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Bonifici genitori figli, quando si paga tassa 8% e chi è esente: la sentenza

28 October 2026 at 07:24

Un bonifico da genitori a figlio può essere soggetto ad una tassa sulle donazioni fino all’8%, ma soltanto in presenza di determinate condizioni. Non tutti i trasferimenti di denaro tra familiari sono tassati e, per stabilire quando scatta il pagamento, occorre considerare la natura dell’operazione e le circostanze in cui viene effettuata. A chiarire la questione è la Corte di Cassazione con l’ordinanza numero 15315 del 20 maggio 2026, relativa a un trasferimento patrimoniale di oltre 8,2 milioni di euro da una madre alla figlia. I giudici hanno confermato la tassazione dell’operazione come liberalità indiretta, con l’applicazione dell’aliquota dell’8% prevista in specifici casi di accertamento fiscale.

Bonifici ai figli, quando scatta l’imposta dell’8%

La questione riguarda le cosiddette liberalità indirette, cioè trasferimenti attraverso i quali una persona arricchisce un’altra senza ricorrere necessariamente a un tradizionale atto di donazione. L’articolo 56-bis del Testo unico sulle successioni e donazioni disciplina l’accertamento fiscale di queste operazioni.

In particolare, l’Agenzia delle Entrate può intervenire quando l’esistenza della liberalità emerge dalle dichiarazioni rese dall’interessato durante procedimenti di accertamento tributario. In queste circostanze, l’imposta può essere applicata con un’aliquota dell’8% sulla parte che supera l’eventuale franchigia prevista dalla legge.

Non è quindi sufficiente che un genitore trasferisca denaro al figlio per far scattare automaticamente la tassazione. Occorre verificare che l’operazione costituisca effettivamente un trasferimento gratuito di ricchezza e che sussistano le condizioni richieste dalla normativa.

Il caso degli 8,2 milioni di euro trasferiti dalla madre alla figlia

La vicenda esaminata dalla Cassazione riguarda una contribuente che aveva ricevuto dalla madre denaro e attività finanziarie per un valore superiore a 8,2 milioni di euro. Le disponibilità provenivano dall’estero e il trasferimento era emerso durante verifiche fiscali.

La beneficiaria aveva sostenuto che le somme ricevute non costituissero reddito imponibile. Nel procedimento era stata inoltre prospettata la possibilità che si trattasse di un prestito senza interessi.

In assenza di elementi sufficienti per provare l’esistenza di un effettivo prestito, i giudici hanno ricondotto l’operazione a una liberalità indiretta. La Cassazione ha quindi confermato la legittimità dell’imposta di donazione applicata con l’aliquota dell’8%. Durante un accertamento, il Fisco può infatti valutare la sostanza dell’operazione e non soltanto la causale indicata per il trasferimento.

Bonifici per università, affitto e spese quotidiane: quando non si pagano tasse

Molti bonifici tra genitori e figli sono destinati al sostegno economico familiare. È il caso dei contributi per le spese universitarie, l’affitto, le cure mediche o altre necessità quotidiane. Questi pagamenti non comportano automaticamente l’applicazione dell’imposta sulle donazioni.

La normativa prevede infatti esclusioni per determinate liberalità, tra cui quelle di modico valore e le spese che rientrano negli obblighi familiari.Per  stabilire se una donazione sia di modico valore, però, non esiste una soglia economica uguale per tutti. Occorre valutare l’importo trasferito rispetto alle condizioni economiche e patrimoniali di chi effettua il pagamento.

Un contributo di alcune centinaia di euro destinato alle spese di studio presenta quindi caratteristiche differenti rispetto a una donazione di diverse centinaia di migliaia di euro.

Bonifico dei genitori per comprare casa, le regole fiscali

Una situazione frequente riguarda i genitori che aiutano i figli ad acquistare un’abitazione. Il sostegno economico può consistere in un bonifico al figlio oppure nel pagamento diretto di una parte del prezzo al venditore. In questi casi è importante distinguere la donazione di una somma di denaro dalla liberalità indiretta collegata all’acquisto dell’immobile.

La normativa prevede specifiche ipotesi di esclusione dall’imposta sulle donazioni per i trasferimenti collegati ad atti immobiliari soggetti a imposta di registro o Iva, quando vengono rispettate le condizioni richieste. Non basta però dichiarare genericamente che il denaro è destinato all’acquisto della prima casa. È necessario che il collegamento tra il contributo economico e la compravendita sia effettivo e documentabile. Per farlo bisogna considerare quindi il bonifico, il contratto preliminare, il rogito notarile e le prove dei pagamenti effettuati.

Bollo auto, con esenzione c’è chi risparmia 9 volte di più. Il taglio accise premia i ricchi

28 October 2026 at 07:03

L’esenzione del bollo auto prevista per il 2027 favorisce soprattutto le famiglie con minori disponibilità economiche, mentre il taglio delle accise sui carburanti produce vantaggi maggiori, in valore assoluto, per quelle più ricche. È quanto emerge da un’analisi dell’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), che ha confrontato gli effetti delle due misure sul bilancio delle famiglie italiane. Secondo il Focus 5/2026, la cancellazione del bollo per una sola automobile con potenza fino a 80 kW, oppure per un motociclo nei casi previsti, comporta una riduzione media dello 0,36% della spesa familiare. Il beneficio è però distribuito in modo diverso tra le fasce di reddito. Per il 10% delle famiglie economicamente più svantaggiate, il risparmio arriva allo 0,9% della spesa complessiva, mentre per il 10% più benestante si ferma allo 0,1%.

Esenzione bollo auto 2027, quanto risparmiano le famiglie

La misura introdotta dal decreto-legge 162 del 17 settembre 2026 prevede l’esenzione dal bollo per un solo veicolo regolarmente assicurato, in presenza di specifici requisiti. Per le automobili il limite di potenza è fissato a 80 kW, equivalenti a circa 109 cavalli. Sono ammesse le vetture alimentate a benzina o gasolio, anche in combinazione con altre forme di propulsione.

L’agevolazione può riguardare anche motocicli e ciclomotori, purché il contribuente non sia già soggetto al pagamento del bollo per un’automobile agevolabile. Secondo la relazione tecnica del Governo, il risparmio medio stimato è di 168,40 euro per le automobili e di 59 euro per le moto.

Esenzione bollo auto, chi risparmia di più

L’Ufficio parlamentare di bilancio calcola che il provvedimento possa interessare il 63% delle famiglie italiane. Il beneficio economico ha un’incidenza maggiore sui bilanci meno elevati, perché una somma simile rappresenta una quota più consistente delle spese annuali di chi dispone di risorse limitate.

Per valutare gli effetti dell’esenzione, l’Upb ha suddiviso le famiglie italiane in dieci gruppi, chiamati decili, in base alla capacità di spesa. Nel primo decile si trova il 10% delle famiglie con il livello di spesa più basso, mentre nell’ultimo rientra il 10% con le disponibilità più elevate.

L’analisi mostra che l’eliminazione del bollo riduce la spesa complessiva dello 0,9% per le famiglie del primo gruppo, un beneficio pari a circa due volte e mezzo quello medio nazionale. L’incidenza diminuisce progressivamente all’aumentare delle risorse economiche.

Taglio accise benzina, perché favorisce le famiglie più ricche

Il risultato cambia considerando la riduzione delle accise sui carburanti.

Secondo le analisi dell’Ufficio parlamentare di bilancio, gli sconti generalizzati su benzina e gasolio producono un beneficio economico più elevato, in valore assoluto, per le famiglie che consumano più carburante.

Il motivo riguarda il funzionamento delle accise, che sono imposte applicate ai consumi. Chi utilizza maggiormente l’automobile oppure dispone di più veicoli può ottenere un risparmio complessivo superiore rispetto a chi effettua pochi rifornimenti.

L’incidenza del taglio delle accise sulla spesa familiare rimane invece relativamente uniforme tra le diverse fasce economiche, oscillando tra lo 0,2% e lo 0,3%. Il bollo auto funziona diversamente, perché viene calcolato principalmente sulla potenza del veicolo e su altri parametri fiscali, indipendentemente dai chilometri percorsi. Il proprietario deve quindi pagarlo anche quando utilizza poco l’automobile.

Questa differenza spiega perché le due misure, pur essendo entrambe destinate agli automobilisti, producano effetti distributivi differenti.

Rimborso 730 con la Naspi nel 2026, i casi nei quali l’INPS blocca o rifiuta il pagamento

28 October 2026 at 06:00

Tra i principali vantaggi della presentazione del Modello 730 a credito vi è la possibilità di recuperare in tempi brevi le somme spettanti per spese sanitarie, detrazioni edilizie o carichi di famiglia. Per i lavoratori disoccupati che percepiscono la Naspi, il meccanismo teorico è semplice: l’INPS agisce da sostituto d’imposta e accredita il saldo direttamente sull’assegno mensile nella prima finestra utile successiva all’elaborazione della dichiarazione. Tuttavia, può capitare che la mensilità attesa arrivi senza alcuna traccia del conguaglio Irpef. Di fronte al mancato accredito, la domanda sorge spontanea: per quale motivo il rimborso 730 non è stato erogato sulla Naspi e dove sono finiti i soldi?

Non veder comparire l’importo sul proprio conto non significa aver perso il credito fiscale. Indica però che il flusso automatico tra l’Agenzia delle Entrate e l’INPS ha incontrato un ostacolo.

Come funziona il conguaglio fiscale sulla disoccupazione

L’indennità Naspi è considerata dalla normativa fiscale un reddito assimilato a quello da lavoro dipendente. Per questa ragione, l’INPS è tenuto ad applicare le ritenute Irpef sui sussidi erogati, operando a tutti gli effetti come un datore di lavoro.

Quando si presenta il Modello 730 indicando l’INPS come sostituto d’imposta, l’Agenzia delle Entrate trasmette all’ente previdenziale il Modello 730-4, ossia il documento contabile che certifica l’ammontare del credito da rimborsare (o del debito da trattenere). Se il flusso si svolge regolarmente, l’INPS recepisce il dato e dispone la liquidazione nell’assegno di disoccupazione elaborato nel mese successivo a quello di ricezione del prospetto.

Se la mensilità di Naspi successiva all’invio della dichiarazione viene pagata con l’importo ordinario senza alcuna voce integrativa, significa che l’INPS ha notificato un diniego dell’assistenza fiscale o che la dichiarazione è stata bloccata prima di giungere a destinazione.

Le cause principali: perché l’INPS rifiuta il rimborso 730?

L’INPS non applica i conguagli in modo discrezionale, ma deve attenersi a precisi paletti amministrativi. Qualora riscontri un’incompatibilità, l’ente invia un rifiuto telematico all’Anagrafe Tributaria entro 5 giorni dalla ricezione del prospetto e si sfila dal ruolo di sostituto.

Le motivazioni che spiegano il mancato versamento del rimborso 730 sulla Naspi sono riconducibili a cinque casistiche principali.

La Naspi è terminata prima del conguaglio

È la causa più frequente. Affinché l’INPS possa erogare il credito Irpef, è necessario che il rapporto di sostituzione d’imposta sia ancora attivo al momento dell’elaborazione dei dati. Se l’indennità di disoccupazione è giunta a scadenza prima che l’INPS ricevesse il Modello 730-4 dall’Agenzia delle Entrate, l’ente si trova nell’impossibilità di disporre il pagamento, non avendo più un cedolino su cui applicare la somma.

Domanda di disoccupazione in corso di lavorazione

Molti contribuenti trasmettono il Modello 730 subito dopo aver fatto domanda di disoccupazione, indicando l’INPS come sostituto quando la pratica risulta ancora nello stato in istruttoria. Se al momento dell’invio dei flussi fiscali la richiesta di Naspi non è stata ancora formalmente accolta con un provvedimento definitivo, l’INPS rifiuta la gestione del conguaglio. Anche se il sussidio viene approvato poco tempo dopo, il flusso del 730 non si riallinea automaticamente.

Incapienza della mensilità o modalità straordinarie

Esistono situazioni legate alla struttura del pagamento della disoccupazione:

  • capienza mensile insufficiente. Se il rimborso 730 è di importo elevato e la rata mensile della Naspi è ridotta (o parzialmente trattenuta per pignoramenti o recupero di indebiti), l’INPS eroga il credito nei limiti della disponibilità del mese. Se la prestazione si esaurisce con quel pagamento, l’eccedenza non viene pagata;
  • anticipazione in un’unica soluzione. Chi ha richiesto l’anticipazione della Naspi per l’avvio di un’attività autonoma non riceve un’indennità periodica. Essendo un pagamento unico a tassazione separata, l’INPS non può effettuare conguagli da dichiarazione dei redditi ordinaria.

Controlli preventivi dell’Agenzia delle Entrate

Il ritardo nell’accredito sulla Naspi può dipendere direttamente dall’Agenzia delle Entrate. La normativa prevede che il Fisco blocchi la trasmissione del prospetto 730-4 all’INPS quando la dichiarazione presenta elementi di rischio e richiede controlli preventivi. Ciò avviene in caso di:

  • rimborsi di importo complessivamente superiore a 4.000 euro;
  • sostanziali modifiche rispetto alla dichiarazione precompilata;
  • incoerenze relative ai dati sui familiari a carico o sui bonus edilizi e sanitari.

In questi casi, la pratica viene congelata per le verifiche documentali e l’INPS non riceve mai l’autorizzazione a pagare.

Credito sotto il limite minimo

In base alle norme generali sul conguaglio fiscale, l’erogazione dei rimborsi non viene effettuata se l’importo netto spettante risultante dalla dichiarazione è pari o inferiore a 12 euro.

Verificare lo stato del rimborso sui portali ufficiali

Per capire esattamente cosa sia accaduto dopo l’invio della propria dichiarazione dei redditi, non occorre attendere comunicazioni cartacee. È sufficiente consultare le proprie aree riservate sui siti istituzionali accessibili attraverso le proprie credenziali fiscali:

  • fascicolo previdenziale INPS. Entrando nella sezione Prestazioni e selezionando Modello 730/4, è possibile consultare i dati inviati dall’Agenzia delle Entrate e verificare l’eventuale presenza di una nota di diniego con la relativa causale (es. Rapporto di sostituzione esaurito);
  • cassetto fiscale Agenzia delle Entrate. Nella sezione Dichiarazioni fiscali – Modello 730 si trova lo stato di lavorazione della pratica. Se il conguaglio è fallito, la scheda evidenzierà il mancato perfezionamento del pagamento tramite il sostituto d’imposta.

Come sbloccare i soldi e ottenere il pagamento

Quando l’INPS rifiuta di erogare il rimborso 730 sulla Naspi, l’origine del pagamento deve essere spostata dall’ente previdenziale all’Agenzia delle Entrate. Il credito rimane valido e il contribuente ha a disposizione le seguenti opzioni per recuperarlo.

Per il 2026 il termine per inviare il 730 integrativo è scaduto il 26 ottobre, dato che il 25 cadeva di domenica. Chi si accorge solo ora del mancato rimborso deve quindi seguire una delle due strade ancora percorribili: il modello Redditi o il riporto del credito nella dichiarazione dell’anno successivo.

Presentazione del Modello Redditi Persone Fisiche

Scaduta la finestra del 730 integrativo, la strada da seguire consiste nell’invio del Modello Redditi PF (ex Unico) in modalità integrativa o correttiva. Attraverso questo modello si recepisce il credito della precedente dichiarazione mai incassato e si richiede il rimborso diretto al Fisco. Il termine per la presentazione del modello Redditi PF 2026 è il 2 novembre 2026, visto che il 31 ottobre cade di sabato.

Riporto del credito nella dichiarazione successiva

Chi non riesce a rispettare nemmeno questa scadenza non perde il credito. L’importo non rimborsato dal sostituto d’imposta può essere indicato nel 730 del 2027, relativo ai redditi 2026, nella sezione dedicata ai crediti non rimborsati, e utilizzato in diminuzione dell’imposta dovuta oppure chiesto a rimborso.

Il 730 integrativo di tipo 2, termine scaduto il 26 ottobre

Fino al 26 ottobre 2026 era possibile inviare un Modello 730 Integrativo di tipo 2, una dichiarazione che consente di correggere solo l’indicazione del sostituto d’imposta senza toccare redditi e spese:

  • se la Naspi era terminata o la pratica era bloccata, si selezionava la modalità 730 Senza Sostituto;
  • se nel frattempo si era intrapreso un nuovo lavoro dipendente, si poteva indicare il nuovo datore di lavoro.

Tempistiche e modalità dell’accredito da parte dell’Agenzia delle Entrate

Quando la gestione del credito passa sotto la responsabilità diretta dell’Agenzia delle Entrate, è essenziale accedere al portale dell’Anagrafe Tributaria per registrare il proprio codice Iban. Senza l’indicazione del conto corrente, i tempi si allungano ulteriormente perché il pagamento avverrà tramite vaglia o titolo di credito postale.

A differenza del rimborso erogato sulla Naspi, la liquidazione diretta da parte dell’Agenzia delle Entrate segue le tempistiche dell’amministrazione finanziaria. Per le dichiarazioni ricalcolate senza sostituto a seguito di un diniego, l’accredito sul conto corrente arriva generalmente tra la fine dell’anno della dichiarazione e i primi mesi dell’anno successivo, estendendosi fino a sei mesi nei casi sottoposti a controllo preventivo per importi elevati.

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