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Le 6 giacche da comprare per l’autunno-inverno 2026/27: dal trench alla Napoleon, dal caban alla pelle scamosciata. I modelli di tendenza e come copiare i look delle sfilate a prezzi accessibili

28 October 2026 at 16:06

In autunno è spesso difficile trovare la giacca ideale, quella che riesca a proteggere dalle prime giornate grigie, senza però risultare troppo pesante. Anziché ricadere sempre sul solito chiodo in pelle, le passerelle dell’autunno-inverno 2026/27 propongono valide alternative per sfidare la prima ondata di freddo dell’anno, tra rivisitazioni di alcuni classici, capi tecnici per affrontare vento e pioggia e capispalla ispirati alle uniformi militari. Fra le giacche mostrate in sfilata, FQ Magazine ha individuato i modelli di mezzo peso funzionali e di tendenza per questo autunno-inverno.

Il trench

In passato parte dell’uniforme militare britannica, il trench (o meglio, il trench coat, letteralmente “cappotto da trincea”) è diventato nel tempo simbolo di praticità ed eleganza, anche grazie a dive del calibro di Audrey Hepburn, che lo ha consacrato a icona indossandolo in Colazione da Tiffany. Attualmente, è uno dei capispalla più utilizzati per la mezza stagione, oltre a essere molto presente nelle sfilate di questo autunno-inverno 2026/27.

Primo fra tutti, è Burberry – il brand che ha contribuito alla sua creazione nella versione che conosciamo noi oggi – a portarlo in passerella, in misura lunga con quadri o volant sul revers e in versione corta. Non solo, dunque, un capo intramontabile, ma anche una delle tendenze della nuova stagione, attualmente presente in tutti i negozi.

Mango lo propone in lungo in 100% cotone con abbottonatura doppiopetto e taglio dritto. Ancora doppiopetto, ma taglio morbido per il trench di Alcott, sempre in misura lunga; taglio corto e ampi revers, invece, per il modello di Zara.

Il k-way

Per le piovose giornate della mezza stagione, la scelta più indicata si rivelerà il k-way, un capo pratico, figlio della macro-tendenza della moda sportiva che, però, può essere anche declinato in chiave chic.

A partire dalle passerelle, in cui il k-way è stato reinterpretato da brand dallo stile raffinato, come Tod’s, in versione lunga e senza zip, come un mantello che scivola sul corpo. Similmente, il marchio di BasicNet K-Way – emblematico se si parla dell’omonimo capospalla – oltre ai classici modelli, ne propone uno lungo fino a metà polpaccio con vestibilità oversize.

Seguono anche altri brand, suggerendo diversi modelli di giacche idrorepellenti: in corto per Only, con il suo impermeabile con zip e cappuccio in tinta unita, ma anche per Parfois, con la sua versione con bottoni, colletto e stampa a quadri.

1 / 7

Zara

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Mango

3 / 7

Alcott

4 / 7

Tod's

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Parfois

6 / 7

Only

7 / 7

K-Way

La giacca in pelle scamosciata (o “suede”)

Quando non piove, è un altro il capospalla in cima alle proposte di questa stagione: la giacca in pelle scamosciata (o “suede”). Che si tratti di un blazer, di una giacca corta o di un cappotto, l’importante è che sia in pelle scamosciata, lavorazione che domina le tendenze del momento, soprattutto se declinata in marrone.

In passerella, Max Mara porta un blazer lungo color caramello in questo materiale, abbinato a un look sui toni del nero e del marrone. Tra le grandi catene, è H&M a suggerire un cappotto in vera pelle scamosciata marrone con colletto e bottoni, mentre da Zara e Stradivarius si possono trovare due giacche corte dall’effetto suede con collo alto, rispettivamente in color cammello e cioccolato.

La giacca Napoleon

È corta, senza revers e chiusa con l’ausilio di alcuni alamari: si tratta della giacca Napoleon, il capospalla ispirato all’uniforme dell’ufficiale francese. Da Michael Jackson a Freddie Mercury, fino a Kate Moss, sono molti i personaggi che in passato sono stati affascinati da questa giacca opulenta e dal forte carattere. Oggi la giacca Napoleon si trova nuovamente in cima alle tendenze di stagione e domina le passerelle dell’autunno-inverno 2026/27.

Un caso particolarmente evidente è quello del brand Khaite, che porta in sfilata una giacca corta con tre grandi alamari che uniscono le due estremità del capo. Un modello così popolare che non ha tardato ad approdare all’interno delle proposte dei marchi low cost. Da Two Way se ne può trovare una versione in finta pelle color bordeaux con chiusura asimmetrica abbottonata da quattro alamari dal dettaglio argentato, mentre Bershka e Reserved suggeriscono due modelli in nero con alamari tono su tono.

1 / 8

Stradivarius

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Zara

3 / 8

H&M

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Max Mara

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Khaite

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Bershka

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Reserved

8 / 8

Two Way

La giacca stile Barbour in pelle

Per antonomasia, con il nome “Barbour” si intendono tutte quelle giacche che si ispirano all’iconico modello dell’omonimo marchio: cappotti dal taglio dritto e dal tessuto cerato con colletto in velluto a costine o con un’altra texture diversa dal corpo del capospalla. Quest’anno, però, il tessuto cerato viene sostituito dalla pelle, per un risultato di maggiore impatto visivo e allineato alle tendenze di stagione.

Nelle passerelle dell’autunno-inverno 2026-27 sono infatti molti i marchi che hanno deciso di ispirarsi a questo capospalla, ad esempio MM6 Maison Margiela con il suo cappotto in pelle a metà coscia dal taglio dritto e dettaglio in (finta)pelliccia sul cappuccio. D’altro canto, a questo classico rivisitato si sono ispirate anche le grandi catene.

Tra queste c’è Ovs, che all’interno della linea Piombo inserisce un cappotto in vera pelle dalla lunghezza media e dal taglio regular con abbottonatura nascosta e colletto e polsini in velluto a coste. Una versione ancora più versatile è invece suggerita da H&M e Stradivarius: si tratta, in entrambi i casi, di una giacca in finta pelle con colletto in eco pelliccia con la possibilità di essere indossata anche in modalità eco pelliccia con colletto in finta pelle, trattandosi di un modello double-face.

Il caban

Tra le tendenze di questa stagione, il caban è la terza giacca a ispirarsi alle uniformi militari: nasce infatti come capospalla della marina, per poi inserirsi prima nel guardaroba quotidiano maschile e poi in quello femminile. Si tratta di un cappotto doppiopetto dal taglio corto e ampi revers a v ed è uno dei capi più utilizzati per ripararsi dalla brezza autunnale in contesti casual diurni.

Questo capo tradizionale è stato reinterpretato dalle passerelle dell’autunno-inverno 2026/27, in cui talvolta il caban è accollato e presenta un colletto in alto, come il modello in nero nella sfilata di Ermanno Scervino con stampa in rilievo, bottoni dorati e collo in pelliccia. Allo stesso modo, il caban in misto lana di Motivi è nero, corto e con collo in finta pelliccia. Dalla vestibilità rilassata, in cachemire e in colorazione verde bosco è invece la proposta di Falconeri, mentre quella di Fracomina è in misto lana ed è declinata in color caramello.

1 / 8

H&M

2 / 8

Ovs

3 / 8

MM6 Maison Margiela

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Stradivarius

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Motivi

6 / 8

Falconeri

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Fracomina

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Ermanno Scervino

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Creme Nivea e maisena no rosto: para que serve a combinação e quais são seus efeitos na pele

28 October 2026 at 15:29

Misturar o tradicional creme Nivea da latinha azul com maisena se tornou uma das receitas caseiras de cuidados com a pele divulgadas nas redes sociais. A combinação promete deixar o rosto mais macio, diminuir a oleosidade e melhorar a aparência da pele. Mas será que essa dica realmente funciona?

A receita reúne dois ingredientes com características diferentes. Enquanto o creme ajuda a manter a hidratação, o amido de milho pode absorver parte da umidade superficial.

Apesar disso, não há comprovação científica de que a mistura ofereça benefícios duradouros ou substitua tratamentos dermatológicos.

Como é feita a mistura?

Nas receitas compartilhadas na internet, a proposta é combinar o creme Nivea da latinha azul com amido de milho até formar uma pasta de consistência uniforme. A preparação costuma ser apresentada como uma máscara facial ou uma alternativa caseira para deixar a pele com acabamento menos brilhante.

Embora existam diferentes versões, o procedimento geralmente é descrito da seguinte maneira:

  • Separar os ingredientes: utilizar uma pequena quantidade do creme hidratante e de amido de milho.
  • Misturar os produtos: acrescentar o pó ao creme e mexer até obter uma pasta homogênea.
  • Aplicar no rosto: espalhar uma camada fina sobre a pele, e manter alguns minutos conforme as orientações divulgadas nas receitas caseiras.

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A ideia é aproveitar a ação hidratante do creme e a capacidade do amido de absorver parte da umidade superficial. Porém, não existe uma proporção estabelecida ou um tempo de aplicação clinicamente validado para essa combinação.

A dica é segura?

De acordo com a Academia Americana de Dermatologia (AAD), os cuidados com a pele devem considerar suas características individuais. Por isso, consultar um dermatologista é importante antes de experimentar receitas caseiras, especialmente em casos de acne ou sensibilidade.

A mistura de creme Nivea com maisena não possui segurança e eficácia comprovadas. Além disso, a textura espessa do hidratante pode ser desconfortável para peles oleosas, enquanto a adição do amido modifica a fórmula original.

Também é importante evitar a aplicação perto dos olhos ou sobre áreas inflamadas. Caso surjam vermelhidão, coceira ou ardência, o uso deve ser interrompido. Para tratar manchas, acne ou rugas, o ideal é utilizar produtos específicos, com a orientação de um profissional.

Vergonha ao receber presentes? Saiba por que algumas pessoas ficam sem jeito diante dos outros

28 October 2026 at 14:32

Abrir um presente diante de familiares, amigos ou colegas pode ser uma situação desconfortável para algumas pessoas. Embora receber uma lembrança seja geralmente associado a uma experiência positiva e contagiante, a necessidade de reagir enquanto outras pessoas observam pode provocar vergonha, nervosismo e receio de parecer ingrato.

O comportamento não está necessariamente relacionado ao presente recebido. Em alguns casos, o desconforto surge da preocupação em demonstrar uma reação considerada adequada, especialmente quando quem oferece a lembrança espera uma resposta imediata de entusiasmo.

O que explica o constrangimento ao receber presentes?

Uma pesquisa publicada em 2025 na Revista Psicopedagogia analisou as habilidades sociais de 328 estudantes de psicologia de instituições brasileiras. Entre os aspectos com menores pontuações estavam a capacidade de lidar com situações de exposição ao “ridículo” e a interação com desconhecidos.

Embora o levantamento não tenha investigado especificamente a troca de presentes, os resultados ajudam a contextualizar dificuldades relacionadas à exposição social. Pessoas mais tímidas, por exemplo, podem sentir desconforto quando percebem que estão sendo observadas por muito tempo, principalmente se acreditam que precisam demonstrar determinada reação ou postura.

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No caso dos presentes, ou lembrancinhas, alguns fatores podem contribuir para esse comportamento:

  • Medo de julgamento: preocupação com a possibilidade de parecer ingrato ou pouco entusiasmado.
  • Timidez: dificuldade para lidar com a atenção de várias pessoas ao mesmo tempo.
  • Expectativa de felicidade: sensação de que é necessário demonstrar entusiasmo imediatamente.
  • Receio de decepcionar: preocupação com a reação de quem escolheu o presente.

Diferença entre timidez e ansiedade social

A timidez é uma característica comportamental que pode provocar desconforto em situações de exposição, sem necessariamente comprometer a rotina. Pessoas mais reservadas podem preferir receber presentes em particular ou evitar momentos em que precisam reagir diante de um grupo.

Já o transtorno de ansiedade social, conhecido como “fobia social”, envolve um medo mais intenso e persistente de situações nas quais existe a possibilidade de avaliação por outras pessoas. Uma revisão sistemática brasileira publicada em 2026 na revista Psico-USF, com análise de 13 artigos científicos, investigou aspectos relacionados à atenção a estímulos percebidos como ameaçadores e à interpretação de expressões faciais nesse transtorno.

A principal diferença está na intensidade do desconforto e em seus efeitos sobre a vida cotidiana. Enquanto a timidez pode provocar constrangimento passageiro, a ansiedade social pode levar à evitação frequente de encontros, apresentações e outras interações, além de causar sofrimento significativo.

Sendo assim, sentir vergonha ao abrir um presente não é suficiente para caracterizar um transtorno psicológico. Evitar cobranças por reações exageradas e permitir que cada pessoa demonstre satisfação à sua maneira pode reduzir o desconforto durante essas ocasiões.

Como 36 minutos geram ganhos reais de massa muscular – veja como bater a meta da OMS sem sobrecarregar o corpo

28 October 2026 at 11:40

Passar muitas horas na academia não é a única maneira de melhorar a condição física. Para quem tem uma rotina corrida, treinos de apenas 36 minutos por dia podem ser uma alternativa para manter o corpo ativo, desenvolver força muscular e melhorar o condicionamento. Mas, afinal, será que esse tempo é suficiente para alcançar bons resultados?

Segundo a Organização Mundial da Saúde (OMS), adultos devem praticar entre 150 e 300 minutos semanais de atividade física aeróbica moderada ou entre 75 e 150 minutos de atividade vigorosa. A entidade também recomenda exercícios de fortalecimento muscular em pelo menos dois dias da semana.

Treinar 36 minutos por dia realmente traz resultados?

Sessões de apenas 36 minutos podem combinar musculação e atividades cardiovasculares, como bicicleta e caminhada acelerada. Entretanto, a duração não determina, sozinha, a eficácia do treino, já que diferentes exercícios exigem estímulos específicos para produzir resultados.

Segundo José Adeirton, educador físico e especialista em fisiologia do exercício e consultor técnico da Fast Treino, o desenvolvimento da força depende de cargas capazes de desafiar os músculos, sem comprometer a execução dos movimentos. Já o condicionamento cardiovascular exige atividades com intensidade adequada à capacidade individual.

“Uma sessão de 36 minutos pode proporcionar ganhos de força e condicionamento físico. Para isso, precisa reunir dois estímulos que são exercícios contra uma resistência que desafie a musculatura e atividades aeróbicas com intensidade suficiente para exigir do sistema cardiorrespiratório”, afirma.

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Uma análise publicada na revista Sports Medicine, em 2026, reuniu 67 estudos e relacionou um maior volume de exercícios a ganhos de força e massa muscular. Adeirton ressalta que terminar o treino exausto não garante resultados, sendo importante ajustar as cargas e respeitar a recuperação.

Como aproveitar melhor os treinos de curta duração?

Para quem deseja emagrecer, treinos curtos podem contribuir para o gasto energético, mas os resultados também dependem da alimentação. Segundo Adeirton, o ganho de massa muscular exige atenção às cargas e ao volume semanal de exercícios, especialmente entre praticantes experientes.

Cinco sessões de 36 minutos somam 180 minutos semanais, mas nem todo esse período corresponde à atividade aeróbica recomendada pela OMS. Em treinos que combinam musculação e cardio, é necessário considerar o tempo e a intensidade de cada modalidade.

Já para pessoas sedentárias, Adeirton recomenda iniciar os treinos gradualmente. Duas sessões em dias alternados podem ser um ponto de partida, conforme avaliação profissional, com cargas adaptadas e aumento progressivo da intensidade. Caminhadas também podem complementar a rotina, permitindo que a prática de exercícios se torne regular sem ultrapassar os limites do condicionamento individual.

Cuando las palabras se convierten en tejido: el encuentro entre Simorra y Textil Teranyina

28 October 2026 at 10:18
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En un pequeño taller de Ciutat Vella, en Barcelona, el telar manual ha pasado de ser una técnica a convertirse en una manera de entender un oficio. Su nombre, Textil Teranyina, hace referencia a una red de hilos entrelazados, como los que dan forma a un tejido. Fundado en 1987 por Teresa Rosa Aguayo, el taller lleva casi cuatro décadas reivindicando el valor de la artesanía, el conocimiento y el tiempo que requiere cada creación. Una filosofía que conectó con Simorra y que dio lugar a una colaboración para desarrollar uno de los tejidos de su colección otoño/invierno Texere.

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Roberto Gómez, periodista de Onda Cero, cuenta cómo ha vivido el accidente de tren en Toledo: "No soy consciente de la suerte que he tenido"

28 October 2026 at 10:43

El accidente en Toledo continúa sumando heridos y victimas mortales. Según los últimos datos, el número fallecidos se eleva hasta los 46 y la cifra de heridos llega a más de 100 pasajeros.

Testimonio de uno de los pasajeros abordo de un tren de Renfe

Roberto Gómez, periodista en Onda Cero, se encontraba en el tren de Renfe viajando con dirección a Sevilla cuando ha ocurrido el choque entre ambos trenes.

Gómez ha concedido varias entrevistas donde ha relatado el suceso, “uno de los pasajeros tenía una herida grave en la cabeza”, comenta, además de otros pasajeros con golpes producidos por la colisión. Cuenta que el vagón de Iryo ha quedado completamente destrozado y señala que, minutos antes, el tren de Renfe se detuvo en la vía sin que se informara de la causa. Fue poco después de que reanudara la marcha cuando se produjo el choque, poco antes de las 9:00 de la mañana. "No soy consciente de la suerte que he tenido" ha declarado.

Según ha contado a Onda Cero, en la zona ya se han desplazado helicopteros y varios vehiculos de la Guardia Civil.

Las posibles causas del accidente de los trenes de Iryo y renfe

Aumentan los heridos y fallecidos por la colisión de un tren de Iryo en Los Yébenes (Toledo), ocurrida antes de las 9:00, lo que ha provocado que dos coches cayeran por un terraplén e interrumpido la circulación. Aunque no se conocen las causas oficiales, el ingeniero Juan Franco descarta el error humano en Espejo Público y lo atribuye a un pésimo mantenimiento del sistema automático.

Ante la gravedad del accidente, Castilla-La Mancha ha elevado la emergencia a nivel 2 pidiendo la UME, y el ayuntamiento ha habilitado un pabellón para atender a las víctimas.

Segundo gran accidente en lo que llevamos de año

Tras la reciente colisión de dos trenes entre Yébenes y Urda, Toledo, son muchos los que están reviviendo los fantasmas del pasado del incidente de Adamuz. Se trata del segundo accidente mortal del año, un hecho que pone el foco mediático en la seguridad de las líneas de larga distancia. A lo largo de la historia ferroviaria de España, se han registrado diferentes accidentes mortales de tren. Sin embargo, nunca se habían registrado con tanta regularidad.

© X (@Ricardo78DLR)

Iryo descarrilado en accidente ferroviario de Toledo

Juan Franco, ingeniero industrial, en Espejo Público: “no existe el error humano”

28 October 2026 at 10:23

Continúan aumentando los heridos y fallecidos del choque producido en la localidad de Los Yébenes, en Toledo. Las causas aún se desconocen, pero ya hay quienes apuntan a que se podría tratar de un error humano. Adif ha informado a través de su cuenta de X que la circulación ha quedado interrumpida.

Sin embargo, Juan Franco, ingeniero industrial, ha concedido una entrevista para Espejo Público. Durante la conversación ha apuntado que “no existe el error humano” a la vez que señalaba que era motivo del “mantenimiento chapuza” de un sistema que, según comentaba, es automático y que nadie “da órdenes de algo”.

La colisión entre los trenes de Iryo y Renfe

La colisión, que ha provocado que dos de los coches de Iryo se hayan precipitado por un terraplén, ha ocurrido poco antes de las 9:00 de la mañana.

El gobierno de Castilla la Mancha ha elevado a nivel dos de emergencia y ha pedido el despliegue de la UME. El ayuntamiento ha habilitado un pabellón a petición de protección civil para atender a los heridos y los servicos sanitarios han hecho un llamado urgente de donación de sangre.

Se trata del segundo gran accidente de trenes que ocurre en España en lo que llevamos de año. El anterior, en la localidad de Adamuz, ocurrido en enero se cobró la vida de 46 pasajeros y dejó 292 heridos.

Dónde se ha producido el accidente

El choque se produjo a primera hora de este miércoles cuando uno de los trenes se encontraba detenido en la vía y fue alcanzado por detrás por el otro convoy que circulaba en el mismo sentido. En el tren de Iryo viajaban 156 pasajeros y un bebé, mientras que en el AVE de Renfe se desplazaban 397 personas. Tras el impacto, precedido por un gran estruendo según testigos presenciales, varios vagones traseros volcaron y al menos dos cayeron por el terraplén adyacente a la infraestructura.

© La Razón

Accidente de tren en Toledo: últimas imágenes del choque entre un AVE y un Iryo

© LA RAZÓN

Colisión de trenes en Toledo

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Da riqueza dos diamantes ao abandono: como uma cidade inteira acabou tomada pelas areias do deserto

27 October 2026 at 13:38

Casas com salas cobertas de areia, corredores parcialmente soterrados e edifícios que permanecem de pé mesmo após décadas sem moradores. Esse é o cenário de Kolmanskop, uma cidade fantasma localizada no deserto do Namibe, no sudoeste da Namíbia, que já foi um importante centro de exploração de diamantes.

A cidade começou a se desenvolver em 1908, quando a descoberta de pedras preciosas atraiu investimentos e trabalhadores para uma região até então pouco ocupada. Em poucos anos, o local passou a reunir construções sofisticadas e serviços considerados modernos para a época, apesar das dificuldades impostas pelo ambiente desértico.

Com o declínio da mineração e a transferência das atividades para outras regiões, Kolmanskop perdeu seus moradores e foi abandonada em 1956. Desde então, a areia levada pelos ventos passou a ocupar suas construções.

Kolmanskop era um centro de riquezas

Tudo começou em 1908, quando Zacharias Lewala, um trabalhador ferroviário namibiano, encontrou um diamante enquanto retirava areia dos trilhos. A descoberta, comunicada ao supervisor alemão August Stauch, impulsionou a exploração mineral na região, então sob domínio colonial alemão.

Em poucos anos, Kolmanskop se tornou um importante centro de mineração. Segundo a National Geographic, em 1912 a produção local alcançava cerca de 1 milhão de quilates de diamantes por ano, o equivalente a 11,7% da extração mundial naquele período.

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A riqueza financiou uma infraestrutura incomum para uma cidade no deserto, com hospital, escola, teatro, cassino, salão de boliche e fábrica de gelo. Kolmanskop também contava com eletricidade, bonde e equipamentos médicos, enquanto água e mercadorias chegavam de outras localidades. Suas residências seguiam padrões arquitetônicos europeus, principalmente alemães.

Apesar do desenvolvimento, a prosperidade não beneficiava todos igualmente. Enquanto colonos europeus desfrutavam das melhores instalações, trabalhadores africanos enfrentavam condições restritivas de moradia e trabalho nas minas, reflexo das desigualdades impostas pelo sistema colonial.

Por que a cidade foi abandonada e tomada pela areia?

O declínio de Kolmanskop começou após a Primeira Guerra Mundial, quando a mineração perdeu força e depósitos mais ricos de diamantes foram descobertos ao sul, perto do rio Orange, no fim da década de 1920. Com a transferência das atividades, a população diminuiu gradualmente até que, em 1956, a cidade foi completamente abandonada.

Sem moradores e manutenção, os ventos do deserto passaram a carregar areia para o interior das construções. Ao longo das décadas, o material se acumulou em quartos, salas e corredores, formando dunas dentro dos edifícios. Parte das estruturas se deteriorou, enquanto outras permaneceram de pé.

Atualmente, Kolmanskop é uma atração turística localizada a cerca de 10 quilômetros de Lüderitz, na Namíbia. Algumas construções foram restauradas, e as visitas são realizadas mediante autorização. Além de atrair turistas e fotógrafos, a cidade preserva vestígios da mineração de diamantes e do período colonial alemão.

“Se você quer ser feliz por uma hora, tire uma soneca; se você quer ser feliz para o resto da vida, ajude alguém”: o que ensina o provérbio chinês

27 October 2026 at 13:34

O que pode proporcionar uma felicidade mais duradoura, um momento de descanso ou a oportunidade de ajudar alguém? Um provérbio popularmente atribuído à tradição chinesa utiliza essa comparação para mostrar que a satisfação pessoal pode estar relacionada não apenas aos prazeres individuais, mas também à maneira como nos relacionamos com outras pessoas.

A frase “Se você quer ser feliz por uma hora, tire uma soneca; se você quer ser feliz para o resto da vida, ajude alguém” apresenta uma reflexão sobre a generosidade e o significado da felicidade. Embora seja conhecida como um ensinamento chinês, sua autoria e origem histórica não estão comprovadas.

O que o provérbio ensina sobre a felicidade?

O trecho “Se você quer ser feliz por uma hora, tire uma soneca” utiliza o descanso como exemplo de uma satisfação passageira, relacionada a uma necessidade individual. Já a expressão “Se você quer ser feliz para o resto da vida, ajude alguém” apresenta a generosidade como uma atitude cujo significado pode ultrapassar o momento em que é praticada.

A comparação não desvaloriza o descanso nem sugere que boas ações garantam felicidade permanente. O ensinamento está na ideia de que a satisfação pessoal também pode surgir da contribuição que oferecemos à vida de outras pessoas, especialmente quando essas atitudes têm significado para quem as pratica.

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Na prática, isso pode envolver dedicar tempo, atenção ou recursos ao próximo, seja apoiando um familiar em um momento difícil, oferecendo companhia ou compartilhando conhecimentos. Além de beneficiar quem recebe ajuda, esses gestos podem fortalecer vínculos e melhorar a convivência.

Origem da frase

Embora seja associado à tradição chinesa, não há registros históricos conclusivos que identifiquem a autoria ou a origem do provérbio. A frase circula em diferentes versões, algumas mais extensas, que mencionam atividades como pescar, casar e receber uma herança antes de apresentar a generosidade como fonte de satisfação duradoura.

A interpretação dessa mensagem, porém, pode variar conforme as experiências e os valores de cada pessoa. Para alguns, a felicidade está ligada à estabilidade financeira, ao descanso ou às conquistas pessoais; para outros, pode estar nas relações afetivas e na possibilidade de contribuir para o bem-estar de alguém. O provérbio apresenta uma perspectiva sobre o que torna a vida satisfatória, mas não estabelece uma definição única de felicidade.

Do diabo-negro ao peixe-ogro: o que descobrimos sobre os formatos mais bizarros do fundo do mar

27 October 2026 at 11:06

O fundo do oceano abriga peixes com aparências bastante diferentes daqueles encontrados perto da superfície. Entre as características que chamam a atenção estão os corpos compridos e estreitos, semelhantes aos das enguias, comuns em diversas espécies que vivem em grandes profundidades. Mas por que esse formato aparece com tanta frequência?

A característica pode estar relacionada às condições do oceano profundo, onde a falta de luz, as baixas temperaturas e a dificuldade para encontrar alimento influenciam o modo de vida e a evolução das espécies.

Apesar disso, nem todos os peixes ficam mais alongados conforme aumenta a profundidade. Pesquisas mostram que o local onde vivem, seja próximo ao fundo ou em águas abertas, também ajuda a explicar as diferenças.

O corpo alongado pode ser uma vantagem?

Peixes com corpos compridos, como as enguias, conseguem nadar por meio de movimentos ondulatórios. Dependendo da espécie e das condições do ambiente, essa forma de locomoção pode facilitar deslocamentos e manobras em espaços restritos.

A busca por alimento também é importante. Nas profundezas do oceano, onde os recursos podem ser limitados, os animais apresentam diferentes estratégias para encontrar presas e evitar gastos desnecessários de energia.

Porém, o corpo alongado não garante, por si só, uma natação mais econômica. Suas possíveis vantagens dependem da espécie, do comportamento e do ambiente em que o peixe vive.

Estudo analisa quase 3 mil espécies de peixes marinhos

Uma pesquisa publicada em outubro de 2025 na revista científica Evolution analisou 2.882 espécies de peixes marinhos para compreender como a profundidade e o habitat estão relacionados à diversidade de formatos corporais.

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Os pesquisadores identificaram que peixes que vivem próximos ao fundo do oceano profundo costumam apresentar corpos alongados e afilados, enquanto aqueles que nadam em águas abertas possuem formatos mais variados, desde espécies arredondadas até outras extremamente compridas.

Segundo Elizabeth Santos, pesquisadora da Universidade Estadual de Ohio e principal autora do estudo, a evolução do formato corporal ocorre de maneiras diferentes conforme o ambiente em que os animais vivem. Os resultados indicam que a profundidade influencia essas características, mas não da mesma forma em todas as espécies.

Nem todos os peixes das profundezas seguem o mesmo padrão

Embora o corpo alongado seja comum entre peixes que vivem próximos ao fundo do oceano, outras espécies desenvolveram características bastante diferentes para sobreviver nesses ambientes.

O diabo-negro-do-mar (Melanocetus johnsonii), por exemplo, possui corpo arredondado e uma isca luminosa que ajuda a atrair presas na escuridão. Já as fêmeas do peixe-dragão-negro (Idiacanthus atlanticus) apresentam corpo alongado e estreito, além de estruturas capazes de produzir luz.

Outras adaptações aparecem no peixe-ogro (Anoplogaster cornuta), conhecido pelos dentes grandes em relação ao corpo, e nos peixes-caracol, que possuem corpos macios e podem habitar regiões extremamente profundas. Essas diferenças mostram que a sobrevivência no fundo do mar não depende de um único formato, mas das características e estratégias de cada espécie.

¿Se puede seguir echando gasolina cuando salta la pistola? La advertencia que hará que dejes de hacerlo

27 October 2026 at 05:30

Tener que repostar es uno de los principales gastos asociados a tener un vehículo. Con los precios al alza, es normal intentar echar todo el combustible posible para aprovechar hasta el último céntimo invertido. Esto puede llevarnos a seguir repostando incluso cuando la manguera ya ha hecho “clic”.

Sin embargo, este último gesto, por muy habitual que sea, puede jugarnos en contra y hacernos perder dinero, además de dañar nuestro vehículo.

La recomendación es muy sencilla: cuando la pistola se detenga, es mejor dejar de repostar. El sistema está diseñado para detectar cuándo se ha alcanzado un nivel adecuado de combustible.

Cómo funciona y por qué la pistola hace “clic”

El boquerel, es decir, la pistola para repostar, cuenta con un sistema que permite la salida de los gases del depósito mientras entra el combustible. Durante el repostaje, es importante que el aire acumulado en el interior pueda salir para dejar espacio al carburante.

Para saber cuándo detenerse, el boquerel dispone de un sistema de desconexión que se activa cuando detecta que el nivel de combustible ha alcanzado la punta de la pistola. De esta forma, se interrumpe automáticamente el suministro cuando se alcanza el nivel recomendado o cuando se altera el flujo de aire.

Por eso, cuando escuchamos este sonido no debemos seguir apretando la pistola para intentar apurar al máximo, ya que es la señal de que se ha alcanzado el nivel aconsejado.

Qué pasa si seguimos repostando

Una de las razones por las que conviene parar es que no debemos llenar el depósito por encima del nivel recomendado. En su interior hay una pieza de carbón activo llamada cánister, encargada de atrapar los vapores de la gasolina y evitar que estos lleguen al habitáculo. Este sistema está diseñado para trabajar con vapores, pero no con combustible líquido. Llenar el depósito por encima del límite puede estropear esta pieza y llegar a costarnos entre 200 y 500 euros su sustitución, además del coste de la mano de obra en el taller.

Otro de los motivos para detenerse es que los depósitos cuentan con una válvula de seguridad que puede actuar si detecta un exceso de carburante. Si esto ocurre, parte del combustible puede acabar desperdiciándose y, con él, también esos euros de más que hemos gastado.

Cómo podemos ahorrar combustible

Podemos adoptar pequeños hábitos que nos ayuden a aprovechar mejor el carburante que ponemos en el coche. De esta forma, evitaremos gastar de más y reduciremos el riesgo de provocar problemas en alguna pieza.

Una de las recomendaciones es mantener los neumáticos con una presión adecuada. Llevarlos con una presión inferior puede hacer que el consumo de carburante aumente hasta un 4 %. Por otro lado, también se aconseja reducir la carga del vehículo todo lo posible, ya que el peso adicional aumenta el consumo.

Además, conviene conducir a una velocidad constante, evitar frenazos bruscos y, en caso de permanecer parados durante más de un minuto, apagar el motor para que no siga consumiendo carburante.

© istock

Ya es oficial: esta es la fecha hasta la que se mantendrán los descuentos en gasolina y diésel

“Due giorni prima del sequestro ebbi un presagio, sentii qualcosa di strano e spaventoso nei suoi confronti. Mi squarciarono le ruote dell’auto, fui pedinata”: così Piera Maggio a Verissimo

26 October 2026 at 12:52

“Prima che Denise fosse rapita, avevamo avuto ritorsioni e minacce, è tutto documentato nero su bianco, l’ho raccontato agli inquirenti”: sono le parole della madre di Denise Pipitone, Piera Maggio, ospite ieri di “Verissimo”. La madre della bimba rapita ad appena quattro anni il primo settembre del 2004 a Mazara del Vallo (in provincia di Trapani) ha ripercorso questi 22 anni di ricerche, insieme alla conduttrice Silvia Toffanin. Proprio oggi Denise compie 26 anni ma ecco le clamorose parole della Maggio che ieri ha espresso chiaramente la sua idea sulla sorte di sua figlia.

La Maggio ha rivissuto ieri quegli strani giorni che precedettero il sequestro della figlia, prelevata mentre giocava col cuginetto davanti casa della nonna. “Due giorni prima del sequestro ebbi come un presagio, accadde una cosa strana. Eravamo di ritorno da un matrimonio e mentre stavamo rientrando, Denise era in auto nel seggiolone, ebbi come un flash: sentii qualcosa di strano e spaventoso nei suoi confronti. Mi girai a guardarla, si era appisolata. Poi è successo quello che è successo”. Questi timori non erano casuali ma frutto di paure legate a minacce nei giorni precedenti il sequestro. “Ho avuto sia minacce che ritorsioni. Quando faccio dei nomi è perché le ho subite. Nel processo di primo grado se ne è parlato tantissimo”, spiega la madre di Denise. Il processo vide come imputata l’allora 17enne Jessica Pulizzi, una delle figlie avute da Pietro Pulizzi: il padre biologico di Denise. L’uomo all’epoca era sposato con Anna Corona a cui l’uomo nascose l’esistenza di Denise. Quando la piccola scomparve, anche Piera Maggio era sposata con il padre all’anagrafe della piccola, Tony Pipitone. Jessica Pulizzi, accusata del sequestro di Denise dai giudici, fu scagionata e assolta per insufficienza di prove. Ieri, la Maggio è tornata sul processo: “Il movente c’era. La Corte di Cassazione lo ha riconosciuto, ovviamente per insufficienza di prove c’è stata l’assoluzione. Il movente qual era? Gelosia nei miei confronti. Ho subito una serie di azioni: mi squarciarono le ruote dell’auto. Fui pedinata. C’erano persone che passavano sotto casa mia 20, 30 volte al giorno con qualsiasi mezzo, ogni giorno e a qualsiasi ora. Mi si accostavano alla macchina fissando la bambina dietro. Per amore di Pietro non ho presentato denuncia: questa è l’unica cosa di cui mi pento”.

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