, a 122 punti base.

I fattori che stanno spingendo i rendimenti così in alto sono diversi e c’entrano poco con il debito pubblico italiano:

  • tante aziende e tanti Stati tanno prendendo molti soldi in prestito in un periodo in cui le banche centrali stanno limitando la circolazione di denaro;
  • l’inflazione continua ad aumentare, così come il prezzo del petrolio, oggi tornato sopra 110 dollari al barile;
  • gli Oat francesi hanno superato il record storico di rendimento da quando esiste l’euro.

Si tratta di un misto di circostanze provenienti dall’economia, dalla finanza e dall’opinione pubblica, che stanno contemporaneamente mettendo sotto pressione l’intero mercato delle obbligazioni, statali e non.

I rendimenti al 4,62% in prospettiva

L’ultima volta che i rendimenti erano stati più alti del 4,62% era il 2023, tra settembre e ottobre. L’inflazione era al 5,7%, la Bce aveva alzato i tassi al 4,5%, l’Europa si avviava verso il suo secondo inverno senza gas russo e Trump verso il suo secondo mandato alla Casa Bianca.

Se si vuole trovare la volta precedente in cui i rendimenti sono stati più alti di quelli odierni, bisogna tornare all’inizio del 2013. L’Italia stava ancora uscendo dalla più grave crisi finanziaria del secolo, quella del 2011, in cui il debito pubblico del Paese era andato sotto attacco speculativo mentre l’Europa subiva le conseguenze della crisi economica innescata dal crollo di Wall Street nel 2008.

Francia oltre ogni record di rendimento, regge la Spagna

Che la crisi sia internazionale lo si vede dai dati degli altri Paesi europei. La Spagna, che continua a essere la più stabile, fa segnare un differenziale vicino a 70 punti base e rendimenti al 4,10%.

Spread e rendimenti dei titoli di Stato europei all’apertura del 22 ottobre 2026
Titoli di Stato Rendimenti Spread
Bund tedeschi 3,40% –
Btp italiani 4,62% 122
Oat francesi 5,05% 165
Bonos spagnoli 4,10% 70

La pressione è più forte sulla Francia, indebolita da un debito fuori controllo e da un’instabilità politica che dura da anni. I rendimenti degli Oat hanno superato il livelli della crisi del 2011, arrivando al 5,05%, con lo spread a 165 punti base.

Altra giornata positiva per i Btp Valore, le prossime aste

Ieri si è conclusa la terza giornata dell’emissione dei Btp Valore, con una raccolta che ha portato il totale vicino a 12 miliardi di euro per il Tesoro. Le prossime aste regolari saranno invece:

  • martedì 27 ottobre l’asta dei Btp Short Term e dei Btp€i;
  • mercoledì 28 ottobre l’asta dei Bot;
  • giovedì 29 ottobre l’asta dei titoli a medio e lungo termine.

BTP Valore o Insieme, quanto si incassa tra cedole e tasse: le simulazioni da 1.000 euro in su

22 October 2026 at 04:00

Su 10.000 euro investiti, il nuovo BTP Valore distribuisce almeno 1.776,25 euro netti di interessi in cinque anni. Il BTP Valore Insieme ne riconosce 1.946,88 tutti alla scadenza. La differenza è di circa 171 euro, ma per confrontare le due offerte bisogna considerare anche quando il denaro entra sul conto e come viene utilizzato.

Cosa sapere

Il doppio collocamento di ottobre mette davanti ai risparmiatori due modalità di investimento. Il BTP Valore paga ogni tre mesi, con cedole crescenti; il Btp Valore Insieme concentra gli interessi in un unico pagamento finale ed entrambi durano cinque anni. I calcoli si basano sui tassi minimi garantiti annunciati dal Tesoro, che alla chiusura dell’offerta potranno essere confermati o aumentati. Il collocamento è previsto dal 19 al 23 ottobre, salvo chiusura anticipata: il conto complessivo per lo Stato dipenderà dagli importi sottoscritti nei due titoli.

Quanto arriva sul conto con le cedole trimestrali

Il BTP Valore offre un tasso annuo lordo del 3,70% nei primi due anni, del 4,10% nel terzo e quarto e del 4,70% nell’ultimo. Su un investimento di 10.000 euro, ogni cedola trimestrale vale quindi 92,50 euro lordi nel primo biennio, 102,50 nel secondo e 117,50 nell’ultimo anno.

Capitale Anni 1 e 2 Anni 3 e 4 Anno 5
1.000 € 8,09 € 8,97 € 10,28 €
5.000 € 40,47 € 44,84 € 51,41 €
10.000 € 80,94 € 89,69 € 102,81 €
20.000 € 161,88 € 179,38 € 205,63 €
30.000 € 242,81 € 269,06 € 308,44 €
50.000 € 404,69 € 448,44 € 514,06 €
100.000 € 809,38 € 896,88 € 1.028,13 €

Applicando l’imposta del 12,5%, gli accrediti scendono rispettivamente a circa 80,94, 89,69 e 102,81 euro ogni tre mesi. Nell’intero quinquennio gli interessi ammontano a 2.030 euro lordi, dei quali 253,75 vengono assorbiti dalla tassazione. Al sottoscrittore restano 1.776,25 euro, oltre alla restituzione dei 10.000 euro di capitale alla scadenza.

Capitale Interessi lordi totali Imposte sugli interessi Interessi netti totali
1.000 € 203,00 € 25,38 € 177,63 €
5.000 € 1.015,00 € 126,88 € 888,13 €
10.000 € 2.030,00 € 253,75 € 1.776,25 €
20.000 € 4.060,00 € 507,50 € 3.552,50 €
30.000 € 6.090,00 € 761,25 € 5.328,75 €
50.000 € 10.150,00 € 1.268,75 € 8.881,25 €
100.000 € 20.300,00 € 2.537,50 € 17.762,50 €

Tutti gli importi netti qui riportati considerano la sola imposta sui rendimenti, senza sottrarre bollo ed eventuali costi del deposito titoli. L’aliquota agevolata del 12,5% si applica a entrambi gli strumenti.

 

Tradotto in una media mensile, il flusso netto equivale a circa 26,98 euro nei primi due anni, 29,90 nei due successivi e 34,27 nell’ultimo. Attenzione. Gli accrediti effettivi restano trimestrali e la media proposta serve a misurare quanto l’investimento può integrare il bilancio familiare.

Quanto paga la maxicedola di BTP Valore Insieme

Per BTP Valore Insieme il tasso minimo della cedola finale è del 22,25% complessivo sui cinque anni. Su 10.000 euro significa 2.225 euro lordi di interessi. Sottratti 278,13 euro circa di imposte, la remunerazione netta è di 1.946,88 euro e il pagamento finale, capitale compreso, arriva a circa 11.946,88 euro.

Capitale Maxicedola lorda Imposte sulla maxicedola Maxicedola netta Incasso finale netto, capitale compreso
1.000 € 222,50 € 27,81 € 194,69 € 1.194,69 €
5.000 € 1.112,50 € 139,06 € 973,44 € 5.973,44 €
10.000 € 2.225,00 € 278,13 € 1.946,88 € 11.946,88 €
20.000 € 4.450,00 € 556,25 € 3.893,75 € 23.893,75 €
30.000 € 6.675,00 € 834,38 € 5.840,63 € 35.840,63 €
50.000 € 11.125,00 € 1.390,63 € 9.734,38 € 59.734,38 €
100.000 € 22.250,00 € 2.781,25 € 19.468,75 € 119.468,75 €

Il 22,25% non è un rendimento annuo. Il rendimento composto equivalente è di circa il 4,10% lordo all’anno; dopo la sola imposta sugli interessi, quello calcolato sul pagamento finale è di circa il 3,62% annuo.

I circa 171 euro netti in più rispetto alla somma delle cedole del BTP Valore remunerano anche l’attesa. Chi sceglie il titolo trimestrale dispone prima degli interessi e può spenderli oppure reinvestirli. Se li lascia sul conto senza remunerazione, alla fine avrà incassato meno rispetto a Insieme; se li reinveste, il risultato dipenderà dai rendimenti ottenuti. Il Tesoro ha costruito le due offerte per assicurare lo stesso rendimento finanziario lordo a scadenza, pur con pagamenti differenti.

Capitale BTP Valore BTP Valore Insieme Maggior incasso nominale con Insieme
1.000 € 177,63 € 194,69 € 17,06 €
5.000 € 888,13 € 973,44 € 85,31 €
10.000 € 1.776,25 € 1.946,88 € 170,63 €
20.000 € 3.552,50 € 3.893,75 € 341,25 €
30.000 € 5.328,75 € 5.840,63 € 511,88 €
50.000 € 8.881,25 € 9.734,38 € 853,13 €
100.000 € 17.762,50 € 19.468,75 € 1.706,25 €

Per questa emissione non è previsto un premio fedeltà aggiuntivo. La maxicedola di Insieme rappresenta l’intera remunerazione finale prevista dal titolo.

Quanto paga lo Stato e quanto recupera con il fisco

Per ogni miliardo di euro sottoscritto nel BTP Valore, ai tassi minimi attuali, il Tesoro deve corrispondere 203 milioni di interessi lordi in cinque anni. Ipotizzando che tutti i pagamenti siano soggetti all’imposta del 12,5%, il gettito teorico è di 25,375 milioni e agli investitori arrivano 177,625 milioni netti.

Nel primo biennio ogni stacco trimestrale comporta 9,25 milioni di interessi lordi per miliardo collocato; nel secondo sale a 10,25 milioni e nell’ultimo anno a 11,75 milioni.

Per ogni miliardo sottoscritto in BTP Valore Insieme, invece, gli interessi finali sono 222,5 milioni lordi. Nella stessa ipotesi fiscale, 27,8125 milioni tornano allo Stato attraverso l’imposta e 194,6875 milioni restano ai risparmiatori. A questi si aggiunge il miliardo di capitale da rimborsare.

Sono elaborazioni sui tassi minimi annunciati, non il consuntivo del collocamento. Anche il gettito è teorico, perché quello effettivo dipenderà dal trattamento fiscale dei possessori al momento dei pagamenti.

Per l’investitore, la scelta passa soprattutto dal bisogno di liquidità. Le cedole trimestrali rendono disponibile una parte del rendimento durante i cinque anni; Insieme rinvia tutto alla scadenza. Se occorre vendere prima, entrambi sono esposti alle oscillazioni del mercato e il prezzo può essere inferiore a quello di acquisto. La concentrazione dei pagamenti alla fine rende inoltre Insieme più sensibile alle variazioni dei rendimenti di mercato, a parità delle altre condizioni.

Azioni o Bond-Btp, perché gli italiani scelgono le obbligazioni

21 October 2026 at 14:26

La possibilità di ottenere un rendimento senza aumentare troppo l’esposizione alle azioni. È questo l’equilibrio che sembra orientare verso le obbligazioni (Bond e anche Btp) gli investitori italiani. Nella prima edizione del Barometro CAWS di Colazione a Wall Street, il 42% sceglierebbe i bond se dovesse investire in una sola categoria di strumenti nei prossimi tre mesi. Le azioni raccolgono il 32% delle preferenze, mentre liquidità e strumenti monetari si fermano al 15%.

Perché in questo periodo si preferiscono Bond e Btp alle azioni?

Rendimenti più interessanti, con attenzione ai tassi

Gli investitori cercano di mantenere sostanzialmente invariata l’allocazione, mostrando al tempo stesso un maggiore interesse per i Bond rispetto alle azioni.

La scelta verso investimenti a medio-lungo termine, ovviamente, è influenzata dal contesto economico-finanziario. Il 10 settembre la Banca centrale europea ha aumentato i tre tassi ufficiali di 25 punti base, portando quello sui depositi al 2,50%, con effetto dal 16 settembre. Nella stessa decisione, la BCE ha richiamato le pressioni inflazionistiche generate dal conflitto in Medio Oriente, senza impegnarsi su un percorso prestabilito per le mosse successive.

Per chi acquista obbligazioni, il livello dei tassi ha due effetti. Rendimenti di mercato più elevati possono offrire condizioni di ingresso più interessanti. Un ulteriore rialzo può, però, far scendere il prezzo dei titoli a tasso fisso già acquistati, soprattutto di quelli con scadenze lunghe. La ricerca di rendimento richiede quindi anche una scelta sulla durata dell’investimento e sulla possibilità di mantenere il titolo fino al rimborso.

 

 

Le obbligazioni a tasso fisso consentono di conoscere in anticipo i flussi contrattuali e questa prevedibilità può essere utile a chi vuole programmare entrate e scadenze.

Quali sono i rischi per gli investimenti?

La situazione geopolitica è il rischio principale per il 27% degli intervistati. Seguono il debito pubblico elevato indicato dal 17%, l’aumento dell’inflazione dal 16%, e la recessione economica dal 15%. La fiducia sui mercati si ferma a 48 punti su 100 e la propensione al rischio a 46.

 

 

Sono preoccupazioni che trovano un riscontro reale nell’attualità economica. Secondo i dati Eurostat (pubblicati il 16 ottobre) l’inflazione nell’area euro è salita al 3,8% a settembre, dal 3,2% di agosto. L’energia ha contribuito per 1,71 punti percentuali al tasso complessivo. In Italia, l’inflazione misurata con l’indice armonizzato europeo ha raggiunto il 4,2%. Cosa significa?

Per il risparmiatore questo significa che il rendimento nominale va distinto dal risultato in termini di potere d’acquisto. Una cedola non protegge automaticamente dall’aumento dei prezzi. Contano il rendimento effettivo all’acquisto, le imposte, i costi e l’inflazione durante la vita dell’investimento.

Anche la preoccupazione per i debiti pubblici introduce una distinzione. Scegliere obbligazioni significa prestare denaro a un emittente, la cui solidità resta centrale. Titoli di Stato e bond societari possono avere rischi molto diversi, anche quando offrono cedole simili.

Dove investiranno nei prossimi 12 mesi

Se le obbligazioni raccolgono più preferenze nell’orizzonte dei tre mesi, guardando ai prossimi dodici l’attenzione sui temi azionari si concentra sulla tecnologia. L’intelligenza artificiale è il settore con le migliori prospettive per il 24,7% degli intervistati, seguita dalla cybersecurity con il 19,9%. Insieme raccolgono il 44,6% delle risposte.

 

 

Seguono energia, indicata dal 12,5%, robotica e automazione, dall’11,8%, e semiconduttori, dal 10,9%. Più distanti infrastrutture al 5%, biotech al 4,4%, difesa e aerospazio al 4,1% e fintech allo 0,9%. Il restante 5,7% sceglie altri temi.

Due intervistati su tre individuano quindi le migliori prospettive azionarie nei settori legati alla trasformazione tecnologica.

Lo spread torna ad aumentare a 116 punti base: altri 4,1 miliardi dai Btp Valore

By: matrun
21 October 2026 at 08:34

Lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi è tornato a crescere in apertura, dopo una giornata instabile ieri. Il differenziale è arrivato a 116 punti base con rendimenti che hanno toccato il 4,58%, vicini al record di inizio ottobre e ai picchi dell’autunno del 2023.

Continua nel frattempo l’emissione dei Btp Valore e dei Btp Valore insieme, che registra un’altra ottima giornata. Il Tesoro ha raccolto 4,1 miliardi di euro in titoli di Stato dedicati ai risparmiatori, portando il totale a 8,6 miliardi.

Altro picco per lo spread, il debito italiano soffre la crisi energetica

Già dalla giornata di ieri lo spread aveva dato segni di instabilità, dopo alcuni giorni in cui il differenziale si era attestato attorno ai 110 punti base. In apertura, la differenza di rendimenti tra i Btp italiani e i Bund tedeschi si è ampliata, arrivando a 116 punti base, a due punti dal picco recente di inizio mese.

I rendimenti sono vicini al record

Anche i rendimenti danno segni di avvicinamento ai livelli massimi recenti, toccando il 4,58%. Si tratta di un problema significativo per il Governo. I dati preliminari sulla legge di bilancio hanno dimostrato che lo Stato non ha risorse in più da spendere, tanche che anche la richiesta di adeguamento degli stipendi dei magistrati, da 1 miliardo di euro di spesa, potrebbe essere rimandata.

Ulteriori interessi sul debito, soprattutto in sostituzione di titoli a basso costo come quelli emessi prima del 2020, rischiano di peggiorare la situazione.

Il petrolio fa paura

La pressione sul debito pubblico italiano continua a essere determinata dall’aumento del prezzo del petrolio. In mattinata del 21 ottobre il Wti ha sfiorato i 100 dollari al barile. Questo nonostante i Paesi del Golfo stiano esportando più petrolio rispetto all’inizio della guerra.

I costi però rimangono alti. Tra le mine iraniane nello Stretto di Hormuz, che hanno mandato a fuoco una petroliera proprio ieri, e gli attacchi degli Houthi alle infrastrutture saudite, il mercato continua a non essere tranquillo e le assicurazioni pesano sui trasporti del greggio.

Continua la pressione sui titoli europei

Le conseguenze della crisi petrolifera si sentono in tutta Europa. I Bonos sono arrivati a 64 punti base di spread, con rendimenti ben superiori al 4%.

Spread e rendimenti dei titoli di Stato europei all’apertura del 21 ottobre 2026
Titoli di Stato Rendimenti Spread
Bund tedeschi 3,42% –
Btp italiani 4,58% 116
Oat francesi 4,96% 154
Bonos spagnoli 4,06% 64

A essere maggiormente sotto pressione è però il debito francese. Gli Oat distano 154 punti base dai Bund, con rendimenti medi che sfiorano ormai il 5%.

Come stanno andando i Btp Valore

Anche ieri è stata una giornata di raccolta positiva per i Btp Valore. Il Tesoro ha piazzato più di 4 miliardi di euro di titoli riservati agli investitori retail sul mercato. Il totale è così arrivato a 8,6 miliardi. L’emissione si concluderà il 23 ottobre. Le prossime aste regolari, invece, saranno:

  • martedì 27 ottobre l’asta dei Btp Short Term e dei Btp€i;
  • mercoledì 28 ottobre l’asta dei Bot;
  • giovedì 29 ottobre l’asta dei titoli a medio e lungo termine.

Lo spread si mantiene stabile a 111 punti base, ma sui Btp c’è ancora pressione

By: matrun
20 October 2026 at 08:19

Apertura stabile i 20 ottobre per i Btp, che si sono mantenuti su rendimenti e spread del tutto simili a quelli di ieri. Si tratta comunque di risultati critici, 111 punti di differenziale e rendimenti oltre il 4,55%, che testimoniano una certa pressione dei mercati finanziari verso i titoli di Stato.

Ieri si è conclusa la prima giornata dell’emissione dei Btp Valore, i nuovi titoli di Stato destinati agli investitori retail. Il Tesoro ha raccolto 4,5 miliardi, grazie a cedole molto generose che lo Stato può permettersi per la tendenza dei privati italiani a non vendere i propri titoli di Stato prima della scadenza.

Spread stabile, ma i rendimenti rimangono alti

Giornata di stabilità per lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi. L’apertura ha confermato i livelli di ieri, con il differenziale che per tutta la giornata è rimasto attorno a quota 111 punti base. I rendimenti sono però ancora piuttosto alti, al 4,55%, a confermare che c’è ancora molta pressione sui titoli di Stato.

Petrolio i gas mantengono alti i rendimenti

Negli ultimi gironi prezzi di petrolio e gas hanno ricominciato ad aumentare. Per quanto riguarda il greggio, il problema rimane il Medio Oriente. La situazione tesa a Hormuz e gli attacchi sempre più frequenti degli Houthi contro l’Arabia Saudita agitano i mercati e fanno alzare i prezzi.

Per quanto riguarda il gas invece, l’aumento dei prezzi è dovuto a una crescita della domanda. Molti Paesi europei sono rimasti indietro sulle scorte e stanno correndo ai ripari proprio nei mesi prima del periodo invernale. L’Italia ha riempito gli stoccaggi all’88%, un buon risultato ma più basso rispetto al passato.

L’aumento dei prezzi dell’energia è una delle cause principali dell’inflazione, che a sua volta è una delle metriche più osservate per determinare l’andamento dei tassi di interesse e dei titoli di Stato. Questa situazione, quindi, impedisce ai Btp di tornare ai rendimenti di qualche mese fa.

Buona partenza per i Btp Valore

Nella giornata di ieri si è tenuta la prima parte dell’emissione dei Btp Valore, dedicati agli investitori retail. Il Tesoro ha raccolto circa 4,5 miliardi di euro. Gli strumenti a disposizione sono due:

  • un Btp Valore con cedole trimestrali step-up;
  • un Btp Valore Insieme, con cedola unica alla scadenza.

I rendimenti di questi Btp, che durano 7 anni, sono tendenzialmente più alti della media dei titoli di durata simile sul mercato. Il Tesoro può permettersi questo tipo di offerta perché, tendenzialmente, i privati non vendono i propri titoli di Stato se non in rare occasioni. Il debito pubblico di proprietà dei cittadini tende quindi a essere più stabile. L’emissione dei Btp Valore continuerà fino al 23 ottobre.

A fine mese si terranno invece le aste dei titoli di Stato regolari. Le date da segnarsi sono:

  • martedì 27 ottobre l’asta dei Btp Short Term e dei Btp€i;
  • mercoledì 28 ottobre l’asta dei Bot;
  • giovedì 29 ottobre l’asta dei titoli a medio e lungo termine.

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