❌

Normal view

Pensioni, nuova Quota 100: la proposta a 64 anni e 36 di contributi. Il nodo delle risorse

28 October 2026 at 09:25

Nella quinta Manovra del governo Meloni potrebbe esserci un nuovo strumento per la pensione anticipata. Sappiamo già che il pacchetto previdenziale costerà oltre 1,2 miliardi. La Lega spinge per una nuova Quota 100, quindi per uscire a 64 anni con 36 di contributi, anche per chi ha iniziato a lavorare prima del 1996. Solo questo però potrebbe arrivare a costare 1,5 miliardi (o anche il doppio rispetto alla dotazione iniziale di 900 milioni di euro).

Il nodo delle coperture fa pensare che l’uscita sarà possibile dalla seconda metà del 2027. Da finanziare ci sono anche l’Ape sociale per disoccupati, caregiver, invalidi e lavori gravosi. Senza provvedimenti scadono a dicembre.

Pensioni: in Manovra ipotesi Quota 100

La Lega rilancia Quota 100 per il 2027. Propone l’uscita anticipata dal lavoro a 64 anni di età con almeno 36 anni di contributi, anche per i lavoratori del sistema misto, cioè quelli che hanno iniziato a versare prima del 1996.

Non si sa se sarà approvata, si tratta di trovare le coperture nella legge di Bilancio. Si tratta di un aspetto rilevante per chi possiede contributi versati prima e dopo il 1° gennaio 1996.

La differenza si nota soprattutto nel confronto con la pensione anticipata contributiva a 64 anni, che è legata interamente al sistema contributivo. La proposta leghista allarga quindi la possibilità anche a chi ha una parte della pensione calcolata con le regole precedenti.

Come funziona Quota 100?

La vecchia Quota 100 permetteva di andare in pensione con 62 anni di età e 38 anni di contributi. Si trattava di una forma sperimentale che permetteva l’uscita a chi maturava i requisiti nel periodo tra il 1° gennaio 2019 e il 31 dicembre 2021.

Si rivolgeva ai lavoratori iscritti all’assicurazione generale obbligatoria, alle forme sostitutive ed esclusive della stessa e alla gestione separata. Non poteva accedere il personale delle forze armate, delle forze di polizia e della polizia penitenziaria.

Nello specifico i requisiti per il conseguimento della pensione Quota 100 erano un’età anagrafica non inferiore a 62 anni e un’anzianità contributiva non inferiore a 38. Il requisito contributivo poteva essere perfezionato cumulando tutti e per intero i periodi assicurativi versati o accreditati presso l’assicurazione generale obbligatoria.

Pensioni 2027: da dove arrivano le risorse

Per le pensioni 2027, la legge di Bilancio è alla ricerca di risorse. Secondo Repubblica, la Ragioneria dello Stato e l’Inps starebbero valutando le modifiche al meccanismo di perequazione delle pensioni medio-alte, riducendo in alcuni casi le rivalutazioni all’inflazione proprio per liberare risorse.

Si tratta solo di un’ipotesi, ma potrebbe rendersi necessaria per rinnovare l’Ape sociale, le pensioni minime e l’isopensione che sono in scadenza a dicembre.

Anche la nuova Quota 100 richiederebbe risorse che al momento non sono state specificate, almeno 1,5 miliardi di euro ma che, secondo altre stime, potrebbero arrivare a costare il doppio dei fondi al momento disponibili (900 milioni di euro), quindi circa 1,8 miliardi.

Titoli di Stato inglesi al 5%: convengono più dei BTP?

28 October 2026 at 09:12

Prestare denaro allo Stato britannico oggi può rendere oltre il 5% annuo. È un livello che non si vedeva da quasi vent’anni e che potrebbe attirare l’attenzione anche dei risparmiatori italiani, abituati a confrontare le opportunità offerte dai BTP. Dietro, però, un rendimento apparentemente vantaggioso si nasconde una domanda importante: quanto resta davvero in tasca a chi investe in titoli britannici e vive in Italia?

Il Regno Unito ha collocato 4,5 miliardi di sterline di obbligazioni governative con scadenza marzo 2032, riconoscendo un rendimento medio del 5,036%, il più elevato dal 2008 per questa fascia di scadenza.

L’operazione racconta una doppia realtà: il governo britannico deve sostenere costi crescenti per finanziarsi, mentre gli investitori trovano opportunità di rendimento che meritano attenzione, ma anche prudenza.

Perché i titoli di Stato britannici rendono così tanto

I titoli di Stato del Regno Unito si chiamano Gilts. Funzionano in modo simile ai BTP: chi li acquista presta denaro allo Stato e riceve interessi secondo le condizioni previste dall’obbligazione.

L’aumento dei rendimenti britannici riflette, soprattutto, le preoccupazioni degli investitori per inflazione, tassi d’interesse e sostenibilità delle finanze pubbliche.

Il rialzo dei prezzi energetici e le tensioni geopolitiche hanno complicato il quadro. Se l’inflazione rimane elevata, la Banca d’Inghilterra può essere costretta a mantenere condizioni monetarie restrittive più a lungo.

Nel frattempo, il governo deve continuare a finanziare la spesa pubblica e rifinanziare il debito in scadenza.

Il risultato è che per convincere gli investitori a prestare denaro, il mercato richiede rendimenti più elevati.

Non significa automaticamente che il Regno Unito sia vicino a una crisi finanziaria. Significa, piuttosto, che il costo del suo debito è aumentato.

Il 5% non è la cedola: attenzione alla differenza

Un dettaglio dell’asta merita di essere chiarito.

Il Gilt collocato il 27 ottobre, identificato dal codice ISIN GB00BWGDRG14, prevede una cedola annua del 4,625% sul valore nominale.

Il rendimento medio del 5,036% deriva, invece, dal prezzo al quale il titolo è stato assegnato, inferiore al valore nominale, come risulta dai dati ufficiali del Tesoro britannico.

Sono due grandezze differenti:

  • Cedola: l’interesse periodico previsto dal titolo, calcolato sul valore nominale.
  • Rendimento a scadenza: tiene conto delle cedole, del prezzo pagato e del rimborso finale.

Per chi acquista successivamente sul mercato, il rendimento può essere diverso da quello registrato all’asta, perché il prezzo dell’obbligazione cambia.

È la stessa distinzione che conta quando si valutano i BTP oltre il 4% e il loro rendimento effettivo.

Un italiano può comprare titoli di Stato inglesi?

Sì, anche un cittadino residente in Italia può investire in Gilts.

Non è necessario trasferirsi nel Regno Unito o possedere la cittadinanza britannica.

L’acquisto può avvenire attraverso una banca o un intermediario finanziario che permetta di negoziare queste obbligazioni.

La procedura prevede alcuni passaggi:

  1. Verificare che il proprio conto titoli consenta l’accesso ai Gilts
  2. Individuare l’obbligazione attraverso il codice ISIN
  3. Controllare prezzo, rendimento effettivo, scadenza e liquidità
  4. Verificare commissioni, costi valutari e trattamento fiscale

Il servizio di acquisto diretto offerto dal Tesoro britannico è, invece, riservato ai residenti nel Regno Unito.

Per comprendere come avvengono gli acquisti successivi all’emissione è utile conoscere il funzionamento del mercato secondario, dove vengono scambiati i titoli già emessi.

Gilts o BTP: quali differenze per il risparmiatore italiano

Il confronto non può fermarsi alla percentuale di rendimento.

Cosa confrontare Gilts britannici BTP italiani
Valuta Sterlina Euro
Rischio di cambio Presente Assente per chi spende in euro
Tassazione italiana ordinaria Generalmente 12,5% 12,5%
Cedole Di norma semestrali Di norma semestrali
Rendimento Dipende da prezzo e scadenza Dipende da prezzo e scadenza
Acquisto dall’Italia Tramite intermediari abilitati Ampiamente accessibile

Per entrambe le tipologie occorre considerare il rischio legato all’emittente e le possibili oscillazioni di prezzo.

La differenza più importante per una famiglia italiana è, però, la valuta: i BTP restituiscono euro, i Gilts restituiscono sterline.

Tassazione e costi: cosa verificare prima dell’acquisto

Per un residente fiscale italiano, i redditi dei titoli di Stato britannici possono beneficiare, alle condizioni previste dalla normativa, dell’aliquota agevolata del 12,5%, come i BTP.

Per approfondire le differenze tra le imposte applicate ai vari strumenti finanziari è disponibile la guida di QuiFinanza alla tassazione degli investimenti finanziari nel 2026.

Vanno, però, considerati anche l’imposta di bollo applicabile al dossier titoli, le commissioni dell’intermediario e i costi di conversione valutaria.

Chi opera attraverso un intermediario estero deve, inoltre, verificare gli eventuali obblighi fiscali dichiarativi.

Prima di investire è, quindi, opportuno chiedere un prospetto completo dei costi e del trattamento fiscale.

Cosa cambia per i BTP e perché seguire Londra

I rendimenti britannici non determinano automaticamente quelli italiani. Tuttavia, quando gli investitori chiedono interessi maggiori per finanziare uno Stato, possono rivalutare il prezzo del rischio anche negli altri mercati obbligazionari.

Questo rende importante seguire le decisioni britanniche, soprattutto in occasione della presentazione del bilancio pubblico di oggi.

Per chi possiede già BTP, un eventuale rialzo generalizzato dei rendimenti può tradursi in una diminuzione delle quotazioni, particolarmente significativa per i titoli con scadenze più lontane.

Chi intende acquistare nuove obbligazioni potrebbe, invece, trovare condizioni differenti. Per valutare il mercato italiano è possibile consultare le quotazioni e i rendimenti dei BTP e BOT disponibili su QuiFinanza.

La vera domanda, dunque, non è soltanto se il 5% britannico sia più interessante di un BTP, ma quanto rischio aggiuntivo sia necessario assumere per ottenerlo.

Per un risparmiatore italiano, il rendimento migliore è quello valutato al netto di costi, imposte e rischio di cambio, tenendo conto dei propri obiettivi e dell’orizzonte temporale.

❌