Carburanti, Eni conferma il price cap fino a fine anno
“Confermiamo che manterremo il concetto di price cap fino a fine anno. Per quando riguarda il suo livello, attualmente a 2,25 euro per il gasolio e a 1,99 euro per la benzina (come annunciato a inizio ottobre), monitoreremo le dinamiche di mercato e di prezzo, nonché le forniture effettivamente disponibili in rapporto alla nostra struttura logistica, per valutarlo nel corso del periodo”. Lo ha annunciato l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, nel corso di un colloquio telefonico con alcune testate giornalistiche, e confermato all’ANSA da un portavoce della società.
Il governo ha stanziato 105,2 milioni di euro aggiuntivi per gli autotrasportatori colpiti dal caro gasolio. Il decreto approvato il 22 ottobre interviene sul credito d’imposta già attivato nei mesi scorsi e aggiunge una nuova copertura per le spese sostenute tra settembre e i primi giorni di ottobre. Non si tratta quindi di un bonus uguale per tutti i camionisti. L’aiuto è collegato alla maggiore spesa per il carburante sostenuta dalle imprese che rispettano i requisiti previsti dalla normativa sull’autotrasporto.
Caro gasolio: come sono divisi i 105 milioni
Dei 105,2 milioni approvati dal Consiglio dei ministri, 45,2 milioni vengono aggiunti alla dotazione già prevista per il periodo marzo-agosto 2026. Le risorse complessive per questa fase arrivano così a circa 480 milioni. Altri 60 milioni di euro finanziano invece il credito d’imposta sulle spese per il gasolio sostenute dal 1° settembre al 5 ottobre.
La distinzione è importante perché per il primo periodo la procedura era già stata aperta dal MIT. Le domande per il ristoro marzo-agosto potevano essere presentate attraverso la piattaforma dedicata e il termine è scaduto il 20 settembre. Le imprese che hanno già presentato istanza possono visualizzare l’importo riconosciuto dopo le verifiche.
Caro gasolio: chi può ricevere il credito d’imposta
La misura già disciplinata dal Ministero riguarda le imprese con sede legale o stabile organizzazione in Italia che svolgono attività di autotrasporto merci, trasporto di persone o noleggio autobus con conducente, nel rispetto delle categorie indicate dalla normativa. Per la precedente tranche il credito era riservato ai consumi di gasolio utilizzato su veicoli Euro V ed Euro VI.
Il ristoro poteva arrivare fino al 70% della maggiore spesa mensile sostenuta rispetto al prezzo del gasolio registrato nel febbraio 2026, nei limiti delle risorse disponibili. Per i 45,2 milioni aggiuntivi relativi a marzo-agosto, quindi, i beneficiari saranno le imprese già entrate nella procedura. Per i nuovi 60 milioni relativi alle spese dal 1° settembre al 5 ottobre bisognerà invece fare riferimento alle modalità operative che accompagneranno l’attuazione definitiva del decreto.
Caro gasolio: quante imprese aspettano i pagamenti
Secondo quanto riferito dal ministro Matteo Salvini dopo il Consiglio dei ministri, le domande presentate sono oltre 32mila, a fronte di circa 99mila imprese attive nel settore dell’autotrasporto. Il governo ha annunciato l’avvio dei primi pagamenti nei prossimi giorni. Il decreto contiene anche altre misure richieste dalle associazioni.
I canoni di leasing dei veicoli in scadenza tra novembre 2026 e marzo 2027 potranno essere sospesi fino al 31 marzo 2027. È previsto inoltre un meccanismo per adeguare alcuni contratti di trasporto all’aumento del costo del carburante. Restano invece fuori dal provvedimento i circa 590 milioni annunciati per il rinnovo del parco camion, che dovrebbero essere finanziati con un intervento successivo.
Il tetto ai prezzi dei carburanti deciso da Eni e da altre compagnie abbassa il conto alla pompa ma spiazza i distributori indipendenti, che comprano a prezzo pieno. Il rischio è che il mercato esca dalla crisi solo più concentrato, ma non più efficiente.
I tassisti tornano a protestare contro il caro carburante e lanciano un ultimatum al governo. Lunedì 26 ottobre è previsto un presidio a Roma, mentre il presidente di itTaxi Loreno Bittarelli avverte che, senza interventi urgenti, i lavoratori potrebbero non riuscire più a sostenere i costi del servizio.
Tariffe fissate dai Comuni e rincari alla pompa: le tre richieste dei tassisti al governo
Il caro carburante mette in difficoltà anche i tassisti, pronti a scendere in piazza lunedì 26 ottobre a Roma per chiedere interventi al governo. A denunciare la situazione è Loreno Bittarelli, presidente di itTaxi, che in un editoriale pubblicato sull’Economista mette in guardia dal rischio di un blocco del servizio qualora non arrivassero risposte concrete.
“Chi conosce itTaxi sa che non abbiamo mai ceduto a proteste ideologiche, ma oggi siamo di fronte a un’emergenza economica non più sostenibile”. A rendere particolarmente difficile la situazione, secondo Bittarelli, è il sistema delle tariffe amministrate dai Comuni, che impedisce agli operatori di adeguare autonomamente il costo delle corse all’aumento dei prezzi di benzina e gasolio. “Con le tariffe amministrate dai Comuni, non possiamo scaricare sui clienti i rincari record di benzina e gasolio: i costi li pagano interamente i lavoratori, i cui margini sono azzerati. Saremo in piazza a piedi, fuori turno e senza vetture, per far sentire la nostra voce senza creare disagi ai cittadini”.
La mobilitazione sarà dunque organizzata senza le auto bianche e coinvolgerà i conducenti fuori turno, con l’obiettivo di manifestare senza interrompere il normale servizio ai cittadini. Tre le principali richieste rivolte al governo: l’estensione del “Gasolio Professionale” al comparto taxi, l’istituzione di un fondo straordinario di compensazione per sostenere i maggiori costi del carburante e incentivi concreti per favorire la transizione ecologica delle vetture.
Bittarelli avverte però che la categoria potrebbe arrivare a fermarsi se le istituzioni non adotteranno provvedimenti in tempi rapidi: “Senza risposte urgenti” – conclude Bittarelli – “il rischio concreto è il blocco del servizio per l’impossibilità materiale di coprire i costi di gestione”.
Benzina e gasolio restano sopra i due euro al litro nei prezzi medi nazionali del self-service. Secondo le rilevazioni del Ministero delle Imprese e del Made in Italy di venerdì 23 ottobre, il diesel costa mediamente 2,260 euro al litro sulla rete stradale, contro i 2,022 euro della benzina. In autostrada i prezzi sono ancora più alti.
Il divario tra benzina e diesel supera i 23 centesimi al litro e si allarga in autostrada
Fare rifornimento di gasolio costa mediamente quasi 24 centesimi al litro in più rispetto alla benzina. È quanto emerge dagli ultimi dati dell’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Mimit, aggiornati a venerdì 23 ottobre 2026. Sulla rete stradale nazionale, il prezzo medio in modalità self-service si attesta a 2,022 euro al litro per la benzina e a 2,260 euro per il gasolio.
La spesa aumenta per chi si rifornisce in autostrada, dove la benzina raggiunge i 2,045 euro al litro, mentre il diesel arriva a 2,300 euro. Rispetto alla rete stradale ordinaria, la differenza è di 2,3 centesimi al litro per la benzina e di 4 centesimi per il gasolio.
Per un rifornimento ipotetico da 50 litri, ai prezzi medi nazionali il costo è di 101,10 euro per la benzina e di 113 euro per il gasolio. In autostrada, per la stessa quantità, la spesa sale rispettivamente a 102,25 e 115 euro.
I valori diffusi dal Ministero si riferiscono esclusivamente alla modalità self-service e rappresentano medie nazionali, non i prezzi praticati da ogni singolo distributore.