❌

Reading view

“Maddie McCann è stata rapita da una banda dell’Est Europa. Non so se sia viva o meno, datemi solo un nome e lo inseguirò ovunque sarà necessario”: la nuova pista dell’investigatore Peribañez

A quasi diciannove anni dalla scomparsa di Madeleine McCann, avvenuta nel 2007 nella località turistica di Praia da Luz, in Portogallo, una nuova pista investigativa riporta l’attenzione sul traffico internazionale di minori. L’investigatore Julian Peribañez, che continua a seguire autonomamente il caso della bambina sparita all’età di tre anni, sostiene che la piccola sia stata sequestrata da una banda di trafficanti proveniente dall’Europa dell’Est. A fronte dello stallo in cui versano le indagini ufficiali sul principale sospettato individuato dalla procura tedesca, Peribañez ha lanciato un appello pubblico rivolto agli abitanti dell’Algarve affinché forniscano elementi utili a identificare i membri del gruppo criminale.

Secondo quanto riportato dal Daily Express, Peribañez ha proseguito le proprie indagini sul campo concentrandosi sull’ipotesi del rapimento su commissione o legato alla tratta di esseri umani gestita da organizzazioni dell’Europa orientale. Intervistato dalla testata The Olive Press, l’investigatore ha chiarito la sua posizione attuale sulle sorti della bambina: “Non so se sia viva o meno, perché quasi nessuno sulla Terra lo sa. Ma finché avrò speranza, non smetterò di cercarla”.

Per sbloccare le ricerche nella regione portoghese dell’Algarve, teatro della sparizione, Peribañez ha chiesto la collaborazione diretta di chiunque possa aver notato movimenti sospetti all’epoca dei fatti: “Se avete avuto incontri con persone che corrispondono al profilo, vi prego di mettervi in contatto. Tutto ciò di cui ho bisogno è un nome. Datemi un nome e lo inseguirò ovunque sarà necessario“.

L'articolo “Maddie McCann è stata rapita da una banda dell’Est Europa. Non so se sia viva o meno, datemi solo un nome e lo inseguirò ovunque sarà necessario”: la nuova pista dell’investigatore Peribañez proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“Due giorni prima del sequestro ebbi un presagio, sentii qualcosa di strano e spaventoso nei suoi confronti. Mi squarciarono le ruote dell’auto, fui pedinata”: così Piera Maggio a Verissimo

“Prima che Denise fosse rapita, avevamo avuto ritorsioni e minacce, è tutto documentato nero su bianco, l’ho raccontato agli inquirenti”: sono le parole della madre di Denise Pipitone, Piera Maggio, ospite ieri di “Verissimo”. La madre della bimba rapita ad appena quattro anni il primo settembre del 2004 a Mazara del Vallo (in provincia di Trapani) ha ripercorso questi 22 anni di ricerche, insieme alla conduttrice Silvia Toffanin. Proprio oggi Denise compie 26 anni ma ecco le clamorose parole della Maggio che ieri ha espresso chiaramente la sua idea sulla sorte di sua figlia.

La Maggio ha rivissuto ieri quegli strani giorni che precedettero il sequestro della figlia, prelevata mentre giocava col cuginetto davanti casa della nonna. “Due giorni prima del sequestro ebbi come un presagio, accadde una cosa strana. Eravamo di ritorno da un matrimonio e mentre stavamo rientrando, Denise era in auto nel seggiolone, ebbi come un flash: sentii qualcosa di strano e spaventoso nei suoi confronti. Mi girai a guardarla, si era appisolata. Poi è successo quello che è successo”. Questi timori non erano casuali ma frutto di paure legate a minacce nei giorni precedenti il sequestro. “Ho avuto sia minacce che ritorsioni. Quando faccio dei nomi è perché le ho subite. Nel processo di primo grado se ne è parlato tantissimo”, spiega la madre di Denise. Il processo vide come imputata l’allora 17enne Jessica Pulizzi, una delle figlie avute da Pietro Pulizzi: il padre biologico di Denise. L’uomo all’epoca era sposato con Anna Corona a cui l’uomo nascose l’esistenza di Denise. Quando la piccola scomparve, anche Piera Maggio era sposata con il padre all’anagrafe della piccola, Tony Pipitone. Jessica Pulizzi, accusata del sequestro di Denise dai giudici, fu scagionata e assolta per insufficienza di prove. Ieri, la Maggio è tornata sul processo: “Il movente c’era. La Corte di Cassazione lo ha riconosciuto, ovviamente per insufficienza di prove c’è stata l’assoluzione. Il movente qual era? Gelosia nei miei confronti. Ho subito una serie di azioni: mi squarciarono le ruote dell’auto. Fui pedinata. C’erano persone che passavano sotto casa mia 20, 30 volte al giorno con qualsiasi mezzo, ogni giorno e a qualsiasi ora. Mi si accostavano alla macchina fissando la bambina dietro. Per amore di Pietro non ho presentato denuncia: questa è l’unica cosa di cui mi pento”.

L'articolo “Due giorni prima del sequestro ebbi un presagio, sentii qualcosa di strano e spaventoso nei suoi confronti. Mi squarciarono le ruote dell’auto, fui pedinata”: così Piera Maggio a Verissimo proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“Milano non è una città dove crescere in modo sano. A Lisbona siamo più felici e pago meno tasse”

A volte, a cambiare la direzione di una vita non è un licenziamento, uno stipendio troppo basso o un’offerta arrivata dall’altra parte del mondo. È una figlia che nasce e ti costringe a guardare la città in cui vivi con occhi diversi. Per Andrea Villa, 43 anni, è successo a Milano nel 2020. Lavorava in una società italiana che opera nel settore alimentare, dove dal 2018 si occupava del mondo dell’ospitalità. Un contratto solido, autonomia, un bell’ambiente di lavoro. Poi è nata sua figlia, e quella stessa città ha cominciato a sembrargli inadatta alla famiglia che stava costruendo. “Ti rendi conto che non è proprio una città disegnata per far crescere una famiglia in maniera sana”, racconta a ilfattoquotidiano.it. Due anni dopo, nel luglio 2022, sua moglie gli ha dato una risposta quasi istintiva alla proposta di cambiare vita: “Lisbona”.

A gennaio 2023 erano già lì. La scelta del Portogallo non nasce da un calcolo fiscale. Andrea e sua moglie avevano già trascorso del tempo a Lisbona e ne avevano conservato una sensazione precisa: una città semplice, ancora capace di vivere di relazioni umane e di ritmi meno compressi. Andrea decide di lasciare il lavoro dipendente e tornare a fare il consulente, mettendosi in proprio. “È stata solo ed esclusivamente una scelta per essere più felici, per essere più sereni e per crescere in maniera un pochettino più sana, più naturale”.

I vantaggi economici li avrebbe scoperti dopo. L’ultimo anno, da partita Iva, in Italia aveva pagato ben oltre il 50% di tasse. In Portogallo, oggi, ne paga circa un terzo. La differenza non è rimasta soltanto sulla dichiarazione dei redditi: è entrata nella vita quotidiana. Quando è partito aveva pagato il trasloco, l’anticipo per la casa e si era ritrovato “con niente sul conto corrente”. In tre anni ha invece cominciato a mettere da parte denaro, a viaggiare, a pensare persino all’acquisto di una casa. “Ragionamenti che anni fa sarebbero stati utopici per me”.

Ma la questione fiscale, insiste, è arrivata dopo. A convincerlo è stato soprattutto ciò che accade fuori dal lavoro. A Lisbona, Andrea ha trovato una quotidianità che mette al centro la figlia, oggi di 6 anni. La bambina frequenta una scuola semi-privata, parla tre lingue e cresce circondata da persone di origini differenti. “La sua migliore amica è israeliana, un altro amico è portoghese. Mia figlia cresce senza sapere qual è la differenza tra un ragazzo caucasico e un bambino di colore”. È questo, per lui, il valore più importante della scelta compiuta.

E il confronto con l’Italia passa anche da gesti apparentemente piccoli. A Lisbona racconta di bambini che a 6 anni possono andare a scuola da soli, di persone che si fermano ad aiutare anche sconosciuti, di parchi vissuti la sera dalle famiglie senza quella che lui definisce “una costante sensazione di paura”. A 5 minuti da casa c’è un grande spazio verde dove ogni venerdì sera lui e gli amici organizzano picnic, mentre i bambini giocano. “Noi non li vediamo per due ore e non c’è nessuna sensazione di paura. Nel parco poi non c’è nemmeno la minima sporcizia”. Non è soltanto una questione di sicurezza. È l’idea stessa di spazio pubblico a sembrargli diversa.

Lisbona, dice, è “una città costruita dentro la natura”: parchi, colline, il Tago, l’oceano. “Andare a correre qui non è la stessa cosa che correre a Milano”. E questa possibilità di prendersi cura di sé, sostiene, ha finito per modificare anche il suo rapporto con il lavoro e con la famiglia. Il distacco dall’Italia, però, non è nato dal disamore. Andrea torna spesso per lavoro e proprio questi ritorni, racconta, rafforzano la sua convinzione di aver scelto la strada giusta. E racconta di incontrare nel mondo professionale italiano clienti che non pagano, persone che cercano di approfittarsi delle situazioni, rapporti diventati più diffidenti. “È una realtà oggi che non mi riconosco”.

Nel confronto con Lisbona, il tema della diversità diventa centrale. Andrea vede nel Portogallo “una società più abituata alla contaminazione e meno incline a trasformare le differenze in una minaccia”. E soprattutto ha trovato un ambiente nel quale sua figlia può crescere senza ricevere continuamente messaggi legati alla paura dell’altro. “È un crescere completamente diverso, sia di mente che di animo”.

Il Portogallo, precisa, non è un paradiso. I portoghesi devono fare i conti con difficoltà economiche e salari bassi, mentre una parte dei vantaggi sembra andare soprattutto a chi arriva dall’estero. Ma per Andrea, la qualità di una società non si misura soltanto dal reddito. “Conta la fiducia, la sicurezza, la cura degli spazi comuni, la possibilità di vivere la città”. E conta sapere cosa si riceve in cambio delle tasse pagate a livello di servizi. Per questo un ritorno in Italia oggi non rientra nei suoi piani. Lo dice “Con la morte nel cuore”, perché il legame con il Paese rimane, soprattutto attraverso la famiglia e i ricordi. Quando partì dal Medio Oriente, dove aveva vissuto tra il 2013 e il 2016, tornare in Italia gli sembrava ancora naturale. Oggi quella prospettiva non la vede più. E il ricordo dell’Italia che porta con sé è anche quello di un paesaggio trasformato, di quell’erba che lascia spazio al cemento. Questa cosa la soffro tremendamente”. Non perché un Paese non debba cambiare, chiarisce, ma perché “farlo con un po’ di rispetto, con un po’ di mano sulla coscienza, sarebbe la cosa giusta”. Andrea non ha quindi smesso di voler bene all’Italia. Ha smesso di immaginarla come il luogo in cui far crescere la propria famiglia. A Lisbona ha trovato non soltanto un sistema fiscale più favorevole, ma il tempo, lo spazio e la tranquillità per pensare al futuro.

L'articolo “Milano non è una città dove crescere in modo sano. A Lisbona siamo più felici e pago meno tasse” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

AI turns the midterms into a vast electoral laboratory

.

The upcoming U.S. midterms are not just another vote. They are on track to become a new testing ground for autonomous AI agents that first emerged in the Hugging Face attack. Experts are already warning of the potential for these “rogue agents,” seen in action this summer, to carry out more refined, dangerous and harder-to-trace disinformation campaigns and electoral interference than those observed in previous election cycles.

Seguir leyendo

  •  
❌