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Sciopero 30 ottobre, trasporti precettati da Salvini: “In quei giorni si va al cimitero per commemorare i defunti”. Usb: “Disobbediremo”

27 October 2026 at 16:33

Può esserci un’agitazione sindacale nel comparto dei trasporti due giorni prima della Commemorazione dei defunti, oppure si rischia di comprimere il diritto di andare nei cimiteri nei giorni di massimo afflusso nel corso dell’anno? È vietato, dice la Commissione Garanzia Sciopero sulla base della legge sullo sciopero. Per questo, il 22 ottobre il garante ha sostanzialmente invitato il ministro dei Trasporti Matteo Salvini a precettare i lavoratori del trasporto, impedendo che si astengano il venerdì 30 ottobre, giorno dello sciopero generale indetto dall’Usb. Detto, fatto: martedì sera, il vicepremier ha firmato l’ordinanza che impone a chi è impiegato nel comparto di lavorare. Il sindacato fa sapere che intende “disobbedire” a quello che ritiene “un ordine sbagliato e illegittimo”.

Lunedì mattina, il capo di gabinetto del Mit aveva incontrato – come previsto dalla procedura – i rappresentanti del sindacato ribadendo sostanzialmente il rischio di un “gravissimo nocumento” nei confronti di chi decide di visitare i cimiteri nei giorni immediatamente precedenti il 2 novembre. “Fondato pericolo di pregiudizio grave ed imminente del diritto alla libertà di circolazione”, aveva sostenuto la Commissione, poiché il settore è interessato dalla “regola della franchigia” legata alla commemorazione dei defunti.

In sostanza, secondo regole che si sono stratificate nel corso degli anni, tra il 30 ottobre e il 5 novembre non è possibile proclamare astensioni dal lavoro nei servizi essenziali per la festività di Ognissanti e la vicinanza con il 2 novembre: si tratta infatti di giorni nei quali molte persone, anche usando i mezzi pubblici, fanno visita ai propri cari defunti. Quest’anno, tra l’altro, non c’è alcun ponte poiché l’1 novembre cade di domenica. Quello a cavallo tra ottobre e novembre è solo uno periodi tutelati per evitare disagi estremi nei cittadini in grandi periodi di mobilità. Tra gli altri ci sono le festività natalizie (18 dicembre-7 gennaio), la Pasqua, il periodo estivo (solitamente tra il 27 luglio e il 5 settembre) e gli appuntamenti elettorali.

Francesco Staccioli, componente del direttivo nazionale dell’Usb e responsabile Trasporti, spiega a Ilfattoquotidiano.it che il sindacato ha sostanzialmente fatto una mossa politica, dopo la decisione del Comitato europeo dei diritti sociali presso il Consiglio d’Europa: “Lo scorso marzo, fornendo una sorta di interpretazione autentica della Carta dei diritti sociali europei, ha risposto a sei quesiti che avevamo posto e ci ha dato ragione in tre casi, compresa proprio l’estensione eccessiva dei periodi di franchigia”. Tuttavia, le decisioni del Comitato sono vincolanti ma non immediatamente esecutive. Proprio sul punto del 2 novembre, però, sottolinea Staccioli, la questione è spinosa: “Il periodo di franchigia non era previsto statutariamente, ma è stato definito successivamente con delibere e interventi della varie commissioni che si sono succedute nel tempo e che hanno finito per comprimere il diritto allo sciopero. Per questo, lunedì, abbiamo chiesto al ministero di non mettersi a giocare con le ordinanze ma di fare una valutazione politica, affinché non vengano esacerbati gli animi”. Ma a differenza delle precettazioni dello scorso anno, stroncate dai giudici amministrativi, la procedura seguita dal Mit è stata corretta. Quindi non c’è spazio per un intervento del Tar che potrà solo esprimersi nel merito, con lo sciopero ormai alle spalle.

L’ordinanza dimostra per l’Usb che “è rimasto inascoltato l’invito di tenere in considerazione la situazione di forte crisi generale e di forte tensione popolare rispetto invece il rispetto di una franchigia, uno degli elementi ritenuti illegittimi dall’ultima decisione dal Consiglio d’Europa. Un’altra scelta repressiva che impedisce lo strumento del conflitto previsto dalla costituzione a disposizione dei lavoratori e che rischia solo di esacerbare gli animi e gettare altra benzina sul fuoco”. Davanti a “salari divorati dal carovita, condizioni di lavoro sempre più pesanti e servizi pubblici sempre più inaccessibili e privatizzati, questo governo risponde imponendo a Lavoratori e Lavoratrici di mettere a tacere la propria esasperazione. Lo fa proprio nel giorno in cui i portuali di più di 100 porti in 4 continenti lottano insieme, per respingere la militarizzazione delle banchine e porre un freno all’economia di guerra”. Per questo “Usb comunicherà al ministro Salvini e a tutto il governo che non obbedirà all’ordinanza e conferma lo sciopero per l’intera giornata nei settori indicati nell’atto ministeriale, accollandosi le sanzioni che sono pesantissime ma nella consapevolezza che queste siano illegittime. Indiciamo una Conferenza Stampa alle ore 12.00, a Roma in Piazza dei Cinquecento presso il presidio del movimento per l’abitare”.

Il sindacato sta “provvedendo a informare tutti i lavoratori e lavoratrici del comparto delle sanzioni individuali previste in questo caso, che sono pesantissime, coscienti delle difficoltà che questo comporterebbe alle categorie e permettendo che ogni Lavoratrice e ogni Lavoratore deve poter scegliere con piena consapevolezza e trasparenza”.

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La protesta di tir e trattori continua: cori contro Meloni a Montecitorio. Traffico bloccato anche in Toscana. Ma per Salvini l’emergenza “è superata”

27 October 2026 at 14:43

Per il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, l’emergenza “è superata”. Eppure sotto Montecitorio, a Roma, è in atto l’ennesima protesta di autotrasportatori e agricoltori. “Siamo arrivati qui per i nostri diritti e per i vostri diritti”, dicono, scendendo dal pullman. Provengono da diverse zone del Sud Italia. Chiedono prezzi più bassi e condizioni lavorative migliori, intonando cori contro Giorgia Meloni e contro il governo. “La cosa grave è che fanno finta che tutto vada bene. È da metà agosto che protestiamo e a lungo siamo stati oscurati”, denuncia un manifestante. E la mobilitazione prosegue anche fuori dalla Capitale, in altre aree del Paese. In Toscana lunedì tir e trattori hanno rallentato il traffico all’esterno del casello Valdichiana dell’autostrada del Sole A1, al confine fra Arezzo e Siena, contro l’aumento dei carburanti e dei costi di produzione. Il presidio, hanno annunciato gli organizzatori, potrà durare tutta la settimana, in attesa dello sciopero generale di venerdì 30 ottobre.

“Vedremo gli autotrasportatori, con il viceministro Edoardo Rixi, e conto che anche i fondi stanziati, un miliardo sbloccato, contribuiscano a far tornare alla normalità la situazione. Incontreremo nuovamente anche i piccoli e i piccolissimi e conto che l’emergenza sia superata“, ha detto il leader della Lega a Radio24. Appuntamento confermato anche da Fedralog Calabria in una nota: “Mercoledì 28 ottobre, alle ore 14:30, si terrà a Roma presso il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti un tavolo istituzionale con le rappresentanze degli autotrasportatori delle regioni del Sud Italia. Lo stato di agitazione”, conclude la nota.

Autotrasportatori e agricoltori denunciano, oltre al costo elevato del gasolio, l’aumento dei costi di manutenzione e gestione dei mezzi, e la svalutazione dei prodotti agricoli. I manifestanti chiedono interventi concreti per garantire la sostenibilità economica delle aziende e di lavorare senza dipendere da sussidi né da contributi pubblici. “Rispetto all’anno scorso il costo del carburante è raddoppiato, passando da una media di 60 centesimi a 1,30 euro al litro” spiega il portavoce della protesta toscana Andrea Faralli, sottolineando come l’aumento incida pesantemente sui bilanci considerati gli elevati consumi delle macchine agricole.

“L’incremento del gasolio agricolo è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Sono ormai tre anni che protestiamo perché i nostri prodotti vengono pagati troppo poco. Se oggi i costi di produzione sono pari a 100, il ricavato è appena 102 – aggiunge Faralli -. Chiediamo che i nostri prodotti vengano pagati il giusto. Non è ammissibile lavorare sottocosto o con margini irrisori ed essere poi costretti a dipendere da sussidi e contributi europei”. “I nostri nonni e zii riuscivano, lavorando la terra, a mettere da parte ogni anno il denaro necessario per acquistare un nuovo trattore. Oggi non c’è più margine di guadagno e per comprare un mezzo bisogna fare affidamento sui contributi statali – conclude -. Nel frattempo, anche i prezzi dei macchinari sono raddoppiati”.

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Sciopero generale il 30 ottobre, l’Usb mobilita il Paese contro carovita e riarmo: dai trasporti alla sanità, oltre 50 manifestazioni. La mappa in aggiornamento

28 October 2026 at 14:30

“Contro l’economia di guerra imposta dal Governo Meloni, contro il carovita che sta strangolando la popolazione, contro la repressione dei giovani e dei lavoratori che protestano per i loro diritti”. Venerdì 30 ottobre sarà una grande giornata di protesta in tutto il Paese: lo sciopero generale, proclamato dall’Unione sindacale di base, coinvolgerà tutte le categorie del lavoro pubblico e privato. Dalla sanità alla scuola, passando per i trasporti (nonostante la precettazione) e i servizi portuali. Cortei e presìdi sono stati indetti in decine di città, per dare continuità allo sciame di manifestazioni che ha attraversato l’Italia, e non solo, nelle ultime settimane. I sindacati chiamano a raccolta tutti. Gli autotrasportatori e gli agricoltori che hanno bloccato il Paese contro il carogasolio. I lavoratori che chiedono salari più alti e condizioni di vita migliori. Le centinaia di migliaia di studenti che il 16 ottobre sono scesi in piazza per il No Meloni Day. I movimenti per la casa, per l’ambiente e i centri sociali. Più in generale, tutti i cittadini che, di fronte alla crescita dell’inflazione e all’erosione dei loro diritti sociali, osservano la politica rispondere alle crisi investendo miliardi in armi. “In questa situazione nessuno può pensare di salvarsi da solo – ha dichiarato l’Usb, lanciando lo sciopero -. C’è bisogno di unire le proteste e costruire una mobilitazione generale di tutte le categorie sociali e del lavoro, per rivendicare la messa sotto controllo dei prezzi, il rilancio di salari e pensioni, una spesa pubblica indirizzata verso i servizi sociali e non alle armi”.

Usb: “Saldiamo tutte le lotte”

Lo sciopero generale avverrà nella stessa giornata in cui, a livello internazionale, incroceranno le braccia i lavoratori portuali contro la guerra e il traffico di armi. Secondo Usb, saranno oltre 100 i porti coinvolti nella mobilitazione, distribuiti su quattro continenti. Anche per questo il sindacato di base ha scelto il 30 ottobre come data. La volontà è di unire le istanze di tutte le proteste, per saldare le lotte contro la guerra, il riarmo e i loro effetti, come il carovita. Numerose le richieste portate in piazza: salari più alti, il ripristino della scala mobile, lo stop alla crescita dei prezzi, la riduzione dell’Iva sui beni di prima necessità, il no alle politiche di riarmo, la difesa del lavoro e dell’industria, l’opposizione alla speculazione immobiliare e finanziaria.

“Il 30 ottobre scioperiamo e blocchiamo tutto, ancora una volta, per dire chiaramente che i soldi vanno investiti nell’istruzione, nella sanità, nei salari, nelle pensioni e non nella guerra – si legge in una nota di Usb -. Per garantire alle future generazioni un futuro di diritti e di pace e non di guerra e di morte come carne da cannone. Contro l’inconsistenza dei provvedimenti assunti dal governo Meloni, schierato apertamente dalla parte delle compagnie petrolifere e delle banche“. Nel mirino anche le politiche industriali dell’esecutivo, accusato di smantellare ciò che resta dell’industria italiana, “dall’Ilva all’automotive“. Ma l’Usb critica anche le altre grandi organizzazioni sindacali, accusate di “restare a guardare”, mentre in diversi Paesi europei si moltiplicano le proteste.

Fermi scuola, trasporti e sanità

Lo sciopero generale coinvolgerà anche il settore dei trasporti (come confermato da Usb, nonostante la precettazione del ministro Matteo Salvini), con possibili cancellazioni e modifiche ai servizi ferroviari, aerei, marittimi e del trasporto pubblico locale. Per le ferrovie, lo stop inizierà alle 21 di giovedì 29 ottobre e durerà 24 ore. Trenitalia garantirà i servizi essenziali previsti nei giorni feriali, mentre non sono previste fasce di garanzia per i collegamenti FrecciaLink. Possibili variazioni anche prima e dopo gli orari dello sciopero. Anche nel trasporto aereo, la mobilitazione durerà dalle 24 ore, a partire dalla mezzanotte del 30 ottobre. Negli aeroporti di Firenze e Pisa si fermerà anche il personale delle società Consulta, GH Toscana e Toscana Aeroporti. Lo sciopero interesserà inoltre i lavoratori portuali e il trasporto marittimo, mentre per autobus, tram e metropolitane gli orari e le fasce di garanzia saranno definiti a livello locale. Nel comparto autostradale, la protesta inizierà alle 22 del 29 ottobre. Anche il servizio taxi sarà coinvolto per tutta la giornata del 30 ottobre.

Possibili ripercussioni anche sui servizi di scuola e sanità. Alla mobilitazione proclamata dall’Usb, si aggiunge lo sciopero generale indetto da Usi-Cit, con l’adesione di Cub Scuola Università Ricerca, Cub Sanità, Fisi e Flmuniti-Cub. Per quanto riguarda il mondo dell’istruzione, la protesta potrò coinvolgere tutto il personale scolastico, con possibili interruzioni delle attività didattiche. Ripercussioni sono attese anche nel sistema sanitario, sia pubblico che privato, dove lo sciopero potrebbe rallentare alcune prestazioni ambulatoriali, visite già programmate e attività non urgenti. Rimane comunque garantita la tutela dei servizi essenziali, comprese le prestazioni di pronto soccorso. La partecipazione non è automatica per tutti gli addetti e l’indizione dello sciopero non comporta necessariamente la chiusura totale dei servizi. L’entità delle ripercussioni dipenderà dalle adesioni registrate

La mappa delle proteste (in aggiornamento)

Sono previste manifestazioni in almeno 50 città, distribuite in 18 regioni, con un calendario ancora in aggiornamento. In Friuli Venezia Giulia, appuntamento a Trieste, alle 9 al Varco 4 del Punto Franco Nuovo. In Veneto si manifesta a Padova, alle 8 alla stazione, Vicenza, alle 8 in piazza Castello, a Verona alle 7.30 in piazzale 25 Aprile, Venezia alle 9, Campo Santa Margherita. Gli appuntamenti in Piemonte: a Torino, alle 9.30 in piazza Palazzo di Città, a Novara, alle 9.30 in piazza Cavour, a Verbania, alle 17 in piazza Ranzoni, ad Alba, alle 8.30, piazza Garibaldi, Cuneo alle 9, piazza Europa. In Lombardia mobilitazioni a Milano, alle 10 in piazza Duca d’Aosta, a Brescia, alle 9 alla stazione della metropolitana San Faustino, e a Bergamo, alle 17 in piazza Gaza, a Porta Nuova.

In Emilia-Romagna appuntamenti a Piacenza, alle 8 al parcheggio Cheope (Facsal), a Bologna, alle 9.30 in piazza Maggiore, e a Rimini, alle 9 all’Arco d’Augusto. A Ravenna la mobilitazione prevede diverse tappe: preconcentramento alle 9 in piazza del Popolo, concentramento alle 10 in Darsena e partenza del corteo alle 11 verso Marina di Porto. Alle 12.30 è previsto un pranzo sociale in piazzale della Marina, da dove partirà un secondo corteo alle 14. In Liguria si manifesta a Imperia, alle 9.30 in piazza Ulisse Calvi, e a La Spezia, alle 9.30 davanti alla Prefettura. A Genova sono previsti due appuntamenti: alle 9.30 al Varco Albertazzi e alle 10 alla stazione Principe.

Le città coinvolte in Toscana: a Massa appuntamento alle 17 in piazza Garibaldi, a Carrara alle 6 al porto, a Pisa alle 9 in piazza Gaza (piazza XX Settembre), a Firenze alle 10 in piazza Bambine e Bambini di Beslan, alla Fortezza da Basso, a Siena alle 9 al terminal bus di Pescaia, a Piombino alle 16 in piazzale Premuda, al porto, a Grosseto 9.30, piazza Rosselli. A Livorno due appuntamenti: alle 6 alla rotatoria Ponte Penova e alle 9 in piazza Cavour. Nelle Marche si manifesta ad Ancona, alle 10.30 in corso Carlo Alberto, sul lato di piazza Ugo Bassi. In Umbria appuntamento a Perugia, alle 8.30 in piazza Partigiani. Le mobilitazioni nel Lazio: a Civitavecchia, alle 9 in corso Centocelle, davanti al Teatro Traiano, a Roma, alle 10.30 in piazza dei Cinquecento, a Latina 9, piazza del Popolo.

In Abruzzo appuntamento a Pescara, alle 10 in piazza Italia, mentre in Molise si manifesta a Campobasso, alle 9 in piazza San Francesco, a Termoli 8.30, piazza Donatori di Sangue. Due le mobilitazioni in Campania: a Napoli, alle 9.30 in piazza Mancini, e a Benevento, alla stessa ora in piazza Vittoria Colonna. In Basilicata appuntamento a Potenza, alle 9 in piazza Cagliari. In Puglia si scende in piazza a Bari, alle 9.30 in piazza Prefettura, e a Lecce, alle 9 a Porta Napoli. Due le manifestazioni anche in Calabria: a Cosenza, alle 9 in piazza Loreto, e a Reggio Calabria, alle 9 in piazza De Nava.

In Sicilia sono previsti tre appuntamenti: a Palermo, alle 9 in piazza Politeama, a Catania, alle 9.30 al porto, ad Alcamo 8.30, quartiere Maria Ausiliatrice, e a Pozzallo (Ragusa), alle 17 in piazza dei Marinai. Infine, in Sardegna, si manifesta a Sassari, alle 9.30 in piazza San Vincenzo, a Nuoro, alle 9 in via Dante, e a Cagliari, alle 9.30 in piazza Garibaldi, da dove partirà un corteo diretto al porto.

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