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Bollo auto, il Governo studia lo stop per tutti: l’ipotesi senza limiti di potenza

27 October 2026 at 11:06

L’esenzione del bollo auto potrebbe estendersi a una platea maggiore. Si potrebbe arrivare a togliere il bollo a tutte le prime auto di proprietà, senza distinzioni di potenza. È stata questa una delle ipotesi sul tavolo del vertice di maggioranza. L’obiettivo sarebbe quello di agevolare indistintamente tutti i possessori di un’auto, anche coloro che possiedono mezzi più potenti.

Il decreto-legge approvato a settembre infatti esenta dal bollo per il solo 2027 le persone con un veicolo a benzina, gasolio o ibrido con potenza fino a 80 kW (circa 109 cavalli). La platea iniziale è di 24,6 milioni di proprietari, ma l’intenzione della manovra è di rendere strutturale la misura o di allargarne la platea. Il nodo è sempre lo stesso: trovare le risorse per compensare le Regioni del mancato gettito.

Esenzione bollo per tutti: l’ipotesi

L’ipotesi di un’esenzione del bollo auto per tutti i proprietari di un veicolo è sul tavolo del vertice di maggioranza. Se ne è parlato lunedì 26 ottobre e potrebbe essere inserita nel testo della legge di bilancio mercoledì 28 ottobre.

L’obiettivo dichiarato sarebbe quello di non escludere nessuno dall’esenzione, così da permettere a tutte le famiglie di ottenere uno sconto sulle tasse da pagare in un anno. La platea iniziale era di 24,6 milioni di proprietari di veicoli esclusi dal pagamento per il 2027 del bollo, ma l’ipotesi di un’esenzione per tutti allarga di molto tale platea.

Chi rientra nell’esenzione allargata

Il decreto-legge approvato a settembre esenta dal bollo le persone fisiche con un unico veicolo con potenza fino a 80 kW, circa 109 cavalli.

Che sia per un’auto a benzina, gasolio o ibrida, la platea è di 24,6 milioni di proprietari. Secondo quanto stabilito però per il 2027 restano fuori tutti coloro che possiedono un’auto sopra la soglia degli 80 kW.

L’intenzione sarebbe invece quella di togliere il limite di potenza per i veicoli. Il decreto è alla Camera, in esame alla Commissione Finanze dove diversi emendamenti puntano ad ampliare la platea o a prolungare il periodo dell’esenzione oltre al solo 2027.

Proposta bonus fino a 490,20 euro

Tra gli emendamenti ce n’è anche uno a firma del presidente della Commissione Marco Osnato, di Fratelli d’Italia. Questo prevede di riconoscere per il 2027 un contributo pari al bollo pagato per le famiglie che hanno più di tre figli, di cui almeno uno minorenne.

Si tratterebbe di un bonus fino a 490,20 euro che vale per i veicoli fino a 160 kW omologati da sei a nove posti. Si andrebbero così ad aiutare le famiglie numerose che possiedono un mezzo di trasporto dalla capacità ampia.

Esenzione bollo strutturale

L’intenzione dell’esecutivo però potrebbe essere un’altra ancora. Con lo strumento della Manovra, il governo potrebbe andare verso la resa strutturale dell’esenzione del bollo.

Al momento infatti il decreto indica l’esenzione per la sola scadenza del 2027, ma già a settembre il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti aveva parlato dell’intenzione di andare oltre:

Ribadisco la volontà del governo di rendere strutturale l’eliminazione del bollo auto.

Anche nel Consiglio dei Ministri del 13 settembre la premier Giorgia Meloni aveva parlato di un’abolizione “in modo strutturale”. La norma, se dovesse passare, lo farà nella legge di Bilancio. Per farlo però bisogna capire in che modo compensare le Regioni per il mancato gettito del bollo auto.

Ex Ilva, scatta il licenziamento collettivo: 40 esuberi dopo lo stop all’area a caldo

27 October 2026 at 10:27

Ex Ilva ha avviato la procedura di licenziamento collettivo per 40 dei 51 dirigenti. L’iniziativa fa parte della riorganizzazione aziendale conseguente alla riduzione delle attività produttive dello stabilimento siderurgico di Taranto.

La decisione è stata già formalizzata dai commissari straordinari e comunicata il 22 ottobre 2026. La comunicazione indica anche la distribuzione geografica dei 51 dirigenti a tempo indeterminato: la maggior parte si trova a Taranto. Non è chiaro quanti dei 40 esuberi siano concentrati in ciascun stabilimento. Dalla comunicazione si lascia intendere che la revisione della struttura aziendale potrebbe anche estendersi ad altre figure professionali, come i dirigenti con contratto a tempo determinato.

Licenziamento collettivo in Acciaierie d’Italia

Nuova fase per l’ex Ilva di Taranto, che in data 23 ottobre ha fatto sapere di aver avviato la procedura di licenziamento collettivo per 40 dirigenti assunti a tempo indeterminato. Nella lettera viene precisato che i dirigenti con contratto a tempo determinato saranno i prossimi ad essere interessati da quello che sarà un successivo procedimento di adeguamento organizzativo.

Una necessità nata dalla crisi aziendale, ma anche per il provvedimento della Corte d’Appello di Milano che il 27 luglio ha disposto la sospensione delle attività produttive dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto entro il 25 ottobre.

Una decisione che ha portato a una profonda revisione della programmazione industriale, con la revoca di ordini relativi alle materie prime, la dismissione del ciclo integrale di produzione e il ridimensionamento della struttura organizzativa.

Chi riguarda gli esuberi

Nella comunicazione ufficiale viene indicata la distribuzione degli attuali 51 dirigenti a tempo indeterminato:

  • 31 a Taranto;
  • 16 a Milano;
  • 2 a Genova;
  • 2 a Novi Ligure.

Non è stato però specificato quanti dei 40 esuberi siano concentrati in ciascuno stabilimento. È chiaro che Taranto, dove opera la quota maggiore, vedrà più dirigenti allontanati. L’impatto sarà quindi maggiore.

Gli esuberi riguardano però i dirigenti impegnati in attività di supporto tecnico e operativo dell’area a caldo nella maggior parte dei casi.

Altri dirigenti occupano posizioni di comando e staff considerate però non più funzionali per la nuova organizzazione. Quindi la ristrutturazione coinvolge tanto le figure collegate al funzionamento del ciclo a caldo, quanto ruoli di coordinamento e gestione dello stesso.

Ora la riduzione delle attività produttive potrebbe impattare anche sui livelli dirigenziali, mentre prosegue la cassa integrazione fino a giugno 2027.

Futuro dei lavoratori

L’avvio della procedura di licenziamento collettivo non si traduce direttamente in licenziamenti. Il prossimo passaggio sarà un confronto con Federmanager e le rappresentanze sindacali, che dovranno esaminare la procedura e trovare soluzioni alternative o di accompagnamento all’uscita.

Acciaierie d’Italia ha già fatto sapere di essere disponibile a valutare programmi di ricollocamento professionale o altri interventi economici di sostegno per il personale interessato dalla procedura.

Manovra 2027, dalla flat tax ai bonus per le famiglie: tutte le misure sul tavolo

27 October 2026 at 09:31

La legge di Bilancio 2027 è ormai alle porte. In attesa del testo, l’incontro tra Giorgia Meloni, il ministro dell’Economia Giorgetti, Tajani, Salvini e Lupi ha permesso di fare un sunto delle priorità di spesa. Sarà una manovra ancora prudente, come ci ha insegnato questo governo, resa necessaria anche dal proseguimento dell’interlocuzione con Bruxelles sui margini di flessibilità per i costi energetici.

Ci sono diverse certezze e alcune ipotesi sul tavolo. Al centro della manovra sanità, famiglie, ceto medio e sostegno alle imprese, energia, giovani e sostegno agli anziani. Le risorse sono limitate, ma ogni forza di maggioranza ha potuto portare avanti il proprio cavallo di battaglia.

Cosa ci sarà nella Manovra 2027

Il consiglio dei Ministri dovrebbe riunirsi mercoledì alle 12:00 per dare il via libera al testo definitivo della manovra 2027. Non sono ancora noti tutti i dettagli della legge di bilancio da 23,5 miliardi di euro, sono tante infatti le misure ancora in bilico a cui il vertice di maggioranza tenutosi lunedì 26 ottobre non ha apertamente risposto.

Con al centro famiglia, giovani, sanità ed energia, vediamo cosa ci sarà e cosa potrebbe esserci nella nuova legge di bilancio.

Flat tax under 30-35

Tra le ipotesi sul tavolo c’è la flat tax al 5% per gli under 30-35 con redditi fino a 20-30.000 euro. Dal lato giovani lavoratori si intende rendere le retribuzioni italiane più competitive e quindi frenare l’uscita verso altri Paesi.

Per le imprese invece si punta a maxi deduzioni per le assunzioni, suddivise in:

  • dal 130 al 140% per i giovani;
  • al 180% per le giovani madri.

Detassazione

È allo studio anche una tassazione agevolata al 5% sugli aumenti per rinnovi contrattuali e del 15% sulle maggiorazioni per il lavoro notturno e festivo.

Taglio dell’Irpef

Forza Italia continua a premere per l’estensione dell’aliquota al 33% fino a 55.000 euro. Il costo sarebbe di circa 1,2 miliardi di euro.

Altra proposta che incontra diversi ostacoli (parere della Commissione europea) è l’estensione della flat tax per le partite Iva dagli attuali 85.000 euro fino a 100.000 euro.

Famiglie

Per quanto riguarda il tema famiglie, si punta sul rafforzamento dei congedi parentali, bonus nuovi nati e bonus mamme soprattutto in presenza di tre o più figli.

C’è, inoltre, la proposta di prorogare il bonus per le scuole paritarie fino a 1500 euro per studente.

Aiuti per gli anziani

Forza Italia, invece, ha proposto un aiuto per gli anziani. Si tratta di una carta da 300 a 500 euro per le spese sanitarie degli over 75. Potrebbe esserci una soglia Isee oppure un sistema di rimborsi cashback.

Sanità

Restando sul tema aiuti per la sanità, si stanno studiando risorse per il Fondo sanitario nazionale e l’innalzamento del tetto di spesa per i dispositivi medici per alleggerire il peso del payback sulle imprese.

Pensioni

Lato pensioni la Lega ha rilanciato il pensionamento anticipato a 64 anni con il ricalcolo contributivo dell’assegno.

Sul tavolo però c’è anche la rivalutazione delle pensioni per il recupero dell’inflazione, ma il costo è piuttosto elevato.

Energia e casa

Altro capitolo è quello dedicato all’energia. È previsto il rafforzamento dell’iperammortamento per le imprese e si valutano sconti sull’energia per nuovi impianti da fonti rinnovabili.

Per quanto riguarda il lato casa, le detrazioni potrebbero restare al 50%, mentre l’ecobonus potrebbe arrivare fino al 65%.

Gas a 97 euro, l’Ue paga già +12 miliardi per il Gnl USA: verso taglio dei consumi

27 October 2026 at 08:23

Il prezzo del gas ha toccato un nuovo picco. L’indice TTF di Amsterdam ha raggiunto quota 97,29 euro al megawattora, una quota che non si registrava dal 2022. Il Brent invece ha registrato un calo dell’1,2%, chiudendo a 115 dollari al barile, mentre il WTI ha fatto segnare una discesa del -1,85% attestandosi a 101,36 dollari al barile.

Il dato in crescita, quello del gas, si scontra quindi con diverse realtà: l’incertezza geopolitica, la ricomposizione delle scorte e la vicinanza con l’inverno. Non aiuta la situazione dei trasporti attraverso Hormuz, dove ora passa verso l’Europa e l’Asia un terzo del metano esportato a Occidente e Oriente rispetto ai volumi precedenti all’inizio del conflitto.

Gas come nel 2022: 97,29 euro al megawattora

Lunedì 26 ottobre, il prezzo del gas all’indice TTF di Amsterdam ha raggiunto quota 97,29 euro al megawattora. Non succedeva dal 2022, dallo scoppio della crisi tra Russia e Ucraina. In serata il prezzo è poi sceso a 95,81 euro al megawattora, comunque un aumento del 2,13% rispetto al giorno precedente e quindi ancora un valore piuttosto elevato. Il superamento dei 100 dollari al megawattora potrebbe essere solo una questione di ore o giorni.

Gli analisti si domandano cosa c’è dietro l’attuale crescita delle quotazioni del gas e le motivazioni sono ormai sempre le stesse, anche se con alcune nuove incertezze. Da una parte i ritardi nella ricomposizione delle scorte, il fatto che si sta avvicinando effettivamente l’inverno e poi ci sono le motivazioni di natura geopolitica, come le incertezze rispetto a nuovi possibili attacchi sull’Iran da parte degli Stati Uniti.

Lo Stretto di Hormuz infatti continua a rappresentare una strettoia fisica e artificiale al passaggio di gas e petrolio verso l’Europa e l’Asia. Ma anche il Qatar, uno dei massimi venditori al mondo di Gnl, con la riduzione della produzione, sta aumentando le importazioni di gas naturale liquido statunitense.

Quanto costa il Gnl Usa: +12 miliardi

Dalla guerra tra Russia e Ucraina, l’Europa ha iniziato a importare Gnl americano. Un prodotto più costoso rispetto al gas russo e che già gravava sul bilancio. Ora con la crisi in Medio Oriente, la pressione per stoccare il gas è ancora più alta.

Considerando solo gli acquisti di gas naturale liquefatto, soprattutto americano, il rincaro nelle bollette europee è di circa 12 miliardi di euro. Miliardi in più, nonostante una domanda inferiore di ben 24 milioni di tonnellate acquistate.

Perché paghiamo così tanto? Il motivo è legato alla forte esposizione al mercato spot, dove i prezzi fluttuano ogni giorno. Come spiega l’analisi del Messaggero, per comprare più Gnl dagli Stati Uniti l’Europa paga da otto mesi i prezzi del giorno segnati dal TTF europeo, quello che ha raggiunto quota 97 euro al megawattora, mentre negli Stati Uniti si paga l’equivalente di 8 euro al megawattora. Dall’inizio della guerra il gas europeo è più che triplicato (+200% nell’ultimo anno).

L’Europa è tra i continenti più esposti: compra circa il 65% del suo Gnl sul mercato spot, mentre un quarto dei suoi contratti a lungo termine sono legati agli indici dei prezzi del gas. Questo perché incompatibile con la politica green che punta alla riduzione dell’utilizzo del gas.

Il livello degli stoccaggi

La situazione però è sotto controllo. Anche se i prezzi del gas naturale sono elevati, l’inverno europeo potrebbe risultare più caldo della media degli scorsi anni e questo potrebbe ridurre la necessità di acquistare ulteriore gas.

Il riempimento a livello comunitario è sotto il 75%, il minimo dal 2009, ma gli stoccaggi italiani sono quasi pieni, al 90%.

Il 29 ottobre si potrebbe parlare di misure di riduzione forzata dei consumi di gas, qualora però la situazione dovesse peggiorare. Per “peggiorare” si intendono temperature più basse rispetto alla media e che necessiterebbero di maggior riscaldamento. In quel caso l’Unione Europea potrebbe ritrovarsi ad affrontare una carenza di gas del 12-15% rispetto alla domanda. È lo scenario peggiore.

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