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Normal view

Inside the legal design of America's Russia sanctions U-turn

23 October 2026 at 17:18

The first Russian diesel tanker under the new deal between Russia and the United States is now heading for New York with a 40,000-metric-ton cargo, enough to cover barely two hours of American demand.

The deal began with a phone call, in which Russian President Vladimir Putin seems to

Una nuova Yalta (di Marco Travaglio)

 

di Marco Travaglio*

 

“Stiamo andando verso la fine della guerra”. Stavolta non lo dice Trump o Zelensky per ragioni elettorali: lo dice Putin, che mente come gli altri, ma di solito misura un po’ più le parole, anche perché il consenso non è un suo problema. Sarà vero? Lo capiremo presto, ma l’impressione è che qualcosa si muova. Come nella primavera del 2022 coi negoziati di Istanbul subito dopo l’invasione, quando sia Mosca sia Kiev ostentavano ottimismo e si lodavano a vicenda per la buona volontà. Poi su quel tavolo, che doveva ancora sciogliere un paio di nodi belli spessi, calò il veto anglo-americano. Ora a riannodare i fili alla luce del sole sono i mediatori di Trump e sotto traccia quelli del Papa, con le telefonate a Putin e a Zelensky e le missioni a Mosca dei cardinali Gallagher e Zuppi. La Ue, al solito, non tocca palla, ma questo è un bene: non ha ancora neppure un mediatore e in quattro anni e più ha fatto solo danni. Però i Paesi che contano – Francia, Germania e Regno Unito – erano al tavolo di Witkoff e Kushner a Miami e hanno digerito il loro piano. Che Trump ha imposto a Zelensky con la minaccia di levargli l’intelligence satellitare e di non vendere più agli europei le armi che poi gli regalano. E che è la cosa meno misteriosa e più prevedibile del mondo.

La Russia si tiene quello che ha preso e qualcosa che sta per prendersi, garantendo l’integrità del restante 79% di Ucraina. Kiev non entra nella Nato (nell’Ue si vedrà, ma tira brutta aria). Le sanzioni a Mosca vengono annullate progressivamente. Gli asset russi sequestrati dall’Ue vengono in parte restituiti ai legittimi proprietari e in parte investiti in affari comuni fra Mosca, Ucraina e chi altri ci sta. Kiev riduce l’esercito e l’industria militare. Per metterla al riparo da eventuali nuovi attacchi, Usa e Ue inventeranno qualcosa di simile all’articolo 5 Nato, per quel che vale e per chi vi aderirà (pacche sulle spalle e belle parole). Un segreto di Pulcinella che, se e quando sarà firmato, imporrà una domanda agghiacciante: quanti morti e rovine in Ucraina e disastri economici in Europa si sarebbero evitati siglandolo uno, due, tre, quattro anni fa? Tutti sapevano da subito che sarebbe finita così. Ma molti – soprattutto nell’Ue e a Kiev – hanno preferito credere alla loro propaganda per salvare la faccia e la poltrona. In ogni caso, neppure un’intesa finalmente firmata e il silenzio delle armi basterebbero a risolvere il problema. L’Est Europa è una polveriera dalla fine della Guerra fredda, a cui purtroppo non seguì una pace almeno tiepida. Serve una nuova conferenza tipo Helsinki 1975, che risolva tutte le questioni di sicurezza aperte: per tutti, anche per la Russia. Possibilmente preceduta da una nuova Yalta fra gli Usa, la Cina, la Russia e – ove mai esistesse – la Ue.

 

*Fatto Quotidiano, 22 ottobre 2026

Le tre fake news costruite ad arte contro le manifestazioni (di Andrea Zhok)

 

di Andrea Zhok*

La narrazione del Fronte Eurobellicista e degli organi di stampa a gettone sulle proteste in corso è la seguente:

1) Questa sarebbe la “rivolta dei maranza”.
Anche se la maggior parte di chi protesta sono Italiani in Italia, Francesi in Francia, Greci in Grecia, Albanesi in Albania, Spagnoli in Spagna, ecc. le uniche foto che circolano sono quelle dei maranza che saccheggiano i negozi. Per trovare dichiarazioni politiche, contestazioni del carovita, richieste di sostegno al welfare, ecc. bisogna setacciare il web. L’immagine che si vuole imporre è quella della rivolta degli ingrati del sistema, ospitati per puro spirito di carità, ed ora incapaci di accettare le leggi di chi li ospita.

2) Questo sarebbe un momento dello “scontro di civiltà”.
I maranza sono l'avanguardia degli islamici per la conquista del potere in Europa. Qui si fa appello alle (sacrosante) istanze di autopreservazione della popolazione locale rispetto a movimenti migratori incontrollati, incidentalmente, movimenti VOLUTI DAGLI STESSI CHE PROMUOVONO LA GUERRA.
 
Il quadretto è:
“Invasione della barbarie islamica fancazzista” VS “Cittadini virtuosi che alzano la serranda ogni mattino e sopportano eroicamente i sacrifici che la patria richiede”.

3) Abbiamo le mani legate, lasciateci mettere ordine.
L’apparato repressivo messo in campo negli ultimi anni sul piano giuridico, per limitare il diritto di sciopero, il diritto di manifestazione, il diritto di protestare in qualunque forma, viene ora presentato come un sistema timido, che soffre dei troppi lacci e lacciuoli, e non consente di tornare ai bei tempi in cui il generale Bava Beccaris usava l’artiglieria pesante su chi protestava contro il carovita (allora si trattava del prezzo del pane).

Qui qualche inflitrato strategico serve a giustificare la repressione.

Una semplice conclusione.  Chi si beve questa pila di stronzate costruite a tavolino merita di restare in catene per tutta l’eternità. E se ciò non accadrà, non accadrà solo grazie a quelli che, al posto loro, hanno disturbato il manovratore.

Il boom della manifattura avanzata sulla strada del socialismo con caratteristiche cinesi

 

di CGTN

Da grande piattaforma manifatturiera mondiale, storicamente competitiva soprattutto per i costi di produzione e le economie di scala, la Repubblica popolare cinese si sta affermando oggi come una delle principali potenze della manifattura avanzata, attraverso l'innovazione tecnologica, l'automazione e l'integrazione dell'intelligenza artificiale nei processi produttivi. Ciò che più conta è invece l’impostazione strategica alla base di questo processo di trasformazione.

Le autorità cinesi sono infatti impegnate a collegare sempre di più Stato, ricerca e imprese al fine di rafforzare la sicurezza e la resilienza del sistema economico-produttivo di fronte alle incertezze del quadro internazionale e migliorarne il posizionamento globale. L’innovazione manifatturiera rappresenta quindi un pilastro fondamentale, che contribuisce anche a rispondere ai bisogni della popolazione.

Nelle direttive trasmesse alla Conferenza nazionale sulla manifattura avanzata del 16-17 settembre, Xi Jinping ha indicato tre priorità fondamentali: sviluppo intelligente e di qualità, sostenibilità ambientale e integrazione industriale.

Queste indicazioni si inseriscono nel quadro strategico del pensiero sul “socialismo con caratteristiche cinesi nella nuova era”, che individua nella modernizzazione socialista del Paese uno degli obiettivi fondamentali. Ciò significa, nelle parole di Xi, continuare ad “applicare pienamente e coerentemente, in tutti gli ambiti, la nuova filosofia dello sviluppo; garantire al contempo uno sviluppo di alta qualità e una maggiore sicurezza; promuovere uno sviluppo intelligente, verde e integrato; continuare ad ampliare e rafforzare il settore manifatturiero avanzato e rendere le filiere industriali del Paese più autonome, autosufficienti e resilienti ai rischi.” La ricerca di una maggiore autonomia strategica, e di una minore vulnerabilità, insieme al miglioramento delle condizioni di vita del popolo cinese, rappresenta a mio avviso una delle principali forze motrici di questa trasformazione.

L’operatività e la concretezza di queste indicazioni strategiche si evincono anche analizzando i dati dei primi nove mesi del 2026 – pubblicati il 19 ottobre dall’Ufficio nazionale di statistica cinese – che mostrano chiaramente non soltanto una crescita del valore aggiunto della manifattura complessiva pari al 5,6% tra le imprese industriali di maggiori dimensioni, ma soprattutto una crescita ancor più sostenuta della manifattura ad alta tecnologia +14,3%.  Ancora più significativi sono gli incrementi del valore aggiunto nella fabbricazione di circuiti integrati (+79,2%) e di prodotti digitali (+13,6%), nonché della produzione di apparecchiature per la stampa 3D (+62,5%). Meritano attenzione anche gli incrementi della produzione di batterie agli ioni di litio per i veicoli elettrici (+43,5%) e di gruppi turbina-idroelettrici (+43,1%).

La portata di questa trasformazione va ben oltre i singoli settori industriali. Secondo le stime preliminari dell'Ufficio nazionale di statistica cinese, nei primi nove mesi del 2026 i nuovi motori industriali, tra cui la manifattura ad alta tecnologia e quella digitale, pur rappresentando poco più del 20% del valore aggiunto industriale, hanno contribuito per oltre il 50% alla sua crescita. Considerando l'intera economia nazionale, i nuovi motori dello sviluppo, comprendenti anche l'economia digitale e i servizi moderni, hanno contribuito per oltre il 40% alla crescita del PIL.

Si tratta di un cambiamento che assume particolare rilievo in una fase caratterizzata da difficoltà nel settore immobiliare, dal rallentamento degli investimenti e da crescenti tensioni internazionali. La modernizzazione industriale si configura così come un fattore di resilienza e trasformazione dell'intera economia nazionale.

L'intelligenza artificiale, la robotica e le fabbriche intelligenti stanno progressivamente diventando componenti strutturali dell'apparato industriale. Il premier Li Qiang ha tradotto questi orientamenti in priorità operative: rafforzamento della ricerca di base, sviluppo delle tecnologie fondamentali, diffusione dell'intelligenza artificiale nell'industria, modernizzazione dei settori tradizionali e integrazione tra manifattura avanzata e servizi moderni.

Questo mutamento qualitativo si innesta su una base industriale già dominante per dimensioni. Secondo l'UNIDO, la quota della Cina nel valore aggiunto manifatturiero mondiale è passata dal 2,8% nel 1990 al 32% nel 2024, consolidando il primato mondiale del paese. Sempre nel 2024 la quota cinese superava quella combinata di Stati Uniti (15%), Giappone (6,3%), Germania (4,6%) e Corea del Sud (3,3%). Si tratta di una trasformazione storica degli equilibri produttivi internazionali, che ha progressivamente spostato il baricentro della manifattura verso l'Asia. 

La specificità del percorso cinese risiede nella capacità di coordinare indirizzi strategici di lungo periodo, ricerca scientifica, investimenti e sviluppo industriale, favorendo la diffusione delle innovazioni tecnologiche su una scala produttiva difficilmente replicabile altrove.

Oggi, dunque, la Cina combina una capacità produttiva senza precedenti con una crescente specializzazione tecnologica, facendo della manifattura avanzata uno dei pilastri della propria modernizzazione socialista e ampliando le possibilità di cooperazione industriale e tecnologica con i partner di tutto il mondo.

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