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Sottorganico di 30mila posti e decreti spot: così la sicurezza resta un’illusione

30 October 2026 at 13:25

A ogni fatto grave la risposta è sempre la stessa: un decreto, misure urgenti, pene più severe, nuovi reati. Ma chi ha gestito la sicurezza sulla strada sa che serve ben altro. Con organici carenti, mezzi e strutture logistiche insufficienti, la fermezza annunciata resta sulla carta.

Le responsabilità sono dell’intera politica. Una parte, da sempre condizionata da una visione ideologica della sicurezza, ha guardato con diffidenza all’autorità dello Stato, quasi fosse una controparte. Sull’immigrazione ha consentito un’accoglienza senza adeguato governo dei flussi né una strategia d’integrazione, favorendo condizioni di marginalità e disagio. L’altra ha fatto di quelle carenze una promessa elettorale di ordine e fermezza ma, al governo per un’intera legislatura, non le ha dato seguito, a partire dal ripianamento e potenziamento degli organici.

Nel novembre 2025 il Ministero dell’Interno indicava 12.813 posti scoperti nella Polizia. Fra tutte le Forze, le carenze ammontavano a 33.739 unità. Per la sola Polizia erano previste circa 16.800 cessazioni fra il 2025 e il 2028. Le assunzioni ci sono state e, si spera, continueranno. Ma ogni nuovo ingresso viene celebrato come un potenziamento, senza considerare i pensionamenti né dimostrare un effettivo incremento degli organici. E chi sostiene che abbiamo più poliziotti di Francia e Germania trascura la presenza radicata in Italia di mafia, camorra, ‘ndrangheta e quarta mafia foggiana, rendendo fuorviante un semplice confronto numerico.

Servirebbe, invece, una rigorosa programmazione progettuale e finanziaria per ripianare e potenziare gli organici, garantire formazione qualificata e continua, incentivi economici commisurati ai rischi, mezzi e tecnologie moderni, sedi dignitose. Occorrerebbe soprattutto rafforzare intelligence, strutture investigative e reparti specializzati, decisivi per individuare preventivamente e contrastare i gruppi violenti che macchiano le manifestazioni. In altre parole: una seria politica sulla sicurezza. Invece, ogni decreto aggiunge nuovi compiti a uffici già in sofferenza.

L’articolo 9 dell’ultimo decreto sicurezza svela la contraddizione: tutti i nuovi adempimenti devono essere svolti con le risorse già disponibili ad invarianza di spesa. Unica eccezione, i quasi cinque milioni di euro stanziati per i 500 militari a Milano: fondi che potevano essere destinati a potenziare le forze di polizia. È chiaro, allora, perché si tenti di celebrare il fermo preventivo. Una rivendicazione non solo strumentale, ma anche mortificante per la professionalità delle forze di polizia, già dotate di strumenti incisivi, come le perquisizioni d’iniziativa o su delega dell’autorità giudiziaria, dimostratesi ancora una volta determinanti. Attribuire al fermo meriti non propri altera la realtà. Lo si chieda agli addetti ai lavori.

Pattugliare i quartieri e rapportarsi ogni giorno ai cittadini richiede competenze e attribuzioni proprie delle forze di polizia, che l’Esercito non può avere. Un blindato protegge un obiettivo, ma non sostituisce una strategia di sicurezza urbana. Ho lavorato a lungo con i militari e so che certi impieghi suscitano in loro stessi forti perplessità, taciute per disciplina.

Anche la gestione delle piazze va ripensata. Dopo il G8 di Genova serviva recuperare fiducia, ma oggi, contro gruppi organizzati che aggrediscono e devastano, il contenimento non può diventare passività. Occorre proteggere manifestanti pacifici, negozi e beni pubblici, senza far subire violenze agli operatori fino alla fine dei disordini. Vanno respinte le ingerenze politiche nelle scelte tecniche delle autorità di pubblica sicurezza e la tendenza, come spesso accade, a scaricare sul Questore, anello debole della catena, responsabilità talvolta presunte per servizi svolti anche con forze insufficienti. Manca inoltre la certezza della pena: carenze di uffici giudiziari e carceri ostacolano processi tempestivi ed effettiva esecuzione delle condanne.

Continuando così, crescerà la distanza tra le aspettative dei cittadini e le risposte dello Stato. Mi auguro che la politica comprenda finalmente la necessità di investire seriamente nella sicurezza, restituendo alle Forze di Polizia la loro storica autorevolezza, con organici adeguati, dirigenti qualificati, investigazione e prevenzione rafforzate, affiancate da una giustizia efficiente. Servono riforme e anni di lavoro che, differentemente dai decreti urgenti, non garantiscono visibilità immediata.

Qui sta la responsabilità della politica attuale: preferire il consenso di oggi a risultati che matureranno nel tempo, forse sotto altri governi. Eppure chi assume responsabilità pubbliche deve saper investire nel futuro. Altrimenti si deteriorerà la fiducia dei cittadini che rispettano le regole e di chi rischia ogni giorno per farle rispettare.

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