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Sciopero generale 30 ottobre, 22mila persone preparano le proteste su 3 chat Telegram: “Vietato incitare alla violenza”

27 October 2026 at 16:20

Su Telegram procede l’organizzazione delle proteste, mentre Youssef Siher è agli arresti con l’accusa di terrorismo e il gruppo Movimento 17 ottobre ha chiuso i battenti. Prossimo appuntamento: lo sciopero generale del 30 ottobre contro il carovita. La linea emersa dalla chat Italia in piazza è chiara: nessuna violenza, aggregarsi alle proteste delle sigle e delle organizzazioni promotrici della piazza, seguire le loro istruzioni, nessuna contestazione autonoma. La via del saccheggio, dell’assalto alla proprietà privata di banche e negozi di lusso, è bocciata senza appello. Il primo messaggio di benvenuto in cima alla chat, fissato il 20 ottobre alle 19,10, è inequivocabile: “Purtroppo ci hanno ‘bannato’ tra mille virgolette i gruppi di Telegram, per questo abbiamo deciso di crearne un altro ‘questo qua’. Per questo però vorrei annunciarvi un punto critico. – NON bisogna ASSOLUTAMENTE INCITARE alla VIOLENZA, che sia verbale o altro”.

Luoghi, date delle contestazioni e imprevisti al corteo

Non è l’unico gruppo attivo sulla piattaforma di Pavel Durov. La pagina Piazze piene conta circa 16.224 iscritti (2308 nel gruppo di discussione a portata di link), quella di Mappa della rivolta 3.734. Italia in piazza, con 2.359 partecipanti, è erede della community WhatsApp Italia in piazza 17 ottobre: la data non è un accessorio. Quel giorno sono esplose le guerriglie urbane durante le manifestazioni contro il carovita nelle principali città italiane. 24 ore dopo è nata la comunità virtuale Movimento 17 ottobre, su Telegram, “spenta” dagli amministratori il 23 ottobre, alla viglia delle contestazioni di sabato 24. Ma la piazza covava da mesi in altri luoghi del cyberspazio. Ora oltre 22 mila persone, sparse su 3 chat Telegram, seguono l’organizzazione delle manifestazioni di sabato 30 ottobre. Anche Piazze piene e Mappa della rivolta (con una grafica interattiva dei luoghi delle proteste) indicano una linea non violenta e di servizio. I partecipanti prima condividono luoghi e date delle manifestazioni in tutta Italia. Poi, il giorno delle proteste, in presa diretta scambiano dettagli sui cortei: l’orario e il punto del raduno, la direzione del corteo, indirizzi precisi, contrassegnando tutto con l’hashtag della città, per reperire le informazioni locali nell’oceano della pagina nazionale. Durante le contestazioni, ogni imprevisto è segnalato in diretta, in chat: ad esempio, i fermi delle forze dell’ordine. Sabato 24 ottobre, diversi manifestanti hanno messo in guardia gli altri con un messaggio di questo tenore: attenzione, autorità di sicurezza hanno voluto scattare una foto del volto accostato al documento di identità.

Il confronto tra le chat e la discussione su assalti ai negozi

Il tema della violenza è quasi totalmente estraneo alle 3 chat Piazze piene, Mappa della rivolta e Italia in piazza. Scarseggiano discussioni sull’opportunità di spaccare vetrine, assaltare negozi, occupare palazzi delle istituzioni e simboli del potere, banche in primis. Temi dibattuti nella chat Movimento 17 ottobre, spenta dalle autorità. Quest’ultima suggeriva strumenti tecnologici dove organizzare contestazioni al riparo dallo sguardo dallo Stato: Signal, app bluetooth come Briar e Session, GrapheneOS per cancellare ogni dato sullo smartphone. Nulla di tutto ciò appare nelle chat Telegram ancora attive, dove corre la protesta in vista del 30 ottobre. Per distinguere le due galassie della contestazione online, si possono contare i messaggi che contengono un invito alla violenza. Sono lo 0,14% (10 su 7140 messaggi) nelle chat Italia in piazza, salgono all’1,7 per cento nella pagina del Movimento 17 ottobre. “Sembrano percentuali irrisorie, ma sono circa 30 in media al giorno, dal 18 al 23 ottobre, 170 in tutto”, dice il Lorenzo Alvisi, dottorando dell’Imt di Lucca. Il ricercatore ha mappato le comunità online per una ricerca scientifica. E cita un altro numero: “Gli utenti che hanno invitato almeno una volta alla violenza sono il 12,1% per il Movimento 17 ottobre, contro l’1.7% del gruppo di Italia in piazza”, prosegue Alvisi.

“Italia in piazza”, restyling in corso: sparito sito e “fondatore”

La chat Telegram Piazze Piene è attiva da mesi, già al tempo delle proteste Pro Pal nel 2025. Mappa della rivolta da poche settimane. Italia in piazza è sbarcata sulla piattaforma di Durov il 7 ottobre scorso, erede della community WhatsApp Italia in piazza 17 ottobre, battezzata i primi giorni del mese. Qui ha covato la protesta, per settimane, senza che nessuno fuori dalla bolla ne avesse sentore. Ad eccezione di pochissimi, allertati dai partecipanti: ad esempio, centri sociali e collettivi studenteschi milanesi. Ora la galassia Italia in piazza è in corso di restyling: il 20 ottobre, 19 chat telegram hanno lasciato il posto ad una sola pagina nazionale, dove sono confluite le “edizioni” locali. Venerdì 23 ottobre (tra le 12 e le 15) un altro cambiamento: sparito l’admin con il profilo Andrea, insieme al sito internet piazza-italia-hub.lovable.app, 24 ore prima dell’arresto di Siher. Nelle chat di Italia in Piazza Andrea si presentava come fondatore e TechDev, ovvero lo sviluppatore tecnologico. Firmava gran parte dei comunicati, non sappiamo se sia l’autentico creatore del gruppo. Degli altri 5 admin, ne restano in servizio solo tre. Due profili amministratori hanno abbandonato la discussione, per traslocare nella chat Movimento 17 ottobre tra il 18 e il 23 ottobre.

L’identikit: 40 per cento apolitico, in cerca di rappresentanza

Lorenzo Alvisi, con il supporto dell’Intelligenza artificiale Claude, ha tracciato l’identikit ideologico di Italia in Piazza. La gran parte degli iscritti non sa a che santo votarsi, non aderisce a partiti politici e non si sente rappresentato da nessuno. Ma è incline ad attivarsi politicamente, anzi lo desidera, attende solo la chiamata giusta. Nella ricerca sono classificati come antisistema: circa il 40 per cento. La sinistra, incluse le posizioni estreme, raduna un altro 40 per cento circa. Il 15 per cento è di centro. Di destra la quota del 5 con lo 0,5 di estrema destra. Oltre le idee, conta la tecnica: in Italia è il primo caso di proteste supportate dall’Intelligenza artificiale. “L’IA compare in più punti della mobilitazione – sostiene l’esperto – nelle chat i partecipanti discutono le locandine generate con l’IA, e tra gli strumenti diffusi nei gruppi c’è la ‘Mappa della Rivolta’, un sito il cui codice pubblico mostra che è stato costruito in larga parte con Claude e che prevede perfino un amministratore AI”. Un’architettura sofisticata e complessa: un sito ufficiale, circa 40 pagine connessi tra Telegram, Instagram e TikTok. Con migliaia di persone in cerca di rappresentanza.

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Microsoft vuole tagliare 60mila dipendenti, un quarto della forza lavoro: “Soldi da investire nell’AI”

27 October 2026 at 09:37

Sessantamila dipendenti, cioè un quarto della forza lavoro, da espellere in quattro Paesi per abbassare i costi fissi e avere soldi disponibili per investimenti in intelligenza artificiale. È il piano presentato da Microsoft che intende intervenire pesantemente sul suo assetto occupazionale in Usa, Canada, India e Gran Bretagna per allentare la pressione sulle sue finanze in modo da poter far fronte alle crescenti spese destinate ai data center a causa di un’elevata domanda legata all’intelligenza artificiale, a partire dai servizi cloud offerti ad aziende, come Anthropic e OpenAI.

Ad aprile, il gruppo di Redmond aveva già annunciato un primo piano di pensionamenti volontari, al quale poteva accedere circa il 7% dei dipendenti negli Stati Uniti, pari a 4.800 unità. Ora, secondo quanto riferito da un portavoce, la proposta è rivolta al personale di specifici team di Usa, Canada, India e Regno Unito con livello gerarchico pari o inferiore a quello di vicepresidente.

Restano esclusi alcuni gruppi di dipendenti, tra cui quelli che si occupano di data center, vendite e marketing. “L’offerta di uscita volontaria riflette un aspetto importante della nostra evoluzione nell’approccio al cambiamento: creare maggiore flessibilità e, laddove possibile, offrire ai dipendenti più opportunità per definire il proprio percorso futuro”, ha scritto in una nota al personale Amy Coleman, vicepresidente esecutiva e responsabile delle risorse umane di Microsoft.

L’iniziativa, che ha spinto i titoli a guadagnare in Borsa più dell’1%, “si basa su quanto appreso all’inizio di quest’anno attraverso il programma di pensionamento volontario”, ha aggiunto Coleman. Nel secondo trimestre, i principali concorrenti di Microsoft nel settore cloud – Alphabet e Amazon – hanno registrato un flusso di cassa disponibile negativo, mentre Microsoft è riuscita a mantenerlo in territorio positivo: 19,64 miliardi, in calo annuo però del 23%.

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Microsoft licenzia 60.000 dipendenti per finanziare IA, data center e cloud

27 October 2026 at 09:02

Microsoft impugna le forbici: la Big Tech di Redmond ha messo a punto una proposta di esodo volontario anticipato rivolta a circa 60.000 dipendenti dislocati fra Stati Uniti, Canada, India e Gran Bretagna.

La misura coinvolge circa un quarto della sua forza lavoro totale a tempo pieno e ha l’obiettivo di contenere i costi.

Microsoft, incentivi all’uscita 2026

Riducendo le spese legate al personale, Microsoft intende allentare la pressione sulle proprie finanze e far fronte ai crescenti investimenti destinati ai data center, spinti dall’elevata domanda di infrastrutture per l’intelligenza artificiale e dai servizi cloud offerti a realtà come Anthropic e OpenAI.

Secondo Reuters, Microsoft ha previsto 175 miliardi di dollari di investimenti in conto capitale per l’anno solare 2026. Il gruppo di Redmond deve inoltre rispondere alle aspettative degli investitori, che osservano con attenzione il rapporto tra le somme destinate all’intelligenza artificiale e i ricavi.

Nel secondo trimestre, Microsoft ha mantenuto positivo il flusso di cassa disponibile, pari a 19,64 miliardi di dollari, pur registrando una diminuzione del 23% su base annua. Nello stesso periodo, Alphabet e Amazon, due dei suoi principali concorrenti nel cloud, hanno registrato un flusso di cassa disponibile negativo.

La notizia del nuovo programma di tagli ha accompagnato un rialzo di circa l’1% delle azioni Microsoft nella seduta di lunedì 26 ottobre. Martedì 27 ottobre, le azioni hanno registrato un +1,5%.

L’iniziativa si rivolge al personale di specifici team con livello gerarchico pari o inferiore a quello di vicepresidente (livello 70 e inferiori).

Perchè Microsoft riduce il personale

Secondo quanto trapelato, la proposta coinvolge settori noti tra cui le divisioni legate a Windows, le esperienze IA, Copilot, la finanza, le risorse umane e la sezione Xbox, fra le altre. Restano invece esclusi dal programma alcuni gruppi specifici, tra cui gli addetti alla sicurezza informatica, alle vendite, al business commerciale, al marketing e alla gestione dei data center.

In una nota inviata al personale, Amy Coleman, vicepresidente esecutiva e responsabile delle risorse umane di Microsoft, ha descritto l’operazione in questi termini:

Questa offerta offre ai dipendenti idonei, che potrebbero valutare un futuro al di fuori dell’azienda, una nuova opportunità per affrontare tale transizione fin da subito, potendo contare su un adeguato supporto. Al contempo, fornisce alle organizzazioni aderenti un ulteriore strumento per adeguare il proprio organico alle mutevoli esigenze.

E ancora:

L’offerta di uscita volontaria è una novità per noi. Ne faremo tesoro. Allo stesso tempo, continueremo ad aiutare le persone a concentrarsi sul lavoro più importante, a sviluppare nuove competenze e, laddove opportuno, a trovare nuove opportunità all’interno di Microsoft.

I licenziamenti precedenti

Il nuovo piano arriva dopo altre iniziative con cui Microsoft ha cercato di ridimensionare la propria forza lavoro. In precedenza, l’azienda aveva già proposto un programma di pensionamento volontario rivolto a circa il 7% dei dipendenti statunitensi.

A luglio, inoltre, aveva annunciato la riduzione di 4.800 posti di lavoro a livello globale, pari a circa il 2,1% della forza lavoro, intervenendo anche sul comparto dei videogiochi Xbox e annunciando la cessione di un massimo di cinque studi.

Il contenimento dei costi attraverso tagli o uscite volontarie è una tendenza diffusa tra le Big Tech. Meta (Facebook, Instagram e WhatsApp) ha annunciato ad aprile un piano di ridimensionamento del 10% del personale (circa 8.000 lavoratori) per aumentare l’efficienza. Oracle a giugno ha ridotto la propria forza lavoro di quasi il 13%, tagliando 21.000 posti. Ed anche Amazon ha recentemente effettuato diverse riduzioni di organico.

Microsoft vuole risparmiare sulla forza lavoro per investire sull’intelligenza artificiale

27 October 2026 at 06:03

FILE - A Microsoft logo is seen on a screen as people listen at an event at Microsoft headquarters, May 20, 2024, in Redmond, Wash. (AP Photo/Lindsey Wasson, File)

Microsoft offre incentivi all’uscita volontaria a un massimo di sessantamila dipendenti, circa il ventisette per cento della sua forza lavoro globale. Il gruppo sta pensando dunque di assottigliare il numero di dipendenti, ma intanto investe centinaia di miliardi di dollari nell’intelligenza artificiale e nelle infrastrutture necessarie a sostenerla. L’Associated Press scrive che il programma di tagli riguarda i dipendenti residenti in Stati Uniti, Canada, Regno Unito e India, fino al livello di vicepresidente.

Tra le divisioni coinvolte ci sono Xbox, Windows e Copilot, l’assistente di intelligenza artificiale integrato nei prodotti Microsoft. Restano esclusi, tra gli altri, i dipendenti che lavorano nelle vendite, nel marketing, nella cybersicurezza, nel quantum computing, nei data center e in alcuni gruppi di ingegneria. «Questa offerta dà ai dipendenti idonei che stanno valutando un futuro fuori dall’azienda una nuova possibilità di fare ora questo passaggio con il nostro sostegno», ha scritto Amy Coleman, responsabile delle risorse umane, in una comunicazione interna riportata dal Financial Times.

Il gruppo di Redmond, nello Stato di Washington, aveva circa 223mila dipendenti a fine giugno. La nuova iniziativa segue il programma di pensionamento volontario avviato a luglio per i lavoratori più anziani e con maggiore anzianità di servizio: oltre il trenta per cento degli 8.750 dipendenti interessati aveva accettato l’offerta. Questa volta, però, la partecipazione potrebbe essere inferiore, perché il programma non prevede incentivi aggiuntivi rispetto alle normali indennità di uscita.

Come detto, la scelta si inserisce in una fase di forte aumento degli investimenti nell’intelligenza artificiale. Microsoft sviluppa modelli propri e costruisce o prende in affitto nuovi data center per rispondere alla domanda crescente di capacità di calcolo. A luglio ha confermato una previsione di spesa in conto capitale di centosettantacinque miliardi di dollari per l’anno fiscale e ha comunicato di aver firmato contratti di locazione per centotrenta miliardi di dollari di data center nel solo quarto trimestre fiscale.

Questi investimenti stanno però mettendo sotto pressione i conti. Secondo il Financial Times, il flusso di cassa libero è diminuito del ventitré per cento su base annua nell’ultimo trimestre, a 19,6 miliardi di dollari. L’azienda deve quindi trovare un equilibrio tra l’espansione delle infrastrutture e la gestione delle risorse.

Microsoft precisa che il programma di uscite non nasce specificamente per compensare i costi degli investimenti nell’intelligenza artificiale. Riflette invece, secondo una fonte citata dal quotidiano britannico, la rapidità con cui sta cambiando il lavoro e la volontà dei vertici di favorire nuove forme di organizzazione. L’azienda continua infatti ad assumere in aree strategiche e a fare controfferte per trattenere i talenti contesi dai concorrenti. La riduzione volontaria del personale e la corsa all’intelligenza artificiale procedono dunque insieme, mentre Microsoft cerca di adattare la propria struttura a un settore sempre più costoso e competitivo.

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