La Germania si prepara a combattere nello spazio
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La Germania vuole prepararsi a combattere anche nello spazio. Non soltanto proteggendo i propri satelliti, ma sviluppando capacità per neutralizzare quelli avversari, comprese quelle che potrebbero portare alla loro distruzione fisica. La svolta è stata annunciata il 21 ottobre da Holger Neumann, comandante della Luftwaffe, durante un simposio sulla sicurezza spaziale a Ottobrunn, in Baviera. «La Nato è un’alleanza difensiva. Ma se veniamo attaccati, risponderemo», ha dichiarato il generale, anticipando la costruzione di una componente militare dedicata alle operazioni nello spazio.
Non sarà una forza armata autonoma sul modello della Space Force statunitense. Le nuove unità saranno integrate nella Luftwaffe e avranno un organico previsto di almeno mille militari. I primi sette sono già in formazione per operare satelliti, mentre un’altra unità dovrà garantire la possibilità di lanciare nuovi dispositivi in orbita con tempi di preavviso ridotti. L’obiettivo è trasformare lo spazio da infrastruttura da proteggere a dominio nel quale poter esercitare una capacità di risposta militare. Una scelta che riflette la crescente dipendenza delle forze armate da satelliti per comunicazioni, navigazione, ricognizione e raccolta di informazioni, ma anche la vulnerabilità di questi sistemi alle attività di potenze rivali.
La Russia e la vulnerabilità dei satelliti
Il contesto è quello di una competizione spaziale sempre più concreta. Nei giorni precedenti all’annuncio tedesco, il satellite militare russo Kosmos 2612 aveva compiuto una serie di manovre per avvicinarsi a Iceye-X36, un satellite radar commerciale gestito dalla filiale statunitense dell’azienda finlandese Iceye. La società fornisce immagini satellitari utilizzate dall’Ucraina per le proprie esigenze militari. Secondo le ricostruzioni diffuse da LeoLabs, società specializzata nel monitoraggio delle orbite, il satellite russo si è portato a poche centinaia di metri da quello commerciale, dopo averne seguito la traiettoria e averne ridotto progressivamente la distanza. Alcune stime hanno indicato un avvicinamento ancora più stretto. Il satellite russo ha poi cominciato ad allontanarsi.
Le intenzioni di Mosca non sono state chiarite. Le manovre potrebbero essere servite a raccogliere informazioni sul sistema occidentale o a studiare le possibilità di interferire con le sue operazioni. Non risultano prove di una collisione o di un danneggiamento. Ma l’episodio mostra come un satellite possa essere avvicinato deliberatamente da un altro dispositivo, trasformando un’infrastruttura commerciale in un potenziale obiettivo strategico.
È in questo scenario che le dichiarazioni tedesche acquistano significato. Berlino non ha indicato l’episodio russo come causa diretta del nuovo programma, ma considera sempre più urgente la capacità di proteggere le proprie risorse orbitali e di reagire a eventuali attacchi.
Le nuove capacità offensive
Al centro del programma tedesco c’è Gismo, acronimo di German Inspector Satellite for Multiple Operations. Si tratta di una piattaforma sperimentale destinata a testare tecnologie e addestrare il personale. La Luftwaffe punta a ricevere il primo sistema entro la fine del 2027, anche se molti dettagli restano riservati. Neumann non ha escluso l’impiego di capacità cinetiche, cioè interventi in grado di distruggere fisicamente un satellite attraverso un impatto. «Stiamo valutando tutte le possibilità», ha spiegato. Le opzioni considerate comprendono anche azioni contro le stazioni terrestri e le reti di trasmissione dei dati, oltre a operazioni cibernetiche e interferenze elettromagnetiche.
La strategia non si limita quindi allo sviluppo di satelliti capaci di ispezionare quelli altrui. L’obiettivo è disporre di strumenti per intervenire contro i sistemi avversari, mantenendo aperte diverse possibilità operative. Il comando spaziale della Bundeswehr, con sede a Uedem, avrà un ruolo centrale nel costruire queste capacità.
Trentacinque miliardi entro il 2030
Il rafforzamento militare sarà accompagnato da investimenti ingenti. Il governo tedesco prevede di destinare circa 35 miliardi di euro entro il 2030 alla sicurezza spaziale militare e alle relative infrastrutture. La cifra comprende lo sviluppo delle capacità operative, il rafforzamento dei sistemi satellitari e l’architettura necessaria a garantirne la continuità anche in caso di attacco. Un elemento importante è la possibilità di rimpiazzare rapidamente i satelliti persi o resi inutilizzabili. Per questo il ministero della Difesa sta negoziando contratti con fornitori di servizi di lancio, prenotando capacità prima ancora di aver definito quali dispositivi verranno messi in orbita. Berlino discute inoltre con la Norvegia sull’eventuale impiego militare dello spazioporto di Andøya.
La rapidità di sostituzione è una componente essenziale della deterrenza: un avversario dovrebbe sapere che la distruzione di un satellite non comporterebbe necessariamente la perdita duratura della capacità che quel dispositivo garantisce. Per la Bundeswehr, disporre di lanci flessibili e di sistemi sostitutivi significa ridurre la possibilità che un singolo attacco comprometta intere operazioni militari.
La Germania si prepara così a una competizione nella quale la superiorità tecnologica non dipenderà soltanto dal numero di satelliti disponibili, ma anche dalla capacità di proteggerli, ripristinarli e, se necessario, contrastare quelli avversari. Resta una questione decisiva: dove si collocherà la soglia tra deterrenza e attacco? Berlino ha dichiarato di voler sviluppare un ventaglio di opzioni offensive, senza precisare in quali circostanze sarebbe pronta a impiegarle. Nello spazio, dove un’interferenza può essere difficile da attribuire e un’azione ostile può essere presentata come un incidente, la credibilità della risposta dipenderà anche dalla chiarezza delle regole. La nuova strategia tedesca rende esplicita l’ambizione di poter combattere in orbita. Le linee rosse, per ora, restano da definire.
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