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Carta Dedicata a Te, via ai pagamenti da 500 euro: come controllare lista beneficiari

28 October 2026 at 11:38

Sta per tornare la Carta Dedicata a Te per le famiglie individuate dall’Inps e dai Comuni come beneficiarie. A partire dal 4 novembre queste riceveranno il pagamento della prima tranche da 500 euro per il periodo 2026, mentre per il 2027 è previsto un altro pagamento da 500 euro.

La modalità con la quale il sostegno arriverà alle famiglie dipenderà dagli anni precedenti. Infatti, se una famiglia è già stata beneficiaria, otterrà la ricarica sulla Postepay collegata all’iniziativa. Invece per i nuovi beneficiari sarà necessario recuperare fisicamente la carta prepagata.

Carta Dedicata a Te: quando arriva

È in arrivo la ricarica per la Carta Dedicata a Te. Da mercoledì 4 novembre le carte elettroniche di Poste Italiane riceveranno un accredito di 500 euro.

Chi rientra tra i beneficiari non dovrà fare alcuna domanda, ma controllare di essere all’interno della lista dei beneficiari del proprio Comune.

Ricordiamo che la Carta Dedicata a Te 2026-2027 si divide in due tranche:

  • una in arrivo il 4 novembre 2026;
  • la seconda in arrivo ad aprile 2027.

Attenzione: fondamentale da non dimenticare è il primo utilizzo della carta. Questa deve essere utilizzata entro il 16 dicembre 2026, anche soltanto per una spesa piccola.

A chi spetta?

La Carta Dedicata a Te 2026-2027 è un contributo a sostegno dei nuclei familiari residenti in Italia che hanno un Isee ordinario non superiore a 15.000 euro.

Tra i requisiti c’è quello che tutti i componenti devono essere iscritti all’anagrafe della popolazione residente del Comune.

Attenzione: restano esclusi i nuclei che già percepiscono l’Assegno di Inclusione, la Carta Acquisti e altre misure di sostegno contro la povertà.

Restano esclusi dalla Carta Dedicata a Te anche i nuclei nei quali almeno un componente riceve un aiuto al reddito o alla disoccupazione come Naspi, DIS-COLL o cassa integrazione.

La lista dei beneficiari: come controllare

Per la Carta Dedicata a Te non c’è la necessità di fare alcuna domanda. I beneficiari sono già stati individuati in automatico dall’Inps e i Comuni hanno pubblicato o stanno pubblicando gli elenchi delle famiglie.

La fase di pubblicazione è in corso dal 13 ottobre. Si può verificare se si è negli elenchi del proprio Comune attraverso il sito dello stesso. Di solito il Comune pubblica sotto forma di avviso o notizia, o nella pagina dei servizi sociali, l’elenco dei beneficiari.

Per capire se si è tra i beneficiari, basta controllare il numero di protocollo della DSU, la dichiarazione presentata per ottenere l’Isee. Infatti, per garantire la privacy non vengono indicati nome e cognome, ma il codice che si trova nella parte alta dell’attestazione e che comincia con la sigla “INPS-ISEE-2026”.

Come si ritira la carta

Per i beneficiari della carta dedicata degli scorsi anni non c’è molto altro da fare, se non fare il primo acquisto e riattivare così la carta con l’accredito del 4 novembre.

I nuovi beneficiari invece dovranno ritirare negli uffici postali abilitati la carta. Per farlo basterà presentare il codice fiscale e un documento d’identità valido.

Come recuperare il PIN

Per utilizzare la Carta Dedicata a Te serve il PIN. Con questo si può controllare la ricarica e anche pagare per spese superiori a 50 euro.

Nel caso di smarrimento del PIN, è possibile richiedere un duplicato contattando il servizio clienti o recandosi nell’ufficio postale del proprio Comune. Basterà procedere alla sostituzione della carta o alla consegna di una nuova carta e di un nuovo PIN.

La richiesta del duplicato

La richiesta di una nuova carta comporta la compilazione di un apposito modulo. In caso di furto, smarrimento, deterioramento o indisponibilità del PIN sarà necessario sostituire la vecchia carta.

Bisognerà consegnare il modulo con la richiesta del duplicato e la copia della denuncia presentata all’autorità giudiziaria o di pubblica sicurezza, o riconsegnare la vecchia carta prepagata in caso di perdita del PIN.

Una volta ottenuta la nuova Postepay, bisognerà procedere allo stesso identico modo: un primo pagamento entro la scadenza del 16 dicembre per attivare la carta.

Attenzione: chi non rispetta questo termine perde l’accredito per il 2026, ma non quello in arrivo ad aprile 2027.

Assegno unico di novembre, quando arriva il pagamento: le date del calendario Inps

27 October 2026 at 07:02

L’Assegno unico di novembre 2026 arriva giovedì 19 e venerdì 20 per le famiglie che ricevono già il contributo e non hanno variazioni nella propria posizione di fronte all’Inps.

Per chi aspetta il primo accredito, un conguaglio o la conclusione di una verifica dell’Isee, invece, le tempistiche possono essere diverse: l’assegno per loro arriva qualche giorno dopo. E anche la somma da incassare può cambiare in base alla situazione economica del nucleo familiare, al numero dei figli, alla loro età e alle eventuali maggiorazioni.

Quando arriva l’Assegno unico di novembre 2026

Il calendario dei pagamenti dell’Assegno unico e universale per i figli a carico è stato comunicato dall’Inps con il messaggio n. 3931 del 24 dicembre 2025.

Una precisazione che riguarda le famiglie interessate dai controlli sull’Isee: la rata può essere temporaneamente abbassata all’importo minimo previsto in assenza di un indicatore valido.

Le date di pagamento ordinario dell’Assegno unico universale sono, come detto, giovedì 19 e venerdì 20 novembre 2026. Non significa, però, che tutte le famiglie riceveranno il denaro nello stesso giorno: la data effettiva dipende dalla lavorazione della singola pratica. Può capitare, così, che qualcuno riceva i soldi nella mattinata di giovedì e qualcun altro il giorno dopo o quello dopo ancora.

Ed ecco anche quando pagano l’Assegno unico a dicembre: i soldi arrivano il 16 e 17 dicembre 2026, cioè prima delle festività natalizie.

Chi riceve l’Assegno unico a fine novembre

Per alcune famiglie, come anticipato, il pagamento arriverà nell’ultima settimana del mese. Le principali casistiche sono:

  • nuova domanda per le richieste presentate a ottobre, dove il primo pagamento è previsto di norma nell’ultima settimana di novembre;
  • conguagli con importi da integrare o recuperare che possono essere liquidati nella parte finale del mese;
  • variazioni familiari per la nascita di un figlio, il riconoscimento della disabilità, il raggiungimento della maggiore età o altri cambiamenti possono richiedere un aggiornamento della pratica;
  • modifica dell’Iban;
  • ripartizione tra i genitori con la quota destinata al secondo beneficiario che decorre dal mese successivo alla comunicazione all’Inps.

Come controllare la data e l’importo dell’accredito Inps

Le famiglie possono verificare data del pagamento e dettaglio dell’accredito attraverso i servizi online dell’Inps. Per accedere occorre utilizzare Spid, Cie o Cns. Le info del caso sono disponibili nel servizio dedicato all’Assegno unico, nel Fascicolo previdenziale del cittadino oppure attraverso l’app “Inps Mobile”.

In caso di anomalie, è possibile chiedere assistenza a un Caf, a un patronato, al proprio consulente di fiducia oppure al Contact center dell’Inps, ai numeri:

  • 803164 (gratuito da telefono fisso);
  • 06164164 da cellulare (può essere a pagamento in base alla tariffa applicata dal proprio gestore).

Se la riduzione è collegata a una verifica dell’Isee, occorre controllare la comunicazione ricevuta e fornire i documenti necessari a chiarire la propria posizione.

A chi spetta l’Assegno unico

L’Assegno unico e universale spetta alle famiglie in cui ricorrono le seguenti condizioni:

  • per ogni figlio minorenne a carico. Per i nuovi nati decorre dal settimo mese di gravidanza;
  • per ciascun figlio maggiorenne a carico fino al compimento dei 21 anni con un reddito complessivo inferiore a 8mila euro annui e che frequenti un corso di formazione scolastica o professionale oppure un corso di laurea oppure che svolga un tirocinio o un’attività lavorativa oppure che sia registrato come disoccupato e in cerca di un lavoro presso i servizi pubblici per l’impiego oppure, infine, che svolga il servizio civile universale;
  • per ogni figlio con disabilità a carico senza limiti di età.

Bonus casa, quanto costa rimandare i lavori al 2027 (se non ci sarà una proroga)

26 October 2026 at 09:34

Per chi deve cambiare gli infissi o affrontare una ristrutturazione, la manovra del Governo Meloni entra anche nel preventivo dei lavori e come sempre nelle nostre tasche. Pagare entro dicembre oppure aspettare il 2027 può modificare la quota di spesa recuperabile tramite la dichiarazione dei redditi.

Il calendario indicato dall’Agenzia delle Entrate prevede, infatti, una riduzione delle aliquote nel 2027. Una proroga potrebbe mantenere le condizioni attuali. Così, abbiamo svolto Le simulazioni su 10.000, 30.000 e 50.000 euro di spesa.

Quali bonus scendono nel 2027 senza una proroga

Per l’Ecobonus, sulle spese sostenute nel 2026 la detrazione è del 50% per l’abitazione principale, con i requisiti previsti, e del 36% negli altri casi. Per le spese del 2027 le percentuali scendono rispettivamente al 36% e al 30%. Il recupero avviene in dieci rate annuali di pari importo.

Lo stesso passaggio di aliquote riguarda il bonus ristrutturazioni, per il quale il limite di spesa agevolabile resta di 96.000 euro per unità immobiliare. L’Ecobonus segue invece massimali specifici in base all’intervento, quindi, avere un preventivo da 50mila euro non significa automaticamente poter agevolare l’intero importo.

Per ottenere l’aliquota maggiorata, inoltre, non basta chiamare l’immobile “prima casa”. La spesa deve essere sostenuta dal proprietario. Un inquilino o un familiare che paga i lavori può avere diritto alla detrazione ordinaria, quando ricorrono le condizioni, senza accedere necessariamente alla percentuale più alta.

Il nostro confronto considera due scenari, cioè il pagamento nel 2026 e quello nel 2027 senza una proroga delle aliquote. Se venissero confermate integralmente le percentuali attuali, a parità delle altre condizioni la differenza fiscale mostrata nelle tabelle si azzererebbe.

Quanto si recupera su 10mila, 30mila e 50mila euro

Per l’abitazione principale il passaggio dal 50% al 36% riduce la detrazione di 14 euro ogni 100 euro di spesa ammessa.

Spesa 2026 al 50% Quota annua per 10 anni 2027 al 36% Quota annua per 10 anni Detrazione in meno
10.000 € 5.000 € 500 € 3.600 € 360 € 1.400 €
30.000 € 15.000 € 1.500 € 10.800 € 1.080 € 4.200 €
50.000 € 25.000 € 2.500 € 18.000 € 1.800 € 7.000 €

Su lavori da 30.000 euro, dunque, pagare nel 2027 senza proroga comporterebbe 4.200 euro di recupero fiscale in meno, equivalenti a 420 euro per ciascuno dei dieci anni.

Il costo nominale dopo il recupero integrale della detrazione passerebbe da 15.000 a 19.200 euro. L’esborso iniziale resterebbe però di 30.000 euro in entrambi i casi.

Negli altri casi agevolabili, compresi gli immobili diversi dall’abitazione principale, la riduzione sarebbe di sei punti, dal 36% al 30%.

Spesa 2026 al 36% Quota annua per 10 anni 2027 al 30% Quota annua per 10 anni Detrazione in meno
10.000 € 3.600 € 360 € 3.000 € 300 € 600 €
30.000 € 10.800 € 1.080 € 9.000 € 900 € 1.800 €
50.000 € 18.000 € 1.800 € 15.000 € 1.500 € 3.000 €

Conta il pagamento, anche con acconto e saldo in anni diversi

Per le persone fisiche che sostengono la spesa fuori dall’attività d’impresa vale generalmente il criterio di cassa, cioè conta l’anno del pagamento. Firmare il preventivo o ricevere la fattura entro dicembre non equivale a sostenere la spesa. Per i pagamenti soggetti a questo obbligo occorre utilizzare il bonifico parlante, con i dati richiesti.

Anche un acconto può quindi incidere sul confronto. Prendiamo un intervento agevolabile da 30.000 euro sull’abitazione principale, pagato dal proprietario con tutti i requisiti necessari.

Con 10.000 euro versati nel 2026 e 20.000 nel 2027, senza proroga, il recupero teorico sarebbe di 5.000 euro sull’acconto e di 7.200 euro sul saldo. In totale, 12.200 euro, contro i 10.800 euro ottenibili pagando tutto nel 2027 e i 15.000 euro pagando tutto nel 2026.

Le due quote inizierebbero a essere utilizzate nelle dichiarazioni relative ai rispettivi anni di pagamento.

Prima di anticipare la spesa, controllare quante tasse si possono ridurre

La percentuale del bonus indica un beneficio potenziale. Per recuperarlo integralmente serve capienza fiscale, cioè un’imposta sufficiente ad assorbire la rata annuale, tenendo conto anche delle altre detrazioni.

Se la quota del bonus è di 1.500 euro e l’Irpef disponibile per assorbirla è di 1.000 euro, si possono utilizzare soltanto quei mille euro. La parte eccedente della rata non viene ordinariamente rimborsata né trasferita all’anno successivo. La verifica va quindi fatta anche considerando eventuali cambiamenti di reddito durante i dieci anni di recupero.

Per chi ha un reddito complessivo superiore a 75.000 euro entrano inoltre in gioco i limiti alle spese detraibili, collegati anche alla composizione familiare. Un reddito elevato, quindi, non garantisce da solo il recupero integrale degli importi in tabella.

La decisione va presa confrontando il vantaggio fiscale effettivamente utilizzabile con il costo dell’anticipo. Su 30.000 euro per l’abitazione principale la differenza teorica è di 4.200 euro in dieci anni. Se pagare prima richiede un finanziamento o comporta un preventivo più caro, interessi e maggiorazioni possono assorbirne una parte. Il conto utile per la famiglia parte da qui: spesa ammessa, detrazione recuperabile e liquidità necessaria per affrontare i lavori.

Spese sanitarie, anziani card da 300 a 500 euro per gli over 75. La proposta

26 October 2026 at 06:42

Una card sanitaria da 300 a 500 euro per gli anziani over 75, destinata a coprire alcune spese mediche non sostenute dal Servizio sanitario nazionale. È una delle ipotesi allo studio del Governo per la Legge di Bilancio 2027. La proposta, sostenuta in particolare da Forza Italia e discussa durante l’ultimo vertice dei leader di maggioranza, potrebbe richiedere risorse comprese tra 2,5 e 2,8 miliardi di euro. L’importo del beneficio, i requisiti economici e il numero dei destinatari non sono ancora definiti. La misura dovrà essere valutata in relazione alle risorse disponibili per la Manovra e agli altri interventi previsti dal Governo.

Anziani card 2027, come funzionerebbe il bonus fino a 500 euro

L’ipotesi prevede l’introduzione di un contributo economico destinato agli anziani che devono sostenere spese sanitarie non coperte dal sistema pubblico. Il beneficio potrebbe essere riconosciuto sotto forma di card sanitaria con un importo compreso tra 300 e 500 euro, da utilizzare per determinate prestazioni mediche e acquisti legati alla salute.

La proposta rappresenta una possibile alternativa al sistema del cashback sanitario, che prevederebbe la restituzione di una quota delle somme già pagate per le cure. La card potrebbe risultare accessibile anche agli anziani con redditi bassi che non riescono a beneficiare pienamente delle detrazioni fiscali per mancanza di capienza Irpef.

Non sono ancora state comunicate le modalità operative, né è stato chiarito se il contributo sarà accreditato automaticamente oppure richiederà una domanda.

Chi potrebbe ricevere il bonus sanità 2027: le soglie di reddito

La platea dei possibili beneficiari comprenderebbe gli anziani con almeno 75 anni, individuati sulla base di specifici requisiti economici. Il Governo sta valutando diverse soglie di reddito, dalle quali dipenderanno il numero dei destinatari e l’importo riconosciuto a ciascuno.

Il valore definitivo del contributo dipenderà dal finanziamento complessivo della misura e dai criteri di accesso che saranno stabiliti nella Legge di Bilancio.

Quali spese mediche si potranno pagare con card per gli anziani

Il nuovo contributo dovrebbe essere destinato principalmente alle prestazioni sanitarie che comportano un esborso diretto per gli anziani. Maurizio Casasco, responsabile economico di Forza Italia, ha indicato alcune delle spese che potrebbero essere finanziate attraverso la card. Tra queste figurano “visite odontoiatriche, protesi, sostegno domiciliare, farmaci e ticket sanitari”.

La proposta punta a destinare le risorse “direttamente a sostegno di anziani e fragili”, come spiegato da Casasco. L’elenco delle prestazioni ammesse dovrà essere definito nel dettaglio. Resta quindi da chiarire se saranno previsti limiti per singole categorie di spesa o specifiche condizioni per ottenere il rimborso.

Perché la nuova card potrebbe sostituire il cashback sanitario

La proposta nasce anche dalla necessità di rendere più immediato il sostegno economico alle persone anziane. Attualmente, molte spese sanitarie possono beneficiare di una detrazione Irpef del 19%, generalmente sulla parte che supera la franchigia di 129,11 euro, nel rispetto delle condizioni previste dalla normativa.

Il recupero avviene però attraverso la dichiarazione dei redditi e dipende anche dall’imposta effettivamente dovuta dal contribuente. Chi ha un reddito particolarmente basso potrebbe non riuscire a utilizzare interamente la detrazione. Un contributo diretto consentirebbe invece di sostenere alcune spese senza dover attendere la dichiarazione dei redditi dell’anno successivo.

La possibilità di introdurre questo meccanismo resta comunque subordinata all’approvazione della misura e alla definizione delle modalità di utilizzo. Per finanziare il nuovo sostegno agli anziani, le simulazioni prevedono un impegno economico fino a 2,8 miliardi di euro.

Bonus edicole 2026, domande dal 24 novembre: quali spese si possono rimborsare

25 October 2026 at 14:00

Conto alla rovescia per il  Bonus edicole 2026, che mette a disposizione 10 milioni di euro per sostenere le attività che vendono quotidiani e periodici.

Il contributo punta ad alleggerire i costi di gestione delle rivendite, favorire gli investimenti per l’ammodernamento dei punti vendita e sostenere la distribuzione della stampa. I contributi sono previsti dall’articolo 1 del Dpcm 30 luglio 2026. Una boccata d’ossigeno in un periodo storico in cui la carta stampata viene letta sempre meno.

Bonus edicole 2026, a chi spetta il contributo

La domanda si presenta esclusivamente online dalle 10:00 del 24 novembre alle 17:00 del 22 dicembre 2026.

Sono previsti due distinti interventi. Il primo intervento, con una dotazione di 9 milioni di euro, riconosce un contributo fino all’80% delle spese sostenute nel 2025 (fra quelle ammissibili) e fino a un massimo di 4.500 euro.

Tra le spese che possono essere rimborsate ci sono:

  • Imu;
  • Tasi;
  • Tari;
  • Cup;
  • canoni di locazione;
  • forniture di energia elettrica;
  • servizi telefonici e web;
  • acquisto o noleggio di registratori di cassa o registratori telematici;
  • acquisto o noleggio di Pos;
  • spese per la trasformazione digitale e l’ammodernamento tecnologico;
  • oneri per contratti assicurativi relativi all’esercizio dell’impresa;
  • spese per servizi di assistenza contabile e fiscale.

Gli importi sono calcolati al netto dell’Iva e il massimale di 4.500 euro è pari al limite massimo riconoscibile per ciascuna impresa nell’ambito di ciascun intervento, anche quando sono previste maggiorazioni (del 10% o del 20%).

La maggiorazione del 10% è per gli edicolanti che nel 2025 hanno garantito l’apertura domenicale per almeno il 50% delle domeniche comprese nel periodo di attività.

La maggiorazione del 20% per i titolari che hanno aperto un nuovo punto vendita esclusivo oppure rilevato un’attività di rivendita già esistente.

Contributo fino a 500 euro per le consegne a domicilio

C’è poi il secondo intervento, destinato alle rivendite che hanno effettuato consegne a domicilio di quotidiani e periodici nel corso del 2025. Per accedere all’aiuto è necessario che le consegne effettuate siano documentabili. I 500 euro di bonus vengono erogati entro il limite di spesa di 1 milione di euro.

Come presentare la domanda

Le domande andranno presentate online tramite il portale impresainungiorno.gov.it. L’accesso è garantito ai possessori di Spid, Cns o Cie. Le istruzioni del caso verranno rese note tramite un manuale operativo.

Rivendite di giornali non in via prevalente

Sempre il Dpcm del 30 luglio 2026 prevede un’ulteriore misura a sostegno degli esercizi commerciali che vengono giornali e riviste in via non prevalente. Si attende ancora il provvedimento attuativo, per cui modalità e tempistiche non sono ancora stati resi noti.

Il commento

Esprime soddisfazione il Presidente Snag-Confcommercio, Renato Russo:

Le misure introdotte rappresentano un passaggio significativo e vanno nella direzione delle istanze e delle proposte che Snag ha avanzato in questi mesi a tutela della categoria. Abbiamo sostenuto con forza la necessità di interventi concreti per aiutare le edicole a sostenere i costi di gestione e favorire gli investimenti in innovazione e ammodernamento tecnologico. Particolarmente importante è anche la previsione di una maggiorazione del contributo per le nuove aperture e per chi rileva un’edicola esistente, una novità che riconosce il valore del ricambio generazionale.

Caregiver familiari, sì della Camera al contributo fino a 400 euro al mese: requisiti e a chi spetta

By: matrun
24 October 2026 at 10:42

La Camera ha approvato in prima lettura il disegno di legge Locatelli sulla riforma dei vantaggi garantiti ai cosiddetti caregiver, cioè alle persone che si prendono cura di familiari con disabilità o non autosufficienti. La legge prevede un allargamento dei diritti di queste persone e un bonus da 400 euro al mese.

Le risorse però sono limitate e soltanto poche decine di migliaia dei milioni di caregiver italiani potranno accedere ai fondi. La legge non è inoltre ancora ufficialmente in vigore. Dovrà prima essere approvata al Senato e, se ci saranno modifiche, superare un ulteriore passaggio alla Camera.

La nuova legge sui caregiver è stata approvata alla Camera

Sono diversi anni che il Parlamento tenta di riformare i vantaggi che la legge offre ai caregiver. Tra il 2013 e il 2025 sono state presentate una trentina di proposte di legge sull’argomento, tutte finite nel nulla.

La riforma è necessaria perché la Legge 104, che regola buona parte dei benefici delle persone che assistono i propri familiari con disabilità, risale al 1992 e sta mostrando alcune inadeguatezze. Oggi le persone che richiedono assistenza sono moltissime e si calcola che i loro caregiver siano tra i 7 e gli 8,5 milioni.

Chi sono i caregiver secondo la nuova legge

La definizione base di caregiver rimane quella della legge di bilancio per il 2018: una persona che assiste un familiare con disabilità o non autosufficiente in maniera gratuita e non professionale. Il familiare in questione deve essere titolare:

  • o dei benefici della legge 104;
  • o dell’indennità di accompagnamento.

La nuova legge introduce però anche le cosiddette tutele differenziate. Un modo per allargare la platea dei caregiver, riconoscendo il loro ruolo in base alle ore di assistenza. Oltre a coloro che assistono un familiare per più di 91 ore a settimana, già considerati caregiver, saranno inclusi anche:

  • coloro che assistono un familiare tra 30 e 90 ore alla settimana;
  • coloro che assistono un familiare tra 10 e 29 ore alla settimana;
  • i caregiver non conviventi, con almeno 30 ore alla settimana di assistenza.

Verranno introdotti inoltre nuovi vantaggi per queste categorie:

  • i permessi solidali per i dipendenti;
  • l’esonero dalle tasse universitarie per gli studenti caregiver;
  • i permessi per i giovani che svolgono il servizio civile.

Chi potrà avere bonus da 400 euro al mese

La misura centrale della nuova legge è un bonus da 400 euro al mese esentasse che l’Inps elargirà ad alcuni caregiver. Le rate saranno trimestrali, quindi ogni tre mesi il caregiver riceverà 1.200 euro. Ci son operò requisiti molto stringenti per accedere a questo bonus:

  • Isee di massimo 25.000 euro;
  • almeno 91 ore di assistenza settimanali da parte del caregiver;
  • un reddito non superiore a 3.000 euro l’anno.

I fondi stanziati per questo bonus sono di circa 260 milioni di euro all’anno. La misura partirà dal 2027.

Le critiche alla nuova legge sui caregiver

Le opposizioni hanno votato contro al testo, criticando soprattutto la platea molto ristretta del bonus da 400 euro, che fondamentalmente potrà essere ottenuto da chi vive della pensione di invalidità del familiare assistito. “Misure povere per chi è già povero” le ha definite Alleanza Verdi Sinistra, sottolineando che i 400 euro arriveranno a circa 52mila persone degli almeno 7 milioni di caregiver italiani.

Le associazioni che si occupano dei caregiver sottolineano la mancanza di garanzie sui contributi figurativi per la pensione, che è tra le principali richieste della categoria.

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