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Il dopo Vučić deve essere l’Ue. La traiettoria di Belgrado per sfuggire a Mosca e Pechino secondo Onori

27 October 2026 at 14:35

La piazza può rovesciare gli equilibri, ma è quando entra nelle urne che il dissenso diventa una sfida al potere. La Serbia offre oggi una lezione politica che supera i confini dei Balcani: dopo oltre un decennio di dominio di Aleksandar Vučić, la mobilitazione degli studenti ha trasformato la protesta in consenso elettorale, mettendo in discussione gli assetti consolidati e riportando al centro la lotta alla corruzione, lo Stato di diritto e la credibilità delle istituzioni.

A osservare da vicino questo passaggio è stata Federica Onori, deputata di Azione e capo delegazione dell’Assemblea parlamentare dell’Osce in Serbia. La sua lettura va oltre il ricambio generazionale: il risultato racconta una domanda di democrazia rimasta a lungo senza risposte, ma apre anche una partita decisiva per il futuro europeo di Belgrado. Perché il voto, da solo, non basta a garantire riforme e trasparenza, mentre sul Paese continuano a pesare i legami strategici con Mosca e Pechino. Ora la responsabilità passa anche a Bruxelles: trasformare questa finestra politica in un percorso concreto di avvicinamento all’Unione, senza lasciare che altri attori occupino lo spazio.

Lei era in Serbia come capo delegazione dell’Assemblea parlamentare dell’Osce e ha potuto osservare da vicino una mobilitazione che ha trasformato le piazze in consenso elettorale. Che cosa ha reso possibile la vittoria degli studenti e, soprattutto, come sono riusciti a superare la distanza tra protesta e rappresentanza politica, mettendo in difficoltà un sistema che ruotava da anni attorno ad Aleksandar Vučić?

Sono state certamente elezioni storiche. Dopo oltre un decennio segnato dalla leadership di Vučić, il Paese ha scelto una nuova direzione. Per tutta la giornata noi osservatori abbiamo visto file lunghissime ai seggi, un’affluenza molto alta e soprattutto una grande partecipazione dei giovani. Sono stati loro i veri protagonisti. La Lista degli studenti nasce dopo la tragedia di Novi Sad del 2024 ed è cresciuta attorno all’idea della lotta alla corruzione – e credo che la sua forza sia stata proprio questa. Il passaggio dalla piazza alle urne è il percorso che una democrazia dovrebbe sempre offrire al dissenso. E in Serbia è avvenuto in un contesto non semplice: la competizione è stata molto accesa e la campagna squilibrata, con un uso improprio delle risorse pubbliche da parte del partito al governo, pressioni sugli elettori e una copertura mediatica fortemente sbilanciata.

Il successo della lista studentesca ridimensiona anche l’opposizione tradizionale, incapace finora di contendere efficacemente il potere a Vučić. Siamo davanti a un ricambio generazionale oppure a una crisi più profonda dei partiti e delle forme classiche della rappresentanza democratica?

Le elezioni stabiliscono chi parla a nome dei cittadini. Un sistema democratico, però, si misura anche su ciò che accade tra un’elezione e l’altra, se le istituzioni sanno ascoltare, se le voci diverse trovano spazio, se i cittadini si sentono rappresentati. Quando la risposta è no, a volte le persone non smettono di fare politica: la fanno altrove, nelle università, nelle piazze, nella società civile. In Serbia quell’energia è rientrata nel circuito elettorale. Più che una crisi della democrazia, la leggo come una forte domanda di democrazia rivolta alle forme tradizionali della rappresentanza.

La vittoria apre una partita decisiva sul rapporto tra Belgrado e Bruxelles. Il movimento studentesco ha costruito il proprio consenso soprattutto sulla lotta alla corruzione, sullo Stato di diritto e sulla ricostruzione delle istituzioni, senza fare dell’adesione europea la sua principale bandiera. Quali condizioni servono perché questa svolta democratica si traduca in un’accelerazione concreta del percorso europeo della Serbia?

Questo voto può rappresentare una grande chance per il popolo serbo, che ha dimostrato di voler essere davvero protagonista del proprio destino. Ma le istituzioni democratiche forti non nascono in una notte né con un’unica elezione: servono tempo e volontà politica. Le priorità sono già scritte nelle raccomandazioni di ODIHR e della Commissione di Venezia, alcune ancora inattuate. Parlo dell’indipendenza dei media e del loro regolatore, della sicurezza dei giornalisti, della trasparenza sul finanziamento delle campagne, di una separazione netta tra Stato e partito e della fiducia nelle liste elettorali. Per questo, anche se l’Europa non è stata la bandiera della campagna, l’agenda riflette la necessità di rafforzare lo Stato di diritto, uno dei pilastri del sistema di valori europeo.

Che cosa cambia negli equilibri europei? Una Serbia più vicina all’Unione potrebbe contribuire a ridisegnare gli assetti dei Balcani occidentali e a ridurre gli spazi d’influenza di Russia e Cina. Quanto pesa questo risultato nella competizione geopolitica e quale responsabilità ricade ora sull’Europa?

I legami della Serbia con Mosca e con Pechino sono profondi e stratificati, e non è chiaro quale sarà la direzione che intraprenderà il nuovo governo. Con la Russia passano anzitutto dall’energia: NIS, la principale compagnia petrolifera del Paese, è da anni nelle mani di Gazprom, e il futuro di questo asset strategico sarà importante per leggere il posizionamento internazionale della Serbia. A questo si aggiunge un legame politico e culturale di lunga data. Anche con la Cina il rapporto è di natura strategica: dall’acciaieria di Smederevo alle miniere di rame di Bor, fino alle grandi infrastrutture e a un accordo di libero scambio, Pechino è diventata in pochi anni uno dei principali investitori nel Paese. Sono interdipendenze reali. E ogni volta che l’Unione si distrae, altri prendono spazio. Ogni passo della Serbia verso istituzioni più trasparenti e uno Stato di diritto più solido riduce quegli spazi più di qualunque dichiarazione geopolitica. La responsabilità dell’Europa adesso è non sprecare questo momento: accompagnare le riforme, investire nella cooperazione tra parlamenti e offrire segnali tangibili.

Dalla Serbia arriva un messaggio forte, che parte dai ragazzi. Secondo lei potrebbe verificarsi una dinamica simile anche ad altre latitudini in prospettiva?

Ogni Paese ha la sua storia, e il caso serbo nasce da condizioni specifiche: la tragedia di Novi Sad ha scosso profondamente la società ed è stata il catalizzatore di un percorso culminato nel risultato elettorale di questi giorni. Ma il messaggio viaggia oltre i confini, perché quando i giovani vedono nella politica uno strumento credibile, partecipano, eccome. La lezione per l’Europa, anche vedendo quello che succede da noi in questi giorni, è che la distanza tra cittadini e istituzioni non è un destino. Si accorcia con la trasparenza, con la lotta alla corruzione e con istituzioni capaci di ascoltare. E anche l’Osce, in particolare nella sua dimensione parlamentare, può costituire un importante strumento di dialogo per sostenere queste riforme.

Perché il posto di Italia ed Europa è al fianco di Taiwan. Parla Menia (da Taipei)

27 October 2026 at 14:13

A fronte dell’espandersi dell’autoritarismo e di minacce ibride sempre più complesse, la stretta collaborazione tra Europa e Taiwan è di fondamentale importanza, non solo per rafforzare la resilienza democratica, ma anche per salvaguardare i valori condivisi e affrontare le sfide emergenti in ambito di sicurezza. Sono le conclusioni della dichiarazione finale della Conferenza annuale del Formosa Club 2026, tenutasi a Taipei, forum giunto al secondo anno di vita, alla presenza di 49 parlamentari europei e 19 parlamenti nazionali europei, a dimostrazione del loro sostegno a Taiwan.

Si tratta di una piattaforma fondamentale per promuovere la libertà, lo Stato di diritto, la resilienza democratica e un ordine internazionale basato su regole, in un contesto caratterizzato da crescenti pressioni autoritarie e minacce ibride (tra virgolette, la Cina). Perché l’Ue ha tutto l’interesse a spingere verso tale partnership? “Taiwan è un presidio di modernità, valori comuni di diritti e democrazia, resistenza e resilienza, straordinaria capacità produttiva globale nei semiconduttori, impegnata nelle grandi sfide dell’IA, ma soprattutto frontiera della libertà. L’Italia non può che esserle al fianco”, dice a Formiche.net il vicepresidente della commissione Esteri/Difesa del Senato, Roberto Menia (FdI), raggiunto telefonicamente a Taipei, dove partecipa all’annuale conferenza.

Il riferimento è ad una cooperazione, quella tra Europa e Taiwan, che si sta focalizzando su settori nevralgici come le catene di approvvigionamento resilienti, l’innovazione democratica, l’uso dell’intelligenza artificiale, dei droni, dei sistemi a pilotaggio remoto, fino ad un ambito ormai imprescindibile come i semiconduttori avanzati. In questa direzione l’appuntamento di Taipei ha ribadito alcuni punti fissi.

Primo, l’Europa sostiene Taiwan per la gestione dei rischi relativi ai cavi sottomarini internazionali, lanciata dal ministro degli Esteri Lin Chia-lung. “Si tratta, come è noto, di arterie vitali per Nazioni ed economie digitali – aggiunge Menia – ragion per cui la cooperazione tra Europa e Taiwan va allargata ad una serie di micro settori interconnessi, come condivisione delle informazioni, riforme sistemiche, sviluppo delle conoscenze e consapevolezza del dominio marittimo. Abbiamo l’obbligo di far procedere questa alleanza su un binario preferenziale, anche a causa del diffondersi di minacce ibride sempre più complesse”.

Il Forum ha acceso un fascio di luce, a tal proposito, su un provvedimento legislativo adottato dalla Cina, ovvero la “Legge sulla promozione dell’unità e del progresso etnico”, su cui ci sono state due risoluzioni del Parlamento europeo (il 30 aprile 2026 e il 7 ottobre) che hanno condannato le disposizioni extraterritoriali di tale legge, definendole una forma di repressione transnazionale. Secondo, le attività condotte contro Taiwan nella cosiddetta “zona grigia” abbracciano svariate forme di interferenza ibrida, come la disinformazione e le pressioni di carattere militare fatte nello Stretto di Taiwan. Terzo, la Risoluzione 2758 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite non definisce lo status di Taiwan e non preclude la partecipazione significativa di Taiwan a organizzazioni e meccanismi internazionali, per cui il Forum sostiene che la partecipazione internazionale di Taiwan, laddove le sue competenze possano offrire un contributo alla comunità internazionale, sia da perseguire in maniera decisa.

“L’Italia – conclude il senatore di FdI – è consapevole del ruolo di Taiwan nello scacchiere economico e geopolitico, d’altronde siamo dinanzi ad una fase caratterizzata da policrisi, come ripetuto spesso dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Roma sta tessendo con Taipei una tela fatta di amicizia, rispetto e condivisione di progetti industriali e obiettivi politici, così come il governo ha fatto sin dal suo insediamento con la grande attenzione verso l’Indopacifico”.

Dalla difesa al commercio, perché le Filippine vogliono rafforzare i rapporti con l’Italia. Parla la ministra Lazaro

27 October 2026 at 10:33

Le Filippine intendono rafforzare la cooperazione politica e di sicurezza con l’Italia, mentre Manila amplia i partenariati europei e consolida il proprio ruolo diplomatico nell’Indo-Pacifico. Tra le possibilità indicate dal governo filippino figura anche un accordo bilaterale sulle forze militari in visita, sulla scia delle intese sviluppate con altri partner europei.

È il messaggio emerso da una conversazione con Maria Theresa P. Lazaro, ministra degli Esteri delle Filippine, che si è tenuta presso l’ambasciata filippina a Roma. Formiche.net ha partecipato all’incontro insieme a un ristretto gruppo di giornalisti invitati. La visita di Lazaro nella capitale italiana comprendeva anche un intervento pubblico. L’incontro ha affrontato i rapporti bilaterali, il crescente coinvolgimento europeo nella sicurezza asiatica, le tensioni con la Cina nel Mar Cinese Meridionale, Taiwan e il rafforzamento del profilo internazionale delle Filippine attraverso la presidenza Asean del 2026.

Italia e Filippine: un potenziale ancora da sviluppare

Nel 2027 Italia e Filippine celebreranno 80 anni di relazioni diplomatiche, un anniversario che Lazaro considera un’occasione per imprimere nuovo slancio a un partenariato che non ha ancora espresso tutte le proprie potenzialità.

“Penso che possiamo fare di più nelle nostre relazioni bilaterali”, ha spiegato, sottolineando la necessità di un confronto politico più regolare tra i due governi. “Abbiamo chiesto consultazioni politiche”, ha aggiunto Lazaro, riferendosi a un meccanismo destinato ad affrontare questioni politiche ed economiche, oltre alle relazioni tra le rispettive popolazioni, ma che finora non ha trovato concreta attuazione.

La ministra ha inoltre auspicato una maggiore frequenza di visite istituzionali ad alto livello. Durante il soggiorno romano non ha avuto occasione di incontrare membri del governo italiano, pur avendo manifestato interesse per un colloquio con il proprio omologo. Lazaro ha riconosciuto che gli impegni di agenda potrebbero aver impedito l’incontro, senza suggerire l’esistenza di divergenze politiche.

La cooperazione nella difesa rappresenta invece un settore nel quale sono stati compiuti progressi concreti. Lazaro ha ricordato l’accordo firmato a Monaco nel febbraio scorso con il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto, descrivendolo come uno sviluppo positivo sul quale costruire ulteriori iniziative. Il messaggio rivolto a Roma è che una relazione bilaterale consolidata, già sostenuta da strumenti di cooperazione, necessita ora di un impegno politico più continuativo per esprimere pienamente il proprio potenziale.

La sicurezza dell’Indo-Pacifico e la prospettiva di un accordo con l’Italia

Le Filippine considerano la crescente presenza europea nell’Indo-Pacifico un contributo positivo alla sicurezza regionale. Alla domanda di Formiche.net se un maggiore coinvolgimento militare europeo possa essere percepito da altri attori regionali come un’ulteriore fonte di tensione, Lazaro ha accolto favorevolmente il contributo dei partner europei.

“Siamo dell’opinione che qualsiasi sostegno da parte dei nostri amici e partner like-minded, i Paesi europei così come, naturalmente, gli Stati Uniti, sia positivo, perché non si tratta soltanto della condivisione delle idee e di come le cose dovrebbero procedere, ma è proprio avere quel sostegno all’interno della regione che è molto necessario”. È qui che la ministra ha sottolineato l’importanza delle visite delle unità navali europee nei porti filippini, soprattutto per rafforzare la consapevolezza della situazione marittima, o maritime domain awareness, nel contesto delle persistenti controversie nel Mar Cinese Meridionale.

“Voglio essere chiara: queste visite nei nostri porti sono molto importanti, perché contribuiscono anche a definire la nostra maritime domain awareness. Ed è molto importante per noi, soprattutto per la nostra questione aperta con la Cina”. Secondo Lazaro, l’Italia potrebbe contribuire in misura maggiore alle capacità di difesa filippina, anche se sarebbe necessario un ulteriore impulso politico per tradurre la cooperazione esistente in nuove iniziative.

L’apertura più significativa in questo quadro riguarda la prospettiva di un Visiting Forces Agreement (VFA), un accordo che potrebbe definire il framework giuridico per la presenza temporanea di personale militare italiano nelle Filippine nell’ambito di attività concordate. Richiamando le intese con altri partner europei, tra cui Francia e Regno Unito, Lazaro ha aggiunto: “Stiamo aspettando l’opportunità con l’Italia”. Le sue parole non costituiscono l’annuncio di negoziati formali, ma segnalano l’interesse di Manila a esplorare questa possibilità con Roma. Un eventuale accordo si inserirebbe nel più ampio rafforzamento della cooperazione di sicurezza tra le Filippine e i Paesi europei, in una fase in cui il loro coinvolgimento nell’Indo-Pacifico assume crescente rilevanza strategica.

Cina: gestire le tensioni senza sacrificare il dialogo

È questa dimensione regionale che la competizione con Pechino diventa uno dei principali fattori che orientano la politica estera e di sicurezza filippina. Lazaro ha tuttavia tenuto a distinguere le controversie nel Mar Cinese Meridionale dalla relazione complessiva tra i due Paesi. Manila, ha spiegato, cerca di separare le dispute marittime dalle altre dimensioni del rapporto con la Cina, preservando gli scambi economici e i contatti diplomatici nonostante le persistenti tensioni.

“Abbiamo già compartimentato”, ha sottolineato, descrivendo un approccio che consente al ministero degli Esteri di mantenere aperti i canali di dialogo mentre le autorità della difesa filippine continuano a proteggere gli interessi marittimi nazionali.

Lazaro ha richiamato le incursioni cinesi nelle acque filippine che la Cina rivendica, e gli episodi di utilizzo di cannoni ad acqua contro le imbarcazioni di Manila, sottolineando al tempo stesso che la linea del presidente Ferdinand Marcos Jr. rimane fondata sull’impegno diplomatico. “Siamo dell’opinione, e questo è in linea secondo le direttive del presidente, che dobbiamo risolvere queste questioni, naturalmente, attraverso la diplomazia e il dialogo diplomatico”.

Manila e Pechino continuano quindi a utilizzare i meccanismi bilaterali di consultazione sul Mar Cinese Meridionale, insieme agli scambi tra i rispettivi ministeri degli Esteri. Gli incontri si alternano tra le due capitali, ha spiegato Lazaro, anche mentre persistono le tensioni in mare. Ma mentre la priorità del ministero degli Esteri è gestire le controversie attraverso la diplomazia, le strutture della difesa filippine restano responsabili della protezione delle acque nazionali e della risposta alle incursioni, ha evidenziato la ministra. Lazaro ha inoltre sottolineato che “gli scambi commerciali con la Cina rimangono solidi, così come le relazioni tra le rispettive popolazioni”.

Dalle sue parole emerge una politica che combina fermezza sulle questioni di sovranità e sicurezza marittima con la determinazione a preservare un rapporto importante sul piano economico e diplomatico. Questo contribuisce anche a spiegare l’interesse di Manila per una maggiore presenza europea: ampliare la rete dei partenariati di sicurezza mantenendo al tempo stesso il confronto diplomatico con Pechino.

L’Europa come partner politico, economico e strategico

Se le relazioni bilaterali con l’Italia trarrebbero beneficio da una maggiore continuità, Lazaro ha descritto il rapporto delle Filippine con l’Unione europea in una fase decisamente positiva, “di sviluppo crescente”. La ministra ha richiamato il quadro istituzionale offerto dal Partnership and Cooperation Agreement e le consultazioni in corso su sicurezza, questioni marittime, governance, diritti umani e cooperazione allo sviluppo.

“Abbiamo una relazione politica molto buona con l’Ue”, ha spiegato, sottolineando come un elemento centrale di questo rapporto in espansione è il negoziato per un accordo di libero scambio (Fta) tra Filippine e Ue. Lazaro ha espresso fiducia nella possibilità che l’intesa venga conclusa in tempi relativamente brevi, sottolineandone il potenziale impatto economico. “Immaginate soltanto quale impulso economico questo darebbe alle nostre relazioni”. La ministra ha inoltre richiamato il crescente interesse diplomatico europeo verso Manila, citando l’apertura di nuove ambasciate da parte di svariati Paesi, tra cui Slovacchia, Slovenia e Portogallo. Nella sua valutazione, questa presenza sempre più ampia riflette sia l’importanza politica delle Filippine sia le opportunità economiche associate al Paese e alla sua integrazione regionale.

Per l’Italia, il rafforzamento delle relazioni tra Unione europea e Filippine potrebbe offrire un contesto favorevole a una cooperazione bilaterale più profonda, dalla sicurezza marittima agli investimenti, dalle infrastrutture alle catene di approvvigionamento.

Taiwan: la priorità è proteggere 200.000 filippini

Una crisi nello Stretto di Taiwan avrebbe conseguenze immediate per le Filippine, considerata la vicinanza geografica all’isola e la consistente comunità filippina che vi vive e lavora? Lazaro è convinta della necessita di  affrontare la questione di Taiwan principalmente attraverso queste due considerazioni, sebbene. “la cosa più importante per noi è che abbiamo 200.000 filippini a Taiwan. Quindi, al momento, tutti i nostri piani di emergenza sono incentrati sulla sicurezza dei lavoratori filippini che abbiamo lì”.

Lazaro ha ribadito la posizione di Manila secondo cui le tensioni devono essere risolte pacificamente, avvertendo che qualsiasi escalation avrebbe conseguenze gravi, e non solo per i Paesi di prossimità geografica. Le sue dichiarazioni evidenziano la dimensione pratica e immediata della sicurezza regionale per Manila. Al di là dei più ampi calcoli strategici, la protezione dei filippini all’estero rimane la priorità operativa centrale.

Asean: il crescente peso diplomatico di Manila

Restando sul piano regionale — dove il destino di Taiwan è uno dei più preoccupanti flashpoint — Lazaro ha ricordato come la presidenza filippina dell’Asean nel 2026 abbia offerto a Manila l’opportunità di consolidare il proprio ruolo internazionale e dimostrare la capacità di riunire Paesi con interessi strategici differenti. “Abbiamo scoperto di avere la capacità di riunire gli interlocutori, in quanto Filippine”, La ministra ha ricordato la partecipazione di numerosi alti rappresentanti internazionali agli incontri organizzati a Manila, tra cui il segretario di Stato americano Marco Rubio, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, il ministro degli Esteri cinese Wang Yi e la ministra degli Esteri australiana Penny Wong.

Lazaro ha inoltre segnalato l’assenza di rappresentanti italiani agli incontri ministeriali, rivolgendo un invito e spazi di coinvolgimento: un’osservazione coerente con il suo più generale auspicio di un maggiore coinvolgimento politico di Roma, anche attraverso una rappresentanza italiana più forte nei principali appuntamenti diplomatici regionali.

Tra i risultati e le priorità della presidenza filippina ha indicato la cooperazione marittima, i negoziati in corso con la Cina per un codice di condotta nel Mar Cinese Meridionale e gli sforzi per promuovere l’integrazione digitale regionale.

Le responsabilità diplomatiche di Manila si estendono anche alla gestione delle crisi nel Sud-Est asiatico. Lazaro, che ricopre l’incarico di inviata speciale della presidenza Asean per il Myanmar, ha spiegato che avrebbe lasciato Roma per una missione diplomatica e umanitaria legata alla crisi del Paese. La presidenza dell’associazione offre dunque alle Filippine una piattaforma attraverso la quale rafforzare la propria influenza diplomatica e ampliare la rete dei partner internazionali.

Il quadro generale

Le dichiarazioni di Lazaro delineano una politica estera filippina impegnata su diversi fronti interconnessi. La gestione della competizione con la Cina, principale sfida regionale sul piano della sicurezza, procede insieme alla diversificazione dei partenariati strategici, all’approfondimento dei rapporti economici con l’Europa e al rafforzamento del ruolo di Manila nell’Asean.

All’interno di questa strategia più ampia, l’Italia emerge come un partner con il quale le Filippine vorrebbero sviluppare una relazione più strutturata. Le opportunità spaziano dal dialogo politico alla cooperazione nella difesa, fino alla presenza europea nell’Indo-Pacifico. La disponibilità di Manila a esplorare un accordo sulle forze militari in visita offre un possibile terreno concreto sul quale far avanzare questo rapporto.

(Foto: X, @SecLazaro)

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