Così Sipal prepara il salto dalla difesa all’economia dello spazio. Parla Venanzetti
Dopo un percorso di riorganizzazione e sviluppo tecnologico, Sipal si prepara a una nuova fase industriale. La società del gruppo Fininc punta su prodotti proprietari, manutenzione predittiva e realtà aumentata, con l’ambizione di rafforzarsi nella difesa e di entrare nel settore spaziale. Airpress ne ha parlato con il direttore generale Marco Venanzetti.
Il percorso di trasformazione di Sipal arriva a un passaggio decisivo. Quali sono i risultati più importanti di quest’anno?
Stiamo completando il progetto di trasformazione, o meglio di rivalorizzazione, previsto dal nostro piano industriale quinquennale. Vogliamo concentrare Sipal su due grandi ambiti, le tecnologie e la sicurezza. Abbiamo concluso la ristrutturazione organizzativa e diversi programmi di sviluppo interno che ci permettono di presentarci sul mercato con prodotti avanzati, soprattutto nell’elettronica.
Penso alle soluzioni che integrano intelligenza artificiale e realtà virtuale nelle attività di gestione, manutenzione e addestramento. Abbiamo iniziato a investire in queste tecnologie circa cinque anni fa e ora disponiamo di tre prodotti già pronti, che stanno suscitando un forte interesse.
Un altro risultato riguarda l’asset management. Abbiamo trasferito in nuovi ambiti l’esperienza maturata nel settore autostradale, dove dopo il crollo del ponte Morandi è diventato essenziale sviluppare strumenti per monitorare le infrastrutture critiche e prevenire situazioni di rischio. Oggi disponiamo di una piattaforma la cui componente software è interamente nostra, un elemento che ci garantisce indipendenza e capacità di personalizzazione.
Abbiamo inoltre avviato alcune alleanze industriali per combinare le nostre competenze con quelle di altre aziende. È la base su cui intendiamo costruire la crescita del 2027 e degli anni successivi, portando progressivamente queste soluzioni anche fuori dall’Italia e dall’Europa. Abbiamo già contatti in alcuni Paesi e, in qualche caso, le nostre tecnologie sono entrate nelle selezioni dei potenziali clienti. Sono primi passi, ma vogliamo consolidare la presenza internazionale.
Entriamo nelle tecnologie. Come funziona Ipac e quali possibilità apre l’intelligenza artificiale per addestramento e manutenzione?
L’intelligenza artificiale è un campo vastissimo e non pretendiamo di applicarla a tutto. Abbiamo scelto ambiti precisi, a partire da Ipac, uno dei nostri prodotti di punta. Attraverso un visore e modelli digitali possiamo riprodurre asset complessi, come il motore di un aeroplano o un satellite, e consentire agli operatori di addestrarsi senza avere fisicamente a disposizione il componente.
Per formare un manutentore aeronautico, ad esempio, normalmente occorre il velivolo. Con una riproduzione digitale sufficientemente fedele è invece possibile esercitarsi sulle procedure di manutenzione, con un significativo risparmio di risorse. Il sistema permette anche l’assistenza a distanza. Se un aereo si trova in operazione fuori area e sul posto manca uno specialista, un esperto collegato da Roma può entrare nell’ambiente virtuale sotto forma di avatar e guidare il personale nelle operazioni. La blockchain consente inoltre di certificare e registrare le attività svolte.
Un secondo campo è la manutenzione predittiva. Attraverso sensori, telecamere e algoritmi possiamo analizzare l’usura dei componenti e prevedere quando sarà necessario intervenire. Non si tratta più di sostituire un pezzo a una scadenza fissa, ma di programmare la manutenzione in base alle sue condizioni effettive. Questo consente di ridurre i costi e di anticipare possibili malfunzionamenti.
Applichiamo lo stesso principio anche alle infrastrutture critiche. Su un ponte, ad esempio, è possibile monitorare spostamenti, temperatura, umidità e infiltrazioni. L’intelligenza artificiale aiuta a interpretare l’evoluzione di questi parametri e a generare avvisi quando emergono segnali di degrado.
In che modo queste soluzioni rispondono alle esigenze delle aziende della difesa e dell’aerospazio?
Ritengo che aver avviato la ricerca cinque anni fa ci dia oggi un vantaggio tecnologico. Nel confronto con altre realtà noto una differenza sostanziale, noi abbiamo prodotti disponibili, mentre altri stanno ancora sviluppando idee. Questo ci permette di rispondere a problemi operativi molto concreti.
Recentemente un’azienda spaziale ci ha descritto le difficoltà incontrate durante l’assemblaggio dei satelliti. Gli operatori devono interrompere il lavoro per consultare un manuale, recuperare uno strumento o verificare una misurazione, accumulando tempi morti. Con un visore che mette tutte le informazioni davanti agli occhi, possono rimanere alla propria postazione e ridurre sensibilmente i tempi di assemblaggio. Noi abbiamo già un prodotto capace di offrire questa soluzione.
Il digital twin diventerà sempre più importante proprio perché permette di affiancare alle attività manuali un supporto digitale. Non è soltanto una tecnologia da sviluppare, ma uno strumento da rendere concretamente utilizzabile nei processi industriali.
Sipal è presente in India, Romania e Stati Uniti. Quale peso hanno queste realtà e su quali altri mercati intendete puntare?
Le tre società svolgono funzioni diverse. Sipal India è in forte crescita e lavora soprattutto nel supporto ingegneristico e informatico. SIPAL Romania si occupa principalmente di costruzioni, attrezzature e carpenteria metallica e costituisce una base per sviluppare il mercato dell’Europa orientale.
Negli Stati Uniti stiamo costruendo una strategia di alleanze. È un mercato difficile da affrontare, perché i grandi operatori dispongono di capacità di investimento enormi. Accanto a queste sedi, però, guardiamo anche ad altre aree nelle quali le nostre tecnologie potrebbero essere particolarmente apprezzate.
Penso all’America meridionale, ad alcune regioni dell’Asia e alle aree più tecnologicamente sviluppate dell’Africa. Ci interessano soprattutto i mercati nei quali la presenza dei grandi player internazionali è meno forte e possiamo differenziarci. Abbiamo diverse interlocuzioni aperte e un programma di business development, ma per il momento non ci sono contratti definiti. L’obiettivo è trasformare queste opportunità in una presenza commerciale più solida.
Guardando al 2027 e ai prossimi anni, quali sono le priorità industriali e gli investimenti su cui puntate?
La prima priorità è mantenere e rafforzare la nostra posizione nella sicurezza cyber-fisica, cogliendo anche le opportunità legate allo sviluppo del Gcap. Vogliamo crescere nel settore cyber e ottenere contratti significativi per la business unit Electronics, valorizzando i prodotti che abbiamo sviluppato.
Un altro obiettivo è continuare a sostenere il gruppo Fininc, che sta attraversando una fase di forte espansione. Sipal ne rappresenta un supporto tecnologico e ingegneristico e vogliamo consolidare ulteriormente questo ruolo.
Continueremo poi a investire nell’asset management, che riteniamo una tecnologia dalle grandi prospettive anche in ambito dual use. Le applicazioni possono estendersi dalle infrastrutture critiche agli ospedali, fino a sistemi di trasporto complessi come treni e navi. Intendiamo inoltre perfezionare le soluzioni di digitalizzazione e realtà aumentata. Abbiamo l’ambizione di entrare nel mondo dello spazio e stiamo valutando di presentare uno dei nostri prodotti negli Stati Uniti già a dicembre.
C’è infine una caratteristica che considero decisiva. Sipal non lavora secondo una logica di produzione in serie, ma cerca di risolvere i problemi dei clienti con soluzioni costruite sulle loro esigenze. La solidità del gruppo Fininc ci permette, quando necessario, anche di investire direttamente nello sviluppo di ciò che serve al cliente. Questa combinazione di flessibilità e capacità industriale è uno dei nostri principali vantaggi competitivi.