❌

Normal view

“Sono stata licenziata dopo 30 anni in una azienda. A 60 anni mi sono trasferita tra i ghiacci dell’Antartide per un nuovo lavoro”: la svolta di Amy Lee

25 October 2026 at 12:16

Per trent’anni la sua vita professionale ha avuto un solo nome: la multinazione informatica HP. May Lee, oggi sessantenne, ci è arrivata da giovane e ci è rimasta fino a ricoprire il ruolo di responsabile marketing e comunicazione. Poi il licenziamento. E la scelta, invece di cercare un altro impiego nel settore, di guardare altrove. Altrove, per lei, significava il ghiaccio. Lee aveva già visitato l’Antartide due volte in vacanza, e ne era rimasta conquistata. Allora ignorava che fosse possibile lavorarci. Quando ha scoperto che lo era, non ha avuto dubbi: doveva candidarsi. Lo riporta Business Insider.

Il Programma antartico degli Stati Uniti è gestito dalla National Science Foundation, che affida il supporto operativo a diverse aziende, ciascuna con un ambito specifico.

A metà aprile Lee ha inviato tre candidature: coordinatrice alloggi, tecnico di assistenza al service desk e vice supervisore alle forniture. Lo ha fatto con il curriculum che aveva usato per anni con l’elenco dei suoi vari incarichi.

La risposta più rapida è stata anche la più amara. Nel giro di una o due settimane è arrivata una mail di rifiuto per il ruolo di coordinatrice: non possedeva, si leggeva, “i requisiti minimi”. Un esito che l’ha sorpresa. Solo allora si è messa a studiare come funzionano le selezioni in Antartide, scoprendo, un po’ tardi, quanto siano competitive. Dai blog ha appreso che chi non adatta il curriculum alla lettera all’annuncio viene scartato. Ed è convinta che sia andata così.

L'articolo “Sono stata licenziata dopo 30 anni in una azienda. A 60 anni mi sono trasferita tra i ghiacci dell’Antartide per un nuovo lavoro”: la svolta di Amy Lee proviene da Il Fatto Quotidiano.

“Non ho tempo per cucinare per mio marito e i miei due figli. Ho assunto una ‘zia’ con 130 euro a visita per cibi sani e razionati in freezer”: la storia di Elizabeth Wong

25 October 2026 at 05:00

Il rientro in ufficio dopo la seconda maternità ha lasciato alla famiglia pochissimo tempo libero. Elizabeth Wong e il marito lavoravano entrambi nella finanza a Londra, con giornate scandite da videochiamate dalle sette del mattino alle nove di sera. Lo riporta Business Insider.

Durante la settimana la routine era quella di tante coppie con figli piccoli: corse tra asilo e uscite, riunioni su Teams, cena, riordino, bagnetto e nanna, con faccende domestiche e pratiche personali da infilare negli spazi rimasti. C’era una tata a tempo pieno, ma nessun altro aiuto, perché le famiglie d’origine vivevano lontano.

Tra le coppie di genitori che conosceva, la soluzione più comune erano i piatti pronti del supermercato o il cibo da asporto. Opzioni che a lei sembravano troppo ricche di sale e zuccheri e poco varie. Così, nel 2020, in piena pandemia, ha scritto in un gruppo Facebook di mamme malesi nel Regno Unito per cercare qualcuno che cucinasse per la famiglia.

Non cercava uno chef personale, il budget non lo permetteva. Le bastava una brava cuoca casalinga disposta a preparare, in poche ore, grandi quantità di piatti da congelare e riscaldare nei giorni più frenetici.

L'articolo “Non ho tempo per cucinare per mio marito e i miei due figli. Ho assunto una ‘zia’ con 130 euro a visita per cibi sani e razionati in freezer”: la storia di Elizabeth Wong proviene da Il Fatto Quotidiano.

❌