Competition watchdog to investigate Meta terms for publishers and businesses

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Hackers have stolen $6.3 billion from the world's biggest cryptocurrency exchange, Binance

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Wind-up radios have been selling out right across the UK in the wake of the government’s emergency preparedness guidance

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North Korea’s infamous Lazarus group is suspected to be behind Thursday’s Binance hack

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The crypto industry has suffered a series of thefts over the years

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Intel shares plummeted as much as 25% in premarket trading Friday after the chipmaker warned about a weaker market as supply shortages linked to the AI boom bite.
As of around 7:45 a.m. ET, shares in the California-headquartered company were set to open at $68.48, down from $92.07 at Thursday's close.
On Thursday, it reported third-quarter revenue of $16.5 billion, up 20% from a year earlier. However, it forecast fourth-quarter revenue of $15 billion to $16 billion and earnings per share of $0.25 — down from $0.52 in the third quarter.
The AI boom is increasing demand for memory and server chips needed to train and run AI models, creating shortages that have pushed up memory prices. That makes PCs more expensive to build and buy, prompting computer-makers to order fewer Intel chips.
"The industry continues to navigate one of the most significant supply shortages in history, driven by the unprecedented demand for super intelligence," Intel CEO Lip-Bu Tan said on Thursday's earnings call.
Intel's client-computing group, which sells chips for PCs, generated $8.1 billion in the third quarter, down 9% from the previous quarter.
The company said it expects the division's revenue to decline by more than 20% in the fourth quarter.
Intel's share price has boomed in 2026, climbing more than 130% since the start of the year. That rise has stalled in recent weeks amid a wider sell-off in the tech sector.
Friday's sharp drop comes during a busy earnings week, with other tech firms also reporting disappointing numbers. On Thursday, Google recorded the largest single-day market cap loss in its history, shedding $500 billion in value after worse-than-expected revenue from its AI search tool pushed shares down 12%.
Intel said higher memory prices and limited availability were making computers more expensive. It expects global PC sales to decline about 12% this year, and by roughly another 10% in 2027.
"We do not expect a sustained recovery until memory availability improves and pricing begins to normalize," said Dave Zinsner, the chief financial officer.
The company's data-center business offered some hope, with revenue up nearly 80% year over year to $7.3 billion.
However, Intel said it could not meet all the demand for its server chips.
It cited a two-week shutdown at its Israeli plant following what Tan called "an unfortunate and tragic accident," which it expects to cut fourth-quarter revenue by about $300 million.
Hackers have stolen $6.3 billion from the world's biggest cryptocurrency exchange, Binance

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North Korea’s infamous Lazarus group is suspected to be behind Thursday’s Binance hack

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Nuova puntata di Quarto Grado, il programma che ogni venerdì alle 21.25 su Rete 4 racconta casi e misteri di cronaca con la conduzione di Gianluigi Nuzzi con Alessandra Viero. Al centro della puntata, gli ultimi aggiornamenti sul caso Garlasco: gli errori della vecchia inchiesta potrebbero essere stati determinanti per la condanna di Alberto Stasi e oggi risultare decisivi per la revisione del processo.
Focus poi sulla morte di Liliana Resinovich: ospite in studio il marito della vittima e unico indagato Sebastiano Visintin, che commenterà l’udienza in cui sarà discussa la super perizia sui nuovi reperti, in programma domani.
Infine, il femminicidio di Federica Torzullo: dopo la prima udienza del processo di primo grado, svoltasi ieri, si ripercorreranno gli sviluppi attraverso l’intervista ai genitori della vittima.
A commentare i casi e gli sviluppi delle indagini, gli ospiti Carmelo Abbate, Carmen Pugliese, Candida Morvillo, Grazia Longo, Gabriella Marano, Giuseppe Brindisi, Paolo Reale, Marco Oliva, Paolo Colonnello e Massimo Picozzi.
L'articolo Quarto Grado, gli ultimi aggiornamenti da Garlasco e sul caso Resinovich: le anticipazioni proviene da Affaritaliani.it.

The crypto industry has suffered a series of thefts over the years

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Tech critic David Phelan has been testing the nearly sold-out Apple iPhone Duo ahead of its launch

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Il 24 ottobre, l’Ucraina ha annunciato che i suoi sistemi Starlink e Starshield erano di nuovo pienamente operativi dopo oltre una settimana di restrizioni. Nello specifico, il Ministero della Difesa ucraino ha rilevato che la connessione è tornata stabilmente a velocità superiori a 400 km/h, a fronte dei 160 km/h a cui era precipitata giorni prima.
La limitazione, hanno spiegato diversi funzionari ucraini, aveva compromesso la capacità ucraina di intercettare i droni russi in fase di attacco, costringendo le forze armate di Kiev ad annullare alcune operazioni già pianificate.
Tuttavia, a brevissima distanza dal ripristino della piena operatività dei sistemi Starlink a disposizione di Kiev, Elon Musk, amministratore delegato di Space-X, ha accusato l’esercito ucraino di aver violato i termini di servizio.
In un post sul suo profilo X, il magnate di origini sudafricane ha affermato che: «l’uso di Starlink, un servizio commerciale civile, per attacchi con droni offensivi volti a uccidere persone non è mai stato consentito, né dovrebbe esserlo. Starshield è un sistema diverso ed è controllato dal governo degli Stati Uniti. Ciò che decidono di fare spetta a loro».
L’esercito ucraino «ha violato i termini di servizio di Starlink e lo ha utilizzato per attacchi con droni offensivi volti a uccidere persone. Quella falla è stata chiusa la settimana scorsa».
Starlink «rimane cruciale per la difesa dell’Ucraina, poiché è l’unico sistema che non può essere disturbato o distrutto, almeno per ora. Se Starlink venisse spento, il fronte ucraino collasserebbe immediatamente. Questa non è una minaccia, è semplicemente un dato di fatto.
Il sistema si è rivelato cruciale per «impedire alla Russia di sopraffare l’Ucraina nei primi giorni della guerra, poiché tutti gli altri mezzi di comunicazione erano stati distrutti o disturbati dalla Russia».
Space-X «ha fatto molto di più per difendere l’Ucraina di qualsiasi altra azienda privata sulla Terra. Detto questo, non provo che disprezzo assoluto per i guerrafondai che fanno la morale e spingono per un massacro senza fine, senza offrire alcuna soluzione realistica al conflitto. Che possano bruciare all’inferno. Fine della storia».
Starlink è un sistema internet satellitare gestito da Space-X, mentre Starshield è una versione che si avvale della tecnologia Starlink per scopi militari gestita dal governo degli Stati Uniti.
Questa integrazione rende quantomeno ambigua la posizione di Starlink, mettendo in seria discussione la natura privata della casa madre Space-X.
Quella del connubio pubblico-privato negli Stati Uniti è una storia vecchissima, ma che trova negli anni Cinquanta uno dei suoi momenti decisivi.
All’epoca, in piena Guerra Fredda, lo spauracchio sovietico, agitato con cieca ossessività specialmente in seguito allo shock generato dal lancio dello Sputnik (1957) e all’entrata in servizio del bombardiere strategico Tupolev-95, si rivelò determinante a costruire un robusto consenso politico attorno alla decisione dell’amministrazione Eisenhower di destinare una quota crescente di risorse al rafforzamento della marina e al potenziamento dei settori di ricerca e sviluppo.
L’onere di gestire le risorse e coordinare gli sforzi in questo senso ricadde sulla Defense Advanced Research Projects Agency (Darpa), un organismo facente capo al Pentagono fondato, al pari della National Aeronautics and Space Administration (Nasa), nel 1958 in conformità all’esigenza di colmare il divario tecnico-scientifico con l’Unione Sovietica.
Mentre il governo moltiplicava le misure di stimolo alle imprese (assegnazione di commesse pubbliche agli atenei, concessione di agevolazioni fiscali, ecc.), la Darpa elaborava una rete di ricerca e condivisione a maglie strettissime, in grado di interconnettere decine di università, start-up e laboratori di ricerca e portare gli Stati Uniti all’avanguardia nel campo cruciale della scienza. Il lancio dei programmi Gemini e Apollo, lo sviluppo dei missili balistici a medio e lungo raggio, la realizzazione dei sottomarini e delle portaerei a propulsione nucleare si devono al contributo determinante apportato dalla Darpa.
Nel 1982, il Congresso approvò il programma di sostegno alle start-up Small Business Innovation Research (Sbir), affidandone la gestione alla Small Business Administration, predisponendo parallelamente la trasformazione della Darpa nel fondamentale canale di collegamento tra imprese e dipartimenti universitari, in grado di assolvere ai compiti di mediazione tecnologica e imprenditoriale necessari alla commercializzazione delle innovazioni che venivano realizzate nei settori di punta (informatica, telecomunicazioni, biotecnologia, semiconduttori, ecc.) dalle società hi-tech a cui il complesso militar-industriale aveva subappaltato parte delle mansioni legate ai comparti di ricerca e sviluppo, nell’ambito della celeberrima Strategic Defense Initiative (Sdi).
Il progetto, concepito dall’amministrazione Reagan e annunciato urbi et orbi nel marzo 1983, puntava alla creazione di un sistema di difesa aerea multistratificato basato su intercettori spaziali in grado di colpire i missili balistici nemici prima che colpissero il suolo statunitense, “superando” così il principio della mutua distruzione assicurata su cui si era imperniata la Guerra Fredda fino a quel momento.
La Sdi, recita un documento del dipartimento di Stato, «si basava su tecnologie avveniristiche, inclusi sistemi laser spaziali non ancora realizzati», il cui sviluppo assorbì enormi risorse pubbliche in larga parte ridistribuite a beneficio delle aziende private sotto il coordinamento della Darpa.
Una volta convertite all’uso civile, le nuove tecnologie ad elevata intensità di capitale messe a punto contestualmente alla Sdi assunsero rapidamente un grado di pervasività – inteso come capacità di trovare applicazione in un numero sbalorditivo di campi sconvolgendone il funzionamento e i rendimenti – tale da scompaginare il vecchio sistema di produzione fordista ad elevata intensità di manodopera riducendo drasticamente la presenza umana sia nella manifattura che nel settore di servizi.
«Non si tralasciò occasione – osserva Giuseppe Guarino – che si prestasse per la stimolazione e la promozione della Information Technology per finalità militari. Ognuna delle sue fasi essenziali, con successiva trasformazione e utilizzazione dei prodotti a fini commerciali, è stata in pratica resa possibile dal sostegno del Dipartimento della Difesa, dalla Nasa e degli altri dipartimenti militari, compresa la Cia […]. Il merito dell’intervento pubblico non è di aver assorbito l’intera produzione della Information Technology, ma di aver contribuito in maniera determinante con i propri acquisti iniziali a far scendere i prezzi a livelli che avrebbero consentito la diffusione civile e commerciale delle innovazioni, nonché con quelli successivi che hanno favorito l’utilizzazione delle nuove tecnologie nell’organizzazione pubblica, anche civile, e la diffusione delle stesse» (1).
La progressiva affermazione del nuovo modello in tutti i comparti dell’economia ha accelerato il processo di “terziarizzazione” dell’economia statunitense, e palesato il ruolo cruciale giocato dallo Stato rispetto al finanziamento dello sviluppo tecnologico realizzato da aziende private.
Negli anni ’90, sotto la direzione del direttore George Tenet, la Cia iniziò a finanziare generosamente le piccole aziende intente a sviluppare tecnologie applicabili a fini di intelligence aggirando le lungaggini che caratterizzano la mastodontica macchina burocratica statunitense. A questo scopo, la Casa Bianca e il Congresso approvarono la creazione di In-Q-Tel, oscura società di venture capital senza scopo di lucro incaricata di finanziare la messa a punto di tecnologie d’avanguardia per conto – o quasi – della Cia. Come riporta il «Wall Street Journal»: «i vertici In-Q-Tel considerano l’azienda come indipendente, nonostante i legami molto stretti con la Cia e il fatto che quasi tutte le decisioni di investimento sono gestite dall’agenzia di spionaggio […].La presenza di intricati legami è endemica nel venture capital, in cui la conoscenza intima del settore è essenziale per il successo. Le altre società, tuttavia, giocano con il proprio denaro, o quello di privati».
In-Q-Tel «utilizza denaro pubblico, soggetto a severe norme sul conflitto di interessi e, secondo fonti vicine, si tratta di almeno 120 milioni di dollari all’anno. A volte impegna questo capitale secondo modalità che, anche se non intenzionalmente, avvantaggiano gli stessi amministratori dell’azienda in virtù di altre cariche nel settore hi-tech».
Quasi sempre, le scelte di In-Q-Tel «attraggono altri finanziamenti. Ogni dollaro investito in una piccola impresa in genere è accompagnato da 15 dollari provenienti da altre fonti. Questo aumenta le probabilità di successo del piccolo business in questione e rende le sue stock option più preziose».
Nel 2000, In-Q-Tel ha investito somme piuttosto rilevanti in alcune imprese che producevano satelliti e che si occupavano di raccogliere, classificare e analizzare dati sensibili. In breve tempo, la società ha accumulato quote azionarie di maggioranza di decine compagnie hi-tech, così da dettarne gli indirizzi e allinearle alle esigenze di Washington. Opportunamente orientata dai fondi di In-Q-Tel, una compagnia specializzata nell’elaborazione di soluzioni chimiche adatte alla fabbricazione di tappeti sviluppò in breve tempo una specie di sonda in grado di rilevare la presenza di veleni ed altre sostanze chimiche letali in ambienti chiusi, poi sistematicamente impiegata nei teatri di guerra afghano e iracheno.
Parallelamente, In-Q-Tel investì in un’azienda operante nel settore delle antenne satellitari, ricavando sistemi di localizzazione portatili di cui le truppe e le forze speciali Usa si sono servite per segnalare la propria posizione ai centri di comando.
Più recentemente, i capitali di In-Q-Tel hanno finanziato aziende cruciali come Anduril e, soprattutto, Palantir, saldamente integrata nelle macchine militari statunitense, israeliana e ucraina oltre che nella pubblica amministrazione britannica e in molti altri comparti critici.
L’altissimo livello di “collaborazione pubblico-privato” raggiunto negli Stati Uniti grazie a entità come In-Q-Tel è emblematizzato dal cosiddetto “scandalo Datagate”, scoperchiato nel 2013 grazie alle rivelazioni dello “spifferatore” Edward Snowden. In qualità di tecnico impiegato per una società appaltatrice della National Security Agency, Snowden ha documentato con dovizia di particolari l’esistenza di una rete di sorveglianza capillare e massiccia sui miliardi di comunicazioni sia interne che esterne agli Stati Uniti gestita dalla Nsa stessa attraverso Prism. Vale a dire un sistema in grado di assicurare all’intelligence nazionale la possibilità di accedere in maniera diretta ai server di cui si servivano le aziende operanti nel settore dell’alta tecnologia per ottenere qualsiasi tipo di informazione (messaggi, fotografie, e-mail, ecc.).
Entrato in vigore nel 2007 e beneficiando nel corso degli anni della collaborazione di colossi del calibro di Microsoft, Yahoo, Google, Facebook, PalTalk, Skype, AoL, YouTube e Apple, Prism ha posto la Nsc e anche il Gchq britannico nelle condizioni di acquisire i metadati in transito attraverso i cavi in fibra ottica collegati ai server centrali di Yahoo e Google.
Space-X non ha beneficiato dei fondi di In-Q-Tel, ma del subappalto sistematico ad opera di agenzie statali come la Nasa o dello stesso Pentagono, che come contropartita gode di libero e completo accesso alla tecnologia Starlink. Al punto da garantirlo a Paesi alleati come l’Ucraina.
La decisione di ridurre prima e ripristinare poi il servizio Starlink a Kiev non fa quindi capo a Elon Musk, ma sui vertici del potere pubblico statunitense a cui Space-X – così come le altre grandi aziende hi-tech statunitensi – rispondono più o meno indirettamente.
NOTE
1) Guarino, Giuseppe, I soldi della guerra. Gli Stati Uniti: spesa militare, innovazione, economia globale, Mondadori, Milano 2003, pp. 67-80.

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OpenAI CEO Sam Altman said he feels conflicted about OpenAI solving some of math's biggest problems.
"As I said, I don't think it was bad for AI," Altman told Stripe President John Collison during an episode of "Cheeky Pint" that was released on Thursday. 'And I think, on net, the world deserves to understand how the universe works. But I do have empathy for the method."
A number of prominent mathematicians have blasted AI companies for pushing frontier models to solve some of the most complex math problems. OpenAI pulled out of a Caltech "math hackathon" after current and former Caltech mathematicians and others in the field said the event was "likely to have destructive impacts for the mathematical community."
Separately, 28 Fields Medal winners published their own open letter, warning that "the push by AI companies to solve mathematical problems as a benchmark is detrimental to the science of mathematics, and to the mathematical community."
OpenAI received considerable attention after announcing that its models had solved a 90-year-old, unresolved problem related to the Navier-Stokes equations, a set of formulas that predict how liquids and gases move. The Clay Mathematics Institute had offered $1 million to anyone who could determine whether those formulas would always behave as we would expect in the physical universe, part of a series of difficult mathematical questions known as the "Millennium Problems." OpenAI said that its AI models found an example where the equations do not, and end up with a "singularity" where a vortex starts spinning infinitely quickly.
Altman said OpenAI is "working through" how to continue scientific research while also making sure those in highly specialized fields "get the best version of the future that they can have."
"I would like to figure out a way to do this that is as sensitive to the communities that have driven these fields forward for centuries as we can," he said, adding, "It's a hard thing."
Collison tried to assuage Altman's feelings, reminding the OpenAI CEO that "the longshoremen union weren't happy about the port automation."
Altman said part of the reason he feels differently about the whole experience is based on an OpenAI Slack channel that was named "Model Name-Hold My Beer" after the meme about if you think this is crazy just wait. (He did not explain if this was a released model or not.)
"People were just throwing that at the hardest problems they could," Altman said. "And people didn't think the model was going to do these things."
The AI model tackled "people's hardest research problems from their academic career." Altman said he was so excited, "I couldn't go to bed."
In addition to the euphoria, he said other feelings set in.
"I also had much more sadness and melancholy, and a feeling of something ending than I was expecting," Altman said.
The OpenAI CEO said it was "beautiful" that any mathematician could solve even the most formidable problem if only they worked hard enough. Altman said AI is changing that equation.
"I mean, certainly, most mathematicians never solve a Millennium Prize problem," he said. "But the idea that you might be able to."
I moved to Poland from London with my Polish husband, and we are raising our two-year-old son here. My son will grow up and live his entire life within the digital infrastructure that the government is building today. The fact that I was not born in Poland does not mean I don’t care about its future, as a mother, I have an obligation to fight for my son’s rights as a Polish citizen.
Recently, I saw that the Polish Ministry of National Defence has signed a Letter of Intent with the American analytics company Palantir Technologies.
Having lived through what happened in the United Kingdom when our government signed similar agreements, I believe that Polish people deserve to know what happens when public systems are handed over to a foreign defence contractor.
Among the company’s founding investors was In-Q-Tel, the CIA’s venture capital arm.
In London, I was part of a campaign group fighting against Palantir’s contract with our National Health Service (NHS).
Under that agreement, the US defence contractor gained deep access to NHS data systems, including mental health records, reproductive health data, and medication history.

Over 100 pages of the contract remain heavily redacted and hidden from the public. Because Palantir is an American corporation, citizens cannot easily hold them to account or use basic data access requests in the way they could with an EU-based company.
In the UK, two parliamentary committees and the British Medical Association are calling on the government to exit the contract before the break clause in 2027.
Poland is not the first European country Palantir has approached, but other allied nations have already drawn the line.
In Switzerland, the Swiss armed forces rejected Palantir’s offers nine times. The military’s conclusion was that it was technically impossible to guarantee that sensitive national data would not reach American intelligence services.
When a Swiss investigative outlet reported on this, Palantir sued them and lost on 22 of 23 counts. In Germany, the Bundeswehr explicitly excluded Palantir from a military cloud procurement on grounds of data sovereignty, with senior military officials stating that granting external industry employees’ access to the national database was completely unacceptable.
Poland is now preparing to deepen its cooperation with a company that the Swiss and German militaries both rejected on security and sovereignty grounds.
It is our children who will have to face the long-term consequences of today’s decisions. I have seen what happens when people in the United Kingdom did not ask questions until it was too late, and I cannot stay silent and watch exactly the same thing happen in Poland.
If you care about data sovereignty, public transparency, and protecting the next generation, join us at the public protest against Palantir’s contracts in Poland, organised by Nasze Dane, on 8 November at Plac Konstytucji in Warsaw at 3pm.