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Los eléctricos de Kia: todos los tamaños en una gama polivalente

23 October 2026 at 18:45

Diez modelos diferentes, medio centenar de versiones y hasta cuatrocientas combinaciones distintas es la oferta que Kia ofrece en su gama de vehículos eléctricos. Desde el pequeño EV2, ideal como coche de ciudad, hasta la furgoneta de pasajeros u otro uso industrial PV5 y todos ellos con autonomías homologadas de alrededor de medio millar de kilómetros. La marca coreana ya ha alcanzado un millón de unidades vendidas en España, de las que veinticinco mil han sido de automóviles eléctricos, más de la mitad de ellas en los dos últimos años.

La tradición de Kia en el campo de los eléctricos no es nueva. Su primer modelo de este tipo de motorización fue el Soul que salió hace una docena de años. Ahora la oferta de eléctricos es muy completa y se inicia con el más pequeño EV2, que supone el acceso a la electrificación en un coche de carácter urbano disponible por unos veinte mil euros. De mayor tamaño es el EV3, nombrado Coche del Año en el pasado ejercicio y que es el más vendido de la gama eléctrica. Para quienes busquen mayores tamaños se ofrecen el EV4, el EV5, que es equivalente al popular Sportage, el EV6 y finalmente el EV9, amplio y con tracción total. La gama se completa con los comerciales PV5 en versiones cargo, pasajeros y cabina para carrozarlo con diferentes usos.

La importancia de los eléctricos en Kia es superior a la media del mercado ya que, mientras en los informes de matriculaciones totales solo el 11% corresponden a coches eléctricos, esta proporción asciende hasta el 14% en la marca coreana. La previsión es superar este año las diez mil unidades de ventas de motores de este tipo, el 75% de las cuales serán en el canal de clientes particulares. Con ello se colocó como tercera marca más vendida de este segmento, solo por detrás de BYD y Tesla y su modelo EV3 es el cuarto turismo eléctrico más vendido en España. En el apartado de vehículos comerciales, la PV% es la furgoneta con mayor autonomía, con 693 kilómetros, en sus diferentes versiones, cargo, pasajeros y combi.

Para completar la efectividad del sistema, los clientes pueden acceder a la tarjeta Kia Charge, que incluye todos los cargadores de diferentes operadores en una sola aplicación tanto para España como para Europa y a un precio de solo 0,42 euros el kw/h. Los modelos de Kia tienen además carga bidireccional para recargar otros aparatos eléctricos, como, por ejemplo, un patinete para moverse por la ciudad.

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Los eléctricos de Kia: todos los tamaños en una gama polivalente

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Gama Kia EV

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Kia PV5

Great Wall H7, la prova de Il Fatto.it – Spazio e tecnologia per sfidare i suv europei – FOTO

23 October 2026 at 07:30
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Il guardaroba è quello delle grandi spedizioni: cofano importante, passaruota marcati, protezioni nere e un contenitore sul portellone che richiama la classica ruota di scorta. Dentro, invece, c’è un vano portaoggetti da 21,3 litri. Un dettaglio che racconta la filosofia della GWM H7: interpretare lo spirito dell’avventura con soluzioni pensate anche per la vita quotidiana. Perché fra una gita fuori porta e il parcheggio sotto casa, un posto in più dove sistemare le cose torna sempre utile.

Great Wall Motor allarga la propria offerta italiana con un Suv a cinque posti lungo 4,68 metri, largo 1,95 e alto 1,84. La presenza scenica è assicurata dalle proporzioni squadrate, dai 21 centimetri di altezza da terra e dal portellone ad apertura laterale. Una soluzione caratteristica, per la quale occorre prevedere un po’ di spazio dietro la vettura quando si caricano i bagagli.

L’abitacolo punta sull’accoglienza. La posizione di guida rialzata offre una buona visuale e dietro lo spazio è generoso, anche per i passeggeri più alti. La plancia abbina una strumentazione digitale da 12,3 pollici a uno schermo centrale da 15,6, con Apple CarPlay e Android Auto senza fili. Per alcune funzioni del climatizzatore restano i tasti fisici: una scelta pratica, che permette di regolare la temperatura senza dover cercare ogni volta un menu.

La dotazione è uno degli argomenti più convincenti dell’H7: la full hybrid, proposta nell’allestimento Premium, comprende tetto panoramico apribile, climatizzatore bizona, head-up display, sedili anteriori riscaldati e ventilati e ricarica wireless per lo smartphone. I rivestimenti sono in pelle sintetica e come detto non mancano vani distribuiti nell’abitacolo, compreso uno scomparto nel bracciolo che può essere raffreddato o riscaldato attraverso il climatizzatore.

Il bagagliaio offre 341 litri nella configurazione standard, che diventano 586 sfruttando il vano fino al tetto e 1.404 abbattendo gli schienali posteriori. Una capacità da valutare secondo le proprie esigenze di viaggio, a fronte di uno spazio per gli occupanti particolarmente ampio.

La versione full hybrid Hi2 abbina un quattro cilindri 1.5 turbo a benzina da 150 cavalli a un motore elettrico da 177, per una potenza complessiva di 247 cavalli e trazione anteriore. La batteria è da 1,53 kWh, mentre la trasmissione dedicata dispone di due rapporti. Non serve collegarsi a una presa: il sistema gestisce automaticamente il funzionamento dei propulsori e recupera energia nelle decelerazioni. GWM dichiara 8,1 secondi nello scatto da zero a cento e un consumo medio WLTP di 6,5 litri ogni cento chilometri, equivalenti a circa 15,4 km/l.

Su strada, la componente elettrica sostiene con efficacia la massa di quasi due tonnellate. Partenze e riprese sono vivaci, con una risposta pronta all’acceleratore che rende agevoli gli inserimenti nel traffico e i sorpassi. Sul fondo scivoloso conviene dosare la richiesta di potenza, perché la spinta sulle ruote anteriori può chiamare in causa il controllo di trazione.

La seduta alta e il cofano ben visibile aiutano a percepire gli ingombri, mentre le telecamere facilitano le manovre. L’assetto, affinato per le strade europee con la collaborazione di Racing Syn, accompagna con una guida fluida. Sulle sconnessioni più marcate la risposta diventa più decisa, ma l’impostazione complessiva si presta ai viaggi e all’impiego familiare. Il pedale del freno richiede un breve adattamento nella prima parte della corsa.

La dotazione di sicurezza comprende sette airbag e oltre venti sistemi di assistenza, fra cui cruise control adattivo, frenata automatica d’emergenza e monitoraggio dell’angolo cieco. Il mantenimento di corsia interviene talvolta con una certa energia: una taratura che potrebbe guadagnare in progressività.

La scelta dei motori è ampia. Accanto alla full hybrid c’è un 2.0 turbobenzina da 215 cavalli con trazione integrale e cambio a doppia frizione a nove rapporti. Le due versioni plug-in si rivolgono invece a chi può ricaricare e vuole percorrere buona parte degli spostamenti quotidiani in elettrico.

La Plug-in Hi2 2WD offre 326 cavalli, mentre la Hi4 dispone di un motore elettrico per ciascun asse e raggiunge 435 cavalli. Per quest’ultima la casa cinese indica uno zero-cento in 4,9 secondi: una bella riserva di prestazioni per un Suv dall’impostazione familiare. Entrambe sono equipaggiate con una batteria da 33,7 kWh e supportano la ricarica in corrente continua fino a 85 kW, con un passaggio dal 30 all’80% – se le colonnine lo permettono – in circa 19 minuti. Le autonomie elettriche indicate sono rispettivamente di 150 e 129 chilometri; i dati delle plug-in restano tuttavia soggetti al completamento dell’omologazione.

Il listino, infine: dai 37.000 euro della full hybrid Premium. La benzina con trazione integrale costa 39.500 euro, la plug-in 2WD 41.490 euro nell’allestimento Business e 43.490 in Premium. Al vertice si colloca la plug-in integrale Hi4 Premium, a 46.000 euro. Al lancio, la full hybrid è proposta a 29.990 euro con permuta o rottamazione, escludendo anche la messa su strada. La garanzia di sette anni o 150.000 chilometri, estesa a otto anni o 160.000 chilometri per la batteria, rafforza una proposta che trova nel rapporto fra prezzo e dotazioni uno dei suoi punti di forza.

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Omoda X: el futuro de la marca con capacidad todoterreno y visión nocturna

By: Fran · Castro
22 October 2026 at 17:05

Uno de los grandes protagonistas del mercado español en los últimos meses, Omoda, celebró ayer su “keynote” al estilo Apple para presentar algunas de las ideas y novedades que llegarán al mercado en los próximos meses y años. Lo hizo en Wuhu, China, en la sede de la compañía, que pertenece al grupo Cheri, que en España también tiene marcas como Ebro, Jaecoo y Lepas. Y una de las revelaciones fue el Omoda X, un Cross Off-Road Vehicle (COV) de diseño futurista que tendrá versiones híbridas y eléctricas, aunque sus formas definitivas todavía no son definitivas, al igual que su comercialización, que no está confirmada aún ni en Europa ni en España.

Es un vehículo que anticipa la evolución estética y tecnológica de la marca y que pretende combinar las cualidades de un SUV familiar con algunas capacidades propias de un todoterreno (con 200 mm de altura libre al suelo, capacidad para vadear hasta 70 centímetros y una cámara térmica capaz de detectar obstáculos a 90 metros), sin renunciar a una imagen deportiva y a las últimas soluciones digitales. Lo primero que llama la atención es su diseño, inspirado en la denominada cultura mecha (rollo “Mazinger Z”), vinculada a los robots y vehículos futuristas de la ciencia ficción japonesa, con una carrocería de superficies angulosas, hombros muy marcados y una silueta que transmite robustez. Sus dimensiones tampoco pasan inadvertidas con 4,95 metros de longitud, 1,92 de anchura y 1,70 de altura, mientras que la distancia entre ejes alcanza los 2,70 metros.

Especialmente llamativa resulta la incorporación de una cámara térmica capaz de detectar personas, animales y posibles obstáculos a distancias de hasta 90 metros, dependiendo de las condiciones, una tecnología poco habitual en automóviles de este tipo y que puede aportar información adicional durante la conducción nocturna o con visibilidad reducida. En el habitáculo encontramos una instrumentación digital de 10,25 pulgadas y una pantalla multimedia central de 13,2 pulgadas, aunque Omoda mantiene mandos físicos para funciones habituales como la climatización y la selección de los programas de conducción. También incorpora el sistema SIAS, basado en inteligencia artificial, que pretende facilitar la comunicación mediante lenguaje natural, además del programa personalizable X-MODE y una curiosa función de karaoke integrada.

En el apartado mecánico, la marca confirma que el proyecto contempla versiones híbridas, híbridas enchufables y completamente eléctricas, incluidas variantes con tracción total, aunque todavía no ha comunicado potencias, baterías, autonomías ni prestaciones. Por ahora, el Omoda X es un adelanto de las intenciones de la compañía, que busca ampliar su presencia más allá de los SUV urbanos y compactos con un modelo de mayor tamaño, diseño diferenciador y capacidades para circular fuera del asfalto.

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Omoda X: el futuro de la marca con capacidad todoterreno y visión nocturna

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Omoda X

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Omoda X

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Omoda X

¿Comprarías un coche sin volante ni pedales? Tesla lo está peleando con las autoridades de Estados Unidos para hacerlo en 2026

By: Fran · Castro
22 October 2026 at 09:40

Tesla llegó al mercado como una marca rompedora y anticipándose muchísimo a los fabricantes de coches tradicionales. La propulsión eléctrica todavía era muy incipiente cuando la compañía puso en el mercado sus vehículos cien por cien eléctricos y fue la primera en establecer una red de cargadores que, hay que decirlo, funciona bien, aunque con unos precios altos para quienes no forman parte de su comunidad. Pero la empresa quiere ir más allá y ahora anda a la gresca con las autoridades americanas para homologar la conducción autónoma para clientes particulares. Hasta ahora conocíamos la intención de Tesla para comercializar el Cybercab como VTC o Taxi autónomo, sin conductor, pero el objetivo va más allá.

La compañía de Elon Musk mantiene su intención de comenzar a comercializar el Cybercab antes de que termine 2026, un vehículo que rompe con todo lo que conocemos hasta ahora: no tiene volante, no tiene pedales, ni espejos y tampoco necesita conductor. Una auténtica revolución que abre muchas dudas. Sobre todo, en Europa, donde este tipo de tecnología presenta muchas incógnitas y sus plazos de establecimiento han ido siempre muy lentos. Entonces, si esto se convirtiera en realidad ¿ya no sería necesario tener el carnet de conducir? ¿A qué edad se podría viajar solo en el Tesla? En caso de accidente ¿cómo se dirime la responsabilidad de unos y otros?

El anuncio lo hizo Lars Moravy, vicepresidente de ingeniería de Tesla, durante la presentación de resultados del tercer trimestre. Y lo dijo tal cual: el fabricante estadounidense trabaja para iniciar las entregas este mismo año. El Cybercab es un pequeño vehículo eléctrico de dos plazas, con una carrocería de aspecto futurista y unas puertas tipo alas de gaviota o mariposa con apertura hacia arriba. Pero su verdadera particularidad no está en el diseño, sino en lo que le falta porque prescinde de volante y pedales. Solo hay que meter la dirección donde quieres ir y ya. El problema es conseguir que circule legalmente por nuestras carreteras y todo lo que eso supone en cuanto a normativa, seguros, responsabilidades, posibles problemas, etc.

La NHTSA todavía investiga el cumplimiento de las normas federales de seguridad por parte del Cybercab, un obstáculo nada menor para un automóvil que, por su propia concepción, desafía todo lo conocido hasta ahora para los vehículos convencionales. Mientras tanto, Tesla continúa avanzando en sus servicios de robotaxis, ya establecidos en Austin, y planes de expansión a otras ciudades estadounidenses. Sin embargo, desarrollar la conducción autónoma para clientes particulares y poner miles de vehículos sin conductor en circulación son desafíos muy diferentes.

Ahora la compañía se enfrenta a una prueba decisiva: demostrar que el Cybercab no es únicamente un espectacular ejercicio de marketing, sino un producto viable, seguro y capaz de transformar el transporte. Porque, si Tesla consigue su objetivo, las consecuencias podrían ser enormes. Desde el negocio del taxi hasta los propios fabricantes tradicionales, pasando por las aseguradoras y la movilidad en general.

© Tesla

Tesla Cybercab

Cae en septiembre la producción de automóviles en España

21 October 2026 at 18:55

La producción de automóviles en las fábricas españolas experimentó un ligero descenso el pasado mes de septiembre, al registrarse un total de 222.304 unidades, lo que significa una bajada de medio punto porcentual respecto al mismo mes del año pasado. En el conjunto de los nueve primeros meses, el saldo es asimismo negativo, con 1.675.092 vehículos, lo que supone una bajada del 1,6 % respecto a los tres primeros trimestres de 2025.

La entrada en producción de nuevos modelos electrificados sigue aumentando su peso en la fabricación total, lo que permite mantener la evolución de la producción en línea con las previsiones de la Asociación Española de Fabricantes de Automóviles y Camiones (Anfac). Las estimaciones apuntan a cerrar el año con alrededor de 2,25 millones de vehículos fabricados, un 1 % menos que en 2025. Por tipología de vehículo, se fabricaron 171.918 turismos durante septiembre, con un descenso del 4,3 %, mientras que, en el caso de los vehículos comerciales e industriales, la producción creció un 15,2 %, con un total de 50.386 unidades.

En cuanto a las exportaciones, 191.519 vehículos fueron enviados fuera de nuestras fronteras en septiembre, lo que supone un 1 % más que en el mismo mes del año anterior. En el acumulado anual, durante los nueve primeros meses del año, se exportaron 1.427.473 vehículos, con un descenso del 2,3 % respecto al periodo de enero a septiembre de 2025.

Por destinos de exportación, Europa representa el 92,2 % de los envíos de vehículos. Entre los cinco principales destinos en septiembre, Alemania, Francia y Reino Unido ocupan las tres primeras posiciones, seguidos de Turquía e Italia. Entre los principales mercados, destaca el crecimiento de las exportaciones a Polonia (33,3 %) y Austria (13,7 %), frente a los descensos de Turquía (-26,2 %) y Bélgica (-22,2 %).

Según el director general de Anfac, «la industria española de automoción mantiene el rumbo previsto para este año. Septiembre ha evolucionado en línea con nuestras estimaciones y seguimos contando con cerrar el ejercicio en torno a los 2,25 millones de vehículos fabricados. La entrada en producción de los nuevos modelos está impulsando el peso de los electrificados en la producción, pero el volumen total de producción continúa lejos de los niveles de 2019 y de los que aspiramos a recuperar».

En este sentido, ha señalado que «el reto ahora es convertir esta transformación en una oportunidad para reforzar nuestra competitividad industrial y generar más actividad, inversión y empleo en España. Para ello, necesitamos que el mercado acompañe el esfuerzo de los fabricantes y que la electrificación y descarbonización siga avanzando, aún más, en nuestro país y de un modo compatible con la realidad de mercado y producción. De cara a los próximos meses, es fundamental que las decisiones políticas garanticen estabilidad y continuidad en las ayudas a la compra».

© EUROPA PRESS

Fábrica de automóviles en España

Rojo, amarillo y a veces blanco: qué indican las marcas de colores que aparecen en los neumáticos nuevos

21 October 2026 at 16:26

Al comprar neumáticos nuevos o fijarse en las ruedas de un coche recién estrenado, es habitual encontrar líneas rojas, amarillas, verdes o blancas sobre la goma. También pueden aparecer pequeños puntos de distintos colores en sus laterales. Aunque estas señales pueden generar dudas entre los conductores, su presencia suele responder a necesidades técnicas relacionadas con la fabricación y el montaje. Sin embargo, no todas tienen la misma función ni existe un código universal que permita interpretar cada color de la misma manera.

Las líneas de colores: un código interno de fábrica

Las franjas que recorren longitudinalmente la banda de rodadura de un neumático nuevo se utilizan principalmente durante los procesos de fabricación, identificación y clasificación. En instalaciones industriales donde se producen numerosas referencias, estas marcas facilitan la identificación visual de determinados productos o lotes y ayudan a organizar las distintas fases de producción y almacenamiento.

Los colores pueden variar entre fabricantes e incluso entre diferentes modelos. Por este motivo, una línea roja no significa necesariamente lo mismo que una amarilla o una blanca, ni permite deducir por sí sola las prestaciones de la cubierta.

Tampoco indican que un neumático tenga más agarre, sea más resistente o pertenezca a una categoría de calidad superior. Su presencia no constituye una señal de defecto y, a medida que el vehículo circula, estas franjas suelen desaparecer por el desgaste normal de la banda de rodadura.

Qué significan los puntos rojos y amarillos

Los pequeños puntos situados en el flanco del neumático, en cambio, pueden aportar referencias útiles para el montaje. Aunque su significado depende del fabricante, existen dos interpretaciones habituales.

El punto amarillo suele señalar la zona más ligera del neumático. Durante la instalación, el profesional puede utilizarlo como referencia para situarlo frente a la válvula de inflado, que puede representar una parte más pesada del conjunto. Esta orientación ayuda a compensar las diferencias de peso y facilita el equilibrado de la rueda.

El punto rojo, por su parte, puede identificar una zona en la que se registra una variación de la fuerza radial del neumático. Si la llanta dispone de una marca de referencia compatible, el instalador puede aprovechar ambas señales para mejorar el ajuste del conjunto.

Estas indicaciones no aparecen necesariamente en todos los modelos y su interpretación debe confirmarse con las instrucciones del fabricante.

¿Y si aparece una marca blanca?

El color blanco también puede utilizarse como referencia técnica en determinados neumáticos, pero no tiene un significado único aplicable a todas las marcas. Según el sistema empleado, puede identificar características relacionadas con los controles de fabricación o con la uniformidad del producto.

Por tanto, estas señales no deben confundirse con los datos que realmente permiten elegir un neumático adecuado. Para ello, conviene comprobar las medidas, los índices de carga y velocidad y las especificaciones recomendadas para el vehículo.

En definitiva, las líneas y los puntos de colores forman parte de los procesos industriales o de montaje. No son una escala de calidad ni una advertencia para el conductor, aunque algunas marcas sí ayudan al profesional a instalar correctamente la rueda.

© istock

Rojo, amarillo y a veces blanco: qué indican las marcas de colores que aparecen en los neumáticos nuevos

Zeekr 9X: 897 CV y lujo para seis en el SUV chino que desafía a los grandes fabricantes europeos

By: Fran · Castro
21 October 2026 at 10:45

La industria china del automóvil está dispuesta a ocupar todos los segmentos posibles. Fabricantes como Zeekr, perteneciente al grupo Geely (que tiene marcas como Volvo, Polestar o la propia Geely), están demostrando que también quieren hacerse un hueco entre las marcas de lujo, con automóviles que destacan por sus prestaciones, tecnología y equipamiento. El último ejemplo es el Zeekr 9X, un imponente SUV híbrido enchufable de seis plazas que se presentó recientemente en Barcelona y París y que llega con argumentos tan llamativos como sus 897 CV de potencia, una autonomía eléctrica de 179 kilómetros y un sistema de carga capaz de recuperar buena parte de la batería en menos de diez minutos. Al estilo de un cien por cien eléctrico muy avanzado.

La marca quiere conquistar Europa y una de las claves es su equipo de diseño, ubicado entre Goteborg y Shanghai, y en este caso, la silueta del coche está dirigida por el español Javier García-Gallardo, jefe de diseño de la marca. La presentación fue estática, pudimos acceder al coche y las sensaciones era de máximo lujo, detalles muy cuidados y un nivel de confort extremo.

El nuevo modelo, presentado en la Marina Port Vell de Barcelona con la presencia del equipo de Zeekr España, ya está disponible en los concesionarios españoles en una única versión denominada Ultra AWD, con un precio de partida de 121.500 euros. Una tarifa que lo sitúa directamente en el territorio de los grandes SUV premium europeos, aunque con una propuesta tecnológica más innovadora y completa. ¿Quién se compraría un coche así? Pues la marca tiene en España ya al menos cinco pedidos y uno de ellos sustituirá su actual Bentley Bentayga por un Zeekr 9X.

Un híbrido enchufable con prestaciones de superdeportivo

El Zeekr 9X utiliza un sistema de propulsión denominado Super Hybrid, desarrollado sobre una arquitectura eléctrica de 900 voltios (algo que todavía no tienen los cien por cien eléctricos). Cuenta con dos motores eléctricos que desarrollan una potencia conjunta de hasta 897 CV y un par máximo de 935 Nm, mientras que un motor de gasolina turboalimentado de 2,0 litros actúa como generador para ampliar la autonomía.

Las prestaciones resultan especialmente llamativas para un vehículo de estas características ya que acelera de 0 a 100 km/h en apenas 4,1 segundos y alcanza una velocidad máxima de 240 km/h. Sin embargo, uno de sus aspectos más interesantes está en la batería. Con una capacidad de 55,1 kWh, superior a la de numerosos híbridos enchufables convencionales, permite recorrer hasta 179 kilómetros utilizando exclusivamente electricidad. La autonomía total anunciada asciende a 737 kilómetros.

También destaca su capacidad de recarga. Admite potencias de hasta 330 kW en corriente continua y, en condiciones óptimas, puede pasar del 10 al 80 % de batería en solo 9,5 minutos. Una cifra inédita entre los híbridos enchufables y que acerca sus posibilidades de utilización a las de un eléctrico con carga ultrarrápida.

El habitáculo adopta una configuración de seis asientos distribuidos en tres enormes filas de dos plazas. La segunda fila adquiere especial protagonismo, con dos butacas individuales que pueden reclinarse hasta 145 grados y cuentan con reposapiernas eléctricos, calefacción, ventilación y masaje. Y una pantalla que aterriza desde el techo para convertir la parte de atrás en una sala de cine mientras se viaja.

La tercera fila tampoco queda relegada a un uso ocasional, al menos sobre el papel porque sus asientos disponen de regulación eléctrica, calefacción y respaldos reclinables hasta 135 grados.

Entre los materiales utilizados aparecen la piel Nappa y las molduras de madera nórdica. El equipamiento incluye un sistema de sonido Naim con 32 altavoces y ocho transductores hápticos (dispositivos integrados en los asientos que transmiten vibraciones sincronizadas con la música, permitiendo sentir físicamente el sonido), una pantalla OLED de 17 pulgadas integrada en el techo y un frigorífico capaz de mantener temperaturas entre −6 y 50 grados.

Delante encontramos dos pantallas OLED de 16 pulgadas, una para el conductor y otra para el acompañante, además de un sistema de proyección de información sobre el parabrisas equivalente a 47 pulgadas. Además, el Zeekr mantiene algunos mandos físicos para las funciones principales.

Para controlar las inercias de un SUV de este tamaño y planteamiento, el 9X incorpora suspensión neumática adaptativa de doble cámara y amortiguadores electromagnéticos de doble válvula y también dispone de diferentes programas de conducción, incluidos modos específicos para circular fuera del asfalto.

En cuanto a seguridad, el sistema Zeekr Assisted Drive combina un sensor LiDAR con cámaras y otros dispositivos para interpretar el entorno. Incluye control de crucero adaptativo y funciones de mantenimiento y centrado de carril, aunque continúa siendo un sistema de asistencia que requiere supervisión del conductor.

Con el 9X, Zeekr da un paso importante en el mercado español y plantea una alternativa a los grandes SUV de lujo tradicionales. Su principal desafío será convencer a compradores acostumbrados a fabricantes consolidados de que una marca china relativamente joven puede competir también en este exigente segmento. Y visto lo que vimos, puede hacerlo perfectamente.

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Zeekr 9X: 897 CV y lujo para seis en el SUV chino que desafía a los grandes fabricantes europeos

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