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Rivolta giovanile. Vince il sistema

30 October 2026 at 17:48

 

Roberto Pecchioli
Diceva Josè Ortega y Gasset: “ essere di sinistra è, come essere di destra, una delle infinite
maniere che l'uomo può scegliere per essere imbecille: ambedue sono forme di emiplegia
morale.” E mentale. Emiplegia: paralisi di una parte del corpo. Chi sceglie di schierarsi
ciecamente a destra o a sinistra rinuncia a guardare la realtà nella sua interezza, decidendo
di restare prigioniero di un pensiero dimezzato. La conseguenza è la perdita di senso
critico, la riduzione di tutto a un dualismo superato dai fatti, mantenendo se stessi in una
sorta di tifo calcistico da curva ultrà che solleva dallo sforzo di pensare autonomamente,
porta alla cecità intellettuale e spesso all’autoinganno.
La questione dei tumulti giovanili di queste settimane è un esempio lampante. A destra si
invoca la mano dura, la repressione. Giusto: se la protesta è violenta non deve essere
tollerata. Non si possono minimizzare saccheggi, assalti alla polizia, devastazioni. La
sinistra invita a comprendere le ragioni delle proteste e del disagio giovanile. Altrettanto
giusto. Entrambe le posizioni, tuttavia, sono parziali e inconcludenti. Reprimere ripristina
l’ordine pubblico , restaura un’apparenza di pace sociale, ma il fuoco resta sotto la cenere,
pronto per nuove fiammate. Lisciare il pelo ai rivoltosi, connazionali o stranieri, significa
lenire temporaneamente alcuni effetti del malessere, giustificare per allontanare
responsabilità.
Nessuna delle due posizioni, il Giano bifronte del sistema , è risolutiva, nessuna affronta le
cause per trovare soluzioni. Per gli uni, i giovani manifestanti sono un fastidio che turba la
tranquillità di un mondo il cui slogan è business as usual, fare affari come sempre. Senza
gente in piazza, urla, turbamento del tran tran postborghese. I danni li paghino i genitori
dei minorenni o i manifestanti, se di maggiore età. Giusto ancora una volta, ma gran parte
dei negozi attaccati, delle vetrine infrante e degli scaffali svuotati appartengono ai giganti
del settore, ampiamente assicurati. Saranno comunque rifusi. Molti immobili lordati nel
centro delle città sono proprietà di fondi e multinazionali, padroni anche del sistema
commerciale. Dall’altro lato, si dimentica che nessuno ha lottato per il pane, per reclamare
lavoro o cambiare la società. I saccheggi hanno riguardato marchi, firme, i brand diventati
identità surrettizie di generazioni vuote, nutrite di consumo , assordate da musica scadente
che sbraita di denaro, successo, violenza, sesso. Se il Sessantotto fu il desiderio di
rivoluzione, il tumulto presente è la rivoluzione del desiderio (frustrato).
Destra e sinistra raccolgono i frutti avvelenati di ciò che hanno seminato, il nulla in cui
vivono (male) le generazioni. Citiamo ancora Ortega, la sua “circostanza”, le condizioni
concrete della vita in cui ognuno si trova ad esistere. Comprende il luogo, il tempo storico,
la famiglia, la società, le relazioni, le opportunità, i limiti, i costumi in cui siamo immersi.
Nessuno può negare che la circostanza presente sia un pantano in cui sono saltati tutti i
riferimenti, dalla famiglia alla religione sino a partiti, sindacati, comunità, scuola e cultura.
L’individuo costretto all’isolamento soffre, soffocato da una cappa di disagio economico,
esistenziale, valoriale. Se la scuola non insegna né educa non è colpa degli studenti; se gli

insegnanti- o meglio le insegnanti- sono travet indifferenti di mediocre cultura e scarsa
motivazione, raramente punti di riferimento per generazioni dalle famiglie spappolate, non
è colpa di chi manifesta. Poiché per fortuna hanno la pancia piena, rubano i simboli del
consumismo, unico modello ed obiettivo da raggiungere secondo l’unanime coro del
sistema.
Dicono a sinistra, con il consueto piglio virtuoso, che occorre ascoltare i giovani, farsi
carico del disagio, affrontarlo. Nulla di più ovvio, se non fosse che per ascoltare occorre che
l’interlocutore abbia qualcosa da dire, un programma, un’idea forza. Non è così: slogan
vuoti o minimalisti , nessuna vera critica della scuola strumentale che non forma e insegna
(malamente) solo ciò che “ serve”, non a loro, ma al Dio mercato . Dal lato destro non si
propone un modello educativo ed etico forte, né si lavora per rovesciare i disvalori correnti
( denaro, consumo, successo , libertà senza direzione, individualismo ) in quanto pilastri
della visione liberale dominante. Sul versante opposto la risposta è offrire dosi più
massicce di ciò che ha condotto alla dissoluzione. Entrambi ignorano che la confusione
della protesta, l’incapacità di formulare progetti o vere richieste è il triste segnale di una
generazione – un’altra!- alla deriva, che sa confusamente di vivere in un mondo sbagliato
ma non ha più strumenti per immaginare alternative.
I più coerenti sono gli assaltatori delle vetrine e i saccheggiatori delle griffes : gli uni
rispondono a un nichilismo di cui i capi occulti intendono servirsi per tornaconti politici,
gli altri decretano la vittoria schiacciante del modello dominante. Vogliono- possibilmente
gratis- il loro posto alla tavola del consumo e del successo misurato in denaro, capi di
abbigliamento, apparati elettronici, il “sistema degli oggetti” denunciato da Serge
Latouche. Le risposte politiche sono disarmanti: legge e ordine, non esistono pasti gratis,
tuona la destra sulle orme del liberista Milton Friedman; avrete nuovi diritti, ossia più
droghe sociali e materiali, dosi maggiori di panem et circenses, risponde l’altra faccia della
moneta contraffatta. Il pensiero debole preferisce la seconda opzione. Nessuno mette in
discussione il sistema sociale, valoriale, economico, antropologico dominante, il dirittismo
orgiastico mercantile.
L’ intero arco politico e culturale ha fatto dell’avere il metro di giudizio dell’esistenza. I
modelli si basano sul lusso, il consumo e un’idea malata di desiderio. L’ istruzione è ridotta
a fabbrica inesausta di diplomi, lauree, master; la precarietà esistenziale è elevata a
progetto positivo, il cui esito è il nomadismo di vite a nolo. Niente stabilità, famiglia, radici,
futuro; avanzano polverizzazione sociale, deserto comunitario, indifferentismo morale,
edonismo pratico. Spalle curve sullo smartphone, la comunicazione lasciata alle reti
sociali, l’esistenza ridotta a consumo, sequenza ininterrotta di esperienze superficiali. In
più, siamo bombardati da paure, vere o costruite: pandemia, guerre, apocalisse climatica,
crisi energetica. Non resta che inseguire piaceri effimeri, cogliere l’attimo. Consumare e
consumarsi nell’assoluta assenza di prospettive spirituali o morali. Abbiamo svuotato di
ideali, di speranza, di futuro le generazioni, ora ci stupisce il risultato.
Infine, perché riflettere sul disagio giovanile in una società sterile? Non vogliamo eredi. I
ragazzi sono i nostri posteri, la generazione destinata a sostituisci. Ma per l’homunculus

occidentale che sguazza nel presente, vale il sarcasmo dissolvente di Groucho Marx : che
cosa hanno fatto per noi i posteri ? La domanda retorica denuncia l’esaurimento morale e
civile, l’indifferenza per il futuro e l’approccio strumentale. Non ci chiediamo che cosa fare
per i nostri figli; tutto è subordiniamo allo scambio, alla fredda reciprocità contrattuale.
Generazioni disseccate, senza amore, abbiamo reso vuote, perfino afasiche le masse
giovanili, incapaci di dire che cosa vogliono perché non lo sanno.
E’ proprio la mancanza di un progetto o di obiettivi a rendere più sinistro il messaggio delle
piazze. Chi va per le spicce saccheggia non forni o mercati, ma i laccati franchising dei
grandi marchi che hanno occupato i centri urbani e i centri commerciali, le chiese senza
croce dove si adorano il vitello d’oro del consumo e il dio dell’Avere. I più semplicemente
urlano, se la prendono con la polizia, ossia con la persistenza di uno straccio di legge. La
rivoluzione vincente è stata l’ uomo-massa anarcoide, senza classe, appartenenza, identità.
Un tipo umano che quando esprime dissenso, lo fa con le parole e i valori del potere. Non
cambierà nulla se non salterà il canone occidentale fatto di edonismo, individualismo, finti
diritti, consumo, libertà priva di direzione. E’ il paradigma avvelenato del sistema
materialista, liberista libertario libertino, che unisce destra, centro e sinistra . Non si
sconfiggono gli effetti perversi se non si attaccano le cause. Le vetrine infrante e i capi
firmati rapinati sono danni collaterali che il potere riparerà in fretta a spese nostre. Ma i
giovani in piazza lo ignorano: nessuno li ha formati e informati. I dominanti hanno già
vinto se chi manifesta chiede un posto

L'articolo Rivolta giovanile. Vince il sistema proviene da Blondet & Friends.

avversione astiosa riservata dalle élite governative occidentali alla Federazione russa ha diverse motivazioni. Successo economico Cina e Russia grazie a dirigismo statale e iniziativa privata coordinata 

30 October 2026 at 07:51

Da Luigi il 2026-10-28 21:46

 

L’avversione astiosa riservata dalle élite governative occidentali alla Federazione russa ha diverse motivazioni. Tra le tante ce n’è una che viene poco o niente presa in considerazione.
Prima di tutto poniamoci una domanda.
Chi sono le persone che compongono queste élite e cosa (chi) rende loro possibile occupare il posto che occupano? 
Ci dicono essere i legittimi rappresentanti della “democrazia liberale” intendendo per “democrazia” volontà popolare e per “liberale” e il connesso “liberismo” da intendersi come massima espressione della libertà individuale. 
In realtà tutto questo personale governativo è espressione dei vari circoli plutocratici dell’Alta finanza di cui sono i mezzadri e per conto dei quali amministrano il… “podere”, nessuno tra loro è un idealista. Vengono selezionati dal vivaio plutocratico tipo BlackRock (vedi ad esempio il cancelliere tedesco Merz) e agevolati nella loro carriera politica. 
Con barbatrucchi vari agli elettori viene data l’illusione di averli scelti loro attraverso una dinamica democratica. La funzione di questi capataz (uso questo etimo perché calzante: nelle colonie portoghesi i capataz erano i sorveglianti scelti tra gli schiavi africani per controllare il lavoro nelle piantagioni, l’equivalente dei kapò dei lager tedeschi) è appunto quella di sostenere il modello sociopolitico funzionale agli interessi dei plutocrati, sorvegliare e punire quanti tendono a ribellarsi al sistema.
Il problema principale di questi capataz è contrastare i modelli sociopolitici alternativi.
Il Sistema da loro difeso palesemente non funziona, non sostiene gli interessi e i bisogni dei governati e ogni giorno che passa è sempre più in crisi.
La UE è in fiamme, dalla Spagna, passando per la Francia, la Germania e l’Italia fino ai confini stessi della UE, come in Serbia e in Albania c’è crisi, la popolazione è in costante e ciclica rivolta.
In altre parole il sistema è in disfacimento organico, la repressione si fa sempre più aspra.
Per contro il sistema politico-sociale alternativo come quello della Federazione russa è caratterizzato da un’alta coesione sociale e gode del consenso popolare che dai capataz viene ovviamente negato. Una poderosa mistificazione dei dati oggettivi è messa in circolo dai trombettieri mediatici.
Qui in Occidente, relativamente alla Federazione russa non c’è contezza del suo sistema scolastico, sanitario, pensionistico e neppure di come è improntato il meccanismo della tassazione; non si fanno confronti tra il loro e il nostro, non ci sono reportage /inchieste dei media occidentali; non c’è informazione per il semplice fatto che il confronto sarebbe impietoso, in particolar modo per l’Italia.
Il sistema politico russo non è perfetto. Certamente esistono gli oligarchi e ambiti in cui è presente la corruzione; sono le scorie residue del sistema iper-liberista che ha infettato la Russia tra il 1990 e il 2000.
Ma un fatto è certo: tra gli oligarchi e il potere governativo (Parlamento compreso), è stata eretta una impermeabile diga di contenimento. Se atti corruttivi esistono, tali atti sono praticati fuori dal perimetro entro il quale vengono finanziate le imprese che riguardano la collettività: strade, ponti, linee e stazioni ferroviarie, raffinerie, infrastrutture… insomma opere civili e militari.
Quando qualcuno ha provato a perforare il perimetro è finito molto male in men che non si dica, non escluso il salto dalla finestra. L’illegalità (corruzione), per quel poco che si realizza, si realizza nel circuito privato a favore del privato, (tipo edilizia) o commercio.
Se vi capita di recarvi anche un solo giorno in Russia come turisti, potrete rilevare voi stessi quanto sia serena l’atmosfera, tanto nelle città quanto nei villaggi. E nelle città come Mosca o San Pietroburgo c’è vita sociale di altissimo livello, sia culturale che artistica sia nei luoghi di svago, tipo locali diurni e notturni, nei luoghi preposti ai concerti per i giovani.
Potete incontrare molti studenti che vengono dall’estero. Dall’Unione Europea ne giungono in Russia dai 3.000 ai 6.000 (in calo per le sanzioni che limitano i collegamenti e l’uso del bancomat) che studiano lingua e letteratura russa, relazioni internazionali, arte/musica classica; dall’Asia e Paesi CSI 280.000-300.000 che frequentano scuole di ingegneria, medicina, economia, continuità linguistica (russofoni); dall’Africa dai 30.000 ai 35.000 per medicina, ingegneria, corsi coperti da borse statali; dalle Americhe e altri Paesi, dai 5.000 agli 8.000 studenti per corsi tecnico-scientifici e umanistici.
E quando tutti questi studenti – con i quali potete conversare per ricevere da loro le impressioni positive del vivere in Russia – tornano ai loro paesi d’origine, non appena riportano sui social le loro esperienze diventano automaticamente, per i trombettieri, “bot russi” (account fake creati dal Cremlino). Disturba che turisti e studenti di ritorno dalla Russia raccontino il bello e funzionale del sistema russo, della gradevolezza dell’abitare in città dove non imperversano maranza, scippatori, stupratori, le strade sono pulite, non ci sono devastazioni perpetrate da rivoltosi.
Ma se tutto è generalmente fastidioso per i comuni cittadini russofobi, per i capataz è veleno mortale: tutto questo mette in discussione il modello plutocratico occidentale, la “democrazia liberale”, in poche parole il Sistema, risultando quello della Federazione Russa un modello più libero e a misura d’uomo, un sistema che funziona e incrementa la coesione sociale.
Da qui nascono l’astio, il livore, l’incredibile narrazione dei commissari UE. E tutto questo sta al di là delle questioni geopolitiche, della guerra in Ucraina, delle mattane di Trump etc. Qui si tratta di certificare che il modello occidentale non regge il confronto con quello russo, come non lo regge neppure con quello cinese. Qui si tratta di certificare la messa in pericolo degli interessi propri dei capataz: posto di lavoro e funzione.
E questo non è tutto… ne riparleremo.

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Perché gli Stati Uniti Non Potranno Mai Pareggiare la Cantieristica Navale Cinese
In un recente articolo di Business Insider e nel video di accompagnamento riguardante il piano da 66 miliardi di dollari degli Stati Uniti per “sconfiggere l’impero della cantieristica navale cinese”, si rivela che i piani degli USA si riducono in ultima analisi a soluzioni improbabili per problemi profondi e sistemici, per i quali c’è scarsa volontà politica di affrontarli, figuriamoci risolverli – un microcosmo del più ampio declino terminale degli Stati Uniti rispetto al mondo multipolare emergente.
Nel video, si vede un operaio di un cantiere navale americano con un casco su cui c’è un adesivo che dice: “Go Navy, Beat China”, Cina – una nazione che non ha mai attaccato gli Stati Uniti – e che invece è stata soggetta a intrusioni, occupazioni e guerre da parte degli USA sia prima che dopo le due Guerre Mondiali – esemplificando la bellicosità delirante che gli interessi americani incoraggiano tra il pubblico statunitense e in particolare tra quelli nelle forze armate degli USA e nella sua base industriale militare.
Ancora più distaccata dalla realtà è l’idea degli Stati Uniti di “sconfiggere la Cina” nel campo della cantieristica navale, dove la Cina costruisce tra le 1.000 e le 1.700 navi all’anno, mentre gli USA ne costruiscono in numeri a una cifra.
Sebbene il video discuta piani degli Stati Uniti per investire nella cantieristica navale attraverso l’espansione della forza lavoro con programmi di formazione, il miglioramento della ritenzione dei lavoratori e l’uso di nuove tecnologie per produrre di più con meno, e persino piani per far costruire navi per gli USA da parte di proxy americani – non sono stati annunciati piani per affrontare i problemi sistemici che creano questa disparità nella capacità di cantieristica navale in primo luogo.
I problemi che ostacolano la cantieristica navale degli USA (e tutte le altre industrie produttive negli USA) sono problemi che nessuna quantità di investimenti o tecnologia può risolvere finché non si affrontano le cause radicate stesse.
Il Divario nella Cantieristica Navale USA-Cina è un Sintomo di Problemi Più Grandi
L’atrofia della cantieristica navale degli USA non è avvenuta nel vuoto o da un giorno all’altro.
È stata in declino insieme a tutte le altre principali industrie produttive americane e per ragioni generalmente le stesse.
Gli Stati Uniti hanno trascorso decenni dando priorità alla supremazia degli azionisti (la ricerca di profitti in perpetua espansione) a scapito di tutte le altre considerazioni – inclusa la capacità industriale, l’infrastruttura nazionale, l’istruzione americana e la forza lavoro che il sistema educativo statunitense è incaricato di creare.
Gli Stati Uniti – nella ricerca di profitti perpetui – hanno riorganizzato la loro economia da leader industriale globale a un’economia ponzi finanziarizzata che costruisce ricchezza attraverso i libri contabili piuttosto che sui pavimenti delle fabbriche.
Il sistema educativo statunitense riflette questa ridistribuzione delle priorità – non solo nel reindirizzare gli studenti da vocazioni produttive per meglio servire l’economia ponzi – ma anche nella forma di massimizzare i profitti per accedere al sistema educativo stesso.
Questo è stato fatto attraverso l’espansione della privatizzazione nell’istruzione primaria e secondaria, e in tutte le forme di istruzione superiore. I giovani adulti si trovano di fronte a decine di migliaia di dollari di debito prima di compiere il primo passo nella carriera prescelta.
Questo ha creato non solo una carenza critica di lavoratori per la base industriale degli USA, ma ha creato un ostacolo sistemico che deve essere rimosso prima che quella carenza critica di lavoratori possa anche solo essere affrontata.
Riformare solo l’istruzione negli USA è un processo che potrebbe richiedere una generazione per essere risolto.
Una forza lavoro atrofizzata è solo uno dei diversi problemi sistemici che gli Stati Uniti affrontano.
L’altro assume la forma dell’infrastruttura nazionale, inclusi trasporti, produzione e distribuzione di energia, e le stesse strutture in cui avviene la cantieristica navale e altre forme di attività industriale.
Poiché gli Stati Uniti funzionano come un sistema orientato al profitto in cui il “settore privato” è responsabile di tutto quanto sopra – e poiché i profitti sono sempre più facili da ottenere attraverso la finanziarizzazione e/o processi industriali legacy (guadagnare denaro facendo o vendendo la stessa cosa ripetutamente) – le possibilità che il “settore privato” investa nelle infrastrutture e nelle strutture richieste per espandere significativamente, figuriamoci chiudere in modo significativo il divario con la Cina, la cantieristica navale degli USA, sono praticamente inesistenti.
Sono state proposte scorciatoie, inclusi programmi di formazione privati e finanziati dal governo per espandere rapidamente il bacino di lavoratori qualificati per posti di lavoro in tutto il complesso industriale militare degli USA, e specificamente nel campo della cantieristica navale.
Ma anche con i programmi di formazione proposti per espandere la forza lavoro degli USA – esiste un altro problema sistemico che impedisce l’uso efficiente di questa forza lavoro. 
Il costo di formazione e ritenzione dei lavoratori americani sarà sempre astronomicamente più alto che in Cina proprio a causa della natura finanziarizzata orientata al profitto dell’economia ponzi degli USA in tutti gli aspetti al di là (inclusi direttamente a monte di) la cantieristica navale.
Negli Stati Uniti, qualsiasi particolare lavoratore americano richiede un salario in grado di coprire il costo della vita esorbitante negli USA, inclusa non solo la propria istruzione/formazione, ma anche affitto, cibo, utenze, trasporti e sanità. Anche con la sanità fornita dall’industria della cantieristica navale – le corporation stesse devono pagare costi astronomicamente più alti per quella sanità rispetto alla Cina.
Questo è perché – oltre al settore della cantieristica navale stesso che tenta di massimizzare il profitto in cambio di minimo sforzo o scopo – la forza lavoro statunitense è predata da una simile massimizzazione del profitto in tutti gli altri settori dell’attività economica statunitense.
L’industria farmaceutica da sola utilizza ricerche e sviluppi finanziati dalle tasse degli USA per produrre farmaci – poi addebita molte volte i costi di produzione per l’accesso a essi.
Il governo cinese fa molto meglio nel subordinare la produzione farmaceutica agli interessi nazionali – piuttosto che il contrario, come funziona negli USA. Questo significa che indipendentemente dal fatto che sia un’azienda, una polizza assicurativa o un paziente individuale in Cina a pagare i costi per la sanità, sarà sempre complessivamente più economico che negli Stati Uniti.
Questo esempio applicato ad altri costi della vita – che si tratti di cibo, elettricità, accesso a Internet o affitto – si svolge in modo simile.
I lavoratori cinesi godono costantemente di prezzi più bassi, servizi accessibili e migliori infrastrutture perché il governo cinese pone lo scopo della produzione e il sostentamento di coloro che sono coinvolti al di sopra della massimizzazione dei profitti. 
Questo significa che il settore privato cinese, le imprese statali e le loro combinazioni sono liberi di perseguire la massimizzazione dei profitti purché non comprometta gli interessi nazionali collettivi, inclusa il benessere della popolazione cinese.
Il sistema statunitense, rispetto a quello cinese, potrebbe essere meglio equiparato a una truppa di scimpanzé che spoglia gli alberi da frutto nel bosco in cui vivono (e prende quelli di altre truppe vicine) contro terreni agricoli coltivati con cura e in modo sostenibile da una famiglia di agricoltori.
Entrambi gli approcci soddisfano in ultima analisi la fame. Solo un approccio lo fa in modo affidabile e sostenibile enfatizzando la pianificazione a lungo termine rispetto alla soddisfazione miope e immediata.
Oltre a un sistema economico e politico più umano, quello cinese è anche un sistema più efficiente. La massimizzazione dei profitti non solo avviene a costo della stragrande maggioranza di qualsiasi popolazione all’interno di un sistema che lo fa – ma viene anche a costo di qualsiasi altro obiettivo oltre alla massimizzazione dei profitti – inclusa la qualità e l’accessibilità ai servizi, e la qualità e le quantità di beni manifatturati – in questo caso – navi.
L’approccio generale del governo cinese all’economia e alla governance garantisce fondamentali solidi in termini di infrastrutture e forza lavoro, ma garantisce anche che il processo di cantieristica navale in Cina stessa serva lo scopo di costruire effettivamente navi per servire priorità nazionali specifiche – sia nel campo del commercio commerciale che della difesa nazionale – oltre a semplicemente fare soldi (che fanno anche).
Affinché gli Stati Uniti chiudano anche solo in modo significativo il divario con la Cina – dovrebbero affrontare tutti questi problemi sistemici che affliggono la loro industria della cantieristica navale e tutta l’attività economica a monte che rende possibile la cantieristica navale – inclusi il costo della vita per i lavoratori, le catene di approvvigionamento e le infrastrutture che facilitano entrambe.
Se gli USA Non Possono Competere, Proveranno a Cancellare
 
Anche se gli Stati Uniti passassero a un modello socioeconomico interamente orientato allo scopo – rimarrebbero comunque ben lontani dal pareggiare la cantieristica navale cinese solo a causa della disparità di scala tra gli USA e la Cina. La popolazione della Cina è molto più grande, così come la sua base industriale complessiva, il sistema educativo e le infrastrutture nazionali.
A causa dell’incapacità degli Stati Uniti di competere direttamente con la Cina e altre nazioni produttive in tutto il mondo – cercheranno sempre più di usare metodi asimmetrici per minare e disruptionare le forze produttive.
Questo include la guerra regionale attuale degli USA in Asia Occidentale – mirata all’Iran e ai suoi alleati – Hezbollah in Libano e Ansarallah in Yemen, ma anche il targeting di presunti “alleati” degli USA come l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Qatar e il Kuwait, la cui produzione e esportazione di energia sono state similmente mirate e disruptionate in mezzo all’aggressione USA in corso.
 
Il danneggiamento delle esportazioni di energia dall’Asia Occidentale al resto dell’Asia – inclusa la Cina – è intesa a minare e far retrocedere la produzione industriale cinese e la prosperità economica come sostituto dell’incapacità degli USA di competere direttamente con la Cina.
 
Gli Stati Uniti hanno recentemente iniziato a colpire centri dati in tutta la Russia – i colpi di apertura in una strategia asimmetrica globale pianificata per fermare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale multipolare dal superare permanentemente gli USA nello stesso modo in cui la produzione, le capacità militari e altre capacità tecnologiche hanno iniziato a fare.
 
Gli Stati Uniti stanno anche aumentando le minacce alle vie navigabili in tutto il mondo – sia direttamente che per procura – attraverso una combinazione di guerre aperte e blocchi associati, il sequestro di navi “sanzionate” dagli USA e dai loro proxy europei, e l’uso di droni marittimi (attribuiti a proxy degli USA come l’Ucraina) per colpire fisicamente e tentare di distruggere le spedizioni di nazioni mirate. 
 
Sebbene sia principalmente la spedizione russa a essere mirata ora – la spedizione cinese è stata colpita con la probabilità che un targeting più ampio e deliberato si espanda nel prossimo futuro.
Insieme al divieto effettivo degli USA di navi costruite in Cina nei porti degli USA attraverso tariffe mirate e la probabilità che gli USA costringano i suoi proxy in tutto il mondo a seguire l’esempio – gli USA stanno tentando di mirare all’industria cinese, inclusa la cantieristica navale, da una moltitudine di vettori economici, politici, amministrativi e militari.
Oltre a questi metodi – gli USA continuano l’interferenza politica in tutto il mondo, nel tentativo di disruptionare sia la pace e la stabilità globale e quindi il progresso economico tra il mondo multipolare, ma anche di catturare politicamente nazioni mirate e trasformarle in proxy che gli USA possono usare come “arieti” geopolitici armati e pericolosi contro nazioni come la Cina, come gli USA hanno fatto con l’Ucraina e la Georgia (dal 2003-2008) nei confronti della Russia, e le Filippine e la provincia insulare di Taiwan che gli USA stanno usando contro il resto della Cina.
La combinazione di questi approcci costituisce una guerra multidominio contro il multipolarismo – che è sia un’ammissione del fallimento del potere e della primazia degli USA, ma ancora una minaccia esistenziale per la pace globale, la stabilità, la prosperità e il progresso umano.
Nel campo della cantieristica navale in particolare, gli USA cercano di usare la capacità industriale di nazioni come la Corea del Sud e il Giappone per compensare la propria base industriale in fallimento, tentando sia di potenziare la capacità dell’America di mettere in mare navi da guerra aggiuntive, ma anche di mantenere e riparare quelle già in mare.
Sfortunatamente per gli USA – la capacità combinata di cantieristica navale di sé stessi e dei suoi proxy non arriva nemmeno a metà della capacità di cantieristica navale della sola Cina.
L’idea che gli USA sfrutteranno “nuove tecnologie” per costruire, mantenere e riparare navi in modo più efficiente non riconosce il fatto che la Cina userà altrettanto facilmente queste “nuove tecnologie” per migliorare ulteriormente i suoi attuali vantaggi sugli USA.
L’unico mezzo reale con cui gli USA potrebbero chiudere il divario in termini di cantieristica navale nei confronti della Cina sarebbe quello di storpiare o minare la base industriale della Cina, e doing so, la sua capacità di cantieristica navale – precisamente attraverso il targeting dell’energia che potenzia l’industria della Cina così come la prosperità economica che sottende le politiche nazionali della Cina incluso il continuo miglioramento e investimento nella sua base industriale (inclusi i cantieri navali).
In altre parole, se gli USA non possono superare in competizione la Cina, né attaccare direttamente la base industriale della Cina, cercano di mirare asimmetricamente ai fattori globali su cui la crescente potenza economica della Cina sta essendo costruita – energia e commercio – entrambi i quali richiedono pace e stabilità per prosperare.
Solo attraverso il sabotaggio asimmetrico della capacità della Cina di superare in produzione gli USA, gli USA possono mai sperare di restringere il divario nella cantieristica navale o in qualsiasi altro di un vasto e crescente numero di metriche in cui la Cina eguaglia o ha di gran lunga superato gli USA.
La paura a Washington continua a essere che anche se il potere collettivo rimanente degli USA fosse pienamente e radicalmente sfruttato verso questa aggressione asimmetrica – potrebbe non solo non essere abbastanza – potrebbe superaccelerare gli sforzi della Cina sia per superare questa aggressione asimmetrica – e anche per unire collettivamente un mondo multipolare sempre più in scopo contro la ricerca degli USA di potere globale ingiustificato.
La cantieristica navale è solo una di diverse metriche in cui la Cina ha apparentemente irreversibilmente superato gli USA. Il fatto che gli USA continuino a cercare i mezzi per riaffermare la sua primazia in tutto il mondo, specialmente contro la Cina, non è necessariamente evidenza che gli USA possano riuscire – ma che attraverso i suoi sforzi per tentare di farlo – gli USA continuano a costituire il pericolo maggiore per la pace, la stabilità, la prosperità e il progresso umano sulla Terra oggi.
Non solo la Cina e altre forze produttive sulla Terra oggi devono prevenire che gli USA riaffermino con successo la primazia unipolare sul pianeta, ma devono anche prevenire con successo che gli USA distruggano il pianeta in un tentativo fallito di farlo.
di Brian Berletic

L'articolo avversione astiosa riservata dalle élite governative occidentali alla Federazione russa ha diverse motivazioni. Successo economico Cina e Russia grazie a dirigismo statale e iniziativa privata coordinata  proviene da Blondet & Friends.

Kiev, Trump parla di pace, la CIA fà la guerra

30 October 2026 at 07:46

Ho trascorso abbastanza anni alla Central Intelligence Agency da imparare a leggere gli articoli di stampa che gli “amici” dell’agenzia pubblicano per suo conto. Il nuovo profilo del direttore della CIA John Ratcliffe, firmato da Shane Harris e pubblicato su *The Atlantic* il 23 ottobre, è uno di questi articoli. È scritto in modo da far apparire Ratcliffe come un professionista serio e posato all’interno di un’amministrazione caotica. Ma, a una lettura attenta, emerge la conferma di ciò che Washington ha negato per quattro anni: gli Stati Uniti non si limitano a fornire sostegno all’Ucraina; attraverso la CIA, sono in guerra contro la Russia.

“La CIA è al comando”

Harris non perde tempo ad arrivare al punto. Grazie alle informazioni fornite dalla CIA, l’esercito ucraino è stato in grado di sferrare attacchi in profondità nel territorio russo. I satelliti spia americani forniscono all’Ucraina un preavviso sull’arrivo di missili e droni russi. Un alto ufficiale in pensione, che si reca spesso in Ucraina, ha riferito ad Harris che, tra il personale statunitense presente sul campo, si dice: “la CIA è al comando”.

Non è tutto. Un funzionario dell’intelligence di un Paese baltico, che lavora a stretto contatto con gli americani, ha rivelato ad Harris che, a prescindere da ciò che Donald Trump dichiara pubblicamente, le operazioni della CIA contro la Russia sono oggi “molto più aggressive” di quanto non fossero sotto Joe Biden. Si dice che gli agenti dello *Special Activities Center* della CIA – il reparto che gestisce operazioni segrete e paramilitari – siano tra i più soddisfatti a Langley, proprio perché sono estremamente impegnati. E non è una novità: come osserva Harris, la CIA ha contribuito a costruire il moderno apparato di intelligence ucraino dopo l’annessione della Crimea da parte della Russia nel 2014. È, a tutti gli effetti, la guerra dell’agenzia, che dura ormai da oltre un decennio.

Lasciate che traduca tutto questo dal linguaggio edulcorato tipico di un articolo di rivista. L’intelligence americana individua gli obiettivi all’interno della Russia, i satelliti statunitensi gestiscono la rete di allerta della difesa aerea ucraina e gli ufficiali americani sono “in prima linea” sul campo. Se la Russia facesse lo stesso per il Messico contro il Texas, Washington lo definirebbe un atto di guerra. Da anni Mosca sostiene di essere in guerra contro la NATO, non solo contro l’Ucraina. Ecco, per gentile concessione di *The Atlantic* e delle sue fonti anonime, le prove.

Darsi la zappa sui piedi (o meglio, colpirsi nel serbatoio)

Ed è qui che subentra l’assurdo. Secondo Harris, il successo della CIA è diventato un problema per il Presidente. Gli attacchi alle raffinerie, resi possibili anche grazie al contributo dell’agenzia, hanno messo in ginocchio l’economia russa. L’Agenzia Internazionale dell’Energia stima che, nei primi otto mesi di quest’anno, l’Ucraina abbia colpito una raffineria russa in media una volta ogni tre giorni.

Quelle raffinerie producono diesel. Il mondo è a corto di diesel e, secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, la carenza si protrarrà almeno fino al 2027. Trump, stando a quanto riferisce Harris, attribuisce agli attacchi contro le raffinerie russe l’impennata dei prezzi e ne pretende l’interruzione. Ha minacciato di sospendere il sostegno dell’intelligence all’Ucraina se Kiev non cesserà le operazioni contro tali impianti.

Riflettiamoci: la CIA aiuta l’Ucraina a neutralizzare la capacità di raffinazione russa; i prezzi del diesel salgono alle stelle. Poi, il 9 ottobre, nel bel mezzo dei negoziati di pace a Miami, il Presidente annuncia un accordo che consente alla Russia di vendere il proprio diesel sul mercato globale, vantandosi su *Truth Social* che i prezzi sarebbero “SCESI… E ANCHE IN FRETTA!”. Harris racconta che l’annuncio ha colto di sorpresa i negoziatori e che Putin non ha assunto alcun impegno reciproco. Dunque, gli Stati Uniti stanno contemporaneamente finanziando la distruzione della capacità produttiva russa di diesel e implorando la Russia di vendere loro più diesel. È difficile immaginare una politica più incoerente di questa.

Il canale degli 007

Il passaggio più rivelatore dell’articolo riguarda il viaggio di Ratcliffe a Mosca in agosto. Trump lo ha inviato a incontrare i suoi omologhi dei servizi di sicurezza russi attraverso quello che viene informalmente definito il “canale degli 007”. Il suo messaggio, scrive Harris, era che nessuno stava vincendo: la Russia non era riuscita a ottenere progressi significativi, mentre l’Ucraina non era in grado di espellere le forze russe. L’auspicio era che Ratcliffe riuscisse a convincere Putin del fatto che stesse perseguendo una causa persa. Ho due obiezioni al riguardo. La prima riguarda l’affermazione in sé. Il 16 ottobre, lo Stato Maggiore russo ha riferito a Putin che, a partire da gennaio, le proprie forze hanno conquistato circa 6.500 chilometri quadrati e 310 insediamenti. Si può obiettare – come ho fatto io stesso – che tale cifra sia gonfiata; tuttavia, persino DeepState, il progetto ucraino di mappatura del conflitto, stima un’estensione di circa 1.300 chilometri quadrati. La Russia sta avanzando. Non lo fa con la rapidità sostenuta da Mosca, ma affermare che “non sia riuscita a compiere progressi significativi” è solo un pio desiderio camuffato da analisi di intelligence.

Il secondo problema riguarda chi porta il messaggio. Immaginate di essere a capo dell’SVR o dell’FSB: il direttore della CIA arriva a Mosca per dirvi, da spia a spia, che la vostra guerra è in una situazione di stallo e che dovreste lasciar perdere. Sapete perfettamente che è proprio la sua agenzia a fornire all’Ucraina i dati sugli obiettivi per i droni che colpiscono le vostre raffinerie. Non è…
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L'articolo Kiev, Trump parla di pace, la CIA fà la guerra proviene da Blondet & Friends.

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