Frantic search for people trapped in Spain train crash wreckage with at least 68 dead



In autunno è spesso difficile trovare la giacca ideale, quella che riesca a proteggere dalle prime giornate grigie, senza però risultare troppo pesante. Anziché ricadere sempre sul solito chiodo in pelle, le passerelle dell’autunno-inverno 2026/27 propongono valide alternative per sfidare la prima ondata di freddo dell’anno, tra rivisitazioni di alcuni classici, capi tecnici per affrontare vento e pioggia e capispalla ispirati alle uniformi militari. Fra le giacche mostrate in sfilata, FQ Magazine ha individuato i modelli di mezzo peso funzionali e di tendenza per questo autunno-inverno.
In passato parte dell’uniforme militare britannica, il trench (o meglio, il trench coat, letteralmente “cappotto da trincea”) è diventato nel tempo simbolo di praticità ed eleganza, anche grazie a dive del calibro di Audrey Hepburn, che lo ha consacrato a icona indossandolo in Colazione da Tiffany. Attualmente, è uno dei capispalla più utilizzati per la mezza stagione, oltre a essere molto presente nelle sfilate di questo autunno-inverno 2026/27.
Primo fra tutti, è Burberry – il brand che ha contribuito alla sua creazione nella versione che conosciamo noi oggi – a portarlo in passerella, in misura lunga con quadri o volant sul revers e in versione corta. Non solo, dunque, un capo intramontabile, ma anche una delle tendenze della nuova stagione, attualmente presente in tutti i negozi.
Mango lo propone in lungo in 100% cotone con abbottonatura doppiopetto e taglio dritto. Ancora doppiopetto, ma taglio morbido per il trench di Alcott, sempre in misura lunga; taglio corto e ampi revers, invece, per il modello di Zara.
Per le piovose giornate della mezza stagione, la scelta più indicata si rivelerà il k-way, un capo pratico, figlio della macro-tendenza della moda sportiva che, però, può essere anche declinato in chiave chic.
A partire dalle passerelle, in cui il k-way è stato reinterpretato da brand dallo stile raffinato, come Tod’s, in versione lunga e senza zip, come un mantello che scivola sul corpo. Similmente, il marchio di BasicNet K-Way – emblematico se si parla dell’omonimo capospalla – oltre ai classici modelli, ne propone uno lungo fino a metà polpaccio con vestibilità oversize.
Seguono anche altri brand, suggerendo diversi modelli di giacche idrorepellenti: in corto per Only, con il suo impermeabile con zip e cappuccio in tinta unita, ma anche per Parfois, con la sua versione con bottoni, colletto e stampa a quadri.
Quando non piove, è un altro il capospalla in cima alle proposte di questa stagione: la giacca in pelle scamosciata (o “suede”). Che si tratti di un blazer, di una giacca corta o di un cappotto, l’importante è che sia in pelle scamosciata, lavorazione che domina le tendenze del momento, soprattutto se declinata in marrone.
In passerella, Max Mara porta un blazer lungo color caramello in questo materiale, abbinato a un look sui toni del nero e del marrone. Tra le grandi catene, è H&M a suggerire un cappotto in vera pelle scamosciata marrone con colletto e bottoni, mentre da Zara e Stradivarius si possono trovare due giacche corte dall’effetto suede con collo alto, rispettivamente in color cammello e cioccolato.
È corta, senza revers e chiusa con l’ausilio di alcuni alamari: si tratta della giacca Napoleon, il capospalla ispirato all’uniforme dell’ufficiale francese. Da Michael Jackson a Freddie Mercury, fino a Kate Moss, sono molti i personaggi che in passato sono stati affascinati da questa giacca opulenta e dal forte carattere. Oggi la giacca Napoleon si trova nuovamente in cima alle tendenze di stagione e domina le passerelle dell’autunno-inverno 2026/27.
Un caso particolarmente evidente è quello del brand Khaite, che porta in sfilata una giacca corta con tre grandi alamari che uniscono le due estremità del capo. Un modello così popolare che non ha tardato ad approdare all’interno delle proposte dei marchi low cost. Da Two Way se ne può trovare una versione in finta pelle color bordeaux con chiusura asimmetrica abbottonata da quattro alamari dal dettaglio argentato, mentre Bershka e Reserved suggeriscono due modelli in nero con alamari tono su tono.
Per antonomasia, con il nome “Barbour” si intendono tutte quelle giacche che si ispirano all’iconico modello dell’omonimo marchio: cappotti dal taglio dritto e dal tessuto cerato con colletto in velluto a costine o con un’altra texture diversa dal corpo del capospalla. Quest’anno, però, il tessuto cerato viene sostituito dalla pelle, per un risultato di maggiore impatto visivo e allineato alle tendenze di stagione.
Nelle passerelle dell’autunno-inverno 2026-27 sono infatti molti i marchi che hanno deciso di ispirarsi a questo capospalla, ad esempio MM6 Maison Margiela con il suo cappotto in pelle a metà coscia dal taglio dritto e dettaglio in (finta)pelliccia sul cappuccio. D’altro canto, a questo classico rivisitato si sono ispirate anche le grandi catene.
Tra queste c’è Ovs, che all’interno della linea Piombo inserisce un cappotto in vera pelle dalla lunghezza media e dal taglio regular con abbottonatura nascosta e colletto e polsini in velluto a coste. Una versione ancora più versatile è invece suggerita da H&M e Stradivarius: si tratta, in entrambi i casi, di una giacca in finta pelle con colletto in eco pelliccia con la possibilità di essere indossata anche in modalità eco pelliccia con colletto in finta pelle, trattandosi di un modello double-face.
Tra le tendenze di questa stagione, il caban è la terza giacca a ispirarsi alle uniformi militari: nasce infatti come capospalla della marina, per poi inserirsi prima nel guardaroba quotidiano maschile e poi in quello femminile. Si tratta di un cappotto doppiopetto dal taglio corto e ampi revers a v ed è uno dei capi più utilizzati per ripararsi dalla brezza autunnale in contesti casual diurni.
Questo capo tradizionale è stato reinterpretato dalle passerelle dell’autunno-inverno 2026/27, in cui talvolta il caban è accollato e presenta un colletto in alto, come il modello in nero nella sfilata di Ermanno Scervino con stampa in rilievo, bottoni dorati e collo in pelliccia. Allo stesso modo, il caban in misto lana di Motivi è nero, corto e con collo in finta pelliccia. Dalla vestibilità rilassata, in cachemire e in colorazione verde bosco è invece la proposta di Falconeri, mentre quella di Fracomina è in misto lana ed è declinata in color caramello.
L'articolo Le 6 giacche da comprare per l’autunno-inverno 2026/27: dal trench alla Napoleon, dal caban alla pelle scamosciata. I modelli di tendenza e come copiare i look delle sfilate a prezzi accessibili proviene da Il Fatto Quotidiano.
Misturar o tradicional creme Nivea da latinha azul com maisena se tornou uma das receitas caseiras de cuidados com a pele divulgadas nas redes sociais. A combinação promete deixar o rosto mais macio, diminuir a oleosidade e melhorar a aparência da pele. Mas será que essa dica realmente funciona?
A receita reúne dois ingredientes com características diferentes. Enquanto o creme ajuda a manter a hidratação, o amido de milho pode absorver parte da umidade superficial.
Apesar disso, não há comprovação científica de que a mistura ofereça benefícios duradouros ou substitua tratamentos dermatológicos.
Nas receitas compartilhadas na internet, a proposta é combinar o creme Nivea da latinha azul com amido de milho até formar uma pasta de consistência uniforme. A preparação costuma ser apresentada como uma máscara facial ou uma alternativa caseira para deixar a pele com acabamento menos brilhante.
Embora existam diferentes versões, o procedimento geralmente é descrito da seguinte maneira:
A ideia é aproveitar a ação hidratante do creme e a capacidade do amido de absorver parte da umidade superficial. Porém, não existe uma proporção estabelecida ou um tempo de aplicação clinicamente validado para essa combinação.
De acordo com a Academia Americana de Dermatologia (AAD), os cuidados com a pele devem considerar suas características individuais. Por isso, consultar um dermatologista é importante antes de experimentar receitas caseiras, especialmente em casos de acne ou sensibilidade.
A mistura de creme Nivea com maisena não possui segurança e eficácia comprovadas. Além disso, a textura espessa do hidratante pode ser desconfortável para peles oleosas, enquanto a adição do amido modifica a fórmula original.
Também é importante evitar a aplicação perto dos olhos ou sobre áreas inflamadas. Caso surjam vermelhidão, coceira ou ardência, o uso deve ser interrompido. Para tratar manchas, acne ou rugas, o ideal é utilizar produtos específicos, com a orientação de um profissional.
Abrir um presente diante de familiares, amigos ou colegas pode ser uma situação desconfortável para algumas pessoas. Embora receber uma lembrança seja geralmente associado a uma experiência positiva e contagiante, a necessidade de reagir enquanto outras pessoas observam pode provocar vergonha, nervosismo e receio de parecer ingrato.
O comportamento não está necessariamente relacionado ao presente recebido. Em alguns casos, o desconforto surge da preocupação em demonstrar uma reação considerada adequada, especialmente quando quem oferece a lembrança espera uma resposta imediata de entusiasmo.
Uma pesquisa publicada em 2025 na Revista Psicopedagogia analisou as habilidades sociais de 328 estudantes de psicologia de instituições brasileiras. Entre os aspectos com menores pontuações estavam a capacidade de lidar com situações de exposição ao “ridículo” e a interação com desconhecidos.
Embora o levantamento não tenha investigado especificamente a troca de presentes, os resultados ajudam a contextualizar dificuldades relacionadas à exposição social. Pessoas mais tímidas, por exemplo, podem sentir desconforto quando percebem que estão sendo observadas por muito tempo, principalmente se acreditam que precisam demonstrar determinada reação ou postura.
No caso dos presentes, ou lembrancinhas, alguns fatores podem contribuir para esse comportamento:
A timidez é uma característica comportamental que pode provocar desconforto em situações de exposição, sem necessariamente comprometer a rotina. Pessoas mais reservadas podem preferir receber presentes em particular ou evitar momentos em que precisam reagir diante de um grupo.
Já o transtorno de ansiedade social, conhecido como “fobia social”, envolve um medo mais intenso e persistente de situações nas quais existe a possibilidade de avaliação por outras pessoas. Uma revisão sistemática brasileira publicada em 2026 na revista Psico-USF, com análise de 13 artigos científicos, investigou aspectos relacionados à atenção a estímulos percebidos como ameaçadores e à interpretação de expressões faciais nesse transtorno.
A principal diferença está na intensidade do desconforto e em seus efeitos sobre a vida cotidiana. Enquanto a timidez pode provocar constrangimento passageiro, a ansiedade social pode levar à evitação frequente de encontros, apresentações e outras interações, além de causar sofrimento significativo.
Sendo assim, sentir vergonha ao abrir um presente não é suficiente para caracterizar um transtorno psicológico. Evitar cobranças por reações exageradas e permitir que cada pessoa demonstre satisfação à sua maneira pode reduzir o desconforto durante essas ocasiões.
Passar muitas horas na academia não é a única maneira de melhorar a condição física. Para quem tem uma rotina corrida, treinos de apenas 36 minutos por dia podem ser uma alternativa para manter o corpo ativo, desenvolver força muscular e melhorar o condicionamento. Mas, afinal, será que esse tempo é suficiente para alcançar bons resultados?
Segundo a Organização Mundial da Saúde (OMS), adultos devem praticar entre 150 e 300 minutos semanais de atividade física aeróbica moderada ou entre 75 e 150 minutos de atividade vigorosa. A entidade também recomenda exercícios de fortalecimento muscular em pelo menos dois dias da semana.
Sessões de apenas 36 minutos podem combinar musculação e atividades cardiovasculares, como bicicleta e caminhada acelerada. Entretanto, a duração não determina, sozinha, a eficácia do treino, já que diferentes exercícios exigem estímulos específicos para produzir resultados.
Segundo José Adeirton, educador físico e especialista em fisiologia do exercício e consultor técnico da Fast Treino, o desenvolvimento da força depende de cargas capazes de desafiar os músculos, sem comprometer a execução dos movimentos. Já o condicionamento cardiovascular exige atividades com intensidade adequada à capacidade individual.
“Uma sessão de 36 minutos pode proporcionar ganhos de força e condicionamento físico. Para isso, precisa reunir dois estímulos que são exercícios contra uma resistência que desafie a musculatura e atividades aeróbicas com intensidade suficiente para exigir do sistema cardiorrespiratório”, afirma.
Uma análise publicada na revista Sports Medicine, em 2026, reuniu 67 estudos e relacionou um maior volume de exercícios a ganhos de força e massa muscular. Adeirton ressalta que terminar o treino exausto não garante resultados, sendo importante ajustar as cargas e respeitar a recuperação.
Para quem deseja emagrecer, treinos curtos podem contribuir para o gasto energético, mas os resultados também dependem da alimentação. Segundo Adeirton, o ganho de massa muscular exige atenção às cargas e ao volume semanal de exercícios, especialmente entre praticantes experientes.
Cinco sessões de 36 minutos somam 180 minutos semanais, mas nem todo esse período corresponde à atividade aeróbica recomendada pela OMS. Em treinos que combinam musculação e cardio, é necessário considerar o tempo e a intensidade de cada modalidade.
Já para pessoas sedentárias, Adeirton recomenda iniciar os treinos gradualmente. Duas sessões em dias alternados podem ser um ponto de partida, conforme avaliação profissional, com cargas adaptadas e aumento progressivo da intensidade. Caminhadas também podem complementar a rotina, permitindo que a prática de exercícios se torne regular sem ultrapassar os limites do condicionamento individual.
En un pequeño taller de Ciutat Vella, en Barcelona, el telar manual ha pasado de ser una técnica a convertirse en una manera de entender un oficio. Su nombre, Textil Teranyina, hace referencia a una red de hilos entrelazados, como los que dan forma a un tejido. Fundado en 1987 por Teresa Rosa Aguayo, el taller lleva casi cuatro décadas reivindicando el valor de la artesanía, el conocimiento y el tiempo que requiere cada creación. Una filosofía que conectó con Simorra y que dio lugar a una colaboración para desarrollar uno de los tejidos de su colección otoño/invierno Texere.


El accidente en Toledo continúa sumando heridos y victimas mortales. Según los últimos datos, el número fallecidos se eleva hasta los 46 y la cifra de heridos llega a más de 100 pasajeros.
Roberto Gómez, periodista en Onda Cero, se encontraba en el tren de Renfe viajando con dirección a Sevilla cuando ha ocurrido el choque entre ambos trenes.
Gómez ha concedido varias entrevistas donde ha relatado el suceso, “uno de los pasajeros tenía una herida grave en la cabeza”, comenta, además de otros pasajeros con golpes producidos por la colisión. Cuenta que el vagón de Iryo ha quedado completamente destrozado y señala que, minutos antes, el tren de Renfe se detuvo en la vía sin que se informara de la causa. Fue poco después de que reanudara la marcha cuando se produjo el choque, poco antes de las 9:00 de la mañana. "No soy consciente de la suerte que he tenido" ha declarado.
Según ha contado a Onda Cero, en la zona ya se han desplazado helicopteros y varios vehiculos de la Guardia Civil.
Aumentan los heridos y fallecidos por la colisión de un tren de Iryo en Los Yébenes (Toledo), ocurrida antes de las 9:00, lo que ha provocado que dos coches cayeran por un terraplén e interrumpido la circulación. Aunque no se conocen las causas oficiales, el ingeniero Juan Franco descarta el error humano en Espejo Público y lo atribuye a un pésimo mantenimiento del sistema automático.
Ante la gravedad del accidente, Castilla-La Mancha ha elevado la emergencia a nivel 2 pidiendo la UME, y el ayuntamiento ha habilitado un pabellón para atender a las víctimas.
Tras la reciente colisión de dos trenes entre Yébenes y Urda, Toledo, son muchos los que están reviviendo los fantasmas del pasado del incidente de Adamuz. Se trata del segundo accidente mortal del año, un hecho que pone el foco mediático en la seguridad de las líneas de larga distancia. A lo largo de la historia ferroviaria de España, se han registrado diferentes accidentes mortales de tren. Sin embargo, nunca se habían registrado con tanta regularidad.


© X (@Ricardo78DLR)
Continúan aumentando los heridos y fallecidos del choque producido en la localidad de Los Yébenes, en Toledo. Las causas aún se desconocen, pero ya hay quienes apuntan a que se podría tratar de un error humano. Adif ha informado a través de su cuenta de X que la circulación ha quedado interrumpida.
Sin embargo, Juan Franco, ingeniero industrial, ha concedido una entrevista para Espejo Público. Durante la conversación ha apuntado que “no existe el error humano” a la vez que señalaba que era motivo del “mantenimiento chapuza” de un sistema que, según comentaba, es automático y que nadie “da órdenes de algo”.
La colisión, que ha provocado que dos de los coches de Iryo se hayan precipitado por un terraplén, ha ocurrido poco antes de las 9:00 de la mañana.
El gobierno de Castilla la Mancha ha elevado a nivel dos de emergencia y ha pedido el despliegue de la UME. El ayuntamiento ha habilitado un pabellón a petición de protección civil para atender a los heridos y los servicos sanitarios han hecho un llamado urgente de donación de sangre.
Se trata del segundo gran accidente de trenes que ocurre en España en lo que llevamos de año. El anterior, en la localidad de Adamuz, ocurrido en enero se cobró la vida de 46 pasajeros y dejó 292 heridos.
El choque se produjo a primera hora de este miércoles cuando uno de los trenes se encontraba detenido en la vía y fue alcanzado por detrás por el otro convoy que circulaba en el mismo sentido. En el tren de Iryo viajaban 156 pasajeros y un bebé, mientras que en el AVE de Renfe se desplazaban 397 personas. Tras el impacto, precedido por un gran estruendo según testigos presenciales, varios vagones traseros volcaron y al menos dos cayeron por el terraplén adyacente a la infraestructura.


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