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Ghosting, benching, situationship: perché le relazioni sentimentali sono diventate così complicate? La psicoterapeuta avverte: “Si spendono troppe energie a decifrare l’altro”

29 October 2026 at 15:38

Sparire improvvisamente da una relazione oppure tenere in “panchina” una persona come possibile alternativa. Nell’epoca delle relazioni sentimentali fluide, si moltiplicano ormai termini per definire queste situazioni: ghosting, breadcrumbing, situationship, love bombing, benching, orbiting e zombing. Ma di cosa si parla esattamente? Una recente ricerca di Unobravo, servizio di psicologia online e piattaforma italiana di supporto psicologico, realizzata su 1.670 adulti italiani, ha fotografato questo fenomeno. Ed è emerso per esempio che il 66% degli intervistati considera ormai comuni fenomeni come il ghosting, interrompere improvvisamente ogni comunicazione senza spiegazioni; oppure il benching, ossia tenere una persona “in panchina”, come possibile alternativa, senza investire davvero nel rapporto. E non finisce qui.

Nella lista di ciò che viene vissuta come possibilità ci sono anche situazioni come l’orbiting, interrompere la relazione ma continuare a essere presenti sui social dell’altro, visualizzando storie o mettendo like; o il zombing, caratterizzato dal ricomparire dopo essere spariti, spesso senza spiegare il precedente allontanamento.

Per complicare ulteriormente il quadro generale delle relazioni affettive, dalla ricerca emerge che ci esistono ancora altre tipologie. Come la situationship, cioè una relazione affettiva o sessuale senza una definizione condivisa (20%); lo slow fading, l’allontanamento progressivo senza una vera comunicazione (19%); i mixed signals, i segnali contraddittori (18%). Seguono il love bombing, caratterizzato da un’intensa fase iniziale di attenzioni che può essere seguita da un brusco cambiamento (16%); il breadcrumbing, mantenere l’interesse verso l’altro/a attraverso piccoli segnali senza un reale investimento nella relazione (14%).

Le conseguenze di tutto questo non sono soltanto sentimentali: il 24% dice di essere diventato più prudente nei confronti dei nuovi partner e il 19% di avere maggiore difficoltà a fidarsi; mentre il 13% arriva a chiedersi se abbia fatto qualcosa di sbagliato.

Di fatto, nei giovani tra i 18 e 24 anni queste esperienze risultano ancora più frequenti: il ghosting arriva al 35% e la situationship al 32%.

Un quadro generale che porta a domandarsi se siamo davvero diventati più incapaci di costruire relazioni o forse, stiamo trovando nuovi nomi per comportamenti che sono sempre esistiti. In realtà, “Questi dati non dimostrano che sappiamo amare meno – spiega al FattoQuotidiano.it Sabina Fasoli, psicoterapeuta e sessuologa – I nuovi nomi descrivono anche dinamiche già note, oggi presenti nei contatti digitali. Se il digitale offre nuovi modi per entrare in contatto, può spingere anche a sottrarsi al confronto. Portiamo nelle relazioni ciò che abbiamo imparato nella nostra storia, dentro un contesto che cambia. L’intimità richiede di esporsi e sentirsi ascoltati: il punto è come si costruisce reciprocità”.

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Divieto social ai minori, stop della Commissione Ue: “Leggi nazionali rinviate per un anno, prima il nostro regolamento Kids act”

29 October 2026 at 13:23

Dopo il divieto social per i minori approvato dalla Grecia, primo paese in Europa a varare il ban, arriva lo stop di Bruxelles. “La Commissione ha deciso di rinviare di 12 mesi qualsiasi progetto di legge nazionale che si sovrapponga alle future norme armonizzate, ritenendolo fondamentale per evitare una frammentazione del nostro mercato interno”, ha dichiarato Thomas Regnier, portavoce della Commissione Ue. “Per salvaguardare il lavoro dei nostri co-legislatori, dobbiamo ora concentrarci sui negoziati relativi all’EU Kids Act e garantire un’efficace applicazione delle nostre norme”, ha aggiunto il funzionario di Bruxelles. Come effetto del rinvio, l’avvocato Stefano Bertone e Antonio Affinita (Moige) indicano i rischi sulla salute pubblica, ricordando la sanzione inflitta a Meta dal tribunale del New Mexico.

In attesa del provvedimento europeo per proteggere i più giovani, Regnier ha citato il Digital service act come strumento di tutela. Il portavoce della Commissione ha lanciato lo stop alle cancellerie del Vecchio Continente esprimendo il parere di Bruxelles sulla proposta di legge austriaca, con il ban previsto fino a 14 anni. La decisione del rinvio si ripercuote anche sull’Italia. Pochi giorni fa la presidenza del Consiglio dei ministri aveva lasciato trapelare sulle pagine di Repubblica la linea di Giorgia Meloni. La premier “non è contraria o ostile” al divieto per i giovanissimi. Tuttavia mai hai espresso il suo favore esplicito verso il ban dai social network, contenuto nel disegno di legge 1136, fermo da oltre un anno in attesa dei pareri del governo, ma con il via libera incassato proprio dall’Europa. Fratelli d’Italia, con Lavinia Mennuni, aveva esortato il Parlamento ad approvare il provvedimento, anche un emendamento per tutelare i giovani. Invito subito raccolto dal Partito democratico e Italia Viva. Ma ora il progetto bipartisan potrebbe arenarsi, dopo la decisione annunciata da Bruxelles.

Il portavoce Ue ha indicato l’Italia tra gli Stati che hanno già notificato le proprie leggi alla Commissione, insieme a Slovenia, Belgio e Francia. “Il lavoro è in corso”, ha detto Regnier, precisando che “questo non cambierà la nostra posizione di base: non frammenteremo il nostro mercato interno. Se lo si fa, con età diverse e leggi diverse nei vari Stati membri, diventa quasi impossibile far rispettare le norme”. La Commissione europea punta ora ad approvare la sua proposta di regolamento battezzata Kids act, accelerando il trilogo dei negoziati con Consiglio e Parlamento europeo.

Il divieto social è fortemente sostenuto dalle associazioni delle famiglie promotrici della class action contro Meta e TikTok, per i possibili danni ai minori. Tra le sigle c’è il Moige, Movimento genitori italiani. Il direttore generale Antonio Affinita, interpellato da ilfattoquotidiano.it esprime stupore per la mossa di Bruxelles: “Molto grave lo stop al divieto, si tratta di una ingerenza nelle politiche sulla salute pubblica degli Stati membri, un tema su cui gli i governi nazionali restano sovrani. Di fatto è impedito di legiferare in attesa di un provvedimento europeo”, ha dichiarato Affinita. “Del resto siamo perplessi sul Kids act, a partire dalla soglia troppo bassa fissata a 13 anni, come è già ora”, conclude il direttore generale. Il Moige aveva elencato 8 profili critici del provvedimento in discussione a Bruxelles, per tutelare i giovani dalle conseguenze dei social network. Ad esempio, l’assenza di responsabilità economica, penale e civile per i danni che un minore può subire. Oppure il parental control, eludibile, difficile da comprendere per i non esperti e interamente a carico dei genitori. I limiti di sicurezza da imporre alle piattaforme, secondo il Moige, troppo lasco e senza garanzie concrete. Infine, l’incertezza sulle sanzioni.

Anche l’avvocato Stefano Bertone, tra i legali del team della class action contro Meta e TikTok, si concentra sui rischi del rinvio di Bruxelles sulla salute pubblica: “La sopravvivenza e la salute mentale dell’età adolescenziale è una pretesa dell’oggi, non di dopodomani o tra 12 mesi”. L’avvocato ricorda il precedente legale negli Stati Uniti, con la maxi sanzione per i danni ai minori inflitta alla casa madre di Facebook e Instagram: la priorità è “evitare che si moltiplichino e aggravino anche da noi gli effetti di quella ‘tempesta’ che ha investito la salute mentale di milioni di adolescenti nel Nuovo Messico, come ha dichiarato il tribunale locale poche settimane fa, condannando Meta a quasi un miliardo di dollari di sanzioni”.

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