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Microsoft vuole tagliare 60mila dipendenti, un quarto della forza lavoro: “Soldi da investire nell’AI”

27 October 2026 at 09:37

Sessantamila dipendenti, cioè un quarto della forza lavoro, da espellere in quattro Paesi per abbassare i costi fissi e avere soldi disponibili per investimenti in intelligenza artificiale. È il piano presentato da Microsoft che intende intervenire pesantemente sul suo assetto occupazionale in Usa, Canada, India e Gran Bretagna per allentare la pressione sulle sue finanze in modo da poter far fronte alle crescenti spese destinate ai data center a causa di un’elevata domanda legata all’intelligenza artificiale, a partire dai servizi cloud offerti ad aziende, come Anthropic e OpenAI.

Ad aprile, il gruppo di Redmond aveva già annunciato un primo piano di pensionamenti volontari, al quale poteva accedere circa il 7% dei dipendenti negli Stati Uniti, pari a 4.800 unità. Ora, secondo quanto riferito da un portavoce, la proposta è rivolta al personale di specifici team di Usa, Canada, India e Regno Unito con livello gerarchico pari o inferiore a quello di vicepresidente.

Restano esclusi alcuni gruppi di dipendenti, tra cui quelli che si occupano di data center, vendite e marketing. “L’offerta di uscita volontaria riflette un aspetto importante della nostra evoluzione nell’approccio al cambiamento: creare maggiore flessibilità e, laddove possibile, offrire ai dipendenti più opportunità per definire il proprio percorso futuro”, ha scritto in una nota al personale Amy Coleman, vicepresidente esecutiva e responsabile delle risorse umane di Microsoft.

L’iniziativa, che ha spinto i titoli a guadagnare in Borsa più dell’1%, “si basa su quanto appreso all’inizio di quest’anno attraverso il programma di pensionamento volontario”, ha aggiunto Coleman. Nel secondo trimestre, i principali concorrenti di Microsoft nel settore cloud – Alphabet e Amazon – hanno registrato un flusso di cassa disponibile negativo, mentre Microsoft è riuscita a mantenerlo in territorio positivo: 19,64 miliardi, in calo annuo però del 23%.

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Microsoft licenzia 60.000 dipendenti per finanziare IA, data center e cloud

27 October 2026 at 09:02

Microsoft impugna le forbici: la Big Tech di Redmond ha messo a punto una proposta di esodo volontario anticipato rivolta a circa 60.000 dipendenti dislocati fra Stati Uniti, Canada, India e Gran Bretagna.

La misura coinvolge circa un quarto della sua forza lavoro totale a tempo pieno e ha l’obiettivo di contenere i costi.

Microsoft, incentivi all’uscita 2026

Riducendo le spese legate al personale, Microsoft intende allentare la pressione sulle proprie finanze e far fronte ai crescenti investimenti destinati ai data center, spinti dall’elevata domanda di infrastrutture per l’intelligenza artificiale e dai servizi cloud offerti a realtà come Anthropic e OpenAI.

Secondo Reuters, Microsoft ha previsto 175 miliardi di dollari di investimenti in conto capitale per l’anno solare 2026. Il gruppo di Redmond deve inoltre rispondere alle aspettative degli investitori, che osservano con attenzione il rapporto tra le somme destinate all’intelligenza artificiale e i ricavi.

Nel secondo trimestre, Microsoft ha mantenuto positivo il flusso di cassa disponibile, pari a 19,64 miliardi di dollari, pur registrando una diminuzione del 23% su base annua. Nello stesso periodo, Alphabet e Amazon, due dei suoi principali concorrenti nel cloud, hanno registrato un flusso di cassa disponibile negativo.

La notizia del nuovo programma di tagli ha accompagnato un rialzo di circa l’1% delle azioni Microsoft nella seduta di lunedì 26 ottobre. Martedì 27 ottobre, le azioni hanno registrato un +1,5%.

L’iniziativa si rivolge al personale di specifici team con livello gerarchico pari o inferiore a quello di vicepresidente (livello 70 e inferiori).

Perchè Microsoft riduce il personale

Secondo quanto trapelato, la proposta coinvolge settori noti tra cui le divisioni legate a Windows, le esperienze IA, Copilot, la finanza, le risorse umane e la sezione Xbox, fra le altre. Restano invece esclusi dal programma alcuni gruppi specifici, tra cui gli addetti alla sicurezza informatica, alle vendite, al business commerciale, al marketing e alla gestione dei data center.

In una nota inviata al personale, Amy Coleman, vicepresidente esecutiva e responsabile delle risorse umane di Microsoft, ha descritto l’operazione in questi termini:

Questa offerta offre ai dipendenti idonei, che potrebbero valutare un futuro al di fuori dell’azienda, una nuova opportunità per affrontare tale transizione fin da subito, potendo contare su un adeguato supporto. Al contempo, fornisce alle organizzazioni aderenti un ulteriore strumento per adeguare il proprio organico alle mutevoli esigenze.

E ancora:

L’offerta di uscita volontaria è una novità per noi. Ne faremo tesoro. Allo stesso tempo, continueremo ad aiutare le persone a concentrarsi sul lavoro più importante, a sviluppare nuove competenze e, laddove opportuno, a trovare nuove opportunità all’interno di Microsoft.

I licenziamenti precedenti

Il nuovo piano arriva dopo altre iniziative con cui Microsoft ha cercato di ridimensionare la propria forza lavoro. In precedenza, l’azienda aveva già proposto un programma di pensionamento volontario rivolto a circa il 7% dei dipendenti statunitensi.

A luglio, inoltre, aveva annunciato la riduzione di 4.800 posti di lavoro a livello globale, pari a circa il 2,1% della forza lavoro, intervenendo anche sul comparto dei videogiochi Xbox e annunciando la cessione di un massimo di cinque studi.

Il contenimento dei costi attraverso tagli o uscite volontarie è una tendenza diffusa tra le Big Tech. Meta (Facebook, Instagram e WhatsApp) ha annunciato ad aprile un piano di ridimensionamento del 10% del personale (circa 8.000 lavoratori) per aumentare l’efficienza. Oracle a giugno ha ridotto la propria forza lavoro di quasi il 13%, tagliando 21.000 posti. Ed anche Amazon ha recentemente effettuato diverse riduzioni di organico.

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