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Normal view

Washington e Mosca parlano già di affari. E all’Europa non piace

28 October 2026 at 14:16

Anche se la guerra in Ucraina non è ancora finita, e anzi i negoziati non sembrano essere in procinto di uscire dallo stallo, a Washington già si pensa a ricostruire i rapporti commerciali con Mosca nello scenario post-bellico. Sul tavolo ci sarebbero una joint venture che coinvolge le principali compagnie petrolifere statunitensi e russe all’interno di alcuni progetti nei pressi della (contesa) isola di Sakhalin, così come il coinvolgimento di grandi compagnie americane in un piano volto a riprendere le vendite di petrolio russo all’Europa attraverso l’oleodotto Druzhba. A queste opzioni si aggiungono anche il ripristino dell’accesso delle compagnie aeree statunitensi allo spazio aereo russo per il transito e il sorvolo, uno sviluppo che ridurrebbe in modo significativo i costi in carburante dei voli, così come la ripresa della cooperazione tra aziende statunitensi e russe nella produzione e nella fornitura di titanio, un componente fondamentale negli aerei civili. Tutte strade che erano già state battute da aziende americane in passato, come Boeing ed Exxon, ma che si erano arenate con l’inizio del conflitto.

Secondo una fonte informata, che ha parlato in forma anonima con il Financial Times, dietro queste aperture ci sarebbe la volontà di offrire degli incentivi per arrivare a dei risultati concreti dal punto di vista diplomatico. Ma, dati i precedenti e le parole pronunciate in passato dallo stesso Trump, difficilmente una lettura cinica del caso attraverso le lenti del puro interesse economico statunitense risulterebbe sbagliata. Dal lato del Cremlino, invece, queste trattative servirebbero a spingere ad una normalizzazione dei rapporti tra Russia e Stati Uniti già prima della fine del conflitto.

Questa tipologia di “dialogo esclusivo” portato avanti senza il coinvolgimento dei partner ucraini ed europei, di poco posteriore all’accordo per importare gasolio russo, allo stop (apparentemente temporaneo) sulle sanzioni a Mosca e le pressioni rivolte a Kyiv per cessare gli attacchi contro le infrastrutture energetiche ucraine, rischia di stressare ulteriormente i rapporti transatlantici in un momento di tensione già elevata. Soprattutto perché oltre alle questioni di Sakhalin e Druzhba, sul tavolo ci sarebbero la cessione degli asset internazionali di Lukoil a investitori vicini alla Casa Bianca, un progetto di gas naturale liquefatto in Alaska con la partecipazione di Novatek e persino la ripresa delle forniture attraverso ciò che resta di Nord Stream. Si parla anche di un allentamento delle sanzioni sui fertilizzanti potassici, da esportare attraverso i porti del Baltico, che richiederebbe però una decisione di Bruxelles. Infine, c’è l’ipotesi di affidare la gestione della centrale nucleare di Zaporizhzhia a un soggetto statunitense, incaricato di ripartire l’energia prodotta tra Russia e Ucraina. Le diplomazie europee hanno ribadito ai loro interlocutori americani che nessuna decisione che riguardi interessi comunitari può essere presa senza il loro consenso. “Non è una questione di soldi, ma di umiliazione e controllo”, ha sintetizzato un diplomatico europeo.

Al di là dell’esito dei negoziati, è innegabile che il dato politico resti. Washington tratta con Mosca dossier che toccano direttamente gli interessi europei, scavalcando gli alleati di sempre. Se pure si tratta di sole ipotesi, delineano già sul piano pratico un rovesciamento degli equilibri transatlantici costruiti nell’arco di decenni. Una prospettiva tutt’altro che rassicurante.

Bombardieri al centro della guerra aria-aria. La scommessa dell’Air Force

28 October 2026 at 08:38

Sin dalla loro nascita nelle prime fasi di vita dell’aviazione militare, agli inizi del secolo scorso, i bombardieri hanno sempre svolto funzioni legate all’attacco di obiettivi terrestri (o, in alcuni casi, navali), delegando in maniera quasi assoluta ai caccia, eccezion fatta per i mezzi di autodifesa, il compito di intrattenere combattimenti aerei per ottenere e mantenere la superiorità nei cieli. Ma questa suddivisione sembra destinata a divenire sempre meno netta con l’avanzamento tecnologico di questi anni.

L’US Air Force ha infatti affermato di star esplorando alcune opzioni di impiego in ottica air-to-air dei bombardieri di nuova generazione B-21 Raider attualmente in via di sviluppo, opzioni che passerebbero dall’impiego dei Collaborative Combat Aircraft (Cca), anche noti in Italia con il nomignolo di “droni gregari”.

L’ipotesi compare nel nuovo rapporto sulla struttura della flotta caccia trasmesso al Congresso, che tra le opzioni allo studio cita esplicitamente lo “sviluppo di capacità aria-aria sui bombardieri”. Il documento non entra nei dettagli, ma dalle caratteristiche note del Raider come l’autonomia estrema, l’elevata quota operativa, la bassa osservabilità e i sensori avanzati è possibile immaginarne alcuni, come fatto dall’analista Joseph Trevithick su TheWarZone.

Il primo è quello di piattaforma di lancio per missili aria-aria a lunghissimo raggio, troppo ingombranti per i caccia tattici, o per grandi quantità di missili convenzionali. In questa veste velivoli come il B-21 (ma anche il B-52, che i vertici militari vogliono mantenere in servizio il più a lungo possibile) potrebbero agire come “navi arsenale” volanti, colpendo su richiesta dalle retrovie bersagli individuati da altre piattaforme in prima linea. Una prospettiva resa concreta dalla nuova generazione di missili come l’Aim-174B e l’Aim-424, e dalla richiesta dell’aeronautica di un vettore con portata di almeno mille miglia nautiche.

Il secondo è il ruolo di “nodo” di comando e controllo. Grazie alla capacità di penetrare spazi aerei fortemente difesi, il bombardiere potrebbe coordinare i Cca, ricevendo da questi i dati di puntamento e, in prospettiva, lanciandoli direttamente. Sulla stessa linea si muove il programma LongShot della Darpa, che punta a sviluppare droni armati di missili aria-aria sganciabili da caccia e bombardieri. A questi si aggiungono il contributo alla soppressione delle difese aeree nemiche, componente essenziale della superiorità aerea, e una dimensione difensiva. Northrop Grumman ha infatti brevettato un sistema di intercettori hard-kill capace di creare una “bolla” protettiva attorno al singolo velivolo.

Non è ancora chiaro dunque di che portata sarà questa trasformazione, ma quel che è certo è che le dinamiche della guerra del prossimo futuro vedranno venir meno un altro degli assiomi che fino ad ora rappresentavano una certezza del dominio bellico.

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