Uno Stato che funziona non ha bisogno della carità delle multinazionali

Anthropic, una delle principali corporation di intelligenza artificiale, la società che ha creato “Claude” per intenderci, ha annunciato che destinerà il cinque per cento delle proprie azioni a un “fondo di interesse pubblico”. Il fondo dovrebbe finanziare ricerche sulla disoccupazione tecnologica, donazioni a enti non profit e versamenti diretti a gruppi di cittadini, compresi quelli che l’IA lascerà senza lavoro. Se la quotazione in Borsa confermasse le valutazioni ipotizzate in questi giorni, il fondo varrebbe circa cento miliardi di dollari. Cinque manovre finanziarie del governo italiano.
Anthropic è nata in un ambiente vicino al cosiddetto effective altruism, un movimento cresciuto nelle università anglosassoni. L’idea di fondo è fare del bene in modo calcolato; scegliere le cause su cui intervenire sulla base dei dati disponibili con l’obiettivo di ottenere il maggior beneficio possibile. Il fondo proposto da Anthropic sembra declinare in concreto questa corrente di pensiero.
Si tratta di un’iniziativa ammirevole, non c’è dubbio. Da un punto di vista sistemico, però, ci costringe a fare domande scomode. L’organizzazione che sta guidando la rivoluzione tecnologica in corso decide da sola quanto restituire alla collettività e a quali condizioni. Tecnicamente, si tratta della definizione di beneficenza. In una democrazia, decidere come proteggere chi perde il lavoro spetta alla legge e alla contrattazione collettiva. Non spetta al consiglio di amministrazione di una società in procinto di quotarsi. Se un’impresa privata sente il bisogno di colmare un vuoto, è anche perché il welfare attuale non è sufficiente.
Le nostre tutele, del resto, sono state pensate per un mondo che sta scomparendo ma fatica ad arrendersi. La legge sui licenziamenti individuali per motivi economici risale al 1966, quella sui licenziamenti collettivi al 1991. Entrambe sono state più volte riformate ma restano agganciate a dinamiche vecchie, come generiche crisi aziendali e chiusure di reparti, non immaginando che in futuro un software avrebbe svuotato le mansioni di tanti colletti bianchi. Gli strumenti di riqualificazione dei dipendenti previsti dalla legge e dalla contrattazione collettiva sono troppo deboli e spesso inefficaci. In questo modo i lavoratori si trovano esposti a uno tsunami tecnologico senza tutele effettive. Serve un welfare capace di accompagnare i dipendenti durante la transizione. Serve un legislatore che prenda decisioni tempestive.
Fino ad allora, se l’IA vi sostituisce, fate domanda di NASpI. Per il fondo di Anthropic il modulo non c’è ancora.
*La newsletter “Labour Weekly. Una pillola di lavoro una volta alla settimana” è prodotta dallo studio legale Laward e curata dall’avvocato Alessio Amorelli. Linkiesta ne pubblica i contenuti ogni. Qui per iscriversi
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