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“Non possiamo regalargli più tempo”: l’appello social di migliaia di sconosciuti per Pete, tifoso dell’Arsenal malato terminale. E Rice risponde

23 October 2026 at 20:14

Un ricordo per la vita. È la storia dello “zio” Pete, tifoso dell’Arsenal da sempre, che sta affrontando un tumore al pancreas in fase terminale. E di un regalo speciale ricevuto dal suo calciatore preferito, Declan Rice. “Per me sei una persona straordinaria! Non riesco a esprimere a parole quanto significhi questo gesto. Grazie, grazie davvero. Vai a vincere la Champions League per me!”. Il regalo? Due maglie dell’Arsenal, di cui una autografata proprio dal centrocampista inglese.

Tutto nasce da un appello sui social, diventato virale in pochissime ore. Un familiare di Pete aveva chiesto un aiuto su Instagram per realizzare un’ultima grande sorpresa allo zio, grande appassionato dei Gunners. Le migliaia di condivisioni e di commenti hanno fatto la differenza.

Un ultimo desiderio

I messaggi arrivano anche a Declan Rice. Il regalo viene prestato recapitato in ospedale. La reazione di Pete e l’emozione della sua famiglia sono state raccontate attraverso una lunga lettera. “Non possiamo regalare a Pete più tempo, per quanto lo desideriamo disperatamente. Ma grazie a migliaia di perfetti sconosciuti, siamo riusciti a regalargli un momento di felicità che nessuno di noi dimenticherà mai. A volte i social media ti ricordano quanta bontà c’è ancora nel mondo. Migliaia di sconosciuti. Un tifoso dei Gunners da sempre. E un sorriso che ha significato assolutamente tutto. E a nome di zia Julie, Lauren, Rikki e dell’intera famiglia Betts, grazie dal profondo del cuore. Avete regalato loro un ricordo che custodiranno per sempre”.

L’umanità di Rice

Non è la prima volta che Rice si rende protagonista di gesti simili. Nel maggio 2023, quando ancora giocava nel West Ham, regalò la propria maglia a un bambino in lacrime sugli spalti. Nell’agosto 2024, invece, donò 5mila sterline per sostenere le cure di Oscar Fairs, giovane portiere dell’Academy del West Ham colpito da un tumore al cervello. Due episodi che, insieme alla sorpresa riservata a Pete, raccontano anche il lato più umano del centrocampista. Una maglia e una dedica speciale per un ultimo sorriso. A volte, basta davvero poco.

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“Torna in Africa con la barca con cui sei arrivato”, “Scimmia”: insulti choc a Maignan. Il Milan: “Tutti vogliamo vincere, ma con rispetto”

23 October 2026 at 18:29

Alcuni con una serie di immagini animate con delle scimmie, altri con insulti in inglese a stampo razzista. Mike Maignan è stato bersagliato dai tifosi del Milan dopo l’espulsione di giovedì sera, nella sfida contro il Bournemouth persa per 3-0 in Europa League, per uno schiaffo in faccia a palla ferma a un avversario. “Torna in Africa con la barca con cui sei arrivato“, “Animale nero”, si legge in alcuni commenti molto pesanti sotto i vari post social. Frasi che il Milan ha condannato, pubblicato una nota ufficiale a riguardo. “A seguito della partita di ieri contro il Bournemouth, Mike Maignan è stato bersaglio di gravi e inaccettabili insulti razzisti sui social media. Il Milan condanna con fermezza ogni forma di razzismo e discriminazione, comportamenti inaccettabili che non trovano spazio né dentro né fuori dal campo”. È quanto si legge in un comunicato della società rossonera.

“Il club esprime la propria piena solidarietà e il proprio sostegno a Mike e ribadisce il suo costante impegno nella promozione dei valori del rispetto, dell’inclusione e dell’uguaglianza. Questi sono i valori del Milan. Infine, dobbiamo restare uniti, come milanisti e come movimento calcistico italiano. L’unico modo per riportare il calcio italiano dove merita di stare è fare fronte comune e dare il meglio di noi stessi, sia individualmente che collettivamente. Vogliamo tutti vincere, ma dobbiamo farlo nel modo giusto, con dignità, rispetto reciproco e classe“, ha aggiunto il club rossonero. Tutto arriva dopo la brutta sconfitta per 3-0 dei rossoneri in Europa League sul campo del Bournemouth. Al minuto 28, su azione da calcio d’angolo, il portiere rossonero ha messo le mani in faccia ad Adams buttandolo giù. Immediato l’intervento dell’arbitro Vassilis Fotias che ha espulso il numero uno francese.

In porta è entrato Torriani, che ha preso il posto di Hutchinson. Maignan si è successivamente scusato sui social: “Il mio gesto non era intenzionale. Come tutti i portieri e come in ogni partita, volevo creare dello spazio nella mia zona in area. Sfortunatamente, questo ha portate a dare una cattiva immagine, in particolare ai più giovani. Il club, lo staff e i miei compagni sanno che tipo di persona e che tipo di capitano io sia. Conoscono le mie intenzioni e mollare non ne fa mai parte. Per il resto, siamo abituati alle interpretazioni date da alcune persone e da certi media”. Scuse che non hanno evitato i tantissimi insulti social ricevuti dal portiere francese, capitano del Milan, con la maggior parte appunto a stampo razzista.

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Paura per Kompany: l’allenatore del Bayern Monaco collassa in campo e viene trasportato in ospedale in elicottero. Cosa è successo

23 October 2026 at 17:40

C’è apprensione in Germania per le condizioni di Vincent Kompany, allenatore del Bayern Monaco. Nel pomeriggio, infatti, è stato ricoverato d’urgenza dopo essere crollato a terra nel centro sportivo del club che allena dal 2024. Il tecnico belga, che già da una settimana è alle prese con una infezione virale, è stato trasportato in elicottero in un ospedale a Monaco. Dopo l’allenamento della prima squadra, Kompany voleva assistere alla sessione della formazione U23 quando ha avuto un collasso. I media tedeschi riportano anche che “Kompany era già apparso fortemente indebolito a causa di un’infezione virale“. Addirittura sabato scorso, in occasione della vittoria per 6-1 contro il Lipsia, aveva tenuto il discorso alla squadra ma sia nell’intervallo sia dopo la partita si era dovuto sdraiare per qualche momento sul divano del suo ufficio all’Allianz Arena. L’infezione avrebbe causato problemi a un vecchio tessuto cicatriziale, rendendogli faticoso persino salire le scale.

A riportare la notizia inizialmente era stata la Bild. La scorsa settimana Kompany era stato debilitato da un’infezione virale, avvertendo i primi sintomi in occasione della gara vinta sabato per 6-1 contro il Lipsia. Il tecnico non si era presentato alle interviste post-partita e aveva anche saltato l’allenamento di lunedì per sottoporsi a un nuovo e approfondito controllo. Anche il giorno dopo Kompany non aveva diretto la seduta, lasciando anche la conferenza stampa pre-Arsenal al vice Aaron Danks. “La cosa più importante che stiamo cercando di fargli capire in questo momento è che deve riposare e prendersi tutto il tempo di cui ha bisogno, indipendentemente da quanto possa essere lungo“, aveva detto su Kompany, che però contro i Gunners era regolarmente in panchina. Lo stesso allenatore belga, nel post-gara, aveva spiegato di aver contratto “un virus piuttosto forte, naturalmente non ho ascoltato il mio corpo e, a un certo punto, il corpo mi ha detto: ‘Adesso basta, fermati!'”.

Successivamente il Bayern ha confermato la notizia: “Vincent Kompany è dovuto andare venerdì in ospedale dopo un malore durante l’allenamento della squadra riserve del Bayern Monaco. L’allenatore della squadra professionistica stava osservando la sessione della seconda squadra. Kompany verrà sottoposto a controlli approfonditi in ospedale e rimarrà sotto custodia medica. Fino a nuovo avviso, il suo staff tecnico gestirà l’allenamento e le attività di gioco”, si legge nella nota.

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Rayan Lawaj morto a 14 anni: il giovane calciatore è stato travolto mentre tornava da un allenamento

23 October 2026 at 15:57

Un ragazzino di 14 anni, Rayan Lawaj, è morto ieri pomeriggio all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo dov’era ricoverato in condizioni disperate da martedì sera, quando era stato investito da un’auto mentre camminava sul ciglio di una strada a Ghisalba. Il tentativo dei medici di salvarlo si è rivelato vano per le gravissime ferite riportate nell’impatto con un’Alfa Romeo Giulietta, il cui conducente si era subito fermato a prestare i primi soccorsi. In quel momento la pioggia era battente e la visibilità scarsa perché si tratta di un provinciale che porta da Ghisalba a Martinengo, dove il giovane viveva con i genitori e i fratelli. Al momento dell’incidente stava rincasando dopo aver concluso l’allenamento di calcio in un paese della zona: era infatti un tesserato della Tritium.

Questo il post del club: “Abbiamo ricevuto poche ore fa una terribile notizia: è venuto a mancare il nostro giovane tesserato Rayan Lawaj, di soli 14 anni. Rayan è stato vittima di un incidente stradale qualche sera fa e in questi momenti di concitata tensione facevamo tutti il tifo per lui. Purtroppo il suo giovane corpo non ha resistito e non ce l’ha fatta. Addolorati e attoniti per il triste accaduto ci stringiamo al dolore della famiglia e a loro siamo profondamente vicini in questo triste e drammatico momento“.

Secondo una prima ricostruzione, il giovane procedeva a bordo della carreggiata in direzione di Martinengo, in un tratto poco illuminato. Alle sue spalle è arrivata l’Alfa Romeo Giulietta condotta da un uomo di 38 anni, residente in un paese della Bassa Bergamasca. L’auto ha colpito il 14enne con la parte anteriore destra. L’impatto è stato molto violento e ha scaraventato il giovane oltre il guardrail. Il conducente si è fermato immediatamente e ha chiamato i soccorsi. Sul posto sono intervenuti l’automedica del 118, un’ambulanza e i vigili del fuoco di Palazzolo. Le condizioni del ragazzo sono apparse subito gravissime, in particolare per i traumi riportati alla testa. Dopo le prime cure, il giovane era stato trasferito in codice rosso all’ospedale di Bergamo, dove era stato ricoverato in terapia intensiva.

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De Laurentiis può vendere il Napoli, ma non a Matt Rizzetta: “Magari a un napoletano”. Il piano del patron partenopeo

23 October 2026 at 15:20

Con gli occhiali da sole e il viso sornione quella di Aurelio De Laurentiis è una “poker face” eccellente. In ventidue anni alla guida della Società Sportiva Calcio Napoli se c’è stato qualcosa di pressoché impossibile da portare a casa con lui è stata l’interpretazione esatta delle sue mosse. Che bluffi o faccia sul serio, o che nel suo fare sul serio ci sia un po’ di bluff e viceversa non è (quasi) mai possibile capirlo. E il patron azzurro usa questa capacità a suo piacimento, naturalmente. Il tavolo che lo vede protagonista negli ultimi giorni è quello della eventuale vendita del Napoli. Ventidue anni ininterrotti di regno, aveva 55 anni quando rilevò la società dal fallimento e oggi ne ha 77: in mezzo ci ha messo due promozioni, una dalla C alla B e una dalla Cadetteria alla A, due Scudetti, tre Coppe Italia, due Supercoppe italiane la presenza stabile del Napoli nelle coppe europee e tanti campioni portati in azzurro.

È giunta l’ora del cambio di mano? Chissà, Aurelio come sempre porta tutti sulle giostre con le sue dichiarazioni, da un lato dice che il Napoli “È incedibile”, dall’altro però che “… se poi arrivasse qualcuno in grado di ripagare 25 anni di sacrifici…”. Da un lato racconta di aver rifiutato “un’offerta degli arabi da tre miliardi e mezzo di euro” dall’altro che “se qualcuno avesse voglia di sostituirmi nell’arco di due, tre, cinque anni, chissà”. Qualcuno. Chi? Rumors nemmeno troppo celati (anzi, proprio per nulla) hanno portato a Matt Rizzetta, imprenditore italo americano poco più che quarantenne, attraverso investitori e fondi come North Sixth Group e Underdog Global Partners. Rizzetta ha già investito nello sport italiano: nel Campobasso calcio, preso in Eccellenza e oggi stabilmente in C e soprattutto nel Napoli Basket che oggi sta facendo benissimo in Italia e in Europa.

Rumors per nulla celati perché da un lato Rizzetta ha più volte confessato pubblicamente (e spesso negli ultimi giorni) il sogno di rilevare il Napoli per creare una polisportiva, dichiarandosi pronto: “Io ci sono, sarei onorato di portare avanti l’eredità di quello che ha costruito De Laurentiis con il club. Farei di tutto e anche di più per non deludere la piazza” e dall’altro c’è Aurelio che lo invita al Maradona per Napoli–Bodo Glimt e racconta di essere stato già suo ospite negli Stati Uniti per una partita di basket, e pure di una trattativa cominciata con una due diligence e conclusa in una proposta da 2,2 miliardi di euro, rifiutata perché “Mi sarei dovuto fare gradualmente da parte”. Già, e pare un po’ un unicum che un presidente riservatissimo (sul fronte affari) come De Laurentiis riveli così tanto di un potenziale acquirente. E infatti eccolo offrire a tutti un nuovo giro di giostra quando dice che sì, forse potrebbe vendere “ma magari ad un napoletano e non ad un americano”. E giù a inseguire il nuovo giro di giostra: trova il prossimo presidente napoletano.

Sarà Diego Aponte? Figlio di Gianluigi e patron di Msc, partner commerciale del Napoli da tempo e main sponsor azzurro dal 2023. I rumors parlano anche di un impegno di Msc nella costruzione del nuovo stadio che Adl vorrebbe per il Napoli. E a proposito: il no agli americani era stato motivato en passant non solo con l’indisponibilità al pensionamento, ma pure con la questione stadio: “Rizzetta – aveva dichiarato Adl a Radio Kiss Kiss Napoli – si sarebbe fatto andar bene il Maradona”. E no, il Maradona, che sarà rinnovato con 200 milioni di euro in ottica Europei 2032 (fondi di Regione attraverso il Cipess e Comune) non va bene a De Laurentiis che invece insiste su un nuovo stadio. Dove? L’area individuata è quella dell’ex raffineria Q8 a San Giovanni a Teduccio, Napoli Est, che dovrebbe essere oggetto di un profondo restyling, dove c’è già una stazione ferroviaria nelle vicinanze. Dovrebbe arrivare nelle prossime settimane una valutazione del prezzo dei terreni: non una prima pietra (come quella posta un anno fa per l’eventuale nuovo centro sportivo che però ancora non c’è) ma un elemento concreto.

Un elemento concreto anche nella valutazione di quel Napoli che Adl prese per 32 milioni di euro quando non esisteva più e che oggi ha trasformato in una realtà calcistica europea in grado di vincere coi conti in ordine. Quanto valgono oggi, ventidue anni dopo, quei 32 milioni? Difficile dirlo. Per gli analisti indipendenti una cifra che va dagli 800 milioni al miliardo, per Adl almeno due… e al tavolo, di poker come quello delle trattative, siede lui. Se vuole.

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Incidente per Gianni Careri: ha perso quattro dita del piede. L’ex portiere: “Devo rimettermi, i miei ragazzi mi aspettano”

23 October 2026 at 14:41

Venti giorni di ricovero, due delicati interventi chirurgici e una lunga riabilitazione da affrontare. È il percorso che attende Gianni Careri, ex portiere del Pordenone e oggi preparatore dei giovani numeri uno della Lunigiana Pontremolese, rimasto vittima di un grave incidente lo scorso 3 ottobre nel Parco delle Cinque Terre. Bolognese di nascita e ligure d’adozione, Careri, classe 1982, stava raggiungendo alcuni amici e familiari a bordo di un trenino monorotaia che lui stesso stava guidando. Durante il tragitto, una manovra azzardata ha provocato l’incastro del piede destro nella rotaia, causando lesioni molto gravi.

Le condizioni dell’ex calciatore sono apparse subito serie, rendendo necessario il trasferimento d’urgenza in ospedale a Genova. Qui è rimasto ricoverato per venti giorni, sottoponendosi a due interventi chirurgici particolarmente importanti. La diagnosi finale ha confermato la perdita di quattro dita del piede destro. L’alluce, fondamentale per la deambulazione, è invece rimasto integro. Dopo aver affrontato anche un intervento di chirurgia plastica ricostruttiva, Careri ha iniziato il percorso di riabilitazione, che si preannuncia lungo. L’obiettivo è recuperare le condizioni fisiche necessarie per tornare alla propria attività di preparatore dei portieri.

“Farò di tutto per rimettermi in forma e ricominciare ad allenare i ragazzi della Lunigiana Pontremolese. Mi stanno aspettando, devo rimettermi in fretta“, ha raccontato l’ex portiere, mostrando determinazione nonostante le conseguenze dell’incidente. Careri ha ricordato anche l’infortunio subito durante la sua esperienza a Pordenone, sottolineando quanto la mentalità sportiva lo stia aiutando ad affrontare questa nuova difficoltà. “Comunque nulla è compromesso, l’importante è reagire positivamente come accaduto quando mi infortunai a Pordenone. Noi sportivi siamo preparati a questo tipo di “traumi”. Considero quanto mi è accaduto una prova in più da superare“.

La vicenda è stata resa pubblica dallo stesso Careri attraverso i suoi profili social. Insieme al racconto di quanto accaduto, l’ex calciatore ha promosso una raccolta fondi destinata al reparto di Ortopedia pediatrica dell’ospedale di Genova, con l’intento di sostenere la ricerca. “L’intento è raccogliere dei fondi a favore della ricerca, partendo ovviamente da una mia offerta personale”, ha spiegato. Nel frattempo, per Careri è iniziata la fase della riabilitazione, con la prospettiva di tornare gradualmente alla normalità e riprendere il lavoro con i giovani portieri. “In tutto questo avere la cultura sportiva mi sta aiutando ad affrontare la vicenda nella maniera giusta“, ha concluso.

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Antonio Conte sul suo futuro: “Il mio nome accostato a tanti club. Leggo di richieste economiche, pieni poteri e di riserve per il mio carattere ‘forte’. Sono supposizioni”

23 October 2026 at 14:00

“Alla luce delle indiscrezioni pubblicate negli ultimi giorni da diversi organi di informazione, in Italia e all’estero, ritengo opportuno intervenire per fare chiarezza. Il mio nome è stato accostato a numerosi club, ma al momento non vi è alcuna trattativa in fase avanzata“. Comincia così il messaggio di Antonio Conte nelle sue storie Instagram in cui fa chiarezza sul suo futuro. Il tecnico leccese – che nelle settimane precedenti aveva strizzato l’occhio a club “blasonati”, che “hanno perso di vista la propria storia” – ha deciso di uscire allo scoperto dopo che nelle ultime settimane il suo nome è stato accostato a diversi club italiani e stranieri, tra cui Juventus e Manchester United tra le tante, dove le panchine di Spalletti e Carrick non sono più al sicuro dopo gli ultimi deludenti risultati.

“Dopo una splendida e vincente esperienza alla guida del Napoli, mi prenderò il tempo necessario per valutare come e quando tornare ad allenare. Sarà una scelta ponderata, che farò quando riterrò che vi siano le condizioni giuste“, scrive Conte, che poi entra più nello specifico: “Ho letto di presunte richieste economiche e di pieni poteri che avrei già avanzato alle società citate, così come di riserve legate a quello che viene definito il mio un ‘carattere forte‘”.

Nessuna trattativa avanzata con la Juventus e nessuna con il Manchester United, così come con tutti gli altri club a cui Conte è stato accostato nell’ultimo mese: “Si tratta di ricostruzioni prive di fondamento poiché, allo stato attuale, non esistono elementi concreti sui quali basare simili valutazioni. Qualora si presentasse un’opportunità concreta, sarà il momento di confrontarsi con il club interessato e valutare insieme le condizioni di un eventuale accordo, nel rispetto delle reciproche esigenze e delle caratteristiche che contraddistinguono il mio lavoro di allenatore. Fino ad allora, ogni ipotesi sulle mie richieste e sul mio futuro professionale resta una supposizione e non può essere considerata come un fatto”, ha concluso nel lungo messaggio pubblicato anche in inglese.

Nonostante la smentita, però, dall’Inghilterra insistono: se nel prossimo weekend – domenica alle 17:30 contro il Bournemouth – il Manchester United non dovesse vincere, Carrick verrebbe esonerato e il club andrebbe forte su Antonio Conte. E la sua ombra, inevitabilmente, è anche dietro Luciano Spalletti, visto che la sua Juventus non riesce a trovare continuità.

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Ti ricordi… “La vie c’est fantastique quando segna Mario Frick”

23 October 2026 at 07:05

Urbex vuol dire “urban exploration”: esplorazioni urbane che avvengono in luoghi abbandonati e che oggi hanno un discreto seguito in rete e sui social. La matrice del seguito è per lo più la nostalgia, visto che i luoghi visitati sono vere e proprie capsule del tempo. D’altronde cos’è, se non una capsula del tempo, una discoteca abbandonata? Già, perché luoghi di questo tipo sono tra le mete principali degli esploratori urbani e tra i più apprezzati dagli utenti. E tra consolle abbandonate, strobo pendenti, divanetti ormai logori pare di ricordare serate di altri tempi e persino di percepirne la musica: dance, house, techno a seconda delle preferenze, capolavori o pezzi meno impegnativi che pure chi non era amante del genere né frequentatore di quel mondo ricorderà con un pizzico di nostalgia. Non era un capolavoro ad esempio La vie c’est fantastique degli Sms, che ha fatto ballare giovani in Italia e in Europa nel 2001, ma provate ad accennarne il titolo a qualcuno che all’epoca aveva vent’anni o giù di lì all’epoca e inevitabilmente vi risponderà “Pourquoi tu te la complique?”, ovvero il seguito del motivetto. Provate a dirlo a chi aveva vent’anni o giù di lì all’epoca ed era pure calciofilo e vi sentirete rispondere “Quando segna Mario Frick”.

Già, non era un capolavoro la canzone, non era un memorabile bomber Mario Frick, attaccante nato in Svizzera ma di nazionalità liechtensteinese che vent’anni fa di questi tempi era vicecapocannoniere in Serie A. Nato in Svizzera, ma cresciuto a Balzers, in Liechtenstein, Mario Frick avrebbe dovuto intraprendere la carriera di tutti gli altri ragazzi della sua zona: l’economia bancaria. E se proprio c’è da fare sport ci sono gli sci. Invece Mario vuole giocare a pallone e per quello entra in rotta di collisione col papà, che non vede di buon occhio la passione del ragazzo e non vede proprio un futuro nel calcio professionistico. D’altronde i precedenti in Liechtenstein non sono moto favorevoli. Eppure, a dispetto dei dubbi paterni e di una tradizione sportiva che offriva ben pochi appigli, Mario sceglie il pallone. Muove i primi passi tra San Gallo, Basilea e Zurigo, mostrando subito due tratti distintivi che ne segneranno il percorso: un fiuto del gol non comune e un’indole del tutto priva di filtri. Giovanissimo, apre un proprio sito web personale in cui inserisce una rubrica spietata: le pagelle dei suoi stessi allenatori. Quando il tecnico del Zurigo, Gilbert Gress, lo esclude o ne limita il raggio d’azione, Frick non ci pensa due volte e scrive nero su bianco che il mister è “un uomo dell’età della pietra per quanto riguarda la gestione umana“.

Ma dietro la maschera del calciatore irriverente si nasconde presto un’ombra profonda. In quegli anni Mario precipita nel tunnel della ludopatia. Inizia a scommettere su tutto, travolto da una spirale di azzardo e frenesia: “Scommettevo, e tanto. Ero fuori controllo, sommerso dai debiti. All’inizio vincevo e mi sentivo infallibile, poi ho iniziato a perdere ed è diventato un incubo”, racconterà anni dopo a cuore aperto. Un baratro da cui riesce a riemergere grazie al supporto incrollabile del suo procuratore, della famiglia e soprattutto della moglie, che lo aiuta a saldare i debiti e a rimettersi in carreggiata. È proprio all’inizio di questa rinascita, nel novembre del 2000, che il destino gli tende la mano in Serie C1. Il direttore sportivo dell’Arezzo, Tito Corsi, va a vederlo giocare con la Nazionale del Liechtenstein contro la Germania. Finisce 8-2 per i tedeschi, ma Frick segna una rete con una sfrontatezza tale da convincere la dirigenza toscana ad ingaggiarlo. Al debutto nel derby contro la Lucchese firma una doppietta conquistando all’istante la Curva Sud amarantina. È il trampolino di lancio verso il grande palcoscenico della Serie A.

L’anno successivo passa all’Hellas Verona. La squadra ha un organico stellare per l’epoca — tra le sue fila militano futuri campioni del mondo e talenti come Camoranesi, Gilardino, Mutu, Oddo e Italiano —, ma è Mario ad accendere le fantasie delle gradinate del Bentegodi. Durante la settimana, un tifoso gli consegna una maglietta intima personalizzata chiedendogli di mostrarla al primo gol. L’occasione arriverà a dicembre, in una sfida infuocata contro il Brescia: Frick mette a segno due reti e, sollevando la divisa gialloblù, rivela al mondo la scritta diventata cult: “La vie c’est fantastique quando segna Mario Frick“. Un connubio perfetto tra tormentone dance e passione calcistica che farà storia. Dopo la sfortunata retrocessione degli scaligeri e un passaggio a Terni, trova la sua vera isola felice a Siena. In terra toscana diventa il simbolo di una squadra capace di conquistare salvezze epiche che per la piazza valevano quanto scudetti. Frick corre, si batte su ogni pallone, segna gol pesanti e si trasforma in un eroe popolare, amatissimo per la sua umiltà e la sua generosità in campo.

Con la maglia della propria Nazionale, intanto, costruisce un legame quasi paradossale. È il miglior marcatore di sempre nella storia del Liechtenstein con 16 reti, ma negli ultimi anni di carriera, complice l’assenza di difensori di ruolo nel Paese, accetta di arretrare il proprio raggio d’azione fino a diventare difensore centrale. Gioca in retroguardia contro giganti come Ibrahimović e Lewandowski, mantenendo però con orgoglio sulle spalle la maglia numero 10. Un dettaglio surreale che ben riassume la sua parabola sportiva. Appesi gli scarpini al chiodo nel 2016, Frick intraprende la carriera da allenatore in Svizzera, sedendosi sulle panchine di Vaduz e Lucerna. Anche a bordo campo rimane lo stesso di sempre: viscerale, spontaneo, allergico alle convenzioni dei social media e capace di regalare perle memorabili ai microfoni della stampa, festeggiando i successi al novantesimo con uscite colorite che farebbero impallidire i puristi. Ma dietro l’impeto c’è soprattutto un uomo di grande spessore: forte dei demoni che ha dovuto affrontare da giovane, tiene la porta del suo ufficio sempre spalancata per ascoltare i problemi personali, psicologici o finanziari dei suoi ragazzi, offrendo loro l’aiuto di chi nel baratro c’è stato davvero. I tempi di quella Serie A nostalgica e patinata sembrano oggi lontani, custoditi come quei vecchi dischi in vinile nelle consolle delle discoteche ormai silenziose. Ma basta nominare il suo nome per far scattare un riflesso incondizionato in chiunque abbia vissuto quelle domeniche di inizio millennio. Un sorriso, un ricordo spontaneo e quella melodia che torna a suonare nella mente, pronta a riaccendere la festa. Ready, the DJ is on the door. J’adore.

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Perché l’Inghilterra gioca un altro sport

4 August 2026 at 07:33

Tutto il sistema inglese, non solo la Premier League, ha squadre di gran lunga più ricche delle altre leghe. Il mercato mondiale è organizzato in sistemi nazionali molto distanti fra loro, mentre le differenze al loro interno sono relativamente contenute.

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