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Il Pallone d’Oro costa fino a 600.000 euro, ma quanto vale davvero? Il triplo di un Oscar

26 October 2026 at 15:54

Lunedì 26 ottobre, al London Palladium, viene assegnato il Pallone d’Oro 2026, il premio individuale più prestigioso del calcio, giunto alla sua 70ª edizione. Il trofeo ha un peso simbolico molto importante, ma il suo valore materiale è decisamente minore.

Il pallone dorato, realizzato a Parigi dalla Maison Mellerio fin dalla prima edizione del 1956, non è d’oro massiccio e non dà diritto ad alcun premio in denaro. Ciò non ha però impedito una valutazione stratosferica nel corso di un’asta divenuta ormai storica. In quel caso, infatti, il valore finale è salito di centinaia di volte rispetto al costo di realizzazione.

Di cosa è fatto il Pallone d’Oro

Il cuore del trofeo è in ottone pieno, modellato a mano dagli artigiani di Mellerio. Questa storica maison orafa di origine italiana, attiva in Francia dal 1515, firma anche altri trofei sportivi, tra cui quelli del Roland Garros dal 1981. Sopra l’ottone viene poi applicato un sottile strato d’oro. Ecco, quindi, come il pallone ottiene il suo colore caratteristico.

Quanto vale il trofeo

Secondo svariate stime, l’effettivo valore del trofeo, considerando materiali e lavorazione, si aggira intorno ai 3.000 euro. Spiccioli, se si pensa agli stipendi dei calciatori destinati a portare l’oggetto a casa. La cifra può variare con il prezzo dell’oro, ovviamente, ma resta contenuta proprio perché il metallo prezioso è presente solo in superficie.

France Football, che dal 2024 organizza la cerimonia insieme alla Uefa, non riconosce al vincitore alcuna somma in denaro. Il vero ritorno economico arriva dopo, tra bonus contrattuali, sponsorizzazioni e potere negoziale. Voci che pesano sugli ingaggi molto più del trofeo e che spiegano quanto guadagnano i calciatori di vertice.

Il Pallone d’Oro si può vendere?

A differenza di altri premi, il Pallone d’Oro resta di proprietà del vincitore, che può decidere di cederlo. I casi documentati sono però pochissimi e il più noto riguarda Cristiano Ronaldo.

Nel 2017 il portoghese ha ceduto il Pallone d’Oro vinto nel 2013 al miliardario israeliano Idan Ofer per circa 600.000 euro. Una somma in seguito interamente devoluti alla fondazione Make-A-Wish, che sostiene bambini con gravi malattie. La vicenda è però emersa solo nel 2023, grazie al Mirror. Le ricostruzioni in merito non coincidono, con alcune testate che ritengono sia stata venduta una replica del trofeo, mentre altre ribadiscono come la copia sia in realtà quella esposta nel museo di Madeira. Considerando la cifra record, il trofeo è stato pagato circa 200 volte il suo valore materiale.

Pallone d’Oro e Oscar a confronto

Il Pallone d’Oro è da molti considerando, a buona ragione, “l’Oscar del calcio”. È dunque interessante fare un confronto tra i due ambiti trofei. L’Oscar, prodotto dalla fonderia Polich Tallix nello Stato di New York, è in bronzo pieno placcato in oro a 24 carati. È alto 34,3 centimetri e pesa circa 3,85 chili. Il costo di produzione è stimato tra 400 e 1.000 dollari, a seconda del prezzo dell’oro.

Pallone d’Oro Oscar
Produttore Mellerio (Parigi) Polich Tallix (New York)
Materiale Ottone con sottile strato d’oro Bronzo placcato oro 24 carati
Costo stimato Circa 3.000 euro 400-1.000 dollari
Rivendita Libera Bloccata per i premi assegnati dal 1950

La differenza più grande riguarda proprio la rivendita. Dal 1950 chi vince un Oscar deve offrire la statuetta all’Academy per 1 dollaro prima di poterla cedere. Una regola che di fatto annulla il potenziale mercato. Possono circolare liberamente solo le statuette assegnate prima di quella data.

Ed è su quei pezzi che si concentrano le cifre più alte. Nel 1999 Michael Jackson acquistò l’Oscar per il miglior film assegnato a Via col vento per circa 1,5 milioni di dollari, mentre nel 2011 quello vinto da Orson Welles per la sceneggiatura di Quarto potere è stato venduto per circa 860.000 dollari. Valori ben superiori a quelli noti per il Pallone d’Oro.

Quanto guadagnano i piloti di Formula 1 nel 2026: gli stipendi di tutti i campioni

25 October 2026 at 17:00

Chi sono i piloti di Formula 1 più ricchi? Nel 2026, secondo le stime pubblicate da RacingNews365, Max Verstappen e Lewis Hamilton occupano le prime posizioni della classifica degli ingaggi in Formula 1, Charles Leclerc, George Russell e Lando Norris si collocano nella fascia alta del mercato. In fondo alla classifica Colapinto e Lidlblad.

Ecco quali sono i guadagni dei piloti di Formula 1 nel 2026, elaborati sulla base di informazioni raccolte nel paddock, indiscrezioni sui contratti e altre fonti del settore.

Chi sono i piloti di Formula 1 più ricchi

Secondo le stime pubblicate da RacingNews365, gli ingaggi annuali dei 22 piloti del mondiale 2026 vanno da circa 500.000 dollari a 70 milioni di dollari. Nella classifica viene considerato lo stipendio base stimato, senza aggiungere i bonus e gli introiti derivanti dagli sponsor personali.

Ecco la classifica:

  • Max Verstappen (Red Bull): 62,5 milioni di euro all’anno
  • Lewis Hamilton (Ferrari): 53,6 milioni di euro all’anno
  • Charles Leclerc (Ferrari): 30,4 milioni di euro all’anno
  • George Russell (Mercedes): 30,4 milioni di euro all’anno
  • Lando Norris (McLaren): 26,8 milioni di euro all’anno
  • Fernando Alonso (Aston Martin): 17,9 milioni di euro all’anno
  • Carlos Sainz (Williams): 11,6 milioni di euro all’anno
  • Oscar Piastri (McLaren): 11,6 milioni di euro all’anno
  • Pierre Gasly (Alpine): 10,7 milioni di euro all’anno
  • Alexander Albon (Williams): 10,7 milioni di euro all’anno
  • Lance Stroll (Aston Martin): 10,7 milioni di euro all’anno
  • Sergio Pérez (Cadillac): 7,1 milioni di euro all’anno
  • Nico Hülkenberg (Audi): 6,2 milioni di euro all’anno
  • Esteban Ocon (Haas): 6,2 milioni di euro all’anno
  • Isack Hadjar (Red Bull): 4,5 milioni di euro all’anno
  • Valtteri Bottas (Cadillac): 4,5 milioni di euro all’anno
  • Gabriel Bortoleto (Audi): 1,8 milioni di euro all’anno
  • Kimi Antonelli (Mercedes): 1,8 milioni di euro all’anno
  • Oliver Bearman (Haas): 893.000 euro all’anno
  • Franco Colapinto (Alpine): tra 446.000 e 893.000 euro all’anno
  • Arvid Lindblad (Racing Bulls): tra 446.000 e 893.000 euro all’anno

Bonus, sponsor e risultati sportivi: come si compone lo stipendio

Per comprendere le differenze tra i compensi dei piloti è necessario considerare che lo stipendio base rappresenta soltanto una parte della remunerazione. Nei contratti possono essere previsti premi per le vittorie nei Gran Premi, piazzamenti, punti conquistati ed eventuali successi nella classifica costruttori. Inoltre a queste somme possono aggiungersi i contratti pubblicitari personali, le collaborazioni commerciali e le attività legate all’immagine del pilota. Non tutti gli accordi sono però liberamente negoziabili: le scuderie hanno sponsor ufficiali e possono prevedere vincoli per evitare conflitti tra marchi concorrenti.

Il reddito complessivo può quindi essere molto diverso da quello che emerge osservando soltanto l’ingaggio garantito. Anche per questo le classifiche degli stipendi e quelle degli atleti più pagati non coincidono necessariamente.

Formula 1: perché i piloti guadagnano così tanto?

Gli stipendi elevati sono legati al valore economico del campionato, alla competizione tra le scuderie e alla capacità dei piloti più affermati di generare risultati sportivi, visibilità e ricavi commerciali. Per un team, assicurarsi un campione può rappresentare un investimento strategico: le prestazioni in pista contribuiscono ai risultati della squadra, mentre la notorietà del pilota può rafforzare le relazioni con gli sponsor.

Un elemento importante riguarda il budget cap, il tetto alle spese introdotto per contenere i costi della competizione. Gli stipendi dei piloti sono esclusi dal calcolo del limite di spesa applicabile alle scuderie. Questo consente ai team di negoziare ingaggi anche molto elevati senza imputarli alla stessa voce di costo soggetta al tetto regolamentare.  La differenza tra i compensi dei campioni e quelli dei debuttanti riflette infine il valore dell’esperienza, i risultati ottenuti e il potere contrattuale. Arrivare in Formula 1 non significa automaticamente guadagnare decine di milioni: gli stipendi più alti sono riservati a una cerchia ristretta di piloti, mentre per i giovani la crescita dei compensi dipende anche dalla capacità di dimostrare il proprio valore in pista.

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