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Intelligenza artificiale, la nuova miniera d’oro sono i cavi elettrici

29 October 2026 at 14:55

L’intelligenza artificiale corre, ma l’elettricità necessaria per alimentarla deve ancora trovare la propria strada. Dietro i grandi investimenti nei data center, i nuovi impianti industriali e le infrastrutture digitali si nasconde un problema molto concreto: servono cavi elettrici, connessioni e reti capaci di trasportare quantità crescenti di energia. Costruirli richiede molto più tempo di quanto ne occorra per acquistare nuovi server.

È qui che sta emergendo un cambiamento negli equilibri economici. Chi produce i collegamenti indispensabili al funzionamento delle infrastrutture acquista un potere contrattuale crescente. Chi deve utilizzarli, invece, rischia di sostenere costi maggiori, attendere più a lungo o rinviare investimenti già programmati.

Il caso della francese Nexans e la crescita dell’italiana Prysmian raccontano una trasformazione che riguarda l’intera economia: la disponibilità di elettricità non dipende soltanto da quanta energia viene prodotta, ma anche dalla possibilità di trasportarla dove serve.

Nexans lancia il segnale: produrre nuovi cavi richiede anni

In occasione della pubblicazione dei risultati dei primi nove mesi dell’anno, Nexans ha confermato la forte domanda nei settori legati all’elettrificazione. Le attività del comparto hanno registrato una crescita organica del 5,3% nei primi nove mesi, accelerata al 7,1% nel terzo trimestre. Il portafoglio ordini rettificato della divisione Transmission ha raggiunto 7,8 miliardi di euro a fine settembre.

Il dato più interessante, tuttavia, riguarda la capacità produttiva. Il direttore finanziario Vincent Piquet ha spiegato, in una intervista, che realizzare una nuova linea per produrre cavi con isolamento in polietilene reticolato, indicato dalla sigla XLPE, può richiedere circa tre anni. Questo significa che la produzione non può aumentare immediatamente per rispondere a un improvviso incremento della domanda. La capacità disponibile diventa così una risorsa preziosa.

Un esempio arriva dalla Francia: secondo quanto riferito da Piquet, il gestore della rete di distribuzione Enedis è passato da accordi annuali di approvvigionamento a contratti della durata di sei o sette anni, per garantirsi le forniture. È un segnale importante. In un mercato dove ottenere i materiali può diventare difficile, assicurarsi oggi le consegne di domani assume un valore economico autonomo.

Il vero collo di bottiglia dell’intelligenza artificiale

Quando pensiamo a un data center immaginiamo server, processori e sistemi di raffreddamento, ma ogni struttura deve anche essere collegata alla rete elettrica, distribuire energia al proprio interno e garantire continuità di alimentazione. L’Agenzia internazionale dell’energia (IEA) prevede che i consumi elettrici mondiali dei data center passino da circa 485 terawattora nel 2025 a 950 nel 2030. Nello stesso periodo, quelli delle strutture specificamente dedicate all’intelligenza artificiale potrebbero triplicare.

L’aumento della domanda, tuttavia, non riguarda soltanto il settore tecnologico. Veicoli elettrici, pompe di calore, industrie e impianti rinnovabili richiedono nuove connessioni.
Secondo il rapporto Electricity 2026 dell’IEA, nel mondo rimangono bloccati nelle code di connessione progetti per oltre 2.500 gigawatt, comprendenti produzione rinnovabile, sistemi di accumulo e grandi utilizzatori di energia. Non tutti questi ritardi dipendono dalla carenza di cavi: pesano anche autorizzazioni, capacità delle reti e disponibilità di altre apparecchiature. Il risultato, però, è lo stesso: un investimento può essere completato senza poter entrare pienamente in funzione.

Chi guadagna dalla scarsità dei collegamenti elettrici

Il vantaggio economico riguarda, innanzitutto, i produttori capaci di fornire cavi complessi, certificati e disponibili nei tempi richiesti. Quando la capacità produttiva è limitata, le imprese possono selezionare con maggiore attenzione le commesse, negoziare contratti pluriennali e ottenere condizioni commerciali più favorevoli. Questo non significa che tutti i prezzi aumentino automaticamente. Il costo dei metalli, soprattutto rame e alluminio, incide sulle quotazioni, mentre la concorrenza e le clausole contrattuali limitano la libertà di determinare i prezzi.
La scarsità può, comunque, migliorare la redditività dei produttori meglio posizionati, specialmente nei segmenti tecnologicamente più complessi.

Protagonista Opportunità o rischio economico
Produttori di cavi Maggiore domanda, contratti lunghi e migliore selezione delle commesse
Gestori delle reti Investimenti necessari, ma anche maggiori costi e vincoli regolatori
Data center Rischio di ritardi, immobilizzazione dei capitali e costi aggiuntivi
Imprese industriali Possibili attese per nuovi allacciamenti o ampliamenti
Consumatori Eventuale pressione sulle tariffe, secondo le regole di finanziamento delle reti

Il vantaggio dei produttori, dunque, non è privo di rischi. Aumentare la capacità industriale comporta investimenti rilevanti, spesso effettuati anni prima di incassare i ricavi previsti. Se la domanda rallentasse, una parte delle nuove linee potrebbe risultare sottoutilizzata.

Prysmian, il ruolo dell’Italia nella nuova economia elettrica

L’Italia partecipa a questa trasformazione attraverso Prysmian, gruppo con sede a Milano e protagonista internazionale dei sistemi in cavo per energia e telecomunicazioni. I risultati del secondo trimestre 2026 mostrano la dimensione delle opportunità: ricavi pari a 6,02 miliardi di euro, crescita organica del 9,4% e margine del segmento Transmission salito al 21,2%, rispetto al 17,1% dello stesso periodo dell’anno precedente.

La domanda nordamericana dei data center ha contribuito alla crescita della divisione Industrial & Construction, mentre Power Grid e Transmission hanno beneficiato degli investimenti nelle infrastrutture elettriche. Prysmian sta, inoltre, rafforzando il proprio ruolo nei collegamenti digitali. A luglio ha annunciato un accordo fino a 5,5 miliardi di euro con Molex, della durata massima di dieci anni, per forniture di cavi ottici destinati agli interni dei data center.

Il gruppo prevede investimenti per 1,25 miliardi di euro entro il 2031, finalizzati all’espansione della capacità produttiva di fibre e cavi ottici. È importante distinguere i due mercati: i cavi elettrici trasportano energia, quelli ottici trasmettono dati. La crescita dell’AI sostiene entrambi, ma attraverso esigenze differenti. Per l’Italia il valore strategico riguarda anche competenze industriali, progettazione e stabilimenti specializzati, tra cui quello di Arco Felice, a Pozzuoli, coinvolto nella produzione di cavi sottomarini.

Un impianto fermo può costare più del cavo

Per comprendere il valore delle connessioni basta immaginare un’impresa che investe milioni di euro in un nuovo stabilimento. I macchinari arrivano, i lavoratori vengono selezionati e i contratti commerciali sono pronti, ma l’allacciamento elettrico necessario non è ancora disponibile. L’azienda continua a sostenere costi finanziari e organizzativi senza poter utilizzare pienamente il capitale investito.

Per questo il costo del cavo non coincide con il suo prezzo di acquisto. Conta anche il tempo necessario per ottenerlo e installarlo. Un ritardo può modificare la redditività complessiva di un progetto, soprattutto quando gli investimenti sono elevati e il mercato cambia rapidamente. Il fenomeno riguarda i data center, ma anche fabbriche, infrastrutture ferroviarie e nuovi impianti energetici.

Chi pagherà il potenziamento delle reti?

La questione più delicata riguarda la distribuzione dei costi. Le reti elettriche sono infrastrutture regolamentate. Una parte degli investimenti può essere recuperata attraverso le tariffe, secondo regole che variano tra Paesi e sistemi elettrici. Il punto è stabilire quanto debbano contribuire i grandi utilizzatori che richiedono nuove connessioni e quanto, invece, debba essere distribuito sulla collettività.

L’IEA stima che gli investimenti mondiali annui nelle reti debbano aumentare di circa il 50% entro il 2030 rispetto agli attuali 400 miliardi di dollari per sostenere la domanda prevista. È una spesa necessaria, ma richiede attenzione: costruire infrastrutture insufficienti rallenta l’economia; realizzarne troppe o nei luoghi sbagliati rischia di generare costi difficili da recuperare. Per famiglie e imprese, quindi, la partita non riguarda soltanto la produzione di elettricità a prezzi competitivi.
Riguarda anche chi finanzia la rete, chi ottiene priorità nelle connessioni e come vengono ripartiti i benefici degli investimenti.

La nuova corsa all’elettricità sta cambiando il significato stesso della scarsità. Non manca necessariamente l’energia: può mancare la possibilità di farla arrivare al momento giusto. Ed è proprio in questo spazio, tra domanda crescente e infrastrutture lente da realizzare, che i produttori di cavi stanno acquisendo un ruolo economico sempre più importante.

La domanda decisiva non è soltanto chi produrrà l’elettricità del futuro, ma chi sarà in grado di collegarla al mondo che vuole utilizzarla.

Samsung, utili record e azioni in calo: il segnale per le Borse europee

29 October 2026 at 06:20

Un’azienda annuncia utili record e le sue azioni scendono. Per chi segue i mercati, magari attraverso un fondo o qualche titolo in portafoglio, sembra una contraddizione. Eppure è proprio la distanza tra risultati e aspettative a spiegare quello che accade a Samsung.

Nella mattinata di oggi, 29 ottobre, il titolo del gruppo sudcoreano è arrivato a perdere il 6,2% durante le contrattazioni. Hanno pesato l’assenza di nuovi dettagli immediati sulla remunerazione degli azionisti e prospettive meno ottimistiche rispetto alla concorrente SK Hynix. Il dato fotografa un movimento intraday, non la chiusura della seduta.

Per le Borse europee il caso merita attenzione: dietro i chip asiatici ci sono fornitori, investimenti e aspettative che coinvolgono anche Amsterdam e Piazza Affari.

Perché gli utili record non bastano alla Borsa

Samsung ha chiuso il terzo trimestre con 195.300 miliardi di won di ricavi e 107.400 miliardi di utile operativo. La divisione semiconduttori ha prodotto 106.500 miliardi di utile operativo, concentrando quasi tutto il risultato del gruppo.

Numeri impressionanti, ma il prezzo di un’azione guarda soprattutto avanti. Se gli investitori hanno già comprato aspettandosi risultati eccezionali, quei risultati possono essere in buona parte incorporati nella quotazione.

Immaginiamo, con un esempio puramente illustrativo, una società che aumenta l’utile da 100 a 130. È cresciuta del 30%, ma se il mercato si aspettava 150 può, comunque, deludere. La crescita dell’impresa e il rendimento dell’azione misurano cose diverse.

È il nodo già emerso nel confronto su TSMC e la sostenibilità degli investimenti nell’intelligenza artificiale: quanto della crescita futura è già stato pagato dagli azionisti?

Dividendi e investimenti: due destinazioni per la stessa liquidità

Samsung ha annunciato un dividendo trimestrale complessivo di 30.000 miliardi di won. La prossima politica di remunerazione, insieme all’ammontare finale delle distribuzioni per il 2026 e ai dettagli esecutivi ancora da definire, sarà finalizzata nel consiglio previsto per fine gennaio 2027.

Per gli investitori conta quanto denaro tornerà nelle loro tasche e quando. Il dividendo è una distribuzione agli azionisti; il buyback consiste nel riacquisto delle proprie azioni da parte della società. Sono strumenti diversi, entrambi rilevanti per valutare come un’impresa utilizzi la liquidità.

Contemporaneamente, Samsung prevede per il 2026 investimenti complessivi di circa 84.400 miliardi di won, dei quali 76.800 miliardi destinati alla divisione semiconduttori. Sono programmi per l’intero anno, non somme tutte già spese.

Quanto capitale serve, quindi, per sostenere la crescita e quanto può essere restituito senza indebolirla? Investire prepara i ricavi futuri, ma richiede liquidità oggi e comporta il rischio che la domanda non segua le attese.

ASML, il collegamento concreto con l’Europa

Il passaggio dalla Corea all’Europa è particolarmente chiaro per ASML, il gruppo olandese che fornisce sistemi per produrre semiconduttori.

L’8 settembre Samsung e ASML hanno annunciato un ampliamento della collaborazione. Il progetto comprende l’impiego della tecnologia litografica High NA EUV nella produzione futura di memorie DRAM, con introduzione pianificata entro il 2028.

Se i produttori costruiscono o aggiornano gli impianti, possono alimentare gli ordini dei fornitori di macchinari.

Questo spiega perché un calo di Samsung non determini automaticamente un peggioramento delle prospettive di ASML. Una società può deludere sul denaro distribuito agli azionisti e continuare a investire nella produzione. Per valutare il fornitore, occorre capire quanto di quella spesa si tradurrà effettivamente in ordini e ricavi.

STMicroelectronics, che cosa osservare a Piazza Affari

Per STMicroelectronics occorre una lettura distinta. Nei risultati del secondo trimestre, il gruppo aveva indicato una crescita della domanda e alzato l’obiettivo dei ricavi da datacenter oltre un miliardo di dollari per il 2026. Si tratta di indicazioni precedenti, da confrontare con il nuovo aggiornamento societario.

Il calendario rende il confronto particolarmente attuale: ST ha fissato proprio per oggi la pubblicazione dei risultati trimestrali. I suoi conti e le sue previsioni sono, dunque, essenziali per interpretare il titolo, senza attribuire ogni movimento alle notizie coreane.

Società Il punto da seguire
Samsung Equilibrio tra risultati, investimenti e remunerazione degli azionisti
ASML Traduzione dei programmi industriali dei clienti in ordini
STMicroelectronics Risultati propri, margini e aggiornamento delle prospettive

Questi collegamenti aiutano a leggere la seduta europea, ma non dimostrano che un eventuale movimento a Milano o Amsterdam sia provocato da Samsung: vanno considerate anche le notizie delle singole società e il quadro generale dei mercati.

Il messaggio per chi investe

La notizia coreana offre una chiave per leggere anche le nostre Borse: non basta chiedersi se un’azienda guadagna, bisogna capire quanto il mercato si aspettasse che guadagnasse.

Per chi possiede titoli o fondi tecnologici, distinguere produttori di memorie, fornitori di macchinari e altri semiconduttori aiuta a comprendere esposizioni differenti. La stessa corsa all’intelligenza artificiale può generare opportunità industriali e pressioni finanziarie diverse, anche all’interno del medesimo portafoglio.

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