Dalla democrazia allo Stato di polizia: la svolta autoritaria contro i giovani che protestano
di Giuseppe Giannini
A seguito delle manifestazioni di protesta di queste settimane si respira, ovunque, un'aria di repressione.
Avviene negli Stati a regime, perlopiù, liberale, il che conferma una tendenza, in atto da diversi anni, iniziata all'indomani della gestione della pandemia da covid.
Ogni situazione di pericolo, reale o presunto, diventa la scusa per la stretta repressiva. Quando tocca alle destre guidare gli esecutivi, allora, esse viaggiano a nozze.
Le emergenze, inventate di sana pianta, tipo la classica presenza di cellule anarchiche, o il famigerato blocco nero che mette sottosopra le città (spesso si tratta di infiltrati delle forze dell’ordine), servono a diffondere la paura.
Puntualmente, vengono tirati in ballo paragoni improvvisati con stagioni caratterizzate da alta conflittualità e scontri armati che, sinceramente, sono fuori luogo.
Propagare la tensione e cercare il pretesto per mettere a tacere le proteste fa parte di questo disegno calato dall'alto, dove i governi, per mezzo del loro braccio armato, ci stanno conducendo verso regimi alieni alla democrazia.
Il dissenso non è più tollerato.
Nei giorni caldi propedeudici alle manifestazioni e durante le stesse sono emersi episodi inquietanti.
Dal militare a cui sono state trovate in auto delle molotov alle solite botte gratuite ad opera dei poliziotti.
C’è stata l’auto bianca a Torino, che ha cercato di investire i manifestanti e con la polizia ferma.
E poi i casi dei minori fermati e obbligati a mettere il passamontagna.
Fino alla vicenda di una scuola a Roma dove gli agenti non si sono accontentati di entrare nell’istituto per bloccare il tentativo di occupazione degli studenti, ma volevano trascinarli in commissariato, sulla base di generiche accuse e del fermo preventivo (anche per i minorenni!).
Addirittura, il fermo di un ragazzo è stato giustificato sulla base del possesso di uno scaldacollo.
In questi giorni la caccia alle streghe ha portato ad oltre 4 mila identificazioni e circa 400 fermi.
Il governo cerca, da tempo, di esasperare il clima (ricordiamo l’accento posto sul "conflitto sociale" pronunciato da Landini due anni fa).
Con il "garantista" ministro della giustizia Nordio, che auspica il carcere per i minori da condividere insieme agli adulti.
Una prassi, davvero pericolosa, dopo il caso dell’undicenne identificato a scuola.
Il nuovo mostro a cui dare la caccia oggi è il giovane minorenne, che si permette di alzare la voce.
In particolare, è il cd. maranza, termine razzista con cui aggiornare lo scontro culturale.
Lo spontaneismo, però, ha trovato forme organizzate.
Il leader ideologico (a proposito di mostri) sarebbe Youssef Siher.
Giovane ricercatore le cui responsabilità stanno nell’aver denunciato il genocidio ad opera di Israele e, avendo sollecitato alla ribellione contro il caro vita, oggi, rappresenta il cattivo maestro.
Ideatore del Movimento 17 ottobre, indiziato di delitto solo per aver criticato il governo Meloni è accusato di fomentare le violenze. E la libertà costituzionale di manifestazione?
E‘ stato arrestato, in base ad un insieme di prove, che appaiono superficiali, perchè l’istigazione (e il relativo reato) è tutta da provare.
Nel frattempo, nonostante la censura di TeleMeloni e la bipartisan propaganda borghese (la retorica delle condanne delle violenze e la difesa astratta delle forze di polizia), circolano numerosi video dove sono diverse le testimonianze riguardo agli abusi da parte di chi dovrebbe tutelare l'ordine pubblico.
Tutto questo insieme di misure, in qualche modo funzionali alle campagne elettorali, con la giustificazione di prevenire gli incidenti stanno esasperando il clima.
Trasformando lo Stato di diritto in Stato di polizia.
Per tanto tempo i nostri ragazzi sono stati descritti come passivi, abulici, e asociali. La loro colpa? Quella di essere, costantemente, immersi in una vita on line.
Dalla quale nascono dipendenze e da cui possono scaturire scenari violenti come conseguenza della noia. E‘ una fenomenologia che riguarda, in particolare, la Generazione Z, ma che chiama in causa i veri colpevoli, il mondo degli adulti: i genitori assenti e, a loro volta, tecno-dipendenti; i creatori di contenuti e le aziende che ci lucrano, responsabili della mutazione antropologica che disorienta, produce ansia e disaffezione.
Quando, invece, gli stessi giovani, stanchi di essere manovrati e in cerca di spazi fisici visibili per superare la crisi esistenziale, derivante dalla mancanza di tangibili prospettive e vittime indirette delle crisi economiche familiari, cercano di far sentire la loro giusta rabbia, allora, vengono additati come violenti, facinorosi, ignoranti.
Qualcuno si è mai degnato, una buona volta, di ascoltarli?
E' il solito atteggiamento paternalistico dei grandi garantiti, che sicuri della loro dimensione materiale pretendono di dare consigli e giudicare.
Il sistema di potere vuole sudditi ubbidienti. Meglio un giovane-consumatore, che una testa pensante ed attiva.
Il problema, tuttavia, è globale ed emerge nel nostro Occidente ricco a causa di una distanza siderale dei decisori e gestori politici, riconvertitisi, grazie all’uso sproporzionato della forza, verso forme di regime autoritario.
Sentire i vecchi protagonisti della stagione delle lotte di piazza degli anni '70, dal missino La Russa all'ex di Lotta Continua Paolo Liguori, condannare le violenze e voler dare lezioni di moralità, decoro e rispetto delle istituzioni ai giovani, fa rabbrividire.
C'è un problema culturale profondo, che chiama in causa, in primis, chi rappresenta la nazione o ha ruoli di responsabilità.
All'interno delle forze armate è presente un brodo di coltura che si autoalimenta, favorito dai fascisti di ieri e di oggi che, con le loro esternazioni, provvedimenti e misure autoritarie stanno portando la gestione della cosa pubblica verso un pericoloso modello di stampo cileno.
C'è bisogno di anticorpi per combattere tutte le ingiustizie di un Paese dove basta indossare una divisa o una tonaca per continuare a perpetrare, insieme ai ricconi parassiti, lo sfruttamento.
Ed è quanto mai necessaria una coscienza di classe con la quale traghettare iniziative per un conflitto che porti a quel cambiamento che non è più rinviabile.


