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Il paradosso di Pechino: Xi rafforza il Partito, ma a Taiwan cresce la distanza politica

28 October 2026 at 15:43

Il 73,5% dei taiwanesi esprime un giudizio negativo sul Partito comunista cinese (Pcc), contro appena l’8,9% che ne ha un’opinione favorevole. È quanto emerge dal nuovo Taiwan Public Sentiment Survey, condotto tra il 20 e il 22 ottobre e diffuso dal sondaggista Tai Li-an. Il risultato conferma una diffidenza consolidata verso il partito guida di Pechino, ma soprattutto rivela quanto questa percezione attraversi le tradizionali divisioni politiche dell’isola.

Il dato più interessante riguarda infatti il Kuomintang (Kmt), principale forza dell’opposizione, storicamente favorevole al dialogo con la Repubblica Popolare. Anche tra i suoi sostenitori prevale una valutazione negativa del Pcc, con il 50,3% di giudizi sfavorevoli contro il 34% di favorevoli. Tra gli elettori politicamente indipendenti, la distanza è ancora più marcata: il 62,5% esprime sfiducia, mentre soltanto il 3,1% manifesta un orientamento positivo.

Questi numeri confermano che la competizione politica taiwanese non possa essere interpretata semplicemente come uno scontro tra posizioni favorevoli e contrarie alla Cina. La disponibilità al dialogo economico e diplomatico con Pechino non coincide necessariamente con l’accettazione del suo sistema politico, né tantomeno delle sue rivendicazioni di sovranità sull’isola. Una distinzione fondamentale per comprendere gli orientamenti dell’opinione pubblica taiwanese.

Il sondaggio arriva mentre il Partito comunista cinese si riunisce per il quinto Plenum del Comitato centrale, appuntamento rilevante per gli equilibri interni della leadership e la definizione delle priorità strategiche. La coincidenza temporale mette in evidenza una tensione strutturale: mentre Pechino continua a considerare la riunificazione un obiettivo politico irrinunciabile, la società taiwanese mantiene un orientamento largamente sfavorevole verso il partito che dovrebbe governarla.

Per Xi Jinping, questa distanza costituisce un problema che non può essere affrontato esclusivamente attraverso la pressione militare o l’integrazione economica. La crescente capacità coercitiva cinese può modificare il calcolo strategico di Taipei, ma non produce certamente consenso politico. Al contrario, rischia di consolidare la diffidenza anche tra quei segmenti dell’elettorato tradizionalmente più disponibili al confronto con Pechino.

La rilevanza del sondaggio risiede dunque nella distinzione tra competizione partitica e orientamento strategico della società. Le divisioni interne a Taiwan restano profonde, ma non implicano una corrispondente disponibilità ad accettare il modello politico cinese. È su questa distanza, prima ancora che sugli equilibri militari dello Stretto, che si misura uno dei principali limiti della strategia di Pechino.

La Liaoning attraversa le Filippine. Il messaggio strategico della Cina

28 October 2026 at 15:16

La portaerei cinese Liaoning, accompagnata da tre unità di scorta, ha attraversato il 22 ottobre le acque dell’arcipelago filippino, sta raggiungendo lo Stretto di Basilan prima di dirigersi verso il Mare delle Filippine. Il movimento, monitorato dalle forze navali di Manila, rappresenta un nuovo episodio della crescente proiezione militare cinese nell’Indo-Pacifico, con implicazioni che superano le controversie territoriali nel Mar Cinese Meridionale.

Secondo un’analisi dell’Institute for the Study of War e dell’American Enterprise Institute, la manovra potrebbe aver simulato l’attraversamento della first island chain, la cintura geografica che collega Giappone, Taiwan e Filippine e costituisce un elemento centrale della pianificazione strategica americana nella regione. La capacità di operare oltre questa barriera consentirebbe alla marina cinese di esercitare pressione sulle linee di comunicazione marittima e, in uno scenario di conflitto, contribuire all’isolamento di Taiwan o delle stesse Filippine.

La navigazione della Liaoning assume particolare rilevanza nel contesto delle pressioni esercitate da Pechino su Manila per le rivendicazioni nel Mar Cinese Meridionale. Non si tratta necessariamente di una preparazione operativa immediata: le autorità militari filippine hanno descritto il transito come parte delle periodiche esercitazioni cinesi, escludendo motivi di allarme. Tuttavia, la dimostrazione di capacità navali contribuisce a modificare il quadro strategico entro cui si sviluppa la competizione regionale.

È in questo contesto che acquista significato la posizione espressa dalla ministra degli Esteri filippina Maria Theresa Lazaro in una recente intervista a Formiche.net. Lazaro ha sottolineato l’importanza della maritime domain awareness, ossia della capacità di monitorare e comprendere le attività negli spazi marittimi, indicando nella cooperazione con i partner europei, Italia compresa, uno strumento per rafforzare la sicurezza regionale. Una prospettiva che combina maggiore capacità di sorveglianza, diversificazione dei partenariati e mantenimento del dialogo diplomatico con Pechino.

Il movimento della Liaoning si inserisce inoltre in una competizione militare sempre più multidominio. Mentre la Cina accusa Washington di alimentare una possibile corsa agli armamenti spaziali, continua a sviluppare capacità satellitari, dual-use e controspaziali potenzialmente utilizzabili contro i sistemi americani e alleati. La superiorità navale dipende infatti sempre più dall’integrazione tra piattaforme marittime, intelligence, comunicazioni e infrastrutture orbitali.

La questione strategica non riguarda dunque soltanto dove possano arrivare le portaerei cinesi, ma quanto Pechino sia in grado di trasformare questa mobilità in capacità di condizionamento regionale, mettendo alla prova la resilienza delle Filippine e la credibilità della presenza americana nell’Indo-Pacifico.

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