Rivalutazione pensioni 2027, quanto aumentano gli assegni: le simulazioni
Il meccanismo della rivalutazione delle pensioni prevede un adeguamento all’inflazione. Questo scatterà dal 1° gennaio 2027, come di consueto. Non abbiamo però ancora una percentuale certa. Sarà infatti fissata da un decreto del ministero dell’Economia, che lo scorso anno è giunto il 19 novembre.
Per il momento circolano delle stime, che ipotizzano un adeguamento compreso tra il 2,5 e il 3,5%. Saremmo dunque ben al di sopra dell’1,4% riconosciuto per il 2026. Non c’è da fare nulla per ottenere una pensione leggermente più alta, dal momento che gli aumenti sono applicati in automatico dall’INPS.
Il tema però resta spinoso perché l’incognita è la legge di Bilancio. Il governo sta valutando di intervenire sul meccanismo per contenere la spesa. Non è da escludere uno stop alla rivalutazione per gli assegni più alti.
Come funziona la rivalutazione delle pensioni nel 2027
La rivalutazione non è uguale per tutti. Il sistema funziona per fasce d’importo, che vengono calcolate in multipli del trattamento minimo INPS. Questo nel 2026 è pari a 611,85 euro al mese. Con il meccanismo attualmente in vigore, l’adeguamento si applica:
- al 100% sulla parte di pensione fino a 4 volte il minimo, cioè fino a 2.447,40 euro lordi al mese;
- al 90% sulla parte compresa tra 4 e 5 volte il minimo, cioè tra 2.447,40 e 3.059,25 euro;
- al 75% sulla parte che supera 5 volte il minimo, oltre 3.059,25 euro.
Il calcolo avviene per scaglioni, come per l’Irpef. Questo vuol dire che anche chi ha una pensione alta ottiene la rivalutazione piena sulla prima parte dell’assegno. Riceve però una percentuale ridotta sulle quote superiori. Per questo, oltre una certa soglia, l’aumento in euro continua a crescere ma meno che in proporzione. Di seguito c’è una simulazione, utile per capire davvero come funziona il sistema. Precisiamo però che gli importi indicati sono lordi. Per avere il netto, infatti, occorre tener conto delle trattenute Irpef.
Le simulazioni: quanto aumentano le pensioni
Applicando i tre scenari di inflazione, 2,5, 3 e 3,5%, proponiamo gli aumenti lordi mensili stimati per diverse fasce di pensione. Si tratta di simulazioni, il che vuol dire che andranno aggiornate quando sarà pubblicata la percentuale ufficiale.
| Pensione lorda mensile 2026 | Aumento con il 2,5% | Aumento con il 3% | Aumento con il 3,5% |
|---|---|---|---|
| 1.000 euro | 25,00 euro | 30,00 euro | 35,00 euro |
| 1.500 euro | 37,50 euro | 45,00 euro | 52,50 euro |
| 2.000 euro | 50,00 euro | 60,00 euro | 70,00 euro |
| 2.500 euro | 62,37 euro | 74,84 euro | 87,32 euro |
| 3.000 euro | 73,62 euro | 88,34 euro | 103,07 euro |
| 4.000 euro | 92,59 euro | 111,11 euro | 129,63 euro |
| 5.000 euro | 111,34 euro | 133,61 euro | 155,88 euro |
Per le pensioni fino a 2.447,40 euro l’aumento è semplicemente proporzionale. Con il 3%, infatti, una pensione da 1.500 euro sale di 45 euro al mese, pari a 585 euro lordi in un anno (considerando le 13 mensilità).
Sopra quella soglia entra in gioco il taglio delle percentuali. Una pensione da 3.000 euro, con il 3%, ottiene il 100% della rivalutazione sui primi 2.447,40 euro e il 90% sui restanti 552,60 euro. Ciò si traduce in un aumento di 88,34 euro al mese anziché 90. Su un assegno da 5.000 euro, sempre con il 3%, l’aumento si ferma a 133,61 euro contro i 150 di un adeguamento pieno.
Pensione minima 2027, i possibili nuovi importi
La rivalutazione riguarda anche il trattamento minimo, che nel 2026 è di 611,85 euro al mese. Con un adeguamento del 2,5% salirebbe a 627,15 euro, con il 3% a 630,21 euro e con il 3,5% a 633,26 euro.
Il nuovo valore del minimo non è però solo un importo di riferimento per chi percepisce l’assegno più basso. Da questo infatti dipendono anche le soglie delle fasce di rivalutazione degli anni successivi, così come svariati limiti di reddito usati per prestazioni e agevolazioni legate alla pensione.
Cosa cambia se la manovra blocca la rivalutazione
Le simulazioni valgono con il meccanismo attuale, ma la legge di Bilancio potrebbe cambiare le carte in tavola. Tra le ipotesi allo studio c’è infatti un blocco della rivalutazione per le pensioni sopra 4 volte il minimo, cioè oltre 2.447,40 euro lordi al mese. Una soglia che riguarda circa il 45,9% dei pensionati.
Per capire l’impatto, basta guardare la tabella. Se lo stop riguardasse l’intero assegno, con un’inflazione al 3% una pensione da 3.000 euro rinuncerebbe a 88,34 euro lordi al mese, pari a circa 1.148 euro lordi l’anno.
Una da 4.000 euro rinuncerebbe invece a 111,11 euro al mese, circa 1.444 euro l’anno. Si tratta di uno scenario ipotetico, perché le modalità di un eventuale intervento non sono ancora definite. Va ricordato, inoltre, che la rivalutazione mancata non viene recuperata negli anni successivi. Di fatto l’assegno riparte ogni anno da una base più bassa, con un effetto che si trascina nel tempo.
Quando arrivano gli aumenti e cosa controllare
Gli aumenti scatteranno con la pensione di gennaio 2027, se tutto dovesse proseguire come al solito, e saranno applicati in automatico dall’INPS. Il tutto sulla base della percentuale provvisoria fissata dal decreto del ministero dell’Economia. L’eventuale differenza tra l’inflazione stimata e quella definitiva verrà poi recuperata con il conguaglio dell’anno successivo.
Per verificare i nuovi importi basterà consultare il cedolino della pensione nell’area riservata MyInps, accessibile con SPID, CIE o CNS, oppure dall’app Inps Mobile. Prima di allora sarà importante seguire due passaggi:
- pubblicazione del decreto con la percentuale ufficiale;
- approvazione definitiva della Manovra.