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Lombardia, stretta sugli educatori: a rischio l’assistenza per minori con disabilità e autismo. Le famiglie: “Perdiamo un servizio essenziale”

30 October 2026 at 07:06

In Lombardia sono a rischio gli interventi sociosanitari a sostegno di minori e ragazzi con disabilità e autismo per mancanza di personale riconosciuto idoneo. Secondo quanto prevede il Piano lombardo triennale per la Non Autosufficienza, approvato lo scorso giugno con una delibera regionale (n.6320), i servizi disponibili per i giovani con fragilità, attraverso l’erogazione di Voucher socio-sanitari, a partire dal 1 gennaio 2027 saranno riservati e resi operativi solo attraverso gli educatori professionali socio-sanitari. Escludendo tutti gli altri educatori professionali socio-pedagogici, che costituiscono di fatto invece la maggior parte delle figure che finora rendevano operativi gli interventi e garantivano agli aventi diritto e alle loro famiglie di beneficiarne.

LEDHA-Lega per i diritti delle persone con disabilità, Anffas Lombardia-Associazione famiglie di persone con disabilità intellettiva e/o relazione, Anmic Lombardia-Associazione mutilati ed invalidi civili e FAND Lombardia- Federazione tra le associazioni delle persone con disabilità chiedono al Pirellone di tornare ad “aprire anche agli educatori socio-pedagogici, come prevedono le norme nazionali”. Contattato da ilfattoquotidiano.it Giovanni Merlo, direttore LEDHA, commenta: “Avevamo espresso sostanziale apprezzamento per la pianificazione triennale per il Piano regionale per la non autosufficienza ma ai tempi leggendo nei dettagli la delibera approvata è emerso questa disposizione assai stringente rispetto a prima che va a colpire direttamente minori e ragazzi con disabilità e autismo. Escludere dall’anno prossimo tutti gli educatori professionali non sanitari da questo servizio erogato attraverso il Voucher socio-sanitario”, continua Merlo, “farà cessare moltissimi interventi finora erogati e si colpiranno centinaia di famiglie. Regione Lombardia ha stabilito di affidare l’intero sistema di interventi esclusivamente agli educatori socio-sanitari, che sono pochissimi. E’ qualcosa di preoccupante, ci opponiamo”.

Il Voucher socio-sanitario è una misura inserita nel Piano lombardo per la Non Autosufficienza ed è finanziata dal Fondo Sanitario Regionale in teoria per incrementare l’offerta esistente di percorsi di accompagnamento all’autonomia, abilitativi/riabilitativi, di supporto e sostegno ai contesti di vita rivolti ai bambini e ragazzi con fragilità, in particolare ma non solo con autismo, e alle loro famiglie. E’ importante specificare che tale voucher non è un contributo in denaro da spendere liberamente, ma serve a finanziare prestazioni erogate da soggetti accreditati. Dal 2026 la Regione ha riorganizzato le precedenti Misure B1 (disabilità gravissima) e B2 (disabilità grave) nel nuovo programma Misura Servizi e Misura Sostegno.

“Stando così le cose dall’anno prossimo si interromperanno gli interventi a discapito della maggioranza dei fruitori”, denunciano le organizzazioni lombarde. Non si tratta di un fulmine a ciel sereno, dato che già il 20 giugno, pochi giorni dopo l’approvazione del Piano regionale triennale per la non autosufficienza, le principali realtà locali del cosiddetto Terzo settore avevano lanciato l’allarme e chiesto alla Giunta del Pirellone di “estendere esplicitamente il riferimento tanto all’educatore professionale socio-sanitario quanto all’educatore professionale socio-pedagogico per tutte le tipologie di voucher e misure previste”. “Ora però, in assenza di altre comunicazioni, gli enti gestori, di fronte a questa imminente scadenza, stanno informando le famiglie che questi interventi non potranno proseguire”, fanno sapere le organizzazioni. Tra i vari genitori, ad essere stata avvisata di un prossimo taglio del servizio di assistenza per la figlia 13enne con grave disabilità è Silvia Pagetti di Mortara (Pavia). La figlia si chiama Anna, nata sana ma con tetraparesi distonica per danno da parto, non verbale. “Mi ha avvisata”, racconta al Fatto.it Pagetti, “l’ente accreditato che si occupa di fornire l’educatrice professionale, dicendomi che dall’anno prossimo mia figlia non avrà più l’educatrice che ormai da tempo conosceva, la aiutava per 16 ore mensili soprattutto a scuola e nel fare i compiti a casa, con la quale aveva creato un certo feeling reciproco ed era divenuta ormai parte della nostra famiglia”. Va ricordato che senza una figura del genere i giovani con fragilità non potrebbero svolgere tutta una serie di attività.

La madre si dice “molta preoccupata” per quello che potrebbe accadere dal 1 gennaio, dato che l’educatrice aiutava la figlia nei momenti di socialità e inclusione insieme ad altri ragazzi suoi coetanei. “Per noi famiglie con figli con gravi e magari anche plurime disabilità”, denuncia Pagetti, “perdere la figura dell’educatore professionale significa perdere un faro, ricominciare tutto daccapo, reimparare di nuovo tipologia di comunicazione e modalità per riguadagnare empatia, perdere tutte le sicurezze acquisite con sacrifici enormi. Forse arriverà una nuova educatrice ma in ogni caso sarà una persona sconosciuta che provocherà ulteriori cambiamenti alla faccia della tanto decantata continuità educativa, assistenziale, scolastica”. Il disagio di dover ricostruire un clima di fiducia è altissimo ma è evidente soprattutto la paura di non avere più nessuno. “Per assurdo possiamo anche non avere più l’educatrice ma poi con che cosa Regione Lombardia pensa di sostituirla qualora non ci fossero educatrici socio-sanitarie disponibili per tutti? Che fine farà il Voucher sociosanitario di cui abbiamo diritto e che nei fatti non potremmo usufruire? Restiamo”, conclude Silvia, “sempre noi famiglie con bambini disabili da soli a sopperire alle carenze e ai tagli dei servizi”. “Che fare? Se taglieranno le ore di educativa procederemo per le via legali, anche perché questo servizio è previsto dal Progetto di vita di mia figlia, che è uno strumento normativo operativo riconosciuto dallo Stato a tutti gli effetti”.

“I problemi principali adesso sono due”, spiega al Fatto.it Merlo che sta seguendo la vicenda in coordinamento con le altre associazioni locali. “Questa indicazione non ha un vero appoggio giuridico e normativo, visto che non c’è scritto da nessuna parte che gli educatori professionali socio-pedagogici non possano svolgere attività all’interno di servizi socio-sanitari”. Tant’è vero che in tutti i servizi socio-sanitari di Regione Lombardia l’ossatura fondamentale del personale è determinata dagli educatori professionali. “Ma in più”, aggiunge il direttore di LEDHA, “c’è un grossissimo problema numerico concreto perché sono pochissimi gli educatori socio-sanitari, sostanzialmente quasi del tutto assenti dal mercato del lavoro”. Le associazioni protestano. “Ci appelliamo all’assessore al Welfare Bertolaso e all’assessora alla Famiglia, Disabilità e Pari opportunità Lucchini perché accolgano ora questa nostra richiesta”, dichiarano congiuntamente Alessandro Manfredi, presidente di LEDHA, Emilio Rota, presidente di Anffas Lombardia e Angelo Achilli, presidente di ANMIC Lombardia e di FAND Lombardia. “Si tratta di una norma esclusivamente lombarda di cui noi non sappiamo la genesi né da chi viene tale input”, afferma Merlo. “Immagino essere dettata da voler dare un intervento più appropriato e puntuale, ma provocherà invece un effetto esattamente contrario dato che gran parte degli aventi diritto rischiano concretamente di non vedere più fruibili interventi finora erogati”, conclude. Le associazioni invitano tutte le famiglie coinvolte a segnalare l’arrivo delle lettere di preavviso di sospensione del servizio, così da valutare per tempo eventuali forme di tutela del diritto alla cura dei loro figli.

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Caverna de SP é liberada após 15 anos de estudos para acesso subterrâneo

30 October 2026 at 01:38

A Caverna Desmoronada, localizada Petar (Parque Estadual Alto do Ribeira), que permaneceu fechada ao público por 15 anos, é reaberta e volta a receber visitantes. A reabertura do espaço foi divulgada na última quinta-feira (29).   

O longo período sem a presença do público contou com a atuação de pesquisadores que analisaram as condições da caverna para reestabelecer o uso público e para o acesso ao ambiente subterrâneo. Cerca de  100 profissionais participaram do trabalho.  

Foram avaliadas características geológicas e ambientais, áreas de maior fragilidade, riscos, impactos da presença de visitantes e condições de segurança, além de definir os setores aptos à visitação e aqueles que exigem maior proteção.   

As inspeções foram feitas pela Fundação Florestal, vinculada à Secretaria de Meio Ambiente, Infraestrutura e Logística do Estado de São Paulo (Semil). Além disso, 

A partir das conclusões, foi elaborado o ZAE (Zoneamento Ambiental Espeleológico), que estabeleceu quais lugares podem receber visitantes, e quais ainda precisam de um controle mais rigoroso e quais devem permanecer sob conservação.  

O roteiro conta com cerca de 10 quilômetros de trilha, 900 metros de percurso subterrâneo e duração média de oito horas, considerando ida e volta. 

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Caverna Desmoronada  

Uma das cavernas mais desafiadoras do Parque Estadual Alto do Ribeira (PETAR) tem essa nomenclatura por conta da própria formação geológica da caverna.  

O interior conta com enormes blocos rochosos resultantes de antigos processos naturais de abatimento do teto, que deram origem a grandes salões, galerias irregulares, desníveis e passagens acidentadas. Ao longo de milhares de anos, a ação da água subterrânea também esculpiu corredores e ampliou galerias. 

A caverna apresenta duas possibilidades de visitação. No circuito tradicional, a entrada e a saída acontecem pela mesma abertura. Já no outro circuito de travessia, o trajeto começa pela ressurgência do rio, quando as águas profundas sobem para a superfície, e continua pela escalaminhada (caminhada e escalada em rocha), com saída por outra entrada.  

Visitação  

A Caverna Desmoronada, fica dentro do PETAR, em Iporanga, interior do estado de São Paulo, recebe visitantes de segunda a domingo, com reserva antecipada e acompanhamento obrigatório de monitor ambiental credenciado.  

 

*Sob supervisão de Thiago Félix

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