Normal view
Musk o Trump? Chi decide su Starlink all’Ucraina
Il 24 ottobre, l’Ucraina ha annunciato che i suoi sistemi Starlink e Starshield erano di nuovo pienamente operativi dopo oltre una settimana di restrizioni. Nello specifico, il Ministero della Difesa ucraino ha rilevato che la connessione è tornata stabilmente a velocità superiori a 400 km/h, a fronte dei 160 km/h a cui era precipitata giorni prima.
La limitazione, hanno spiegato diversi funzionari ucraini, aveva compromesso la capacità ucraina di intercettare i droni russi in fase di attacco, costringendo le forze armate di Kiev ad annullare alcune operazioni già pianificate.
Tuttavia, a brevissima distanza dal ripristino della piena operatività dei sistemi Starlink a disposizione di Kiev, Elon Musk, amministratore delegato di Space-X, ha accusato l’esercito ucraino di aver violato i termini di servizio.
In un post sul suo profilo X, il magnate di origini sudafricane ha affermato che: «l’uso di Starlink, un servizio commerciale civile, per attacchi con droni offensivi volti a uccidere persone non è mai stato consentito, né dovrebbe esserlo. Starshield è un sistema diverso ed è controllato dal governo degli Stati Uniti. Ciò che decidono di fare spetta a loro».
L’esercito ucraino «ha violato i termini di servizio di Starlink e lo ha utilizzato per attacchi con droni offensivi volti a uccidere persone. Quella falla è stata chiusa la settimana scorsa».
Starlink «rimane cruciale per la difesa dell’Ucraina, poiché è l’unico sistema che non può essere disturbato o distrutto, almeno per ora. Se Starlink venisse spento, il fronte ucraino collasserebbe immediatamente. Questa non è una minaccia, è semplicemente un dato di fatto.
Il sistema si è rivelato cruciale per «impedire alla Russia di sopraffare l’Ucraina nei primi giorni della guerra, poiché tutti gli altri mezzi di comunicazione erano stati distrutti o disturbati dalla Russia».
Space-X «ha fatto molto di più per difendere l’Ucraina di qualsiasi altra azienda privata sulla Terra. Detto questo, non provo che disprezzo assoluto per i guerrafondai che fanno la morale e spingono per un massacro senza fine, senza offrire alcuna soluzione realistica al conflitto. Che possano bruciare all’inferno. Fine della storia».
Starlink è un sistema internet satellitare gestito da Space-X, mentre Starshield è una versione che si avvale della tecnologia Starlink per scopi militari gestita dal governo degli Stati Uniti.
Questa integrazione rende quantomeno ambigua la posizione di Starlink, mettendo in seria discussione la natura privata della casa madre Space-X.
Quella del connubio pubblico-privato negli Stati Uniti è una storia vecchissima, ma che trova negli anni Cinquanta uno dei suoi momenti decisivi.
All’epoca, in piena Guerra Fredda, lo spauracchio sovietico, agitato con cieca ossessività specialmente in seguito allo shock generato dal lancio dello Sputnik (1957) e all’entrata in servizio del bombardiere strategico Tupolev-95, si rivelò determinante a costruire un robusto consenso politico attorno alla decisione dell’amministrazione Eisenhower di destinare una quota crescente di risorse al rafforzamento della marina e al potenziamento dei settori di ricerca e sviluppo.
L’onere di gestire le risorse e coordinare gli sforzi in questo senso ricadde sulla Defense Advanced Research Projects Agency (Darpa), un organismo facente capo al Pentagono fondato, al pari della National Aeronautics and Space Administration (Nasa), nel 1958 in conformità all’esigenza di colmare il divario tecnico-scientifico con l’Unione Sovietica.
Mentre il governo moltiplicava le misure di stimolo alle imprese (assegnazione di commesse pubbliche agli atenei, concessione di agevolazioni fiscali, ecc.), la Darpa elaborava una rete di ricerca e condivisione a maglie strettissime, in grado di interconnettere decine di università, start-up e laboratori di ricerca e portare gli Stati Uniti all’avanguardia nel campo cruciale della scienza. Il lancio dei programmi Gemini e Apollo, lo sviluppo dei missili balistici a medio e lungo raggio, la realizzazione dei sottomarini e delle portaerei a propulsione nucleare si devono al contributo determinante apportato dalla Darpa.
Nel 1982, il Congresso approvò il programma di sostegno alle start-up Small Business Innovation Research (Sbir), affidandone la gestione alla Small Business Administration, predisponendo parallelamente la trasformazione della Darpa nel fondamentale canale di collegamento tra imprese e dipartimenti universitari, in grado di assolvere ai compiti di mediazione tecnologica e imprenditoriale necessari alla commercializzazione delle innovazioni che venivano realizzate nei settori di punta (informatica, telecomunicazioni, biotecnologia, semiconduttori, ecc.) dalle società hi-tech a cui il complesso militar-industriale aveva subappaltato parte delle mansioni legate ai comparti di ricerca e sviluppo, nell’ambito della celeberrima Strategic Defense Initiative (Sdi).
Il progetto, concepito dall’amministrazione Reagan e annunciato urbi et orbi nel marzo 1983, puntava alla creazione di un sistema di difesa aerea multistratificato basato su intercettori spaziali in grado di colpire i missili balistici nemici prima che colpissero il suolo statunitense, “superando” così il principio della mutua distruzione assicurata su cui si era imperniata la Guerra Fredda fino a quel momento.
La Sdi, recita un documento del dipartimento di Stato, «si basava su tecnologie avveniristiche, inclusi sistemi laser spaziali non ancora realizzati», il cui sviluppo assorbì enormi risorse pubbliche in larga parte ridistribuite a beneficio delle aziende private sotto il coordinamento della Darpa.
Una volta convertite all’uso civile, le nuove tecnologie ad elevata intensità di capitale messe a punto contestualmente alla Sdi assunsero rapidamente un grado di pervasività – inteso come capacità di trovare applicazione in un numero sbalorditivo di campi sconvolgendone il funzionamento e i rendimenti – tale da scompaginare il vecchio sistema di produzione fordista ad elevata intensità di manodopera riducendo drasticamente la presenza umana sia nella manifattura che nel settore di servizi.
«Non si tralasciò occasione – osserva Giuseppe Guarino – che si prestasse per la stimolazione e la promozione della Information Technology per finalità militari. Ognuna delle sue fasi essenziali, con successiva trasformazione e utilizzazione dei prodotti a fini commerciali, è stata in pratica resa possibile dal sostegno del Dipartimento della Difesa, dalla Nasa e degli altri dipartimenti militari, compresa la Cia […]. Il merito dell’intervento pubblico non è di aver assorbito l’intera produzione della Information Technology, ma di aver contribuito in maniera determinante con i propri acquisti iniziali a far scendere i prezzi a livelli che avrebbero consentito la diffusione civile e commerciale delle innovazioni, nonché con quelli successivi che hanno favorito l’utilizzazione delle nuove tecnologie nell’organizzazione pubblica, anche civile, e la diffusione delle stesse» (1).
La progressiva affermazione del nuovo modello in tutti i comparti dell’economia ha accelerato il processo di “terziarizzazione” dell’economia statunitense, e palesato il ruolo cruciale giocato dallo Stato rispetto al finanziamento dello sviluppo tecnologico realizzato da aziende private.
Negli anni ’90, sotto la direzione del direttore George Tenet, la Cia iniziò a finanziare generosamente le piccole aziende intente a sviluppare tecnologie applicabili a fini di intelligence aggirando le lungaggini che caratterizzano la mastodontica macchina burocratica statunitense. A questo scopo, la Casa Bianca e il Congresso approvarono la creazione di In-Q-Tel, oscura società di venture capital senza scopo di lucro incaricata di finanziare la messa a punto di tecnologie d’avanguardia per conto – o quasi – della Cia. Come riporta il «Wall Street Journal»: «i vertici In-Q-Tel considerano l’azienda come indipendente, nonostante i legami molto stretti con la Cia e il fatto che quasi tutte le decisioni di investimento sono gestite dall’agenzia di spionaggio […].La presenza di intricati legami è endemica nel venture capital, in cui la conoscenza intima del settore è essenziale per il successo. Le altre società, tuttavia, giocano con il proprio denaro, o quello di privati».
In-Q-Tel «utilizza denaro pubblico, soggetto a severe norme sul conflitto di interessi e, secondo fonti vicine, si tratta di almeno 120 milioni di dollari all’anno. A volte impegna questo capitale secondo modalità che, anche se non intenzionalmente, avvantaggiano gli stessi amministratori dell’azienda in virtù di altre cariche nel settore hi-tech».
Quasi sempre, le scelte di In-Q-Tel «attraggono altri finanziamenti. Ogni dollaro investito in una piccola impresa in genere è accompagnato da 15 dollari provenienti da altre fonti. Questo aumenta le probabilità di successo del piccolo business in questione e rende le sue stock option più preziose».
Nel 2000, In-Q-Tel ha investito somme piuttosto rilevanti in alcune imprese che producevano satelliti e che si occupavano di raccogliere, classificare e analizzare dati sensibili. In breve tempo, la società ha accumulato quote azionarie di maggioranza di decine compagnie hi-tech, così da dettarne gli indirizzi e allinearle alle esigenze di Washington. Opportunamente orientata dai fondi di In-Q-Tel, una compagnia specializzata nell’elaborazione di soluzioni chimiche adatte alla fabbricazione di tappeti sviluppò in breve tempo una specie di sonda in grado di rilevare la presenza di veleni ed altre sostanze chimiche letali in ambienti chiusi, poi sistematicamente impiegata nei teatri di guerra afghano e iracheno.
Parallelamente, In-Q-Tel investì in un’azienda operante nel settore delle antenne satellitari, ricavando sistemi di localizzazione portatili di cui le truppe e le forze speciali Usa si sono servite per segnalare la propria posizione ai centri di comando.
Più recentemente, i capitali di In-Q-Tel hanno finanziato aziende cruciali come Anduril e, soprattutto, Palantir, saldamente integrata nelle macchine militari statunitense, israeliana e ucraina oltre che nella pubblica amministrazione britannica e in molti altri comparti critici.
L’altissimo livello di “collaborazione pubblico-privato” raggiunto negli Stati Uniti grazie a entità come In-Q-Tel è emblematizzato dal cosiddetto “scandalo Datagate”, scoperchiato nel 2013 grazie alle rivelazioni dello “spifferatore” Edward Snowden. In qualità di tecnico impiegato per una società appaltatrice della National Security Agency, Snowden ha documentato con dovizia di particolari l’esistenza di una rete di sorveglianza capillare e massiccia sui miliardi di comunicazioni sia interne che esterne agli Stati Uniti gestita dalla Nsa stessa attraverso Prism. Vale a dire un sistema in grado di assicurare all’intelligence nazionale la possibilità di accedere in maniera diretta ai server di cui si servivano le aziende operanti nel settore dell’alta tecnologia per ottenere qualsiasi tipo di informazione (messaggi, fotografie, e-mail, ecc.).
Entrato in vigore nel 2007 e beneficiando nel corso degli anni della collaborazione di colossi del calibro di Microsoft, Yahoo, Google, Facebook, PalTalk, Skype, AoL, YouTube e Apple, Prism ha posto la Nsc e anche il Gchq britannico nelle condizioni di acquisire i metadati in transito attraverso i cavi in fibra ottica collegati ai server centrali di Yahoo e Google.
Space-X non ha beneficiato dei fondi di In-Q-Tel, ma del subappalto sistematico ad opera di agenzie statali come la Nasa o dello stesso Pentagono, che come contropartita gode di libero e completo accesso alla tecnologia Starlink. Al punto da garantirlo a Paesi alleati come l’Ucraina.
La decisione di ridurre prima e ripristinare poi il servizio Starlink a Kiev non fa quindi capo a Elon Musk, ma sui vertici del potere pubblico statunitense a cui Space-X – così come le altre grandi aziende hi-tech statunitensi – rispondono più o meno indirettamente.
NOTE
1) Guarino, Giuseppe, I soldi della guerra. Gli Stati Uniti: spesa militare, innovazione, economia globale, Mondadori, Milano 2003, pp. 67-80.
Tech Stocks Tumble, but Broader Market Is Holding On

© Jeenah Moon/Reuters
Why the Markets Don’t Care About the Midterms
- Business Insider
- Microsoft's massive employee buyout spooked everyone. Here's what's really going on inside the company.
Microsoft's massive employee buyout spooked everyone. Here's what's really going on inside the company.

Oliver Berg/picture alliance via Getty Images
- Microsoft offered a buyout to 60,000 employees this week.
- The offer spooked the tech industry and stoked chatter and concern inside the company.
- The key question: How many employees Microsoft is prepared to lose?
Microsoft's huge employee buyout stunned the industry this week, raising urgent questions about why the software giant might want so many people to leave.
Inside the company, concerned staff debated the meaning of the move. Why might Microsoft want to shed 60,000 workers? Will roles be replaced by AI? Are more layoffs ahead?
Business Insider spent recent days speaking with Microsoft insiders to find out what's really happening. The people asked not to be identified discussing sensitive matters.
The main takeaway so far is that Microsoft seems to have unnecessarily spooked employees with the sheer size of its buyout offer, leaving leaders scrambling to calm the troops.
Chief Financial Officer Amy Hood in an internal memo explained the offer was intended to "offer employees agency if they choose to leave the company on their own terms" and said the company expected "very few people" to accept.
Microsoft doubled down later and told Business Insider it anticipates 3,000 or fewer employees will take the buyout. That's only about 5%, or less, of those eligible.
Layoff concerns
Earlier this year, the company offered a retirement buyout to employees based on age and tenure. About one-third accepted.
Soon after, Microsoft did another round of layoffs. Some employees who didn't accept the retirement offer ended up losing their jobs.
That's led to speculation that more layoffs may come in the wake of this week's bigger buyout offer.
"Future workforce needs will continue to be based on business needs and priorities," Microsoft said in a statement.
Misconceptions and differences
Business Insider spoke to Microsoft executives who said there are misconceptions about the current buyout offer.
These executives could only speak about their own teams, and they were hesitant to definitively say layoffs aren't coming. However, they pointed out a few differences between the current buyouts and the retirement offer.
"Microsoft doesn't want to shrink by 60,000 people," one executive said, while asking not to be identified. "We are not replacing everyone with AI."
This person thinks Microsoft made latest buyout offer because some employees complained that they weren't eligible for the retirement buyout earlier this year.
And in the case of the retirement buyout, when employees left, Microsoft didn't fill those roles — the headcount went away.
This week's buyout works differently. In some cases, when staff leave this time their roles will be backfilled with new hires.
Why the latest buyout looks so big
One reason the latest buyout looks so huge: Some leaders decided it would be simpler to offer it to their entire organization, rather than try to pick which specific teams or individuals should be included.
"It's easier to opt-in giant organizations," one Microsoft executive told Business Insider.
Charles Lamanna, the executive in charge of the Copilot Platform, AI agents, Office and Word, decided to offer it to everyone in his organization, one of the people said. That includes many people in critical positions. The organization is prepared to backfill roles if any of those critical employees accept the buyout, this person said.
The Cloud + AI group took a different approach
Microsoft's key Cloud + AI division took a slightly different approach, according to another executive from the company.
Two teams — Azure Hardware Systems and Infrastructure and Cloud Operations + Innovation teams — decided not to offer the latest buyout to staff.
Most other groups within the Cloud + AI division did offer the buyout to employees. And this division can backfill some roles, this executive told Business Insider.
Cutting costs and avoiding layoffs
Backfilling roles could still help Microsoft cut labor costs. One executive at the company said if a senior person were to leave, they would likely backfill the role with someone more junior who would potentially be paid less. A Microsoft spokesperson said that's not an official company position.
If all this seems overly complex, compared to layoffs, there may be a reason: Microsoft has been under fire for cutting American staff while employing foreign workers.
The Trump administration recently suspended Microsoft from a federal program that sponsors foreign workers for permanent residency, accusing the company of laying off American employees while hiring lower-paid foreign workers. Microsoft has denied those claims.
"Never say never, but there's a lot of desire not to do big layoffs, especially as an American company," one of the Microsoft executives told Business Insider.
Have a tip? Contact this reporter via email at astewart@businessinsider.com or Signal at +1-425-344-8242. Use a personal email address and a non-work device; here's our guide to sharing information securely.
How One Country Became the Unlikely Crossroads of the Global A.I. Boom

© Ulet Ifansasti for The New York Times
In China, the War on Mosquitoes Has Entered the A.I. Era

© Qilai Shen for The New York Times
AI-controlled .50-cal gun turrets are becoming a reality of war

Viacheslav Madiievskyi/ Ukrinform/Future Publishing via Getty Images
- Once experimental tech, AI turrets are now becoming an "integral part of air defense" in Ukraine's war.
- These are guns that can detect and lock onto targets by calculating speed and trajectory.
- Ukraine has deployed over a dozen of these and is looking to surge their production and use.
Ukraine is using machine gun turrets controlled by artificial intelligence in battle, and they're working well enough that Kyiv wants to roll them out at a faster pace.
While Ukraine began revealing prototypes of these systems last year, Brave1, the country's defense innovation platform, said on Thursday that they've now become "an integral part of air defense" for its forces.
"In the last month alone, automated turrets have destroyed dozens of enemy drones over Kyiv," Brave1 said, adding that it started work on these weapons in 2024 as experimental technology.
Not much is publicly known about the core capabilities of these turrets, such as their range or how their software works, but they've primarily been described as an air defense tool against Russian drones.
The idea is that artificial intelligence helps the turret detect, acquire, and track a target, making it more accurate than human operators at engaging high-speed air targets such as jet-powered Gerans.
More than a dozen such systems are now deployed in the Kyiv area, with another eight planned for the region, Ukrainian President Volodymyr Zelenskyy said in early October.
In a sign that Ukraine plans to lean further into the technology, Zelenskyy later praised the systems further, saying on October 19 that AI-powered turrets have "proven highly effective against shaheds."
"We are increasing orders, and it is important to accelerate every process as much as possible — organizational, financial, and production-related," Zelenskyy said.
One such system, the Sky Sentinel, is a .50-cal M2 Browning turret developed and operated by private air defense firm Carmine Sky. It can spin 360 degrees and lock onto a target while firing by calculating speed and trajectory.
Each one costs about $150,000, a Ukrainian commander told Business Insider's Jake Epstein last summer, and can distinguish between birds and drones. The turret still requires a human operator to authorize when to fire, the commander said.

Courtesy of United24
Brave1 released a montage on Thursday indicating that Ukraine is also fielding other types of automated turrets, showcasing clips of several designs.
It said turrets had shot down at least 60 targets under its Private Air Defense Project, a pilot that allows private Ukrainian firms to buy air defense equipment and train civilian staff to use them against drones threatening factories, warehouses, and other important sites.
Notably, Brave1 said these turrets took down Russian Geran-5s and Banderols — jet-powered drones and cruise missiles that can reach speeds of 375 to 400 mph.
A similar claim was made by Yuriy Ihnat, the Ukrainian air force's spokesperson, in early October, when he said that AI-powered turrets had shot down Russian jet-powered drones for the first time. Ihnat did not say which system was used.
Kyiv has eagerly integrated AI into much of its war effort, using machine learning models for other functions, such as predicting enemy drone strikes and autonomously conducting supply runs with robotic buggies.
The turrets do have limited range, making them more useful as a final defense against drones or against low-flying targets.
They'll likely be one of several tools Ukraine is developing to counter Russian jet-powered threats.
Over the last few months, the Kremlin has been ramping up production and deployment of cheap cruise missiles or drones equipped with turbojet engines. These weapons, flying at nearly half the speed of sound and launched by the thousands every month, have become a major challenge for Ukrainian air defenses.
- Breitbart News
- Dem Rep. Walkinshaw: AI, Data Center Investment Boosting GDP, But Families Aren't Benefiting
Dem Rep. Walkinshaw: AI, Data Center Investment Boosting GDP, But Families Aren't Benefiting
On Thursday’s broadcast of “CNN News Central,” Rep. James Walkinshaw (D-VA) reacted to the GDP report by saying that investment in AI and data centers is boosting GDP, “The question is, are hard-working families seeing the benefits of that? And
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- Breitbart News
- Breibart Business Digest: The AI Boom Is Exposing the Cost of America's Lost Semiconductor Industry
Breibart Business Digest: The AI Boom Is Exposing the Cost of America's Lost Semiconductor Industry
America is experiencing one of the greatest technological investment booms in our history. Yet an enormous amount of the equipment we're using to support our Super Intelligence boom is coming from countries that spent the last several decades building the manufacturing industries we allowed, and often encouraged, to slip away.
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