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Manovra 2027, chi guadagna e quanto: le simulazioni dai congedi parentali alla flat tax

La Manovra 2027 del Governo Meloni avrà ricadute dirette su una serie di categorie, a partire dalle famiglie e dai giovani.

Vediamo chi ci guadagna, e quanto, con alcune delle misure previste nella Legge di Bilancio di prossima approvazione.

Il libretto previdenziale alla nascita

Il Governo punta ad aprire una posizione previdenziale già alla nascita, sul modello tedesco. È previsto un contributo dello Stato di 100 euro all’anno dalla nascita al compimento dei 18 anni.

Si parla, quindi, di 1.800 euro in totale in gestione alla Cassa depositi e prestiti. Basandosi sulle stime del Governo tedesco per quanto riguarda la misura applicata in Germania, e rapportando le stime all’Italia, il beneficiario si ritroverebbe con un tesoretto di oltre 50mila euro all’età di 65 anni. Che potrebbe arrivare a sfiorare i 110mila euro con il contributo dei genitori di 120 euro l’anno fino ai 18 anni. Con 240 euro l’anno, il capitale salirebbe a 160mila euro.

Congedi parentali

Cambiamenti in arrivo anche sul fronte dei congedi parentali: nel caso del congedo retribuito all’80%, fruibile entro i sei anni del figlio, si passa da tre a quattro mesi per il primo figlio. E si sale a cinque mesi per il secondo figlio e a sei mesi dal terzo figlio.

Si prenda adesso il caso di un genitore con uno stipendio di 2.500 euro lordi al mese. Con il congedo all’80% porta a casa 2.000 euro lordi. Nei mesi col congedo al 30% incassa 750 euro. Si tratta di una differenza di 1.250 euro al mese.

Oggi, con tre figli, ha diritto a tre mesi all’80% per ciascun figlio, nove in tutto. Se passasse la norma della Manovra 2027, i mesi diventerebbero quindici: quattro per il primo, cinque per il secondo, sei per il terzo. Traduzione: sei mesi in più pagati all’80% anziché al 30%. In soldoni: 7.500 euro lordi.

E per i genitori con un lavoro autonomo, che i congedi non sanno cosa siano, è previsto un voucher per baby-sitting e servizi per l’infanzia fino a 500 euro al mese, per max tre mesi: 1.500 euro in totale.

Pensione a 64 anni

Restiamo in tema famiglia: per i genitori in là con gli anni e per i nonni c’è l’ipotesi, fortissimamente voluta da Matteo Salvini (Lega), di una nuova Quota 100. Si tratterebbe, se confermata, di una pensione anticipata a 64 anni con 36 anni di contributi. Il tutto, però, con un rischio di vedere un taglio dell’assegno pensionistico. Secondo le prime simulazioni, il taglio dell’assegno potrebbe aggirarsi attorno al 10%.

Irpef

Per i lavoratori è in arrivo una novità che riguarda l’Irpef: dal 2027, il secondo scaglione Irpef salirà da 50 a 55mila euro. E sulla quota di reddito compresa fra queste due soglie si pagherà il 33% anziché il 43%. Il taglio vale un massimo di 500 euro l’anno. Il risparmio è di 100 euro ogni 1.000 euro di reddito imponibile oltre i 50mila euro. La misura riguarderà sia i lavoratori sia i pensionati.

Flat tax

La manovra innalza da 85mila a 100mila euro la soglia di ricavi e compensi per restare nel regime forfettario, lasciando invariata la flat tax al 15% (5% per le nuove attività). Chi supera gli 85mila euro, ma non oltrepassa i 100mila, potrà quindi mantenere il regime agevolato anche l’anno successivo. Il risparmio stimato è di 7.450 euro con 90mila euro di compensi, 8.140 euro con 95mila e circa 9mila euro con 100 mila.

Giovani

La Manovra introduce per i lavoratori dipendenti under 30 una tassazione agevolata all’1% sugli aumenti di reddito, fino a un massimo di 2.500 euro e per un solo anno.

Ipotizziamo il caso di un impiegato di 28 anni che guadagna 25.000 euro lordi all’anno. Se nel 2027 riceve un aumento di 1.500 euro lordi, su questa somma paga innanzitutto circa 138 euro di contributi Inps. Sui restanti 1.362 euro si applica l’imposta sostitutiva dell’1%, pari a circa 14 euro. L’aumento netto che gli rimane in busta paga è quindi di circa 1.348 euro. Con la tassazione ordinaria, il lavoratore incasserebbe sui 1.150 euro. Il vantaggio della nuova agevolazione sarebbe quindi di circa 200 euro netti in un anno.

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Manovra, opposizioni all’attacco: “Sei miliardi di misure una tantum per l’anno del voto. Sgretola la progressività del fisco a danno di dipendenti e pensionati”

La manovra da 26 miliardi di euro approvata dal governo Meloni finisce nel mirino delle opposizioni e della Cgil. Partito democratico e Alleanza Verdi e Sinistra contestano soprattutto il trattamento differenziato tra chi paga l’Irpef progressiva, ormai quasi solo lavoratori dipendenti e pensionati, e chi può accedere a regimi agevolati con imposta sostitutiva. Una disparità che l’estensione della flat tax per gli autonomi non può che accentuare. “Oltre 6 miliardi di misure una tantum o temporanee, destinate a esaurire i propri effetti in un solo anno. Come fa Giorgia Meloni a sostenere che questa non sia una manovra pre-elettorale?”, attacca nel merito Maria Cecilia Guerra, capogruppo del Pd in commissione Bilancio alla Camera. Per la segretaria del Pd Elly Schlein “il Paese aspettava risposte ma Meloni ha fatto una manovra di mance e spot elettorali. L’unica buona notizia è che sarà l’ultima per questo governo”. Per il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte “la manovretta elettorale è una lotteria di micromisure per microplatee”.

Il ddl di Bilancio, per Guerra, “penalizza lavoratori dipendenti e pensionati del ceto medio: chi resta in Irpef può ottenere un taglio fiscale da zero a 500 euro, mentre un professionista che passa alla flat tax può beneficiare di uno sconto da 7.237 a 9.890 euro, oltre a non pagare più le addizionali Irpef, che possono superare i 2.000 euro. Nel frattempo, il fiscal drag continua a erodere i redditi di chi resta in Irpef e, secondo i dati ufficiali, porterà nelle casse dello Stato 35 miliardi nel triennio di riferimento della manovra”. Ai giovani “viene riconosciuto uno sconto fiscale per un solo anno sugli aumenti salariali, lasciati alla discrezionalità del datore di lavoro. Agli over 75 si destinano 300 euro, mentre 1,6 miliardi vengono indirizzati alla sanità privata: risorse che avrebbero potuto contribuire a ridurre le liste d’attesa nel servizio sanitario pubblico e a rafforzare l’assistenza domiciliare e territoriale. Per i nuovi nati si prevedono 100 euro l’anno, mentre si introduce un vantaggio fiscale per le famiglie più abbienti che possono destinare risorse a un fondo vincolato per i figli senza pagare imposte sui rendimenti”.

M5s: “Lotteria di micromisure per microplatee”

“Il governo arriva all’ultimo Cdm senza decreto bollette e propone agli italiani la targa personalizzata a pagamento“, rincara il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte. “Non hanno capito dove siamo fra guerre e le loro disastrose firme sul Riarmo e sui patti di austerità europei: salari reali a -10% in cinque anni, tre anni di crollo industriale, boom di cassa integrazione, carburante sopra i 2 euro da mesi e mesi, record di pressione fiscale. La manovretta elettorale è una lotteria di micromisure per microplatee. Se sei fortunato, dopo lo slalom tra i vari requisiti, raccogli qualche briciola. Il biglietto vincente va ad armi e difesa: 14 miliardi di extra-spese. Quello perdente ai lavoratori dipendenti, tartassati tra rincari, tasse e stipendi da fame”.

Avs: “Sgretola la progressività”

Tino Magni, senatore di Alleanza Verdi e Sinistra, si concentra sul fisco: “La manovra Meloni sgretola la progressività“. La destra, afferma, “rovescia il principio costituzionale, articolo 53, che chi ha di più paga proporzionalmente di più”. Magni denuncia un sistema nel quale “una ristretta minoranza sceglie il proprio regime fiscale con imposte ad aliquota fissa, mentre lavoratori, lavoratrici dipendenti e pensionati pagano alla fonte senza possibilità di scegliere”. Secondo il senatore, l’85% del gettito Irpef è a loro carico. “Proseguire su questa strada aumenta le diseguaglianze lasciando ai lavoratori dipendenti e ai pensionati tutto il peso dell’Irpef e l’aumento della pressione fiscale”. “Da anni diciamo che è necessaria una riforma fiscale, perché il fisco attuale è iniquo e penalizzante – prosegue Magni -. Come Avs abbiamo presentato la ‘Restituzione fiscale’, una riforma del fisco basata su due proposte: una rimodulazione strutturale in senso progressivo dell’Irpef e l’introduzione di una tassa patrimoniale solo per le ricchezze superiori ai 5 milioni di euro. La nostra proposta cancella le aliquote Irpef e le sostituisce con un’unica funzione continua molto progressiva, come già avviene oggi in Germania e Danimarca. Per il 98% dei contribuenti, 41,5 milioni di persone, significa un considerevole taglio delle tasse”.

Cgil: “Non restituito il fiscal drag”

Il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, dal canto suo, parla di “manovra totalmente inadeguata ai bisogni delle persone e ingiusta, che continua a indicare spese per le armi, tagli a sanità, casa e affitti e che continua a far pagare tasse ai lavoratori dipendenti e ai pensionati non restituendo 4,5 miliardi di fiscal drag ma introducendo nuove flat tax e aumentando la diversità. In un Paese normale a parità di reddito devi pagare parità di tasse, combattere l’evasione fiscale e introdurre la progressività vera anche sulle rendite finanziarie e sui profitti: è questo quello di cui abbiamo bisogno. Per questo, sono ancora più forti le ragioni dello sciopero generale del 20 novembre e le lotte dei giovani e degli studenti che chiedono futuro”.

“Il sostegno dell’Esecutivo al ceto medio? Pochi spiccioli e una disparità di trattamento che non potrebbe essere più clamorosa. Al 92% di lavoratori e pensionati questa manovra non dà alcuna risposta”, aggiunge il segretario confederale della Cgil Christian Ferrari. Che nota come per il 92% dei dipendenti e pensionati, quelli sotto la soglia dei 50.000 euro di reddito lordo annuo, la manovra non preveda alcun sostegno sostanziale. E si tratta di una “enorme platea di persone che vive di reddito fisso, drammaticamente eroso dall’inflazione e dal fiscal drag (tra il 2022 e il 2025 chi vive di salario o di pensione ha già pagato oltre 30 miliardi di euro di Irpef non dovuta)”.

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Per le partite Iva flat tax fino a 100mila euro (con pasticcio sull’Iva): risparmi fino a 10mila euro. Nuova picconata del governo all’equità fiscale

La Commissione europea sta esaminando l’allargamento della flat tax per le partite Iva da 85mila a 100mila euro di ricavi e compensi, inserito dal governo Meloni nella manovra per il 2027. Qualche indicazione in più potrebbe arrivare il 24 novembre, quando Bruxelles presenterà il pacchetto d’autunno del semestre europeo. Non è un caso: nelle raccomandazioni specifiche per l’Italia del 2025 è stato messo nero su bianco che la proliferazione dei regimi a imposta sostitutiva erode ulteriormente la già svuotata base imponibile Irpef, affossa l’equità del sistema tributario – contribuenti con lo stesso reddito sono sottoposti ad aliquote molto diverse – e riduce la redistribuzione. Oltre a scoraggiare la crescita delle imprese, eufemismo dietro cui si nasconde il chiaro incentivo a nascondere redditi per rimanere sotto la soglia.

Poco importa per la Lega, che ha chiesto e ottenuto di ampliare ulteriormente il regime forfettario già applicato da più del 50% degli autonomi a favore di una piccola platea di partite Iva con redditi alti e nonostante il limite europeo per l’esenzione Iva fissato proprio a 85mila euro. Per i ricavi che superano quella cifra scatteranno quindi gli obblighi Iva (applicazione in fattura, versamento allo Stato, gestione della contabilità), complicando ulteriormente il quadro. Il tutto al costo di 260 milioni di euro l’anno, che si aggiungono ai 3,49 miliardi di minori entrate annue determinate dalla flat tax secondo l’ultimo Rapporto annuale sulle spese fiscali del ministero dell’Economia, che considera sia gli effetti sulle imposte dirette sia sull’Iva.

“Un professionista risparmierà 10mila euro di tasse. Per un dipendente che guadagna la metà imposta doppia“

La tassa piatta, dicono tutti gli osservatori, è un grave danno per l’equità orizzontale. In base alla Costituzione, cittadini con la stessa capacità contributiva dovrebbero essere sottoposti a un prelievo comparabile, mentre il forfettario riserva un trattamento di favore solo perché la fonte di reddito è il lavoro autonomo. L’Ufficio parlamentare di bilancio a fine 2022, quando la soglia è stata portata a 85mila euro, ha calcolato che i nuovi aderenti avrebbero ottenuto un risparmio di imposta medio di circa 7.700 euro l’anno rispetto a un lavoratore dipendente con lo stesso reddito e un quarto dei professionisti avrebbe beneficiato di uno sconto superiore a 13.264 euro. Con le novità previste per il 2027, attacca Maria Cecilia Guerra, capogruppo del Pd in commissione Bilancio alla Camera, “chi resta in Irpef può ottenere un taglio fiscale da zero a 500 euro, mentre un professionista che passa alla flat tax può beneficiare di uno sconto da 7.237 a 9.890 euro, oltre a non pagare più le addizionali Irpef, che possono superare i 2.000 euro”. Il che rappresenta anche un problema non da poco per le casse degli enti locali.

Il segretario confederale della Cgil Christian Ferrari calcola che un professionista benestante con compensi lordi da 100.000 euro pagherà, nel 2027, “8.658 euro. Un lavoratore dipendente con un reddito da 51.000 euro lordi ne pagherà invece 14.030: pur percependo la metà, avrà un’imposta quasi doppia. Il primo risparmierà circa 10.000 euro all’anno, il secondo 100 euro all’anno” con l’aumento a 55mila del limite dello scaglione a cui si applica l’aliquota del 33%. “Inoltre, l’autonomo sarà completamente esentato dal pagare le addizionali locali, il dipendente continuerà a pagare in media 1.428 euro per finanziare i servizi pubblici regionali e comunali”. Va ricordato che i 100mila euro di compensi lordi non coincidono però con il guadagno effettivo, che viene stimato applicando ai ricavi coefficienti di redditività stabiliti per legge, differenti a seconda dell’attività, e sottraendo i contributi previdenziali obbligatori. Nel caso delle attività professionali, a fronte di 100mila euro di ricavi il reddito forfettario è di 78.000 euro.

Perché non fa emergere il nero

Il regime forfettario era nato nel 2015 con soglie di ricavi differenziate per attività, con un massimo di 40mila euro. Nel 2019 il governo Conte I, su spinta del Carroccio, ha introdotto il tetto unico di 65mila euro. Nel 2023 il governo Meloni ha portato la soglia a 85mila euro, con uscita immediata dal regime nell’anno per chi supera i 100mila. La giustificazione politica per ogni nuovo innalzamento è che sottoporre i redditi ad aliquote più basse dovrebbe incentivare i contribuenti a dichiarare tutti i ricavi, facendo emergere il nero e consentendo di recuperare almeno in parte il gettito perso. Promessa che non ha riscontri, anzi. Nel 2022 la Commissione di esperti indipendenti incaricata dal Mef di stimare l’evasione fiscale aveva segnalato il rischio di un “effetto di autoselezione“. Se superare una certa quota di introiti comporta la perdita di un trattamento fiscale vantaggioso come la tassa piatta, il contribuente è indotto a non oltrepassarla dichiarando meno di quanto incassa. Far salire il tetto a 100mila euro ma con la tagliola dell’Iva che scatta sopra gli 85mila peggiorerà la situazione.

L’economista Alessandro Santoro, già presidente della Commissione, nel libro Evasione fiscale – Ridurla (molto) si deve e si può ha confrontato i redditi medi dichiarati dai forfettari e dai contribuenti Irpef prima e dopo l’innalzamento della soglia per verificare se si sia materializzato un effetto emersione. Dopo che nei primi anni di applicazione, tra il 2016 e il 2018, la media di chi aveva la flat tax era cresciuta più di quella dei contribuenti Irpef, dopo che (nel 2019) il tetto è arrivato a 65mila euro la dinamica si è invertita. Considerando i redditi dichiarati nel 2023 e nel 2024, il reddito medio dei forfettari risulta aumentato del 23,7% rispetto al 2019, a 17.190 euro mentre per gli autonomi e gli imprenditori individuali rimasti nell’Irpef l’incremento è stato del 21,1%, fino a 40.900 euro. Una differenza troppo contenuta per dimostrare che l’allargamento del regime abbia ridotto il nero.

Il pasticcio dell’Iva tra 85mila e 100mila euro

Ciliegina sulla torta, c’è il nodo operativo. La soglia di 85mila euro è anche il limite massimo previsto dalla normativa europea per la franchigia Iva delle piccole imprese. Portarla a 100mila euro ai fini delle imposte sui redditi non significa automaticamente estendere anche l’esenzione dall’Iva. Il governo intende separare i due trattamenti: mantenere la flat tax al 15%, o al 5% per chi ne ha diritto, anche per chi fattura tra 85mila e 100mila euro, facendo però scattare gli obblighi Iva oltre la vecchia soglia. Chi vende servizi direttamente ai consumatori dovrà quindi aumentarne il prezzo finale, a meno di non voler comprimere il proprio margine. L’imposta pagata sugli acquisti potrà essere poi detratta da quella da versare allo Stato. Ma il tutto comporta una serie di nuovi adempimenti amministrativi che potrebbero rendere dubbia la convenienza.

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In D.C.'s Delegate Race, 2 Candidates Agree: No Federal Income Tax for District Residents

A red and white background with DC candidate photos | Illustration: freeman4congress.com.

"The long-term goal is to achieve statehood and autonomy," says Kymone Freeman, the Green Party candidate for Washington, D.C.'s nonvoting delegate seat in the U.S. House of Representatives. "The short-term leverage to achieve that is tax resistance."

Like many D.C. locals, Freeman believes it's unfair that residents of the nation's capital pay federal income taxes without a voting representative in Congress. Freeman has made it a key plank in his policy platform that D.C. residents should be exempt from paying federal income tax until the district is granted statehood. "We're celebrating the 250th anniversary of America's resistance to taxation without representation, so I think it's time," says Freeman. The nation's capital is a federal district, not a U.S. territory like Guam, Puerto Rico, and the U.S. Virgin Islands, so D.C. residents are still subject to federal income tax requirements. 

Federal district or not, imposing income taxes on D.C. residents without representation would likely offend America's Founders, who met in New York in October 1765 and proclaimed that it is "inseparably essential to the freedom of a people…that no taxes be imposed on them, but with their own consent, given personally, or by their representatives." Taxation is a form of theft. Compounding the issue, D.C. residents have little recourse to challenge their tax burden.

The U.S. is the only democratically governed nation to withhold voting representation from citizens living in its capital. Worse, local officials—such as the city's mayor and the D.C. Council—must solicit congressional approval for the district's budget and laws with little more than a figurehead serving as their lone representative in the federal legislature. Reason's analysis of the Internal Revenue Service's latest available adjusted gross income data shows that D.C. tax filers paid more federal income tax per return than residents in any other state, about $26,900, compared to a national average of roughly $14,300.  

While that's partly because the city has many high-income earners, data show that excluding those in the city earning over $1 million, D.C. residents still paid more in income tax per return than filers in any state, about $16,500 compared to $8,900 nationally.

"We don't have a system where public policy is determined by public input because of the status quo," says Freeman. But challenging that status quo has proven difficult, as Congress resists attempts to make D.C. the 51st state. In 2021, the House of Representatives passed a party-line bill sponsored by Del. Eleanor Holmes Norton (D–D.C.) to establish D.C. as the 51st state. It later died in the (barely) Democratically controlled Senate.

Democrats once opposed D.C. becoming the 51st state; however, they've since warmed to the idea, unlike Republican lawmakers at the federal level, who have been reluctant to support statehood for D.C., viewing it as a move that would give Democrats an electoral stronghold. That argument has some truth: No elected Republicans serve on the D.C. Council. The city hasn't had a Republican mayor since its local government was established, and the district has reliably voted for a Democrat in every presidential election since 1964.

Even though Republicans at the national level do not support statehood for D.C., the District's local GOP does support ending taxation without representation. Denise Rosado—the Republican candidate for D.C.'s delegate seat—thinks statehood for the district is "unlikely" and "undesirable." That hasn't stopped her from campaigning for an end to federal income taxes in D.C., an outcome she claims can be "accomplished quickly."

That's doubtful given Congress' pace. Still, there's no logic in making statehood a prerequisite to abolishing the federal income tax requirement for district residents.

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Manovra 2027, dalla flat tax ai bonus per le famiglie: tutte le misure sul tavolo

La legge di Bilancio 2027 è ormai alle porte. In attesa del testo, l’incontro tra Giorgia Meloni, il ministro dell’Economia Giorgetti, Tajani, Salvini e Lupi ha permesso di fare un sunto delle priorità di spesa. Sarà una manovra ancora prudente, come ci ha insegnato questo governo, resa necessaria anche dal proseguimento dell’interlocuzione con Bruxelles sui margini di flessibilità per i costi energetici.

Ci sono diverse certezze e alcune ipotesi sul tavolo. Al centro della manovra sanità, famiglie, ceto medio e sostegno alle imprese, energia, giovani e sostegno agli anziani. Le risorse sono limitate, ma ogni forza di maggioranza ha potuto portare avanti il proprio cavallo di battaglia.

Cosa ci sarà nella Manovra 2027

Il consiglio dei Ministri dovrebbe riunirsi mercoledì alle 12:00 per dare il via libera al testo definitivo della manovra 2027. Non sono ancora noti tutti i dettagli della legge di bilancio da 23,5 miliardi di euro, sono tante infatti le misure ancora in bilico a cui il vertice di maggioranza tenutosi lunedì 26 ottobre non ha apertamente risposto.

Con al centro famiglia, giovani, sanità ed energia, vediamo cosa ci sarà e cosa potrebbe esserci nella nuova legge di bilancio.

Flat tax under 30-35

Tra le ipotesi sul tavolo c’è la flat tax al 5% per gli under 30-35 con redditi fino a 20-30.000 euro. Dal lato giovani lavoratori si intende rendere le retribuzioni italiane più competitive e quindi frenare l’uscita verso altri Paesi.

Per le imprese invece si punta a maxi deduzioni per le assunzioni, suddivise in:

  • dal 130 al 140% per i giovani;
  • al 180% per le giovani madri.

Detassazione

È allo studio anche una tassazione agevolata al 5% sugli aumenti per rinnovi contrattuali e del 15% sulle maggiorazioni per il lavoro notturno e festivo.

Taglio dell’Irpef

Forza Italia continua a premere per l’estensione dell’aliquota al 33% fino a 55.000 euro. Il costo sarebbe di circa 1,2 miliardi di euro.

Altra proposta che incontra diversi ostacoli (parere della Commissione europea) è l’estensione della flat tax per le partite Iva dagli attuali 85.000 euro fino a 100.000 euro.

Famiglie

Per quanto riguarda il tema famiglie, si punta sul rafforzamento dei congedi parentali, bonus nuovi nati e bonus mamme soprattutto in presenza di tre o più figli.

C’è, inoltre, la proposta di prorogare il bonus per le scuole paritarie fino a 1500 euro per studente.

Aiuti per gli anziani

Forza Italia, invece, ha proposto un aiuto per gli anziani. Si tratta di una carta da 300 a 500 euro per le spese sanitarie degli over 75. Potrebbe esserci una soglia Isee oppure un sistema di rimborsi cashback.

Sanità

Restando sul tema aiuti per la sanità, si stanno studiando risorse per il Fondo sanitario nazionale e l’innalzamento del tetto di spesa per i dispositivi medici per alleggerire il peso del payback sulle imprese.

Pensioni

Lato pensioni la Lega ha rilanciato il pensionamento anticipato a 64 anni con il ricalcolo contributivo dell’assegno.

Sul tavolo però c’è anche la rivalutazione delle pensioni per il recupero dell’inflazione, ma il costo è piuttosto elevato.

Energia e casa

Altro capitolo è quello dedicato all’energia. È previsto il rafforzamento dell’iperammortamento per le imprese e si valutano sconti sull’energia per nuovi impianti da fonti rinnovabili.

Per quanto riguarda il lato casa, le detrazioni potrebbero restare al 50%, mentre l’ecobonus potrebbe arrivare fino al 65%.

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