❌

Normal view

La pace da difendere, la sicurezza da costruire. Tutti i protagonisti della festa di Airpress a Villa Blanc

22 October 2026 at 13:57

Difendere la pace significa assumersi responsabilità politiche, disporre di capacità militari credibili e poter contare su un’industria in grado di sostenerle. È questo il filo conduttore dell’evento annuale di Airpress, dal titolo Arsenale per la pace, cha ha riunito a Villa Blanc, a Roma, rappresentanti delle istituzioni, vertici delle Forze armate e protagonisti dell’aerospazio e della difesa. Una serata per confrontarsi sul futuro della sicurezza italiana ed europea, nella consapevolezza che deterrenza, innovazione tecnologica e capacità industriali sono parte integrante di una strategia capace di preservare la pace.

La pace, la difesa e la responsabilità della politica

Il rapporto tra deterrenza e sicurezza europea ha attraversato il confronto tra Isabella Rauti, sottosegretario di Stato alla Difesa, Lorenzo Guerini, presidente del Copasir e Alessandro Azzoni, rappresentante permanente d’Italia presso la Nato. Tre prospettive istituzionali diverse, accomunate dall’esigenza di rafforzare le capacità di difesa e, soprattutto, di spiegare ai cittadini le ragioni delle scelte necessarie per garantire la sicurezza.

A richiamare la politica alle proprie responsabilità è stato Guerini, invitandola ad affrontare questi temi “senza mentire all’opinione pubblica per un voto in più”. Il disimpegno americano in Europa impone, secondo il presidente del Copasir, un salto di qualità negli investimenti comuni, nella pianificazione militare e nella cooperazione industriale. Una responsabilità che riguarda anche il rapporto con i cittadini, come ha ricordato Rauti. “Per decenni abbiamo dato la pace per scontata, oggi sappiamo che va difesa ogni giorno”. La deterrenza, nella lettura del sottosegretario, è anzitutto uno strumento per prevenire i conflitti e tutelare le società democratiche.

È su questo rapporto tra sicurezza e consapevolezza pubblica che si è soffermata Flavia Giacobbe, direttore di Formiche e Airpress, spiegando la scelta del titolo. Un richiamo al legame tra capacità di difesa, deterrenza e innovazione, in una stagione di confronto permanente non sempre compresa dall’opinione pubblica italiana.

Una comunità riunita

La fotografia della serata restituisce anche una politica capace di ritrovarsi attorno ai temi della sicurezza. A Villa Blanc erano presenti Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera, Maurizio Gasparri, presidente della Commissione Affari esteri e difesa del Senato, Gianfranco Fini, già presidente della Camera, Lorenzo Cesa, presidente della delegazione italiana presso l’Assemblea parlamentare della Nato e Giulio Terzi di Sant’Agata, presidente della Commissione politiche dell’Ue, insieme a numerosi altri esponenti del Parlamento tra cui Raffaele Nevi, Stefano Graziano, Giulia Pastorella, Stefania Pucciarelli, Alberto Pandolfo, Elena Murelli, Andrea Casu, Lavinia Mennuni, Tilde Minasi.

Accanto alla politica, chi della difesa conosce soprattutto la dimensione operativa. A rappresentare le Forze armate, tra gli altri, il generale Franco Federici, consigliere militare del presidente del Consiglio, il generale Antonio Conserva, capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare, e l’ammiraglio Fabio Gregori, sottocapo di Stato maggiore della Marina militare. Una presenza che abbracciava anche il settore degli armamenti, con Luisa Riccardi, vicedirettore nazionale degli Armamenti, il generale Luca De Martinis, direttore degli Armamenti aeronautici, e l’ammiraglio Cristiano Nervi, direttore degli Armamenti navali. A completare il quadro delle responsabilità operative, il generale Giovanni Gagliano, comandante delle Forze di supporto al combattimento dell’Esercito, e l’ammiraglio Sergio Liardo, comandante generale del Corpo delle Capitanerie di porto. Non mancava poi l’esperienza di chi ha guidato le Forze armate ai massimi livelli, come gli ex capi di Stato maggiore Vincenzo Camporini, Enrico Credendino e Pietro Serino. Una partecipazione che ha riunito generazioni diverse della leadership militare italiana, tra responsabilità attuali ed esperienza maturata ai vertici.

L’industria e le capacità della difesa

Alle scelte della politica e alle esigenze delle Forze armate devono corrispondere tecnologie, competenze e capacità produttive. Una riflessione che parte dalla necessità di ampliare il concetto stesso di sicurezza, come ha sottolineato Massimo Claudio Comparini, managing director della Space division di Leonardo, richiamando la protezione delle infrastrutture critiche, delle economie e degli spostamenti. Una visione che deve andare “oltre quello che ci porta a pensare solo alle applicazioni militari”, per riconoscere il valore strategico delle tecnologie anche nella dimensione civile.

In questa prospettiva, la solidità della filiera industriale nazionale assume un peso centrale. Per Paolo Graziano, executive chairman di Magnaghi Aerospace Group, l’innovazione nella difesa è essenziale per “preservare le competenze dell’Italia e la sua competitività nel mondo”. Competenze che devono tradursi in capacità produttive, come ha evidenziato Frank Paul Spina, managing director e general manager di Northrop Grumman Italia, sottolineando la necessità di sviluppare capacità “concrete, affidabili e producibili su scala”, in grado di rispondere alle crescenti esigenze operative. Una sicurezza che passa anche dalla resilienza delle infrastrutture e dalla continuità operativa, ambiti nei quali Francesco Miraglia, business unit director government, intelligence & defense di CBRE, ha richiamato il “ruolo strategico” del Facility management.

Accanto a queste realtà, a Villa Blanc erano presenti numerose altre aziende del settore, alcune delle quali hanno anche contribuito a sostenere l’iniziativa, a testimonianza della varietà di competenze industriali che ruotano attorno al mondo della difesa e dell’aerospazio.

Tra confronto politico, vertici militari e industria, la festa di Airpress ha restituito il ritratto di una comunità chiamata a confrontarsi sulle stesse sfide, pur con responsabilità differenti. Un’immagine che riassume lo spirito di Arsenale per la pace, ricordando quanto la sicurezza dipenda dalla capacità di far dialogare scelte politiche, competenze militari, innovazione tecnologica e capacità industriali.

Underwater e Blue Economy, l’Italia punta su tecnologia e filiera industriale

21 October 2026 at 15:15

Le tecnologie che permettono di esplorare i fondali sono le stesse che possono mettere a rischio le infrastrutture posate sul fondo del mare. Da questa contraddizione è partita l’apertura di Blue Planet Economy Expoforum 2026, a Fiera Roma fino al 24 ottobre. Nei due appuntamenti moderati da Flavia Giacobbe, direttore di Formiche, la sicurezza underwater ha incontrato industria, porti e prospettive economiche del Lazio.

La sfida dei fondali

Per Francesco Ruggiero, capitano del Polo nazionale della dimensione subacquea, la trasformazione è già concreta. Robot e droni arrivano oltre tremila metri di profondità, rendendo accessibili anche cavi e gasdotti finora considerati difficilmente raggiungibili. Da qui i 21 progetti del Polo, per 115 milioni di euro, e l’area di prova in costruzione alla Spezia. L’urgenza di portare l’innovazione fuori dai laboratori ha trovato una risposta industriale nell’intervento di Dario Giacomin. Per l’ammiraglio di Fincantieri, sensori, veicoli autonomi e sistemi di comunicazione devono funzionare insieme. Le acquisizioni di aziende specializzate seguono la stessa logica, “trasformare innovazione in capacità operative”.

Dallo spazio alle imprese

Lo stesso ragionamento si estende allo spazio. Luca Vincenzo Maria Salamone, direttore generale dell’Agenzia spaziale italiana, ha richiamato le tecnologie comuni ai due ambienti e il lavoro avviato con la task force e il bando Space&Blue. Ma la competitività non dipende solo dai programmi. WSense, nata nella ricerca universitaria, mostra come un brevetto possa raggiungere i mercati internazionali. Chiara Petrioli, fondatrice dell’azienda, ha ricordato che circa il 30% del personale è rientrato da esperienze all’estero. Per le realtà più piccole, come SubSeaLED di Andrea Bellizzi, inserirsi in una filiera significa trovare interlocutori e accelerare lo sviluppo delle proprie soluzioni. Un sistema del genere richiede anche regole adeguate. L’avvocato Giuseppe Graziano ha riconosciuto i progressi legislativi, indicando però la mancanza di “un corpus iuris organico e completo” per il settore.

Un’economia che parte dai territori

Con la cerimonia inaugurale, il discorso è tornato sulla costa. Fabio Casasoli, amministratore unico di Fiera Roma, ha posto l’accento sugli incontri tra imprese che la manifestazione intende favorire. Per Massimo Guardigli, del Consorzio nautico del Lazio, la nautica è anche una possibilità di lavoro qualificato per i giovani del litorale. Su questo tessuto produttivo si innestano i numeri portati dalla vicepresidente regionale Roberta Angelilli, oltre 38mila imprese legate al mare e 50 milioni di euro investiti dal 2023, con 4 milioni destinati ai Comuni costieri. A Fiumicino, il sindaco Mario Baccini punta su nuovi investimenti portuali e sulla trasformazione del litorale per rafforzare turismo e occupazione. Il potenziale, però, deve ancora essere riconosciuto pienamente. “Roma è l’unica città di mare che c’è al mare e non lo sa”, ha osservato Massimo Tabacchiera, della Camera di commercio di Roma, anticipando una proposta, non ancora approvata, per una struttura dedicata alla Blue Economy.

Le infrastrutture e la conoscenza

Il confronto è tornato così al sistema portuale di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta, sotto l’Autorità presieduta da Raffaele Latrofa. Cristiano Dionisi, di Unindustria, ha spostato lo sguardo dalle banchine ai collegamenti ferroviari e ai retroporti, annunciando per novembre un accordo tra Confindustria e governo sull’underwater. Per Paolo Guglia, vicepresidente del Cluster BIG, mettere in relazione centri di ricerca e imprese è il modo per evitare che le innovazioni rimangano isolate. La sicurezza resta però una condizione dello sviluppo. Cosimo Nicastro, della Guardia costiera, ha richiamato la necessità di gestire insieme mare, costa ed entroterra. Con Gianmaria Sannino, dell’Enea, il discorso è arrivato alla conoscenza dei fenomeni marini, dalle condizioni dei fondali alle previsioni sull’innalzamento del livello del mare, particolarmente rilevanti per Fiumicino. E poiché nessuna filiera cresce senza persone preparate, Elisa Van Engelenhoven, di ForMare, ha chiuso il percorso sulle nuove professioni, tra shipping ed energie rinnovabili offshore.

❌